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Concetti Chiave

  • Il Canto XIII dell'Orlando Furioso esplora la follia di Orlando, scatenata dalla scoperta dell'amore tra Angelica e Medoro.
  • Nel Canto XXIII, Ariosto colloca l'episodio cruciale della pazzia di Orlando, descrivendola con intensità drammatica e precisione psicologica.
  • Orlando cerca di auto ingannarsi di fronte alla realtà, ma la scoperta dell'epigramma di Medoro segna l'inizio della sua perdita di controllo.
  • Il pastore, che ha ospitato Angelica e Medoro, racconta la loro storia d'amore a Orlando, rivelando la verità e scatenando il suo disperato dolore.
  • Dopo aver appreso la verità, Orlando manifesta la sua follia fuggendo nel bosco, distruggendo tutto ciò che incontra e spogliandosi dell'armatura.

In questo appunto si parla del Canto XIII dell'Orlando Furioso, uno tra i più famosi dell'opera in cui si manifesta la follia di Orlando dopo aver scoperto l'amore tra Angelica e Medoro. Dopo una breve introduzione al canto viene fatta la parafrasi, con una suddivisione puntuale delle ottave per focalizzare i punti chiave.

Indice

  1. Di cosa parla il canto XXIII dell'Orlando Furioso di Ariosto
  2. L'autoinganno di Orlando: ottave 102-114
  3. Il dolore di Orlando: ottave 115-123
  4. La follia di Orlando: ottave 124-136

Di cosa parla il canto XXIII dell'Orlando Furioso di Ariosto

Tra una radura amena e la casa del pastore che ha ospitato Angelica e Medoro si svolge il Canto XXIII dell'Orlando Furioso. Proprio in questo canto, ossia alla metà esatta della narrazione, Ariosto colloca il famoso episodio della follia di Orlando.
In particolare, la pazzia si manifesta tra la fine del Canto XXIII e l'inizio di quello successivo, e viene descritta da Ariosto con precisione psicologica, in un crescendo di intensità drammatica.
Dopo aver letto i nomi dei due amanti incisi sulle cortecce degli alberi, Orlando cerca di ingannare se stesso trovando inutili scuse e spiegazioni illusorie. E lo stesso succede quando giunge nella grotta, dove trova una poesia scritta in arabo da Medoro, con la quale ringrazia quel luogo, diventato il simbolo dell'amore tra i due innamorati. Orlando si trova già sul punto di impazzire, ma sarà solo il racconto del pastore che diede alloggio ai due amanti a farlo uscire di senno.
Per ulteriori approfondimenti sull'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto vedi qui

L'autoinganno di Orlando: ottave 102-114

Tra l'ottava 102 e 114 Orlando comincia ad auto ingannarsi per proteggere se stesso. Qui lo vediamo abbandonare le vesti eroiche per mostrare la sua vulnerabilità, tipica dell'essere umano.
102. Dopo aver volto lo sguardo intorno, i suoi occhi rimangono fissi sui tronchi degli alberi, perché qui vede scritto qualcosa e riconosce la scrittura di Angelica.
103. I nomi di Angelica e Medoro sono stati scritti intrecciati insieme. Orlando li vede ovunque e si sente ferito. Prima cerca con il pensiero mille ragioni per credere che non sia vero; poi si sforza di credere che sia un’altra Angelica o che Medoro sia il soprannome dato a Orlando da Angelica.
104. Con queste opinioni lontane dalla realtà mantiene viva la speranza ingannando se stesso.
105-110. Errando in preda al rifiuto di accettare la realtà, Orlando giunge all’entrata della grotta dove Medoro aveva inciso l’epigramma inneggiante al suo amore felice per Angelica. Era scritto in arabo, lingua che Orlando conosce. Il paladino rimane annichilito.
111. Tre, quattro, sei volte lesse quell’infelice scritta, cercando invano di convincersi che non fosse vero, ma ogni volta vedeva la realtà sempre più chiara. Infine crolla del tutto, rimanendo con la mente e gli occhi fissi nel sasso come pietrificato.
112. Sul punto di perdere la ragione, si lascia andare in preda al dolore.
113. È un dolore così grande che non riesce ad uscire, così quando un vaso viene capovolto ma l’acqua a stento esce dalla bocca del vaso, troppo stretta.
114. Ritorna in sé e pensa che quel che ha visto è falso; che qualcuno vuole infamare Angelica e gravarlo di un peso di gelosia così insopportabile da farlo morire.

Il dolore di Orlando: ottave 115-123

Dopo aver ingannato se stesso, Orlando riprende il cammino. La sera però giunge nella casa di un pastore, che si rivela essere lo stesso che ha accolto e sposato Angelica e Medoro. Il pastore racconta dunque a Orlando l'intera storia d'amore tra i due innamorati (Angelica e Medoro), oltre a mostrargli il bracciale che Orlando aveva donato ad Angelica come pegno d’amore, la quale lo aveva invece usato per ripagare il pastore del favore ottenuto.
115-116. Orlando giunge alla capanna del pastore che aveva ospitato Angelica e Medoro. Qui cerca di riposarsi ma le scritte di cui erano piene le pareti gli impediscono di trovare quiete.
117-119. Il pastore lo vede giù di morale e gli narra una bella storia d’amore, quella di Angelica e Medoro.
120-123. A questo punto non può non guardare in faccia la verità. Lasciato solo, Orlando dà sfogo al suo disperato dolore.

La follia di Orlando: ottave 124-136

A questo punto, dopo aver scoperto la realtà dei fatti, Orlando non può più mentire a se stesso. Cerca dunque di mantenere il controllo di sé di fronte al pastore, ma quando rimane da solo non riesce più a controllare il dolore ed ecco che dilaga la pazzia. Fugge dalla casa del pastore e, raggiungendo il bosco, piange per giorni e manifesta la sua sofferenza, sentendosi morire.
124. Dopo aver sentito la storia del pastore, Orlando non aspetta il sorgere del sole per andarsene: prende l’armatura, il cavallo ed esce nel bosco nella parte più folta, più solitaria e meno visibile. Quando si accorge di essere solo grida e urla, manifestando il suo dolore.
125-128. Il paladino non sa darsi pace. Piange, parla con se stesso e si stupisce di avere così tante lacrime.
129. Cammina nel bosco per tutta la notte, per poi tornare all’alba all’epigramma di Medoro. Rivede le parole che gli recano l'offesa e così sguaina la spada, che diventa strumento di distruzione e di sfogo.
130. Taglia l’iscrizione, la roccia e i tronchi sugli alberi.
131. Non smette di gettare nelle acque zolle di terra, intorbidendo l’acqua con tutto ciò che gli capitava sottomano. Infine, bagnato di sudore e ormai spento, cade sul prato e sospira verso il cielo.
132. Rimane in silenzio con gli occhi al cielo, fermo, senza cibo e senza dormire. Sta lì per 3 giorni e il quarto giorno, agitato dalla pazzia, si straccia di dosso l’armatura.
133. Rimane nudo e incomincia la pazzia.
134. L'ira gli offusca il cervello
135. I pastori, che hanno sentito tutto, lasciano il gregge e vanno a vedere cosa è successo.
Per ulteriori approfondimenti sulla follia di Orlando vedi qui
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Domande da interrogazione

  1. Qual è il tema centrale del Canto XIII dell'Orlando Furioso?
  2. Il Canto XIII dell'Orlando Furioso si concentra sulla follia di Orlando, scatenata dalla scoperta dell'amore tra Angelica e Medoro, evidenziando il suo autoinganno e la vulnerabilità umana.

  3. Come si manifesta la follia di Orlando nel Canto XXIII?
  4. La follia di Orlando si manifesta tra la fine del Canto XXIII e l'inizio del successivo, quando, dopo aver letto i nomi di Angelica e Medoro, cerca di ingannare se stesso, ma il racconto del pastore lo porta a perdere completamente la ragione.

  5. Qual è il ruolo dell'autoinganno nel processo di follia di Orlando?
  6. L'autoinganno è cruciale per Orlando, poiché cerca di proteggere se stesso da una realtà dolorosa, inventando scuse e spiegazioni illusorie per mantenere viva la speranza, fino a quando non crolla di fronte alla verità.

  7. Come reagisce Orlando dopo aver appreso la verità sull'amore di Angelica e Medoro?
  8. Dopo aver appreso la verità, Orlando non riesce più a controllare il suo dolore e, in preda alla follia, fugge nel bosco, piangendo e manifestando la sua sofferenza per giorni.

  9. Qual è il significato simbolico della grotta e dell'epigramma di Medoro?
  10. La grotta e l'epigramma di Medoro rappresentano il simbolo dell'amore tra i due innamorati, ma diventano anche il catalizzatore della follia di Orlando, poiché la scritta in arabo lo colpisce profondamente, portandolo a un punto di rottura emotiva.

Domande e risposte

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