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Orlando Furioso


Canto 1


Orlando=governatore della Marca di Bretagna, morto a Roncisvalle, paladino di Carlo Magno in lotta per il trionfo della fede e della Francia; in Asia ha affrontato molte prove di valore in nome di Angelica
Angelica=figlia di Galafrone, re del Catai, è stata seguita da Orlando per tutta l'Asia, da dove l'ha ricondotta in Occidente
Orlando e la bella Angelica tornano insieme dall’Oriente e si recano presso i Pirenei, là dove re Carlo aveva insediato il proprio esercito, per dare battaglia a re Agramante, giunto dall’Africa con innumerevoli truppe, e al suo alleato il re Marsilio, che ha condotto la Spagna nella distruzione della Francia.
Orlando però si pente di essere tornato, poichè la donna amata, per la quale ha combattuto una lunga guerra, gli viene ora sottratta dagli amici, senza spada alcuna. Rinaldo, anch’egli innamorato di Angelica, giunge anche lui sul posto ed entra subito in conflitto con Orlando (aver bevuto alle fontane dell'odio e dell'amore fa sì che Angelica odi Rinaldo, mentre lui sia ollemente innamorato della giovane). Carlo Magno è quindi costretto, per porre fine al conflitto amoroso, ad affidare la bella donna a Namo di Baviera, promettendola quindi in dono a chi dei due duellanti risulterà il più valoroso nella imminente battaglia contro i saraceni. I cristiani vengono però sconfitti e sono costretti a ritirarsi. Il duca Namo viene fatto prigioniero ed Angelica, rimasta incustodita, approfitta della situazione per fuggire a cavallo. Inoltratasi in un bosco, incontra Rinaldoin armatura, figlio di Amone, che avanza correndo molto velocemente (più di un contadino seminudo a una gara), avendo in precedenza perduto Baiardo, cavallo fatato molto veloce e di intelligenza quasi umana. Rinaldo anche in lontananza riconosce l'amata Angelica, la quale tuttavia cambia prontamente direzione e fugge via. La fanciulla impaurita, tremante e pallida, lascia il cavallo correre a briglia sciolta. Giunta infine sulla riva di un fiume incontra il saraceno Ferraù sudato e impolverato che, spinto da un grande desiderio di dissetarsi e di riposarsi, si era allontanato dal campo di battaglia. Nel gesto di bere aveva però perduto il proprio elmo e si si era quindi poi dovuto fermare oltre per cercarlo. Ferraù, nobile e gentile e probabilmente anch’egli vittima del fascino di Angelica, corre in aiuto della donzella, sguaina la spada ed affronta Rinaldo in acceso/violento duello. Angelica approfitta della situazione e riprende la fuga. Dopo un feroce combattimento senza vincitore i due però decidono di non perdere ulteriormente tempo: Rinaldo propone di ritrovare Angelica e solo dopo stabilire con le armi a chi spetterà la fanciulla. I due corrono insieme, sullo stesso cavallo, all’inseguimento della donna, rimandando quindi il duello, nonostante siano nemici, riveli in religione, parlino lingue diverse e siano ancora doloranti per i colpi subiti. Tuttavia giunti un bivio, non sapendo quale strada abbia preso la donna, devono separarsi. Dopo molto girovagare, Ferraù si ritrova nuovamente al fiume e, ormai senza più speranza di ritrovare Angelica, si rimette a cercare l’elmo, che però è ben nascosto nella sabbia. Prende quindi un lungo ramo per perlustrare il letto del fiume e dalle acqua vede comparire un cavaliere completamente armato fino alla testa. Quello reca in mano l'elmo di Ferraù. Si tratta di Argalia, cavaliere ucciso da Ferrù, che lo rimprovera per non avere mantenuto, se non per caso (con la perdita dell’elmo), la promessa data di gettare le sue armi.
Argalia=fratello di Angelica; seppur dotato di armi fatate, era stato ucciso da Ferraù, ma aveva ottenuto di essere sepolto nel fiume con le sue armi; Ferraù aveva chiesto di tenere per quattro giorni il suo elmo, essendone sprovvisto, l'avrebbe poi rigettato nel fiume; egli non aveva in realtà mantenuto la promessa.
Argalia lo incita quindi a conquistare l’elmo di Orlando o di Rinaldo in sostituzione del suo, promesso ma mai restituito. Ferraù per la vergonga e per l’ira decide di fare qualunque cosa per soddisfare almeno questa ultima richiesta e si lancia alla ricerca di Orlando(per giorni e giorni).
Poco dopo aver lasciato Ferraù, Rinaldo vede ricomparire il suo cavallo Baiardo. Cerca di richiamarlo a se ma il cavallo si allontana e Rinaldo cerca di seguirlo. Nel frattempo Angelica, temendo di avere ancora alle spalle Rinaldo, prosegue nella sua fuga nel bosco oscuro e spaventoso. Passa per luoghi selvaggi e solitari, il rumore provocato dal moto dei rami e delle foglie e le innumerevoli ombre le incutono paura. Come un cucciolo di daino, vista la madre uccisa da un leopardo, scappa di bosco in bosco e trema per la paura di essere inseguito dal leopardo, così trema e scappa Angelica, fino a giungere il giorno dopo ad un boschetto leggiadro (locus amoenus). Qui scorrono due ruscelli dall'acqua trasparente che produce un suono gradevole col suo scorrere lento trai sassi. Credendo di essere al sicuro, Angelica si ferma e decide di riposarsi. Lascia il cavallo a briglie sciolte libero di nutrirsi, mentre lei si sdraia all'ombra, in un cespuglio fiorito.
Giunge al ruscello anche un cavaliere, Sacripante (Ippolito), piangente e disperato per non essere riuscito ad avere Angelica, egli si siede lungo il ruscello a riflettere e a piangere. Egli si tormenta, affermando che già altri hanno colto il fiore a cui egli tanto aspirava, ed ora egli non può più avere nè il fiore nè il frutto tanto desiderato. Aggiunge poi che la vergine è simile a una rosa che cresce indisturbata sul suo rovo, ma non appena viene staccata dallo stelo materno perde tutta la sua grazia. (La vergine che lascia cogliere a uno il proprio fiore, perde l'ammirazione di tutti gli altri suoi amanti, perde ogni valore e può essere amata solo da colui che ha colto il suo fiore). Nonostante ciò egli non può fare a meno di struggersi per amor di Angelica.
Sacripante= re di Circassia, venuto dal'Oriente e appena giunto a conoscenza delle vicende di Carlo, Orlando e Angelica; egli si affligge e soffre tanto che potrebbe far fermare il sole per pietà
La donzella lo riconosce, sa dell’amore di lui e non prova alcuna pietà per il cavaliere, rimane più fredda e dura di una colonna, come colei che pensa che nessuno al mondo sia degno di lei. Anzi Angelica approfitta della situazione propizia e decide di sfruttare il cavaliere fedele come sua guida(non vuole alleviare il suo affanno donandogli il piacere che desidera, ma con qualche inganno ne mantiene viva la speranza). Esce dal cespuglio e si mostra quindi a lui in tutta la sua bellezza, come Diana o Venere. Mai con tanta felicità e stupore, quanto quelle di Sacripante, una madre poserebbe i propri occhi sul figlio, pianto e pensato morto, dopo aver sentito l'esercito tornare con lui. Sacripante, pieno di amoroso affetto, raggiunge la donna che lo abbraccia forte e gli racconta tutto ciò che ha vissuto, come Orlando l'abbia salvata e che la sua verginità è ancora intatta.
Ariosto afferma poi che le parole di Angeliga forse sono vere, ma di certo sembrano poco credibili. tuttavia Sacripante crede alle sue parole, poichè l'amore nasconde le cose evidenti e mostra quelle invisibili. L'uomo misero crede facilmente a ciò che ha bisogno di credere.
Sacripante è deciso ad approfittare della situazione, a cogliere la fresca rosa (non vi è cosa più piacevole per una donna), ma proprio ora un forte rumore lo interrompe. Sacripante allora si rimette l'armatura e sale a cavallo. Giunge un cavaliere dalla vesti candide e col pennacchio bianco. I due si affrontano subito in duello. Nemmono leoni e tori in amore si affrontano con tanta crudeltà. Il cavallo di Sacripante viene ucciso e cadendo, tiene imprigionato sotto il proprio peso il proprio padrone. Ritenendo di aver vinto, il cavaliere misterioso si allontana al galoppo. Come l'aratore stordito si rialza in piedi dopo che un fulmine ha colpito terra, così, privo di onore, si rialza Sacripante. Angelica aiuta allora il cavaliere, nuovamente sospirante per la vergogna della situazione, e lo conforta, dicendo che la sconfitta non è colpa sua, ma del cavallo, che era troppo stanco per combattere. Arriva in quel momento anche un messaggero, lanciato all’inseguimento del cavaliere bianco e che, in cambio delle informazioni ricevute sulla direzione da prendere, annuncia a Sacripante che a disarcionarlo è stata una bella e valorosa donna, Bradamante. Sacripante ed Angelica montano quindi sul cavallo di Angelica e si allontanano. Percorsa poca strada vedono sopraggiungere con grande impeto Baiardo. Sfugge al tentativo di Sacripante di fermarlo, scalcia con grande forza (tanta da poter rompere una montagna di ferro-iperbole), ma viene poi avvicinato da Angelica, mansueto e docile, come il cane che rivede il padrone dopo tanto tempo. (Angelica aveva accudito Baiardo in Albracca, quando lei era tanto innamorata di Rinaldo). Sacripante riesce infine a montare sul cavallo, mentre Angelica sale sul suo destriero.
Spraggiunge poi Rinaldo a piedi. Rinaldo ama con tutto se stesso Angelica, tanto quanto lei lo odia. In passato i sentimenti dei due erano esattamanete il contrario, è stata una fontana fatata ad invertire la situazione. Angelica vuole quindi evitare Rinaldo e supplica Sacripante di fuggire subito insieme a lei. Sacripante fraintende Angelica, pensando che voglia scappare poichè ritiene Sacripante incapace di difenderla da Rinaldo.

Canto 19


Angelica vede il giovane Medoro ferito, in pericolo di vita, ma egli si lamentava non tanto per il dolore quanto per il fatto che il suo re non ha ancora ricevuto sepoltura. Angelica prova una profonda pietà per il giovane. Quindi, ricordando l'arte medica appresa in India (non studiando sui libri ma in eredità dal padre), si appresta a lavorare con le erbe medicinali per creare una soluzione in grado di fermare la fuoriuscita del sangue e il dolore. Lungo la strada incontra un pastore, che vaga per il bosco alla ricerca di una mucca che si è persa. Angelica lo conduce da Medoro, che ha ormai perso molto sangue. Angelica crea una pozione/soluzione con le erbe e la cosparge sul corpo del giovane, ridandogli vigore e forza tali da poter risalire sul cavallo del contadino. Prima di partire però fa seppellire il suo re Dardaniello e l'amico Cloridano. Angelica è sempre più intenerita dalla pietà per il cavaliere e ammira la sua bellezza e le sue maniere, ella è consumata dal fuoco dell'amore e decide di assistere Medoro fino alla sua completa guarigione e i due giovani vengono accolti nella casa del pastore. La dimora di quest'ultimo è molto bella e tranquilla, posta in un bosco tra due valli. Lì il pastore vive con la moglie e i figli.
In breve tempo la ferita di Medoro guarisce, ma quanto più la ferita del giovane guarisce, tanto più si allarga la ferita aperta nel cuore di Angelica da Amore. Ella si sente ardere d'amore, ma si preoccupa solo della ferita di Medoro e non della propria. Medoro guarisce e la sua bellezza si accresce ogni giorno, mentre Angelica si consuma lentaente, come la neve che si scioglie. per non morire di desiderio è necessario che ella stessa riveli il suo amore. Senza vergogna, rivela apertamente a Medoro la ferita che sente nel cuore.
Ariosto si appella quindi a Orlando, a Sacripante, a Ferraù e al defunto re Agricane, coloro che hanno tanto sofferto per amore di Angelica e mostrato per lei il loro valore e che mai, nemmeno con un misero gesto di riconoscenza sono stanti ricambiati.
I due sfogano infine le loro passioni e Medoro ottiene da Angelica ciò che nessun altro cavaliere era mai riuscito ad avere. Nella casa del pastore, per rendere quindi leggittima la loro unione, i due amanti si sposano. Passano poi più di un mese ad amoreggiare in ogni luogo (come Enea e Didone), i due sposi non riescono a stare lontano l'uno dall'altra e in ogni luogo lasciano la loro firma intrecciata in mille modi. Angelica decide infine di ripartire con Medoro per fare ritorno in India e fare Medoto re, e paga l’ospitalità del pastore donandogli il bracciale prezioso che aveva ricevuto da Orlando come pegno del suo amore(bracciale d'oro con pietre preziose dato da Morgana a Ziliante, a Orlando), e che era tanto caro alla donna non perchè segno dell'amore di Orlando, ma perchè di estremo valore.
I due, passando per i Pirei e per Genova, arrivano a Barcellona, in cerca di una nave per l’India. Sulla spiaggia essi incontrano un uomo completamente folle, sporco di acqua e fango, che cerca di assalirli con violenza, come un cane contro uno straniero.


Canto 23


Dopo aver girato invano per due giorni(alla ricerca di Mandricardo), il conte Orlando giunge in un luogo bellissimo, il locus amoenus: un prato fiorito in cui scorre un limpido ruscello. Eglidecide di fermarsi a riposare in un cespuglio, ma vede incisi molti alberi coi nomi di Angelica e Medoro. Egli si trova infatti nei luoghi dove Angelica e Medoro sfogarono la loro passione amorosa. Il paladino cerca di convincersi prima che si tratti di un’altra Angelica, ma conosce purtroppo bene la grafia della donna amata, poi che Medoro fosse il soprannome che lei gli aveva dato, ma in una grotta trova, oltre ai loro nomi incisi, una poesia scritta dal giovane in onore della passione vissuta insieme ad Angelica. Nella poesia Medoro si appella direttamente alle verdi piante, alle acque limpide, alla spelonca oscura in cui trascorse le sue ore con Angelica, e le loda; poi si augura che chiunque, qui giunto per volontà o per Fortuna, provveda affinchè nessun pastore conduca il gregge in quel luogo. Orlando conosce l'arabo e rilegge la poesia più volte e rimane impietrito. Sente una mano gelida stringergli il cuore; inizia ad impazzire e si abbandona completamente al dolore.
Ariosto assicura che il male d'amore è il male più grande e doloroso di tutti.
Il dolore è talmente forte che non ha la forza nè di piangere nè di lamentarsi, ma rimane in silenzione. Così come se si rovescia un secchio pieno con la bocca stretta, l'acqua non può che uscire a fatica, goccia a goccia.
Pensa anche che le scritte siano opera di qualche malintenzionato, che voglia disonorare e screditare la sua amata, oppure che siano state fatte con l’intenzione di ferirlo ingiustamente. Consolato da questa debole speranza, riacquista le forse e sale sul suo cavallo, Briagliadoro. Essendo ormai il tramonto e vedendo una casa nel bosco, lascia il cavallo e si toglie l'armatura, per poi entrare e chiede un letto per la notte. Si trova però a dormire nella casa dello stesso pastore che aveva accolto Angelica e Medoro e li aveva infine sposati. Egli si strugge ripensando alla poesia letta e, vedendolo così triste, per rasserenarlo, gli racconta dettagliatamente la storia d’amore dei due giovani e gli viene anche mostrato il bracciale, donato da Orlando come pegno d’amore, con il quale Angelica aveva ripagato il pastore dei favori ricevuti. Questa storia è la scure che toglie definitivamente il capo dal collo del paladino. Orlando dà libero sfogo al suo dolore, piange e sospira rigirandosi nel letto. Pensa poi che quello possa essere il letto di Angelica e Medoro, così fugge nella notte da quella casa. Raggiunge il bosco, grida il suo dolore, versa lacrime per giorni e si sente morire.
Giunto nuovamente nei luoghi dove ovunque erano incisi i nomi dei due amanti, Orlando, preso da rabbia, ira e furore, sguaina la propria spada e distrugge tutto ciò che abbia quelle scritte (rami, tronchi, sassi, zolle di terra, fiume reso torbido). Ormai sfinito si sdraia sul prato e rimane così, immobile, per tre interi giorni, facendo crescere il suo furore. Orlando si spoglia poi dell’armatura, di ogni arma e di ogni veste, rimanendo completamente nudo. Il paladino furioso distrugge tutto ciò che incontra sulla propria strada. I pastori sentendo il rumore, accorrono a vedere quel che accade.
Ariosto interrompe però il canto per non annoiare il pubblico.


Canto 24


L'autore consiglia di non cadere nella passione amorosa, perchè porta ad essere folli, innamorarsi corrisponde a muoversi in una foresta smisurata. Egli stesso ha visuuto tale sentimento e può giudicare questo stato perchè gode di un attimo di lucidità mentale, ma ormai il male ha penetrato le sue ossa.
I pastori venuti a vedere Orlando, dopo essersi accorti della pazzia di questo, fuggono veloci, ma il pazzo li insegue. Ne prende uno e lo decapita a mani nude con la stessa facilità con cui si coglie una rosa. Prende poi il suo corpo e lo usa come mazza per colpire gli altri. I contadini scappano e si rifugiano sui tetti, da cui osservano il pazzo. La Furia di Orlando si abbatte quindi sugli animali, che egli prende a morsi o uccide. Si sentono quindi le campane suonare e molti contadini armati di archi e fionde cercano di difendersi come possono, cercano si assalire Orlando(come le onde sempre più grandi e violente che giungono a riva), ma non riescono neanche a ferirlo, essendo lui invulnerabile per incantesimo(Dio stesso gli aveva concesso tale grazia per poter difendere la cristianità). Quando oramai nessuno osa più stargli intorno, l’Orlando furioso prosegue oltre nel suo vagare. Entra in un paesino abbandonato ed mangia con foga tutto ciò che trova. Vaga per il paese cacciando daini e cighiali, per poi mangiarli con ancora la pelliccia. Vaga per tutta la Francia fino a giungere un giorno presso un ponte.

Canto 29


Durante il suo vagare senza meta, giunto in riva al mare di Spagna, decide di costruire una capanna nella sabbia per ripararsi dal caldo, così si ricopre di sabbia. Giungono su quella spiaggia anche Angelica e Medoro. La donna non riconosce il paladino, la follia l’ha completamente trasformato, era sempre andato in giro nudo e si era abbronzato molto, il suo viso è molto magro, ha i capelli arruffati e irti, la barba folta. Appena vede quel pazzo nascosto nella sabbia, subito Angelica spaventata scappa verso Medoro. Orlando riconosce la donna e si mette subito a rincorrerla, come il cane che rincorre la preda. Medoro cerca invano di ferirlo con la propria spada ma il paladino, con estrema forza, gli uccide il cavallo con un solo pugno e prosegue nell’inseguimento. Angelica fugge a cavalo e, ormai prossima ad essere raggiunta dal furioso paladino, si infila in bocca l’anello magico per divenire invisibile. Per la paura o per la posizione instabile assunta, Angelica cade poi da cavallo. Nel frattempo Orlando, preso da rabbia e impeto, insegue la cavalla di angelica e le monta in sella. Se ne serve per il suo folle viaggio senza farla mai fermare, né per riposarsi né per bere o mangiare. La cavalla cerca quindi di scavalcare un fossato, ma cade e si sloga anche una spalla; lui però non l’abbandona: la porta sulle proprie spalle per un pò di strada. Non riuscendo a camminare velocemente, Orlando la lega a sè e la trascina, senza nemmeno accorgersi della sua morte. Orlando continua a trascinarla nel suo viaggio verso Oriente. Saccheggia ville e case per trovar del cibo e uccide anche delle persone. Egli si sarebbe comportato allo stesso modo con la sua donna se non fosse scomparsa, poichè non è in grado di capire ciò che fa. Se non fosse stato per quell'anello Orlando avrebbe potuto vendicarsi.
Ariosto afferma che come Angelica anche tutte le altre donne dovrebbero essere punite, poichè non mostrano mai gratitudine o bontà.

Canto 34


Attraversano la sfera del fuoco e giungono sula luna. Questa è fatta di acciaio privo di macchie e ha dimensioni di poco inferiori alla Terra. Sulla Luna ci sono fiumi, laghi, campagne, montagne, valli diverse da quelle terrestri; ci sono poi selve popolate da ninfe e città si enormi dimensioni. San Giovanni conduce Astolfo in una valle dove viene raccolto tutto ciò che sulla terra è stato smarrito: non solo regni e ricchezze, ma anche la fama che il tempo ha sottratto agli uomini, , le preghiere e promesse fatte a Dio, le lacrime e sospiri degli amanti, il tempo perso al gioco, l'ozio, i desideri infruttuosi. Astolfo vede infine un monte fatto di vesciche da cui fuoriescono le grida dei famosi re antichi. Vede poi armi d'oro e di argento, lacci nascosti in ghirlande che rappresentano le adulazioni, cicale scoppiate per il troppo cantare a rappresentare le lodi dei signori, catene ricoperte di gemme=amori finiti male, artigli di aquile=autorità data dai signori ai loro ministri, rovine di città e castelli=complotti e congiure, minestre rovesciate=elemosina lasciata col testamento, fiori puzzolenti=dono di Costantino a Silvestro(nascita potere temporale della chiesa), trappole vischiose=bellezza delle donne.
Vede infine un monte costituito da ampolle contenenti il senno, in forma di liquido, perso sulla terra. Le ampolle hanno volume diverso tra loro ed ognuna riporta il nome del suo proprietario. L’ampolla contenente il senno di Orlando è la più grande di tutte ed è quindi facile da individuare. Astolfo ritrova anche quella contenente il proprio di senno e quelle contenenti il senno di persone insospettabili (alcuni perdono senno per l'amore, per l'onore, per le ricchezze, per le vane speranze, per le opere d'arte.... ). Il cavaliere si porta al naso la sua ampolla e torna così nuovamente in possesso di ciò che aveva smarrito. Vivrà a lungo come un uomo saggio, prima di perdere ancora una volta il proprio senno. Infine Astolfo prende la pesante ampolla contenente il senno di Orlando.
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