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-Canto I dell’Orlando Furioso-


Il Primo Canto può essere definito come un Canto Riassuntivo, poiché in esso vengono illustrati tutti i fatti che sono poi narrati nel testo.

Già dal secondo verso del Primo Canto dell’Opera è presente Angelica, la donna amata da Orlando; essa viene sempre presentata con il metodo dell’Agnizione (presentazione improvvisa ed inaspettata), usato anche da Boiardo.

Angelica è una figura Satanica, una donna tentatrice, infatti è lei che sceglie l’uomo da amare; ma anche perché vuole aiutare i Musulmani a sconfiggere i Cristiani.

-Canto XII dell’Orlando Furioso: Il Palazzo Incantato di Atlante-


L’episodio del Palazzo Incantato di Atlante è contenuto nel XII Canto dell’Orlando Furioso.
Atlante è un mago e rappresenta il satanico, poiché attraverso la magia nera fa radunare nel suo palazzo tutti i migliori paladini che erano alla ricerca di Angelica, compreso Orlando, in modo da favorire Ruggero affinché si sposi con Bradamante.
Il palazzo di Atlante è un luogo chiuso, di grandi dimensioni e misterioso e per questo è considerato metafora del peccato, così come lo era la Selva Oscura di Dante.
In quest’episodio è racchiuso il desiderio della conoscenza del misterioso, cosa che era stata vietata dalla società laica, e vi è anche un riferimento al mondo mitologico, con l’introduzione di Cerere, divinità romana.
Il brano inizia co una Digressione, dove si parla di Cerere, dea della terra e della fertilità, figlia di Cibele; Cerere aveva perso la figlia Proserpina, che era stata rapita per volere di Plutone, il quale la incorona regina dell’inferno, luogo in cui la madre la trovò dopo varie ricerche.

-La Follia di Orlando (Canto XXIII principalmente)-


L’Episodio della Follia di Orlando si distribuisce in numerosi Canti, ma ha come fulcro il Canto XXIII.
In questo episodio, Orlando perde la sua ragione, quindi la razionalità, diventando dunque un folle; colui che era folle era considerato una persona che andava verso il peccato (contro Dio), quindi come un eretico.
La Follia causò ad Orlando l’impossibilità di combattere e di servire la sua patria; in suo soccorso interviene Astolfo, un paladino di Carlo Magno, che allegoricamente rappresenta un sacerdote, poiché porta un eretico alla sua giusta ragione, andando a recuperare questa ragione sulla Luna, la quale rappresenta un luogo sconosciuto e misterioso, che l’uomo non è portato a conoscere per sua natura, ma solamente per sua curiosità.
Astolfo, come narrato nei canti successivi, raggiungerà la Luna grazie ad un Ippogrifo; sulla superficie lunare troverà vari vasetti contenenti il senno di varie persone, tra cui quello di Orlando, che Astolfo ridonerà al paladino.
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