Università della Calabria
Dipartimento di Studi Umanistici
Corso di Laurea in Lettere e Beni culturali (L-10)
Zoomorfismo nei
Quaderni di Serafino Gubbio operatore
Relatore Candidato
Prof. Ivan Pupo Annarita Bianco
Matricola: 184623
Anno Accademico 2022 / 2023
Indice
Introduzione…………………………………………………………… pag. 2
Capitolo 1
Quaderni di Serafino Gubbio operatore: genesi, struttura e temi generali del
romanzo………………………………………………………………….pag. 4
Capitolo 2
Il mondo degli animali nei Quaderni di Serafino Gubbio
operatore………………………………………………………………... pag. 7
2.1 Cacciatori e beccaccini…………………………………………….….pag. 7
2.2 Le due tigri…………………………………………………………...pag. 9
2.3 Di ragni e calabroni………………………………………………… pag. 13
2.4 Le donne Cavalena…………………………………………………. pag. 15
2.5 La vipera e la volpe…………………………………………………. pag. 18
2.6 Sul significato simbolico della tigre………………………………… pag. 23
Capitolo 3
Di violini e cineprese: il trionfo della macchina sull’identità umana nei
Quaderni di Serafino Gubbio operatore……………………………… pag. 26
Bibliografia e sitografia………………………………………………. pag. 34
1
Introduzione
Il presente elaborato si propone di mettere in luce i punti maggiormente salienti
dei Quaderni di Serafino Gubbio operatore di Luigi Pirandello. In particolar
modo, si dà risalto al concetto di “zoomorfismo” all’interno del romanzo,
all’importante ruolo riservato agli animali da parte dell’autore e al concetto di
uomo-macchina, al trionfo della meccanicizzazione e della tecnologia
sull’uomo e sulla sua dignità. Gli strumenti utilizzati per attuare questa ricerca,
riguardano principalmente scritti legati alla persona e alla poetica di Pirandello
o inerenti a specifici periodi della letteratura italiana: Il bestiario di Pirandello
di Franco Zangrilli, La Maschera di Esopo – Animali in favola nella letteratura
italiana del Novecento di Elisabetta Bacchereti e così via. Soffermandoci sui
capitoli dell’elaborato, ognuno di essi riguarda uno specifico nucleo tematico:
il primo capitolo tratta del romanzo pirandelliano nelle sue generalità, della sua
struttura e trama. Si presenta il protagonista della storia, nonché narratore,
Serafino Gubbio e i personaggi che gravitano intorno a lui: la femme fatale
Varia Nestoroff, portatrice di un destino nefasto e sulla quale grava un male
indicibile, Aldo Nuti, il vendicatore logorato dal senso di colpa e dall’odio per
Varia, la famiglia Cavalena con Nene, pazza di gelosia, Fabrizio il Suicida
martire e dottore della moglie e la dolce signorina Luisetta, che risveglia i
sentimenti del protagonista ma che è a sua volta innamorata del Nuti. Il secondo
capitolo si focalizza sul ruolo degli animali nel romanzo: primo fra tutti la tigre,
tenuta in gabbia all’interno della casa di produzione in cui Gubbio lavora, la
Kosmograph, che subirà un amaro destino per il puro intrattenimento
cinematografico: verrà uccisa da un finto cacciatore al termine del film La
donna e la tigre. La tigre viene quasi divinizzata nei Quaderni poiché è
espressione di quel mondo primitivo che vive di necessità e non può dunque
essere colpevole di nulla, nemmeno della sua ferocia. Ad essa è comparata fin
dagli inizi del romanzo Varia Nestoroff, la quale fa sì del male conscia di farlo,
ma ne soffre e vive autopunendosi. Alla tigre si accompagnano altre figure
animali, talvolta utilizzate per evidenziare determinate caratteristiche di cose o
2
persone: così, la macchina della quale Serafino gira la manovella è un “ragno”
che avviluppa ogni cosa intorno a sé, la monotype del violinista un enorme
“pachiderma”, la signora Nene Cavalena con la sua folle gelosia “una gatta
inferocita”. In questa continua unione/contrapposizione tra uomo e animale,
viene sottolineata la supremazia del secondo rispetto al primo, tutto preso dal
suo superfluo. Il terzo e ultimo capitolo tratta del tema della macchina e della
sottomissione dell’uomo ad essa. Alla luce del fervore tecnologico che stava
verificandosi a seguito della rivoluzione industriale, Pirandello assume una
posizione del tutto diversa, denunciando questo nuovo clima sociale. La
macchina è morte della vita, dell’arte e lo palesano lo stesso protagonista
Serafino, utile solo in quanto mano che gira una manovella e l’uomo del violino,
il quale fa di tutto per coronare la sua passione artistica, ma viene costretto a
suonare il suo strumento davanti ad un pianoforte automatico, subendo uno
shock che gli farà perdere l’uso della parola. Stessa sorte riservata a Gubbio nel
finale del romanzo, quando continuerà a girare la sua manovella nonostante il
dramma brutale che si sta consumando di fronte ai suoi occhi: la morte della
Nestoroff sparata dal Nuti e quella di quest’ultimo sbranato dalla tigre. Il finale
concretizza in modo effettivo la possibilità che la macchina possa sostituire
l’uomo in ogni sua componente. In conclusione si può affermare che il romanzo,
col suo innovativo aspetto di raccolta di quaderni che si differenzia dalla
tradizione, è una polemica contro la società e il comportamento dell’uomo
rispetto al mutamento, sempre più distaccato dai valori morali quanto più
interessato alle futili vanità; caratteristiche queste, che appaiono fortemente
affini anche alla nostra di contemporaneità e che rendono il romanzo di grande
attualità. 3
Capitolo 1
Quaderni di Serafino Gubbio operatore: genesi, struttura e
temi generali del romanzo
Il romanzo, che noi oggi conosciamo con il titolo dei Quaderni di Serafino
Gubbio Operatore, era stato precedentemente pubblicato in sei puntate, tra il
1914 e il 1915, con il titolo di Si gira…, in riferimento al soprannome che il
protagonista del romanzo Serafino Gubbio, aveva acquisito all’interno della
Kosmograph, la casa cinematografica in cui lavorava. Tuttavia, l’opera esisteva
già a partire dal 1904 con il titolo di “Filauri”, anche se pervenne alla sua forma
e al suo titolo definitivo solo nel 1925, presso l’editore Bemporad. È
interessante notare come il nuovo titolo scelto, Quaderni di Serafino Gubbio
operatore appunto, sposti l’attenzione dall’oggetto che qualifica il protagonista
al personaggio vero e proprio, che viene immediatamente presentato col suo
nome e cognome e per la sua professione. Il romanzo, che sembra voler
scardinare il suo assetto tradizionale, è suddiviso in sei quaderni che ben
palesano l’idea di un racconto che non mira a definirsi nettamente, ma resta
costantemente in divenire. Il narratore delle vicende è proprio Serafino Gubbio,
il cui intento è fin da subito dichiarato nelle pagine iniziali del romanzo:
«Soddisfo, scrivendo, a un bisogno di sfogo, prepotente. Scarico la mia
professionale impassibilità e mi vendico, anche; e con me vendico tanti,
1
condannati come me a non esser altro, che una mano che gira una manovella.» .
E proprio questa “impassibilità” è la cifra caratteristica del protagonista,
costretto a dover osservare tutto ciò che avviene intorno a lui in funzione
dell’apparecchio che mette in moto. Pirandello, dunque, in contrapposizione al
fervore tecnologico che si stava verificando ai tempi in cui decide di porre mano
all’opera, polemizza con questo mondo ormai totalmente meccanicizzato, un
mondo in cui la macchina è ormai divenuta una divinità e gli uomini veri e
propri schiavi al suo servizio: «Io sono qua, Servo la mia macchinetta, in quanto
1 L. Pirandello, I Quaderni di Serafino Gubbio operatore, Milano, Feltrinelli, 2017, p.12
(d’ora in poi Q). 4
la giro perché possa mangiare. Ma l’anima, a me, non mi serve. Mi serve la
2
mano; cioè serve alla macchina.» . Possiamo notare, come non ci sia più spazio
per i sentimenti e per le emozioni, in quanto l’unica parte del corpo che sembra
avere un qualche valore è proprio quella atta a nutrire la macchina. Sullo sfondo
di questo mondo, si muovono gli altri personaggi della vicenda, prima tra tutti
Varia Nestoroff, la femme fatale per eccellenza. Serafino vede per la prima volta
la donna nell’ospizio di mendicità nel quale era stato condotto dal suo amico
3
Simone Pau, definito «un uomo di costumi singolarissimi e spregiudicati.» .
Durante l’incontro tra Gubbio e Simone Pau, troviamo una sorta di
digressione/riflessione in cui emerge la concezione secondo cui «tutto quello
che avviene, forse avviene perché la terra non è fatta tanto per gli uomini, quanto
4
per le bestie.» . Come vedremo, il mondo della ferinità sarà uno dei temi
portanti di questo romanzo e ancor di più l’assimilazione di esso con le
caratteristiche umane dei personaggi. In questo primo riferimento a questo
mondo, Pirandello sostiene che è meglio viver da bestie piuttosto che da uomini
poiché «gli uomini hanno in sé un superfluo, che di continuo inutilmente li
5
tormenta, non facendoli mai paghi di nessuna condizione.» mentre le bestie
riescono a vivere con più facilità in quanto paghe di ciò che la natura offre loro
in base alle loro condizioni. Tornando alla Nestoroff, Serafino conosce di quella
donna il passato sanguinoso che l’accompagna, essendo stato il ripetitore di
Giorgio Mirelli, il giovane ragazzo pieno di speranze e aspirante artista che si
innamora perdutamente di lei e che si suicida a seguito del tradimento di lei con
Aldo Nuti, un giovane ricco e promesso sposo di Duccella, sorella del Mirelli.
Serafino osserva lungamente la Nestoroff, i suoi atteggiamenti e le sue
movenze, e nell’analisi che fa di lei non c’è condanna e odio. Come vedremo,
la Nestoroff più di tutti gli altri personaggi, sembra essere la più vicina a quel
mondo ferino che Pirandello in qualche modo giustifica e ammira; infatti, come
ci dice Serafino, «la Nestoroff è stata paragonata da qualcuno alla bella tigre
2 Ivi p.13
3 Ivi p.15
4 Ivi p.16
Ibidem
5 5 6
comperata, qualche giorno fa, dalla Kosmograph.» . Ella sembra pervasa da un
male logorante, che le si muove da dentro e da cui non riesce a guarire e che
sembra emergere con violenza ogniqualvolta recita: «Ha in sé qualche cosa,
questa donna, che gli altri non riescono a comprendere, perché bene non lo
comprende neppure lei stessa. Si indovina però dalle violente espressioni che
7
assume […] nelle parti che le sono assegnate.». Il primo incontro tra Serafino
e il Nuti avviene, invece, all’interno dello studio di Polacco, all’interno del quale
Nuti sta piangendo disperatamente. Nuti, infatti, riesce ad ottenere un posto
all’interno della casa cinematografica e per ordine di Polacco, egli e Gubbio si
trasferiscono nelle stanze affittate da Fabrizio Cavalena, da sempre desideroso
di poter lavorare alla Kosmograph ma costantemente vessato dalla gelosia della
moglie Nene, che lo sottopone alle più disparate umiliazioni, sopportate dal
Cavalena per amore della figlia Luisetta. Il colloquio tra Aldo Nuti e Serafino
Gubbio è molto suggestivo in quanto Nuti da una propria versione dei fatti che
sorprende Gubbio. Egli infatti sostiene di non aver realmente posseduto la
Nestoroff ma di essersi avvicinato a lei per dimostrare a Giorgio lo scarso valore
della donna. Gubbio definisce «feroce» il dolore del Nuti, il quale sembra
piangere lacrime che non lo appartengono realmente. Egli è considerato
8
dall’operatore «un giocattolo sciocco in mano a una donna» , mosso unicamente
dalla vendetta e dall’odio. Il romanzo si conclude in modo tragico e paradossale:
Aldo Nuti, anziché uccidere la tigre durante la scena finale del film, spara alla
Nestoroff e viene sbranato dall’animale. Durante lo svolgimento del dramma,
Serafino è comunque costretto a riprendere tutto, restando come sempre
impassibile ma a causa dello shock, perderà l’uso della parola, dunque ogni
traccia di comunicabilità col mondo e diventerà per questo un perfetto servitore
della macchina: «Io mi salvo, io solo, nel mio silenzio, col mio silenzio, che
9
m’ha reso così […] perfetto.»
p.39
Q.
6 Ivi p.43
7 Ivi p.123
8 Ivi p.209
9 6
Capitolo 2
Il mondo degli animali nei Quaderni di Serafino Gubbio
operatore
2.1 Cacciatori e beccaccini
Il mondo degli animali è stato largamente impiegato dai letterati di tutti i tempi,
principalmente nella favola, la quale aveva come finalità principale quella di
lanciare un messaggio o una morale. Nel caso di Pirandello, la ferinità è
utilizzata per sottolineare specifiche caratteristiche dei personaggi, non sempre
negative ma sicuramente fondamentali nell’individuazione dell’animo e delle
attitudini del personaggio. Ne Il bestiario di Pirandello, Franco Zangrilli
sostiene che Pirandello fa sovente uso della favola e che «all’interno dei
Quaderni di Serafino Gubbio operatore l’inserimento delle favole […]
testimonia lo sforzo di rinnovare la struttura romanzesca […], offre un modo
10
sintetico di qualificazione morale dei personaggi.». Soprattutto, Zangrilli
aggiunge che «nell’arte di Pirandello l’animale è sempre connesso alla vicenda
[…] del personaggio uomo […]: la animalizzazione dell’uomo umoristicamente
11
mette in risalto la superiorità dell’animale.». Tale umoristico contrasto è
spesso presente nei Quaderni di Serafino Gubbio operatore, a partire dalla
riflessione che l’amico di Serafino, Simone Pau, espone nel III capitolo del
Quaderno primo:
tutto quello che avviene, forse avviene perché la terra non è
fatta tanto per gli uomini, quanto per le bestie. Perché le
bestie hanno in sé da natura solo quel tanto che loro basta ed
è necessario per vivere nelle condizioni, a cui furono,
ciascuna secondo la propria specie, ordinate; laddove gli
uomini hanno in sé un superfluo, che di continuo inutilmente
F. Zangrilli, Il bestiario di Pirandello, Fossombrone (PS), Metauro Edizioni, 2001
10 Ivi p.18
11 7
li tormenta, non facendoli mai paghi di nessuna condizione e
12
sempre lasciandoli incerti del loro destino.
Dunque, Simone Pau ritiene che le bestie sappiano vivere meglio degli uomini
sulla terra in quanto paghi della loro condizione, privilegio che gli uomini si
precludono ricercando sempre qualcos’altro da sé stessi, e finendo per non
trovarlo mai. Un altro aspetto che rende la bestia superiore all’uomo è la sua
totale innocenza, la sua incapacità di comprendere il male che essa può fare
poiché giustificata in qualche modo dalla natura. Come ci riporta Elisabetta
Bacchereti in La Maschera di Esopo – Animali in favola nella letteratura
italiana del Novecento «nel terzo paragrafo del Quaderno secondo il tema
della diversità tra una (pseudo) ‘malvagità naturale’ e la ‘malvagità umana’
veniva già sviluppato in una sorta di parabola o di exemplum, […] fondata
13
sull’archetipo tematico cacciatore/preda» , cioè quella del beccaccino e del
cacciatore. Sempre la Bacchereti afferma che
mentre appare del tutto naturale, ad un cacciatore per diletto,
sparare e uccidere un beccaccino irrequieto e imprudente che
si è allontanato dallo stormo per ‘esplorare’ il terreno, gli
susciterebbe orrore e raccapriccio la notizia di un amico
ingegnere, esploratore in Africa, assalito e sbranato da una
belva, senza minimamente pensare ad una possibile analogia
14
tra quest’ultima e la propria azione.
Proprio questa incoerenza permette a Pirandello di instaurare un’analogia,
nella quale ad avere la meglio, in termini di logica e retorica, è proprio
l’animale: Eppure, starebbe perfettamente nei termini, e temo anzi con
qualche vantaggio per la belva, perché voi avete ucciso per
piacere e senz’alcun rischio per voi d’essere ucciso; mentre la
belva, per fame, cioè per bisogno, e col rischio di essere uccisa
15
dal vostro amico, che certamente era armato.
12 Q. p.16
E. Bacchereti, La maschera di Esopo – Animali in favola nella letteratura italiana del
13
Novecento, Roma, Bulzoni Editore, 2014, p.67
Ivi p.68
14 Q. p.40
15 8
Questo contrasto è alla base della profonda compassione e compren
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