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Letteratura italiana 1 2016/2017: "Quer pasticciaccio brutto de via Merulana" di Gadda

Aspetto linguistico

La scrittura di Gadda venne definita "pastiche". Gli ingredienti del pastiche sono la lingua letteraria e la lingua dell'uso corrente. Gadda usa tre dialetti: il romanesco, il fiorentino e il milanese. Gadda usa il milanese quando viveva in Lombardia, poi negli anni '50 si sposta a Firenze e usa il fiorentino, poi a Roma usa il romanesco. Questa classificazione cronologica non regge perché usa alcuni dialetti contemporaneamente. Il milanese è usato nella Cognizione del dolore e ne L'Adalgisa, la funzione è di tipo satirico, parodico per colpire la borghesia milanese. Il fiorentino è usato in Eros e Priapo e nel Primo libro delle favole, in modo giocoso. Il romanesco si trova sia nel discorso diretto, indiretto e indiretto libero, è pervasivo, mimetico, satirico e parodico.

Oltre ai dialetti, vi sono le lingue classiche (latinismi e grecismi) e reminiscenze letterarie. Usa sia il latino classico che medievale; usa anche forestierismi (in prevalenza francesismi); tecnicismi; uso della lingua settoriale; invenzioni; coniazioni; adattamenti (riprende parole straniere e le adatta all'italiano); semantizzazione (conferisce alle parole un significato diverso) e parole nuove (che non nascono dal nulla ma partono da un dato linguistico già esistente).

Genesi del testo

Il Pasticciaccio è la seconda versione, definitiva. La critica individua due redazioni diverse, con le etichette Pasticciaccio 1 (che uscì sulla rivista Letteratura di Bonzanti in cinque puntate nel 1946, scritto nel 1945, titolo immutato) e Pasticciaccio 2 (uscì nel 1957 in un volume, edito da Garzanti, l'editore storico di Gadda). Tra le due edizioni vi sono delle differenze: la seconda edizione è più lunga, fu sottoposta a revisione dei contenuti e della lingua (elimina la quarta puntata della prima edizione perché rovinava la suspense del giallo) e aggiunge ex novo altri quattro capitoli. Per quanto riguarda la revisione linguistica (come disse Gadda citando Manzoni "risciacqua i panni del Tevere") l'autore ricontrolla il dialetto e si fa aiutare da esperti linguistici.

Attraverso il carteggio editoriale tra Gadda e Garzanti conosciamo il progetto originario del libro: varianti del titolo (1o titolo "Er palazzo dell’oro" che indica l’edificio che fa da scenario ai due delitti. 2o titolo "Inseguimento del topazio" che fa riferimento al gioiello della refurtiva. 3o titolo "L'Assunta" che fa riferimento alla nipote della Balducci). Gadda voleva 12 capitoli, poi ne scrisse 10, in richiamo all’Eneide, inoltre 12 sono le famiglie che abitano in Via Merulana.

L’opera ebbe subito un grande successo e in un’intervista Gadda promise un seguito, che però non vide mai la luce. Il finale dell’opera è ellittico, cioè non indica con certezza l’assassino. Gadda disse sin dall’inizio che non aveva programmato ciò, ma questo non è vero, in quanto troncò il romanzo perché i gialli, per lui, non devono ammaliare il lettore, basta che sia il poliziotto ad aver scoperto l’assasino.

Interpretazione del troncamento

Ci sarebbe un terzo Pasticciaccio, un episodio intermedio tra il 1947 e il 1948, che ha riscontro nel "Palazzo degli Ori" cioè il titolo dell’adattamento cinematografico del romanzo che però non venne mai realizzato.

Commento del titolo

  • Quer: è inequivocabile
  • Pasticciaccio: forma accrescitiva del pasticcio, riferimento al cibo (nel titolo non compare 'delitto' o 'caso')
  • Via Merulana: indicazione toponomastica, luogo del furto e del delitto (questa via esiste realmente)

Cap. 1

Nella prima sequenza è descritto il commissario Ingravallo: la sua figura è filtrata dal punto di vista di una pluralità di soggetti (il narratore, la padrona della pensione che lo ospita, i colleghi). Ciò sottolinea la pluralità di Gadda, sia linguistica che polifonica. Il commissario si presenta sotto il segno delle tenebre, il nero è il suo colore, è un tipo cupo, torvo, non è mai di buonumore. Segue poi una descrizione fisica, che ricorda il fisico di Gadda (proiezione autobiografica) ma non c’è un solo personaggio nell’opera che abbia delle caratteristiche di Gadda (pluralità). Il commissario è molto filosofico, esamina i casi facendo riferimento ai libri di filosofia che legge (e che legge anche Gadda). Per quanto riguarda l’abbigliamento è poco curato, è vestito da impiegato gogoliano (richiamo a Gogol, autore russo, scrittore di un romanzo i cui personaggio poco ricco ha un solo cappotto). Il commissario è un uomo navigato, ha 35 anni (la vicenda è ambientata nel 1927, anno in cui Gadda aveva 34 anni. È un alterego di Gadda. Questo è un riferimento all’età di Dante personaggio durante il viaggio nella Divina Commedia).

Pensiero epistemologico di Gadda

Ingravallo non parla di causa ma di cause. Le idee filosofiche di Gadda sono quelle di Ingravallo. Assioma delle pluralità delle cause: concepire la realtà come qualcosa di complesso (una sola causa impoverisce la realtà). Calvino si occupò della molteplicità di Gadda, scrivendo che gli fa vedere ogni elemento come determinato da una pluralità di cause. Non contano solo le cause prossime ma anche quelle remote. Calvino dice che in Gadda ogni oggetto è visto come una rete (o maglia) di relazioni, che lo scrittore non sa trattenere. La rete è costituita da tanti nodi collegati tra di loro (anche se sono lontani). Ma Gadda si rende conto che è impossibile ricostruire la totalità delle relazioni.

Conseguenze di ciò sul giallo

Le conseguenze sono due:

  • Il giallo non finisce perché le relazioni sono troppo intricate per arrivare alla fine.
  • Tendenza alla digressione e impossibilità di chiudere il giallo.

La rete delle relazioni giustifica l’interesse di Gadda per le generazioni familiari (si indaga la storia familiare di un personaggio, non solo il suo presente).

Conoscenza: per Gadda conoscere significa deformare il reale, cioè esso provoca la deformazione del sistema (modifica l’oggetto del conoscere). Riprende ciò dalle Scienze Moderne. Ingravallo non è mai un osservatore neutrale, ma incide sulla realtà che è oggetto della sua indagine.

Teoria sul piano psicologico delle azioni umane

In ogni delitto, anche quelli non passionali, vi è un movente psicologico inconscio di tipo affettivo o erotico (le donne sono responsabili di fatti delittuosi. Da ciò emerge la misoginia di Ingravallo, che forse deriva dal fatto che si sente escluso da loro ma allo stesso tempo ne è attratto). Gadda espone il punto di vista dei colleghi di Ingravallo che sono invidiosi di lui. Non leggono libri e criticano Ingravallo, lo vedono come un marziano, per loro gli psicologi sono medici dei matti. Credono che ci voglia un altro metodo per le indagini, non la filosofia. È il 1927 (l’anno qui viene omesso) e vengono introdotti i coniugi calducci: Remo Eleuterio e Liliana. Lei invita Ingravallo a pranzo (usa un registro aulico: 13.30, genetliaco).

Ingravallo usa il dialetto molisano-napoletano, e dice che i nomi sono poco graditi a qualcuno. Con ciò si riferisce a Mussolini (perché Remo è il nome del fratello di Romolo, da lui sconfitto, e il fascismo era contro i falliti. Eleuterio ha un nesso con il concetto di libertà e il fascismo la sopprimeva). Vengono messi a fuoco i commensali: la ‘nipote’ dei coniugi, la domestica Assunta e Ingravallo (che ricorda un’altra donna, Virginia, che ricorda la domestica Assunta, che aveva visto da Liliana nel giorno di San Francesco).

Diversa bellezza delle due donne

Liliana (di cui è attratto Ingravallo) è una bellezza delicata, spirituale, stilnovista. Assunta è una popolana molto sensuale. La nipote è un’adolescente, passa inosservata agli occhi di Ingravallo. Sovrapposizione tra le due nipoti: anche la sopraccitata Virginia è una delle ‘nipoti’ di Liliana, ma se la nipotina presente al pranzo non viene ricordata, lei viene sempre ricordata e in modo inquietante, anche se non compare mai nella storia. Virginia condivide con Assunta gli occhi magnetici. Assunta richiama l’assunzione.

Nomi

Assunta e Virginia richiamano la Vergine, ma riguarda anche la storia romana in cui una donna di nome Virginia si lascia uccidere dal padre per preservare la sua purezza. Sono due nomi mariani. Liliana, invece, richiama il giglio bianco, quindi la purezza e, ancora una volta la Madonna. Gadda attribuisce questi nomi mariani (Assunta e Virginia) a personaggi non santi.

Logica antifrastica

Bisogna rovesciare di segno i nomi, mantenendo comunque il loro significato. Bisogna leggerli al contrario. Remo fa il commerciante, ma Liliana è già ricca di suo. Nel palazzo vivono tutte persone ricche sono famiglia che erano ricche prima della Guerra Mondiale, poi superati dopo la fine della guerra dai ‘pescecani’, cioè speculatori che si sono arricchiti durante la guerra (così come il padre di Liliana).

Tema del doppio

Il palazzo consta di due scale, A e B, le famiglia sono 12 (riferimento all'Eneide), distribuite su 6 piani. Al terzo piano ci sono i Balducci e la Menegazzi, una ricca signora che in seguito subisce il furto. Il palazzo è trasfigurato in un mondo favoloso dal popolo e per questo è nel mirino dei criminali. Questo mito per Ingravallo sembra il suono di uccelli, merli o merule (merli = assonanza con il nome della via che è presente nel titolo del romanzo). Per Ingravallo la malinconia di Liliana è dovuta al fatto che non sia riuscita ad avere figli. Ingravallo (il cui nome richiama il verbo ingravidare) vorrebbe avere una relazione con queste donne (anche Liliana) ma si sente escluso.

Remo tradisce la moglie (è un cacciatore di donne oltre che di animali). Non hanno avuto figli per un’incompatibilità di gameti. Lei si prende la colpa e giustifica lui, ma lei non lo avrebbe mai tradito perché molto religiosa. L’atteggiamento di Liliana verso gli uomini è condizionato da ciò, lei vede negli uomini ‘un padre in potenza’ (cioè le potenzialità di essere padre). Liliana non potendo avere figli pensa di sostituirli con ragazze che adotta come ‘nipoti’, che vengono anche dai Castelli romani (che viene definito ‘ventre fecondo’ in contrapposizione con l’infertilità di Liliana). È un’adozione provvisoria perché quando rimangono incinte, Liliana inizia a provare un sentimento ambivalente: prima le sente figlie poi le invidia, e quindi le allontana.

Traffico di fanciulle

Mescolanza di elementi pagani e cristiani della Roma antica: le nipoti sono dette ‘vergini guerriere’, poi si passa alla Roma cristiana. Ciò si riscontra anche nei nomi dei personaggi. Ingravallo fa dei referti su Liliana e in queste intuizioni è aiutato dal vino (parodia sacra in riferimento all’Ultima Cena, dato anche dal fatto che quella sia l’ultima volta in cui è invitato a cena dato che poi Liliana sarà uccisa). Malinconia di Liliana: la sua malinconia (se una parola è ripetuta più volta diviene sintomatica del personaggio) è nobilitante, stilnovistica. Liliana fa testamento prematuramente perché la sua infelicità la porta a non amare la vita. Inconsciamente desidera la morte. Dopo la sua morte, Ingravallo ricorda una loro visita al museo, dove lei fu attratta delle iscrizioni in latino su un sarcofago. È come se lei prevedesse la sua morte e la desiderava nel profondo.

Giunge un ospite che interrompe i pensieri di Ingravallo. È il cugino di Liliana, Giuliano Valdarena. Ingravallo intuisce che tra i due cugini c’è uno strano rapporto: lei si lascia corteggiare da lui, che forse lo fa per avere dei favori economici.

Tema dei gioielli

Al dito del Valdarena c’è un prezioso anello con lo stemma familiare.

Sequenza inquietante

Durante le sue passeggiate serali, Liliana è seguita da un personaggio misterioso. Una specie di Ermes. Avviene il furto al palazzo. Ingravallo sente un batticuore avvicinandosi alla folla e con lui ci sono due agenti: Pompeo e Gaudenzio (Er Biondone).

Improprietà linguistica

Le persone sbagliano, invece di ladro dicono assassino. Sbaglia anche Ingravallo. Per ciò vi sono due considerazioni: 1) c’è un’anticipazione della morte di Liliana, 2) atteggiamento di Ingravallo che passivamente si adegua, agli influenza ma è anche influenzato.

Il furto avviene il 14 Marzo (riferimento al cesaricidio che può essere ricondotto a Liliana: ella forse è uccisa dalla nipote/figlioccia, così come Cesare fu ucciso da Bruto. Ciò ci aiuta ad identificare il possibile colpevole). Ella è l'opposto comico di Liliana. Ha un modo di fare.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

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