Dipartimento di Economia
Corso di Laurea Magistrale in Economia, Finanza e Mercati
TESI DI LAUREA
IN
CREDIT RISK
La valutazione dell’affidabilità creditizia
mediante i modelli di scoring.
Applicazioni nel settore manifatturiero
RELATORE CANDIDATA
Ch.mo Prof. Veronica Migliaccio
Francesco Campanella Matr. A88/324
CORRELATORE
Ch.mo Prof.
Corrado Cuccurullo
ANNO ACCADEMICO 2017 - 2018
INDICE
INTRODUZIONE ............................................................................................................ 2
CAPITOLO 1
Modelli di valutazione delle società di rating esterni(ECAI) ........................................... 7
1.1. La nascita delle agenzie di rating ............................................................................... 7
1.2. Processo di analisi sottostante l’assegnazione del rating di un’agenzia e
determinazione del rating ........................................................................................ 12
1.3. I rating interni e le differenze con i rating esterni ................................................... 22
1.4. Gli errori storici delle agenzie di rating e le loro conseguenze ............................... 37
1.5. Il ruolo delle agenzie di rating e la loro capacità di ridurre le asimmetrie
informative ............................................................................................................... 44
1.6. Alcune tecniche per la stima del rischio di credito: Credit Metrics e portfolio view ...... 49
CAPITOLO 2
I modelli di credit scoring ............................................................................................... 60
2.1. Dal modello di Fischer al modello di Altman ......................................................... 60
2.2. L’evoluzione del modello Z- score di Altman ......................................................... 77
2.3. Il modello logit ........................................................................................................ 81
2.4. Differenze tra rating e scoring ................................................................................. 87
2.5. Le finalità dei modelli di scoring e i limiti .............................................................. 89
2.6. La validità dello Z score negli anni recenti ............................................................. 91
CAPITOLO 3
Caso pratico: La valutazione del merito creditizio di due imprese mediante
l’utilizzo dei modelli di Altman ...................................................................................... 98
CONCLUSIONI ........................................................................................................... 123
BIBLIOGRAFIA .......................................................................................................... 124
1
INTRODUZIONE
Nella prima parte di questo elaborato l’obiettivo è quello di descrivere l’industria del
rating sotto ogni suo aspetto, evidenziandone sia i lati positivi che negativi ed
illustrandone, inoltre, il ruolo socialmente svolto fin dalle origini, soffermandoci anche
sulle responsabilità di tale industria nella recente crisi finanziaria globale. I dibattiti
economici sulle agenzie di rating sono iniziati fin dalla nascita delle stesse e sono andati
ad intensificarsi nel tempo, con il crescere del potere acquistato dalle tre società più
importanti nell’industria del rating: Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch.
Nel primo capitolo, dopo aver illustrato il processo di analisi sottostante l’assegnazione
del rating di un’agenzia e le differenze con i rating interni, si analizza il ruolo delle
agenzie di rating, che è quello di eliminare o almeno attenuare le asimmetrie
informative, che creano evidentemente delle inefficienze nel funzionamento dei mercati
finanziari.
Attraverso la valutazione della solidità e solvibilità delle entità che operano nei mercati
finanziari e più specificamente di tutti gli emittenti(stati sovrani, enti pubblici o imprese
che decidono di ricorrere ai mercati finanziari per reperire fondi) dovrebbero incentivare
lo sviluppo dei mercati finanziari. Questo perché da un lato aumenterebbe il numero
degli emittenti in grado di offrire un tasso di interesse che corrisponde al proprio profilo
di rischio, dall’altro perché gli investitori avrebbero a disposizione uno strumento in
grado di fornire loro maggiori informazioni sulla qualità degli emittenti.
Se gli investitori non riescono a determinare la qualità degli emittenti o tale attività
risulta molto costosa per essi, le agenzie, beneficiando di economie di scala nella
raccolta delle informazioni, riducono i costi di reperimento delle informazioni sul
mercato e sono in grado di effettuare l’attività di osservazione e monitoraggio per conto
degli operatori finanziari in due diversi modi: se da un lato esse possono ridurre i costi
legati alla raccolta di informazioni, dall’altro rendendo consapevoli gli emittenti di
essere osservati, possono disincentivare i comportamenti opportunistici.
Le Agenzie, quando attribuiscono un giudizio di rating a un debitore, mirano a valutare
la capacità del soggetto di pagare gli interessi e di rimborsare il capitale a scadenze
.
regolari Rating più elevati riflettono l’aspettativa che l’emittente o l’emissione
presentino un evento di default con una minore frequenza rispetto a quella registrata per
2
emittenti ed emissioni con rating più bassi. Per gli emittenti che vogliono accedere al
mercato dei capitali è, quindi, di fondamentale importanza richiedere un rating.
Attraverso i giudizi di rating, infatti, si riesce a comunicare al mercato la propria qualità
creditizia.
I rating emessi dalle agenzie sono soggetti però ad alcuni limiti. Innanzitutto la
sporadicità del rapporto diretto tra agenzie di rating e aziende rappresenta un aspetto
problematico del giudizio sul merito creditizio. Ad esempio un contatto sporadico, se
non addirittura unico con l’azienda, non consente di cogliere la dinamica e i meccanismi
di generazione di competenze e conoscenze, né tantomeno di percepire quelle capacità
relazionali che giornalmente l’imprenditore esprime e che a volte possono rappresentare
una fonte di vantaggio competitivo. Inoltre l’impossibilità di accesso ad informazioni di
natura bancaria come la Centrale dei rischi, comporta per le agenzie di rating una
conoscenza incompleta dell’analisi andamentale tra imprese e sistema creditizio.
A questo si aggiunge la prociclicità delle agenzie di rating nell’attribuire i giudizi.
Emblematico in tal senso è il caso delle crisi finanziarie che si sono manifestate nel Sud
Est asiatico negli anni 1997-98, in cui esse non sono state in grado di cogliere i segnali
di un imminente fenomeno di rischio sistematico e non hanno dato quindi alcun segnale
di avvertimento, se non dopo che il periodo di turbolenza nei mercati asiatici fosse già
iniziato, e tale situazione si è ripetuta anche nella recente crisi mondiale. L’ultimo limite
è rappresentato dalla difficoltà di internalizzare nel modello di valutazione alcuni aspetti
qualitativo-gestionali delle imprese. Il modello di valutazione per l’attribuzione di un
giudizio sintetico di affidabilità dovrebbe ponderare in maniera adeguata sia gli aspetti
quantitativi, sia qualitativi delle aziende.
Infine uno dei grandi profili controversi che riguardano queste entità è costituito dai
conflitti di interesse. Al momento della loro nascita, le agenzie di rating adottavano un
modello diverso da quello attuale, per cui erano gli investitori a pagare il prezzo per
ottenere il rating previamente elaborato dall’agenzia. La circostanza per cui siano le
stesse entità interessate all’ottenimento di un rating quanto più alto possibile a
remunerare le stesse società che devono valutarle, solleva seri dubbi sull’effettiva
imparzialità che queste ultime possano mantenere. Il sospetto è che le stesse siano
spesso indotte all’assegnazione di voti eccessivamente alti al fine di evitare che
l’emittente trasferisca la propria domanda ad altre agenzie. 3
Dunque tali Agenzie, che aggiornano ed emettono di continuo nuove valutazioni, non
hanno sempre corrisposto un valido giudizio all’emittente. Sono di esempio i casi di
grandi società come Enron e Parmalat, che fino a che non giunsero al fallimento hanno
ottenuto dalle agenzie in questione degli ottimi meriti creditizi; proprio da tali
avvenimenti l’industria del rating ha ricevuto l’attenzione di un pubblico più ampio, con
l’accensione di svariati dibattiti economici riguardo l’affidabilità del processo di
calcolo, nonché le speculazioni e i conflitti d’interesse endogeni al sistema.
L’esistenza di un sistema regolamentare per la prestazione dei servizi di rating,
l’individuazione di un’autorità di vigilanza, l’adozione di regole tese a favorire
l’aumento della concorrenza sul mercato del rating, la previsione di obblighi informativi
a carico delle agenzie di rating al fine di aumentare la trasparenza, sono tutti punti sui
quali le autorità regolamentari sono intervenute per delineare un quadro normativo che
garantisse un efficiente funzionamento dell’attività di rating all’interno del mercato
finanziario.
Tuttavia la pesante crisi che ha colpito i mercati finanziari globali, a seguito
dei mutui “subprime”, ha posto
dell’insolvenza ancora una volta l’accento sulle
problematiche relative al rischio di credito. La misurazione e la gestione del rischio di
credito hanno assunto negli ultimi anni sempre maggiore importanza nel processo di
gestione dei rischi da parte delle istituzioni finanziarie, infatti negli ultimi anni alcune
delle maggiori istituzioni finanziarie internazionali hanno investito ingenti quantità di
risorse umane ed economiche nello sviluppo di metodologie quantitative per la
misurazione ed il controllo del rischio di credito. Quest’ultimo rappresenta il rischio che
un evento inatteso, relativo alla capacità di rimborso o al merito creditizio di una
controparte, nei confronti della quale esiste un’esposizione, faccia variare il valore di
mercato della posizione creditizia. Il rischio di credito, dunque, ha origine dalla
potenziale variazione del merito creditizio di una controparte, che si concretizza in una
diminuzione di valore della posizione. Pertanto, per un istituto di credito diventa
centrale elaborare modelli per la previsione delle insolvenze e per il monitoraggio del
proprio portafoglio clienti.
Per questo motivo nel secondo capitolo si analizzano i modelli di scoring, che sono
utilizzati per la previsione dell’insolvenza di un’impresa e sono ottenuti dall’opportuna
combinazione della tradizionale analisi di bilancio e di particolari tecniche statistiche. Si
4
tratta di modelli a più variabili, che utilizzano come input i principali indici economico-
finanziari di un’impresa, ai quali vengono attribuite precise ponderazioni, arrivando così
a produrre una valutazione del merito creditizio, sintetizzata in un valore
numerico(score), che è rappresentativo della probabilità di insolvenza. In base al
punteggio ottenuto, l’azienda sarà considerata più o meno rischiosa. Per esempio le
imprese affidabili presentano punteggi generalmente alti e quelle insolventi punteggi
bassi. Una volta calcolati i punteggi e le relative fasce di rischio, è possibile che la
banca stabilisca un valore soglia(cut-off score), al di sotto del quale le richieste di
finanziamento vengono respinte o sottoposte a revisione.
In particolare, viene analizzato lo Z-Score di Altman, illustrandone le variabili utilizzate
e la sua evoluzione, fino al suo adattamento alle imprese non quotate e non
manifatturiere. Inoltre Altman, Hartzell e Peck hanno derivato dall’ultima versione del
di scoring, denominato Z”
modello score, un ulteriore schema di analisi chiamato EM-
score, che consente di convertire lo score in un giudizio di rating alfabetico.
Il primo modello analizzato è l’analisi discriminante lineare, che consiste in una tecnica
di classificazione finalizzata a tracciare un confine capace di separare il gruppo di
imprese affidabili, da quello di imprese insolventi. Tale separazione avviene in base ad
detta appunto “discriminante”.
una funzione
Proposta per la prima volta da R. A. Fisher nel 1936, essa rientra nella categoria dei
modelli che utilizzano un approccio multivariato, così denominato perché combina in
una funzione diversi segnali ricavati da diverse variabili. Questo tipo di approccio può
essere considerato l’evoluzione dell’approccio univariato, il quale esamina
singolarmente i diversi indicatori (non combinandoli insieme in un’unica misura
quantitativa), cercando di percepire gli elementi in grado di illustrare i punti deboli
dell’impresa, lo stato attuale e i condizionamenti che gravano sul suo sviluppo futuro. Il
passo successivo non può che essere quello di cercare di combinare insieme tutti i
segnali che arrivano dalle diverse variabili e cercare di ottenere un segnale complessivo,
che individui in misura sintetica lo stato di salute dell’impresa dal punto di vista dei
creditori. ‘60,
E. Altman, alla fine degli anni ha applicato con successo l’analisi discriminante
lineare alla previsione delle insolvenze: anche se questa tecnica era stata impiegata in
studi precedenti, la pubblicazione dell’articolo di Altman ha aperto la strada ad un
5
nutrito filone di critiche ed estensioni, oltre che ad applicazioni in molti paesi.
L’obiettivo era quello di ottenere, tramite una combinazione lineare di variabili
finanziarie, un punteggio per ogni impresa appartenente al campione (punteggio
chiamato Z-Score) che permettesse di distinguere le imprese sane da quelle insolventi.
La classificazione delle società in questo modello avviene confrontando lo score
calcolato sulle variabili dell’impresa e un intervallo di cut-off; l’autore infatti individua
tre intervalli, tra cui un’area grigia (o zona di ignoranza) nella quale gli errori di
classificazione sono più elevati.
La grande diffusione del modello di Altman è dovuta alla semplicità di utilizzo unita a
una soddisfacente affidabilità delle previsioni offerte. In seguito al successo ottenuto
con il primo modello, lo studioso statunitense lo implementò creando delle versioni
aggiornate con nuovi parametri e indici di bilancio, in modo da ottenere uno strumento
più preciso ed applicabile in maniera più diffusa.
Nel terzo capitolo vengono analizzati due casi di aziende manifatturiere, sottoposte alla
valutazione del merito creditizio attraverso il modello E-M score di Altman, che
consente di associare ad uno score il giudizio di rating in base alla scala S&P.
Come la maggior parte dei modelli di credit scoring, l’E-M score viene determinato
moltiplicando ogni indice di bilancio per il rispettivo parametro e sommando
successivamente i risultati, considerando in questo caso anche il termine costante 3,25,
al fine di standardizzare i punteggi, in modo da ottenere uno score di zero per i bond
con rating D (default). Grazie alla standardizzazione degli score, l’E-M score si avvicina
molto agli algoritmi utilizzati dalle agenzie di rating. 6
CAPITOLO 1
Modelli di valutazione delle società di rating esterni (ECAI)
1.1 La nascita delle agenzie di rating.
Le agenzie di rating sono società private che, al termine di studi e ricerche, producono
informazioni ed esprimono giudizi sulla solvibilità degli emittenti, pubblici o privati, di
titoli e dei prodotti di natura finanziaria. Tali agenzie sono denominate ECAI(External
Credit Assessment Institution) e rappresentano dei fornitori di giudizio circa il merito
creditizio dei clienti di quelle banche che, non avendo ancora implementato un sistema
1
di rating interno(IRB), hanno adottato il metodo Standard .
La nascita delle agenzie di rating è considerata l’innovazione finanziaria più importante
del XX secolo. Lo sviluppo delle agenzie di rating infatti rappresenta un fenomeno
relativamente recente, infatti appaiono sullo scenario internazionale solamente agli inizi
del Novecento, quando il mercato obbligazionario esisteva da almeno tre secoli. Gli
investitori non sentirono per così tanto tempo l’esigenza di avere un rating perché la
maggior parte delle obbligazioni erano sovrane o garantite dallo Stato e quindi era
ragionevole assumere la piena solvibilità delle stesse. Verso la metà dell’Ottocento
numerosi Stati americani hanno emesso obbligazioni sia nei mercati nazionali, sia
internazionali per finanziare la realizzazione di infrastrutture come ferrovie, ponti e
strade. Tali titoli vengono immediatamente rimborsati al verificarsi del default di nove
stati federali che avevano emesso questi titoli e la situazione è passata in mano ai
privati. Infatti il rapido sviluppo dell’industria ferroviaria nell’800 e l’ingente necessità
di finanziamenti pubblici e privati che il settore richiedeva hanno determinato la nascita
del mercato privato dei capitali.
All’avanzare dello sviluppo industriale, cresce il fabbisogno finanziario per la
costruzione delle infrastrutture necessarie a supportare l’industrializzazione. Questo
fabbisogno viene soddisfatto con l’emissione di obbligazioni private. L’ostacolo
principale incontrato dalla diffusione di queste obbligazioni era, ed è, rappresentato
dalle asimmetrie informative, le quali rendono difficoltosa l’acquisizione della fiducia
1 Il sistema di rating Standard fonda la valutazione del merito creditizio in base al giudizio di rating
attribuito agli affidati da apposite agenzie esterne alle banche. Il sistema IRB Invece fonda la valutazione
del merito creditizio sul giudizio di rating attribuito agli affidati direttamente dalle b
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Valutazione finanziaria
-
Valutazione Piaggio
-
Valutazione - logiche valutative - Appunti
-
Valutazione finanziaria