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IL PATRIMONIO DI VIGILANZA NELLE BANCHE

Studente

Roberto Manuppella

matr. use2007364

Corso di Laurea in ECONOMIA AZIENDALE E MAGEMENT (Classe L-18)

Anno accademico 2016/2017

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI NICCOLO’ CUSANO

1

SOMMARIO

Introduzione 3

........................................................................................................

Brevi cenni storici .................................................................................................. 4

Capitolo 1: Considerazioni generali sul capitale delle banche e adeguatezza

......................................................................................................... 5

al rischio

1.1 Gli strumenti .............................................................................................. 5

1.2 Elementi materiali ed immateriali del capitale .............................................. 6

...................................................................................... 7

Capitolo 2: Basilea 3

2.1 Struttura e composizione del patrimonio di vigilanza .................................. 7

2.2 Assestamenti degli elementi del patrimonio di vigilanza (deduzioni) 8

............

2.3 La copertura delle perdite con Basilea 3 ...................................................... 8

Riflessioni conclusive/Bibliografia 10

..........................................................................

2

Introduzione

Giova affrontare l’argomento relativo al patrimonio di vigilanza nella banca partendo da

considerazioni di carattere “reale” afferenti al vissuto economico quotidiano, quello della

casa per esempio e dei consumi delle famiglie. Quell’ambito, cioè, dei soggetti in surplus

in cui la banca soffre di un certo tipo di visibilità che ne sminuisce il pur preponderante

valore in ordine alla funzione esclusiva, ad essa demandata, di raccolta e distribuzione del

risparmio. Non possiamo, infatti, non considerare quanto risulti opaco l’attivo di una banca

agli occhi dei consumatori e quanto appaia deleteria, ai medesimi che osservano col senno

del poi, benché ordinariamente opportuna, l’attività cd. di “asset transformer” anche unita

ad un livello speculativo dell’impiego di passività monetarie: un contesto di asimmetria

informativa nel quale vivono in equilibrio precario le aspettative del depositante al dettaglio

e quelle dell’intermediario creditizio (non dimentichiamo che il depositante al dettaglio non

gode di economie di scala e non dispone di competenze tecniche sufficienti che lo

incentivino al monitoraggio). Da non trascurare inoltre il “rischio reputazionale” che

spesso spinge l’intermediario a sottovalutare i segnali di crisi emessi dal bilancio. La

solvibilità condizionata diventa quindi materia preminente per il management della banca

ed al contempo ben si presta ad essere l’incipit delle considerazioni che faremo in questa

brevissima trattazione sul patrimonio di vigilanza della banca.

Maggiore consapevolezza del rischio endemico di controparte, generalizzate spinte

europeiste all’integrazione in un comune framework di norme, il contagio innescato dalla

crisi sistemica americana “dei subprime” del 2008 (fallimento Lehman Brothers),

rappresentano alcuni degli elementi che porteranno ad una radicale revisione degli

atteggiamenti e dell’attenzione delle istituzioni governative nazionali; verrà infatti ampliata

la sfera degli adempimenti di natura prudenziale e si darà il via ad una penetrazione sempre

più profonda della regolamentazione negli aspetti qualitativi e quantitativi del capitale

bancario col duplice fine di standardizzare e di strutturare strumenti di vigilanza efficaci,

capaci di scongiurare o mitigare gli impatti sociali della crisi dell’intermediario bancario.

Il presente lavoro si propone di illustrare, benché in modo assai sintetico, le ragioni di

esistenza e la struttura del patrimonio di vigilanza delle banche in ordine alla funzione che

esso assolve di barriera al fenomeno del contagio da parte della banca in crisi. La breve

trattazione è articolata in due capitoli, preceduti da un cenno sulla evoluzione storica degli

accordi di Basilea. Nel primo capitolo si traccia un quadro generale sulla natura e

composizione ottimale del capitale della banca in funzione del rischio di credito atteso, nel

secondo si affronta in dettaglio il contenuto di Basilea 3, ovvero l’accordo attualmente in

vigore. 3

A margine delle considerazioni proprie della tesina, lo scrivente intende evidenziare la ragione un po’ “sui

generis” che lo ha stimolato alla scelta dell’argomento: a fine anno 2009, recandosi presso l’agenzia locale

del Monte dei Paschi di Siena per l’ennesima richiesta di rinegoziazione del debito di scoperto di conto

(l’attività era svolta, presso l’unica banca di riferimento per l’azienda, nell’ambito della mansione di

contabile della Società Rossi Oftalmica S.r.l., attiva dal 1974 nella produzione e vendita di lenti di alta

gamma, oftalmiche e non, per occhiali, poi fallita nel 2012) si vide redarguire dal direttore con veemenza

tanto singolare quanto insospettata (che fino ad allora mai si era vista in quella persona dal carattere mite

e collaborativo). Il direttore si alza in piedi e indicando l’uscita, con voce altissima dice: &ldq

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/11 Economia degli intermediari finanziari

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lequirz di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia degli intermediari finanziari e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica Niccolò Cusano di Roma o del prof Cardi Cristiana.
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