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1. Introduzione

Normalmente la via urinaria è sterile e molto resistente alla colonizzazione batterica;

tuttavia, l'infezione del tratto urinario (UTI) è la più comune infezione batterica in

giovani donne, in gravidanza e in pre-post menopausa [1]. Fattori di rischio quali diabete,

immunosoppressione, cateterismo vescicale portano a una maggiore probabilità di

contrarre una patologia a carico del sistema urinario [2]; questi fattori sono intrinseci e

non modificabili, mentre ne esistono altri efficaci come l'assunzione attraverso integratori

alimentari di particolari sostanze che possono favorire una riduzione del rischio di UTI.

A causa della natura cronica delle UTI e della potenziale resistenza antibiotica, oggi la

ricerca è volta sempre più all'individuazione di un approccio naturale punta in primo

luogo a ridurre il rischio di insorgenza di queste infezioni e a coadiuvare il trattamento

farmacologico; la ricerca clinica suggerisce infatti numerose opzioni naturali per la

prevenzione a lungo termine. 3

1.1 Cenni anatomici del sistema urinario

Fig. 1 - Apparato urinario femminile

L'apparato urinario è l'insieme di organi e di strutture finalizzati all'escrezione dell'urina o

di altri prodotti del catabolismo; la funzione principale dell'apparato è l'eliminazione dei

rifiuti metabolici, principalmente dei composti azotati quali l'ammoniaca che viene

convertita in urea tramite il ciclo dell'urea. L'escrezione di questa e altre molecole viene

attuata dai nefroni, unità fondamentale dell'apparato urinario.

L'apparato urinario è costituito da

• alte vie urinarie: reni (ghiandole che secernono l'urina), calici, pelvi renali e ureteri;

• basse vie urinarie: vescica (serbatoio dell'urina) e uretra (condotto per l'emissione

dell'urina).

L'uretra femminile nell'adulto è lunga in media 3-4 cm e sfocia nel vestibolo vaginale,

mentre l'uretra maschile nell'adulto è di circa 18-20 cm e sfocia direttamente all’esterno

(solo un breve tratto iniziale in realtà è considerato di esclusivo appannaggio dell’apparato

urinario, mentre la restante parte, successiva allo sbocco delle vie spermatiche, è condivisa

con l’apparato genitale). 4

1.2 Le infezioni del sistema urinario

Fig. 2 - Infezioni del tratto

urinario

Le infezioni a carico del sistema urinario spesso colpiscono una parte o un tratto delle vie

urinarie; quando l'infezione è a carico delle basse vie urinarie è conosciuta con il nome di

cistite semplice (ovvero infezione della vescica), mentre nel caso colpisca le vie superiori

si parla di pielonefrite (ovvero infezione del parenchima, dei calici e della pelvi renale). I

sintomi di una infezione a carico delle vie urinarie inferiori includono una minzione

dolorosa, la necessità frequente e ripetuta di mingere (pollachiuria) e l'urgenza di mingere,

ovvero l'impossibilità di procrastinare la minzione. I sintomi della pielonefrite includono

invece febbre e dolore addominale al fianco, in aggiunta ai sintomi di infezione delle basse

vie urinarie. L'agente che più spesso è causa di entrambi i tipi di infezione è l'Escherichia

coli, anche se, con minore frequenza, possono essere chiamati in causa altri batteri, virus o

funghi. 5

1.3 Epidemiologia Fig. 3 - Schema sulle differenze anatomiche

dell'apparato urinario femminile e maschile

Le infezioni urinarie sono le infezioni batteriche più frequenti nel sesso femminile [2] e

rappresentano, dopo quelle respiratorie, le patologie infettive di più frequente

osservazione in ambito comunitario collocandosi tra le più frequenti cause di morbilità, di

visita ambulatoriale e di costi sanitari. L’impatto finanziario, dovuto all’elevata incidenza

delle UTI in Italia, risulta essere importante: da uno studio effettuato in collaborazione

con 120 urologi risulta che il 40% del loro tempo di lavoro in un anno è dedicato

esclusivamente a visite per infezioni urinarie [3]. Vanno inoltre considerati tutti i costi

dovuti alle prescrizioni: si stima che in Italia le infezioni urinarie trattate con terapia

antibiotica siano circa 6,5 milioni all'anno, e inoltre vanno considerate le spese per visite

domiciliari, le ospedalizzazioni per comparsa di complicazioni e per cronicizzazione e

tutti quei costi non strettamente legati al sistema sanitario, come ad esempio i giorni di

malattia [4]. Le infezioni delle basse vie urinarie non complicate, prevalentemente cistiti,

rappresentano l’80% di tutte le UTI, il 40-50% delle donne ne subisce un episodio durante

la loro vita e circa il 10% sviluppa almeno una infezione ogni anno [5]. Le recidive sono

così frequenti da rappresentare quasi la regola: quasi la metà dei soggetti, infatti,

svilupperà una seconda infezione nell'arco di un anno e il 20% dopo un primo episodio

acuto presenterà infezioni ricorrenti caratterizzate da tre o più episodi ogni anno.

Tra i 20 e i 50 anni, le UTI sono fino a 50 volte più frequenti nelle donne in relazione

all’attività sessuale; il picco di incidenza si verifica nella fascia d'età compresa tra i 16 ed i

35 anni [3] . 6

2. Patogenesi

I batteri che causano le infezioni delle vie urinarie in genere penetrano nella vescica

attraverso l'uretra. Si ritiene che i batteri che colonizzano l'uretra provengano

dall'intestino. Le donne sono decisamente più a rischio a causa della loro anatomia: la

breve uretra e la maggiore vicinanza dell'ano favoriscono infatti l'infezione. Dopo essere

penetrati alcuni batteri come l'Escherichia coli sono in grado di aderire alla parete

vescicale e formare un biofilm che è in grado di resistere alla risposta immunitaria

dell'organismo ospite.

2.1 Batteri responsabili delle infezioni urinarie

La maggior parte delle infezioni urinarie non complicate è causata da batteri Gram-

negativi di origine intestinale. Escherichia coli (fig. 4) è il microrganismo più

requentemente isolato nelle donne affette da infezioni acquisite in comunità, con

f

incidenze che oscillano dal 75% al 90% [7], altri batteri isolati appartengono alle

Enterobacteriaceae, (Tab. I). Nelle UT complicate e in quelle nosocomiali le percentuali

si spostano a favore di germi quali Krebsiella, Proteus, Pseudomonas, ecc [6]. 7

Fig. 4 Escherichia coli Tabella I

Uropatogeni nelle UTI non complicate

E.coli 74,20%

Enterococcus faecalis 3,90%

Staphylococcus aureo 3,70%

Proteus mirabilis 3,40%

Proteus spp. 1,10%

Enterococcus spp. 1,10% 8

2.2 Resistenza antibiotica e cronicizzazione della malattia

La presenza di strutture specializzate quali fimbrie o pili permettono ai batteri di permanere

adesi in vescica in condizioni ottimali alla loro sopravvivenza e riproduzione.

Fimbrie e pili sono termini intercambiabili utilizzati per designare brevi, strutture simili a peli

sulla superficie delle cellule procariote. Le fimbrie sono molto comuni nei batteri Gram-

negativi, ma si riscontrano anche in alcuni archeobatteri e batteri Gram-positivi [8-9].

L’attacco di specie di E.coli uropatogeni (UPEC) alle cellule epiteliali o a componenti

mucosali secrete dalle cellule ospiti è regolato da specifiche interazioni tra componenti

batteriche di superficie (adesine) e i recettori della cellula ospite.

Le adesine possono trovarsi sia su organelli superficiali filamentosi (pili o fimbrie) sia sulla

membrana esterna del batterio. tudi sperimentali hanno dimostrato come ceppi uropatogeni

S

d i Escherichia coli (fig.4), grazie a pili di tipo 1, possono invadere le cellule uroteliali e

all’interno di esse moltiplicarsi in un sistema biofilm-like, protette dagli attacchi immunitari;

alcuni elementi microbici si staccano dal biofilm endocellulare e invadono il lume vescicale,

altri possono permanere dentro o tra le cellule, acquisendo peculiarità che li rendono meno

sensibili alle insidie immunitarie e farmacologiche, costituendo il réservoir per successive

infezioni e spiegando, così, una possibile evoluzione di eventi che sottendono la ricorrenza

delle infezioni. Inoltre, i microrganismi possono trovare ricettacolo nel biofilm organico che

si deposita, soprattutto nelle infezioni croniche, sulla superficie uroteliale e sui corpi estranei

(cateteri, stent, ecc.), ricevendone protezione contro i soventi inefficaci trattamenti terapeutici

[10].

L’incrementato ricorso agli antibiotici, in particolare quelli ad ampio spettro, ha determinato

un aumento della resistenza batterica a questi farmaci; Per questo motivo è importante

stabilire una corretta politica sull’uso razionale degli antibiotici: utilizzarli solo se necessari

(selezionando le molecole in base ai dati epidemiologici delle resistenze locali), al corretto

dosaggio e con una adeguata durata della terapia. 9

2.2.1 Urinocoltura e antibiogramma

L'urinocoltura è un esame che valuta la presenza o meno di microrganismi nelle urine. Il

5

valore soglia per rendere significativa la concentrazione di batteri nelle urine deve essere >10

UFC , e per la valutazione si preleva il “mitto intermedio” in quanto il primo mitto non

risulterebbe attendibile per la presenza di batteri commensali nell'uretra.

L'antibiogramma permette di valutare se un determinato batterio è sensibile a uno specifico

antibiotico. Si tratta di un esame molto utile per determinare la terapia più adatta nelle

infezioni urinarie. Attraverso questo test si può determinare la MIC (minima concentrazione

inibente) e la MBC (massima concentrazione battericida) di ogni antibiotico, attraverso

metodi quali il metodo per diffusione su piastra (fig. 5): il microrganismo viene inoculato in

terreni di coltura contenenti diversi tipi di antibiotici e si osserva la presenza o meno di un

accrescimento e quindi la presenza in caso di inibizione di aloni di inibizione [11].

Fig.5 - Metodo per diffusione 10

3. Classificazione delle infezioni urinarie

Le UTI sono state classificate in vario modo, in base alla presenza o meno di sintomi, alla

sede (alte o basse vie urinarie), all'andamento clinico e temporale (acuta o cronica, isolata o

recidivante) e alla gravità (complicata o non complicata).

3.1 Infezioni delle vie urinarie inferiori (cistite)

Fig. 6 - Immagine 3D Escherichia coli

Il termine generico di cistite indica l'infiammazione della vescica indipendentemente

dall'eziologia (infettiva, allergica, chimica, immunitaria o da agenti fisici). Trattando le UTI,

si farà riferimento in modo particolare alla cistite batterica acuta che è una delle più frequenti

malattie umane. Le forme croniche sono più frequentemente determinate da altre cause

(allergica, chimica, immunitaria, agenti fisici, infezione tubercolare, parassiti). 11

3.2 Infezioni delle vie urinarie superiori (pielonefrite)

La pielonefrite è una malattia infiammatoria, acuta o cronica, del rene e della pelvi renale, di

solito accompagnata da un'infezione del tessuto parenchimale dell'organo. La sintomatologia

della malattia è caratterizzata da febbre, dolore lombare e sintomi a carico del tratto urinario

inferiore.

L'origine della pielonefrite è batterica e le vie attraverso cui si diffonde l'infezione possono

essere diverse.

3.3 Infezioni complicate e non complicate

Le infezioni non complicate sono infezioni di origine ambientale, comuni nelle donne giovani,

mentre le infezioni complicate sono spesso nosocomiale (contratte in ospedale) e associate

alla cateterizzazione; interessano persone con anomalie urologiche, donne gravide, soggetti

immunodepressi, diabetici, con ostruzione del flusso urinario.

3.4 La cistite interstiziale

La cistite interstiziale/sindrome della vescica dolorosa è una patologia cronica e disabilitante

ad eziologia sconosciuta, caratterizzata da frequenza urinaria, urgenza, nicturia, senso di peso

sovrapubico e dolore pelvico. La reale prevalenza della patologia varia da 10 a 500 casi su

100000 donne; la malattia ha un impatto negativo su svariati aspetti della qualità della vita

come la vitalità, la serenità, la voglia stessa di vivere e la salute mentale, in più il dolore

cronico e la sintomatologia spesso portano a sintomi di depressione [12]. L’unico esame che

può diagnosticare la CI con certezza è la cistoscopia in idrodistensione (fig. 8). In anestesia

totale, la vescica viene distesa usando acqua o una soluzione fisiologica.

In pazienti affetti da CI, di solito la capacità vescicale è sotto la norma (meno di 800 cc), la

parete vescicale presenta emorragie puntiformi e nei casi più severi le ulcere di Hunner. 12

Fig. 8 - Cistoscopia in idrodistensione. Le

frecce rappresentano la parete vescicale nella

quale si notano le emorragie

Anche se non esistono terapie efficaci in modo uniforme, sono attualmente disponibili molte

opzioni di trattamento. La ricerca attuale si concentra sulla causa, la diagnosi e il trattamento

della CI [13]. A differenza delle comuni forme di cistite, quella interstiziale non è causata da

batteri e non risponde alle convenzionali terapie con antibiotici; ne soffrono quasi

esclusivamente le donne. La cistite interstiziale altera la struttura della parete vescicale

riducendone progressivamente l’elasticità e quindi la compliance ovvero la capacità della

vescica di mantenere invariata la pressione al suo interno pur aumentando il volume di urina

raccolta. La cistite interstiziale altera quindi le proprietà viscero-elastiche di parete fino quasi

ad azzerare la capacità di trattenere le urine. 13

4. Cause e fattori di rischio favorevoli

Fig. 9 - Schema del processo di infiammazione urinaria

Le patologie urinarie colpiscono soprattutto le donne in quanto l'anatomia femminile (uretra

più corta rispetto all'uomo) favorisce l'ingresso nelle vie urinarie di microrganismi patogeni.

I rapporti sessuali, la gravidanza, il cateterismo e il diabete favoriscono la comparsa di episodi

di cistite. Negli uomini il ripetersi della cistite è spesso dovuto a prostatite batterica cronica.

Anche le ostruzioni delle vie urinarie (calcoli renali, ipertrofia prostatica) possono indurre una

cistite; analizzeremo di seguito le varie cause e fattori di rischio delle infezioni urinarie . 14

4.1 Stipsi Fig. 10 rapporti anatomici vescica-intestino

La stipsi ha un importante ruolo nelle infezioni urinarie in quanto il ristagno delle feci

nell'ultimo tratto dell'intestino porta ad una proliferazione dei batteri quali Escherichia coli

che venendo in contatto con l'uretra essendo dotati della capacità di risalirla (fig.10), portano

ad una contaminazione. La situazione più frequente è rappresentata dalla stipsi cronica da

disfunzione motoria del colon, da disfunzione ano-rettale e da alterazioni psico-

comportamentali. La stasi fecale può ripercuotersi a livello urologico, ginecologico e sessuale

[14]. Per questo motivo è fondamentale curare l'alimentazione assumendo molte fibre che

facilitino il transito intestinale e l'evacuazione. 15

4.2 Attività sessuale

Si possono sviluppare cistiti post-coitali per diverse ragioni: prima di tutto per motivi

anatomici, in quanto come già detto, la vagina è a stretto contatto con l’uretra che nella donna

è più corta rispetto all’uomo, questa brevità dell’uretra femminile facilita la risalita dei germi

in vescica. Il fatto che la vagina sia così vicina all’uretra, fa si che i traumi meccanici come

quelli di un rapporto sessuale, specialmente se non ci sia una lubrificazione ottimale, o ci sia

dispareunia, facilitino l’insorgenza della cistite.

Inoltre è abbastanza facile che l’uretra venga contaminata dalla presenza di microrganismi

provenienti dalla vagina se per esempio è in corso una vaginite (infezione della vagina).

Anche il fatto di non svuotare la vescica prima e dopo il rapporto, potrebbe concorrere a

facilitare l’insorgenza di cistiti post coitali, per cui una buona regola preventiva, è quella di

urinare prima e subito dopo il rapporto. I fattori predisponenti della cistite post-coitale sono:

• Infezioni vaginali: è importante escludere la presenza di vaginiti di varia natura (batterica,

da candida, virale) che frequentemente si associano alla cistite, e ristabilire un equilibrio

dell’ecosistema vaginale, se questo è alterato, al fine di prevenire nuovi episodi

• Tono dei muscoli perivaginali : una condizione di ipertono del muscolo elevatore dell’ano,

che spesso si associa anche a dispareunia. In questo caso è fondamentale insegnare alla

paziente come rilassare la muscolatura pelvica attraverso esercizi specifici, massaggi ed

eventualmente biofeedback , ciò è fondamentale per evitare recidive della cistite e il dolore

durante i rapporti.

• Ormoni : anche la componente ormonale è importante: è necessario infatti valutare se esiste

una condizione di ipoestrogenismo (carenza di estrogeni) a livello vaginale che si può

verificare tipicamente in menopausa, ma anche in età fertile per varie cause come assunzione

di pillola, cerotto o anello contraccettivo, amenorrea (assenza del ciclo mestruale)

ipoestrogenica, puerperio, allattamento [15]. 16

4.3 Gravidanza

Fig. 11 Rappresentazione anatomica donna in gravidanza

Le infezioni batteriche delle vie urinarie in gravidanza costituiscono un evento molto precoce

e l'incidenza della batteriuria asintomatica riportata dai vari autori varia tra 2 e 10 %; gli

agenti eziologici implicati nella batteriuria delle infezioni del tratto urinario sono gli stessi sia

nella donna gravida che nella donna non gravida: Escherichia coli è il patogeno più comune

(70-80% degli isolati), ma anche Klesbiella pneumoniae, Proteus spp, Pseudomonas

aeruginosa, Streptococchi, Enterococchi. Le batteriurie asintomatiche e sintomatiche sono di

facile riscontro nella donna durante la gravidanza. La prima è definita come la presenza di

una batteriuria significativa senza sintomi di un'infezione acuta del tratto urinario, mentre la

seconda può essere divisa come infezione delle basse vie (cistite) o delle alte vie

(pielonefrite). Il rischio di batteriuria durante la gravidanza aumenta a causa delle alterazioni

17

fisiologiche che il sistema urinario subisce, sia ormonali che anatomiche (fig.11): dilatazioni

delle pelvi e degli ureteri, con diminuzione della peristalsi uretrale accentuata anche

dall'endotossina di Escherichia coli, dislocazione della vescica con riduzione del tono e

aumentata capacità. Tali modifiche non solo favoriscono le infezioni urinarie, ma

diminuiscono anche le risoluzioni spontanee per cui molte delle colonizzazioni pregresse si

trasformano in vere infezioni sintomatiche [16].

4.4 Diabete

Fig. 12 Il diabete nel mondo

Il diabete è una malattia dismetabolica caratterizzata da un aumento del glucosio nel sangue.

Nelle fasi iniziali la diagnosi è biochimica (aumento della glicemia, poi della glicosuria). 18

Solo quando la malattia è più avanzata compaiono sintomi suggestivi di un diabete che ha

iniziato a dare scompensi sistemici rilevanti. I sintomi di attenzione sono le infezioni

recidivanti da Candida (specialmente le vaginiti micotiche), l’astenia, la sete aumentata

(“polidipsia”), la poliuria, l’aumento di peso, specie a livello addominale, l’ipertensione, la

depressione, le infezioni sistemiche.

Tra le comorbilità frequenti e trascurate del diabete ci sono proprio le cistiti recidivanti che

possono comparire anche nelle fasi iniziali della malattia, specie quando il controllo glicemico

non è adeguato, il diabete triplica il rischio di cistiti. Il meccanismo fisiopatologico può essere

molteplice: da un lato la perdita di glucosio nelle urine (“glicosuria”) può costituire un terreno

ottimale per la replicazione batterica, specialmente dell’Escherichia coli; dall’altro la

disregolazione glicemica sistemica potrebbe ridurre l’efficacia di barriera dello strato di

glicosaminoglicani, sostanze che, in condizioni ottimali, proteggono le cellule che rivestono la

vescica (“urotelio”) dall’acidità dell’urina ed entro certi limiti, dalle aggressioni batteriche.

Non ultimo, l’aumento delle molecole infiammatorie tipico del diabete potrebbe concorrere a

una sregolazione complessa dei meccanismi di difesa (cellulari e non) che aumenta la

vulnerabilità alle aggressioni batteriche, anche in vescica. Infatti, il diabete è caratterizzato da

un’aumentata vulnerabilità sistemica alle infezioni (batteriche, in primis), di cui la cistite

micotica può essere la trascurata punta dell’iceberg. La raccomandazione pratica è di

controllare bene il diabete, anche se è difficile; in caso di vaginiti da Candida e cistiti, cercare

questo patogeno anche in vescica (candiduria) e, in caso di cistiti recidivanti, controllare

(anche) la glicemia [17]. 19

4.5 Cateterismo delle vie urinarie

L’inserimento di un catetere urinario può indurre un’infiammazione dell’uretra, consentendo

ai batteri di risalire in vescica, nello spazio situato tra la mucosa uretrale e il catetere.

Questa modalità di infezione è quella predominante nel sesso femminile a causa della brevità

dell’uretra e della contaminazione con la flora anale. La contaminazione intraluminale è meno

frequente, ed è correlata al reflusso di patogeni dal sistema di drenaggio nella vescica.

Tale contaminazione si verifica con il mancato funzionamento del drenaggio chiuso o con la

contaminazione delle urine nella sacca di raccolta. La durata della cateterizzazione è il più

importante fattore di rischio per lo sviluppo di una batteriuria associata alla cateterizzazione.

La maggior parte dei pazienti cateterizzati svilupperà una batteriuria entro 30 giorni

dall’inserimento del catetere, un termine temporale utilizzato per distinguere la

cateterizzazione a breve termine da quella a lungo termine.

Nel corso della degenza, una percentuale di pazienti compresa tra il 15 e il 25% va incontro a

cateterizzazione urinaria. In un terzo dei casi, il catetere viene lasciato in sede per meno di un

giorno, mentre sia la durata media che mediana sono comprese tra 2 e 4 giorni. La batteriuria

associata a catetere è responsabile di almeno una giornata in più di ospedalizzazione rispetto a

quella del paziente non batteriurico. Nelle infezioni urinarie associate alla presenza di

catetere, un ruolo molto importante è svolto dalla formazione di un biofilm, una vera e propria

barriera alla penetrazione degli antibiotici formata da un esopolisaccaride. Il biofilm è un

accumulo di microrganismi e dei loro frammenti di acido nucleico all’interno di un mezzo

mucopolisaccaridico, che insieme concorrono a formare una comunità strutturata su una

superficie solida. I biofilms sono ubiquitari. Nel contesto della pratica urologica, se ne

evidenzia la presenza sui cateteri, nelle sacche di drenaggio, sui corpi estranei e sulle

protesi[18]. 20

4.6 Menopausa

Fig. 13 Confronto tra la mucosa vaginale di una donna in età fertile e la mucosa

vaginale atrofica di una donna in menopausa

Il tratto urogenitale è sensibile all'effetto di estrogeno e progesterone durante tutta la vita

adulta (fig. 13). Generalmente le donne in età fertile sono le più colpite dalle cistite con

recidive e in una certa misura le donne in menopausa sono colpite da UTI ricorrenti [20].

Studi epidemiologici hanno individuato nella carenza di estrogeni l'eziologia dei sintomi del

basso tratto urinario verificatisi dopo la menopausa.

Anche se ad oggi il ruolo della terapia estrogenica sostitutiva rimane controversa, il suo

utilizzo nel trattamento di donne che lamentano atrofia urogenitale è ormai ben consolidata

[19]. La mancata produzione di ormoni da parte delle ovaie rende la mucosa della zona

genitale più esposta all’attacco dei batteri. Si può allora ricorrere alla terapia ormonale

sostitutiva anche locale restituisce un buon equilibrio ormonale.

4.7 Altri fattori

Per questo tipo di patologie è stata accertata una certa familiarità, una predisposizione per le

infezioni urinarie date da anomalie anatomico-funzionali e metaboliche, altri fattori di rischio

includono una marcata iperplasia della prostata [21]. 21

5. Trattamenti

Per il trattamento delle patologie urinarie sono due gli approcci adottati: nel primo caso si

tratta di un approccio tradizionale mediante l'utilizzo di terapie antibiotiche e un secondo, che

analizza le sostanze naturali in grado di apportare grandi benefici senza i gravi effetti che

caratterizzano i primi.

5.1 Trattamenti tradizionali (terapie antibiotiche)

Fig. 14 Struttura Fluorochinoloni e alcuni esempi

I criteri generali per l’utilizzo di un antibiotico nel trattamento delle infezioni del tratto

genito-urinario sono essenzialmente influenzati da diversi fattori, quali: spettro d'azione, che

dovrebbe offrire copertura per la maggior parte dei ceppi patogeni causanti l'infezione;

caratteristiche farmacocinetiche e farmacodinamiche, sicurezza, e tollerabilità. Un altro

criterio importante di cui tenere conto è la durata della terapia, la maggiorparte delle linee

22

guida concorda nell'indicare tre giorni come la durata ottimale nelle UTI non complicate

facendo ricorso ai farmaci di prima scelta (cotrimosazzolo, ciprofloxacina). In particolare i

fluorochinoloni (fig.14) come la ciprofloxacina sono raccomandati di prima scelta e prescritti

per le infezioni del tratto urinario non complicate anche recenti studi hanno evidenziato la

loro propensione allo sviluppo di resistenze [22].

Se un antibiotico viene utilizzato con dosaggi appropriati e con un giusto intervallo tra le dosi,

si raggiunge un altro obiettivo importante della terapia, ovvero quello di limitare la selezione

di ceppi batterici resistenti.

5.2 Trattamenti naturali

I trattamenti naturali a differenza dei trattamenti tradizionali nei quali vengono utilizzati

antibiotici che indeboliscono ulteriormente le difese naturali dell'individuo, si pongono

l'obiettivo attraverso l'utilizzo di prodotti naturali di rafforzare il sistema immunitario

aiutandolo a ripristinare un suo equilibrio. Vengono utilizzati prodotti naturali dalle proprietà

antibatteriche con particolari capacità nell'inibire l'adesione dei batteri alla parete della vescica

allo scopo di evitare una reinfezione che necessiti l'uso di antibiotici e quindi lo sviluppo di

resistenza e gli effetti collaterali anche molto gravi di questi farmaci . 23

5.2.1 Cranberry (mirtillo rosso canadese)

Fig. 15 Cranberry

Il Cranberry è un piccolo arbusto di origine nordamericana con piccole bacche rosse (fig.15),

già nel 1923 prima della scoperta degli antibiotici, veniva utilizzato allo scopo di prevenire le

infezioni recidive come la cistite, senza conoscere le sostanze responsabili di questa azione

[23]. Si è dovuto attendere fino al 1984 perché gli effetti della pianta trovassero una

spiegazione scientifica. Infatti è stato dimostrato e confermato successivamente che le

proantocianidine contenute nel succo di cranberry sono un potente inibitore dell'adesione

batterica [24-25]. Quindi il mirtillo inibisce l'adesione del batterio patogeno E. coli alle

cellule epiteliali dell'apparato urinario circa del 80% riducendo così lo sviluppo di UTI [26-

27]. Il mirtillo rosso canadese associato a vitamine è formulato in integratori alimentari ricchi

di proantocianidine, molecole con proprietà antinfiammatorie, antiossidanti e antibatteriche;

infatti sembrerebbero in grado di ricostituire la componente oligosaccaridica della parete

24

cellulare; recenti sperimentazioni in vitro hanno dimostrato l'attività delle proantocianidine a

livello molecolare sulle fimbrie di tipo P dell' E. coli evidenziando che l'effetto di tali

molecole comporta il cambio di conformazione e l'inibizione diretta delle fimbrie.

E' stato chiarito che solo il mirtillo rosso contiene proantocianidine che mostrano legami di

tipo A, a differenza di altri alimenti come (succo di mela, succo di uva e cioccolato fondente)

che contengono proantocianidine con legami di tipo B, sono in grado di inibire le fimbrie

dell'Escherichia coli. Gli studi in vivo condotti in donne che presentano infezioni ricorrenti

del sistema urinario hanno confermato la capacità del mirtillo rosso di prevenire le infezioni

ricorrenti non complicate del sistema urinario, proprio mediante l'inibizione dell'adesione

delle fimbrie di tipo P dei ceppi uropatogeni di Escherichia Coli alle cellule dell'epitelio

urinario (fig.16), impedendo in tale maniera la colonizzazione ed il relativo sviluppo del

processo infettivo. Tali studi hanno inoltre evidenziato una drastica riduzione dell'uso di

antibiotici da parte di queste donne [28].

Una recente revisione sistematica [25] ha incluso 2 studi randomizzati che a confronto con il

placebo hanno valutavano l'efficacia dell’assunzione di estratti di mirtillo su un totale di 241

donne con IVU recidive; secondo i dati della meta-analisi l'assunzione degli estratti di mirtillo

per 6-12 mesi riduce del 39% gli episodi di infezione delle vie urinarie in un anno; aree

d’ombra rimangono ancora sulle dosi e sulla durata di assunzione dell'estratto per ottenere

risultati efficaci. 25

Fig. 16 Adesione Escherichia coli

alla parete uroepiteliale in presenza o

meno del Cranberry

5.2.2Probiotici

Fig.17 Lattobacilli

I fermenti lattici o probiotici sono microrganismi batterici vivi che hanno dimostrato di

possedere effetti benefici sulla salute [29]. L' integrazione della dieta con i fermenti lattici si è

dimostrata in grado di alterare in modo favorevole la flora batterica intestinale [30-31].

I probiotici più comunemente utilizzati sono i Lattobacilli e i Bifidobatteri (fig.17). 26

La composizione dei batteri presenti nell’intestino e quindi riscontrabile nelle feci può essere

influenzata dalla dieta alimentare e da eventuali terapie con antibiotici.

Poiché le infezioni del tratto urinario sono strettamente correlate alla presenza di germi

intestinali patogeni nelle vie urinarie, il rischio di contrarre infezioni delle vie urinarie

potrebbe essere ridimensionata grazie alla somministrazione dei probiotici.

I I Lactobacillus costituisce parte integrante dell'ecosistema vaginale nella donna sana e

rappresenta il principale meccanismo naturale di difesa contro lo sviluppo di microrganismi

patogeni. Ciò si realizza principalmente attraverso la trasformazione, operata dai lattobacilli,

del glicogeno delle cellule epiteliali in acido lattico, con abbassamento del pH vaginale a

valori compresi tra 3,8 e 4,4 creando un ambiente acido che risulta ottimale per la crescita dei

lattobacilli, ma sfavorevole per la crescita di microrganismi patogeni. Altri meccanismi di

difesa operati dai probiotici sono la propria capacità di aderire alle superfici delle cellule,

impedendo così l'adesione da parte dei patogeni e anche la produzione di sostanze che

inibiscono la moltiplicazione degli agenti patogeni. 27

5.2.3 Uva ursina (arctostaphylos uva-ursi)

Fig. 18 uva ursina

L'uva ursina nota anche come uva orsina o uva dell'orso è un piccolo arbusto sempreverde

con piccole bacche rosse dal sapore non molto gradevole (fig.18).

Nativa del Nord America deve il suo curioso nome alla golosità degli orsi per le sue bacche.

In fitoterapia le parti utilizzate sono le foglie che, dopo essere state raccolte, vengono poste ad

essiccare e successivamente conservate in contenitori di vetro o di ceramica; l'impiego

dell'uva ursina a scopi medicamentosi ha origini antichissime ed è rimasto sostanzialmente

invariato nel tempo .

Il principale costituente la droga è l'arbutina (idrochinone) che grazie alle sue proprietà

28

antibatteriche e diuretiche è solitamente usata come rimedio contro cistiti, uretriti e

infiammazioni lievi dell'apparato urinario. Viene utilizzato come antisettico delle vie urinarie

in quanto il principio attivo (idrochinone aglicone) combatte l'adesione alle pareti uretrali dei

batteri e agevola il loro allontanamento da parte dell'urina.

Uno studio condotto da Schindler nel 2002 che ha visto il coinvolgimento di soggetti che

hanno consumato un estratto di foglie essiccate di uva ursina ha dimostrato che il 64,8 % di

arbutina consumato in forma di compresse e il 66,7 % di arbutina ingerita mediante soluzione

acquosa sono stati rilasciati nelle urina.

A questo livello significativo dell'estratto nelle urine è stato attribuito l'effetto antimicrobico.

L' unico studio clinico per indagare l'effetto dell'uva ursina nel controllo di infezioni del tratto

urinario è stato condotto da Larsson; questo studio ha coinvolto 57 donne con infezioni del

tratto urinario croniche a cui è stato somministrato estratto di uva ursina o placebo per un

periodo pari a un mese e, in seguito, per un anno. Si è notata una significativa riduzione

dell'incidenza delle infezioni del tratto urinario nel gruppo di trattamento rispetto al gruppo

placebo, dimostrando così la sua efficacia come antimicrobico contro infezioni del tratto

urinario.

Un altro studio ha dimostrato che nella fase di crescita di ceppi isolati di E. coli quando in

presenza di estratti di uva ursina aumenta l'idrofobicità della superficie cellulare, riducendo

sensibilmente la capacità dei batteri di aderire alle cellule ospiti. Inoltre, l'uva ursina ha

mostrato anche proprietà diuretiche e anti- infiammatorie [32]. 29

5.2.4 D-mannosio

Fig. 19 struttura D-mannosio

Il D-mannosio è uno zucchero semplice, un monosaccaride (fig.19); una volta assorbito viene

eliminato attraverso il rene raggiungendo concentrazioni elevate nelle vie urinarie nelle quali

esplicherà i suoi effetti; il D-mannosio agisce inibendo l'adesione batterica alle cellule

uroepiteliale [35]; perchè una cistite si manifesti condizione indispensabile è che i batteri

devono aderire alle pareti vescicali attraverso le lecitine (fig.20); esperimenti in vitro hanno

dimostrato che il D - mannosio blocca l'adesione alle cellule uroepiteliani legandosi ai pili di

tipo 1 dei batteri enterici quali Escherichia coli , riducendo in tal modo i livelli di batteriuria,

azione che è stata confermato in vivo su modelli animali [33].

Nelle urine di molte donne affette da cistiti croniche è assente o scarsa la concentrazione della

glicoproteina di Tamm Horsfall, che viene prodotta dal rene e rilasciata nelle urine.

Essa si lega alle lectine mannosio sensibili (di tipo1) dei batteri impedendone l'adesione alle

pareti vescicali. Alcuni studi hanno dimostrato che topi sprovvisti di questa glicoproteina sono

molto più suscettibili alle infezioni urinarie provocate da batteri provvisti di lectine di tipo 1,

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in farmacia
SSD:
Università: Pavia - Unipv
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher camilla.taddei di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Prodotti dietetici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pavia - Unipv o del prof Papetti Adele.

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