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Tesi magistrale. Vittime e carnefici Le guerre jugoslave raccontate ai giovani

Tesi con panoramica basata sui principali libri di testo di storia utilizzati attualmente nei Balcani (Serbia, Bosnia ed Erzegovina e Croazia), ed implicazioni del loro utilizzo sul piano sociale e individuale. Estratti di testo in lingua con trad. Scarica il file con la tesi in formato PDF!

Materia di Laboratorio tesi di laurea relatore Prof. A. Zamperini

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ESTRATTO DOCUMENTO

Kajanje sa sve tri strane, pošto jedan ne strada si potrebbe arrivare alla

može odgovorati za rat ako drugi nije riappacificazione. […] Pentimento da tutte

učestvovao. Morali su se posvađati, da nije e tre le parti, perché uno non può essere

bilo svađe ne bi ni zaratili.” responsabile della guerra se l’altro non vi

ha partecipato. Hanno dovuto litigare tra

loro, se non ci fosse stata la lite non

avremmo nemmeno fatto la guerra.”

(Bašić, 2015, p.199)

Il parere di Ljubo sottolinea due aspetti centrali perché la riconciliazione sia possibile: il

coinvolgimento emotivo degli individui e la reciprocità nella riconciliazione, ovvero che

ognuno ammetta la propria responsabilità.

Rifet, invece, un ex detenuto in un campo di concentramento, che attualmente vive in

Scandinavia, afferma:

“Ja se nikad ne bih mogao pomiriti sa “Io non potrei mai fare pace con coloro che

onima koji su me maltretirali ali se ne bih mi hanno maltrattato, ma non vorrei

ni svetio. Oni su sada donji. Kad sada odem neanche vendicarmi. Ora sono loro ad

s’kojima sam

u Banja Luku sretnem ljude essere inferiori. Ora, quando torno a Banja

uvjek bio dobar prijatelj, al’ mi ne prilaze Luka mi vedo con coloro che sono sempre

oni koji su griješili. Nisu mi morali stati buoni amici, ma non mi si avvicinano

pomagati za vrijeme rata al’ su me trebali quelli che hanno sbagliato. Non dovevano

pustiti na miru. Teško im je kad nemogu aiutarmi durante la guerra, ma dovevano

sjesti za moj stol i popiti sa mnom kao lasciarmi in pace. Sono dispiaciuti quando

29

ranije. Jedan od njih mi je prišao i pozdravi non possono sedere al mio tavolo e bere

me, reko’ sam mu da odjebe. Srbi koji su qualcosa con me, come una volta. Uno di

sjedili za mojim stolom su uradili isto i to loro mi si è avvicinato e mi ha salutato, gli

mu je bilo najgore. ‘Trebao si biti čovjek ho detto che vada al diavolo. I serbi che

kad je bilo najgore’, rekli su mu. Al’ se erano seduti al tavolo con me hanno fatto

nikad nebih svetio, Bože sačuvaj. Mislim lo stesso, e per lui è stata la cosa peggiore.

“Dovevi essere un uomo quando i tempi

da mu je to bilo dovoljno, kada su ga ljudi

ignorisali […] Srbi se sada stide, što je i erano difficili”, gli hanno detto. Ma non mi

normalno ako imaš imalo časti. Čak i kada vendicherei mai, che Dio non voglia. Penso

im kažeš da oni lično nisu ništa zgriješili. che per lui sia stato abbastanza quello,

quando le persone lo hanno ignorato. […] I

Ima kukolja i u mom narodu, ali kakve to

veze ima sa mnom? Svako ko je zatvarao, serbi ora si vergognano, il che è normale se

hai anche solo un po’ di orgoglio. Anche

silovao ili ubio nekoga je sramota za svoj

narod. Ja ih prezirem, to za mene nisu ni quando gli dici che loro personalmente non

Bošnjaci, ni Hrvati, ni Srbi nego su šljam. hanno sbagliato nulla. C’è del marcio

/…/ Moja poruka je ova: Moraš to ostaviti anche tra la mia gente, ma cosa c’entra

iza sebe i produžiti dalje. Bez pomirenja questo con me? Chiunque abbia

neće biti daljnjeg života za nas u Bosni. Ali imprigionato, stuprato o ucciso qualcuno, è

sve će se srediti na kraju, mora, zbog una vergogna per il suo popolo. Io li

ekonomije i svega. Mi smo povezani disprezzo, per me non sono né bosniaci, né

sudbinom.” croati, ma sono feccia. /…/ Il mio

serbi, né

(Bašić, 2015, p.200) messaggio è questo: devi lasciarti tutto

questo alle spalle e andare avanti. Senza la

riappacificazione non ci sarà più vita per

30 noi in Bosnia. Ma tutto si sistemerà alla

fine, deve, per l’economia e tutto. Noi

dal destino.”

siamo legati

L’atteggiamento piuttosto conciliante di Rifet è comunque ancora diviso tra un noi e gli

altri, ed è determinato dalla categorizzazione degli individui basata sulle loro azioni durante

la guerra. Rifet sostiene la sua posizione utilizzando termini che rimandano a espressioni

simboliche comuni tra i membri dei gruppi. Rifet crea un suo proprio mondo in cui i suoi

membri si possono sentire sicuri creando simboli per ciascun gruppo: bosniaci, serbi,

croati. Questa creazione di simboli può essere vista come una importante condizione per

giungere ad una riconciliazione. Le emozioni rappresentano una parte fondamentale di ogni

interazione. Sembra che la comunicazione, insieme alla definizione di espressioni

simboliche comuni, con l’espressione delle emozioni adeguate, permetta la cooperazione

anche tra i nemici, e in alcuni casi anche la riconciliazione.

Emerge inoltre un tema fondamentale: l’importanza che l’aggressore esprima vergogna.

l’individuo che commette il

Secondo Braithwaite (2006), crimine mostra dispiacere

attraverso la vergogna, che a sua volta evoca altre emozioni come dolore, colpa, rimorso,

e, nuovamente, vergogna.

Braithwaite (2006) individua due tipi di vergogna: la vergogna disintegrativa, che agisce

la stigmatizzazione e l’espulsione dei criminali generando gruppi

negativamente attraverso

di individui che vengono esclusi dalla comunità; la vergogna integrativa, grazie alla quale

un individuo non viene condannato e bandito, anche se l’azione viene punita. Grazie alla

all’individuo viene permesso di espiare i suoi crimini ed essere

vergogna integrativa,

perdonato: questo può essere visto come un modo per reintegrare l’individuo nella società.

31

L’intervista ad un altro ex detenuto di un campo di concentramento, Safet, il cui padre

ottantenne è stato torturato prima di essere ucciso, nel nord-ovest della Bosnia, rivela un

altro aspetto interessante della riconciliazione e del perdono. Alla domanda In che caso

saresti in grado di perdonare o fare pace con ciò che è successo? risponde:

“Mi smo se već pomirili pošto putujemo za “Noi abbiamo già fatto pace, perché

Bosnu svake godine; to pokazuje da mi viaggiamo per la Bosnia ogni anno; questo

volimo Bosnu i da se pokušavamo vratiti dimostra che amiamo la Bosnia e che

nekoj vrsti normalnog života, normalnom stiamo tentando di tornare a una qualche

putu naprijed. Oprostiti… to… ja sam imao forma di vita normale, andare avanti per

Perdonare… questo…

samo jednog oca, i on je nepravedno una strada normale.

ubijen, bez ikakvog razloga, to se nikada io avevo un solo padre, ed è stato ucciso

može oprostiti.” ingiustamente, senza nessun motivo,

questo non si potrà mai perdonare.»

(Bašić, 2015, p.202)

Safet ogni anno torna nella Bosnia in cui è cresciuto e che ora è abitata per la maggior parte

dalla popolazione che durante la guerra era nemica, tra la quale vi sono anche gli uccisori

del padre: egli ritiene che questa sua visita annuale sia un chiaro segno di riappacificazione,

ma allo stesso tempo afferma che sarà impossibile perdonare gli uccisori del padre. Difficile

legare queste considerazioni all’affermazione di Simmel (1955), che ritiene il perdono

fondamentale affinché vi sia una autentica riconciliazione.

Safet, con le sue contraddizioni, crea una ulteriore categoria, che si può definire come

coloro che, pur mancando di intelligenza, sono entrati in possesso di armi.

32

Separazione e integrazione

1.1.

La violenza crea una distinzione tra un noi e un loro, una differenziazione in cui due

categorie di individui, qualsiasi etichetta gli si voglia dare, si scontrano e creano

separazione. La violenza crea disintegrazione, confusione, e perdita di identità.

necessita invece dell’integrazione della figura della vittima con

Il processo di guarigione dell’integrazione dell’individuale con

quella del carnefice tramite il confronto; così come

il collettivo.

“Personal here is the dialectical correlate of the social and as such, incomprehensible if its

constitutive referenti is omitted. There is no person without family, no learning without

culture, no madness without social order, and therefore neither can there be an I without a

We, a knowing without a symbolic knowing, a disorder that does not have reference to

moral and social norms.”

(Martìn-Barò, 1994)

Con questa integrazione si crea la possibilità che si sviluppino nuove identità sociali, e di

conseguenza la costruzione di nuovi movimenti che mettano in discussione l’ordine sociale

esistente. 33

Capitolo 4

I manuali di storia dei paesi ex-jugoslavi

Vi è una vasta letteratura che tratta dello studio delle guerre jugoslave nei testi scolastici;

essa rappresenta uno spaccato interessante di un'analisi che potrebbe essere ampliata in

modo molto più complesso e articolato, e che può arrivare ad includere gli stessi autori

delle ricerche. Inevitabilmente, leggendo i nomi degli autori degli articoli, si può notare una

notevole differenza a seconda che il loro nome e cognome rimandino ad una nazionalità

piuttosto che ad un'altra. Proprio questa particolarità evidenzia il problema di Chi osserva

l’osservatore? In una tale complessità e intreccio di eventi, osservazioni, conclusioni,

deduzioni, è difficile trovare il filo che possa ricondurre ad un'unica interpretazione della

storia, che pare non accomunare non solo autori appartenenti alle nazioni tra loro in

contrasto, ma anche autori appartenenti alla stessa area geografica.

Nonostante le contraddizioni e diversità emerse, si può delineare un quadro generico che

rimanda ad alcuni aspetti peculiari riguardanti le politiche adottate dai paesi della ex-

Jugoslavia.

Verranno in seguito riportati i dati più significativi emersi da ricerche già presenti nella

letteratura ex-jugoslava, con relativa riflessione inerente alle implicazioni che, in ciascun

caso, emergono ed una breve contestualizzazione storica, quando necessaria.

Risulta da subito evidente quanta diversità ci sia nelle scelte didattiche, a seconda del Paese

e degli eventi storici che hanno coinvolto il territorio, o la popolazione: spesso, infatti,

34

queste scelte didattiche possono riflettere le scelte politiche del momento o le tendenze

future. Si può supporre, infine, quali conseguenze potrà avere l'educazione scolastica sui

bambini e sui giovani considerando i temi affrontati (od omessi) e le modalità utilizzate per

raggiungere tale scopo. Risulta inevitabile dividere l'analisi per aree geografiche, nel

tentativo di semplificare le informazioni per avere poi una visione di insieme il più possibile

chiara.

Metodologia della ricerca

1.

Lo strumento di ricerca qui utilizzato, per evidenti motivi geografici e cronologici, è una

ricerca di archivio. Questa metodologia di ricerca, rappresenta uno degli strumenti della

psicologia sociale, e consiste nel prendere in esame dati storici raccolti da persone diverse

dall’autore, Essendo qui l’oggetto dell’analisi un fatto

in un periodo storico antecedente.

storico accaduto antecedentemente nel passato, questa metodologia si rivela adeguata.

Nel presente capitolo verranno infatti analizzati articoli di autori che hanno a loro volta

studiato le fonti, ovvero i libri di testo scolastici di storia, di Serbia, Bosnia Erzegovina e

Croazia.

L’obiettivo della ricerca storica di archivio è studiare i processi psicologici nel loro

specifico contesto culturale e storico (Contarello & Volpato 2002, p.65).

È evidente l’importanza all’interno di una ricerca che

il contesto storico e culturale assume

vuole comprendere proprio le sue dinamiche. La prospettiva storica consente di arricchire

la visione degli scienziati sociali: basandosi su dati storici, la ricerca acquisisce le

35

informazioni necessarie affinchè si possa effettuare una analisi adeguata agli obiettivi

preposti.

La domanda che anima le indagini può essere di tipo comparativo, analizzando determinati

fenomeni psicosociali e il loro mutamento nel tempo; può essere estesa lungo una

dimensione spaziale, analizzando lo stesso fenomeno in diverse aree geografiche; può

essere infine rivolta ad una realtà storica e geografica specifica, entrando in una analisi più

L’intento

approfondita. della ricerca può inoltre essere descrittivo, esplorativo, o

inferenziale.

Il metodo cui si ricorre è l’analisi del contenuto: vengono estratte determinate informazioni

da un corpus di dati qualitativi, identificandone al suo interno, in modo oggettivo e

sistematico, determinate caratteristiche salienti per la ricerca.

L’analisi del contenuto sarà oggettiva poiché vengono utilizzate norme interpretative

condivise, trasparenti, generalizzabili e per questo diverse dalle norme basate su processi

intuitivi utilizzate nella ricerca clinica.

La ricerca di archivio consente di muoversi tramite percorsi diacronici, riferiti a eventi

temporali distinti, e sincronici, riferiti ad avvenimenti cronologicamente vicini.

Il pregio di questa metodologia sta nell’essere utilizzabile in contesti in cui le fonti originali

non sono reperibili, per distanza geografica o temporale; evitano inoltre al ricercatore di

raccogliere una quantità spropositata di dati, che potrebbero rivelarsi non strettamente

necessari ai fini della ricerca, consultando direttamente le fonti analizzate da altri

ricercatori.

La ricerca di archivio può presentare alcuni svantaggi: il ricercatore, in questo caso, deve

essere consapevole di dover tenere in considerazione tutti gli errori che possono essere

intervenuti nella raccolta dei dati, di cui gli autori si fanno portatori. Uno degli svantaggi

36

di tale metodologia è infatti che, in certi casi, i dati analizzati possono essere stati raccolti

per scopi non scientifici. Sta al ricercatore coglierne la validità e utilizzare i dati raccolti a

suo favore: in questo caso, la soggettività dell’analisi di un autore, può rappresentare un

ostacolo, oppure un ulteriore dato da analizzare, poiché rispecchia proprio il contesto

storico e culturale cui si vuole attingere.

l’origine di nuove ipotesi di ricerca, o la conferma

I dati storici possono essere, infine, di

fenomeni psicosociali lungo l’asse del

ipotesi già formulate precedentemente: indagare

tempo può portare a conferme, oppure indirizzare la ricerca verso nuovi scopi.

Nella presente ricerca verranno in particolare analizzati i termini utilizzati nei libri di testo,

le omissioni di fatti storici, la loro veridicità e le eventuali storpiature commesse da parte

degli autori.

Le fonti analizzate appartengono ad un’unica area geografica, e vengono a loro volta

studiate da ricercatori appartenenti alla medesima area. Si analizzeranno in modo

qualitativo le modalità con le quali vengono raccontate le stesse specifiche vicende storiche.

La Croazia

2.

Nella storia della didattica croata sono state fatte due principali ristampe dei libri di testo

scolastici: la prima nel 2000, in seguito alla richiesta della Croazia, nel 2003, di entrare a

far parte dell'Unione Europea; la seconda, invece, nel 2004-2006; da questo momento in

poi sono stati utilizzati i libri di testo tuttora in uso. Il termine col quale si fa riferimento

alla guerra riguardante la Croazia è Domovinski rat, ovvero Guerra della Patria.

37

La Guerra della Patria nei manuali di storia 6

2.1. ricerca esaustiva sui manuali croati è stata fatta, nel 2006, da Julija Barunčić e Željka

Una

Križe, entrambe croate, archiviste presso il HMDCDR 7 di Zagreb.

Le autrici hanno analizzato tutti i libri che parlano della Guerra della Patria, ovvero di tutti

i manuali di storia delle scuole Secondarie (di primo e secondo grado), che sono stati

approvati dal Ministero croato della Scienza, dell’Istruzione e dello Sport.

Nell’anno scolastico analizzato, 2005/2006, nell’insegnamento della storia della classe

8

ottava vengono utilizzati 6 manuali; negli istituti professionali triennali 4; negli istituti

professionali quadriennali 3; nei licei 4.

Le autrici si sono concentrate prevalentemente sull’analisi dei manuali più utilizzati, in

Školske knjige.

particolare su quelli delle case editrici Profil e

Poiché tutti gli autori dei manuali devono attenersi al programma didattico, che è stabilito

dal Ministero della Scienza, Cultura e Sport, i libri di testo che sono stati approvati non

dovrebbero differenziarsi molto nelle unità didattiche e nel contenuto. Possono esserci

alcune differenze nella terminologia e nel grado di approfondimento degli argomenti, così

come possono variare anche le interpretazioni storiche relative a certi temi, eventuali

approfondimenti, fonti, fotografie ed eventuali contenuti aggiuntivi, a discrezione

dell’autore.

6 Domovinski rat u udžbenicima iz povijesti

7 Hrvatski memorijalno-dokumentacijski centar Domovinskog rata, Il centro croato di studio e memoria

della Guerra della Patria

8 Corrispondente all’italiana classe terza della scuola secondaria di primo grado

38

Scuole secondarie di primo grado

2.1.1.

Le classi ottave sono quelle in cui è presente più varietà di manuali: ne vengono utilizzati

6, di quattro case editrici differenti.

Tabella 1. Utilizzo manuali scuole secondarie di primo grado. (Barunčić & Križe, 2006, p.649)

PERCENTUALE DI UTILIZZO MANUALI PER LE SCUOLE SECONDARIE DI

PRIMO GRADO (a.s. 2005/2006)

Titolo Autori Editore Percentuale

diffusione

Snježana Koren

STORIA 8: manuale Profil 29,69 %

9

per la classe 8° Hrvoje Matković Školska knjiga

STORIA 8: manuale 14,09 %

per la classe 8° Vesna Đurić

STORIA 8: manuale Profil 23,90%

per la classe 8° Maja Brklačić, Školska knjiga

STORIA 8: manuale 15,60%

Tihomir Ponoš,

per la classe 8° Zdenko Samaržija,

Dario Špelić

STORIA 8: manuale Mira Kolar- Meridijani 12,63%

Dimitrijević, Hrvoje

per la classe 8° Petrić, Jaška Raguž

Josip Jurčević, Maja

STORIA 8: manuale Alfa 4,08%

Raić

per la classe 8°

Situazione politica prima del conflitto e inizio della guerra

In tutti i manuali della classe ottava (la classe terza della scuola secondaria di primo grado

italiana), la responsabilità della disgregazione della Jugoslavia viene apertamente attribuita

alla Serbia ed al suo leader Slobodan Milošević. Tutti gli autori dei libri analizzati, infatti,

9 POVIJEST 8: udžbenik za 8. razred osnovne škole 39

affermano che la causa della crisi della Jugoslavia risieda nel desiderio del popolo serbo di

10

avere il dominio sugli altri popoli, insieme alla crescita del movimento velikoserbo che si

è allargato dalla Serbia, e ha trovato terreno fertile nella parte serba della Croazia.

Per quanto riguarda la responsabilità della Serbia nello scoppio del conflitto, si fa

Hrvoje Petrić e

riferimento in particolare al manuale degli autori Mira Kolar-Dimitrijević,

Jaška Raguž (2003):

“U njemu se ističe kako je Milošević “In esso si sottolinea come Milošević abbia

ustvrdio da je suverenost republika kao affermato che la sovranità delle

država moguća

konfederalnih ili neovisnih repubbliche come Stati confederali e

samo ako se promijene njihove granice i indipendenti sia possibile solo se si

tako zadovolji srpska manjina koja ne želi modificano i loro confini, in modo da

živjeti izvan jedinstvene jugoslavenske accontentare la minoranza serba che non

države. Navodi se da cilj nije bio zaštita desidera vivere fuori dallo Stato jugoslavo.

Srba izvan Srbije, nego želja da se preko Si afferma che lo scopo non era la

njih sruši vodstvo republika koje su željele protezione dei serbi fuori dalla Serbia, ma

neovisnost, a one podvrgnu Beogradu. il desiderio che attraverso di loro venga

Slijedi konstatacija da je Beograd potaknuo distrutto il comando delle repubbliche che

volevano l’indipendenza, e che esse siano

izbijanje srpske pobune u Hrvatskoj.” sottoposte a Belgrado. Segue la

constatazione che Belgrado abbia

incoraggiato lo scoppio della rivolta serba

in Croazia.”

10 Velikosrpski pokret, ovvero movimento dei serbi nazionalisti

40 (Barunčić & Križe, 2006, p.629)

Matković ha dato maggiore spazio all’argomento riguardante le negoziazioni sulla

(2005)

ricostituzione della Jugoslavia; di contro, nel manuale di Jučurević e Raić (2004), tali

negoziazioni non si nominano affatto, anche se l’argomento sarebbe presente nel

programma didattico. Omettendo questo aspetto, il libro di testo non fornisce un quadro

storico esaustivo allo studente, poiché viene tralasciato il fatto che la Croazia sarebbe stata

pronta, a determinate condizioni, a rimanere nella Federazione.

Sempre Jučurević Raić

e (2004), affrontando l'argomento della responsabilità del popolo

11

serbo nello scoppio del conflitto, sotto al titolo Aggressione serba , sostengono che i serbi

siano stati aiutati nella creazione e organizzazione dell'opposizione alle autorità legali

12

croate, da strutture serbizzate del governo jugoslavo .

Riguardo al formarsi della Croazia come stato indipendente, si presenta il titolo Guerra

contro la Croazia oppure Guerra della patria, e in tutti i manuali si attribuisce la

responsabilità dello scatenarsi della guerra alle guide serbe, che non erano preparate ad

accettare l'autonomia di Slovenia e Croazia.

In nessuno dei manuali è presente la data esatta dell’inizio del conflitto; in particolare,

Matković è l’autore che dà maggiore importanza alla 13

(2005) Rivoluzione Balvan ,

considerandola evento scatenante del conflitto.

Nello stesso manuale, per indicare i ribelli serbi viene utilizzato il termine cetnici, più

esattamente gruppi cetnici. Negli altri manuali invece, vengono chiamati ribelli serbi,

mentre i cetnici non vengono quasi nominati.

11 Srbijanska agresivnost

12 Srbizirane strukture jugoslavenskih vlasti

13 10 agosto 1990 41

Un’eccezione è fatta per il manuale di Jurčević e Raić (2004), che racconta della fondazione

del movimento cetnico a Belgrado.

Le autrici successivamente affermano:

“Većina autora piše i o osnivanju SAO “La maggior parte degli autori scrive anche

Krajine i namjerama pobunjenih Srba da se della formazione della SAO Krajina e delle

pripoje budućoj Velikoj Srbiji. Kao početak intenzioni dei ribelli serbi di annettersi alla

oružanih sukoba najčešće se navodi sukob futura Grande Serbia. Come inizio dei

hrvatskih redarstvenika sa srpskim conflitti armati quello che si riporta più

pobunjenicima, koji su potpomognuti spesso è lo scontro tra i poliziotti croati e i

jedinicama JNA zauzeli Plitvice (31. ribelli serbi, che hanno occupato Plitvice,

ožujka 1991.), iako se prvi oružani sukob aiutati dalle unità della JNA (il 31 marzo

ožujka 1991. kada su srpski

dogodio 1.–2. 1991), anche se il primo conflitto armato è

avvenuto l’1-2

pobunjenici napali policijsku postaju u marzo 1991, quando i

Pakracu.” ribelli serbi hanno aggredito la stazione di

polizia di Pakrac.”

(Barunčić & Križe, 2006, p.630)

In conclusione, tutti gli autori parlano dell’aggressione della JNA, ovvero dell’aggressione

velikoserba sulla Slovenia. 42

Il corso della guerra

Come data di inizio dell'attacco aperto verso la Croazia viene indicata l'estate 1991, quando

la JNA ha iniziato ad attaccare direttamente le postazioni croate. In tutti i manuali si utilizza

l'espressione aggressione velikoserba e nessun autore si pone la questione di chi sia il

carnefice e chi la vittima; così come in tutti i manuali si afferma che la Croazia è stata

(chiamate invece da Matković

attaccata dalla JNA e da truppe paramilitari serbe terroristi

cetnici). è l’autrice che dedica meno spazio alla descrizione dello svolgimento della

Koren (2003)

guerra; riporta però alcune testimonianze, tra le quali:

“[Ritirate] ” –

14

le vostre truppe cetniche dal territorio croato

Appello pubblico di Olga Carević, professoressa di Zagreb, ai suo connazionali serbi.

“Se l'Europa del 1992 si deve costruire sulle rovine di Vukovar e Dubrovnik, preferirei non

” –

15

vederla affatto che si trovava a Vukovar durante l’assedio.

estratto di un articolo di un giornalista francese

(Koren, 2003, p.231)

Le autrici commentano che, nonostante il manuale di Koren (2003) sia molto conciso per

quanto riguarda gli avvenimenti bellici, il fatto che riporti altre fonti che contribuiscono

alla sua interpretazione dei fatti storici, fornisce una dimensione soggettiva e umana agli

eventi, che almeno può evocare negli studenti l’atmosfera che regnava all’epoca.

14 [povucite] vaše krvoločne četnike s teritorija Republike Hrvatske

15 Ako se Europa 1992. mora graditi na ruševinama Vukovara i Dubrovnika, više bih volio da je ne vidim

43

Jurčević e Raić (2004) descrivono in modo molto approfondito l'andamento della guerra:

riportano su una mappa otto campi di battaglia croati, segnalando le mire degli attacchi

serbi. Parlano inoltre di una aggressione strisciante, iniziata in Slovenia e durata fino alla

fine del 1990, continuata poi con una guerra totale contro la Croazia da parte dell'esercito

serbo. La battaglia di Vukovar e la caduta della città vengono descritte in modo

particolarmente dettagliato, mentre il bombardamento di Dubrovnik non viene nominato.

Nello stesso manuale vengono riportate le conseguenze dell'aggressione stimate in numeri,

anche se la loro veridicità è dubbia poiché i dati ufficiali non erano, all’epoca, ancora

disponibili. Petrić e Raguž,(2003)

Una soluzione più felice è stata adottata da Kolar-Dimitrijević, che

hanno indicato i dati relativi alla guerra in una tabella a parte, il cui sottotitolo è Per chi

vuole saperne di più, specificando che i dati si riferiscono al 1999.

Le autrici concludono:

“Što se tiče međunarodnih “Per

okolnosti, quanto riguarda le circostanze

većina autora ističe kako najveći dio država internazionali, la maggior parte degli autori

nije bio sklon raspadu Jugoslavije, a time riferisce che la maggior parte dei Paesi

niti osamostaljivanju Hrvatske, izuzev europei non erano d'accordo sulla divisione

Njemačke, Austrije i Vatikana koji su se della Jugoslavia, e quindi sull’autonomia

zalagali za međunarodno priznanje della Croazia, tranne la Germania, l'Austria

Hrvatske. e il Vaticano, che auspicavano il

H. Matković jedini spominje Hansa riconoscimento internazionale della

Dietricha Genshera. U potpisu pod slikom Croazia come Stato.

44

ističe kako se on zdušno zalagao za Solo H. Matković nomina Hans-Dietrich

16

priznanje Hrvatske. Genscher . Nella didascalia sotto la

Većina autora također naglašava da su, fotografia, sottolinea come egli fosse

osim zalaganja navedenih država, pienamente d’accordo sul riconoscimento

priznanju pomogle i tragedija Vukovara te della Croazia.

granatiranje Dubrovnika, koji su snažnije La maggior parte degli autori sostiene,

skrenuli pozornost međunarodne javnosti inoltre, che il riconoscimento dello Stato

na rat u bivšoj Jugoslaviji i ujedno izazvali Croato è stato aiutato, oltre che

dall’appoggio delle

simpatije za Hrvatsku.” nazioni citate, dalla

tragedia di Vukovar e dal bombardamento

di Dubrovnik, che hanno attirato

l'attenzione delle autorità internazionali

sulla guerra nella ex-Jugoslavia, e hanno

risvegliato le simpatie per la Croazia.”

(Barunčić & Križe, 2006, p. 631)

La guerra in Bosnia ed Erzegovina

Secondo le direttive del Ministero, la parte di guerra che tratta dei conflitti in Bosnia ed

Erzegovina, per l’a.s. 2005/2006, non è un tema obbligatorio nel programma didattico per

le classi ottave.

16 L’allora Ministro degli esteri tedesco 45

I manuali che comunque ne parlano sono quelli di Koren (2003) e di Kolar-Dimitrijević,

Petrić e Raguž (2003).

Nel libro di testo di Koren (2003), sotto al paragrafo dal titolo Guerra in Bosnia ed

l’autrice afferma che il vero obiettivo di Milosević era quello di conquistare la

Erzegovina,

BiH, e che dall’aprile 1992 le forze serbe avevano iniziato una guerra ancora più sanguinosa

nella BiH, in breve tempo degenerata in una strage ai danni delle popolazioni del territorio.

Conclude affermando che la guerra in Jugoslavia è stato il conflitto più sanguinoso dopo la

seconda guerra mondiale, data l’elevato numero di atrocità commesse che hanno visto

vittima, soprattutto, la popolazione civile, specialmente nei territori sotto il controllo serbo.

Il testo è accompagnato dalla foto di un minareto distrutto di una moschea senza nome, e

nella didascalia si parla proprio dell'intenzione dei serbi di distruggere monumenti non

facenti parte della loro cultura. Viene inoltre riportato che, nei territori sotto il dominio

serbo, sono stati distrutti numerosi monumenti della cultura islamica. Nello stesso testo

viene nominata la distruzione del ponte di Mostar, da parte dei croati della BiH, nel periodo

del conflitto croato-bosniaco.

Petrić e Raguž

Kolar-Dimitrijević, (2003) si riferiscono alla guerra in Bosnia sotto il titolo

Aggressione velikoserba alla Bosnia ed Erzegovina. Raccontano, inoltre, come la

momentanea cessazione della guerra in Croazia abbia permesso alla JNA di iniziare la

conquista della BiH; poiché i bosniaci non sono riusciti ad organizzare una difesa consona,

il territorio è stato conquistato per il 70% dai serbi.

Vi è, inoltre, un breve riferimento all'assedio di Sarajevo; nello stesso periodo i croati

17

organizzati nel HVO avevano organizzato una decisiva resistenza, proteggendo

17 Hrvatsko vijeće obrane, Consiglio di difesa croato, è stato l'esercito dei croati di Bosnia ed Erzegovina

46

Erzegovina e Bosnia centrale, mentre l'armata musulmana BiH si era organizzata più

efficientemente appena nell'autunno del 1992.

Viene nominato, inoltre, il conflitto croato-musulmano, che si sostiene essere nato a causa

di differenze politiche, e che è cessato, infine, con la mediazione degli USA.

Si scrive che nelle aree occupate, i serbi hanno commesso un genocidio ai danni delle

18

popolazioni croate e musulmane (Kolar-Dimitrijević et al., 2003, p.161).

Liberazione dei territori croati occupati

(Barunčić & Križe, 2006) affermano che l’argomento della liberazione delle aree

Le autrici

croate viene trattato in modo corretto in tutti i manuali, senza grandi distorsioni.

“Svugdje “Il

se navodi da je poduzimanje tutti i libri di testo si racconta che le

iniziative militari sono nate dall’incapacità

vojnih akcija bilo posljedica nesposobnosti dell’UNPROFOR 19

UNPROFOR-a da reintegrira okupirano di reintegrare il

područje u državnopravni sustav RH, kao i territorio occupato nel sistema statale della

nespremnost vodstva tzv. RSK na Repubblica Croazia, così come della

pregovore, zbog čega je postojala trajna mancanza di prontezza della Repubblica

opasnost Serba di Krajina ad opporsi, per cui vi era il

da se okupirana područja u budućnosti reale pericolo che i territori occupati

pripoje Srbiji.” potessero in futuro appartenere alla Serbia.”

(Barunčić & Križe, 2006, p.633)

18 Genocid nad Hrvatima i Musulmanima,

19 United Nations Protection Force, Forze di protezione delle Nazioni Unite

47

Le operazioni di liberazione che vengono nominate sono l’Operazione Bljesak e Oluja:

Petrić, Raguž

Kolar-Dimitrijević, (2003) parlano brevemente di tali operazioni, senza

fornire i loro nomi e le date ad esse riferite.

spazio sono Jurcević e Raić (2004):

Gli autori che hanno loro dato più essi, infatti, riportano

esattamente quanti Km sono stati liberati, ed in alcuni passi elencano, addirittura, i nomi

dei piccoli paesi liberati. Infine il testo è accompagnato da fotografie di carri armati ad

Oluja.

Solo in due manuali, ovvero in quello di Brklačić, Ponoš, Samaržija, Špelić (2005) e in

quello di Koren (2003), viene detto che una grande fetta di popolazione serba ha

abbandonato le aree liberate di Bljesak e Oluja.

Koren (2003, pp.232-233) specifica inoltre che durante quelle operazioni militari sono stati

20

evidenziati casi di violazione dei diritti dell'uomo (uccisioni, distruzione delle proprietà) .

Matković (2005), invece, riferisce che i cetnici e le unità sconfitte in fuga hanno lasciato il

territorio croato, ma non nomina le vittime civili.

La fine della guerra e gli accordi di Dayton vengono nominati solo da Kolar-Dimitrijević,

Petrić, Raguž (2003) e da Koren (2003). Curioso notare che una parte storica così

21

importante non sia conosciuta e appresa da tutti gli studenti, nonostante il HNOS lo abbia

annoverato tra le nozioni obbligatorie da assimilare.

20 Tih ratnih operacija zabilježeni slučajevi kršenja ljudskih prava (ubojstva, uništavanje imovine)

21 Hrvatski nacionalni obrazovni standard Ministarstva znanosti, obrazovanja i sporta, Standard croato

educativo nazionale del Ministero della scienza, cultura e sport

48

Scuole superiori professionali quadriennali

2.1.2.

Nelle scuole superiori professionali quadriennali, gli studenti imparano la storia della

Croazia e del mondo nelle classi prime e seconde, a differenza degli istituti triennali, in cui

si studia solo la storia della Croazia.

In queste scuole vengono utilizzati tre manuali, e i temi riguardanti l’autonomia della

Croazia e la Guerra della Patria, sono raccontati in due unità didattiche: in media 7-9

pagine, su un totale di più o meno 170 pagine, di ogni manuale.

Tabella 2. Utilizzo manuali degli istituti professionali quadriennali. (Barunčić & Križe, 2006, p.649) –

PERCENTUALE DI UTILIZZO MANUALI PER GLI ISTITUTI PROFESSIONALI

QUADRIENNALI (a.s. 2005/2006)

Titolo Autori Editore Percentuale

diffusione

Vesna Đurić,

LA CROAZIA E IL Profil 49,07%

Ivan Peklić

MONDO DALLA

METÀ DEL XVIII

SEC. AI GIORNI

NOSTRI, manuale di

storia per la classe

seconda degli istituti

22

professionali Emil Čokonaj,

STORIA 2: La Meridijani 27,46%

Hrvoje Petrić, Jakša

Croazia e il mondo Raguž, Davor Škiljan

dalla fine del XVIII

sec. alla fine del XX

sec., manuale di storia

per la classe seconda

degli istituti

professionali

23

quadriennali Zdenko Samaržija Školska knjiga

LA CROAZIA E IL 23,47%

MONDO 2, manuale

di storia per la classe

seconda degli istituti

22 HRVATSKA I SVIJET OD SREDINE 18. ST. DO NAŠIH DANA, udžbenik povijesti za drugi razred srednjih

strukovnih škola

23 POVIJEST 2: Hrvatska i svijet od kraja XVIII. do potkraj XX. Stoljeća, udžbenik povijesti za 2. razred

četverogodišnjih srednjih strukovnih škola 49

professionali

24

quadriennali

Situazione politica prima del conflitto e inizio della guerra

Tutti e tre i manuali attribuiscono le cause dello scoppio della guerra alla situazione

economica difficile sul territorio jugoslavo e sull’aumento del nazionalismo serbo. La

25

dissoluzione del SKJ ha dato inizio allo sfaldamento della SFRJ, e la colpa maggiore

viene attribuita al nazionalismo serbo e dell’egemonia velikoserba definita nel

Memorandum del 1986 dell’Accademia di scienze e arti della Serbia 26

(SANU) .

Samaržija nel suo manuale tenta di dare una spiegazione all’aumento

(2003, pp.163-164)

del nazionalismo serbo:

“Medijski “La

rat koji su srpski mediji vodili guerra mediatica che i media serbi

protiv Hrvatske homogenizirao je Srbe. conducevano contro la Croazia, ha

Probuđeni velikosrpski nacionalizam, koji omogeneizzato i serbi. Un nazionalismo

je podgrijavan tezom o genocidnosti velikoserbo risvegliato, che è stato

Hrvata podsjećanjem na srpska stradanja alimentato dalla tesi del genocidio dei

tijekom trajanja NDH, trebao je očuvati croati ricordando le morti serbe durante la

27

Jugoslaviju, a u stvarnosti stvoriti veliku NDH , avrebbe dovuto salvare la

Jugoslavia, e formare di fatto la Grande

Srbiju. Serbia.”

24 HRVATSKA I SVIJET 2, udžbenik povijesti za 2. razred četverogodišnjih strukovnih škola

25 Savez komunista Jugoslavije, Lega dei comunisti di Jugoslavia

26 Srpska akademija nauka i umetnosti

27 Nezavisna Država Hrvatska, lo Stato Indipendente di Croazia, durante la seconda guerra mondiale

50

Il corso della guerra

Si inizia a parlare delle vicende belliche riguardanti la Guerra della Patria sotto il titolo Inizi

Inizio dell’aggressione armata;

delle aggressioni velikoserbe o quando si parla della JNA,

tutti gli autori sottolineano il che dava apertamente appoggio ai ribelli serbi, fin dall’inizio

delle aggressioni. In particolare, nei manuali gli autori Samaržija e Čokonaj, Petrić,

(2003)

Raguž, Škiljan (2003) si legge:

“Srpski su vođe otvoreno zagovarali “I comandanti serbi hanno sostenuto

odcjepljenje od Hrvatske onih područja u apertamente la separazione dalla Croazia di

kojima je bilo naseljeno brojnije srpsko quei territori in cui vi era un numero

a Srbija Slobodana

stanovništvo, maggiore di popolazione serba, e la Serbia

Miloševića i JNA u tome su ih di Slobodan Milošević e la JNA li

podržavale.” supportavano in questo.”

(Samaržija, 2003, p.166)

“Kako “Poiché

je velika Srbija mogla nastati samo la Grande Serbia poteva nascere

vojnom silom, Srbija se u svojim solo con la forza militare, la Serbia nei suoi

nastojanjima najviše oslanjala na saveznu sforzi ha fatto affidamento per lo più

sull’esercito federale, la JNA, dalla quale i

vojsku, JNA, u kojoj su Srbi tradicionalno

bili natprosječno zastupljeni.” serbi sono stati tradizionalmente

rappresentati.”

(Čokonaj et al., 2003, p.180)

51

Gli avvenimenti bellici vengono descritti molto brevemente, soprattutto nel manuale di

Đurić e Peklić in cui l’aggressione verso la Croazia e gli scontri armati sono

(2002),

descritti in una sola frase:

“Pobunjeni “I

hrvatski Srbi i vojnici JNA ribelli serbi della Croazia e i militari JNA

uništavali su sela, progonili i masakrirali distruggevano paesi, cacciavano e

stanovništvo, okupirali mjesta i deportirali massacravano la popolazione, occupavano

ljude, rušili katoličke crkve i bombardirali territori e deportavano le persone, hanno

gradove od Dubrovnika do Vukovara.” abbattuto chiese cattoliche e bombardato

città da Dubrovnik a Vukovar.”

(Đurić e Peklić, 2002, p.161)

Negli altri due manuali di Čokonaj, Petrić, Raguž, Škiljan e Samaržija

(2003) (2003), si

elencano i principali campi di battaglia croati, con particolare riguardo per le atrocità di

Vukovar e Dubrovnik.

La guerra in Bosnia ed Erzegovina

Le vicende belliche in Bosnia ed Erzegovina vengono descritte brevemente, in un paragrafo

manuali di Čokonaj, Petrić, Raguž, Škiljan e Samaržija

a parte, nei (2003) (2003), mentre

nel manuale di Đurić e Peklić (2002) il tema non viene affrontato.

Nei passi in cui l’argomento viene affrontato, le truppe serbe vengono chiamate aggressori

e si racconta che i serbi, nei territori conquistati, hanno commesso un genocidio verso le

52

popolazioni croate e musulmane. Viene descritto come un conflitto armato di breve durata,

e che si è concluso con la formazione della Federazione croato-musulmana in Bosnia ed

Erzegovina.

Viene nominato inoltre il massacro di Srebrenica; a tal proposito Samaržija (2003, p.171)

in particolare approfondisce l’argomento con un paragrafetto intitolato Rifletti, nel quale

sottolinea la responsabilità degli ufficiali francesi nel massacro.

Liberazione dei territori croati occupati

Le operazioni Maslenica, Bljesak e Oluja vengono descritte nel contesto di liberazione

militare dei territori occupati; non si parla infatti delle conseguenze di tali operazioni, sulla

popolazione e sul territorio. Queste azioni militari vengono in qualche modo giustificate:

l’aggressore non era pronto a scendere a compromessi e ad una risoluzione pacifica dei

conflitti, quindi l’esercito croato è stato costretto ad intraprendere azioni militari.

Nei testi non sono presenti sommari cronologici, né vengono riportati i dati statistici relativi

alle conseguenze della guerra, ovvero il numero di militari e civili uccisi, feriti o

imprigionati, il numero di sfollati, o dei danni materiali.

Scuole superiori professionali triennali

2.1.3.

In questi istituti, la storia viene studiata solo nel primo anno, gli argomenti vengono trattati

in modo sommario e riguardano solo la storia croata.

53

Tabella 3. Utilizzo manuali istituti professionali triennali. (Barunčić & Križe, 2006, p.650)

PERCENTUALE DI UTILIZZO MANUALI PER GLI ISTITUTI PROFESSIONALI -

TRIENNALI (a.s. 2005/2006)

Titolo Autori Editore Percentuale

diffusione

Vesna Đurić,

LA STORIA CROATA Profil 47,17%

Ivan Peklić

DALLO

STANZIAMENTO

DEI CROATI FINO AI

GIORNI NOSTRI,

manuale di storia per la

classe prima degli

istituti professionali

28

triennali Emil Čokonaj,

STORIA: Meridijani 24,97%

dall’insediamento dei Hrvoje Petrić, Jakša

Raguž, Davor

croati fino ad oggi, Škiljan

manuale di storia per la

classe prima degli

istituti professionali

29

triennali Nikola Štambak, Školska knjiga

STORIA CROATA, 12,29%

manuale di storia per la Stjepan Bekavac

classe prima degli

istituti professionali

30

triennali Ivan Dukić, Krešimir Školska knjiga

STORIA CROATA, 15,57%

manuale di storia per la Erdelja, Igor

Stojaković

classe prima degli

istituti professionali

triennali

28 HRVATSKA POVIJEST OD DOSELJENJA HRVATA DO NAŠIH DANA, udžbenik povijesti za 1. razred

trogodišnjih strukovnih škola

29 POVIJEST: od doseljenja Hrvata do danas, udžbenik iz povijesti za 1. razred trogodišnjih srednjih

strukovnih škola

30 HRVATSKA POVIJEST, udžbenik povijesti za 1. razdred trogodišnjih strukovnih škola

54

Situazione politica prima del conflitto e inizio della guerra

Tutti e quattro i manuali sono d’accordo sull’attribuire le cause dello scoppio del conflitto

a vicende legate alla dissoluzione del regime comunista; in particolare, Čokonaj, Petrić,

Raguž e Škiljan (2003) affermano che la causa del conflitto sia da attribuire alla guida serba

che desidera imporre la sua idea della Jugoslavia centralizzata (p. 164). Gli autori

Štambak e Bekavac (2003) utilizzano termini quali forze centralizzate sempre più

aggressive dell’orientamento velikoserbo (p. 174), e vengono riportati inserti del

Memorandum del 1986 dell’Accademia di scienze e arti della Serbia. Gli autori Đurić e

Peklić e Slobodan Milošević viene

(2002) utilizzano il termine egemonia velikoserba

presentato come il maggiore esponente dell’ideologia velikoserba.

Il corso della guerra

Tutti gli autori si sono limitati ad utilizzare termini quali politica velikoserba e ribelli serbi.

Quando si parla del ruolo della JNA, si sottolinea che ha appoggiato apertamente i ribelli

serbi.

Nessun manuale riporta una data precisa che stabilisca l’inizio della guerra; Dukić, Erdelja

e Stojaković (2005) affermano chiaramente che per loro è difficile stabilire una data,

soprattutto se si prendono in considerazione tutti gli eventi politici e gli attacchi precedenti

al conflitto.

Per quanto riguarda gli scontri a Plitvice, gli autori Štambak e Bekavac (2003, p.179)

affermano: 55

“U idućim su mjesecima četnici “Nei mesi successivi i cetnici, aiutati

dall’esercito jugoslavo, hanno dato fuoco e

potpomognuti jugoslavenskom vojskom

razarali i pljačkali hrvatska sela i gradove.” saccheggiato i paesi e le città croate.”

Infine, Štambak parlando del ruolo dell’ONU, sottolineano che

e Bekavac (2003, p.180),

l’UNPROFOR, nel corso del suo mandato, non è riuscita a raggiungere i suoi scopi:

“Zaštitne snage nisu razoružale srpske “Le forze di protezione non hanno

jedinice, nisu omogućile povratak disarmato le unità serbe, e non hanno

nisu zaštitile

izbjeglicama i prognanicima i consentito il ritorno dei rifugiati e degli

granice Republike Hrvatske i tako sfollati e non hanno difeso i confini della

spriječile ulazak naoružanih četničkih Repubblica Croata per non consentire alle

snaga na njezino područje.” forze armate cetniche di entrare nel

territorio.”

La guerra in Bosnia ed Erzegovina

I contenuti sono uguali a quelli dei manuali degli istituti professionali quadriennali;

un’eccezione è il manuale di Đurić e Peklić che non tratta l’argomento.

(2002),

56

Liberazione dei territori croati occupati

I testi trattano in modo più approfondito solo delle azioni militari di Bljesak e Oluja, mentre

tutte le operazioni o azioni di liberazione antecedenti al 1995 vengono nominate solo

brevemente.

Licei

2.1.4.

Nei licei, i programmi didattici prevedono che le tematiche relative alla Guerra della Patria

e alla formazione della Croazia come Stato indipendente, vengano dedicate 4 unità

il doppio rispetto agli istituti professionali. L’argomento è affrontato in

didattiche, ovvero

modo più approfondito, e le pagine dedicate all’argomento (circa 20 su una media di 260-

300) sono significativamente maggiori.

Tabella 4. Utilizzo manuali licei. (Barunčić & Križe, 2006, p.650)

PERCENTUALE DI UTILIZZO MANUALI PER I LICEI (a.s. 2005/2006)

Titolo Autori Editore Percentuale

diffusione

Ivo Perić

31

STORIA IV Alfa 18,81%

Suzana Leček,

STORIA 4, manuale Profil 40,45%

per la classe 4° Magdalena Najbar-

Agičić, Damir Agičić,

32

(ordinaria) liceo Tvrtko Jakovina

Hrvoje Matković, Školska knjiga

STORIA 4, manuale 18,76%

Franko Mirošević

per la classe 4° liceo

STORIA 4, manuale Mira Kolar- Meridijani 21,99%

Dimitrijević, Hrvoje

per la classe 4° liceo Petrić, Jaška Raguž

31 POVIJEST IV

32 POVIJEST 4, udžbenik za 4. razred (opće) gimnazije

57

Situazione politica prima del conflitto e inizio della guerra

Per quanto riguarda la situazione politica prima del conflitto, vengono prese scelte diverse

a seconda del manuale: gli autori Leček, Najbar-Agičić, Agičić e Jakovina (2005) non si

occupano dei negoziati politici riguardanti la Jugoslavia antecedenti al conflitto, mentre gli

Petrić, e Raguž

autori Kolar-Dimitrijević, (2004) se ne occupano in modo piuttosto

dettagliato. Matković e Mirošević (2001) dedicano spazio anche alla figura politica di

Slobodan Milošević e alle sue ideologie.

Nel manuale di Leček, Najbar-Agičić, Agičić e Jakovina (2005), si tralasciano le vicende

legate all’inizio dei conflitti, e si riporta solamente un estratto del Memorandum SANU del

1986. Matković e Mirošević (2001) scrivono della Rivoluzione Balvan in qualche frase,

33

chiamando la ribellione azione cetnica .

Le autrici riferiscono che solamente Matković e Mirošević (2001) utilizzano il termine

che anche Perić

cetnici per riferirsi ai ribelli serbi; più avanti riportano (2005) utilizza il

Petrić, e Raguž,(2004)

termine cetnico, così come Kolar-Dimitrijević, che però utilizzano

il termine solo una volta. Questi ultimi autori, sotto il titolo Guerra della Patria, scrivono,

in caratteri più piccoli, come i serbi abbiano dichiarato ustasa il governo croato, ma che

“na početku Domovinskog rata ni hrvatska “all’inizio della Guerra della Patria

propaganda nije zaostajala u povezivanju neanche la propaganda croata si è astenuta

pobunjenih Srba s četnicima pa se u dal collegare i ribelli serbi ai cetnici, così

izvješćima hrvatskih reportera moglo nelle dichiarazioni dei reporter croati si

slušati o četničkim teroristima i sl.”

33 Četnička pobuna 58

(Leček et al., 2005, p.272) poteva sentir parlare del terrorismo cetnico

e sim.”

Petrić, e Raguž

Kolar-Dimitrijević, (2004) sono gli autori che hanno dedicato più

attenzione alle ribellioni, in particolare alla Rivoluzione Balvan, di cui parlano in un

apposito paragrafo. Gli autori affermano che le guide serbe e la JNA hanno preparato il

terreno per una ribellione armata dei serbi in Croazia.

Il corso della guerra

Il corso della guerra nei licei è descritto in modo molto più dettagliato, riportando le prime

ribellioni avvenute all’inizio della guerra, che hanno portato agli scontri successivi. Leček,

In particolare, in riferimento alla Battaglia di Vukovar, nel manuale degli autori

Agičić e Jakovina

Najbar-Agičić, (2005), si sottolinea la resistenza dei soldati croati che

un’epopea eroica.

difendevano la città, trasformandola in

In tutti i manuali si nominano le città attaccate dai serbi, e il bombardamento di Dubrovnik,

come viene dedicato ampio spazio all’aiuto che è stato offerto dai paesi esterni al

così

conflitto, in particolare al Vaticano.

Tutti gli autori fanno riferimento alle operazioni di protezione fallite svolte

dall’UNPROFOR, e in particolare Perić (2005) sottolinea che le sue unità erano coinvolte

nel contrabbando di benzina, che veniva fornita ai serbi occupanti i territori croati.

59

La guerra in Bosnia ed Erzegovina

La situazione in Bosnia ed Erzegovina viene descritta in tutti i manuali come la rottura

tra tre popolazioni (serbi, bosniaci, croati) che convivevano sul territorio.

dell’equilibrio

Viene sottolineato da tutti gli autori come le forze armate serbe abbiano commesso orribili

atrocità e genocidi ai danni di croati e musulmani.

Nel manuale di Perić (2005) viene posto particolare accento sul problema dei rifugiati e

degli sfollati, come dalla Croazia, così dalla Bosnia ed Erzegovina e dalla Serbia, e viene

riportato il numero di rifugiati che sono arrivati in Croazia.

territoriale all’interno della Bosnia ed

Tutti i manuali spiegano la suddivisione Erzegovina,

e gli autori Matković e Mirošević (2001, p.276) spiegano che

“je cilj bio da i jedni i drugi, kao žrtve “lo scopo era che sia gli uni che gli altri,

come vittime dell’aggressione velikoserba,

velikosrpske agresije, urede svoje

odnose na suradničkoj osnovi.” organizzassero i loro rapporti su basi

collaborative.”

Infine tutti gli autori nominano gli accordi di Dayton, che hanno stabilito la divisione della

Bosnia ed Erzegovina in due parti, La Federazione croato-musulmana, e la Repubblica di

Serbia. 60

Crimini di guerra

Un capitolo a parte viene dedicato ai crimini di guerra, in cui vengono descritti i crimini

commessi verso la popolazione, da parte dei ribelli serbi.

Leček, Najbar-Agičić, Agičić e Jakovina è l’unico che nomina

Il manuale di (2005, p.288)

anche gli stupri etnici:

“srpske “Le

snage provodile su sustavnu forze serbe si sono impegnate in una

politiku genocida prema Muslimanima- politica genocida verso i musulmani-

Bošnjacima i Hrvatima, protjerujući ih i bosniaci e i croati, cacciandoli dal loro

ubijajući, silujući žene, paleći njihove territorio e uccidendoli, violentando le

džamije i crkve, škole i drugo.”

domove, donne, dando fuoco alle loro abitazioni,

moschee e chiese, scuole e altro.”

Nei manuali di Perić Petrić, e Raguž

(2005) e di Kolar-Dimitrijević, (2004), gli autori

descrivono dettagliatamente i crimini commessi in Croazia, affermando che sono stati

commessi da forze armate serbe e montenegrine, che formavano la JNA: nei loro manuali

vengono riportati i numeri di vittime e feriti tra uomini, donne, bambini, giornalisti,

testimoni, personale medico, così come viene riportato il numero di deportati croati ai

campi di concentramento. 61

Discussione e commenti

2.1.5.

Le autrici concludono la loro ricerca affermando che i testi da loro analizzati non riportano

grandi distorsioni o incongruenze storiche, e che le critiche che si possono fare a tali

manuali non possono essere giustificate. Affermano che gli studenti, grazie alle nozioni

fornitegli dai libri di testo di storia, possono avere una visione chiara di un argomento

complesso come quello della guerra in Jugoslavia.

Una osservazione da fare in merito, riguarda proprio le conclusioni cui giungono le autrici:

dalla loro analisi dei manuali scolastici, emerge una visione unilaterale della storia, il punto

di vista dell’altro non viene adottato; vengono utilizzati termini non consoni al contesto

educativo (es. cetnici); il quadro che ne risulta non risulta integrativo, ma frammentato e

presentato da un punto di vista specifico, che coincide con quello della popolazione-vittima.

Come le autrici stesse affermano, non sempre vengono forniti allo studente gli strumenti

per comprendere le complesse vicende storiche raccontate, poiché le cause della guerra

vengono attribuite al nemico, che viene etichettato in più occasioni come aggressore.

La popolazione croata invece viene descritta come popolazione-vittima, la sua aggressione

viene descritta come una risposta inevitabile e quasi senza possibilità di scelta, alle

aggressioni dei ribelli serbi.

Scelte didattiche e orientamenti politici

2.2. Nenad Jarić Dauenhauer

Un articolo di (2015), giornalista croato, evidenziano quanto

l'orientamento politico dei professori sia influente per la scelta del manuale adottato.

62

Secondo l’autore, infatti, i manuali si possono dividere in tre gruppi, a seconda che il loro

orientamento politico sia di destra, centro o sinistra.

Jarić Dauenhauer (2015) fa riferimento agli studi del Science and Society Sinergy Institute

34

(ISZD) : analizzando la correlazione tra le tre tipologie di libri adottati e i risultati delle

elezioni parlamentari e presidenziali, si deduce che i libri di testo di storia si possono

classificare per spettri ideologici: le Edizioni Profil seguono il filone liberal-pluralistico, le

Školske Knjige

Edizioni sono considerate ideologicamente neutrali, mentre le Edizioni Alfa

rispecchiano un'ideologia nazional-conservativa.

A seconda dell'orientamento politico presente nel territorio, sono stati scelti libri che

seguono le ideologie di pensiero ad essi affini.

La Serbia

3.

Il sistema scolastico in Serbia ha cambiato i libri di testo due volte: la prima nel 1993,

quando si è reso indispensabile raccontare la guerra in BiH; la seconda nel 2000, quando

cambiamenti politici significativi hanno reso necessario un taglio netto con il passato

comunista. Questo cambiamento fa riflettere sull'importanza dell'insegnamento della storia

all'interno dell'educazione serba: il suo scopo non è solo l'educazione, ma anche la

creazione di un'identità nazionale sulla base di concetti definiti, che si trasmettono così

attraverso il sistema scolastico.

34 Institut sinergije znanosti i društva 63

Analisi di Dubravka Stojanović

3.1.

Dubravka Stojanović (2007), storica serba e professoressa ordinaria di Filosofia

all’università di Belgrado, compie un'analisi delle dinamiche che emergono dai libri di testo

in Serbia, sottolineandone gli aspetti ideologici e le implicazioni che questi possono avere

sull’educazione.

L'analisi dei manuali di storia, sottolinea Stojanović (2007), richiede prima di tutto

un'analisi della coscienza nazionale e storica, che si dissemina lungo la strada

dell'educazione.

Una prima analisi completa dei nuovi manuali serbi è stata condotta dal Centro per le azioni

35

antibelliche (CNA) di Belgrado, nel 1993. Il libro Ratnistvo, patriotizam, patrijarhalnost

(Pešić & Rosandić, 1994), pubblicato come risultato del progetto, è stato il primo tentativo

di influire sulla popolarità e sul ministero competente con l'obiettivo di aprire un dibattito

pubblico sul tema. Il ministero tuttavia non ha risposto a nessun richiamo, nemmeno alla

proposta di coloro che hanno partecipato al progetto di presentare i loro risultati all’ufficio

Zavod za izdavanje udzbenika, addetto alla pubblicazione dei libri di testo scolastici.

I successivi due progetti sono stati coordinati dall'Istututo per la ricerca internazionale dei

36

manuali scolastici Georg Eckert (GEI) di Braunschweig, in Germania. Sotto la guida

37

esperta di Wolfgang Hopken sono state condotte due ricerche: la prima denominata

Stereotipi sugli altri nei manuali di storia del sud-est Europa, la seconda che analizza la

modalità in cui viene affrontato il tema delle guerre che dal 1885 hanno sconvolto il

territorio.

35 Centar za nenasilnu akciju, Centro per l’azione nonviolenta

36 Georg Eckert Institut, Leibniz Institut fur Internationale Schulbuchforschung

37 Professore di storia del sud-est europeo dell’Università di Lipsia

64

Dopo alcune iniziative minori, nel 1999 il CDRSEE, Centro per la democrazia e la

38

riappacificazione nel sud-est Europa , ha dato il via al progetto più grande realizzato fino

ad ora. È stato formato un comitato per i testi scolastici, che lavora da più di 8 anni

sull'analisi del confronto dell'insegnamento della storia in tutti gli 11 Paesi del sud-est

Europa.

Tornando al caso specifico della Serbia, è interessante notare che il primo cambio dei

manuali, avvenuto nel 1993, non è de considerarsi legato, come nel caso di altri paesi post-

delle ideologie di matrice comunista, ma è stato fatto con

comunisti, all’abbandono

l'obiettivo di adattare la storia agli avvenimenti politici in atto, al fine di allineare il passato

con le esigenze politiche del momento. Il cambiamento drastico della coscienza storica e la

rapida costruzione della nuova identità nazionale sono i motivi del cambiamento dei

manuali e dell'intero programma didattico.

I manuali di storia serbi sono vittima della confusione ideologica che regnava nel paese

negli anni '90; per questo si possono trovare al loro interno ideologie eterogenee, che

possono rappresentare in modo molto preciso la mescolanza ideologica in atto. Emerge un

comunismo con una facciata nazionalista, che si basava su un'idea difficilmente

comprensibile, ma politicamente molto di successo, poiché si basava sull'unione tra

nazionalismo e comunismo: questo ha, però, determinato una certa bipolarità ideologica

dei manuali di storia.

Dai manuali di storia di terza media sono stati eliminati i capitoli che erano dedicati alle

altre popolazioni jugoslave, mentre al loro posto sono comparsi capitoli in cui si

approfondisce la storia dei serbi che vivono al di fuori della Serbia.

38 Center for Democracy and Reconciliation in Southeast Europe, ONG con sede a Salonicco

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Poiché le modifiche nei libri di testo sono state fatte in tempi brevi, lo scambio dei capitoli

è stato fatto in modo meccanico, e presenta evidenti squilibri e disarmonie.

I tre livelli di analisi

L'analisi dei libri di testo serbi si può dividere in tre diversi livelli, sulla base della modalità

di ricostruzione del passato, attraverso i quali, grazie alla strumentalizzazione dei fatti

storici, vengono imposti modelli diversi e visioni nuove del passato.

Un primo livello riguarda la ricostruzione superficiale della storia, e si potrebbe definire

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livello dei fatti . A questo livello gli autori dei manuali adattano i fatti storici alle esigenze

politiche del momento.

I tre metodi più utilizzati a questo livello sono: tralasciare alcuni fatti storici; insistere su

alcuni più di quanto sarebbe necessario; deformare i fatti storici, fino ad arrivare ad un vero

e proprio falso storico.

Questi processi si riferiscono, in particolare, alla storia dei rapporti tra popolo serbo e

croato: dall’analisi dell’autrice, dai manuali di storia si deduce che le recenti guerre tra le

due popolazioni hanno avuto profonde basi precedenti, ben radicate nel passato. Per

arrivare a questo sono stati applicati due metodi: si è omesso qualsiasi riferimento ad un

legame tra le due popolazioni e sono stati estrapolati ed evidenziati tutti gli scontri tra le

due.

Secondo Stojanović (2007), aver omesso queste idee di unione e integrazione, rende il

passato serbo poco chiaro e mancante di una componente fondamentale, che rende

39 Faktografski 66

inspiegabile la futura formazione della Jugoslavia, nonché la sua disgregazione e dà,

invece, il via libera a strumentalizzazioni politiche dei fatti.

La tendenza a raccontare gli eventi come isolati ed estrapolati dal contesto storico, trova gli

studenti così impossibilitati a contestualizzare e a dare un senso lineare e complessivo agli

avvenimenti, inserendoli in una cornice storica adeguata. I rapporti tra la popolazione serba

e quella croata sono stati in passato davvero ricchi di processi sia integrativi sia

disintegrativi, e di contraddizioni, e come tali bisogna presentarli. Far conoscere solo la

continuità del conflitto, nonostante la multisfaccettata varietà della loro relazione, significa

sottomettere la storia alle esigenze politiche del momento: dalla lettura dei manuali si può

solamente dedurre che il conflitto è l'unico modo in cui queste due popolazioni si

incontrano, e che quello bellico sia il loro stato naturale, liberando così i singoli da ogni

responsabilità personale.

Nei manuali redatti dopo il 2000, è stata condotta un altro tipo di stesura e descrizione

fuorviante delle vicende storiche, a livello dei fatti: il loro scopo principale è stato la

modifica di dati legati alla Seconda Guerra Mondiale, soprattutto alla parte che tratta dei

cetnici e dei partigiani.

Ad un secondo livello più profondo di ricostruzione storica, si suggeriscono concetti di

coscienza storica e nazionale, a partire dai quali prende forma una presentazione

stereotipata della nazione e della sua collocazione storica. I messaggi riguardanti il destino

storico della popolazione che vengono trasmessi attraverso i manuali, con metodologie

differenti, e riguardo a fatti storici interpretati e utilizzati in diversi modi, si sovrappongono

spesso con un cattivo utilizzo della storia, poiché essi sono stati pubblicamente utilizzati

per scopi propagandistici durante il ventennio precedente.

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Quindi, quando si parla di questo secondo livello di costruzione della storia, sul quale si

formulano le caratteristiche desiderabili dell’identità nazionale, bisogna tenere presente che

è stata trovata una matrice pressoché identica nell’analisi comparativa dei manuali di tutti

i paesi balcanici. Con questo si sminuisce l’importanza dell’interpretazione serba della

di

propria storia, e ci si concentra su una questione precisa che nasce dall’incontro

coscienze storiche dei popoli balcanici, così formulate. Poiché si fondano tutte sull’idea

della propria correttezza storica e della colpevolizzazione dell’altro, bisogna pensare a

questa fotografia paranoide della storia balcanica come una proiezione della realtà

effettuata all’interno di uno specchio rotto, e tale processo si è dimostrato essere generatore

psicologico di conflitti, in diverse condizioni e momenti di crisi.

Le idee chiave a proposito della propria identità storica che si emettono attraverso questo

secondo livello di strumentalizzazione della storia stessa sono: l’idea della giustizia storica

del proprio paese, l’idea della propria nazione come storicamente vincitrice e l’idea del

proprio spazio e del proprio popolo come il centro del mondo.

secondo Stojanović

L'analisi comparativa dei manuali serbi rivela, (2007), che il rapporto

con la guerra cambia a seconda del tipo di conflitto e del ruolo che la Serbia ha avuto al

loro interno: le guerre che coinvolgono la Serbia vengono descritte sommariamente e

creando in certi casi l'idea che l'altra parte sia l’unica

talvolta presentano errori storici,

responsabile del conflitto.

La seconda componente fondamentale riguarda la percezione della propria nazione come

vincitrice. Questa impressione viene indotta nel lettore poiché le sconfitte dell'esercito

serbo vengono riportate in modo sommario, o non vengono citate; di contro, le vittorie sono

largamente e dettagliatamente descritte. Inoltre, le sconfitte vengono giustificate ed

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argomentate, mentre le vittorie non vengono accompagnate da una spiegazione, come se si

dessero per scontate.

Un altro aspetto interessante, che ha avuto un ruolo cruciale nella propaganda politica

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durante l'ultimo decennio, è l'idea stereotipata che i Balcani siano una polveriera .

È curioso che questo stereotipo, generalmente caratterizzato da connotazioni negative, sia

talmente accettato dai manuali di storia, che arrivi persino ad assumere connotazioni

positive.

Un altro tassello che costituisce la coscienza storica serba, riguarda l'idea di nazione-

vittima. Questa visione del popolo serbo come vittima, si costruisce durante tutto il periodo

scolastico, raccontando agli alunni le atrocità subite, e indirizzandoli ad una visione della

storia dal punto di vista del popolo serbo, visto come colui che subisce le atrocità dal

nemico.

Secondo Stojanović (2007), questo insieme di informazioni, veicolato attraverso tali

modalità, porta a sviluppare un modello paranoide della coscienza storica, che può essere

una base solida su cui radicare il processo di odio e disprezzo verso le popolazioni vicine:

da questo modello può derivare la possibilità di ulteriori future incomprensioni, poiché

insiste sulle motivazioni e le ferite ancora aperte generate dai conflitti, alimentando così

inoltre desideri di rivincita nella popolazione.

Avendo una tale responsabilità nella costruzione della dimensione della coscienza storica,

l'educazione si trova ad assumere una funzione marcatamente mobilitante, con effetto però

ritardato, poiché i modelli di comportamento imposti ai bambini durante i loro primi anni

di vita si trasferiscono nei loro atteggiamenti e comportamenti futuri.

40 Bure baruta, lett. botte di polvere da sparo 69


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1.16 MB

AUTORE

LeylaTes

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+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia di comunità
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher LeylaTes di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Laboratorio tesi di laurea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof Zamperini Adriano.

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