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Tesi - Libertà religiosa Appunti scolastici Premium

Tesi compilativa fatta molto bene sulla libertà religiosa. Primo capitolo dedicato alla libertà religiosa in prospettiva storica, dalla Statuto albertino ai giorni nostri. Secondo capitolo dedicato alle norme sulla libertà religiosa presenti nella Costituzione Italiana, ai problemi pratici del fenomeno religioso, e alle sentenze degli organi giurisdizionali con particolare riferimento... Vedi di più

Materia di Storia delle codificazioni e delle costituzioni moderne relatore Prof. R. Ferrante

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Altra parte della dottrina rimase conforme alla qualificazione di delitti contro la libertà dei culti in

come lesivi “del diritto universale pertinente a tutti i

ossequio allo stesso codice, qualificandoli 33

seguaci di un culto di vederlo rispettato insieme agli oggetti ad esso destinati”.

Nella stesura definitiva tali delitti furono collocati nel titolo dedicato alla difesa della libertà, in una

posizione intermedia tra i delitti contro le libertà politica e quelli contro la libertà individuale. La

scelta fu significativa: dalla Relazione sul progetto del 1887 emerse la volontà del legislatore di

la sicurezza dello Stato “ senza

collocare tali reati subito dopo quelli che potevano compromettere

togliere a quel diritto l’ intima sua essenza, che lo fa derivare non da creazione politica, ma da una

34

prerogativa connaturale all’ uomo […]” . Da queste poche parole emerge chiaramente come la

sia stata ricompresa dal legislatore dell’ epoca all’ interno del diritto naturale.

libertà di culto

I cinque artt. in questione erano gli artt. 140 (impedimento o turbamento delle funzioni e

cerimonie religiose), 141 (vilipendio per cause di credenze religiose), 142 (profanazione di cose

destinate al culto, violenza ed oltraggio ai ministri di culto), 143 (deturpazione in luoghi riservati al

culto e nei cimiteri), 144 (violazione del sepolcro con manomissione di cadavere umano e

vilipendio dello stesso).

L’ art. 140 in particolare, puniva con la pena detentiva fino a tre mesi e con multa chi, per offendere

uno dei culti ammessi nello Stato, impediva o turbava funzioni o cerimonie religiose. L‘art.141,

invece, puniva a querela di parte, con detenzione fino ad un anno, chi, per offendere uno dei culti

ammessi nello Stato, pubblicamente vilipendiava chi lo professava.

Entrambi gli artt. richiedevano, evidentemente, il dolo specifico ossia lo scopo di offendere “uno

35

dei culti ammessi nello Stato”.

33 Cfr. A. NEGRI, Dei delitti contro la libertà, Milano 1888, p.413

34 Cfr. Relazione ministeriale sui libri secondo e terzo del progetto di Codice penale presentato alla Camera dei

Deputati nel 22 novembre 1887, Torino 1888, p. 2.

35 Cfr. L. GARLATI, Dalla tutela della religione di Stato.. cit. p.81. 14

Quest’ ultimo inciso venne interpretato dalla giurisprudenza come comprensivo di qualsiasi culto

esistente. In particolare la Corte di Cassazione ritenne che la disposizione dell’ art. 140 dovesse

essere applicata “a qualsiasi culto esistente, senza ricercare se lo stesso sia stato per legge

36

esplicitamente ammesso.”

In conclusione possiamo affermare che il Codice Zanardelli abbia rotto con la tradizione passata,

conformemente al contesto socio-culturale del tempo, abolendo la distinzione tra religione cattolica

e le altre esistenti.

Tuttavia alcuni commentatori del Codice parlarono di “laicizzazione a metà”. Venne fatto notare

che in sostanza mancava un vero e proprio principio di reciprocità tra la religione cattolica e le altre

esistenti: nel testo del 1889, mancava, ad esempio una norma che punisse il credente che avesse

agito contro i non credenti per costringerli ad atti religiosi, mentre, al contrario, si puniva il non

37

credente che disturbava un funerale nelle forme cattoliche.

Di tutt’ altro tenore fu invece il Codice Rocco del 1930 (che prese il nome dal suo principale

ispiratore, Alfredo Rocco). Esso fu il frutto di un percorso legislativo durato cinque anni, dalla

promulgazione della legge 4 dicembre 1925 n. 2260, con il quale il governo venne delegato ad

emendare il codice Zanardelli, al 19 ottobre 1930, giorno in cui venne promulgato il nuovo codice

penale italiano con Regio Decreto n. 1398. Pur modificato nel corso degli anni, anche dalle

sentenze della Corte Costituzionale, il codice del 1930 è tutt’ ora sostanzialmente in vigore. Esso

tutelò in maniera specifica la religione in sé, stabilendo che le violazioni contro di essa fossero

equiparate ad offese contro l’ interesse pubblico collettivo, ponendo la religione di Stato in una

38

posizione di favore rispetto agli altri culti ammessi. Si coglie così immediatamente la differenza

36 Corte di Cassazione, sent. 27 maggio 1982 , in Rivista penale, vol. XXXVI, 1892, pp. 144- 146.

37 Cfr. L. MAJNO, Commento al codice penale italiano, Verona 1890, p. 421.

38 Manuale breve di diritto ecclesiastico, VIII edizione, Milano 2013, p.230. 15

rispetto al codice Zanardelli: il bene tutelato non fu più la libertà religiosa, ma la religione nella sua

39

dimensione istituzionale, con un trattamento di favore per il cattolicesimo.

ora nel Libro II, titolo IV “Dei

Troviamo delitti contro il sentimento religioso e la pietà dei

al capo I “Dei la sanzione per il

defunti”, delitti contro la religione dello Stato e culti ammessi”

vilipendio contro la religione dello Stato (art. 402 codice penale) e per la bestemmia contro la

religione dello Stato (art.724 c.p.). Sulla base del disposto dell’ art. 406 c.p. (Delitti contro i culti

ammessi nello Stato), poi, si introdusse un diverso trattamento sanzionatorio per le altre fattispecie

previste (artt. 403 c.p., Offese alla religione di Stato mediante vilipendio di cose; 405 c.p.,

sanzionando con pena diminuita “chiunque

Turbamento di funzioni religiose), commette uno dei

40

fatti preveduti negli artt. 403, 404 e 405 contro un culto ammesso nello Stato”.

Questo assetto disegnato dal legislatore fascista (supportato sia dalla previsione del Trattato

lateranense del 1929 che consacrò la regione cattolica come religione di Stato sia dalla legge n.

1159/29 sui “culti ammessi”) venne ad alterarsi con l’ entrata in vigore della Costituzione

repubblicana del 1948 che ripropose il dualismo Chiesa Cattolica (art. 7 Costituzionale )/

confessioni religiose diverse dalla cattolica (art. 8 Cost.). Tuttavia proprio grazie al primo comma

dell’ art. 8 (“ Tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge”), si andò

verso un cambio di direzione nei rapporti tra Stato e confessioni religiose che si ripercosse anche

sulle forme di tutela penale.

A fronte del silenzio del legislatore, un ruolo da protagonista fu assunto dalla Corte Costituzionale

che intervenne ripetutamente.

l’ intervento del legislatore (sentenze n.125/97; n.79/1958;

In primo luogo sollecitando n.39/1965;

n.14/1973; n.188/1975 e n. 925/1988); poi intervenendo direttamente sulle singole fattispecie,

operando in due direzioni.

39 Cfr. D. BARILLARO, Considerazioni preliminari sulle confessioni religiose diverse dalla Cattolica, Milano, 1968,

pp.62-64.

40 Manuale breve di diritto ecclesiastico, cit. p. 230. 16

L’ intervento della Corte da un lato eliminò i riferimenti alla “religione di Stato”, abrogando l’ art.

402 c.p. (sent. n. 508/00) e riscrivendo la fattispecie di bestemmia di cui all’ art. 724 c.p. (sent. n.

dall’altro dichiarò l’illegittimità costituzionale degli artt. 403, 404 e 405 c.p.

440/1995); nella parte

in cui tali disposizioni prevedevano pene più gravi anziché quelle diminuite dall’ art. 406 c.p. per

gli stessi fatti commessi contro gli altri culti (sent. n. 329/1997; sent. n. 327/2002; sent. N.

168/2005). l’ importanza della sentenza n.

Giustamente la dottrina segnala 329/1997 con la quale la Corte ha

affermato che “la protezione del sentimento religioso è venuta ad assumere il significato di un

corollario del diritto costituzionale di libertà di religione” escludendo così la legittimità di qualsiasi

41

trattamento sanzionatorio.

Nella solita pronuncia la Corte ha imposto il superamento dell’ utilizzo del temine culto ammesso

nello Stato considerata “espressione fuori tempo”.

Alla luce di queste considerazioni deve essere letto l’ intervento legislativo operato dagli artt. 7-10

della legge 24 febbraio 2006, (modifiche al codice penale in materia di opinione) n. 85 che è

intervenuto sull’ intero Capo IV, del Titolo IV del Libro secondo del codice penale.

la sua rubrica, ora intitolata ai “ Delitti contro le confessioni

Innanzitutto è stata riformulata

religiose” (art. 10 c. 2). Inoltre sono stati sostituiti integralmente i precedenti artt. 403 e 404 c.p.

modificato l’ art. 405 c.p. (art. e abrogato l’ art. 406

(art. 7 e 8), è stato 9) c.p. (art. 10 c. 1).

Tra le novità da sottolineare vanno ricordate l’ utilizzo del termine “confessioni religiose” al posto

di “religione di Stato”, “religione cattolica” e “culti ammessi” e il conseguente superamento del

trattamento sanzionatorio di favore accordato alla religione di Stato, proprio sulla scorta dei moniti

42

della Corte Costituzionale.

41 Ibidem, p. 231.

42 Ibidem, p. 232. 17

1.3 La libertà religiosa durante il regime fascista

In definitiva, l’ art. 1 dello Statuto, non determinò, fino alla fine dello Stato liberale conseguenze

lesive per la libertà religiosa e per l’ uguaglianza delle confessioni. La dottrina interpretò

riduttivamente il principio confessionista stabilito dall’ art. 1 limitandolo all’ obbligo dello Stato di

43

seguire il culto cattolico nelle sue cerimonie pubbliche.

Tuttavia, come ben rilevato da Jemolo, l’ avvento del fascismo aprì le porte ad un “nuovo

44

confessionismo” che si rivelò dannoso per la libertà religiosa.

Il nuovo regime, capeggiato da Benito Mussolini, si era inserito vittoriosamente nel disordine

45

politico-sociale post bellico, e cercò da subito di attirarsi la benevolenza dei cattolici avviando

46

una politica di “riconfessionalizzazione” dello Stato in senso cattolico che culminò nei Patti

Lateranensi del 1929.

Essi furono stipulati l’ 11 febbraio 1929 tra il Regno d’ Italia e la Santa Sede a Roma nel palazzo

del Laterano.

Le trattative furono condotte in un clima di segretezza: la Santa Sede fu rappresentata dall’

avvocato Pacelli, fratello del futuro Papa Pio XII, che riferì al segretario di Stato pontificio,

cardinale Pietro Gasparri.

43 Cfr. A. SINI, La religione dello Stato..cit., pp.174-177.

44 Cfr. A. C. JEMOLO, I problemi pratici della libertà, Milano1961, p. 64.

45 Per esempio Mussolini, appena arrivato al potere, prese alcuni provvedimenti per potere giungere ad una

nelle aule delle scuole e dei tribunali e facendo riprendere l’ insegnamento delle

conciliazione, rimettendo i crocifissi “Manuale di diritto ecclesiastico”

religione nella scuola elementare.(Cfr. a cura di L. MUSSELLI, V. TOZZI, Prima

edizione, Genova 2000, p. 34.).

46 Cfr. O. GIACCHI, La legislazione italiana sui culti ammessi, Milano 1934, pp. 7-8. 18

Per la parte italiana, venne incaricato per i primi contatti un consigliere di Stato, Domenico Barone,

dopodiché le trattative furono condotte dal ministro di Grazia e Giustizia, Alfredo Rocco (penalista

47

e “padre” del codice penale del 1930) che riferì direttamente a Mussolini.

Dopo molte discussioni, negoziati e contrasti si arrivò alla conclusione: fu siglato un Trattato, un

Concordato e una Convenzione finanziaria. la “questione romana” con la costituzione dello

Il primo abrogò la legge delle Guarentigie e risolse

Stato della città del Vaticano che doveva rappresentare l’ indipendenza del Pontefice.

Inoltre l’ art.1 del Trattato richiamò il principio di cui all’ art. 1 dello Statuto albertino, ripristinando

la presenza privilegiata della Chiesa cattolica nell’ ordinamento dello Stato.

così

Il Concordato disciplinò la situazione della Chiesa cattolica in Italia, mentre la Convenzione

attribuendo a quest’

finanziaria chiuse i rapporti economici pregressi tra Stato Italiano e Santa Sede

48

ultima una somma a titolo di indennizzo per la perdita degli Stati Pontifici.

La riproposizione del confessionismo generò timori nel mondo protestante, anche se Mussolini,

nella relazione sui Patti presentata alla camera, eliminò ogni dubbio affermando che il Concordato

non riporta il “Medioevo in Italia”, non “sopprime la libertà di coscienza e di culto” e non tocca “l’

49

uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, qualunque sia la religione che esse professano”.

Dopo l’ entusiasmo suscitato dalla guerra di Etiopia, che contagiò spesso anche il clero, iniziò un

progressivo raffreddamento dei rapporti tra Chiesa e regime che a mano a mano si legò del tutto

50

alla Germania nazista.

In questo clima di crescente freddezza, lo Stato iniziò una persecuzione verso gli ebrei e verso le

comunità protestanti.

47 “Manuale di diritto ecclesiastico” cit. p. 35.

48 Manuale breve di diritto ecclesiastico, cit. p. 8.

49 Milano 1934, pp. 5-6.

Cfr. M. PIACENTINI, I culti ammessi nello Stato italiano”,

50 Manuale di diritto ecclesiastico cit. p. 38. 19

Ma andiamo con ordine. Nello stesso 1929 venne emanata una legge destinata a disciplinare i “culti

ammessi nello stato” (legge n. 1159 del 24 giugno 1929) e “il matrimonio celebrato davanti ai

ministri dei culti medesimi”.

Il progetto fu presentato alla camera nell’ aprile del 1929 dal ministro Rocco con la finalità, che

emerge dalla relazione ministeriale, di “consentire“ il libero esercizio di tutti i culti, “in omaggio al

51

libertà di coscienza, che nessuno Stato moderno potrebbe ripudiare”.

principio di

Nonostante questo chiaro riferimento alla libertà religiosa, le relazioni ministeriali non furono

52

benevole per gli acattolici.

Quella della camera, con relatore Vassallo, chiese alle autorità preposte di vigilare sul proselitismo

53

protestante per impedire “…una subdola, camuffata attività di propaganda antifascista.”

Una volta approvata, la legge fu accolta con entusiasmo dalle confessioni acattoliche che giunsero

54

“Magna Charta” delle loro libertà.

addirittura a definirla 55

La Chiesa cattolica, invece, non si dimostrò entusiasta di fronte a questa normativa.

Particolarmente significativa è la stessa scelta del termine “culti ammessi” (già utilizzata nel codice

“culti tollerati” utilizzata nello Statuto Albertino, considerata più restrittiva dai

del 1889) invece che

protestanti. Il ministro guardasigilli Rocco nella relazione alla legge, osservò che l’ espressione

“culti ammessi”, “se più riguardosa di quella dello Statuto”, non ha, “dal punto di vista giurdico,

56

sostanzialmente diverso significato.”

51 Cfr. M. PIACENTINI, I culti ammessi..,cit., pp. 5-6.

52 Cfr. A. C. JEMOLO, Chiesa e Stato in Italia negli ultimi cento anni, Torino 1948, p. 657.

53 Cfr. O. GIACCHI, La legislazione italiana..cit. p. 101.

54 Cfr. M. PIACENTINI, I culti ammessi..cit., p. 31.

55 Cfr. P. SCOPPOLA, Il fascismo e le minoranze evangeliche, in Il fascismo e le autonomie locali , a cura di S.

FONTANA, Bologna 1972, p. 341.

56 Cfr., M. PIACENTINI, I culti ammessi..,cit., pp. 41-42. 20

L’ art. 1 previse che potessero essere ammessi nel regno culti diversi dalla religione cattolica,

purchè non professassero principi e non seguissero riti contrari all’ ordine pubblico e al buon

costume.

L’ art. 2 disciplinò il riconoscimento come enti morali degli istituti dei culti ammessi, mentre l’ art.

3 previse l’ approvazione governativa della nomina dei ministri di culto.

L’ art. 6 garantì la possibilità per i genitori di chiedere peri loro figli la “dispensa” dall’

insegnamento della religione cattolica, mentre gli artt. 7-12 regolarono minuziosamente il

riconoscimento degli effetti civili del matrimonio dinnanzi ai ministri dei culti ammessi.

L’ art. 4 dispose che “la differenza di culto non forma eccezione al godimento di diritti civili e

politici ed all’ ammissibilità alle cariche civili e militari” riproponendo il solito principio di

uguaglianza sancito dalla legge Sineo.

Un'altra norma di grande importanza fu l’ art. 5 che Mario Piacentini (di fede valdese) definì come

57

“pietra angolare” della legge. Tale disposizione stabilì che “la discussione in materia religiosa è

pienamente libera”. In merito a questo argomento vi fu un dibattito dottrinale che vide due

58

schieramenti: secondo alcuni la libertà in parola comprendeva anche quella di propaganda , mentre

59

per altri, da tale libertà doveva essere escluso il proselitismo.

Infine l’ art. 14 stabilì che il governo potesse rivedere le norme legislative esistenti che

disciplinavano i culti acattolici. Si aprì in questo modo la strada per una legislazione speciale per le

comunità israelitiche, attuata con il Regio Decreto 30 ottobre 1930 n.17351.

La disciplina fu in linea con le richieste dell’ ebraismo italiano, anche per merito dell’ apporto dallo

studioso ebreo Mario Falco, allievo di Ruffini, da molti giuristi considerato come il ”maestro” del

diritto ecclesiastico italiano. Questa legge disciplinò in maniera analoga alla legge Rattazzi le

57 Ibidem, p. 62.

58 Ibidem, p. 62-64.

59 O. GIACCHI, La legislazione italiana...cit. pp. 91-104. 21

l’ obbligo di appartenere obbligatoriamente ad una

comunità israelitiche: anche qui comparse

comunità e l’ equiparazione delle comunità stesse agli enti pubblici.

Il clima si fece più restrittivo con il regolamento applicativo della legge sui culti ammessi e lo

60

spazio di libertà concesso agli acattolici diventò estremamente limitato.

Il regio decreto del 28 febbraio 1930 n. 28953 stabilì infatti diverse limitazioni alla libertà religiosa,

sottoponendo le confessioni acattoliche a molti controlli e autorizzazioni, con poteri di ispezione e

14), e per l’approvazione della nomina di ministri di

di nomina di un commissario governativo (art.

Particolarmente restrittive furono le condizioni richieste per l’ apertura di un

culto (artt. 20-22).

“tempio od oratorio” (art.1) per cui era necessaria una apposita richiesta di un ministro di culto

approvato, e la prova che il luogo di culto fosse necessario ”per soddisfare effettivi bisogni di

importanti nuclei di fedeli”. A riguardo la dottrina osserva come “dove non esistevano già

61

impossibile fondarne altre”.

comunità, fosse praticamente

Nell’ estate del 1932, la competenza in materia di culti passò dal ministero della Giustizia al

ministero dell’ Interno, e ciò contribuì ad irrigidire i controlli che assunsero un carattere poliziesco

nei confronti degli acattolici, anche sulla base del Testo unico in materia di pubblica sicurezza del

62

1931.

Da tutto questo insieme di circostanze si evincono le pesanti restrizioni alla libertà religiosa cui

erano sottoposte le confessioni acattoliche.

riguardo alle riunioni religiose. Secondo l’ art. 2 del regio decreto n.

Tale tendenza è evidente 289, i

fedeli di un culto ammesso potevano tenere “riunioni pubbliche” negli edifici aperti al culto, a

condizione che esse fossero presiedute o autorizzate da un ministro di culto approvato. In tale

ipotesi non era necessaria la preventiva autorizzazione prevista dall’ art.18 del testo unico di

pubblica sicurezza. Tuttavia, lo stesso art. 18 previse che fosse considerata pubblica anche una

60 Manuale di diritto ecclesiastico, cit. p. 38.

61 Ibidem, p.39.

62 Cfr. G. ROCHAT, Regime fascista e Chiese evangeliche, Torino 1990, p. 128. 22

riunione che, “sebbene indetta in forma privata”, per il luogo in cui era tenuta o per il numero di

persone o per lo scopo o per l’ oggetto, avesse “carattere di riunione non privata”.

63

Grazie a questa disposizione e con l’ avvallo della giurisprudenza la polizia applicò tale ultima

norma alle riunioni di acattolici in luoghi privati, vietando e sciogliendo con la forza quelle non

64

autorizzate.

Questa atmosfera si riflesse anche a livello scientifico e didattico; se i vecchi testi ottocenteschi

erano improntati ad uno spirito liberale e sull’ idea di difendere lo Stato dalle indebite ingerenze

ecclesiastiche, ora i manuali d’ insegnamento della materia presero quasi esclusivamente in

considerazione come riferimento il Concordato, con una impostazione chiaramente filocattolica, a

parte alcune eccezioni di docenti ebrei, presto privati della cattedra come Mario Falco, o da cattolici

liberali come Arturo Carlo Jemolo, mentre i pochi non cattolici e la questione dei loro diritti

all’ illustrazione

suscitarono poco interesse. Il diritto ecclesiastico si ridusse quasi esclusivamente 65

sulle norme del Concordato in un ottica di stretta coordinazione tra Chiesa e Stato. Lo stesso

binomio si ripropose anche in altri paesi europei: oltre a quello italiano si stipulò un concordato

66

tedesco, (che non avrà piena applicazione a causa del radicalizzarsi del nazismo) uno austriaco, e

uno spagnolo voluto dal dittatore Franco. Non a caso la dottrina parla di “stagione dei concordati”

per qualificare questo fenomeno.

Quanto alla politica ecclesiastica del fascismo nei confronti dei culti acattolici, con riguardo

soprattutto agli aspetti legati alla libertà religiosa, l’ aspetto limitativo nei confronti delle

confessioni acattoliche risulta prevalente come abbiamo visto. Tuttavia la dottrina si sofferma sul

fatto che non si coglie una strategia di azione coerente del regime sulle confessioni acattoliche.

63 11 giugno 1931, in “Rivista 1931, p. 632.

Corte di cassazione, penale”

64 Per un ampia panoramica delle restrizioni alle riunioni religiose dei protestanti, si veda G. ROCHAT, Regime fascista

e chiese evangeliche, cit. pp. 141-145.

65 Manuale di diritto ecclesiastico, cit. p.39.

66 Ibidem, p. 40. 23

Come è stato osservato, infatti, essa appare come il risultato di un “equilibrio mutevole” di tre

fattori: gli atteggiamenti delle stesse confessioni, gli orientamenti della Chiesa e le direttive del

67

regime. 68

Quanto al primo punto, i protestanti avevano vissuto una “forte identificazione con lo Stato

69

liberale mentre ora “appaiono distanti sul piano ideologico” dal regime.

Da parte sua, la Chiesa cattolica domandò a più riprese alla pubblica autorità di limitare la

diffusione e il proselitismo dei culti protestanti. Le richieste provennero sia da singoli vescovi e

70

parroci, e gruppi di fedeli, sia da parte dei “vertici” della stessa Chiesa.

Già nel 1927, due anni prima della Conciliazione, il Segretario di Stato Gasparri invitò i vescovi a

sorvegliare e contenere, “con i più solleciti ed efficaci rimedi” la propaganda protestante, per

71

difendere “il patrimonio più sacro del nostro popolo” .

riservatamente al governo una nota sul “proselitismo dei

Nel 1934 la Santa Sede trasmise

72

protestanti in Italia”. In essa si legge che la Chiesa cattolica ”non si duole che la nuova

legislazione italiana ammetta gli acattolici all’ esercizio del loro culto” ma protesta contro le attività

di propaganda per “insidiare”la fede dei cattolici.

Un ruolo importante lo giocarono anche i complessi rapporti dell’ Italia con Inghilterra e Stati Uniti,

73

paesi protettori di molti gruppi religiosi .

67 Cfr. P. SCOPPOLA, Il fascismo e le minoranze evangeliche in Il fascismo e le autonomie locali, Bologna 1972, pp.

331-332.

68 Cfr. G. ROCHAT, Regime fascista.. cit., p.13.

69 Cfr. P. SCOPPOLA, Il fascismo.. cit., p. 347.

70 Cfr. G. ROCHAT, Regime fascista..cit., p. 29.

71 Ibidem, pp. 33-34.

72 Ibidem, pp. 36-37.

73 Ibidem, p. 41. 24

La politica ecclesiastica nei confronti dei culti ammessi quindi oscilla dalle limitazioni (come detto

in maniera prevalente) per assecondare le richieste della Chiesa, alle concessioni, per andare

incontro alle richieste britanniche e americane.

Tuttavia nei confronti dei pentecostali si giunse ad una vera e propria persecuzione. La circolare

Buffarini dell’ aprile 1935, ordinò ai prefetti di operare lo scioglimento delle loro associazioni, la

chiusura dei luoghi di culto e il divieto di svolgere pratiche religiose, ritenute “contrarie all’ ordine

74

e nocive dell’ integrità fisica e psichica della razza”.

sociale una altra profonda “ferita” alla libertà religiosa, aggravato dal termine “razza”

Questo atto segnò

che acquisterà, purtroppo, ancora più importanza con la legislazione razziale e con le vicende

tristemente note della seconda guerra mondiale.

La situazione per la libertà religiosa mutò in peggio nell’ultimo periodo del regime, negli anni

immediatamente precedenti e durante la seconda guerra mondiale, con un “crescendo della

ostili” nei confronti degli acattolici, anche a causa della propaganda

viglilanza e dei provvedimenti 75

di molti gruppi evangelici a favore “della pace e dell’ amore fraterno” , oltre che per la loro

76

vicinanza ai ”nemici” inglesi e americani.

Una circolare di Bocchini, nell’ agosto 1939, rilanciò la repressione dei pentecostali, estendendola

77

ai Testimoni di Geova .

In questo quadro si inserirono, infine, le c.d. leggi razziali che, dal r.d.l. 5 settembre 1938, n.1390

(“Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista”) fino al r.d.l. 17 novembre 1938, n.

172 (“Provvedimenti trasformati nelle leggi n. 94, n.98, n.99,

per la difesa della razza italiana”),

n.274 del 1939, colpirono i cittadini italiani di razza ebraica. Essi vennero dichiarati decaduti da

ogni impiego pubblico nonché dagli impieghi presso banche e società assicurative; tali disposizioni

74 Cfr. P. SCOPPOLA, Il fascismo..cit., p. 359-362.

75 Ibidem, p. 352.

76 Cfr. G. ROCHAT, Il fascismo...cit., pp. 42-44.

77 Ibidem, p. 257-266. 25

imposero inoltre, il divieto di esercitare qualsiasi professione, di gestire imprese, di essere

proprietari di immobili, di contrarre matrimoni con soggetti di razza ariana e ai bambini ebrei venne

78

impedito di frequentare scuole pubbliche.

79 infine, con provvedimento 30 novembre 1943, dispose “l’ arresto

La Repubblica sociale italiana,

di tutti gli ebrei”. “basata sulla discendenza

Come è stato giustamente osservato in dottrina, la discriminazione 80

razziale è immediatamente collegata a quella fondata sull’ appartenenza religiosa”.

In secondo luogo è stato affermato che il regime fascista, inflisse una profonda lesione al principio

di uguaglianza dei cittadini a prescindere dalla loro religione, stabilito sin dal 1848 e ribadito nella

81

legge sui culti ammessi del 1929.

Le leggi razziali denominate anche “leggi della vergogna” furono abrogate dapprima nell’ Italia del

Sud liberata, con r.d.l. 30 gennaio 1944 n.25 e n.26 che reintegrò i diritti civili, politici e

78 “Manuale breve”.., cit. p. 10.

79 La Repubblica sociale Italiana (nota anche come R.S.I.) fu lo Stato creato da Mussolini per espressa volontà di Adolf

Hitler, che decise di creare uno stato satellite fascista dopo che il Regno d’ Italia aveva concluso il 3 settembre 1943 l’

armistizio di Cassibile con le forze anglo-americane. Ebbe vita breve: fu fondata il 23 settembre 1943 con il nome di

Stato Nazionale Repubblicano (ma fu nota anche come Repubblica di Salò che non era la capitale, ma il luogo dove

le relazioni con l’ estero) e comprese l’ Italia settentrionale e centrale esclusi alcuni territori che furono

avvenivano

sottoposti direttamente all’amministrazione del terzo reich (Trentino Alto Adige, Provincia di Belluno, Friuli-Venezia

Considerata uno Stato “fantoccio” della germania nazista che esercitò su di essa un “protettorato”, la

Giulia e Istria). “Le

Repubblica sociale italiana cessò ufficialmente di esistere con la resa di Caserta del 29 aprile 1945. ( Cfr. fonti per

8, [2003]

la storia della R.S.I”, )

80 in “Quaderni

F. MARGIOTTA BROGLIO, Discriminazione razziale e discriminazione religiosa, di diritto e politica

ecclesiastica”, 1, (2000) p. 269.

81 La condizione giuridica dell’ ebraismo italiano,

Cfr. G. FUBINI, Firenze 1998, p. 63. 26

patrimoniali ai cittadini italiani e stranieri già dichiarati di razza ebraica. In un secondo momento

82

tali provvedimenti furono estesi a tutta Italia dopo il 25 aprile 1945.

Durante la seconda guerra mondiale si spezzò definitivamente il binomio Chiesa- fascismo, quando

“risorse”, con il nome di democrazia cristiana, il movimento politico dei cattolici (apparso già nel

primo dopoguerra con il nome di Partito popolare ).

La Democrazia cristiana entrò a far parte dei Comitati di liberazione nazionale e attirò laici e

membri del clero. Quest’ ultimo spesso offrì aiuto e appoggio ai partigiani ricercati dai nazifascisti

mentre la Santa Sede mantenne sempre un atteggiamento di grande prudenza nei confronti della

Repubblica sociale italiana. Tutto questo permise alla Chiesa italiana dopo la Liberazione di

rivendicare meriti resistenziali di cui si tenne conto in Assemblea Costituente per la redazione dell’

83

articolo 7 della Costituzione della Repubblica.

1.4 Il periodo Costituente e la Costituzione Repubblicana

Nel 1946 nacque la Repubblica Italiana, a seguito dei risultati del referendum istituzionale del 2

giugno, indetto per determinare la forma di Stato dopo che si concluse la Seconda guerra mondiale.

L’Assemblea Costituente della Repubblica Italiana fu l’ organo legislativo elettivo preposto alla

stesura della costituzione della neonata Repubblica. Le sedute si svolsero fra il 25 giugno 1946 e il

31 gennaio 1948. La Costituzione fu promulgata il 27 dicembre 1947 ed entrò in vigore il 1°

gennaio 1948.

Per quanto riguarda la materia religiosa abbiamo già accennato all’ atteggiamento “morbido” tenuto

in Assemblea da diversi partiti non cattolici nei confronti dei cattolici: in particolare il Partito

82 Manuale breve..,cit. p.10.

83 Manuale di diritto..cit., p.p. 40-41. 27

comunista italiano, arriverà, spinto dal suo leader Palmiro Togliatti, a votare nel marzo del 1947 a

84

favore dell’ art. 7 della Costituzione.

Questa norma (elaborata dal giovane docente universitario, poi sacerdote, Giuseppe Dossetti)

riconobbe i Patti lateranensi (e li rese quasi intoccabili, dato che per modificarli sarebbe stato ed è

tutt’oggi necessario l’ accordo delle due parti o un procedimento di revisione costituzionale) per

disciplinare i rapporti tra Stato e Chiesa cattolica e proclamò la Chiesa “indipendente e sovrana” al

pari dello Stato, nel proprio ordine.

Ma le istanze cattoliche non furono le sole ad essere accolte in Assemblea Costituente. Su proposta

del Presidente dell’ Assemblea costituente Umberto Terracini, di origine ebraica furono dettate

garanzie per “le confessioni diverse dalla cattolica” nella seconda parte dell’ art. 8.

analoghe

Inoltre la formulazione iniziale di questo articolo, secondo cui tutte le confessioni religiose erano

definite uguali di fronte alla legge, fu sostituita, su iniziativa democristiana da un espressione più

85

vaga, definendole “egualmente libere davanti alla legge”.

Inoltre, numerose proposte furono presentate dal Consiglio federale delle Chiese evangeliche in

86 , formatosi nel 1946 e che si avvalse dell’illustre giurista

Italia evangelico Giorgio Peyrot come

87

responsabile dell’ ufficio legale.

Si chiese, innanzitutto, il pieno riconoscimento della libertà di coscienza e di religione: in tale

ambito il Consiglio vide soddisfatte le sue richieste nell’art. 19 della Costituzione.

84 Oltre al P.C.I. a favore dell’ art. 7 Cost. votarono, ovviamente, anche i cattolici che si erano organizzati nella

Democrazia cristiana, destinato nei decenni seguenti, a diventare dominante nel sistema politico italiano (Manuale di

diritto...cit. p. 41).

85 Ibidem, p. 42.

86 Confessioni “diverse dalla cattolica. Ordinamenti interni e rapporti con lo Stato,

Cfr. G. LONG, Le Bologna 1991,

pp. 142-143.

87 Ibidem, p. 279. 28

La norma, definita dal relatore (e ministro) Meuccio Ruini “affermazione vigorosa di libertà di

88

coscienza e di fede, che [….] farà onore alla nostra costituzione“. all’ ordine

In tale disposizione fu anche eliminato, rispetto alla proposta originaria, il riferimento

89

pubblico, su cui in passato si erano fondate restrizioni alla libertà religiosa.

I protestanti chiesero, inoltre, un’ assoluta indipendenza di tutte le Chiese dello Stato, e la libertà

90

degli stessi culti nell’ ambito del diritto dell’ ordinamento.

Essi si mostrarono quindi, decisamente critici nei confronti dell’art. 7, fortemente voluto dai

democristiani su sollecitazione della Santa Sede e votato anche dai comunisti di Togliatti,

91

soprattutto per il suo richiamo ai Patti Lateranensi.

all’ art. 8, i protestanti chiesero la proclamazione del principio di uguaglianza di tutte le

Quanto

confessioni religiose, mentre, come detto la formula scelta nel primo comma, in base ad un

emendamento presentato da Giuseppe Cappi e Giovanni Gronchi (entrambi deputati di Democrazia

Cristiana), su suggerimento di Meuccio Ruini fu quella dell’ eguale libertà delle confessioni

92

dinnanzi alla legge.

Anche il limite del rispetto dell’ ordinamento giuridico italiano, per l’autonomia statutaria dei culti

93

acattolici, fu accolto, da parte evangelica, con preoccupazione.

L’innovativo istituto delle intese, previsto dall’ articolo 8 comma 3 Costituzionale per la

regolazione dei rapporti tra Stato e confessioni diverse dalla cattolica, fu introdotto su proposta,

88 nell’ età Costituente,

Cfr. G. LONG, Alle origini del pluralismo confessionale: il dibattito sulla libertà religiosa

Bologna 1990, p. 346.

89 Ibidem. p. 347-348.

90 Ibidem. p. 268-270.

91 Ibidem, pp. 275-276.

92 .

Cfr. G. CASUSCELLI, Concordati, intese e pluralismo confessionale, Milano 1974, pp. 134-144

93 Cfr. G. LONG, Alle origini del pluralismo confessionale, cit. pp. 275-276. 29

come detto, di Umberto Terracini (P.C.I.) e Aldo Moro (D.C.) senza alcuna richiesta dei protestanti,

94

che non mostrarono al riguardo, particolare entusiasmo.

Come affermò lo stesso Aldo Moro in un intervento del 23 gennaio 1947, esso fu un tentativo delle

95

accettato anche da parte cattolica, di bilanciare l’ art. 7.

sinistre,

In Costituzione quindi, viene dato ampio riconoscimento della libertà religiosa in tutti i suoi aspetti

gode sempre di un certo favore. Come è stato notato infatti “a parte la

anche se il culto cattolico

vistosa eccezione dell’ art. 7, la Costituzione italiana si presenta come dotata di un impostazione di

96

fondo di tipo laico, anche se concetti cristiani affiorano non raramente” .

1.5 La libertà religiosa nella seconda metà del novecento

Dopo la promulgazione della Costituzione seguirono due decenni in cui il quadro politico fu

dominato dal partito cattolico con conseguente politica filocattolica del governo in vari campi (i

dell’ istruzione e degli Interni saranno sempre affidati a esponenti democristiani). Nel

Ministeri

primo decennio prevalse un clima di forte tensione e di scontro tra le sinistre e la DC, alla quale

spesso si aggregarono, oltre che i partiti minori di centro, la destra liberale e talora quella ex-

fascista. Per decenni il partito cattolico è al centro della vita politica e giuridica del Paese con la

conseguenza che la Chiesa influenzò molto le vicende nazionali e spesso l’ amministrazione stessa

dello Stato. Questo dipese dal condizionamento di deputati o ministri nei confronti dei parroci o

97

dei vescovi che avevano favorito loro elezione.

94 Ibidem, p. 297-298.

95 Ibidem, p. 349.

96 Gli stessi autori mettono in rilievo, inoltre, come la stessa scelta della Repubblica, nel referendum del 2 giugno 1946

debba molto agli orientamenti prevalentemente filo- repubblicani del clero e dei cattolici del Nord (Manuale di

diritto..cit., p. 42.)

97 Ibidem, pp. 42-43. 30

Per tale motivo vi fu una sorta di “congelamento” dei principi costituzionali e un confessionismo di

98

fatto, “che non appare alla lettura della raccolta delle leggi”.

In particolare il potere esecutivo continuò a porre restrizioni alle riunioni religiose e cattoliche,

sempre in base all’ art. 18 del testo unico di pubblica sicurezza, nonostante la libertà di riunione

99

dall’ art. 17 della Carta.

sancita

Più volte, nel corso degli anni Cinquanta, il Consiglio federale delle Chiese evangeliche cercò di

avviare trattative con il Governo per porre in essere una legislazione su base di intesa, scontrandosi

del Ministero dell’ Interno (cui fu devoluta anche l’ attuazione

con un atteggiamento di chiusura

dell’ art. 8 costituzionale) che escluse l’ avvio di trattative bilaterali difendendo la più restrittiva

100

legge sui culti ammessi.

Di fronte a tale immobilismo, i partiti “laici” del governo e di opposizione chiesero, con

interrogazioni e ordini del giorno, l’ attuazione dell’ articolo 8 della Costituzione e un maggior

101

rispetto dei principi della libertà religiosa .

Il punto di svolta a favore della libertà religiosa fu l’ entrata in funzione della Corte Costituzionale

102

nell’ aprile del 1956.

Già nella sua prima sentenza (1956), la Corte respinse la tesi che l’illegittimità potesse riguardare

solo le leggi posteriori alla Costituzione.

Con la sentenza 18 marzo 1957 n. 45 si sancì l’ illegittimità dell’ art. 25 dello stesso testo unico,

sull’ obbligo di preavviso per funzioni, pratiche e cerimonie religiose in luoghi aperti al pubblico.

98 Chiesa e Stato in Italia dall’ unificazione agli anni settanta,

Cfr. A.C. JEMOLO, Torino 1977, p. 314.

99 Cfr. S. LARICCIA, La libertà religiosa nella società italiana, in Teoria e prassi delle libertà di religione a cura di P.

BELLINI, Bologna, 1975, pp. 335-336.

100 Cfr. G. LONG, Le confessioni..cit., pp. 35-39.

101 ,

S. LARRICCIA La libertà religiosa..cit., pp. 339-344.

102 Per una sintesi della giurisprudenza costituzionale in materia nei primi annidi attività cfr. G. LONG, Le confessioni

..cit. pp. 39-40. 31

La pronuncia n. 27 del 1958 dichiarò incostituzionale, perché in contrasto con l’ art.17 della Carta,

il citato art. 18 del testo unico, per la parte riguardante le riunioni private e quelle in luogo aperto al

pubblico.

La sentenza 24 novembre 1958 n. 59 giudicò illegittime le norme del r.d. 28 febbraio 1930 n. 289,

del Ministero dell’interno per l’ apertura di templi e

che prevedevano la necessità di autorizzazione

oratori cattolici e che stabilivano che lo svolgimento delle funzioni religiose nei templi avvenisse

sempre alla presenza di un ministro di culto .

Vennero così a cadere le disposizioni della legislazione fascista da cui erano derivate le più gravi

ferite alla libertà religiosa.

Dal 1962 al 1965, inoltre, si realizzò una altro avvenimento molto importante per la storia della

libertà religiosa: il Concilio Vaticano II che innovò la dottrina cattolica tradizionale e su cui

torneremo in seguito.

Gli anni settanta portarono ad un ulteriore “laicizzazione” dello Stato: videro la luce istituti come il

divorzio (l. n. 868 del 1870) e la legge sull’interruzione volontaria della gravidanza (l. n. 194 del

103

1978).

Con l’ arrivo al governo dei socialisti si sentì l’ esigenza di una revisione radicale delle norme sul

rapporto tra Stato e Chiesa, cui contribuì anche l’ aggiornamento culturale e politico della materia

del diritto ecclesiastico, non più diretta allo studio in via principale al diritto concordatario, ma alla

libertà religiosa dei singoli e delle varie confessioni.

Queste nuove idee trasformarono il quadro normativo, con la stipulazione di intese con le

l’ art. 8 Cost.), e con al revisione dei Patti Lateranensi

confessioni di minoranza (che valorizzarono 104

del febbraio 1984 (e con la sostituzione ad essi degli “accordi di Villa Madama”).

L’ accordo fu firmato il 18 febbraio 1984 dal Presidente Bettino Craxi, per l’ Italia e dal cardinale

Agostino Casaroli, per la Santa Sede. Esso fu reso esecutivo con legge 25 marzo 1985 n.121 con il

103 Manuale di diritto..cit., p.44.

104 Ibidem. p. 45. 32

quale si abrogò e sostituì il Concordato lateranense e vennero apportate modifiche al Trattato del

105

Laterano.

Questo nuovo Concordato fu molto diverso da quello lateranense: infatti esso abbandonò

definitivamente il principio confessionista.

Il preambolo richiama i principi sanciti dalla Costituzione e le dichiarazioni del Concilio Vaticano

II sulla libertà religiosa e i rapporti fra Chiesa e comunità politica.

il punto 1 del Protocollo addizionale, “si considera non più in vigore, il principio,

Per

originariamente richiamato dai Patti Lateranensi, della religione cattolica come sola religione dello

Stato”. All’ impegno del governo di tutelare il “carattere sacro” della città eterna, si sostituì il mero

riconoscimento del ”particolare significato” di Roma (art. 2.4), e l’ insegnamento della religione

cattolica, fu garantito ancora nelle scuole pubbliche ma divenne opzionale (art.9). Venne poi

modificata la disciplina del matrimonio concordatario (art. 8) e si posero le basi (art. 7) per una

riforma complessiva della materia degli enti ecclesiastici, che si realizzò con la l. 222 del 1985, che

previse anche un nuovo meccanismo di finanziamento della Chiesa (otto per mille, e offerte

deducibili).

Nello stesso periodo, come anticipato, trovò finalmente attuazione il terzo comma dell’ art. 8 della

106

Costituzione, con l’ avvio della “stagione delle intese”.

Il lungo periodo trascorso prima delle conclusione delle intese, con il rifiuto da parte dello Stato di

107

arrivare a tali accordi, aveva avuto un “sapore di disapplicazione della Costituzione” relegando,

come afferma anche Varnier, le confessioni diverse dalla cattolica in un “coacervo anonimo di

108

indistinti”.

105 Manuale breve..cit., p. 12.

106 Cfr. G. LONG, Le confessioni..cit., pp. 43-53.

107 Cfr. A. C. JEMOLO, Premesse ai rapporti tra Stato e Chiesa, Milano 1978, p. 150.

108 G.B. VARNIER, Il diritto di libertà religiosa..cit., p. 9; sul punto si veda anche G. PEYROT, Significato e portata

delle intese, in Le intese tra Stato e confessioni religiose, a cura di C. Mirabelli, Milano 1978, p. 50 33

Nel 1976 valdesi e metodisti chiesero, insieme, ancora una volta al governo di aprire le trattative,

109

trovando questa volta risposta positiva. Il presidente del Consiglio Andreotti incaricò della

“negando”

questione la stessa commissione che conduceva la revisione concordataria

110

implicitamente la competenza del Ministero dell’ Interno in materia.

L’intesa con la Tavola valdese fu firmata il 21 febbraio del 1984.

Nel 1985 si delineò maggiormente il procedimento per la stipulazione delle intese, affidando al

sottosegretario alla Presidenza del Consiglio la trattativa vera e propria e ad una apposita

commissione di studio, integrata da esperti della commissione interessata, la fase preliminare di

111

valutazione delle richieste.

La competenza della Presidenza del Consiglio è confermata nelle norme che regolano il suo

funzionamento (legge 23 agosto 1988 n.400 e decreto legislativo 30 luglio 1999 n.303).

Accanto alla Commissione per le intese, che nel 1997 divenne commissione interministeriale per le

intese con le confessioni religiose, fu istituita, sempre nel 1997, la Commissione consultiva per la

112

libertà religiosa, cui viene richiesto un parere prima di avviare le trattative. 113

Il 29 dicembre 1986 vennero 1986 furono firmate le intese con le Chiese cristiane avventiste e

114 Quest’ultima ebbe un grande significato storico, perché segnò

con le Assemblee di Dio in Italia.

109 La comunità dei metodisti è una Chiesa cristiana protestante fondata dal pastore anglicano John Wesley nel

diciottesimo secolo.

110 G. LONG, Le confessioni diverse..cit., pp. 43-44.

111 Ibidem, pp. 49-50.

112 La libertà religiosa alla luce dell’ art 8 della Costituzione,

A. NARDINI, Il percorso delle Intese, in Atti del

Convegno (Roma 2008), “coscienza e libertà”, 42, 2008, pp. 41-42.

113 La Chiesa cristiana avventista del settimo giorno è un nuovo movimento religioso cristiano, istituita in Battle Creek

(Michigan) nel 1863.

114 Le assemblee di Dio in Italia sono una Chiesa cristiana evangelica pentecostale italiana fondata da Giacomo

Lombardi a Roma nel 1908. 34

la definitiva chiusura delle “ferite” inferte ai pentecostali nel periodo fascista e nei primi anni della

Repubblica. conclusa l’Intesa con l’ Unione delle Comunità ebraiche, la prima con una

Il 27 febbraio fu

religione non cristiana. 115

Nel 1993 furono stipulate l’ Intesa con l’ Unione Cristiana evangelica battista in Italia e quella

116

con la Chiesa evangelica luterana in Italia. 117 118

Negli ultimi anni, sono state firmate altre intese, con i buddisti e i testimoni di Geova , prima

119 120 121 122

, poi nel 2007, con la Chiesa apostolica d’ Italia

nel 2000 , con gli induisti, i mormoni , gli

123 . Ad oggi, tutte queste intese sono state approvate con legge tranne l’ intesa con

ortodossi la

124

Congregazione cristiana dei Testimoni di Geova. Si è assiste quindi (e si è assistito fino a poco

tempo fa), in taluni casi, ad una fase di stallo legislativo dell’ art. 8 (comma 3) della Costituzione.

Tale situazione è particolarmente problematica perché differenzia i culti che hanno concluso accordi

con lo Stato e confessioni prive di intesa, la cui condizione giuridica è ancora in parte regolata dalla

115 Chiesa protestante che fa capo al culto battista.

116 Ente ecclesiastico che raggruppa le comunità luterane presenti in Italia.

117 Il buddismo è una delle più antiche religioni del mondo che trae origine dagli insegnamenti di Siddhartha.

118 I testimoni di Geova sono un movimento cristiano derivato dalla congregazione fondata nel 1870 in Pensylvania da

Charles Russel.

119 in “Quaderni

Cfr. N. COLAIANNI, Le intese con i Buddisti e Testimoni di Geova, di diritto e politica ecclesiastica”

(2) 2000, pp. 475-494.

120 Chiesa cristiana evangelica di tipo pentecostale italiana.

121 Corrente religiosa che crede in Brahman, la realtà suprema che controlla l’ universo.

122 I Mormoni si basano sulle scritture del libro del profeta Mormon, testo pubblicato da Joseph Smith nel marzo del

1830

123 Chiesa cristiana che riconosce un primato al patriarca ecumenico di Costantinopoli.

124 La qualifica di confessione religiosa è stata negata, invece alla Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti .Sul

punto si veda Manuale breve..cit. p. 26. 35

legislazione sui culti ammessi. Inoltre, solo le confessioni con intesa possono partecipare con la

Chiesa cattolica e lo Stato alla ripartizione dell’ otto per mille.

In questo contesto si colloca il tentativo del superamento della legge 24 giugno 1929 n.1159 con

una legge organica sulla libertà religiosa per porre in essere una normativa di diritto comune che

elimini gli ostacoli che impediscono l’ esercizio effettivo della libertà religiosa.

125

Tutt’ oggi non si è ancora giunti a una legge generale sulla libertà religiosa.

A tale proposito si è parlato in dottrina di “vera occasione perduta” e di processo di riforma della

126

legislazione ecclesiastica, avviato nel 1984, ancora “incompiuto”.

In tale situazione di “impasse legislativa”, fu ancora la giurisprudenza della Corte Costituzionale a

dare risposta ai problemi pratici più importanti della libertà religiosa.

La sentenza n. 239 del 13 luglio 1984 dichiarò l’ illegittimità costituzionale dell’ appartenenza

obbligatoria alle comunità israelitiche e in seguito giudicò contraria all’ autonomia confessionale

l’intera regolamentazione fascista delle comunità aprendo così la strada alla successiva intesa tra

comunità ebraiche e lo Stato.

La sentenza 11 aprile 1989 n. 203, individuò tra i principi supremi dell’ ordinamento costituzionale

la laicità dello Stato intesa come “garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione,

in regime di pluralismo confessionale e culturale”.Proprio richiamando il principio di laicità, a

partire dagli anni novanta la Corte, con diversi interventi (vedi paragrafo 1.2) dichiarò illegittima la

tutela privilegiata alla religione cattolica prevista nel codice Rocco.

La Corte ha posto rimedio anche ad alcune discriminazioni a danno delle confessioni prive di intesa

previste dalla legislazione regionale in materia urbanistica ( leggi della regione Abruzzo del 1998 e

della Regione Lombardia del 1992) che subordinavano la concessione di benefici alla stipulazione

125 Si veda sul punto G.B. VARNIER, Il diritto di libertà religiosa..cit. pp. 9-17.

126 “Quaderni

C. CARDIA, Concordato, intese, laicità dello Stato. Bilancio di una riforma, di diritto e politica

ecclesiastica”, 1, 2004, p. 30. 36

di “intesa”. I giudici Costituzionali sancirono l’illegittimità di tali norme, in attuazione del

principio di uguale libertà di tutte le religioni. (sent. 19 aprile 1993 n.195 e 8 luglio 2002 n. 346).

Alla fine del Novecento emersero altre realtà che si posero come soggetti di diritto ecclesiastico: si

pensi agli enti locali, alla Conferenza episcopale italiana, le conferenze regionali, le diocesi, oltre

alle citate Chiese e comunità non cattoliche.

Il quadro si amplia, inoltre, con la considerazione di problematiche di diritto comparato ed europeo.

In particolare si deve guardare all’ art. 9 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo

127

considerato come norma a tutela della libertà religiosa.

Nell’ultimo decennio del 1900 anche il quadro politico cambiò: scomparse la democrazia cristiana,

partito legato alla Chiesa Cattolica.

Si spezzò così il precedente schema che vedeva l’ episcopato italiano dialogare essenzialmente con

un partito cattolico, dando al clero un’ ampia possibilità di “controllo” sui problemi politici e sociali

che aveva come conseguenza la mancata laicizzazione dello Stato.

Al giorno d’ oggi nuovi problemi si pongono in materia di libertà religiosa in conseguenza della

forte migrazione islamica. A riguardo, va ricordato che con decreto 10 settembre 2005 del Ministero

dell’ Interno è stata istituita la “ Consulta per l’ Islam italiano”, organo consultivo per favorire il

128

musulmane d ‘ Italia.

dialogo con le comunità

127 Manuale di diritto..cit., p. 52.

128 Manuale breve..cit., p. 26. 37

Capitolo 2. La libertà religiosa nella Costituzione italiana

2.1 L’ apertura dell’ Italia verso il fenomeno religioso. Il principio di laicità positiva e

problemi di applicazione pratica.

Repubblica Italiana nell’ ambito dei suoi principi fondamentali (art. 1-12)

La Costituzione della

dedica ben quattro disposizioni al tema della religione. Si tratta degli artt. 2, 3 comma 1°, 7, e 8.

Nella parte dedicata ai diritti e doveri dei cittadini sono rinvenibili, inoltre, gli artt. 19 e 20 che si

riferiscono al fenomeno religioso.

Queste norme costituiscono la base che l’ ordinamento giuridico utilizza per tracciare i profili

essenziali del fenomeno religioso: proprio a queste norme, ad esempio, si è ispirata la Corte

Costituzionale per creare il principio cosiddetto di laicità dello Stato, che ora costituisce un

129

principio supremo dell’ ordinamento e che vedremo meglio tra poco.

Per comprendere il modo in cui la libertà religiosa è garantita nell’ ordinamento italiano, dobbiamo

ricordare che l’ Italia oggi è uno Stato avente precise caratteristiche che possono essere sintetizzate

con alcuni aggettivi: costituzionale, democratico, sociale, aperto, (alla dimensione internazionale),

130

pluralistico e laico.

In questo contesto, lo Stato è ritenuto uno strumento derivante dalla volontà dei cittadini, creato per

salvaguardare i diritti dei singoli: esso può idealmente essere definito come “contratto sociale” tra i

131

cittadini e le istituzioni.

129 Cfr. A. MAIORANA, La religione e i giudici, Varese 2006, p. 27.

130 in “Enciclopedia

Cfr. C. MORTATI, Costituzione (Dottrine generali e Costituzione della Repubblica Italiana), del

Diritto”, vol. XI, Milano 1962, p. 214 ss.

131 Cfr. M. RICCA, Art. 19, in Commentario alla Costituzione, a cura di R. BIFULCO, A. CELOTTO vol. I, Torino

2006, p. 433. 38

Per questo motivo, lo Stato deve “garantire il pieno sviluppo della persona umana”, come proclama

l’ art. 3 comma 2 della Costituzione.

inoltre, riconosce e garantisce, ai sensi dell’ articolo 2 Costituzionale, i diritti dell’ uomo non

Esso,

solo considerato come individuo, ma anche come membro di comunità, che nella Carta vengono

definite “formazioni sociali” (associazioni, comunità territoriali, confessioni religiose ecc..);

considera tutti i cittadini uguali di fronte alla legge, ma in più si impegna ad intervenire a favore dei

più deboli per rimuovere gli ostacoli concreti, di natura sociale e culturale, che impediscono

l’uguaglianza (art. 3 secondo comma costituzionale).

Come detto, inoltre, lo Stato italiano può definirsi pluralistico. In termini generali, un Paese può

essere considerato pluralistico quando non considera come diritto solo quello emanato dalle

132

istituzioni, ma riconosce anche altri centri di potere, autonomi da esso.

Un tale sistema si riflette anche sul rapporto tra lo Stato e il fenomeno religioso. Come abbiamo già

l’ Italia è passata da un tipo di Stato “confessionale” (che faceva propri i

avuto modo di vedere,

valori della religione cattolica) ad un modello diverso, fondato sul principio di laicità che

rappresenta uno dei “principi supremi” dell’ ordinamento e che come è stato sancito dalla Corte

Costituzionale “non implica differenza dello Stato dinnanzi alle religioni, ma comporta una

garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione, in regime di pluralismo

confessionale e culturale “ e “si pone al servizio di concrete istanze della coscienza civile e religiosa

133

dei cittadini”. Il principio di laicità dello Stato non viene esplicitamente enunciato nella

Costituzione del 1948. Esso è stato ricavato in via interpretativa dalla Corte Costituzionale alla luce

degli artt. 2, 3, 7, 8, 19 e 20. Detto principio, si pone come condizione e limite del pluralismo, nel

senso che al potere politico è imposto di rimanere neutrale di fronte ad eventuali conflitti tra valori

religiosi. La Corte Costituzionale ha parlato in questo caso di laicità positiva, intesa come compito

dello Stato di svolgere interventi per rimuovere ostacoli ed impedimenti (art. 3 Costituzionale), in

132 Cfr. R. TREVES, Saggio introduttivo a G. Gurvitch, Milano 1967, p. 5.

133 Corte Costituzionale, 12 aprile 1989, n. 203. 39

modo da uniformarsi alla distinzione tra ordine delle questioni civili e ordine delle questioni

134

religiose.

Da queste indicazioni della Corte Costituzionale derivano alcune conseguenze.

La prima è che la laicità impone ai pubblici poteri quattro obblighi:

 Innanzitutto, come già detto, l’ obbligo di salvaguardare la libertà di religione in regime di

pluralismo confessionale;

 L’obbligo di assumere un “atteggiamento di “imparzialità ed equidistanza nei confronti di tutte

le confessioni religiose”, ferma restando la possibilità “di regolare bilateralmente, i rapporti tra

Stato e Chiesa Cattolica tramite lo strumento concordatario (art. 7 Costituzionale) e “con le

135

diverse da quella cattolica tramite intese”;

confessioni religiose

 L’obbligo di fornire pari protezione alla coscienza di ciascuna persona che si riconosca in

136

una fede;

 L’obbligo di operare la distinzione tra questioni civili e questioni religiose; in forza di tale

per lo Stato vige “il divieto di ricorrere a obbligazioni di ordine religioso per

distinzione, 137

rafforzare l’ efficacia dei propri precetti” .

costituiscono il ”nucleo duro” del principio di laicità, permettendo a quest’ ultimo di

Queste regole

svolgere una funzione interpretativa e parametrica fondamentale nel sistema.

Esso, infatti, costituisce un parametro di legittimità non solo per le leggi ordinarie, degli atti aventi

forza di legge e delle norme secondarie, ma anche per le leggi costituzionali e di revisione della

138

Carta poiché, costituendo un principio supremo, è gerarchicamente sovraordinato a queste .

134 Corte Costituzionale, 19 aprile 1993, n.195.

135 Corte Costituzionale, 13 novembre 2000, n. 508.

136 Corte Costituzionale, 3 ottobre 1995, n. 440.

137 Corte Costituzionale, 10 luglio 1996, n. 334.

138 Manuale breve.. cit., p. 77. 40

Come è stato ben rilevato in dottrina, il nostro ordinamento parte dal presupposto che la coscienza

individuale in materia religiosa costituisca parte di una più generale maturazione spirituale e

per cui, “negare la autonomia di tale processo di maturazione, equivale a

individuale della persona 139

negare lo sviluppo della persona in quanto tale”.

Pertanto la libertà di religione concorre, con altri fattori, “ al pieno sviluppo della persona umana”

(obiettivo indicato dall’ art. 3 comma 2 della Costituzione) ed anche al “progresso spirituale della

società” (obiettivo indicato dall’ art 4 comma 2 della Costituzione).

Ma la Costituzione italiana non si limita a garantire i diritti dei singoli individui: per questo da

rilievo anche ai gruppi confessionali, negando la propria competenza nel disciplinare i rapporti tra

fedeli e confessioni religiose.

Questa garanzia è coerente con un tipo di ordinamento democratico- pluralistico come il nostro, ma

come è stato rilevato autorevolmente non è una scelta scontata: infatti le comunità stabili di fedeli

variamente denominate (Chiese, culti, confessioni, comunità, congregazioni, ecc..) operano su un

140

territorio non proprio (quello statale), dando vita a propri ordinamenti giuridici . In questo modo

tali comunità richiedono ai fedeli l’ osservanza delle loro regole che possono entrare in contrasto

con le leggi civili di quel territorio, generando “conflitti di lealtà” per la difficoltà “di rispettare le

141

norme di una istituzione senza violare le norme dell’ altra” .

Nonostante questo, la costituzione riconosce il carattere indipendente e sovrano, nel suo ordine,

della Chiesa cattolica (art. 7 comma 1 Cost.) e proclama l’ autonomia istituzionale e normativa delle

confessioni diverse dalla cattolica (art. 8 comma 2 Cost.).

E ancora, la Costituzione per la Chiesa cattolica con l’art. 7 comma 2 conferma la validità dei due

Patti lateranensi (Trattato e Concordato) stipulati nel 1929, salvo le loro successive modifiche

139 Cfr. C. CARDIA Religione (libertà di), in Enciclopedia Giuridica, vol. II, Milano 1998, p. 919.

140 La libertà religiosa a sessant’ anni dalla Costituzione, “Forum

Cfr. SILVIO TROILO, in di quaderni

costituzionali”, Sez. I, (2008), p. 4.

141 Ibidem, pp. 4-5. 41

mentre per le altre confessioni religiose l’ art.

(come quella intervenuta per il Concordato del 1984),

8 comma 3 introduce la previsione delle “intese” che dovranno poi essere attuate con legge.

Un esempio del rapporto tra Stato e fenomeno religioso e delle relative problematiche è il tema

della presenza del crocifisso nei luoghi pubblici, recentemente sfociato in alcune controversie

giudiziarie che hanno richiamato l’ attenzione dell’opinione pubblica ed hanno suscitato un dibattito

dottrinale.

Come abbiamo visto, il principio di laicità deve essere garanzia di pluralismo, ma allo stesso tempo,

come qualcuno osserva, non sarebbe possibile ignorare le caratteristiche socio-culturali del popolo

142

la stessa “matrice” cristiana cattolica : ipotesi che sarebbe suffragata dall’ art. 9

italiano, tra cui

dell’ Accordo del 1984 di revisione del Concordato con la Chiesa cattolica, il quale riconosce “il

valore della cultura religiosa”, e che “i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico

del popolo italiano”.

L’ esposizione del crocifisso negli edifici pubblici è prevista obbligatoriamente da alcune norme

143

secondarie emanate molto prima del’entrata in vigore della Costituzione.

si è da alcuni ipotizzata l’ abrogazione tacita di tali disposizioni, in

In dottrina e in giurisprudenza

quanto ispirate al principio di confessionalità dello Stato, accolto dallo Statuto Albertino e

dall’ Accordo

richiamato dal Trattato Lateranense del 1929, ma ormai superato dalla Costituzione e

di revisione del concordato (il cui protocollo addizionale considera non più in vigore il principio

144

della religione cattolica come sola religione dello Stato italiano).

Da altri è stato osservato come l’ esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici possa essere in

contrasto con la libertà di coscienza e di religione delle persone che abbiano convinzioni diverse

142 Ibidem, pp. 6-7.

143 V. l’art. 118 del regio decreto n. 965 del 1924 e l’ allegato C all’art. 119 del regio decreto n. 1297 del 1928, relativi

l’ ordinanza

alle aule scolastiche; la circolare del Ministro di Grazia e Giustizia n. 1867 relativo alle aule giudiziarie;

del Ministero dell’ Interno n. 250 dell’ 11 novembre 1923, relativa ad altri uffici pubblici.

144 Corte di Cassazione, sez. IV penale, n. 439 del 2000. 42

rispetto all’esposizione di tale simbolo. In particolare, per quanto riguarda la sua presenza nelle aule

scolastiche, è stato da alcuni rilevato un potenziale contrasto con il diritto alla libera formazione

della coscienza degli alunni, protetta dalla Convenzione di New York del 1989 sui diritti del

il ”diritto alla

fanciullo (resa esecutiva in Italia con legge n.176 del 1991), che impone di rispettare

145

libertà di pensiero, di coscienza e di religione” dei minori.

Altra parte della dottrina e giurisprudenza, invece, coglie nel crocifisso un elemento rappresentativo

della società italiana: così il Consiglio di Stato, investito della questione ha confermato la

permanenza in vigore delle norme regolamentari citate e la stessa legittimità dell’ esposizione del

crocifisso affermando che esso “rappresenta il simbolo della civiltà e cultura cristiana, nella sua

radice storica, come valore universale, indipendentemente da una specifica confessione

146

religiosa”.

Ancora recentemente, lo stesso Consiglio di Stato, sia in sede consultiva, quanto in sede

giurisdizionale, ha osservato che il “crocifisso costituisce anche un simbolo storico-culturale e

rappresenta un segno di identificazione nazionale”, e che la sua esposizione richiama valori che

“soggiacciono ed emergono dalle norme fondamentali della nostra Carta e specificamente da quelle

147

dello Stato italiano”

richiamate dalla Corte Costituzionale, delineanti la laicità propria

145 Cfr. I contributi raccolti In La laicità crocifissa? Il nodo costituzionale dei simboli religiosi nei luoghi pubblici, a

cura di R. BRIN, G. BRUNELLI, A. PUGIOTTO, P. VERONESI, Torino, 2004.

146 Consiglio di Stato, sez. II, parere n. 63 del 1998 reso su richiesta del Ministro della Pubblica Istruzione.

147 Consiglio di Stato, sez. IV, sentenza n. 556 del 2006 e Consiglio di Stato, sez. II, parere 15 febbraio 2006 (reso nel

ricorso straordinario al capo dello stato proposto dall’Unione degli atei, agnostici e razionalisti contro la direttiva del 3

sull’ esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche).

ottobre 2002 del Ministero della Pubblica istruzione 43

La questione è giunta anche dinnanzi all’esame della Corte Costituzionale, che tuttavia non ha

potuto esaminare il merito della controversia, in quanto, nel caso di specie, la questione di

148

legittimità era stata formulata in riferimento a norme secondarie prive di forza di legge .

L’ esposizione dei simboli religiosi nei luoghi pubblici è stata dibattuta anche in altri Paesi dell’

Unione Europea.

In Francia è stata dichiarata la loro esplicita esclusione, in Austria è stato riconosciuto il potere di

decisione agli utenti, in Spagna è stato rimesso il riconoscimento alle autorità amministrative

centrali, mentre in Gran Bretagna si è rinunciato ad adottare una specifica disciplina. Sul punto si è

tedesco, il quale ha dichiarato l’ incostituzionalità di una

pronunciato anche il tribunale federale

norma bavarese che imponeva tale esposizione censurando il legislatore per non aver ricercato una

equa composizione tra libertà positiva e negativa, sul piano della tolleranza e della garanzia del

149

pluralismo religioso .

148 In questo caso la sig.ra Lautsi, cittadina italiana di origine finlandese non credente, ha domandato al TAR del

Veneto la rimozione del crocifisso dalle aule della scuola media statale di Abano Terme (PD) frequentata dai suoi figli.

Il TAR con ordinanza n. 56 del 13 novembre del 2003, ha rimesso alla Corte Costituzionale la questione di legittimità

art. 119 del regio decreto

degli artt. 159 e 160 del d.lgs. n. 297del 16 aprile 1994, come specificati rispettivamente dall’

26 aprile 1928 , n. 1297 (all. C) e dall’ art. 118 del regio decreto 30 aprile 1924, n.965, nella parte in cui includono il

crocifisso tra gli arredi dei locali scolastici, in riferimento al principio di laicità dello Stato e agli artt. 2, 3 7, 8, 19 e 20

della Costituzione. La Corte Costituzionale, tuttavia, ha dichiarato la manifesta inammissibilità della questione, in

quanto riguardante norme secondarie, prive di forza di legge, sulle quali non è invocabile il sindacato di costituzionalità

(ordinanza n. 384 del 2004). Il TAR Veneto, sezione III, ha allora deciso la causa nel merito, respingendo la domanda.

Nello stesso modo si è espresso Consiglio di Stato in grado di appello in quanto l’ esposizione del crocifisso richiama

valori che “connotano la civiltà italiana” e che “emergono dalle norme fondamentali della Costituzione”.

149 Cfr. S. TROILO, La libertà..cit., p. 9. 44

2.2 La disciplina della libertà religiosa dei singoli.

Nell’ ordinamento italiano la libertà religiosa è tutelata da una specifica disposizione.

L’art. 19 Costituzionale infatti proclama che “Tutti hanno il diritto di professare liberamente la

propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale e associata, di farne propaganda e di

esercitarne in privato o in pubblico il culto, purchè non si tratti di riti contrari al buon costume”. 150

definito “scarna” questa norma, precisandone i contenuti

Non è mancato in dottrina, chi ha .

Pertanto si è detto che:

 La garanzia riguarda “tutti”. Essa comprende pertanto cittadini, stranieri o apolidi,

151

considerato il carattere essenziale ed irrinunciabile dell’ interesse protetto;

 La garanzia è posta a tutela della libertà di aderire o non aderire ad una fede o confessione

religiosa o di cambiare fede religiosa;

 L’ esercizio della fede, sia in forma individuale sia in forma associata, è libera; in altri

termini, spetta alla singola persona scegliere se praticare la propria fede in forma

organizzata ed istituzionalizzata ovvero in modo individuale e privato;

 È sancita la libertà di fare propaganda della fede religiosa professata in tutte le forme non

proibite dall’ ordinamento. Quindi con l’ insegnamento, con gli scritti e con i moderni mezzi

di comunicazione;

 È garantita la libertà di praticare il culto, che come avevamo già precisato riguarda il

compimento di riti e cerimonie religiose, in privato e in forma pubblica, in luoghi di culto, in

150 Cfr. sul punto Diritto ecclesiastico, a cura di G. BARBERINI, M. CANONICO, Torino 2013, pp. 4-49.

151 Si è detto che comprende anche i rifugiati. Inoltre si è specificato che la libertà religiosa non necessita di una

condizione di reciprocità con gli altri Paesi. Cfr. S. TROILO, La libertà..cit. p.12. 45

luoghi pubblici o aperti al pubblico sempre che sia rispettato l’ art. 17 Costituzionale e le

152

altre norme vigenti in materia .

Oltre all’art. 19 vi sono, poi, altre numerose disposizioni costituzionali che in modo diretto o

indiretto tutelano tale diritto. Infatti le libertà garantite dagli artt. 13 e segg. vanno considerate come

strettamente connesse tra di loro così che ”l’ arbitraria restrizione di una di esse si ripercuote sulle

153

altre” . all’inviolabilità di domicilio (art. 14 Cost.),

Ci riferiamo alla piena libertà personale (art. 13 Cost.),

alla libertà e alla segretezza di ogni forma di comunicazione (art. 15), alla libertà di movimento (art.

16), alla libertà di riunione (art. 17) e di associazione (art. 18), alla libertà di manifestazione del

pensiero (art. 21 c.1) e alla libertà di stampa (art. 21 c. 2).

Coordinate con la libertà religiosa e non meno importanti sono poi gli art. 30 c. 1 e 33. c.3 Cost. che

sanciscono rispettivamente il dovere-diritto di educare i figli e il diritto ad enti privati di fondare

scuole e istituti di educazione.

Il diritto di libertà religiosa comporta che l’ individuo possa scegliere come comportarsi in base alle

154

sue convinzioni interiori.

Tali convinzioni non rilevano se rimangono nella sfera personale del soggetto, mentre assumono

importanza nel momento in cui esse sono determinanti nei rapporti con altre persone o con lo Stato.

Quest’ ultimo è obbligato, secondo l’ ordinamento giuridico, ad agire in due direzioni: da un lato

non deve imporre alcun atto di carattere religioso o confessionale, e dall’ altro, deve far sì che la

persona non sia messa in condizione di agire contro la propria coscienza e contro le proprie

convinzioni. In conseguenza di ciò il diritto di libertà religiosa è considerato un diritto pubblico

152 di riunirsi pacificamente e senza armi con l’ obbligo di preavviso alle

Il quale stabilisce che i cittadini hanno il diritto

Pubbliche autorità solo nel caso ci si debba riunire in luogo pubblico.

153 Diritto ecclesiastico, cit. p. 48.

154 In questo caso possiamo parlare di libertà di (avere una) fede e una coscienza. Cfr. S. TROILO, La libertà..cit., p.14.

46

soggettivo e i singoli, i gruppi, le comunità e le istituzioni confessionali possono farlo valere nei

155

confronti dello Stato e degli enti collegati ma anche nei rapporti privatistici .

In questi ultimi, il diritto di libertà religiosa rileva in maniera significativa sia in tema di diritto di

famiglia, sia in tema di rapporti di lavoro.

Nel primo caso, l’ elemento religioso può essere preso in considerazione nella relazione tra marito

e moglie e nel rapporto tra genitori e figli. In particolare, essendo il matrimonio ordinato “sulla

uguaglianza” morale e giuridica dei coniugi (art. 29 c.2 Costituzionale), ciascuno di essi può

esercitare tutte le facoltà che derivano dalla libertà religiosa in una condizione di parità, ai sensi

156

dell’ art. 3 Costituzionale.

Nei rapporti genitori-figli, è interessante notare come il giudice ordinario abbia dichiarato nulli i

157

patti di religione che i coniugi abbiano sottoscritto in sede di separazione.

Altra questione interessante è quella che riguarda il passaggio da una religione ad un'altra da parte

158 tuttavia se l’ adesione ad

del coniuge, che non può essere motivo di addebito della separazione ; si può avere l’

una nuova religione comporti la violazione dei doveri di coniuge o di genitore,

addebito della separazione. Quindi il limite in sede familiare del diritto di libertà religiosa è dato dai

159

doveri che nascono dal matrimonio.

I genitori sono anche liberi di impartire ai figli l’ educazione religiosa che preferiscono, benché sia

stato precisato che si tratta di un mero avviamento, in quanto i figli hanno la massima possibilità di

160

scelta nel seguire la religione che meglio credono.

155 Diritto ecclesiastico, cit. p. 54.

156 Ad esempio ogni coniuge è libero di credere o non credere, di passare ad un’ altra religione, di fare opera di

proselitismo nei confronti del coniuge ecc..Cfr. Manuale breve..cit. p. 68.

157 Tribunale di Prato, 25 ottobre 1996.

158 Manuale breve..cit., p. 68.

159 Corte di Cassazione, 6 agosto 2004, n. 1524.

160 Manuale breve..cit., p. 69. 47

Ciò è confermato dall’ art. 1 della legge 18 giugno 1986, n. 281 il quale prevede che gli studenti

all’ atto di iscrizione, il diritto di

della scuola secondaria superiore esercitino personalmente,

scegliere se avvalersi o meno dell’ insegnamento della religione cattolica.

Nei rapporti di lavoro è importante ricordare come legge tuteli le convinzioni personali del

dipendente pubblico o privato, rendendo illecita la risoluzione del rapporto di lavoro per ragione di

appartenenza ad una data religione: in particolare ci riferiamo alle leggi 604/1996 (art. 4), n.

300/1970 (artt. 1, 8 e 15) e n. 108/ 1990.

Tornando al tema principale, ovvero quello costituzionale, dobbiamo mettere in luce l’ interazione

dell’ art. 19 Cost. con l’ art. 3 Cost. che al primo comma proclama la pari dignità sociale e l’

legge di tutti i cittadini, senza distinzione, tra l’ altro, di religione.

uguaglianza davanti alla

Lo stesso articolo, al secondo comma attribuisce alla Repubblica il compito di “rimuovere gli

ostacoli, che, limitando di fatto la libertà e l’ uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno

sviluppo della persona umana e l’ effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’ organizzazione

politica, economica e sociale del Paese”.

Dall’ articolo 3 comma, possiamo quindi dedurre, che la religione professata non possa essere

utilizzata dal legislatore ordinario come criterio di differenziazione.

La Corte costituzionale ha esteso l’ ambito di applicazione del diritto di uguaglianza anche ai

soggetti collettivi, in quanto il principio, di carattere generale, “condiziona tutto l’ ordinamento

nella sua obiettiva struttura” ed una illegittima disparità di trattamento tra le varie associazioni

“inevitabilmente si ripercuoterebbe sulla sfera giuridica degli iscritti e perciò si risolverebbe.. in una

161

violazione dell’ uguaglianza del cittadino”

In dottrina, fino agli anni 60, prevalse l’idea che l’ art. 19 della Costituzione non tutelasse l’

162

ateismo, che si riteneva protetto invece dall’art. 21 Cost.

161 Corte Costituzionale, 30 luglio 1981, n. 173.

162 Cfr. S. TROILO, La libertà..cit., pp. 14. 48

163

La situazione si è rovesciata in seguito all’ intervento della Corte Costituzionale che l’

, così

ateismo viene attualmente tutelato dall’ art. 19 Cost.

Ne deriva che l’ art. 19 “tutela il diritto di credere e quello di non credere, quello alla miscredenza

ed anche quello di non compiere alcuna scelta, senza che ciò sminuisca la dignità della persona, che

164

continua a godere degli stessi diritti ed è sottoposto ai medesimi doveri.”

La libertà religiosa, come ha sostenuto anche la Corte Costituzionale, è un diritto fondamentale ed

inviolabile della persona ai sensi dell’ art. 2 della Costituzione: pertanto è irrinunciabile e

indisponibile e non può essere oggetto di rinunce, transazioni o cessioni nei confronti di altri

165

soggetti .

Una limitata possibilità di disporne si può avere solo in conseguenza dell’ adesione ad una c.d.

“organizzazione di tendenza”: ad esempio nel rapporto tra un fedele e la sua confessione riguardo

166

all’impegno a compiere determinati atti di natura religiosa, ovvero tra un docente e una scuola o

un università confessionalmente orientate, con la conseguenza che, in caso di conflitto, rispetto alla

libertà di religione del primo prevarrebbe la libertà di religione di coloro che hanno dato vita alla

167

scuola o all’ università confessionali.

Come già anticipato precedentemente, in dottrina è diffusa l’idea che la libertà religiosa sia un

diritto pubblico soggettivo, azionabile nei confronti dello Stato, che in forza della Costituzione è

tenuto ad astenersi da indebite ingerenze: qualora una legge, un provvedimento governativo o un

atto della Pubblica amministrazione, centrale o locale, limitino tale facoltà, il soggetto leso nel suo

diritto ha la possibilità di ricorrere all’ autorità giudiziaria ordinaria (che può eventualmente

163 Corte Costituzionale, 10 ottobre 1979, n. 179.

164 Cfr. S. TROILO, La libertà..cit., p. 14.

165 Corte Costituzionale, 16 luglio 2002, n. 346.

166 Cfr. C. CARDIA, Religione..cit., p. 921.

167 Corte Costituzionale, 29 dicembre 1972, n. 195. 49

sollevare questione di costituzionalità) per farne dichiarare l’ illegittimità ed ottenerne il

168 169

risarcimento del danno subito . Così si è espressa anche la Corte di Cassazione.

Alla luce di un indirizzo ormai consolidato della giurisprudenza costituzionale, tuttavia, il diritto di

libertà religiosa può essere ritenuto addirittura un diritto soggettivo perfetto o assoluto azionabile,

nei limiti previsti dall’ ordinamento giuridico, nei confronti di ogni altro soggetto, pubblico o

privato che sia, ed in qualunque ambito e rapporto sociale, come tutti i diritti stabiliti in

170

Costituzione.

Seguendo questa impostazione, si evince come il diritto di religione (similmente a tutti gli altri

diritti di libertà) possa essere limitato solo da altri principi costituzionali (ossia dal rilievo che

hanno altri beni o interessi direttamente protetti). Viceversa, altre pretese individuali o collettive,

pur se connesse con il diritto di libertà religiosa, possono essere considerate “semplicemente

171

“interessi legittimi e quindi tutelabili nei casi e nelle misure previste dalla legge.

singolo deve essere contemperata con la tutela dell’

La protezione della libertà religiosa del

indipendenza della confessione religiosa (garantita dagli artt. 7 c.1 e 8 c. 2 Cost.), cui è rimessa la

disciplina del rapporto tra l’ istituzione e il fedele..

Nel caso si dovessero verificare dei contrasti insanabili tra il singolo e il gruppo il primo può uscire

liberamente dal secondo.

Se questo non dovesse avvenire si può porre il problema di stabilire quali siano i limiti di

intervento del giudice statale.

168 Cfr. S. TROILO, La libertà religiosa.. cit., p. 15.

169 Corte di Cassazione, 18 novembre 1997, n. 11432.

170 Diritto che viene ricompreso nella categoria dei diritti inviolabili dell’ uomo contemplati nell’ art. 2 Cost. che sono

riconosciuti al singolo e che possono essere fatti valere “erga omnes”. Cfr. Corte Costituzionale, 9 luglio 1970 n.122.

171 In questo caso vi sarà la possibilità di intervento, anche in modo discrezionale della P.A. Questi interessi saranno

tutelati poi, salvo eccezioni, dinnanzi al giudice amministrativo. Così ad esempio, la costruzione di un edificio, sia

pure a fini di culto sarà soggetto ad un provvedimento autorizzante ed al rispetto di tutte le prescrizioni urbanistiche,

igieniche, di sicurezza ecc. valutabili con un certo margine di discrezionalità. Cfr. S. TROILO, La libertà..cit. p. 16. 50

Ai sensi dell’ art. 2 Costituzionale, la tutela dei diritti inviolabili della persona deve essere tutelata

anche all’ interno delle “formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”, tra le quali, come ha

172

affermato la Corte costituzionale “si possono ritenere comprese anche le confessioni religiose” .

Tuttavia, secondo la giurisprudenza di legittimità, il giudice statale non potrà dichiarare la nullità di

un provvedimento emanato dalle autorità confessionali, o riformarlo, a causa dell’ indipendenza

garantita ad ognuna di esse “nell’ ordine proprio”; potrà invece affrontare l’ esame di eventuali

173

profili risarcitori.

2.3 Contenuto e limiti dell’ articolo 19 Costituzionale.

Il primo diritto soggettivo che viene garantito dall’ art. 19 costituzionale è quello di “professare la

in qualsiasi forma, individuale e associata”.

propria fede religiosa

La professione di fede qui intesa è stata intesa in dottrina in senso ampio: essa investe sia l’aspetto

“statico” sia quello “dinamico” dell’ adesione ad una fede. In quest’ ultima accezione rientra anche

174

il diritto di unirsi in gruppi con finalità religiose.

La facoltà di professare una fede comporta la libertà di dichiarare in privato e in pubblico i principi

religiosi o filosofici cui l’individuo o il gruppo aderiscono, di manifestare l’ appartenenza ad una o

nessuna confessione e di tenere un comportamento coerente con tali principi. In dottrina si osserva

come l’ appartenenza confessionale, i sentimenti, le opinioni, i comportamenti degli individui che

sono espressione diretta del “sentimento religioso” sono oggi protetti nel nostro ordinamento da un

172 Corte Costituzionale, 30 luglio 1984, n. 239.

173 Viene anche stabilito che i provvedimenti interni di ogni confessione religiosa devono rispettare i diritti inviolabili

Cfr. C. di Cassazione,

dell’uomo. 27 maggio 1994, n. 5213.

174 Cfr. L. MUSSELLI Libertà religiosa e di coscienza (voce), in Digesto- discipline pubblicistiche, Torino 1994, p.

222. 51

175

principio di riservatezza che ha il suo fondamento negli artt. 2 e 19 della Costituzione . Pertanto,

oggi i dati idonei a rivelare le “convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere” appartengono

176

alla categoria dei dati sensibili del d.lgs. 196 del 2003.

La facoltà di professare la propria fede comporta, poi, la libertà di cambiare in qualsiasi momento

le proprie convinzioni, ma anche la confessione o il gruppo religioso a cui si era aderito

conseguenza nell’ ordinamento

inizialmente, senza che da ciò possa derivare per il soggetto alcuna

177

statale.

Il diritto di recesso comporta anche l’ ulteriore possibilità di ottenere la rettificazione dei propri dati

personali nei registri della stessa, ai sensi della disciplina del d.lgs. 196/03, che permette di porre

una annotazione a margine dell’ atto originale o tramite l’ allegazione ad esso della rettifica: per le

concrete modalità rilevano le regole interne delle singole confessioni.

Il Garante per la protezione dei dati personali, ch rappresenta la pubblica autorità in tale campo, ha

stabilito che non è ammessa la cancellazione dei dati in questione, precisando che i registri dei

battezzati conservati negli archivi delle parrocchie cattoliche sono albi ufficiali di un “ordinamento

indipendente e sovrano”, qual è la Chiesa cattolica e che la registrazione del battesimo non

costituisce un dato relativo al solo aderente, ma è un dato “storico”, relativo all’ istituzione stessa;

per tale ragione la Chiesa non può cancellare un dato che “costituisce la rappresentazione di un

battesimo) realmente avvenuto, “ ma può solo annotare la volontà dell’ interessato “di

evento (il 178

non considerare più quel’ evento produttivo di effetti nella sua sfera individuale.”

175 Cfr. S. TROILO, La libertà..cit., p. 20.

176 Che prende il nome di Codice in materia di protezione dei dati personali, più precisamente l’ articolo che rileva è il 4

c.1 lett. d).

177 Corte Costituzionale, 30 luglio1984, n. 239.

178 Vedi il parere del 9 settembre 1999, relativo all’ “esame del ricorso presentato al Garante per ottenere la

cancellazione dei dati personali dai registri dei battezzati”. 52

Il diritto di professare la propria fede o convinzione, come il diritto di propagandarle, non trova

limiti espressi nella costituzione (essendo stata eliminata, come detto, già in Assemblea costituente

la limitazione prevista nel progetto originario dell’art. 19, dei “principi o riti contrari all’ ordine

pubblico”), mentre la libertà di culto incontra il solo limite del “buon costume”.

Come detto, tuttavia, i diritti di libertà, oltre alle limitazioni espressamente sancite, vanno incontro

alle ulteriori limitazioni ricavabili chiaramente da altre norme o principi costituzionali, e derivanti

dall’ esigenza di proteggere beni o interessi di pari rango.

Ma una terza limitazione, come è stato osservato può derivare anche da norme di diritto privato

179

coerenti con i principi costituzionali.

Per fare un esempio, un soggetto che ha stipulato un contratto di lavoro, non potrebbe invocare il

diritto di libertà religiosa per non compiere determinate attività previste dal contratto: potrebbe

tuttavia richiedere che il datore di lavoro faccia compiere quelle attività ad un altro dipendente, se

ciò non comporta seri problemi produttivi o amministrativi.

Altra questione è quella relativa ai limiti delle convinzioni religiose in tema di trattamenti sanitari.

Sicuramente il soggetto maggiorenne e capace di intendere e di volere non può essere sottoposto, se

180

non in caso di pericolo per la salute pubblica, a trattamenti contrari alle sue convinzioni.

Questione più dibattuta, è quelle relativa alla possibilità di imporre ad una persona di eseguire

trattamenti sanitari contrari alla sua fede a persone nei confronti delle quali è responsabile (come ad

esempio familiari). 181

In dottrina si dibatte su questo.

179 Cfr. L. MUSSELLI, Libertà religiosa..cit., p. 222.

180 Infatti l’ art. 32 c. 2. Cost. afferma che “nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se

non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona

umana”.

181 L. MUSSELLI ( Libertà religiosa..cit., p. 223) propende per una risposta negativa, salvo il dovere di rivolgersi ad

idonee strutture per curare la persona malata. 53

La questione è stata oggetto anche di controversie giudiziarie. La Corte di Assise di Roma, nel caso

di un minore deceduto per mancanza di trasfusioni di sangue, ha ritenuto i genitori colpevoli di

182

omicidio colposo. di determinati indumenti

Ultimamente ha assunto rilievo la questione dell’uso prescritto da alcune

norme di carattere religioso si pensi ai particolari abiti dei chierici e dei religiosi cattolici, al

183 –

copricapo ebraico, al velo islamico, al turbante dei sikh che ha portato in Francia al divieto di

“ostentare” nelle scuole pubbliche capi di vestiario o altri accessori come catene o gioielli di

184

significato religioso.

In proposito la Corte Europea dei diritti dell’ uomo ha ritenuto legittimo che uno stato possa

la libertà di manifestazione della fede religiosa attraverso l’

limitare, negli spazi pubblici,

abbigliamento, se tale manifestazione può recare un danno all’ ordine pubblico o alla libertà degli

altri, purchè i limiti siano stabiliti e appaiano proporzionati, ossia necessari in una società

185

democratica.

L’ ordinamento italiano non ha, per ora, norme che vietino un determinato abbigliamento per la sua

matrice di fede. Dall’ articolo 19 della Costituzione sembra derivare il diritto, in generale, di

manifestare liberamente la propria identità religiosa (o non), e di farne propaganda, anche attraverso

186

l’ uso di un particolare vestiario.

182 Corte di Assise di Roma, 13 giugno 1986.

183 Religione monoteista nata in India settentrionale nel XV secolo, basata sull’ insegnamento dei dieci guru che vissero

in India tra il XV ed il XVII secolo.

184 Legge 228 del 2004.

185 Sentenze Sahin c. Turchia della IV sezione ( 29 giugno 2004) e poi della Grande Camera (10 novembre 2005) della

Corte Europea dei diritti dell’ uomo, entrambe in www.olir.it/ricerca, relative al caso in cui ad una studentessa turca era

stato impedito di portare il velo all’ università.

186 Cfr. TAR Friuli Venezia Giulia, n. 645 del 2006, confermata da Consiglio di Stato, sez VI n. 3076 del 2008, che ha

respinto il ricorso contro l’ annullamento prefettizio di un ordinanza comunale di un sindaco la quale, richiamando il

divieto di “comparire mascherato in un luogo pubblico” (disposto dal Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza del

54

Tuttavia, vi sono casi in cui il diritto di manifestare i propri convincimenti attraverso l’ uso di

particolari indumenti deve essere bilanciato con l’ esigenza di tutelare altri interessi di rilevanza

costituzionale, quali l’igiene e la sanità pubblica, l’ incolumità personale, la sicurezza pubblica e il

buon andamento della pubblica amministrazione.

È dunque prescritto da specifiche norme di valore legislativo un determinato abbigliamento per

187

alcune categorie di soggetti: il personale a contatto con gli alimenti, il personale esposto al

188 189

rischio della propria incolumità fisica, alcuni dipendenti pubblici come i militari, i membri di

190 191

corpi di pubblica sicurezza e i magistrati e funzionari in udienza. Inoltre autisti e passeggeri di

ciclomotori e motoveicoli devono indossare i caschi per garantire la sicurezza nella circolazione

192

stradale, mentre nei documenti di identità la fotografia deve mostrare in maniere ben visibile i

193

tratti del viso , cosa non esclusa, ad esempio, da copricapi religiosi come il velo delle suore

cattoliche, il velo islamico o il turbante, ma impedita dall’ utilizzo del c.d. burqua.

acconsentono all’ uso di simboli nel

Anche nel caso di istruzione pubblica, le norme vigenti

vestiario: la scuola, infatti, “accoglie le differenze linguistiche e culturali come valore da porre a

1931) e di usare “mezzi atti a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona in luogo pubblico senza giustificato

motivo”(sancito dall’art. 5 della legge n. 152 del 1975, sempre in materia di ordine pubblico), vietava, in via generale e

in qualunque parte del territorio comunale di coprirsi completamente il volto con il velo. Tuttavia le leggi citate, non

anche se, soprattutto Testo unico del 1931, è stato “mutilato” da

essendo mai state abrogate, restano comunque in vigore

ripetuti interventi della Corte Costituzionale e del legislatore.

187 Art. 42 d. p. r. n. 327 del 1980.

188 Artt. 4 e 5 d.lgs. n. 626 del 1994.

189 Legge n. 382 del 1978.

190 Art. 1, parte 2 lettera a), r. d. n. 1466 del 1933.

191 Art. 163 legge n. 1196 del 1960.

192 Art. 171 Codice della strada.

193 Art. 289 r.d. n. 635 del 1940 così come interpretato dalla Circolare del Ministero dell’ Interno del 1995. 55

fondamento del rispetto reciproco di tutte le persone che la compongono, quale che sia la loro età e

194

nel ripudio di ogni barriera ideologica, sociale e culturale”

condizione,

Il secondo diritto espressamente sancito dall’ art. 19 è relativo alla propaganda religiosa.

In passato, mentre la propaganda cattolica era ampiamente tutelata dal Concordato del 1929, quella

195

delle confessioni di minoranza era limitata.

In particolare, l’ interpretazione prevalente dell’ art. 5 della legge sui culti ammessi ammetteva la

discussione “dotta” tra esperti, ma non la propaganda avversa alla religione cattolica. Così si era

espressa la Corte dì appello di Roma in una sentenza del 30 aprile 1936.

Anche dopo l’entrata in vigore della Costituzione non è mancato il ricorso ad altre norme per

delle confessioni acattoliche: si è utilizzato l’ art. 402 del codice penale (oggi

limitare la propaganda 196

abrogato, come detto nel cap.1), che puniva il vilipendio “diretto” della sola religione cattolica o

l’ art. 113 del testo unico di pubblica sicurezza, dichiarato illegittimo poi dalla Corte

197

Costituzionale, che limitava l’ attività di volantinaggio della confessioni acattoliche .

Oggi la problematica maggiore, come viene osservato in dottrina, è quella di assicurare la uguale

libertà di tutti (ai sensi dell’ art. 8 c.1. Cost.), in quanto le differenze in termini di importanza

attribuite ad una confessione si ripercuoterebbero anche sulla capacità di trasmettere il relativo

198

messaggio religioso .

194 Anche il disegno legislativo del 2002 proclama all’ art. 12 c.1 che “nelle

Art. 1 comma 4, d. p. r. n. 249 del 1998.

scuole pubbliche di ogni ordine e grado l’ insegnamento è impartito nel rispetto della libertà di coscienza, e della pari

dignità senza distinzione di religione.”

195 –

Cfr. F. FINOCCHIARO, Art.19, in Commentario della Costituzione, a cura di V. Branca, Bologna Roma, vol. II,

(1977), p. 287 ss.

196 La giurisprudenza degli anni 50 e 60 considerava vilipendio anche la critica immotivata, o fatta mediante slogan ai

dogmi e ai riti acattolici. Cfr. ad es. Cassazione penale, 6 giugno 1961.

197 Corte Costituzionale, 14 giugno 1956, n. 1.

198 Cfr. S. TROILO, La libertà..cit. p. 28. Questo autore nota come, nonostante il sistema radiotelevisivo sia basato sul

principio della garanzia del pluralismo dei mezzi di comunicazione, che dovrebbe assicurare la partecipazioni di tutte le

56

In particolare è sempre più importante l’ uso di mezzi audiovisivi ed in Italia sono già attivi network

199

di ispirazione confessionale.

Anche il diritto di propaganda religiosa incontra i limiti del dovere di rispettare i diritti e le libertà

altrui (così ad esempio il domicilio di un soggetto non può essere violato o il suo diritto al riposo

non può essere turbato a causa di un invadente e ossessiva propaganda religiosa), e il limite

derivante dalle norme che disciplinano il mezzo di propaganda utilizzata.

Inoltre tale diritto non può esercitarsi mediante “lo scherno e l’ offesa fine a se stessa, che

costituisce ad un tempo ingiuria al credente (e perciò lesione della sua personalità) e oltraggio ai

200

valori etici di cui si sostanzia ed alimenta il fenomeno religioso”.

Costituiscono, infine, reato l’offesa a una confessione religiosa mediante il vilipendio di chi la

professa o delle cose oggetto di culto ed il turbamento ai sensi dell’ art. 403, 404 e 405 del codice

penale.

Il terzo diritto garantito dall’articolo 19 è quello che permette di esercitare il culto in privato, in

o all’ interno di una confessione religiosa “

pubblico purchè non si tratti di riti contrari al buon

costume”.

Come abbiamo detto, questa norma va coordinata con l’art. 17 Cost. Se in passato vi sono state

molte restrizioni circa la possibilità di apertura di luoghi destinati al culto, soprattutto per le

confessioni acattoliche (vedi capitolo1), oggi vi è una parità di trattamento dal punto di vista delle

autorizzazioni necessarie. Anzi, i pubblici poteri devono promuovere concretamente l’esercizio

della libertà religiosa, cosicchè gli edifici di culto, rientranti nelle opere di urbanizzazione

“religiosi”, e seppure alle confessioni sia garantito il diritto di accesso al servizio

confessioni ad appositi programmi

radiotelevisivo in modo paritario, il palinsesto delle trasmissioni finisca per agevolare alcune religioni e in particolare

quella cattolica.

199 Si pensi all’ emittente Radio Maria.

200 Corte Costituzionale 8 luglio 1975, n.188. 57


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S2748056

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DESCRIZIONE TESI

Tesi compilativa fatta molto bene sulla libertà religiosa. Primo capitolo dedicato alla libertà religiosa in prospettiva storica, dalla Statuto albertino ai giorni nostri. Secondo capitolo dedicato alle norme sulla libertà religiosa presenti nella Costituzione Italiana, ai problemi pratici del fenomeno religioso, e alle sentenze degli organi giurisdizionali con particolare riferimento alla Corte Costituzionale. Terzo capitolo dedicato, infine alla libertà religiosa nell' ordinamento canonico. Consigliatissima.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (GENOVA, IMPERIA)
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher S2748056 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle codificazioni e delle costituzioni moderne e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Ferrante Riccardo.

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