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Tesi - Le Moveable Factories: come sviluppare il manufacturing in regione senza infrastrutture e skill manifatturiera Appunti scolastici Premium

Tesi di laurea compilativa per il corso di laurea triennale in ingegneria gestionale. La diffusione dell’industria moderna nelle regioni sottosviluppate dell’Africa è essenziale per contrastare la povertà della gente che le abita. Qui si vuole chiarire come l’introduzione delle moveable factories può rendere possibile lo sviluppo dell’industria in Regioni... Vedi di più

Materia di Ingegneria gestionale relatore Prof. R. Di Lorenzo

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ESTRATTO DOCUMENTO

Capitolo 2 Come produrre

pensi ad un esempio proposto dall’autore: si confrontino gli anni di addestramento

necessari per apprendere le skill tradizionali di falegnameria e/o carpenteria con i pochi

minuti necessari per capire le istruzioni di assemblaggio di un armadio IKEA.

Naturalmente gli anni di addestramento preparano l’allievo a svolgere mansioni con tanti

diversi materiali, utensili, e in tante differenti situazioni, per produrre tante diverse

tipologie di prodotti in diverse specializzazioni: forniscono cioè una preparazione

completa. Tuttavia, poiché il trasferimento di conoscenze e competenze non è facile,

adottare tecniche di task design risulta la soluzione più auspicabile. Esse hanno successo

nell’abilitare chiunque e dovunque ad ottenere risultati accettabili con uno stretto e

prefissato numero di step, e sono dunque ciò che meglio si adatta al caso in esame. Inoltre,

come spiega l’autore, ciò non è limitante. In pratica, una persona può imparare

rapidamente ad eseguire un compito designato con un alto standard. Poi, la stessa persona

può imparare altrettanto velocemente ad eseguirne un secondo e così si mette su un ampio

repertorio di skill pratiche mentre si acquista un’alta performance dall’esterno. Tecniche di

task e job design possono facilitare l’adozione all’interno delle moveable factories di

tecniche più avanzate che consentono di rendere i prodotti più conformi ai customer needs,

e quindi evitare il più possibile scarti, rielaborazione dei prodotti, diritti di garanzia, perdita

di reputazione. L’autore cita, ad esempio, la metodologia Six Sigma, introdotta dalla

Motorola nella seconda metà degli anni '80. Essa non è altro che una metodologia di

controllo della qualità che mira al raggiungimento di limiti di specifica posti a 6-sigma dal

valore nominale. Naturalmente il raggiungimento della frazione di pezzi difettosi che

questa si pone come obiettivo (circa 3,4 per milione) ha un impatto finanziario notevole.

1.2 Come introdurre tali metodologie nelle moveable factories

Qualsiasi Paese che insegni ingegneria possiede gente in grado di applicare il task design,

il job design, le Six Sigma e le tecniche a queste connesse e sono richiesti solo pochi

ingegneri per istruire molte persone del luogo a lavorare ad alto rendimento produttivo

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Capitolo 2 Come produrre

usando le moveable factories. Se ci sono paesi in cui non c’è alcun istituto di insegnamento

di ingegneria è sempre possibile fare un piccolo passo verso la produttività impiegando

ingegneri esterni. Un esempio citato dall’autore è quello del Palestine Polytechnic

University Department of Engeneering, che nel 2014 introdusse corsi d’ingegneria inerenti

alle moveable factories, come ingegneria automobilistica, ingegneria meccatronica e

tecniche di refrigerazione. Naturalmente l’impiego di metodologie come la Six Sigma

risultano tanto più convenienti quanto più sono alti i carichi di lavoro assegnati ad

un’industria; tuttavia, nonostante gli incarichi di una moveable factory sono certamente

minori rispetto a quelli di una grande industria fissa, si è già visto come queste possono

essere utilizzate come FMS (Flexible – Manufacturing System) e lavorare così più vicini

alla massima capacità produttiva teorica.

2. Superare le barriere d’infrastruttura

2.1 La criticità del deficit infrastrutturale e l’inadeguatezza dell’industria di massa

Il deficit infrastrutturale dell’Africa è a tutti gli effetti classificabile come un problema

critico. Esso “penalizza in maniera significativa la produttività e la competitività delle

imprese locali, oltre a impedire il raggiungimento del pieno potenziale di crescita

2

economica” . Non solo le infrastrutture sono poche, ma per giunta sono state realizzate per

perseguire obiettivi che hanno ben poco a che fare con il bene della Madrepatria. La

maggior parte di esse sono state costruite in epoca coloniale, ad esempio per collegare

miniere e porti per l’esportazione di materie prime in Europa. Per una grande industria di

massa la carenza di infrastrutture è un problema critico, poiché questa necessita di un

approvvigionamento continuo di materiale e di continui trasporti. Difatti, in una siffatta

industria dei veicoli viaggiano per ottenere gli input produttivi, poi lo stesso veicolo

viaggia sino alla fabbrica dove si dà il via alla produzione; infine, più veicoli viaggiano su

2 M. Cochi. Le infrastrutture: fattore chiave per lo sviluppo dell’Africa. East. Sub-saharan monitor 2015.

http://www.eastonline.eu/it/opinioni/sub-saharan-monitor/le-infrastrutture-fattore-chiave-per-lo-sviluppo-

dell-africa 13

Capitolo 2 Come produrre

tante altre strade sino ai grossisti e ai dettaglianti per consegnare le merci precedentemente

imballate. Tutti questi trasporti sono causa di un inevitabile aumento dei costi e di

inquinamento, o di altri problemi di natura non economica, ma che si riflettono

inevitabilmente su di essa (i.e. perdite post-raccolto, bestiame che contrae la “febbre da

trasporto”, ovvero malattia respiratoria bovina). Diversa può essere la situazione per una

moveable factories e l’autore spiega bene il perché.

2.2 Come le moveable factories superano il deficit infrastrutturale

Per quanto riguarda il settore agricolo, le moveable factories hanno la possibilità di

produrre direttamente vicino ai raccolti, evitando il problema del trasporto dei raccolti. La

distribuzione dei beni agricoli prodotti nelle moveable factories, inoltre, può essere

effettuata dalle fabbriche stesse. Un’ulteriore semplificazione della catena di fornitura può

ottenersi attraverso i distributori automatici, che costituiscono una valida alternativa

all’imballaggio per singolo pezzo (meno imballaggi implica meno rifiuti, con una

conseguente riduzione dell’inquinamento ambientale); questi sono stati adottati nei Paesi in

via di sviluppo perché l’imballaggio genera troppi rifiuti. In Europa, ad esempio, i

distributori automatici sono già usati per il latte. Questi permettono di mettere grandi

quantità di latte in una specie di cisterna da cui si forniscono direttamente i consumatori.

Questi siffatti distributori possono essere utilizzati per salse, succhi di frutta, etc. La

maggior parte dei componenti necessari per i distributori automatici può essere realizzata

all’interno delle moveable factories. Dunque, anziché affrontare il problema della raccolta,

differenziazione e riciclo dei rifiuti, esso può semplificarsi non producendone affatto.

Chiaramente, più distanti sono i centri di produzione agricola dai centri abitati, più

dovranno viaggiare i prodotti. Ma in questo caso il deficit infrastrutturale influisce in

maniera meno significativa, in quanto esso riguarda più le zone rurali che i centri abitati.

Per quanto riguarda la produzione di beni strumentali, la situazione si complica rispetto al

settore agricolo, poiché la produzione di questi è maggiormente dipendente dall’afflusso di

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Capitolo 2 Come produrre

materiali. In questo caso una possibile soluzione è quella di evitare il trasporto di beni

volumetrici, fornendosi di lamiere e profilati in grandi stock (poiché a differenza della

produzione agricola, la produzione di beni strumentali non può cambiare luogo

giornalmente). Ad esempio, anziché trasportare serbatoi d’acqua, possono portarsi lamiere

metalliche e profilati rettangolari per costruirli in loco. Lo stesso può farsi per gli involucri

dei suddetti distributori automatici, o per staffe, architravi, cornici, tramogge e stand per

smerigliatrici di granoturco, stringhe di pannelli solari, etc. Similmente, la consegna di

sezioni di legno piane può consentire la produzione locale di un’ampia varietà di beni a

valore aggiunto che vanno dalle capriate del tetto agli arredamenti delle abitazioni. Si può

affermare che in generale il problema del trasporto con le moveable factories può essere

risolto attraverso la progettazione di processi che massimizzano il valore aggiunto

localmente dalla gente locale. Tali fabbriche sono alimentate da un diesel generator e

hanno la possibilità di trasportare pannelli solari con cui generare energia. Chiarito come le

moveable factories possono superare il problema infrastrutturale, bisogna comunque

parlare di ottimizzazione delle rotte. Nonostante la possibilità di generare energia solare

con il trasporto di pannelli, ottimizzare la scelta dei luoghi dove produrre, delle rotte che li

collegano, e dell’ordine con cui questi devono susseguirsi è di cruciale importanza. Tutto

questo può farsi attraverso una attenta analisi che faccia uso di tecniche collaudate e

algoritmi che tengano in considerazione il bilanciamento dei trade off tra la prossimità a

consumatori e fornitori, e altre condizioni chiave come l’accesso alle strade che può essere

determinato da fattori climatici, legali, politici e/o militari. Queste tecniche sono anche

valide per la determinazione del mix di moveable factories, insieme di fabbriche mobili e

modulari. Una tecnica citata dall’autore è, ad esempio, il load distance method.

3. Riflessione sui risultati

Il superamento delle barriere di competenza e infrastrutturali dovrebbe rendere possibile

che nel territorio africano si instaurino processi capaci e sistematici che funzionino con

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Capitolo 2 Come produrre

efficienza e che siano altamente prevedibili e ripetibili. L’autore consiglia ad esempio

l’introduzione della fertirrigazione, una procedura che dovrebbe consentire alla gente senza

precedente esperienza lavorativa di ottenere la stessa resa dei raccolti di classe mondiale

nelle regioni desertiche. Con essa, l’acqua e i nutrienti sono forniti con accuratezza

puntuale attraverso corti tubi collegati tra loro ad innesto per raggiungere la lunghezza

totale richiesta, e un operatore può controllare che il processo si svolga correttamente

attraverso un sistema di controllo accurato, che funge da centralina per tutto il sistema di

irrigazione, e un sistema di monitoraggio che permette di tener d’occhio le principali

variabili come volumi d’iniezione, pH, etc. Un riassunto di come giungere alla diffusione

dell’industria manifatturiera in regioni senza skill manifatturiera e infrastrutture è mostrato

nello schema sottostante, che prende spunto da uno schema che l’autore ha inserito

nell’articolo. Come giungere alla diffusione del manufacturing con le moveable factories

Figura 4 – 16

Capitolo 3 Perché produrre

CAPITOLO 3

PERCHÈ PRODURRE

1. RBT, KBV, TCE e obiettivi dell’industria

Come detto, l’autore analizza la pertinenza delle moveable factories con gli obiettivi

mondali dell’industria attraverso tre prospettive teoriche, nate da ricerche che hanno avuto

inizio a partire dal 1930. Poiché negli anni nessuna delle tre è prevalsa sulle altre due,

l’autore ha scelto di adottare il punto di vista di tutte e tre le teorie. In questo paragrafo

vuole spiegarsi in breve di cosa parlano. La Resource – Based Theory (RBT) prende come

punto di riferimento per il successo di un’azienda il raggiungimento di un vantaggio

competitivo prolungato (Sustained Competitive Advantage SCA) attraverso il possesso di

risorse interne rare e insostituibili. L’abilità dei manager risiede dunque nel saper intuire

meglio dei concorrenti il futuro valore di una data risorsa, in modo da garantire in anticipo

il possesso di risorse che conducano l’azienda verso un SCA. La maggiore critica mossa a

questa teoria è quella di rifarsi ad una visione limitante del mercato interaziendale. Questo,

in un certo senso, giustifica ancora una volta la scelta dell’autore di rifarsi a più

prospettive. Secondo la Knowledge – Based View (KBV) la chiave per il successo risiede

nel possesso della conoscenza, in quanto questa costituisce la risorsa più difficilmente

imitabile; dunque la visione della conoscenza quale bene pubblico non rispecchia la reale

situazione dell’età moderna, definita come Information Age. Con la KBV la conoscenza è a

tutti gli effetti un bene privato, al pari di terra, lavoro e capitale. Anzi, essa rappresenta il

punto fondamentale su cui focalizzare la strategia d’impresa, tanto che i manager

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Capitolo 3 Perché produrre

dovrebbero concentrarsi sull’acquisizione, detenzione e innovazione del sapere. La

Transaction Cost Economy (TCE) mira alla migliore combinazione di risorse interne ed

esterne ed ha come unità d’analisi la transazione anziché le risorse primarie. Essa riconosce

l’importanza dell’organizzazione e analizza i costi e gli sforzi di transazione per trovare la

soluzione organizzativa economicamente più vantaggiosa. Attraverso tre livelli (struttura

dell’impresa, parte operativa e investimento del capitale umano) la TCE si focalizza

sull’efficienza aziendale. Il ruolo del management consiste, in questo caso, nel saper

trovare la giusta combinazione tra gerarchia e forme di coordinamento dettate dal mercato.

Gli obiettivi mondiali dell’industria, in risposta a problematiche quali carenza di lavoro

nella classe media e inquinamento ambientale, sono riassumibili in: shoring manufacturing

(i.e. re-shoring/ on-shoring/ right-shoring/ best-shoring), l’industria sostenibile, l’industria

avanzata e l’industria distribuita. Ad ognuno di questi è dedicato, a seguire, un proprio

paragrafo. Verrà detto come non tutti gli obiettivi sono raggiungibili. Tuttavia, l’autore

mette in evidenza come le moveable factories sono in grado di abilitare uno shoring

manufacturing sostenibile senza dipendere da tecnologie altamente avanzate, promuovendo

un nuovo tipo di industria distribuita.

2. Shoring manifatturiero

Il primo obiettivo citato riguarda lo shoring manufacturing. Negli ultimi decenni la

strategia dominante è stata quella dell’off – shoring, che consiste nella delocalizzazione

delle industrie in altri Paesi con costi del lavoro inferiori, ovvero nell’outsourcing delle

attività manifatturiere. Negli ultimi anni tuttavia sono stati messi in evidenza i punti deboli

di questa politica (maggiori difficoltà nel controllo delle informazioni, investimenti in

formazione, assistenza e controllo che vanno persi quando si interrompe il contatto,

pericolo di comportamenti opportunistici da parte del fornitore) e molte aziende hanno

deciso di invertire la propria tendenza manageriale rivitalizzando il settore industriale del

proprio Paese d’origine. L’off-shoring rappresenta inoltre una delle cause della contrazione

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Capitolo 3 Perché produrre

del lavoro per la classe media nei Paesi Industrializzati. Il termine re-shoring indica la

politica delle compagnie che hanno iniziato a riportare a casa tante industrie quante ne

avevano delocalizzato precedentemente per produrre a costi inferiori; altri termini invece,

come right-shoring e best-shoring, guidano verso un’analisi più prudente dei fattori al fine

di determinare un ottimo bilanciamento tra off-shoring e re-shoring. Le moveable factories

hanno come obiettivo quello di sradicare l’attuale tendenza dell’economia africana, basata

sull’esportazione di materie prime ed importazione dei prodotti finiti (che in qualche modo

costituisce una sorta di off-shoring, nonché una forma di neocolonialismo) e rimpiazzarla

con una basata sulla produzione locale moderna da parte della gente del luogo. È già stato

spiegato come gli ostacoli alla diffusione dell’industria moderna in questi Paesi siano

superabili dalle moveable factories e dalle provate tecniche di progettazione della capacità

di produzione. Si dispone delle risorse necessarie (RBT) e si è già spiegato come colmare

la carenza di skill della gente del luogo (KBV). I beni identificati come potenziali per le

moveable factories non sono sofisticati (ma ciò non vieta la produzione a livello locale

anche di questi). Le moveable factories sono in grado di sviluppare una veloce messa a

punto di alte e affidabili performance produttive ad un prezzo modico (TCE). Per tutti

questi motivi l’autore sostiene che l’adozione delle moveable factories sia in linea con

l’obiettivo mondiale del re-shoring manifatturiero. In tal senso, la moveable factory ha il

potenziale di stravolgere il dibattito sul best-shoring, fin ora concentratosi unicamente sulla

localizzazione ottima del luogo di produzione di grandi industrie centralizzate.

3. L’industria sostenibile

L’azione forzante dell’uomo sull’ambiente è sempre più rilevante negli ultimi anni. L’80%

delle fonti energetiche primarie che alimentano il sistema energetico mondiale è ancora

costituito da fonti fossili (petrolio, carbonio, metano). Questo sconsiderato ricorso a

combustibili fossili ha comportato un notevole aumento delle emissioni di CO .

2

Innumerevoli sono le conseguenze: intensificazione di alluvioni e uragani (estremizzazione

19

Capitolo 3 Perché produrre

del clima), aumento dei massimi di temperatura, estensione delle aree di siccità,

scioglimento dei ghiacciai e conseguente aumento del livello degli oceani. Inoltre l’uso

spropositato dei combustibili fossili ha reso critica la questione dell’esaurimento delle

riserve petrolifere. Un altro problema legato all’inquinamento ambientale è la gestione dei

rifiuti. La portata dei rifiuti è in continuo aumento a causa dello stile di vita consumista

caratteristico dei Paesi Industrializzati. Nasce dunque l’esigenza di passare dallo sviluppo,

inteso come economico ed industriale, allo sviluppo sostenibile, che assicuri un livello di

consumo pro-capite di pari livello anche alle generazioni future nel rispetto della stabilità

degli ecosistemi. Le numerose conferenze tenutesi in tutto il mondo e gli accordi

internazionali che hanno coinvolto i più importanti Paesi del mondo (dal vertice di Parigi

del 1972 all’Earth Summit del ’92, dal Protocollo di Kyoto del ’97 al vertice di

Johannesburg del 2002) hanno fatto sì che uno degli obiettivi mondiali dell’industria sia il

raggiungimento di una produzione industriale sostenibile. Come recita il sito gestito dalla

direzione generale per le imprese e l’industria della commissione europea, è oggi

3

necessario preparare “il terreno per una futura economia sostenibile e competitiva” . Le

grandi industrie di massa sono intrinsecamente anti-ambientali. Queste favoriscono

malattie all’interno della produzione agricola e generalmente includono un ampio trasporto

che non aggiunge valore (TCE) ed è causa di inquinamento ambientale. Questo inoltre non

risolve affatto il problema delle riserve petrolifere. Con il paradigma stabilito della

produzione centralizzata, il rimpiazzo delle grandi industrie con altre più pulite richiede

molti anni e investimenti massicci. Per recuperare il capitale investito e gli oneri finanziari

ad esso connessi le grandi industrie devono lavorare alla massima capacità produttiva.

Naturalmente bisogna poi che qualcuno compri ciò che viene prodotto e dunque il

funzionamento di tale sistema dipende dal riuscire a favorire il consumismo usa e getta (i.e.

attraverso operazioni di marketing che prevedono l’obsolescenza programmata della

3 Commissione Europea, sezione Imprese e Industria

http://ec.europa.eu/enterprise/dg/objectives/index_it.htm

20

Capitolo 3 Perché produrre

desiderabilità). Il consumatore è continuamente spinto a comprare nuovi beni e servizi

anche quando non è necessario, a sostituirli anziché aggiornarli. Dunque, sebbene le

emissioni inquinanti potrebbero essere ridotte da ancora grandi fabbriche fisse ma più

pulite, continuerebbe a persistere una delle principali cause che rendono tali fabbriche anti-

ambientaliste: la spinta al consumismo per il recupero dei capitali. E la quantità di trasporti

richiesta tiene elevata la richiesta di carburante, anziché diminuirla. È importante far notare

che una buona parte dell’alto capitale investito non aggiunge valore alla produzione. Molti

dei costi fissi di risorsa (RBT) e di conoscenza (KBV) che innalzano i costi industriali

(TCE) sono attualmente costi immobiliari e di edilizia anziché reali costi industriali.

L’autore metto in luce come tutti questi costi (i.e. acquisto di territori e ingegnerizzazione

degli stessi) non sussistono affatto se l’industria diventa mobile. Inoltre, focalizzarsi

unicamente su tecnologie sempre più avanzate non permette un’industria manifatturiera

“socialmente sostenibile”, nel senso che essa non può far incontrare i bisogni dell’uomo e

allo stesso tempo esprimere il loro potenziale. In poche parole, il basso costo

4

d’investimento (RBT) e la drastica riduzione dei trasporti eliminano rispettivamente il

problema del consumismo e dell’inquinamento dei traporti industriali (nonché riduce la

richiesta di carburante). Se si riuscisse poi ad instaurare una efficace produzione di energia

solare si potrebbe disporre inoltre di energia pulita.

4. L’industria avanzata

L’industria moderna fa della tecnologia avanzata il faro portante. La necessità di

compensare gli alti costi del lavoro nei Paesi ricchi e di sviluppare un’industria sostenibile

hanno portato l’industria moderna ad una promozione frenetica dell’industria avanzata,

basata sulla ricerca continua di nuove tecnologie (nuovi materiali, industria robotica, smart

system). Si è già parlato delle barriere di competenza, ed è facile intuire come cercare di

4 Una moveable factory costa, secondo l’autore, al più poche centinaia di migliaia di dollari, contro le

centinaia di milioni di dollari delle grandi industrie fisse moderne.

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Capitolo 3 Perché produrre

introdurre l’industria avanzata in regioni senza skill manifatturiera non fa che innalzare tali

barriere (KBV). Inoltre diventano significative in questo caso anche le barriere finanziarie.

Ad oggi solo poche compagnie possono permettersi l’uso della robotica intelligente (RBT).

In sostanza, poche sono le imprese che possono finanziare l’industria avanzata, e ancora

meno sono le persone capaci di controllare le tecnologie ad essa connesse. Ciò nonostante,

l’autore mette in evidenza come questa non sia affatto necessaria affinché si instauri una

produzione policentrica da parte della gente del luogo; in altre parole, l’Africa al momento

può fare a meno della robotica. Le moveable factories richiedono investimenti

relativamente bassi e sono capaci di instaurare una produzione efficiente e capace da parte

della gente locale, in terreni accidentati, e con ardue condizioni climatiche e carenza

d’infrastrutture. Pertanto, le moveable factories non sono ad oggi capaci di perseguire tale

obiettivo. E per le condizioni dei territori in esame, della gente che li popola e delle relative

condizioni finanziarie, non è facile nemmeno con altri mezzi. Tuttavia l’eccessivo focus su

questo punto viene criticato dall’autore, in quanto, come detto, anche se l’industria

avanzata può recare un vantaggio competitivo, non è assolutamente necessaria affinché tali

regioni siano capaci di instaurare processi moderni capaci per creare da sé la propria

prosperità.

5. Ditributed manufacturing

Il tradizionale modello dell’industria, che prevede un’alta delocalizzazione del

manufacturing è messo in crisi: esso prevede generalmente la ricerca di esperti nel proprio

Paese, e successivamente la ricerca di un luogo con bassissimi costi del lavoro dove

effettuare la produzione. Ciò comporta bassi costi del lavoro, ma altissimi costi di

trasporto. Anche i tempi sono naturalmente più elevati. L’obiettivo a cui si fa riferimento

in questo paragrafo, il distributed manufacturing, tende ad invertire questa tendenza. Si

consulta una rete mondiale di esperti, alla ricerca dei migliori del campo. Questi

sviluppano i progetti a distanza; grazie allo sviluppo mondiale delle tecnologie

22

Capitolo 3 Perché produrre

dell’informazione ciò è possibile senza grandi difficoltà. La produzione avviene

localmente, e gli alti costi di manodopera sono compensati dalla riduzione di costi e tempi

di trasporto. Il modello di produzione distribuita permette così di mantenere una

produzione locale vicina al consumatore, senza trascurare la qualità, grazie all’impiego di

una rete mondiale di esperti in materia (KBV). I vantaggi sono molteplici: riduzione dei

costi logistici e di trasporto con una conseguente riduzione dell’impatto ambientale,

industria più flessibile grazie ad investimenti permanenti in strutture, minori rischi. La

letteratura che concerne il distributed manufacturing però non fa riferimento alle moveable

factories. Essa si rifà piuttosto alle nuove tecnologie digitali come la stampa 3D, Internet e

realtà virtuali. Si parla di robot autoreplicanti, capaci di costruire da soli i propri pezzi di

ricambio e sempre più consapevoli. L’autore, tuttavia, vuole mettere in luce l’importanza

delle moveable factories nel portare avanti questo nuovo modello di industria. La

moveable factories infatti:

1. Richiede bassi costi d’investimento e tempi d’impianto brevi, dunque consente un

recupero più veloce dei capitali (RBT).

2. Abbassa drasticamente i costi di trasporto e favorisce la produzione locale, nonché

quella che viene definita cottage industry (si ricordi la produzione casalinga di mango

della regione dello Yumbe).

3. Richiede competenze che possono essere trasferite dall’esterno e, in ogni caso, queste

non sono elevate grazie alle tecniche di task design (KBV).

4. La flessibilità della locazione riduce le perdite post-raccolta, e si possono avere prezzi

più bassi grazie alla riduzione dei costi a non valore aggiunto di cui si è già

ampiamente discusso, quali acquisto dei territori ed ingegnerizzazione di questi e costi

di trasporto (TCE).

Per tutti i punti sopra esposti, può affermarsi che le moveable factories siano in linea con il

nuovo modello del distributed manufacturing.

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DESCRIZIONE TESI

Tesi di laurea compilativa per il corso di laurea triennale in ingegneria gestionale. La diffusione dell’industria moderna nelle regioni sottosviluppate dell’Africa è essenziale per contrastare la povertà della gente che le abita. Qui si vuole chiarire come l’introduzione delle moveable factories può rendere possibile lo sviluppo dell’industria in Regioni che non hanno mai avuto la possibilità di investire seriamente in infrastrutture e educazione. L’articolo di riferimento è tratto dalla rivista internazionale Technology in Society, ed è intitolato: “Moveable factories: How to enable sustainable widespread manufacturing by local people in regions without manufacturing skills and infrastructure”, di Stephen Fox. Nell’articolo in questione l’autore spiega come l’attuale industria africana e la persistenza di un’economia di sussistenza e principalmente basata sull’esportazione di materie prime ed importazione di prodotti finiti non consentono lo sviluppo di una classe media, e contribuiscono a rendere la povertà sempre più radicata. La soluzione non è sicuramente la costruzione di grandi industrie centralizzate come quelle che attualmente sono sinonimo di crescita economica nei Paesi Industrializzati. Sia perché, per l’attuale situazione economica, la costruzione di tali impianti e sistemi in queste regioni è quasi impensabile, sia perché le grandi industrie di massa sono una delle principali cause che concorrono a rendere endemico l’inquinamento ambientale. Le domande a cui l’autore vuole trovare risposta sono: quali beni dovrebbero essere prodotti dalla gente locale in regioni senza alcuna skill manifatturiera e infrastrutture? E come può tale mancanza essere superata? In particolare l’indagine è stata focalizzata sulle regioni del Corno d’Africa e dell’Africa dell’Ovest, attraverso interviste e questionari semi strutturati.
L’autore presenta tre differenti tipi di moveable factory: le singole fabbriche mobili, insiemi di fabbriche mobili e fabbriche modulari. Tutte hanno la caratteristica di poter cambiare il luogo di produzione, spostarsi. Questo tipo di industrie presenta innumerevoli vantaggi rispetto all’industria centralizzata di massa (i.e. riduzione dei costi di trasporto e dell’inquinamento ad esso connesso) e permettono, come si vedrà, il raggiungimento degli obiettivi globali dell’industria. La struttura dell’elaborato segue questo schema: cosa produrre, come superare le difficoltà che ostacolano la produzione e perché produrlo. In particolare, il capitolo 1 analizza separatamente quali prodotti è conveniente produrre nel Corno d’Africa e quali nell’Africa dell’Ovest, focalizzandosi sul potenziale insito nella produzione di questi prodotti con le moveable factories. Il capitolo 2 si occupa di rispondere alla seconda domanda, ovvero come produrre i beni di cui si parla nel capitolo 1, analizzando separatamente le barriere di competenza, ovvero il gap di skill degli abitanti del Corno d’Africa e dell’Africa dell’Ovest, e la mancanza di infrastrutture in tali regioni. Infine nel capitolo 3 viene detto come l’adozione delle moveable factories sia in linea con gli obiettivi mondiali dell’industria, ovvero come queste contribuiscono ad una produzione sostenibile e distribuita. L’articolo di S. Fox risulta molto efficace in quanto in ogni analisi l’autore segue tre prospettive teoriche: Resource – Based Theory (RBT), Knowledge – Based View (KBV) e Transaction Cost Economy (TCE). Il capitolo 3 si apre proprio con un’esposizione sintetica di queste.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in ingegneria gestionale (AGRIGENTO, PALERMO)
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher RiccardoScimeca di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Ingegneria gestionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Di Lorenzo Rosanna.

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