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Tesi - Gli enti bilaterali e il mercato del lavoro Appunti scolastici Premium

Introduzione, capitoli e conclusione della Tesi che analizza l'affermarsi degli Enti bilaterali come "sedi privilegiate per la regolazione del mercato del lavoro", nell'edilizia, artigianato e terziario. Tra gli argomenti trattati vi sono i seguenti: Enti bilaterali, bilateralità, apprendistato, previdenza complementare, certificazione, formazione, edilizia, artigianato, terziario. La tesi... Vedi di più

Materia di Diritto del lavoro relatore Prof. V. Ferrari

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predispone la possibilità di un prestito per spese sanitarie che oscilla

tra i 4000 e i 10000 euro. La domanda del lavoratore deve essere

completa di motivazione e sottoposta all’analisi della commissione

istituita per questo scopo in rapporto al Fondo di Garanzia dell’ente

bilaterale. Per quanto riguarda le spese sanitarie, EBITEMP fornisce

rimborsi e sussidi per fronteggiare non solo quelle sorrette dai

lavoratori, bensì anche quelle dei figli e del coniuge che siano a carico

321

a livello fiscale. Oggi risultano circa 6 milioni di iscritti e oltre 11

milioni di assistiti ai fondi. L’aumento dei fondi negli ultimi anni

dimostra come l’intensificazione di questi, debba essere suffragata

mediante la contrattazione sindacale, nazionale, a livello di comparto,

di contrattazione integrativa aziendale, cercando mezzi che sostentino

322

la dimensione collettiva e la “socializzazione dei rischi”. I fondi

devono collegare i settori sanitari e sociali/sanitari, facilitando la

solidarietà intergenerazionale, mediante: pacchetti prestazionali per

nucleo familiare esteso – con l’inclusione del familiare più anziano- ;

conversione di parte dei contributi monetari correlati alle indennità di

accompagnamento e pensione di reversibilità in servizi, utilizzando i

fondi integrativi.; completamento del quadro normativo per consentire

ai fondi una definizione in linea con gli obiettivi prestabiliti, visto che

ancora non è stato emanato un decreto che regolarizzi

contemporaneamente l’affidamento in gestione e la disciplina dei

323

fondi; combattimento delle situazioni di povertà e disagio sociale.

L’art.3 del d.lgs. n. 252/05 decreta che: “i contratti collettivi, anche

aziendali, limitatamente, per questi ultimi, anche ai soli soggetti o

lavoratori firmatari degli stessi, ovvero, in mancanza, accordi fra

lavoratori, promossi da sindacati firmatari di contratti collettivi

nazionali di lavoro; accordi, anche interaziendali per gli appartenenti

alla categoria dei quadri, promossi dalle organizzazioni sindacali

nazionali rappresentative della categoria, membri del Consiglio

nazionale dell’economia e del lavoro” possano avviare forme

pensionistiche complementari. Queste forme di previdenza possono

configurarsi come associazioni non riconosciute oppure fondazioni

volte alla gestione di un Fondo finanziato attraverso il Tfr dei

324

lavoratori che vi fanno parte. Generalmente questi Fondi non sono

classificati come enti bilaterali, sebbene tra i fini di alcuni enti

321 S.Leonardi, A.Ciarini, ivi, p. 88

322 I.Mastrobuono, Possibili scenari della sanità integrativa in Italia alla luce delle normative

vigenti, in AA.VV., Il welfare contrattuale nel terziario-l’assistenza sanitaria integrativa e la

previdenza complementare, Ebinter News, San Cesareo (Rm), Romana Editrice S.r.l., 2012, 1, p.98

323 I.Mastrobuono, ivi, 99-100.

324 V.Bavaro, Gli Enti bilaterali nella legislazione italiana, in L. Bellardi, G. De Santis (a cura di),

op. cit, p. 60 72

bilaterali contrattuali ci sia la previdenza integrativa. Detto questo,

comunque, l’art. 5, d.lgs. n 252/05 stabilisce che la partecipazione agli

organi di amministrazione e controllo deve rispettare il criterio

paritetico. La differenza fondamentale rispetto agli altri enti bilaterali

tocca le modalità di finanziamento, infatti, nei Fondi interprofessionali

la scelta se versare ad un Fondo o direttamente all’Inps dipende

direttamente dal datore di lavoro, per i Fondi di previdenza

complementare implica solo la volontà individuale dei lavoratori e

325

non delle aziende. A volte l’obbligo di contribuzione è sancito dalla

legge a carico delle imprese, altre volte è obbligatorio per vincolo

dipendente dall’uso del contratto collettivo. Per quanto riguarda i

Fondi previdenziali indicati dalla legge, è la norma a decidere che i

lavoratori abbiano il diritto di scegliere se far confluire il Tfr ai Fondi

bilaterali di previdenza complementare istituiti dalla contrattazione

collettiva, i c.d. Fondi chiusi, o ad altre forme di previdenza, i c.d.

Fondi aperti, pur beneficiando dei trattamenti economici e normativi

326

predisposti dal contratto collettivo. Riferendoci nello specifico alle

prestazioni pensionistiche da poter ottenere, si può dire che è possibile

accedere a queste, al raggiungimento dei requisiti che permettono

l’accesso al pensionamento presso il regime obbligatorio e con un

periodo minimo di cinque anni di partecipazione alla previdenza

complementare. Nel caso però si raggiungano i requisiti con il regime

obbligatorio, bensì non con la previdenza complementare, si può

327

comunque riscattare la posizione maturata fino a quel momento.

Con la maturazione di tutti e due i criteri, è possibile ottenere le

prestazioni del fondo. Nell’ultima ipotesi, si può decidere di ottenere

fino al 50% del montante finale accumulato, mentre la parte restante

dovrà essere ottenuta sotto forma di rendita. Al momento del

pensionamento previsto dal regime obbligatorio, l’aderente se riesce

ad attestare almeno un anno di contribuzione presso il fondo

complementare, può volontariamente decidere di proseguire la

328

contribuzione. Sulle somme maturate dall’1°gennaio 2007 è

possibile fare richiesta di un’anticipazione fino al 75% della posizione

maturata presso il fondo pensione complementare nei casi di: spese

sanitarie per situazioni gravissime riguardanti il soggetto aderente, il

coniuge e i figli; ristrutturazione o acquisto della prima casa, dopo 8

anni di partecipazione al fondo o a più fondi; per ulteriori motivazioni

325 V.Bavaro, ivi, p.51

326 V.Bavaro, ibidem.

327 A.Marinelli, Previdenza complementare: una necessità del sistema previdenziale futuro, in

AA.VV., Il welfare contrattuale nel terziario, op.cit. p. 39

328 A.Marinelli, ivi, p. 40. 73

dell’aderente il quale non deve darne giustificazione, sempre dopo 8

329

anni di adesione alla previdenza complementare. Nel caso ci si

interrompa il rapporto di lavoro, è possibile trasferire la cifra maturata

presso un altro fondo al quale il lavoratore accede, in virtù della nuova

posizione lavorativa ovvero lasciare inattiva la posizione maturata

senza ulteriore contribuzione. Nel 2008 la Covip stabilisce che il

riscatto debba essere attuato nel caso di cessazione del lavoro

preceduta da CIG oppure anche se non si è verificata la cessazione del

rapporto di lavoro, vi sia comunque CIG a zero ore della durata di

330

almeno 12 mesi. In caso di morte dell’aderente prima della

riscossione della prestazione pensionistica complementare, la

posizione viene riscattata dagli eredi oppure dai diversi beneficiari

dallo stesso designati, siano persone fisiche o giuridiche. Qualora non

dovessero esserci questi soggetti, nei fondi costituiti dagli accordi o

dai contratti collettivi (fondi chiusi), la posizione resta al fondo

pensione; mentre nei fondi aperti e nelle polizze assicurative

previdenziali individuali il montante viene devoluto per scopi sociali

secondo criteri stabiliti da un apposito decreto del Ministero del lavoro

331

e della previdenza sociale. Concludendo, si può osservare che la

sostenibilità sociale e finanziaria del sistema previdenziale dipenderà

sempre di più dall’armonia tra la pensione pubblica obbligatoria e

quella complementare privata. Bisognerà erigere a priorità la

previdenza complementare come azione politica e sociale, senza

riversare sulle generazioni prossime il rischio di un’insufficiente

332

copertura previdenziale nell’età anziana.

1.5.4 Il rapporto tra gli Enti bilaterali e le forme di sostegno al

reddito

Gli enti bilaterali operano anche nel campo degli ammortizzatori

sociali, dunque, dell’integrazione al reddito. Nel contratto

dell’industria turistica si costituisce un fondo di sostegno al reddito,

istituito all’interno dell’ente bilaterale nazionale di settore, a cui

versare lo 0,25% della retribuzione per 14 mesi e a carico delle

aziende, per sostentare i lavoratori coinvolti in processi di crisi e/o

ristrutturazione aziendale, interessati da periodi di sospensione

333

dell’attività. Il contratto del terziario (Confcommercio) ha il fine di

329 A.Marinelli, ivi, p. 43-44

330 A.Marinelli, ivi, p. 45

331 A.Marinelli, ivi, p. 46

332 A.Marinelli, ivi, p. 68-69

333 S.Leonardi, A.Ciarini, Welfare contrattuale e bilateralismo. Strutture e diversità settoriali, in

Rivista delle Politiche Sociali, op.cit. p. 86 74

adoperarsi per iniziative in materia di riforma degli ammortizzatori

sociali. In edilizia le parti sottoscrivono un documento nel quale

richiedono il rafforzamento degli ammortizzatori sociali del settore,

diminuendo l’aliquota contributiva per la Cigo, la quale è più alta

rispetto ad altri settori: 5,20% in confronto al 1,90%-2,20% degli altri

comparti industriali, godendo di una durata più breve anche in

334

confronto ad altri ambiti. C’è chi pensa , quindi, che quello che

verrebbe risparmiato, potrebbe essere dirottato a un fondo da formare

dentro le Casse edili territoriali, volto ad una successiva integrazione

del reddito dei lavoratori disoccupati e in Cig, finanziato con il

contributo della diminuzione dell’aliquota. Da sempre si cerca di

offrire, tuttavia, tutele integrative di tipo assicurativo e mutualistico

per i lavoratori ordinari, allo stesso modo di quei settori- edilizia,

agricoltura, turismo- che sono caratterizzati da divisioni e instabilità

335

delle prestazioni di lavoro. L’istituzione di fondi bilaterali in merito,

aggira parzialmente le inammissibili disuguaglianze di un modello che

concretamente esclude milioni di lavoratori precari o in ogni caso

adibiti a settori e imprese esclusi dai benefici della cassa integrazione

336

e della mobilità. Tra questi ci sono: i lavoratori delle piccole aziende

che non hanno maturato i requisiti minimi necessari (giovani che

svolgono lavori discontinui); disoccupati che hanno esaurito tutti i

termini stabiliti dai vari regimi (anziani e disoccupati di lunga durata),

i collaboratori parasubordinati, i giovani in cerca di primo impiego, i

lavoratori (soprattutto al Sud) implicati in contesti di economia

337 338

sommersa. Nel 1988 l’accordo interconfederale del 21 luglio

afferma che “Allo scopo di contribuire alla salvaguardia del

patrimonio professionale di lavoro dipendente e imprenditoriale delle

imprese artigiane, le parti istituiranno al livello regionale un fondo

intercategoriale […] che provvederà ad erogare provvidenze per il

sostegno al reddito dei lavoratori delle imprese interessate da

sospensioni temporanee delle attività causate da eventi di forza

maggiore, indipendenti dalla volontà dell’imprenditore […]; ad

erogare prestazioni per gli imprenditori artigiani e per il sostegno

all’impresa”. L’art. 5, comma 8, legge n. 236/93 disciplina i contratti

di solidarietà c.d. difensivi nelle imprese artigiane con meno di 15

dipendenti e dichiara che i lavoratori avrebbero avuto l’integrazione

334 S.Leonardi, A.Ciarini, ibidem

335 S.Leonardi, Fondi per la formazione e l’integrazione del reddito, in G.Grezzi (a cura di), op.

cit., p. 10

336 S.Leonardi, Ammortizzatori sociali ed enti bilaterali: una rassegna di norme e accordi

collettivi, op.cit., p. 269

337 S.Leonardi, ivi, p. 274

338 S.Leonardi, ivi, p. 279 75

del reddito - non percepito conseguentemente alla diminuzione oraria-

a patto che la metà dell’integrazione fosse elargita dal Fondo

339

paritetico. Nel 1996 la legge n. 662 stabilisce l’istituzione di fondi

per il sostegno al reddito, per quei lavoratori lasciati fuori dagli

ammortizzatori sociali. Questo induce a dei cambiamenti notevoli in

340

settori come le poste, il credito , il trasporto aereo. E ancora, un

ruolo importante si affida ai Fondi paritetici interprofessionali, istituiti

ex art. 118, legge 23 dicembre 2000, n. 388, i quali oltre a finanziare i

piani formativi, trovano una posizione attiva nel sostegno

341

all’occupazione ; essi infatti sono inclusi tra i soggetti abilitati alla

fornitura delle prestazioni integrative per il sostegno al reddito nei casi

342

di sospensione del lavoro e possono coadiuvare nel caso di proroga

343

della cassa integrazione e della mobilità in deroga. Dall’art.12 d.lgs.

344

276/2003 emerge che mentre per i lavoratori temporanei a tempo

determinato si prevedono “percorsi di qualificazione e

riqualificazione”; per i lavoratori a tempo indeterminato si

stabiliscono: azioni integranti il reddito in caso di fine lavori,

iniziative che analizzino l’uso della somministrazione e la sua validità,

misure di inserimento e reinserimento per lavoratori svantaggiati,

345

percorsi di formazione professionale. Secondo la dottrina , quello

che non è chiaro, è perché – vista la temporaneità del contratto a

tempo determinato-, non sia stata prevista una continuità del reddito

per questa categoria, lasciata in materia alla contrattazione collettiva.

339 V.Bavaro, Gli Enti bilaterali nella legislazione italiana, in L. Bellardi, G. De Santis (a cura di),

op. cit, p. 57-58

340 Accordo quadro del settore bancario, 28 febbraio 1998- Istituzione del “Fondo di solidarietà per

il sostegno al reddito del personale del credito”. E’ istituito presso l’Inps il “Fondo di solidarietà

per il sostegno al reddito, dell’occupazione e della riconversione e riqualificazione professionale

del personale del credito”. Il Fondo [….] “ha lo scopo di attuare interventi nei confronti dei

lavoratori delle Aziende [….] cui si applicano i contratti collettivi del credito e i relativi contratti

complementari, che nell’ambito e in connessione con processi di ristrutturazione e/o situazioni di

crisi (l. n. 662/1996, art. 2, comma 28), e/o di riorganizzazione aziendale o di riduzione o

trasformazione di attività o di lavoro: a) favoriscono il mantenimento e il rinnovamento delle

professionalità, b)realizzano politiche attive di sostegno del reddito e dell’occupazione". “[…] Il

Fondo provvede […] 1) in via ordinaria b) al finanziamento di specifici trattamenti a favore dei

lavoratori interessati da riduzioni dell’orario o da sospensione temporanea dell’attività lavorativa

anche in concorso con gli appositi strumenti di sostegno previsti dalla legislazione vigente; 2) in

via straordinaria: all’erogazione di assegni straordinari per il sostegno al reddito, in forma rateale,

e al versamento della contribuzione figurativa di cui alla l. n. 662/1996, art. 2, co. 28, riconosciuti

ai lavoratori ammessi a fruirne nel quadro dei processi di agevolazione dell’esodo[…]”

341 P.Bozzao, Enti bilaterali e ammortizzatori sociali, in AA.VV. Indagine sulla bilateralità nel

terziario, Torino, Giappichelli, 2010, p. 52.

342 D.M. n. 46441 del 19 maggio 2009

343 Art.19, comma 7, l.28/01/2009 n. 2 nella versione modificata dalla recente legge 23/12/2009 n.

191.

344 S.Leonardi, Fondi per la formazione e l’integrazione del reddito, in G.Grezzi (a cura di), op.

cit., p. 13-14.

345 S.Leonardi, ibidem. 76

L’art. 13, comma 8, della Legge 14 maggio 2005 n. 80 stabilisce che

“l’indennità ordinaria di disoccupazione è riconosciuta ai dipendenti

da imprese del settore artigiano, subordinatamente ad un intervento

integrativo pari almeno alla misura del 20% a carico degli enti

bilaterali previsti dalla contrattazione collettiva o alla

somministrazione da parte degli stessi enti di attività di formazione e

346

qualificazione professionale, di durata non inferiore a 120 ore”.

Anche l’accordo tripartito sul welfare del 23 luglio 2007,

successivamente, induce al potenziamento del ruolo degli enti

bilaterali, con lo scopo di scorgere possibili prestazioni aggiuntive

347

rispetto a quelle erogate dal sistema generale. Il decreto legge

185/08, convertito poi in legge n. 2/2009, porta ad un rafforzamento e

ad una dilatazione degli strumenti tutelanti il reddito in caso di

sospensione dal lavoro o di disoccupazione (art.19), con molti compiti

riconosciuti agli enti bilaterali e che tangono tutti i settori, anche quelli

348

non caratterizzati generalmente da un sostegno del reddito. L’ente

bilaterale agisce in questo caso, provvedendo ad un’integrazione del

20% dell’indennità stessa a carico degli enti bilaterali nominati dalla

349

contrattazione collettiva. La novella Riforma Fornero, legge

350

n.92/2012 , istituisce ancora i Fondi di solidarietà bilaterali, per il

supporto al reddito dei settori lavorativi non coperti da Cig/Cigs, oltre

alle tutele in caso di perdita del lavoro (Aspi - assicurazione sociale

per l’impiego) e alle norme volte a favorire l’esodo, in caso di esubero

351

del personale, dei lavoratori vicini al pensionamento. Per quanto

352

riguarda la prima istituzione, si indicano due modelli:

• Un modello dovuto per le imprese che occupano in media più di 15

dipendenti, basato sui Fondi di solidarietà, promossi dalla

contrattazione collettiva, recepiti con decreto, operanti presso l’Inps e

gestiti da un comitato amministratore formato soprattutto da esperti

designati dalle parti sociali. (Per i settori non coperti da accordi

collettivi interviene, invece, un Fondo di solidarietà residuale, nello

specifico per le imprese con più di 15 dipendenti) I Fondi assicurano

ai lavoratori una tutela nel caso di cessazione dal rapporto di lavoro,

integrativa rispetto all’Aspi; prevedono assegni straordinari per il

sostegno del reddito, nel contesto di processi di agevolazione

346 S.Leonardi, Ammortizzatori sociali ed enti bilaterali: una rassegna di norme e accordi

collettivi, op.cit., p. 283

347 S.Leonardi, ivi, p. 277

348 S.Leonardi, ivi, p. 278

349 M.G.Greco, Gli Enti bilaterali dopo la riforma del mercato del lavoro, op.cit., p. 87

350 In G.U. n. 153, del 3 luglio 2012.

351 M.Lai, Fondi bilaterali di solidarietà, in DPL, 2012, 32, p. 2005.

352 M.Lai, ivi, p. 2006. 77

all’esodo per i dipendenti vicini alla pensione; finanziano programmi

formativi di riqualificazione professionale. Gli accordi e i contratti

collettivi possono tra l’altro prevedere che nei Fondi di solidarietà si

immettano anche gli eventuali Fondi interprofessionali, con la relativa

aggiunta contributiva. Per gli stessi fini i Fondi possono essere creati

anche per settori già coperti dalla legislazione in tema di sostegno

salariale. Per le imprese, dunque, soggette all’aliquota per il

finanziamento dell’indennità di mobilità, gli accordi e i contratti

possono prevedere che il Fondo in questione sia finanziato, a partire

dall 1°gennaio 2017, con un’aliquota contributiva nella misura dello

0,30 delle retribuzioni imponibili ai fini previdenziali. Si permette,

pertanto, che il pagamento per l’indennità di mobilità possa essere

utilizzato verso il Fondo di solidarietà.

• Un modello “alternativo” per quegli ambiti in cui siano già attivi

sistemi di bilateralità, anche per le imprese con meno di 15 dipendenti,

è quello costruito sui Fondi bilaterali. Per i settori non ricoperti dalla

normativa sull’integrazione salariale, in cui ci siano sistemi bilaterali,

come per esempio nell’artigianato, le organizzazioni sindacali e

imprenditoriali comparativamente più rappresentative a livello

nazionale, entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge possono

adattare le fonti istitutive dei rispettivi Fondi bilaterali per assicurare

ai lavoratori una tutela, in caso di diminuzione o stacco temporaneo

del lavoro. Bisognerà comunque definire: un’aliquota complessiva di

contribuzione ordinaria di sostegno finanziario non inferiore allo

0,20%; i tipi di prestazioni in relazione alla disponibilità del Fondo, la

possibilità di far percepire al Fondo parte del contributo sancito per

l’eventuale Fondo Interprofessionale, criteri e requisiti per la gestione

del Fondo. 353

Soffermandoci sulla questione dell’Aspi , vediamo come in via

sperimentale, per il triennio 2013/2015 viene mantenuto il sistema di

riconoscimento di questa indennità ai soggetti senza copertura di

integrazione salariale, in caso di riduzione del lavoro e in

concomitanza ad un intervento integrativo da parte degli enti bilaterali

354

(art.19, comma 1, legge n.2 /2009). L’Aspi, in questo caso, deve

essere finanziata nella misura del 20% dell’indennità stessa da Fondi

bilaterali o di solidarietà. L’integrazione non può andare oltre i 90

giorni in un biennio e non si applica ai lavoratori alle dipendenze di

imprese a cui si estende la normativa di integrazione salariale, oltre ai

353 M.Lai, ibidem.

354 Con decorrenza dall'1 gennaio 2013 le lettere a), b) c), del comma 1, dell’art. 19, della legge

n.2/2009 sono sostituite dalla nuova norma; art. 2 comma 50. 78

casi di contratto di lavoro a tempo indeterminato con previsione di

sospensioni di lavoro e ai contratti di lavoro a tempo parziale

verticale. Nessun accenno si fa alla c.d. mini-aspi - indennità per i

lavoratori che vantano tredici settimane di contribuzione negli ultimi

dodici mesi, art.2 comma 20- mentre l’art. 19, comma 1, lett. b, della

legge n. 2/2009, sostiene anche per i lavoratori in possesso dei

requisiti ridotti per la disoccupazione, il diritto di godere, in caso di

sospensione del lavoro per crisi aziendali, di codesta indennità con le

355

modalità menzionate precedentemente. L’ultima riforma in merito

procede, dunque, in quel percorso d’integrazione del sistema “in

chiave universalistica” di tutela del reddito, in costanza di rapporto

356

di lavoro e in caso di sua cessazione.

1.5.5 La certificazione dei contratti di lavoro per mezzo delle

Commissioni istituite presso gli Enti bilaterali. La

Conciliazione.

L’istituto della certificazione è introdotto dalla Riforma Biagi (legge

14 febbraio 2003, n. 30 e d.lgs. 10 settembre 2003, n. 276), anche se

357

già sottoposto precedentemente a diverse proposte di legge.

Inizialmente, la certificazione è ideata per indurre le parti nella scelta

del contratto di lavoro; con la riforma Biagi, invece, si vuole “ridurre

358

il contenzioso in materia di rapporti di lavoro”, attraverso la

qualificazione dei contratti e quella di consulenza e assistenza alle

parti in riferimento alla stipulazione del contratto e alle modifiche

359

successive. La certificazione è una procedura volontaria, attuata su

richiesta scritta delle parti e una loro audizione, davanti a

Commissioni di Certificazione istituite presso: gli enti bilaterali, le

Direzioni provinciali del lavoro e le Province, le università pubbliche

e private, incluse le Fondazioni universitarie, registrate in un albo

presso il Ministero del lavoro, i Consigli provinciali dei consulenti del

lavoro e a volte, la Direzione generale “Tutela delle condizioni di

lavoro” del Ministero del lavoro. (Art. 76, d.lgs. 276/2003.) L’atto di

355 M.Lai, Fondi bilaterali di solidarietà, op.cit., p. 2008.

356 Art. 3, comma 16, l. 92/2012 in Ministero del lavoro e delle politiche sociali, interpello n.

3/2013.

357 art. 13 del D.lgs. 6 ottobre 2004, n. 251, che sostituisce completamente l'art. 76 della Legge

Biagi, estendendo la certificazione a tutti i tipi di contratto di lavoro

358 G.Falasca, Manuale di Diritto del Lavoro, op.cit., p.82

359 M.Lai, La certificazione nel “collegato lavoro” ed il ruolo della bilateralità, in AA.VV,

Conciliazione, Arbitrato e certificazione contratti, Ebinter News, San Cesareo (Rm), Romana

Editrice S.r.l, 2012, 1, p. 66 79

360

certificazione può essere impugnato davanti al giudice per : erronea

qualificazione del contratto; non corrispondenza tra programma

certificato e successiva attuazione; vizi del consenso. Nel Collegato

lavoro (legge 183/2010), oltre al contratto, la certificazione è legata

all’interpretazione delle relative clausole, da cui il giudice non può

allontanarsi. E’ prevista la possibilità di farsi assistere da un legale di

fiducia o da un rappresentante sindacale o professionale al quale si dà

mandato. Deve essere certificata, inoltre, la “clausola

compromissoria”, in cui la commissione di certificazione si assicura

della concreta volontà delle parti di affidare controversie agli arbitri

La clausola compromissoria deve essere prevista da accordi

361

interconfederali o Ccnl. E’ previsto, altresì, “il divieto di delega”

affinché si eviti che la certificazione si trasformi in un adempimento

burocratico. La personale presenza e audizione delle parti presso la

commissione di certificazione è, dunque, obbligatoria. Il legislatore

362

non specifica l’ambito territoriale degli enti bilaterali, che

363

potrebbero essere locali, comunali, provinciali, regionali. Nel caso

in cui le parti vogliano avviare la certificazione (art. 77, d.lgs.

27/2003) presso le commissioni costituite negli enti bilaterali, queste

devono rivolgersi alle commissioni istituite dalle rispettive

364

associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro. In questo caso,

inizialmente si pensa ad una lesione della libertà sindacale, art. 39

Cost.; bensì, poi, si comprende che una lesione della libertà sindacale

negativa, sorgerebbe se gli enti bilaterali fossero gli unici ad agire in

quest’istituto e se la certificazione avesse una maggiore efficacia

365

giuridica: questioni che non si verificano. Inoltre, il lavoratore che

richiederà all’ente bilaterale di essere “collocato sul mercato”, nel

momento in cui voglia certificare il proprio contratto dovrà rivolgersi

alle commissioni costituite presso altre sedi, a patto che non scelga di

iscriversi all’associazione sindacale che ha inciso nella formazione di

360 M.Ceotto, La Certificazione per punti. Dalla legge Biagi al nuovo Ccnl Terziario,, in AA.VV,

Conciliazione, Arbitrato e Certificazione contratti”, Ebinter News, San Cesareo (Rm), Romana

editrice S.r.l, Supplemento n. 1 al n. 1/2012, p. 121

361 M.Ceotto, ivi, p. 122

362 V.Speziale, La certificazione dei rapporti di lavoro nella legge delega sul mercato del lavoro, in

RGL, 2003, 2, p. 280

363 Art 76, d.lgs. 276/2003: Sono organi abilitati alla certificazione dei contratti di lavoro le

commissioni di certificazione istituite presso: a) gli enti bilaterali costituiti nell’ambito territoriale

di riferimento ovvero a livello nazionale quando la commissione di certificazione sia costituita

nell’ambito di organismi bilaterali a competenza nazionale; [….].

364 Commentario di diritto del lavoro diretto da Franco Carinci, a cura di S.Palladini, con la

collaborazione di A.Montanari, M.Navilli, Utet giuridica, 2007, p. 820.

365 F.M.Carini, L’istituto della certificazione nel d.lgs. 276/2003, in Il diritto del mercato del

lavoro, 2004, 1-2, p. 273-274 80

366

quell’ente bilaterale. In questo caso, il legislatore è cosciente del

fatto che gli enti bilaterali possono essere capaci di esercitare un certo

controllo sociale solo nei confronti dei propri associati, con i quali la

367

relazione è del tutto ravvicinata. L’intermediazione, dunque, va oltre

il limite dell’essere associati, a differenza degli enti bilaterali. Questi

ultimi, però, potranno incorrere sì in un’attività certificatoria limitata,

ma sarà una certificazione “di qualità”, perché si tratta di enti a

costituzione paritetica e vicini a contesti aziendali, soprattutto a quelli

368

dei lavoratori atipici. Un aspetto negativo, però, è un possibile

conflitto d’interessi che, per alcuni, potrebbe nascere negli stessi enti

369

bilaterali, in conseguenza a un “conflitto d’attribuzioni” tra

l’intermediazione e la certificazione; infatti, si teme, che per esempio

un datore di lavoro potrebbe affidarsi ad un ente bilaterale per servizi

di mediazione, non perché abbia più competenze, bensì per accertarsi

una certificazione ottimale. Gli enti bilaterali, in particolare, possono

certificare le rinunce e le transazioni di cui all’art. 2113 c.c., (art. 82

d.lgs. 276/2003) a conferma della volontà abdicativa o transattiva

delle parti stesse. Il legislatore completa l’art. 2113 c.c., aggiungendo

come nuovo soggetto i suddetti enti. Le rinunce e le transazioni,

pertanto, che riguardano diritti del lavoratore, dipendenti da

predisposizioni inderogabili di legge, di contratti o accordi collettivi,

(art. 2113 c.c., 1° comma) attuate in seno a queste commissioni sono

370

inoppugnabili. La norma deve essere interpretata in combinato

371

disposto con l’art. 68 , d.lgs. 276/2003, che si occupa delle rinunce e

transazioni del collaboratore a progetto. Questa norma revisionata per

intero dall’art. 15, d.lgs. n. 251/2004, afferma che: “nella riconduzione

ad un progetto, programma di lavoro o fase di esso […], i diritti

derivanti da un rapporto di lavoro già in essere possono essere oggetto

di rinunce o transazioni tra le parti in sede di certificazione del

rapporto di lavoro […]” A livello concreto, una delle prime esperienze

di certificazione bilaterale si ritrova in un contesto sperimentale in

provincia di Bergamo, dove presso l’Unione degli industriali, è attivo

l’ente bilaterale istituito dall’UI con l’organizzazione sindacale

categoriale e con parere positivo di Cgil, Cisl e Uil. Un’altra

attivazione è stata preannunciata dall’accordo collettivo del 20 maggio

2004 di rinnovo del Ccnl Edilizia Industria con riferimento al ruolo di

366 F.Pasquini, Il ruolo degli organismi bilaterali nel decreto attuativo della legge 14 febbraio

2003, n. 30: Problemi e prospettive, in M.Tiraboschi (a cura di), op. cit., p. 666

367 F.Pasquini, ivi, p. 667

368 F.Pasquini, ivi, p. 668

369 F.Pasquini, ibidem.

370 Commentario di diritto del lavoro diretto da Franco Carinci, op.cit., p. 838.

371 Commentario di diritto del lavoro diretto da Franco Carinci, ibidem. 81

372

certificatore delle Casse Edili, ma, dopo, non è stata data attuazione.

Gli unici enti bilaterali che risultano aver istituito delle commissioni di

certificazione sono: l’EBAMO (Ente bilaterale delle Agenzie di

Marketing operativo) nel 2009 e l’EBUC (Ente Nazionale Bilaterale

Unci/Confsal) nel 2006. Sono due enti, però, che non possiedono i

requisiti di rappresentatività previsti dall’attività certificatoria del

d.lgs. 276/2003, non essendo istituiti da associazioni sindacali, dei

lavoratori e dei datori di lavoro, comparativamente più

rappresentative. Si deduce, quindi, che per tali categorie, non si può

dire attuata nessuna sperimentazione effettiva, opportuna per

analizzare gli effetti della certificazione dei contratti nel panorama

373

della bilateralità. L’ultimo comma dell’art. 76 d.lgs.276/2003 invoca

la possibilità di costituire una Commissione unitaria di certificazione,

per questo, sono sorti dei dubbi sulla possibilità di attribuire agli enti

374

bilaterali questa funzione. C’è un rischio palese di avvilimento della

rappresentatività del sindacato, attraverso la certificazione, la quale ha

portato la Cgil ad osteggiare tale procedura, in quanto il filo che

intercorre tra le funzioni di rappresentanza e contrattuali del sindacato

e l’attività di certificazione, potrebbe generare “l’interesse a certificare

375

in cambio di adesione sindacale” . In aggiunta, dato il compito

certificatorio da parte degli enti, delle rinunzie e transazioni

dell’art.2113 c.c., il sindacato si erige a gestore delle transazioni di

diritti e, di conseguenza, assicuratore della riduzione degli stessi in

376

cambio di un impiego. Certificare significa anche vegliare sulla

regolarità e congruità contributiva, le quali risultano necessarie per la

trasparenza del mercato del lavoro e dei sistemi di circolazione delle

377

prestazioni di servizio. Fin dagli anni Novanta gli enti sono

coinvolti, infatti, nelle procedure di contrasto al lavoro irregolare.

378

L’art. 3, comma 8, d.lgs. n. 494/1996 avvia il vincolo a carico di

committenti di appalti pubblici e del responsabile dei lavori nel settore

edile, di richiedere alle imprese le quali gestiscono appalti, un

certificato di regolarità contributiva rilasciato, oltre che dall’Inps e

dall’Inail, anche dalle Casse edili, che prima redigono una

convenzione con questi enti previdenziali. Successivamente, l’art. 2,

d.l. n. 210/02- trasformato nella legge n. 266/02- amplia l’obbligo del

documento unico di regolarità contributiva anche agli appalti privati,

372 P.Rausei, Commissioni di certificazione, in DPL, 2011, 31, p. 1796

373 P.Rausei, ivi, p. 1797.

374 M.G.Greco, Gli Enti bilaterali dopo la riforma del mercato del lavoro, op.cit., p. 84

375 M.G.Greco, ivi, p. 86.

376 M.G.Greco, ibidem.

377 M. Napoli, Riflessioni sul ruolo degli Enti bilaterali, op.cit., p. 320

378 Articolo modificato dall’art.86, comma 10, d.lgs., n. 276/2003. 82

sempre nel settore edile, con il ritiro della concessione in caso

379

contrario. Il D.M. del 24 ottobre 2007 autorizza il sistema di rilascio

del DURC a tutti gli enti bilaterali, con precedente convenzione tra

questi e Inps e Inail, autorizzata dal Ministero del lavoro. Questo

documento viene rilasciato dall’ente nel momento in cui si soddisfino

tutti gli adempimenti contributivi, e ciò permette di accedere a diversi

380

benefici. L’estensione di tutti gli enti bilaterali a tutti i settori

produttivi, e quindi, non solo delle Casse edili, trova motivo nell’art.

1, comma 553, legge n. 266/2005, il quale stabilisce che il Durc è

obbligatorio per permettere alle imprese di accedere a benefici di

381

origine comunitaria (Fondi strutturali comunitari.) Si tratta,

pertanto, di un importante ruolo degli enti bilaterali, poiché si

certificano attuazioni di importanza pubblicistica come il versamento

dei contributi previdenziali. Per quanto riguarda la conciliazione di

382

controversie individuali di lavoro, con il “Collegato lavoro” questa

diventa facoltativa e non più obbligatoria presso le DPL. Le parti

avranno comunque la facoltà di richiedere il tentativo di conciliazione,

ma saranno libere di rivolgersi subito all’autorità giudiziaria. In un

solo caso il tentativo di conciliazione prima del giudizio rimarrà

obbligatorio: chi vorrà impugnare dinnanzi al giudice un contratto di

lavoro certificato dovrà esperire il tentativo di conciliazione presso la

383

commissione che ha emesso l’atto di certificazione. Il comma 13,

dell’art.31 del Collegato lavoro, prevede questa possibilità di

384

conciliazione secondo l’art. 410 del c.p.c., mediante le Commissioni

379 V.Bavaro, Gli Enti bilaterali nella legislazione italiana, in L. Bellardi, G. De Santis (a cura di),

op. cit, p. 55

380 M.Faioli, Riflessioni in tema di organizzazione ed azione dell’Ente bilaterale nel mercato del

lavoro, in AA.VV., Indagine sulla bilateralità nel terziario, op.cit., p. 42

381 V.Bavaro, Gli Enti bilaterali nella legislazione italiana, in L. Bellardi, G. De Santis (a cura di),

op. cit, p. 56

382 Legge 4 novembre 2010, n. 83

383 F.Moreno, La conciliazione dopo il collegato lavoro, in AA.VV, Conciliazione, Arbitrato e

Certificazione contratti”, Ebinter News, San Cesareo (Rm), Romana editrice S.r.l, Supplemento n.

1 al n. 1/2012, p. 13-14

384 Art 410: “Chi intende proporre in giudizio una domanda relativa ai rapporti previsti

dall’articolo 409 può promuovere, anche tramite l’associazione sindacale alla quale aderisce o

conferisce mandato, un previo tentativo di conciliazione presso la commissione di conciliazione

individuata secondo i criteri di cui all’articolo 413. La comunicazione della richiesta di

espletamento del tentativo di conciliazione interrompe la prescrizione e sospende, per la durata

del tentativo di conciliazione e per i venti giorni successivi alla sua conclusione, il decorso di ogni

termine di decadenza. Le commissioni di conciliazione sono istituite presso la Direzione

provinciale del lavoro. La commissione è composta dal direttore dell’ufficio stesso o da un suo

delegato o da un magistrato collocato a riposo, in qualità di presidente, da quattro rappresentanti

effettivi e da quattro supplenti dei datori di lavoro e da quattro rappresentanti effettivi e da quattro

supplenti dei lavoratori, designati dalle rispettive organizzazioni sindacali maggiormente

rappresentative a livello territoriale. Le commissioni, quando se ne ravvisi la necessità, affidano il

tentativo di conciliazione a proprie sottocommissioni, presiedute dal direttore della Direzione

provinciale del lavoro o da un suo delegato, che rispecchino la composizione prevista dal terzo

83

385

di certificazione previste dall’art. 76 del d.lgs. 276/2003 (enti

bilaterali, istituiti a livello territoriale o a livello nazionale quando la

commissione di certificazione sia costituita all’interno di organismi

bilaterali nazionali, le Dpl, le Province, le Università pubbliche e

private, le Fondazioni universitarie, il Ministero del lavoro e delle

politiche sociali, i Consigli provinciali dei Consulenti del lavoro). La

procedura è la medesima del tentativo instaurato dalla Commissione

di conciliazione presso la Dpl, sia per quanto concerne l’invio della

domanda da parte del proponente, sia per quanto riferito ai tempi di

convocazione. Gli organi di certificazione previsti dall'articolo 76 del

decreto legislativo 10 settembre 2003 n. 276, possono istituire camere

386

arbitrali per la definizione delle controversie in riferimento a

vertenze di lavoro sia del settore privato che del settore pubblico. Le

Commissioni di certificazione possono concludere convenzioni con le

quali prevedono la costituzione di camere arbitrali unitarie. Mentre poi

il tentativo di conciliazione dinanzi alla Commissione di conciliazione

ed in sede sindacale diventa facoltativo, fare ricorso contro un

rapporto di lavoro certificato prevede l’obbligatorietà del tentativo

stesso presso la Commissione di certificazione che sceglie l'atto di

certificazione. Il legislatore afferma che con il co.2, dell’art.31 del

Collegato Lavoro, il ricorso giurisdizionale contro la certificazione

comma. In ogni caso per la validità della riunione è necessaria la presenza del Presidente e di

almeno un rappresentante dei datori di lavoro e almeno un rappresentante dei lavoratori. La

richiesta del tentativo di conciliazione, sottoscritta dall’istante, è consegnata o spedita mediante

raccomandata con avviso di ricevimento. Copia della richiesta del tentativo di conciliazione deve

essere consegnata o spedita con raccomandata con ricevuta di ritorno a cura della stessa parte

istante alla controparte. La richiesta deve precisare:

1) nome, cognome e residenza dell’istante e del convenuto; se l’istante o il convenuto sono una

persona giuridica, un’associazione non riconosciuta o un comitato, l’istanza deve indicare la

denominazione o la ditta nonché la sede;

2) il luogo dove è sorto il rapporto ovvero dove si trova l’azienda o sua dipendenza alla quale è

addetto il lavoratore o presso la quale egli prestava la sua opera al momento della fine del

rapporto;

3) il luogo dove devono essere fatte alla parte istante le comunicazioni inerenti alla procedura;

4) l’esposizione dei fatti e delle ragioni posti a fondamento della pretesa.

Se la controparte intende accettare la procedura di conciliazione, deposita presso la commissione

di conciliazione, entro venti giorni dal ricevimento della copia della richiesta, una memoria

contenente le difese e le eccezioni in fatto e in diritto, nonché le eventuali domande in via

riconvenzionale. Ove ciò non avvenga, ciascuna delle parti è libera di adire l’autorità giudiziaria.

Entro i dieci giorni successivi al deposito, la commissione fissa la comparizione delle parti per il

tentativo di conciliazione, che deve essere tenuto entro successivi trenta giorni. Dinanzi alla

commissione il lavoratore può farsi assistere anche da un’organizzazione cui aderisce o

conferisce mandato. La conciliazione della lite da parte di chi rappresenta la pubblica

amministrazione, anche in sede giudiziale ai sensi dell’articolo 420, commi primo, secondo e

terzo, non può dar luogo a responsabilità, salvi i casi di dolo e colpa grave.”

385 R.Camera, I tentativi di conciliazione in materia di lavoro dopo il Collegato Lavoro, in LPO,

2010, n.44, p. 24

386 art.409 del codice di procedura civile e art.63, co.1, del D.Lgs. 30 marzo 2001, n.165 84

potrà avvenire previo tentativo di conciliazione dinanzi alla

Commissione di certificazione che ha certificato il contratto di lavoro.

Infine, in caso di disputa tra datore di lavoro e lavoratore che

provvedono alla certificazione del rapporto di lavoro, il proponente

deve rivolgersi per primo alla Commissione di certificazione che si

riunirà in funzione conciliativa con le modalità previste dal nuovo

art.410 e seguenti del codice di procedura civile. Il possibile mancato

accordo in sede conciliativa potrà, dietro richiesta degli interessati, far

intervenire il giudice del lavoro per la risoluzione della vertenza

387

lavorativa.

1.6 Esperienze europee

Se guardiamo fuori dal Paese, notiamo che il livello di

sindacalizzazione è al di sopra della media in quei paesi in cui è in

vigore un sistema dove il sindacato gestisce direttamente

l’assicurazione in caso di disoccupazione. E’ il caso del Belgio, della

388

Svezia, della Danimarca e della Finlandia. Ci si può riferire al c.d.

Sistema Ghent, dal nome della città belga in cui prese il via agli inizi

del ‘900. A differenza di tutti quei paesi, ossia la maggioranza, in cui

l’assicurazione contro la disoccupazione costituisce un sistema

389

obbligatorio , questo sistema predispone un programma volontario di

adesione a fondi assicurativi, finanziati dallo stato e in minima parte

dagli aderenti, e gestiti dalle organizzazioni sindacali. Dai primi anni

’30, dunque, paesi come la Danimarca e la Svezia affidano alle

organizzazioni sindacali l’amministrazione di numerosi fondi

professionali, in cui il finanziamento è a carico quasi totale della

fiscalità generale, i contributi individuali non sono più del 5% del

totale dei fondi. La partecipazione degli interessati alla gestione dei

sussidi induce i lavoratori ad essere molto responsabili e a rispettare le

390

norme. Chi decide di prendere la tessera sindacale è

automaticamente iscritto ad uno dei fondi assicurativi settoriali contro

la disoccupazione; la quota sindacale comprende già il versamento

contributivo. Non è scontato, invece, il contrario, per cui è possibile

aderire ad un sindacato senza ottenere nessuna tessera sindacale; in

questo caso il versamento contributivo sarà inferiore, poiché decurtato

387 R.Camera, I tentativi di conciliazione in materia di lavoro dopo il Collegato Lavoro, op.cit., p.

25

388 S.Leonardi, Gli Enti bilaterali tra autonomia e sostegno normativo, op. cit, p. 485

389 S.Leonardi, Sindacati e Welfare State: il sistema Ghent, in S.Leonardi, Bilateralità e Servizi,

quale ruolo per il sindacato?, Roma, Ediesse, 2004, p. 159

390 V.Putrignano, Il lavoro nella piccola e media impresa; modelli di regolazione, bilateralismo e

sussidiarietà, op.cit., p. 1092 85

391

della quota sindacale. Quanto più è frequente il rischio per il proprio

impiego, tanto più diventa possibile l’inclinazione ad aderire al

sindacato e ai suoi fondi assicurativi. Significativo è il caso della

Finlandia, dove negli anni ’90 la disoccupazione dilaga e l’iscrizione

392

sindacale passa dal 72% all'80%. Stessa situazione accade in Svezia

e negli altri Paesi del Nord Europa. A differenza degli altri paesi in cui

forte era la calata sindacale, qui si registra in contro tendenza una

393

diffusione del sindacalismo. La struttura del sistema Ghent si

modifica nel corso del Novecento sotto la spinta dei sistemi di

sicurezza sociale da una parte verso forme di assicurazione

obbligatoria, dall’altra verso sistemi nazionali di relazioni

394

industriali. Paesi come la Finlandia vedono successivamente un calo

della sindacalizzazione, tra i giovani che si riversano, soprattutto i

meno professionalizzati, verso le assicurazioni indipendenti e non

verso quella a gestione sindacale. Rimane, invece, un alto tasso tra i

lavoratori in età avanzata e tra quelli con una qualifica maggiore nel

395

settore pubblico. In questi Paesi, la persona disoccupata che ottiene

il beneficio economico, si attiverà per ricercare un lavoro e dovrà

necessariamente accettare offerte di lavoro idonee e frequentare

gratuitamente corsi di formazione e riqualificazione. Nei Paesi

Nordici, infatti, la spesa sociale è tra le più elevate. La

sindacalizzazione qui è positiva. Il sindacato gestisce i fondi

assicurativi direttamente e quanto più è alto il rischio per il proprio

396

impiego, tanto più ci si rivolge al sindacato e ai fondi assicurativi.

Nei paesi anglosassoni, si è messa in pratica per molto tempo la

clausola del closed shop, in cui il sindacato obbligava al suo controllo

sull’offerta lavorativa. In Gran Bretagna, il contratto collettivo ha

397

ancora scarsi effetti giuridici. In Spagna, sebbene l’eccezione del

settore edile e di alcuni fondi paritetici vigenti a livello

territoriale/regionale, i fondi sono scarsi e relegati alle grandi

398

imprese. In questa Nazione, inoltre, il welfare tende ad escludere gli

391 S.Leonardi, ibidem.

392 S.Leonardi, Enti bilaterali tra autonomia e sostegno normativo, op. cit., p 486

393 S.Leonardi, Sindacati e Welfare State: il sistema Ghent, in S.Leonardi, Bilateralità e Servizi,

op.cit., p.154

394 D.Valcavi, Esperienze di bilateralità in alcuni Paesi dell’Unione Europea, in L. Bellardi, G. De

Santis (a cura di), La bilateralità fra tradizione e rinnovamento, Milano, Franco Angeli, 2011, p.

308

395 D.Valcavi, ivi, p. 311-312.

396 S.Leonardi, Sindacati e Welfare State: il sistema Ghent, in S.Leonardi, Bilateralità e Servizi,

op.cit., p. 265

397 F.Briganti, La gestione paritetica della protezione sociale in Europa ed il ruolo

dell’Associazione Europea degli Enti paritetici di protezione sociale (AEIP), in AA.VV., Indagine

sulla bilateralità nel terziario, Torino, Giappichelli, 2010, p. 137

398 F.Briganti, ivi, p. 136 86

immigrati non comunitari, i soggetti non qualificati a livello

professionale e determinate situazioni di precarietà sociale. E’ da

ricordare il patto di Toledo del 1995, attraverso il quale si discute in

campo pensionistico, sull’intensificazione del sistema contributivo e

399

sull’aumento dei Fondi complementari.

Ancora, la confederazione sindacale israeliana dell’Histadrut, detiene

per oltre sessant’anni la gestione monopolistica dell’assistenza

sanitaria, arrivando a cospicui finanziamenti e tassi di

400

sindacalizzazione tra i più alti nel mondo industriale. Israele è uno

di quegli Stati, in cui l’avvento di un sindacato precede e prepara

401

quello di uno Stato nazionale. L’Histadrut nasce ad Haifa nel 1920,

per mano dei primi gruppi di emigrati ebraici in Palestina.

Rappresenta una tutela pre-statuale per gli ebrei giunti lì, gestendo

proprie strutture produttive, cooperative agricole, abitazioni, scuole e

ospedali. Non si è ancora in una fase sindacale. Con la proclamazione

dello Stato d’Israele, nel 1948, l’Histadrut assume una sorta di

402

legittimazione formale . Per l’Histadrut conta la supremazia della

Nazione, niente può essere privilegiato rispetto alla possibilità di

formare uno Stato Ebraico in Palestina. Bisognerà attendere il 1965,

affinché nello statuto di questo sindacato/stato vengano inclusi anche i

403

lavoratori arabi, fino allora rimasti ai margini. Questa associazione

si espande sempre di più, diventando al tempo stesso: impresa,

cooperativa, banca, sindacato, farmacia, scuola, stampa quotidiana e

404

periodica, insomma “uno Stato all’interno dello Stato”. . Il sindacato

israeliano osteggia ogni forma di intervento legislativo sulle relazioni

industriali. E’ come se si astenesse dalla legge. La contrattazione,

invece, si estende a tutti i lavoratori coperti. La contrattazione

collettiva poggia su due livelli: quello nazionale si divide nel rapporto

tra Histadrut e l’Ufficio di coordinamento nazionale delle

organizzazioni economiche nel settore privato, e nel rapporto tra

Histadrut e governo nel settore pubblico. In campo formativo,

l’Histadrut ha una sua rete di scuole chiamata Amal e una fitta rete di

405

associazioni culturali, ricreative e sportive. L’esercizio di tutti questi

compiti ha avuto necessità di un apparato amministrativo di 4000

399 D.Valcavi, Esperienze di bilateralità in alcuni Paesi dell’Unione Europea, in L. Bellardi, G. De

Santis (a cura di), op.cit., p.331

400 S.Leonardi, Enti bilaterali tra autonomia e sostegno normativo, op. cit, p.490

401 S.Leonardi, Quando il sindacato si fece Stato: la strana storia dell’H’istadrut, in S.Leonardi,

Bilateralità e Servizi, op.cit., p. 178

402 S.Leonardi, ivi, p. 181

403 S.Leonardi, ivi, p. 183

404 S.Leonardi, ivi, p. 184

405 S.Leonardi, ivi, p. 187 87

funzionari, divisi tra le sedi centrali e periferiche. Nel 1977 si è

raggiunto il 65% di iscritti, una quota abnorme per un sindacato

rispetto a tanti altri paesi. La percentuale tra gli occupati ha raggiunto

406

il 90% nei decenni successivi: cifre che vanno a diminuire nel corso

del tempo poi, in quanto grandi sono i cambiamenti demografici,

sociali e politici che si riversano sul sindacato e portano ad una

conseguente diminuzione degli iscritti. A livello giuridico, è

un’associazione volontaria a cui si aderisce liberamente. I lavoratori

che non si iscrivono devono, in ogni caso, versare una quota pari

all’1% della retribuzione. L’Histadrut, dunque, muta rispetto ad un

tempo, ma in ogni caso continua ad essere fondamentale il suo

impegno anche a favore dei trattati di pace con i palestinesi.

In Francia si sviluppa l’esperienza del paritarisme, attraverso la quale

le parti sociali hanno assunto un ruolo di primaria importanza nella

gestione degli istituti più importanti dello Stato sociale. In termini

tecnici, si tratta di “una tecnica politica che permette agli interessi del

lavoro e del capitale di partecipare congiuntamente alla produzione di

un bene collettivo o di una regolamentazione stabilita nel quadro di un

407

interesse generale”. Il legislatore vuole sottolineare il carattere

paritetico dei rappresentanti dei lavoratori nella formazione delle

408

istituzioni bilaterali. Il modello francese è un modello caratterizzato

da una copertura di tipo redditizio ed occupazionale, rivolto ai

409

lavoratori e con una funzione complementare dello Stato. La

bilateralità francese comprende tutte le agenzie che si occupano del

welfare. L’amministrazione generale della sicurezza sociale è

suddivisa in 4 filoni: ACOSS (Agenzie centrale degli organismi della

sicurezza sociale); CNAM (Cassa Nazionale Malattie); CNAV (Cassa

nazionale per il sostegno alle famiglie); CNAF (Cassa nazionale per il

sostegno alle famiglie). Altro campo fondamentale in cui operano le

parti sociali francesi in modo congiunto è quello della formazione

professionale. Gli albori del paritarisme qui, risalgono al 1968 e alla

nascita del Fondo di assicurazione formativa, il cui scopo consisteva

nel reperire risorse e proporre iniziative formative a favore delle

410

imprese impegnate in tal senso. La bilateralità francese, a partire dal

1983, promuove e gestisce congedi individuali di formazione,

mediante appositi Fondi (Fongecif) istituiti in ogni Regione e

riconosciuti dallo Stato, i quali hanno il compito di raccogliere i

406 S.Leonardi, ivi, p. 188

407 S.Leonardi, Il paritarisme alla francese, in S.Leonardi, Bilateralità e Servizi, op.cit., p. 166

408 D.Valcavi, Esperienze di bilateralità in alcuni Paesi dell’Unione Europea, in L. Bellardi, G. De

Santis (a cura di), op.cit., p. 309

409 S.Leonardi, ibidem

410 S.Leonardi, Il paritarisme alla francese, in S.Leonardi, Bilateralità e Servizi, op.cit., p. 171 88

contributi dovuti dalle imprese e finanziare i costi della partecipazione

411

dei lavoratori ai corsi. Alla fine degli anni ’90, si può notare,

pertanto, il continuo e incessante aumento delle risorse destinate alla

formazione in Francia, impiegate in modo diretto o versate ai fondi

412

paritetici per la formazione. Un ruolo importante in questa Nazione

è esercitato dai Prud’homme: storica giurisdizione di epoca

napoleonica impegnata nella risoluzione dei contrasti lavorativi. I

Conseil de Prud’hommes esercitano funzioni diverse, rispetto alla

conciliazione, poiché operano attraverso un meccanismo che è

obbligatorio e preliminare. Valutano, dunque, le controversie per le

413

quali la conciliazione non ha generato risultati sperati. La loro

composizione è paritetica, tra parte datoriale e del lavoratore, inoltre

beneficiano di tutte le protezioni che la legge offre ai rappresentanti

sindacali in azienda. Si può osservare, come diverse siano le regole

interne ai fondi paritetici da paese a paese: in Italia, per esempio, il

Presidente di un fondo sarà sempre un rappresentante datoriale,

mentre il tesoriere sarà espressione della parte sindacale; in Spagna,

invece, avviene il contrario. In Germania, un fondo è paritetico solo

quando le due parti, espressione del contratto, versano i contributi in

modo eguale al fondo; in Francia, invece, un fondo potrà essere

paritetico anche quando è il datore solo a contribuire (qui si possono

414

alternare alla Presidenza sia il datore che il sindacato).

Riferendoci sempre al contesto europeo, bensì da un punto di vista

nazionale, non si può non parlare della programmazione 2007-2013,

oramai giunta alla fine, dei nuovi Fondi strutturali UE e della nuova

normativa del Fondo Sociale Europeo che deve accordarsi con la

Strategia europea per l’occupazione. Si vuole la concentrazione dei

finanziamenti per interventi inclini a migliorare la qualità

professionale del capitale umano, attraverso programmi di inclusione

lavorativa e il potenziamento dei sistemi di istruzione e formazione. I

progetti possono essere finanziati anche da soggetti privati e, dunque,

415

vige l’ipotesi d’intervento degli enti bilaterali nazionali. Tale

programmazione dei Fondi strutturali UE si riversa sulle misure prese

dai Paesi membri per fronteggiare la crisi in corso, sostenendo

interventi a favore dei lavoratori colpiti, mediante il loro sostegno e

411 D.Valcavi, Esperienze di bilateralità in alcuni Paesi dell’Unione Europea, in L. Bellardi, G. De

Santis (a cura di), op.cit., p. 328

412 S.Leonardi, Il paritarisme alla francese, in S.Leonardi, Bilateralità e Servizi, op.cit., p. 173

413 S.Leonardi, ibidem

414 F.Briganti, La gestione paritetica della protezione sociale in Europa ed il ruolo

dell’Associazione Europea degli Enti paritetici di protezione sociale (AEIP), in AA.VV., Indagine

sulla bilateralità nel terziario, op.cit., p. 137

415 Regolamento CE, n. 11081/2006, art. 3 89

accompagnamento nella ricerca di un nuovo impiego, inclusi quelli

416

portati avanti grazie all’azione degli enti bilaterali.

L’analisi europea ci porta a compiere una descrizione su quelli che

sono i Fondi bilaterali per la formazione in Europa e sui sistemi di

formazione continua. La prima riflessione che si può fare è una

maggiore tradizione formativa negli Stati nord europei rispetto a quelli

mediterranei. Francia e Regno Unito si forgiano di una tradizione sulla

formazione continua a partire dagli anni ’60 e ’70 del secolo scorso,

attraverso l’attività degli Organismes Paritaires Collecteurs Agrées

417

francesi e degli Industrial Training Boards inglesi. Il 2006 è l’anno

di implementazione spagnola, mediante la creazione di un sistema per

la formazione dei disoccupati e degli occupati. In Germania, il

legislatore federale non stabilisce una Legge unica sulla formazione

continua; al contrario esistono moltissime leggi, regolamenti e

ordinanze che gestiscono: la formazione e la certificazione delle

competenze, i programmi di formazione e gli enti di formazione.

Questo fa capo non solo al pluralismo istituzionale e ad enti che si

occupano di formazione, ma anche al fatto che la formazione non è

solo una questione di diritto all’istruzione, bensì è vincolata al mondo

del lavoro ed è vista come un fattore di sviluppo locale. La

formazione, pertanto, è legata ai Land e alle leggi regionali.

A livello europeo, è necessario, inoltre, citare l’AIEP, l’Associazione

europea degli Enti paritetici di protezione sociale, la quale è riuscita a

418

ritrovare dei fondi paritetici anche in America, Giappone e India.

Questa associazione firma il primo statuto a Torino nel 1996 e

stabilisce la sua sede nel 1997 a Bruxelles, assumendo la forma di

associazione internazionale di diritto belga. L’AEIP rappresenta un

laboratorio sperimentale del “paritarismo” europeo, in cui gli Stati si

confrontano. Essa stipula a Washington nel 2009 un documento di

cooperazione con due organizzazioni di fondi paritetici del Nord

America: la statunitense NCCMP (National Coordinating Committee

for Multiemployer Plans) e la canadese MEBCO (The

419

Multi-Employer Benefit Plan Council of Canada).

Capitolo secondo

416 D.Valcavi, Esperienze di bilateralità in alcuni Paesi dell’Unione Europea, in L. Bellardi, G. De

Santis (a cura di), op.cit., p. 351

417 Forte-Fondi interprofessionali: ruolo ed evoluzione, p.42 in www.adapt.it

418 F.Briganti, La gestione paritetica della protezione sociale in Europa ed il ruolo

dell’Associazione Europea degli Enti paritetici di protezione sociale (AEIP), in AA.VV., Indagine

sulla bilateralità nel terziario, op.cit., p. 135

419 F.Briganti, ivi, p. 139 90

Gli Enti bilaterali nel settore edile: gli albori della bilateralità.

Sommario: 2.1- Introduzione: il mercato del lavoro in edilizia e gli

enti bilaterali. Natura e inquadramento della Cassa edile. 2.2- Percorso

storico della Cassa edile. Composizione e possibili relazioni tra Casse

edili. 2.3- Le funzioni delle Casse edili: tradizione e sviluppi. La

natura delle prestazioni. 2.4- L’adesione al sistema paritetico

formativo: il Formedil. 2.5- La sicurezza sul posto di lavoro: tra

infortuni e norme igieniche. L’azione della Commissione Nazionale

dei Comitati paritetici territoriali e dei Cpt 2.6- Prevedi: il fondo

pensionistico di previdenza complementare. I servizi sanitari

integrativi: l'Edilcard. 2.7- Questioni attinenti l’accantonamento

contributivo e la relativa certificazione: il Durc. La funzione

certificatoria delle Casse Edili in materia di contratti di lavoro.

2.1 Introduzione: il mercato del lavoro in edilizia e gli enti

bilaterali. Natura e inquadramento della Cassa edile

Il settore edile è uno di quelli in cui la bilateralità si è abbastanza

sviluppata e inquadrata in strutture organizzative e gestionali per

mezzo delle parti sociali. La necessità che si estende, è quella di una

regolazione di un mercato del lavoro instabile e colmo di divisioni a

420

livello produttivo. Le componenti del lavoro edile generano, a

partire dagli anni ’60, un’inclinazione alla ripartizione e

421

“autonomizzazione” di ogni fase appartenente all’industria delle

costruzioni, favorendo il decentramento, il cottimismo e il subappalto;

inoltre, portano ad un decadimento del rapporto di lavoro subordinato

a tempo indeterminato, facendo emergere tipologie lavorative del tutto

atipiche. Si calcola che una quota del 40-50% dei lavoratori edili siano

422

impiegati in rapporti appunto atipici, autonomi e parasubordinati.

Questi sono tutti fattori che incidono negativamente sull’associazione

420 S.Leonardi, La bilateralità nel settore edile, in S.Leonardi, Bilateralità e Servizi, quale ruolo

per il sindacato?, Roma, Ediesse, 2005, p. 55

421 S.Leonardi, ibidem.

422 S.Leonardi, ivi, p. 95-97 91

sindacale degli individui, sull’attuazione della contrattazione

423

collettiva, sulla pervasività del sindacato nei posti di lavoro. Per

bloccare questi effetti negativi, la contrattazione territoriale istituisce

enti bilaterali fin dai primi del ‘900 e il settore edile, possiamo

affermare, dispone uno degli assetti strutturali più articolati, rispetto a

424

tanti altri settori. La bilateralità in edilizia istituzionalizza le

relazioni sindacali, nell’ambito delle quali “l’organizzazione dei

lavoratori si è creata il proprio spazio ed il proprio potere

riconoscendo le esigenze di flessibilità (organizzativa e produttiva)

425

delle imprese ed attrezzandosi a gestirle”. La delineazione del

sistema edile-bilaterale deriva da un percorso storico che si estende

nell’arco di più di 10 anni e si manifesta come espressione di azioni

426

contrattuali collettive ai vari livelli . La nascita degli enti bilaterali in

edilizia parte da esperienze provinciali con la contrattazione settoriale

di secondo livello, e si estende poi sul territorio. L’edilizia ha impresso

un marchio territoriale, ossia di enti nati dal basso, il quale tutt’oggi

427

costituisce la base del sistema. Il perno del sistema edile sono le

Casse edili, le quali nascono con l’intenzione di gestire somme

versate e prestazioni di tipo retributivo, previdenziale e assistenziale in

favore dei lavoratori. Le Casse edili sono enti di origine sindacale,

costituite e regolate da contratti collettivi, con gestione paritetica fra i

428

rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro. Sono al centro di

dinamiche collettive ed è il contratto che ne regola l’istituzione, è il

contratto stesso a stabilirne obiettivi, ad assicurarne finanziamenti. La

gestione paritetica esplica come il funzionamento della cassa sia

429

dovuto sempre ai rapporti collettivi. Le Casse Edili si inseriscono tra

le associazioni non riconosciute regolate dall’art. 36 e seguenti del

430

c.c. Alle Casse, dunque, non si riconosce la personalità giuridica, ma

secondo la normativa richiesta del codice civile sono caratterizzate da

423 L.Bellardi, Le istituzioni bilaterali tra legge e contrattazione collettiva: note di sintesi e

prospettive, in L.Bellardi, Gustavo De Santis (a cura di), op.cit., p. 8

424 L.Bellardi, ibidem.

425 L.Bellardi, Istituzioni bilaterali e contrattazione collettiva. Il settore edile (1945-1988), op.cit.,

p. 42

426 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, I sistemi bilaterali di settore, in L.Bellardi, Gustavo De Santis (a cura

di), La bilateralità fra tradizione e rinnovamento, Milano, Franco Angeli, 2011, p. 98

427 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ivi, p. 99

428 M.Miscione, Il “riconoscimento reciproco” delle Casse edili dopo la legge Merloni, in DRI,

1997, n. 2, p. 39

429 M.Miscione, ivi, p. 41

430 Cass. 6 marzo 1986, n. 1502; in merito afferma: ”La Cassa Edile è ente di fatto dotato di

autonomia ad essere titolare di rapporti giuridici propri, distinti dai soggetti che ad essa hanno dato

vita e da coloro ai quali sono destinati i servizi e le prestazioni che ne costituiscono gli scopi; e ciò

a somiglianza delle associazioni non riconosciute, pur senza identificarsi con esse. Corretta quindi

l’affermazione del tribunale circa la capacità della Cassa di stare in giudizio in persona dell’organo

(Presidente) che ne ha, per Statuto; la rappresentanza legale”. 92

autonomia patrimoniale rispetto alle persone fisiche che le

compongono e da capacità processuale (possono legittimamente agire

o resistere in giudizio.) Ulteriore aspetto della natura delle Casse, in

quanto associazioni non riconosciute, è che la loro attività è stabilita

dalle regole decise dagli associati, ossia le Associazioni territoriali dei

datori di lavoro e dei lavoratori le quali hanno in via esclusiva la forza

431

di gestire l’attività di Cassa. Il fine proprio delle Casse edili è quello

di mutualizzare per gli operai edili alcune prestazioni che

diversamente non maturerebbero –a causa della grande mobilità del

settore- restando monetizzate o pagate parzialmente, per nulla o con

432

tempi anomali. In sostanza, gli imprenditori pagano queste

prestazioni non direttamente agli operai, ma in forma contributiva alla

Cassa edile, poiché la stessa Cassa paghi a tempo dovuto le

433

prestazioni agli operai. Un elemento fondamentale delle Casse è la

pariteticità: questo criterio influenza tutte le norme, dalla formazione

del Comitato di gestione alla movimentazione delle risorse finanziare

che deve essere compiuta con firma congiunta di Presidente e

434

Vicepresidente (il primo di schiera datoriale, il secondo di

435

derivazione sindacale.) L’apparato delle Casse edili è integrato a

livello nazionale dalla Commissione nazionale paritetica per le Casse

edili (Cnce), che espleta la funzione di indirizzo, verifica e gestione

delle Casse. Altra istituzione del sistema edile sono, per quanto

riguarda l’ambito della formazione, il Formedil nazionale, i Formedil

regionali e le Scuole edili a livello provinciale. Ancora altri enti sono i

Comitati paritetici territoriali e la Commissione nazionale per la

prevenzione infortuni, l’igiene e l’ambiente di lavoro. Ultimo

organismo da citare, che si può aggiungere ai suddetti enti tipici e

storici dell’edilizia, è il Prevedi, il Fondo per la previdenza

complementare.

2.2 Percorso storico della Cassa Edile. Composizione e possibili

relazioni tra Casse Edili

431 Sono le Associazioni Territoriali aderenti a quelle nazionali e quindi all’ANCE e alle

Federazioni nazionali dei lavoratori (Feneal-Uil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil) che compongono la

Federazione Lavoratori delle Costruzioni.

432 M.G.Greco, Gli Enti bilaterali dopo la riforma del mercato del lavoro, op.cit., p. 74

433 M.Miscione, Il “riconoscimento reciproco” delle Casse edili dopo la legge Merloni, op.cit., p.

39

434 Art. 37 Ccnl 29 gennaio 2000: “Qualsiasi atto concernente il prelievo, l’erogazione e il

movimento dei fondi della Cassa Edile deve essere effettuato con firma abbinata nel rispetto della

pariteticità della rappresentanza sindacale”.

435 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ibidem 93

La prima Cassa Edile nasce nel 1919 a Milano e assume il nome di

“Cassa per i sussidi di disoccupazione”. Si sviluppa a seguito di un

accordo sottoscritto tra il Collegio dei capomastri e l’Associazione

mutuo miglioramento fra muratori, badilanti, manovali e garzoni di

436

Milano. Questa prima esperienza antesignana di un certo Welfare

State aderente ai principi della sussidiarietà, diventa nel secondo

dopoguerra uno dei punti strategici del sindacato, per un settore

437

caratterizzato dall’instabilità e dalla precarietà. Si arriva così ad

assicurare la continuità delle prestazioni in un settore segnato dal

repentino susseguirsi di molteplici rapporti di lavoro, in conseguenza

438

del tipo di ciclo produttivo. Il contratto collettivo nomina per la

prima volta l’ente della CE nel 1950, assumendolo come ente per il

deposito dei ratei di ferie, festività e gratifica natalizia in alternativa

439

all’istituto bancario. In tutta Italia, intorno al 1950, esistono solo

cinque Casse Edili: Brescia, Udine, Pavia, Torino e Milano. Il Ccnl

dell’edilizia del 1957 riconosce il valore degli obiettivi delle Casse

440

edili , e successivamente il contratto del 1959 delinea il meccanismo

della pariteticità della contribuzione per finanziare le Casse Edili tra

441

datori di lavoro e lavoratori. Le Casse istituite diventano 82 nel

1962. Questo aumento è legato all’estensione erga omnes del contratto

di categoria (avvenuta con d.p.r. 14/07/1960, n. 1032) e dei successivi

accordi provinciali, in base ai quali tutti gli imprenditori del settore

sarebbero stati vincolati a versare i contributi alle Casse edili.(legge

442

n.741/1959) Un principio fondamentale è introdotto dall’accordo

nazionale sancito tra Ance e organizzazioni sindacali nel 1968

( immesso poi nel contratto del 1969) le quali decretano la regola della

firma abbinata del presidente e del vicepresidente per “qualsiasi atto

concernente il prelievo, l’erogazione ed il movimento dei fondi della

Cassa edile […] nel rispetto della pariteticità della rappresentanza

sindacale” ed impone la comunicazione ufficiale dei bilanci alle

443

organizzazioni stipulanti per la loro approvazione. La contrattazione

436 M.Ballistreri, Bilateralità e diritto del lavoro in Italia, in DPL, 2009, 48, p. 2729

437 M.Ballistreri, ibidem.

438 L.Bellardi, Istituzioni bilaterali e contrattazione collettiva. Il settore edile (1945-1988), op.cit.,

p. 43

439 M.C.Cimaglia, A,Aurilio, I sistemi bilaterali di settore, in L.Bellardi, Gustavo De Santis (a cura

di), op.cit., p. 100

440 Art. 62 C.C.N.L. edili 1957: “Le parti stipulanti, riconoscendo l’importanza delle finalità

perseguite dalla Cassa Edile, riconoscendo l’importanza delle finalità perseguite dalla Cassa Edile,

promuoveranno l’istituzione, laddove possibile, di questi organismi”.

441 M.Ballistreri, ibidem

442 L.Bellardi, Istituzioni bilaterali e contrattazione collettiva. Il settore edile (1945-1988), op.cit.,

p. 165

443 L.Bellardi, ivi, p.167 94

collettiva del 1968 istituisce un’indennità complementare di

disoccupazione per i lavoratori licenziati da imprese edili: indennità

444

che viene aumentata dal 25% iniziale fino al 60% della retribuzione.

(La legge n. 427 del 1975 istituirà un trattamento speciale di

disoccupazione per questi lavoratori). Il contratto del ’76 apporta

diverse novità al settore. Innanzitutto obbliga gli organi delle casse a

non prendere decisioni ostacolanti gli accordi locali e a non ammettere

patti territoriali derogatori degli accordi nazionali. Questo porta

all’uniformità delle prestazioni erogate dalle Casse edili e,

contestualmente, si intensifica il coordinamento gerarchico-funzionale

della struttura contrattuale. I compiti di controllo e coordinamento si

assegnano ad un ente paritetico nazionale a carattere permanente, a cui

il contratto del 1983 assegna poi la denominazione di Commissione

445

nazionale per le Casse edili. La Cnce è, secondo lo statuto,

l’organismo paritetico nazionale per l’indirizzo e il controllo ed il

coordinamento delle Casse edili. E’ costituito con accordo tra ANCE,

Intersind e Sindacati nazionali Feneal-UIL, Filca-CISL e Fillea-CGIL.

Non ha fini lucrativi e gli è vietato distribuire anche in modo diretto,

utili o avanzi di gestione, fondi, riserve o capitale, durante la vita

446

dell’ente. I suoi obiettivi e i suoi compiti sono decisi dal contratto

collettivo nazionale e riguardano il funzionamento dell’Osservatorio

settoriale dell’industria delle costruzioni; la valutazione dell’equilibrio

delle varie gestioni delle CE; l’indicazione di uno schema unico di

regolamento delle CE e l’esame dei criteri in tema di certificazione di

regolarità contributiva. Le entrate della Cnce sono formate da:

contributi indicati dal Ccnl ovvero dagli accordi sanciti dalle

associazioni firmatarie, interessi attivi sui suddetti contributi, somme

riscosse per lasciti, donazioni, elargizioni ed in genere atti di

447

liberalità. Per quanto concerne l’Osservatorio settoriale

sull’industria delle costruzioni, si può dire che esso ricopre un ruolo

fondamentale, tra i compiti affidati alla CNCE. Quest’ultima, nata con

il contratto nazionale 5 luglio 1995, vuole la realizzazione di un

sistema informativo sul settore che faccia fuoriuscire i fenomeni

congiunturali ed evolutivi sia su scala nazionale che territoriale. Poi

desidera erogare un sostegno conoscitivo ottimale al sistema di

concertazione a livello sia nazionale, sia territoriale, che permetta di

dotare le parti di elementi informativi necessari, inclusi quelli relativi

444 P.Bozzao, Enti bilaterali e ammortizzatori sociali, in AA.VV. Indagine sulla bilateralità nel

terziario, op.cit., p. 56

445 L.Bellardi, Istituzioni bilaterali e contrattazione collettiva. Il settore edile (1945-1988), op.cit.,

p. 167

446 S.Leonardi, La bilateralità nel settore edile, in S.Leonardi, Bilateralità e Servizi, op.cit., p.60

447 S.Leonardi, ivi, p. 61 95

ad aspetti in particolare, per ricercare indirizzi comuni in materia di

politiche degli investimenti, di politica industriale e del lavoro. Negli

anni ’90 si verifica un aumento di Casse nuove, in relazione ai diversi

contratti collettivi, le quali non hanno un collegamento tra di loro. Ne

esistono diverse in base alla natura dell’impresa, privata o a

partecipazione statale; in base alla dimensione, cioè piccola o grande.

Tale scollegamento genera difficoltà per consentire ai lavoratori le

prestazioni temporali, (Ape ordinaria e straordinaria- anzianità

professionale edile.) perché può accadere che, con il trasferimento

dall’una all’altra Cassa il lavoratore non riesca a maturare l’anzianità

necessaria. Si giunge ad un forte accumulo da parte delle Casse,

pertanto sarebbe opportuna un’unificazione delle Casse edili o quanto

448

meno un coordinamento. Il contratto del 5 luglio 1995 rispetto a

quello del 1991 prevede: uno schema univoco di gestione delle Casse

Edili; un’analisi dei criteri in tema di certificazione di regolarità

contributiva; l’attuazione di strumenti di formazione ed informazione

dei Direttori e del personale della Cassa Edile; la relazione semestrale

alle parti durante le sessioni di concertazione, sullo stato del sistema

449

nazionale paritetico delle Casse Edili. La contrattazione del 2003

per il settore delle costruzioni, invece, si adatta agli obiettivi degli enti

bilaterali, affermando che per migliorare la qualità del lavoro, è

necessario intervenire su: servizi per l’impiego, formazione

450

professionale, ammortizzatori sociali. Nel protocollo sugli enti

bilaterali all’interno del Ccnl Ance del 2004, si stabiliscono due punti

da cui non ci si può allontanare: l’invio mensile dei dati alla Bnce

(Banca dati nazionale di settore) da parte delle Casse edili e il dovere

di invio esclusivo per via telematica delle denunce mensili da inviare

451

alla Cnce. Il protocollo sugli organismi bilaterali, allegato al Ccnl

del 2008, si sofferma sul ruolo ormai consolidato della CE, come ente

che percepisce accantonamenti ed eroga varie prestazioni e soggetto

452

che emette il Durc. Alle CE appartengono alcuni organi: il Comitato

di presidenza, presieduto da Presidente e Vicepresidente; il Comitato

di gestione ha il compito di pensare all’amministrazione e gestione

della Cassa, redigendo il piano previsionale delle entrate e delle

uscite; il Consiglio generale è composto da 12 componenti del

Comitato di gestione, 3 componenti nominati dall’Associazione

448 M.Miscione, Il “riconoscimento reciproco” delle Casse edili dopo la legge Merloni, op. cit., p.

40

449 Art. 37 C.C.N.L. Edili- 1995

450 S.Leonardi, La bilateralità nel settore edile, in S.Leonardi, Bilateralità e Servizi, op.cit., p. 60

451 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, I sistemi bilaterali di settore, in L.Bellardi, Gustavo De Santis (a cura

di), op.cit., p. 103

452 M.C.Cimaglia, A,Aurilio, ibidem 96

territoriale legata all’Ance, 3 componenti nominati dalle

Organizzazioni territoriali dei lavoratori rappresentate nel Comitato di

gestione; il Collegio sindacale è formato da tre membri dei quali due

stabiliti dall’Organizzazione territoriale dei datori di lavoro e dei

lavoratori aderenti alle Associazioni nazionali. Il terzo soggetto è

453

selezionato tra gli iscritti all’Albo dei revisori ufficiali dei conti. Le

Casse edili pertanto “nascono e si sviluppano come enti bilaterali di

mutualità ed assistenza per i lavoratori del settore delle costruzioni,

caratterizzandosi come un’esperienza di cogestione paritetica,

imprenditori e sindacati, nata su base contrattuale, nazionale e

territoriale, e poi divenuta uno strumento rilevante di sostegno al

454

reddito operaio” . Si può dire, inoltre, che “la Cassa Edile è un ente

bilaterale che assurge quasi al rango di “istituzione” stabile cui fanno

455

riferimento anche altri organismi di natura contrattuale”. La

456

dottrina ritiene che l’espansione dei compiti degli enti bilaterali

abbia prodotto una sorta di competizione fra le Casse Edili e i diversi

stessi enti bilaterali. Una certezza è che la Cassa Edile è stata una

precorritrice degli enti bilaterali nati nell’artigianato, con una

differenza: la CE è nata per assicurare prestazioni stabili agli operai

edili che hanno un lavoro frantumato, mentre gli enti bilaterali

dell’artigianato, senza Cassa integrazione, si sono soffermati

sull’integrazione del salario nei periodi di lavoro sospeso.

Una questione particolare da considerare è il possibile svolgimento di

prestazioni lavorative da parte dei dipendenti in Province di

competenza di Casse edili differenti da quelle a cui è iscritto il datore

di lavoro, e questo preannuncia il problema della ricerca degli istituti

457

verso i quali erogare i versamenti a favore del dipendente. Il

dilemma trova soluzione nell’accordo del 23 marzo 2006 – stipulato

tra l’Ance e Feneal-Uil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil- il quale attua il Ccnl

del 2004 in tema di disciplina della trasferta regionale. L’accordo

afferma che l’operaio in trasferta rimanga iscritto alla Cassa edile di

provenienza, la quale riceve i versamenti relativi da parte del datore di

lavoro, che deve comunicare a questa e alla Cassa dove si svolgono i

lavori, l’elenco degli operai spediti in trasferta. Il contratto che si

applica si riferisce al territorio di provenienza, anche se, per non

incorrere in forme di dumping sociale, il corrispettivo economico

453 S.Leonardi, La bilateralità nel settore edile, in S.Leonardi, Bilateralità e Servizi, op.cit., p. 61

454 M.Ballistreri, Bilateralità e diritto del lavoro in Italia, op.cit., p. 2730

455 M.Miscione, Il riconoscimento reciproco delle Casse Edili dopo la legge Merloni, op.cit., p. 42

456 M.Miscione, ibidem

457 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, I sistemi bilaterali di settore, in L.Bellardi, Gustavo De Santis (a cura

di), op.cit., p. 107 97

458

relativo ad alcuni elementi retributivi del cedolino paga non deve

essere inferiore al trattamento derivante dall’applicazione per tali voci

(escluso la contribuzione di trasferta) delle tariffe contrattuali in

vigore nella Provincia in cui si svolgono i lavori. Il contratto collettivo

nazionale dell’artigianato dispone, però, nel caso di trasferta superiore

a tre mesi, che il lavoratore venga iscritto alla Cassa edile del posto in

cui presta servizio. Questa disposizione rimane tale, anche quando a

livello territoriale le organizzazioni artigiane e industriali abbiano

deciso per l’istituzione di un’unica Cassa edile, perché questa rimane

comunque lo strumento di realizzazione dei contratti collettivi

nazionali e territoriali confermati da entrambe le associazioni

459

nazionali o dagli organismi territoriali ad esse aderenti. Più

conflittuale per questo settore, è il caso in cui ci siano cantieri

dislocati in Stati diversi. E’ un fenomeno in crescita a livello europeo,

a causa anche della globalizzazione che ha investito i diversi settori.

La globalizzazione, infatti, viene ad essere al centro di una direttiva

comunitaria (n.96/71 del 16 dicembre 1996) che prevede un insieme

di tutele minime per i soggetti sottoposti alla mobilità transnazionale,

460

anche con lo scopo di evitare meccanismi di dumping sociale. La

Cnce, infatti, firma con la medesima cassa francese, tedesca e

austriaca tre diversi accordi volti ad escludere che, in caso di distacco

transnazionale dei lavoratori, vengano versati doppi contributi, nel

momento in cui l’imprenditore distaccante debba sottoporsi alle

procedure decise dalla Cassa edile dello stato di provenienza ed essere

dispensato, perciò, dal versamento presso la Cassa edile dello Stato in

461

cui avviene il lavoro. Codesti accordi bilaterali sono attuati per

individuare due specifiche situazioni e dirimere le annesse

462

controversie :

• La reiterazione del principio generale del rispetto dei criteri

economici stabiliti dallo Stato in cui ci sono i lavori, affinché si

evitino forme di dumping sociale e concorrenza sleale tra le aziende;

• La prassi attraverso la quale questo principio possa essere

gestito nei casi di imprese discendenti da Paesi con situazioni

contrattuali e sociali simili all’Italia, con lo scopo di eludere intoppi

burocratici e riproduzioni di oneri economici per le imprese, senza

concreti benefici per i lavoratori distaccati.

458 Il minimo di paga base, l’indennità di contingenza, l’indennità territoriale di settore, l’elemento

economico territoriale e la quota assoggettata a contribuzione del trattamento di trasferta.

459 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, I sistemi bilaterali di settore, in L.Bellardi, Gustavo De Santis (a cura

di), op.cit., p. 108

460 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ivi, p. 111

461 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ibidem

462 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ivi, p. 112 98

Il contenuto dei tre accordi è all’incirca simile. Le parti che lo firmano

si conferiscono a vicenda l’esonero dall’obbligo dei pagamenti dovuti

per i lavoratori che, successivamente ad un distacco, rientrano

temporaneamente nel campo di applicazione della Cassa dello Stato in

cui si verifica il distacco, a patto che il datore di lavoro paghi alla

Cassa dello Stato di provenienza i contributi qui dovuti, anche se

restano esclusi gli altri obblighi procedurali e contributivi esistenti nei

463

due Paesi interessati da ogni singolo accordo. L’impostazione di

mutuo riconoscimento si basa su varie regole di procedura e

l’affidamento di competenze e poteri reciproci tra le Casse. Le regole

attengono all’ipotesi per i datori di lavoro di presentare attraverso la

Cassa del proprio Paese una denuncia precauzionale di distacco di

lavoratori nei confronti della Cassa dello Stato di provenienza in cui

avviene il distacco, consentendo in questo modo alla Cassa dello Stato

di provenienza di trasmettere i dati necessari. In conseguenza a questa

denuncia, i datori di lavoro sono esentati dagli obblighi presenti nel

Paese in cui avviene il distacco, per i lavoratori presenti nella

464

denuncia. Ai fini dell’efficacia del modello, la Cassa competente

dello Stato di provenienza deve verificare – in seguito alla ricezione

della denuncia da parte del datore di lavoro- che quest’ultimo sia

iscritto alla Cassa in modo regolare e abbia effettuato i versamenti

contributivi dovuti; in aggiunta, la Cassa deve controllare che il datore

di lavoro sia vincolato a concedere i contributi in favore dei lavoratori

465

menzionati nella denuncia o quanto meno, si impegni a farlo.

2.3 Le funzioni delle Casse edili: tradizioni e sviluppi. La natura

delle prestazioni

Le Casse edili nascono fondamentalmente per adempiere la funzione

di integrare la legislazione previdenziale, affinché si adatti come già

visto nei paragrafi precedenti, alle peculiarità della prestazione di

466

lavoro e del rapporto di lavoro nel settore edile. Le azioni della

463 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ivi, p. 113

464 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ivi, p. 114

465 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ibidem

466 L.Bellardi, Istituzioni bilaterali e contrattazione collettiva. Il settore edile (1945-1988), op. cit.,

p. 169 99

467

Cassa si suddividono in : prestazioni riferite ad alcuni aspetti del

rapporto di lavoro che, se non fossero erogate da questo istituto,

dovrebbero essere gestite direttamente dal singolo datore di lavoro

(pagamento ferie, tredicesima mensilità, riposi annui, malattia e

infortunio, anzianità professionale edile); prestazioni di carattere

assistenziale e previdenziale integrative di quelle fornite dalle

strutture pubbliche (assicurazione per infortuni non sul lavoro, cure

termali, assegni funerari, prestazioni sanitarie); prestazioni di servizi

sociali (soggiorni marini e montani, servizi di ospitalità, borse di

studio, indumenti di lavoro); attività di carattere esclusivamente

collettivo come la raccolta dei contributi sindacali di adesione

all’organizzazione e le “quote di servizio” di finanziamento della

Cassa. Analizzando da vicino gli interventi di stampo individuale,

vediamo il trattamento per ferie e gratifica natalizia che caratterizzano

da sempre il sistema delle CE. Le ferie sono pagate dalla CE al

lavoratore nel mese di luglio di ogni anno, anche nel momento in cui il

dipendente abbia avuto più rapporti di lavoro con più imprese: ipotesi

che coinvolge molti operai nel settore edile. Nel mese di dicembre il

lavoratore riceve dalla Cassa Edile la gratifica natalizia. Inizialmente

l’accantonamento include anche le festività ed i permessi per

riduzione di orario, ora fornite direttamente dalle imprese ai

lavoratori. (ciò per non incorrere in un accrescimento oneroso della

retribuzione accantonata e non erogata direttamente dal datore di

lavoro) Poi abbiamo l’Ape (il premio annuo per l’anzianità

professionale edile) che nasce per sostituire gli scatti d’anzianità di

468

impresa che non sono previsti per gli operai edili. Questo premio è

vincolato all’anzianità maturata dal lavoratore nel settore edile, anche

presso più datori di lavoro. L’operaio matura questo premio quando in

ogni biennio può vantare 2100 ore, calcolando a tal fine le ore di

lavoro ordinarie prestate, le ore di assenza per malattia coperte

dall’INPS e le ore di assenza dal lavoro per infortunio o malattia

professionale indennizzate dall’INAIL. Ogni biennio scade il 30

settembre dell’anno precedente quello dell’erogazione, la quale

469

avviene l'1 maggio. Oltre all’APE esisteva l’APES (il premio per

anzianità professionale edile straordinaria) che veniva erogata

all’operaio in occasione del pensionamento. Era concessa una tantum

durante la vita lavorativa, ai lavoratori che avessero concluso il loro

ciclo lavorativo in un’impresa iscritta alla Cassa Edile e che avessero

467 L.Bellardi, ivi, p. 170

468 S.Leonardi, La bilateralità nel settore edile, in S.Leonardi, Bilateralità e Servizi, op. cit., p.

64-65

469 S.Leonardi, ibidem. 100

avuto una prestazione APE ordinaria negli ultimi 5-10 anni

antecedente il pensionamento stesso. E’ una prestazione ormai

abrogata, in quanto è stata sostituita dalla previdenza

470

complementare. Ulteriore prestazione è l’integrazione dei

trattamenti economici per malattia e infortunio. Questa azione

discende dal fatto che Inps e Inail provvedono parzialmente alla

retribuzione. L’integrazione è fornita agli operai direttamente

dall’impresa, che ne ottiene il rimborso della Cassa. Per l’indennità di

disoccupazione sono richiesti almeno 10 contributi mensili o 43

contributi settimanali nel biennio precedente la data della cessazione

del rapporto. La durata della prestazione è di 90 giorni, pari all’80%

della retribuzione media riferita a tutti i compensi sottoposti a

contribuzione nelle ultime settimane, anche non consecutive,

471

precedenti l’interruzione dell’impiego. Interessante è il Ccnl del

470 S.Leonardi, ibidem

471 In merito la Riforma Fornero, l. 92/2012, è necessario dire che dall'1°gennaio 2017 saranno

abrogate l’indennità di mobilità ordinaria e i trattamenti speciali di disoccupazione per l’edilizia

previsti dalle leggi n.451/1994, 427/1975 e 223/1991. L’Inps con la circolare n. 2 del 7 gennaio

2013 detta le istruzioni operative durante il periodo di transizione 1 gennaio 2013-31 dicembre

2016:

3. Trattamenti speciali di disoccupazione per l’edilizia.

3.1 Trattamento speciale di disoccupazione per l’edilizia di cui al decreto legge del

16 maggio 1994 n. 299 convertito con modificazioni nella Legge n. 451 del 1994.

Il trattamento speciale di cui all’articolo 3, commi 3 e 4, del decreto legge 16 maggio 1994, n. 299,

convertito con modificazioni, dalla legge 19 luglio 1994 n. 451, è stato abrogato con decorrenza

dall'1 gennaio 2017, ai sensi dell’articolo 2, comma 71, lettera f) della legge di riforma. Pertanto,

le domande della prestazione in parola, identificate nella procedura di pagamento con la

numerazione domanda di tipo “7”, con codice “motivo cessazione 81”, potranno essere lavorate

per gli eventi di licenziamento intervenuti entro la data 30 dicembre 2016. Le domande di

trattamento speciale per l’edilizia in esame con data di licenziamento 31 dicembre 2016 non

dovranno più essere gestite in quanto la norma sarà abrogata con effetto dall'1 gennaio 2017. Si

precisa inoltre che per il suddetto trattamento valgono le valutazioni già formulate nei paragrafi

precedenti relativi alla dichiarazione di immediata disponibilità (DID) e decadenza.

3.2 Trattamento speciale di disoccupazione per l’edilizia di cui alla Legge n. 427 del 1975

La legge di riforma prevede l’introduzione, dall'1 gennaio 2013, dell’indennità di disoccupazione

Aspi e mini Aspi e all’art. 2 comma 71 lettera g) l’abrogazione, dall'1 gennaio 2017, del

trattamento speciale dell’edilizia di cui agli articoli da 9 a 19 della legge 6 agosto 1975, n. 427. Ai

fini di una corretta gestione di tale trattamento di disoccupazione speciale durante il periodo

transitorio, l’importo e la durata della prestazione di disoccupazione speciale è sempre meno

favorevole delle indennità collegate all’Aspi, introdotte dall’art. 2 della legge di riforma. Pertanto,

durante il periodo transitorio, 1 gennaio 2013 al 31 dicembre 2016, il lavoratore licenziato

dell’edilizia, in possesso dei requisiti di cui alla legge n. 427 del 1975, può presentare in

alternativa alla domanda di disoccupazione speciale una domanda di mini-Aspi. Allo stesso tempo,

il lavoratore licenziato, che sia in possesso del requisito soggettivo delle 52 settimane di

contribuzione, può presentare alternativamente la domanda di disoccupazione speciale in

argomento o la domanda di indennità di disoccupazione Aspi. Quanto sopra troverà applicazione

per le domande di prestazione di trattamento speciale edile presentate entro i 68 giorni dalla data di

licenziamento, termine quest’ultimo di presentazione, a pena di decadenza, delle domande di Aspi

e mini Aspi. Si rammenta che le domande di trattamento speciale di disoccupazione edile in

argomento possono essere utilmente presentate oltre il 68° giorno dal licenziamento e nel limite

decadenziale di 24 mesi dallo stesso.

3.3 Trattamento speciale di disoccupazione per l’edilizia di cui alla Legge n. 223 del 1991 101

2008 che avvia un trattamento simile alla Cig per gli apprendisti, in

caso di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa per motivi

meteorologici. Le prestazioni sono finanziate con un contributo del

datore uguale allo 0,30% della retribuzione ricevuta da ciascun

472

apprendista. In aggiunta a queste prestazioni, le CE erogano tante

altre prestazioni assistenziali che, essendo stabilite a livello locale,

sono differenti da provincia a provincia e sono regolate da contratti

473

integrativi territoriali. A tal proposito vorrei fare un esempio pratico,

menzionandone alcune erogate dalla Cassa Edile delle Province di

474

Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia (le prestazioni vengono stabilite

dal Comitato di Gestione, nei limiti delle disponibilità di bilancio): ad

esempio, l’assegno di nozze per il lavoratore corrispondente a 258, 23

euro, da richiedere attraverso una domanda da presentare entro 180

giorni dalla data del matrimonio; l’assegno di nozze per il figlio o

figlia del lavoratore uguale a 154, 94 euro, corredato sempre dalla

domanda entro 180 giorni dalla data del matrimonio, il certificato di

matrimonio, lo stato di famiglia; assegno di lutto cassa edile per la

morte del lavoratore- solo nel caso in cui non si ha diritto alla

prestazione nazionale ASSEGNO DI LUTTO APE- da poter ottenere

mediante domanda da presentare entro 180 giorni dalla data della

morte e quantificato nell’80% della prestazione nazionale; indennità

giornaliera per dialisi, prestazione da poter richiedere attraverso un

modulo mensile e la presentazione di un certificato della struttura

sanitaria comprovante i giorni di dialisi cui il lavoratore si è sottoposto

nel corso di ciascun mese, uguale a 36, 15 euro al giorno; indennità

per i figli portatori di handicap corrispondente ad un importo

massimo di 516, 46 euro e da erogare previa attestazione sulla

situazione di famiglia, copia autenticata del certificato della

Commissione sanitaria attestante il grado di invalidità, ogni altro

documento utile alla valutazione. Il quadro delle prestazioni garantite

Per il trattamento speciale per l’edilizia ex articolo 11, comma 2 della legge n. 223 del 1991 è

stata prevista l’abrogazione a partire dall'1 gennaio 2017 dall’art. 2, comma 71, lett. c) della legge

di riforma come sostituito dall’articolo unico, comma 250, lett. h) della legge di stabilità 24

dicembre 2012 n. 228. Pertanto, le domande della prestazione in parola, identificate nella

procedura di pagamento con la numerazione domanda di tipo “7”, con codice “motivo cessazione

80”, potranno essere lavorate per gli eventi di licenziamento intervenuti entro la data 30 dicembre

2016. Le domande di trattamento speciale per l’edilizia in esame con data di licenziamento 31

dicembre 2016 non dovranno più essere gestite in quanto la norma sarà abrogata con effetto dal 1

gennaio 2017. Si precisa inoltre che per il suddetto trattamento valgono le valutazioni già

formulate nei paragrafi precedenti relativi alla dichiarazione di immediata disponibilità (DID) e

decadenza.

472 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, I sistemi bilaterali di settore, in L.Bellardi, Gustavo De Santis (a cura

di), op. cit., p. 115

473 S.Leonardi, La bilateralità nel settore edile, in S.Leonardi, Bilateralità e Servizi, op. cit., p. 69

474 www.cassaedile-czkrvv.it 102

dalle CE è contraddistinto, dunque, da tutta una serie di servizi

previsti dalla contrattazione integrativa, i quali si sommano alle

erogazioni di carattere economico di tipo previdenziale e assistenziale

475

e che creano un modello di welfare “di categoria” esclusivo. . Ad

esempio il bisogno di un adatto controllo sanitario per i lavoratori

immigrati, da concretizzare anche attraverso la firma di specifici

protocolli, con la partecipazione delle diramazioni territoriali del

Sistema Sanitario Nazionale e di quelle convenzionate con il Ctp per

le visite mediche, ossequiose della normativa vigente e attente alle

peculiarità culturali degli stranieri. Ancora nei contratti integrativi

sono previste: attività di alfabetizzazione dei lavoratori, con l’ausilio

anche di corsi di formazione; la presenza di segnali in lingua nei

cantieri; la regolarità contributiva e l’utilizzazione della contrattazione

476

collettiva. In riferimento alle Casse edili calabresi poi, nel mese di

Maggio 2013 Confindustria Catanzaro e le Segreterie provinciali di

Cgil, Cisl e Uil firmano l’accordo territoriale volto ad agevolare,

anche per l’anno 2013, l’accesso per le imprese associate, ai benefici

477

fiscali previsti dal D.P.C.M. del 22 Gennaio 2013. Nello specifico,

le imprese possono utilizzare l’agevolazione fiscale per tutti i loro

dipendenti, sulla quota di retribuzione erogata in seguito a prestazioni

lavorative legate ad un miglioramento della produttività,

successivamente alle modifiche della distribuzione degli orari di

478

lavoro esistenti in azienda. Per quanto concerne le prestazioni di

carattere collettivo, oltre alle citate precedentemente nella

suddivisione delle funzioni della CE, bisogna citare il ruolo degli

osservatori sul mercato del lavoro oppure la funzione di sostegno delle

CE al sistema dei diritti di informazione. L’espansione di queste

funzioni è connessa all’inizio, alla sponsorizzazione della formazione

professionale e, allo stesso tempo, al bisogno di erogare un sostegno

conoscitivo per gestire i flussi di manodopera, sviluppare la

professionalità e collaudare servizi di mobilità per le imprese e i

lavoratori, con attenzione a quelli che possono essere espulsi dal

479

mercato del lavoro. L’Osservatorio nazionale dell’industria delle

costruzioni è recepito dalla contrattazione nazionale nel 1991. Qui

viene rafforzato con l’obiettivo di creare un sistema informativo e di

475 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, I sistemi bilaterali di settore, in L.Bellardi, Gustavo De Santis (a cura

di), op. cit., p. 116

476 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ivi, p.117-118

477 www.cassaedile-czkrvv.it

478 Gestione di giornate aggiuntive, modifiche all’orario con scorrimento su giornate non

lavorative; gestione delle modalità attuative dei regimi di flessibilità previsti dai contratti collettivi

nazionali di categoria.

479 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ivi, p. 119 103

analisi dell’industria delle costruzioni, al fine di aumentarne le

conoscenze, bensì anche per rappresentare un aiuto per la creazione

480

del sistema di concertazione. La gestione dei flussi informativi per

conto delle Casse edili è resa fattibile dai poteri da queste guadagnati

nel tempo, relativi a obblighi di comunicazione da parte delle imprese,

di accertamento e di certificazione contributiva. In pratica l’obbligo di

comunicazione riferito agli appalti è avviato dal Ccnl a partire dal

1976. Successivamente si stabilisce, con l’art. 118 del d.lgs. n.

193/2006, l’obbligo di comunicazione da parte dell’impresa

appaltatrice verso la CE, gli istituti per le assicurazioni di previdenza e

assistenza, le Organizzazioni territoriali dei datori che aderiscono alle

Associazioni nazionali contraenti e dei dirigenti della rappresentanza

sindacale unitaria istituita nel cantiere a cui si riferiscono i lavori

appaltati o subappaltati. Per questo di tipo di comunicazione

obbligatoria sono predisposti modelli appositi, con i quali comunicare

anche la dichiarazione dell’impresa appaltatrice o subappaltatrice

nell’applicare il trattamento economico contrattuale, previsto dagli

481

accordi. Anche di previdenza complementare si occupa la Cassa

edile, la quale ha il compito di: promuovere sul tema, radunare le

adesioni dei lavoratori al Fondo Prevedi, incassare i relativi contributi,

mantenere rapporti con lo stesso Fondo. Una delle evoluzioni più

particolari che ha interessato la Cassa Edile è quella che riguarda la

certificazione della regolarità contributiva delle imprese. Su questo

argomento, appare di grande importanza l’affidamento alla Cassa

Edile (attraverso una convenzione sottoscritta fra le Casse, l’Inps e

l’Inail il 15 aprile 2004) del rilascio del Durc. Fondamentale è poi il

compito di accertamento della congruità contributiva delle imprese,

mezzo per la promozione del lavoro regolare e per la lotta al lavoro

sommerso. A seconda delle prestazioni, si scorge una vera e propria

funzione retributiva, in cui la Cassa edile si configura come

482

“mandataria del datore di lavoro e dei lavoratori” , oltre a una

483

funzione assistenziale e previdenziale e infine una funzione

484

sindacale di rappresentanza. Si osserva, però, che anche le somme

versate alla Cassa edile per integrare le prestazioni previdenziali, ad

esempio malattia o infortunio, possiedono natura retributiva,

“trattandosi pur sempre di benefici di natura privatistica e pattizia,

spettanti ai lavoratori in dipendenza del rapporto di lavoro, quali voci

480 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ibidem

481 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ivi, p. 120

482 M.Miscione, Il “riconoscimento reciproco” delle Casse edili dopo la legge Merloni, op. cit., p.

43

483 Cass., 21 aprile 1993, n. 4699

484 Cass., 13 marzo 1972, n. 734 104

facenti parte del complesso retributivo e non di prestazioni

485

previdenziali”. La Cassa edile è considerata come “un vero e

proprio tertium genus, fra associazione previdenziale pubblica e fondo

486

pensione privato". Le prestazioni della Cassa edile dipendono da

487

contribuzione previdenziale , per via della loro natura retributiva.

Hanno tale natura retributiva anche i contributi pagati alle Casse edili,

e in particolare per l’INPS quelli che corrispondono alle ferie,

gratifica e riposi annui, i quali sono sottoposti a contribuzione piena,

mentre quelli per altri titoli sono esposti a contribuzione parziale. Per

ciò che concerne il finanziamento alle CE, il contributo è sancito in un

massimo del 3% sulle componenti della retribuzione, ed è corrisposto

nella misura del 2,5% a carico dei datori e, 0,5% a carico dei

lavoratori. La quota di contribuzione, che tocca all’operaio, è

488

trattenuta dal datore di lavoro sulla retribuzione. I crediti della Cassa

edile, dunque, attenendosi sulla natura retributiva, mantengono i

489

relativi privilegi. (art. 2751 bis) Queste prestazioni, giacché rese da

organismi di fonte negoziale, non sono soggette a meccanismo di

irrinunciabilità o indisponibilità, essendo l’ultimo comma dell’art.

490

2115 c.c. riferito solo a forme di previdenza pubblica. Da questo

dipende la legittimità delle clausole di decadenza per il godimento

delle prestazioni. (Es: l’Ape straordinaria doveva essere richiesta entro

491

6 mesi dalla data del pensionamento ) I diritti che discendono da tali

funzioni possono costituire motivo di transazione o rinuncia ai sensi

492

dell’art. 2113 c.c. L’effetto più rilevante della teoria del mandato

dovrebbe consistere nella mancanza per la Cassa edile di un diritto

autonomo a rivendicare l’adempimento dei contributi, con potere di

agire in giudizio solo in quanto appunto “mandatario” dei datori di

493

lavoro e dei lavoratori. Il mandato è plurimo, perché conferito sia

dall’imprenditore che dai lavoratori, ma il denaro è solo dei lavoratori.

L’imprenditore versa alla Cassa, affinché la Cassa paghi i lavoratori.

485 Cass., 21 dicembre 1991, n. 13834

486 S.Leonardi, La bilateralità nel settore edile, in S.Leonardi, Bilateralità e Servizi, op. cit., p. 63

487 Pret.Varese, 21 ottobre 1986

488 S.Leonardi, La bilateralità nel settore edile, in S.Leonardi, Bilateralità e Servizi, op. cit., p.

107-108

489 Cass., 8 gennaio 1974, n. 44.

490 Articolo 2115c.c.: Salvo diverse disposizioni della legge (o delle norme corporative)

l’imprenditore e il prestatore di lavoro contribuiscono in patti eguali alle istituzioni di previdenza e

di assistenza. L’imprenditore è responsabile (2753) del versamento del contributo, anche per la

parte che è a carico del prestatore di lavoro, salvo il diritto di rivalsa secondo le leggi speciali

(2754).E’ nullo qualsiasi patto diretto ad eludere gli obblighi relativi alla previdenza o

all’assistenza (1419).

491 Cass., sez. lav., n. 1432/1998

492 Cass., sez. lav., n. 6611/1995

493 Cass., 21 dicembre 1991, n. 13834 105

Sono somme che hanno e conservano natura retributiva. Nell’ipotesi

di mancato pagamento, pertanto, i contributi non utilizzati vanno

494

restituiti tutti ai lavoratori. Il mancato pagamento alla Cassa edile

dei contributi, i quali corrispondono a quote di retribuzione dei

495

lavoratori, comporta il reato di appropriazione indebita. La CE è

vincolata a pagare le prestazioni, anche se l’imprenditore non ha

pagato i contributi, con una specie di automaticità delle prestazioni

simile a quella ex art. 2116 c.c. Questo sembrerebbe contraddire la

teoria del mandato, presupponendo una piena autonomia della

496

Cassa.

2.4 L’adesione al sistema paritetico formativo: il Formedil

Uno dei compiti assunti dal sistema bilaterale nell’edilizia è la

gestione e l’erogazione della formazione professionale, la quale nel

corso del tempo porta alla creazione di un sistema paritetico di

497

categoria strutturato su più livelli. Il sistema formativo edile è un

sistema formativo “nato dal basso”, e che solo in tempi recenti, si è

munito di una struttura di coordinamento nazionale e regionale. La

formazione diventa un’esigenza, in quanto si capisce che da questa,

insieme alla sicurezza sul lavoro e al contrasto del dumping sociale,

498

passa la tutela dei diritti del lavoratore. In primis c’è il Formedil,

organismo paritetico nazionale per l’indirizzo, il controllo e la

gestione delle Scuole edili. Istituito nel 1980 dall’Ance, Fillea, Filca e

499

Feneal, a questo prendono parte le associazioni costituenti e le

organizzazioni artigiane Anaepa Confartigianato, Cna Costruzioni,

Fiae-Casartigiani e Claai. Gli organi del Formedil sono il Consiglio di

Amministrazione, a cui partecipano membri nominati dall’Ance, dalle

organizzazioni artigiane e dalle Federazioni nazionali dei lavoratori

edili in misura paritetica tra di loro; il Comitato di presidenza e il

Collegio dei revisori dei conti. Poi si delinea un livello intermedio

formato dai Formedil regionali, diramazioni del Formedil nazionale,

500

che uniscono le Scuole edili territoriali di una determinata Regione.

494 M.Miscione, Il “riconoscimento reciproco” delle Casse edili dopo la legge Merloni, op. cit., p.

49

495 Cass. Pen., sez. II, 6 ottobre 1987, in MGL, 1987, p. 387

496 M.Miscione, Il “riconoscimento reciproco” delle Casse edili dopo la legge Merloni, op. cit.,

p.44

497 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, I sistemi bilaterali di settore, in L.Bellardi, Gustavo De Santis (a cura

di), op. cit., p. 130

498 S.Leonardi, La bilateralità nel settore edile, in S.Leonardi, Bilateralità e Servizi, op. cit., p. 75

499 S.Leonardi, ibidem

500 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, I sistemi bilaterali di settore, in L.Bellardi, Gustavo De Santis (a cura

di), op. cit., p. 131 106

Il Formedil dà impulso a convenzioni e protocolli di intesa con gli enti

pubblici adibiti alla materia della formazione e dell’istruzione; prende

parte a progetti nazionali e internazionali favorendo lo scambio

all’estero degli allievi e dei formatori delle scuole edili. Le scuole edili

istituite a Genova nel 1946 nel secondo dopoguerra, pur essendo

autonome finanziariamente e a livello organizzativo, dipendono

sempre dal Formedil che grazie a propri indirizzi delinea standard

501

nazionali di riferimento; a livello formativo, inoltre, cercano di

conciliare formazione teorica e sul cantiere e spesso, sono immesse in

una rete di relazioni europee tra vari centri di formazione, appartenenti

502

anche ad altri Paesi dell’UE. Tra gli obiettivi dello Statuto si

stabilisce, in aggiunta, che le Scuole edili collaborino con i Comitati

territoriali per la prevenzione infortuni alla gestione di attività

formative specifiche. L’Ente scuola può anche avviare lavori di ricerca

in materia di sicurezza e qualità del lavoro, su richiesta delle

503

imprese. Il concetto di formazione non è sempre costante nel corso

del tempo. In origine la contrattazione collettiva, invece di nominare

la parola formazione professionale, utilizza il termine “istruzione”

professionale che indica le modalità con cui si verifica il

conseguimento di competenze, cioè tramite l’apprendimento sul

campo; inoltre, negli anni, c’è sempre un minore bisogno di

504

specializzazione degli operai. Una nuova e moderna idea di

formazione si impone a partire dagli anni Settanta, nel periodo in cui

inizia a diminuire la manodopera in particolar modo giovanile e la

crisi economica crea un’eccedenza di lavoratori che devono essere

ricollocati; bensì, è anche il periodo del decentramento di funzioni

come queste alle Regioni e il legislatore valorizza i contratti a

contenuto formativo. La strutturazione regionale del Formedil

rappresenta un effetto diretto della competenza delle Regioni in tema

di formazione professionale negli anni Settanta e più recentemente,

della riforma del Titolo V della Costituzione. I vari Statuti affidano

all’ente un ruolo di collegamento con gli organismi territoriali e

pubblici i quali hanno esperienza in materia di formazione, al fine

505

anche di chiedere finanziamenti ulteriori per le attività formative.

Uno specifico interesse è riservato al collegamento tra il livello

nazionale ed i livelli locali, per i quali si sono predisposti appositi

documenti di programmazione che devono essere disposti dal

501 www.formedil.it

502 www.formedil.it

503 S.Leonardi, ibidem

504 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ibidem

505 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ivi, p.133 107

Formedil nazionale. Secondo la contrattazione, ogni due anni il

Formedil redige un Piano Biennale delle attività dentro di cui sono

decise le azioni prioritarie e gli obiettivi da realizzare nel biennio che,

una volta sottoscritto dalle parti del Ccnl, viene inviato alle Scuole

edili per il suo recepimento. Queste ultime dovranno stabilire al

proprio interno i punti di raccordo con il piano biennale del Formedil,

506

al quale poi dovranno spedire i propri piani annualmente. Il

finanziamento delle Scuole edili avviene con il contributo a carico

delle imprese da fissarsi localmente in misura compresa tra lo 0,20% e

l’1% sugli elementi della retribuzione e da versarsi con modalità

507

stabilite dalle Associazioni territoriali.

In origine, le attività formative erano rivolte solo verso i lavoratori

edili e i giovani che si voleva collocare nel mercato del lavoro; nel

tempo tra i destinatari si includono gli immigrati, in virtù della loro

presenza nel settore; le donne, per accrescerne l’occupazione e gli

508

emarginati dal mercato del lavoro. (con il costante aumento dei

disoccupati e dei percettori di indennità di mobilità e di cig) Al

Formedil è demandato il compito di diffondere il Libretto personale di

formazione edile, affinché si certifichino le competenze acquisite e la

formazione ricevuta, e quanto a quest’ultima, si può dire che si affermi

509

come una “cultura del lavoro del costruire” . Nella logica di

iniziazione di un percorso formativo continuo, che coinvolga il

lavoratore, il Ccnl 2008-2011 prevede l’inizio di una formazione della

durata di 16 ore indirizzata ai nuovi assunti, la quale consiste nella

trasmissione di competenze base per il lavoro edile e nella formazione

in materia di tutela della salute e sicurezza, in modo da potersi

510

muovere in un cantiere in modo sicuro. Inoltre, è previsto l’invio per

conto della CE territoriale a Cnce e Formedil dei dati di ogni nuovo

lavoratore in edilizia, a cui il Formedil spedirà una lettera per invitarlo

a frequentare i corsi di formazione presso la Scuola edile e la

redazione di un progetto di sviluppo professionale (PSP) accordato tra

la Scuola edile territoriale e i lavoratori interessati. Il Psp stabilisce un

servizio di accompagnamento da parte della Scuola edile e un minimo

511

di 48 ore annuali di formazione al di fuori dell’orario lavorativo. Tra

506 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ivi, p. 134

507 AA.VV., Il contratto del terziario della distribuzione e dei servizi alla luce dell’analisi

comparata, Ebinter News, San Cesareo (Rm), Romana editrice S.r.l, Supplemento 4 al n. 1/2011, p.

61-60

508 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, I sistemi bilaterali di settore, in L.Bellardi, Gustavo De Santis (a cura

di), op. cit., p. 135

509 www.filleacgil.it

510 www.filleacgil.it

511 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ibidem 108

gli ultimi provvedimenti, il 26 marzo 2013, viene siglato un protocollo

d’intesa tra Inail e Cpt Calabria, che prevede il sostegno economico e

gestionale della formazione obbligatoria “16 ore prima” per i

neoassunti e di percorsi formativi “16 ore MICS-moduli integrati per

512

costruire in sicurezza”. Altra interessante questione è la sinergia che

si può creare tra Scuole edili, sistema scolastico e Centri per

l’impiego, per far fronte alla carenza di personale nel settore. Il fine è

quello di promuovere l’incontro tra domanda e offerta di lavoro,

mediante la costituzione di sportelli informativi o uffici che servano

per adempiere queste funzioni. Altro ruolo fondamentale in materia di

formazione e incontro tra domanda e offerta di lavoro è l’istituzione di

una Commissione paritetica che si occuperà dell’analisi e dello studio

del sistema Borsa Lavoro nell’edilizia, su tutto il territorio nazionale.

La Commissione dovrà analizzare, al fine di proporre soluzioni

concrete, un sistema che tenga conto delle peculiarità del settore edile

e che: favorisca la circolazione delle informazioni tra inoccupati e

disoccupati e imprese del settore sulle opportunità lavorative, il tutto

collegato alla sovra citata Banca dati; dia assistenza alle imprese sui

fabbisogni formativi; orienti i lavoratori; favorisca i lavoratori

513

immigrati e le opportunità di formazione all’estero. Quanto allo

specifico contratto formativo dell’apprendistato, le parti ritengono di

istituire presso il Formedil la sede per il monitoraggio

dell’apprendistato nel settore delle costruzioni per la promozione e

l’aggiornamento di una banca dati relativa agli allievi formati, alle

tipologie, ai programmi corsuali, al rapporto apprendisti

assunti/formati, compatibile con la banca dati CNCE e CNCPT. E’

compito del Formedil riadattare i programmi formativi del progetto

sperimentale apprendistato da divulgare alle scuole edili, ai Formedil

514

regionali e alle imprese. In riferimento alla questione contributiva, si

può dire che il sistema di formazione dell’industria delle costruzioni

disponga di risorse proprie che sono quantificate dal CCNL di settore,

515

secondo il seguente modello:

• Un finanziamento, a carico delle imprese, pari circa all’1%

della massa salari calcolata su base provinciale che coadiuva il

finanziamento delle singole scuole edili;

• Un finanziamento dello 0,02% misurato sulla massa salari

nazionale destinato a finanziare il Formedil nazionale

512 www.formedil.it

513 Art. 114, Contratto collettivo nazionale di lavoro per i dipendenti delle imprese edili ed affini

514 Allegato T del C.c.n.l 18 giugno 2008 per le imprese edili ed affini

515 www.filleacgil.it 109

Quanto al regime di formazione professionale dei lavoratori

516

temporanei in tale settore, si afferma che il contributo di legge del

4% per la formazione professionale, vincolante per le imprese di

fornitura di lavoro temporaneo, debba essere versato alle Casse edili

di competenza; che questo contributo viene deposto al netto del 3,32%

di quanto le imprese sono tenute a versare direttamente al

Forma.Temp come costo di gestione; che le imprese di fornitura

saranno obbligate prima di inviare le proprie maestranze presso le

imprese edili, a far svolgere un corso di formazione in materia di

sicurezza e salute presso l’organismo paritetico di settore, ossia la

scuola edile e/o il comitato territoriale per la prevenzione infortuni.

Quello che notiamo, pertanto, è il percorso evolutivo della

contrattazione collettiva e territoriale in materia di formazione, il

quale è passato a soffermarsi dal concetto di addestramento

professionale sul campo, alla formazione professionale come

espediente di gestione delle politiche occupazionali del settore.

2.5 La sicurezza sul posto di lavoro: tra infortuni e norme

igieniche. L’azione della Commissione Nazionale dei Comitati

paritetici territoriali e dei Cpt

La protezione della salute e sicurezza sul lavoro rappresenta un lato

fondamentale del settore edile, tenendo conto della rischiosità di

517

determinate mansioni. Per ottimizzare i livelli di protezione in tale

settore, le parti sociali hanno ideato un sistema nazionale per la

prevenzione infortuni, l’igiene e l’ambiente di lavoro “costituito dalla

Commissione nazionale paritetica per la prevenzione infortuni e dai

Comitati paritetici territoriali per la prevenzione infortuni, l’igiene e

518

l’ambiente di lavoro”. Alla Commissione nazionale spettano

incarichi di indirizzo, controllo e coordinamento dei Comitati

paritetici territoriali, i quali sono vincolati alle deliberazioni adottate

da questa in ottemperanza di norme obbligatorie di legge e di

contratto. Il Protocollo allegato al Ccnl del 2008 fortifica il ruolo della

Commissione Nazionale demandandogli un ruolo di analisi sul

funzionamento dei Cpt. La Cncpt deve valutare la congruità delle

risorse dei Cpt in base alla loro necessità reale e alle attività che

svolgono; alla competenza della struttura tecnica che agisce all’interno

516 S.Leonardi, Fondi per la formazione e l’integrazione del reddito, in G.Grezzi (a cura di), op.

cit., p. 8-9

517 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, I sistemi bilaterali di settore, in L.Bellardi, Gustavo De Santis (a cura

di), op. cit., p. 139

518 Dal regolamento della Commissione nazionale per la prevenzione infortuni, l’igiene e

l’ambiente di lavoro. 110

519

dei Cpt e all’utilizzo da parte dei Cpt dello Statuto tipo. In modo

simile a quanto verificatosi negli altri sistemi paritetici della categoria,

le parti sociali avviano una politica di omogeneizzazione degli

organismi bilaterali sul territorio, a partire dall’accordo del 20 giugno

520

1996, che istituzionalizza l’uso di uno statuto tipo dei Cpt. Le parti

sociali attraverso i Cpt vogliono realizzare un sistema di prevenzione

degli infortuni e il miglioramento dell’ambiente di lavoro. I Cpt

hanno: un ruolo promozionale in riferimento alle misure e alle

521

iniziative adatte alla tutela della salute e sicurezza sul lavoro, tra le

quali si includono la delineazione delle attività formative ottimali; le

522

azioni di sensibilizzazione in tema di prevenzione dei rischi e

l’attuazione di ogni necessaria azione nei posti di lavoro per facilitare

l’attuazione della normativa in materia, fruendo per l’obiettivo di

523

tecnici qualificati. I Cpt svolgono anche attività di tipo istituzionale.

Adempiono, per esempio, a compiti di conciliazione delle dispute in

materia di salute e sicurezza; costituiscono e conservano l’elenco dei

nomi dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza; certificano la

formazione dei coordinatori per la sicurezza sulla base della

524

documentazione data dalle Scuole edili. I Centri permanenti

territoriali sono organismi paritetici in materia di tutela della salute e

sicurezza, indicati all’art. 51 del d.lgs. n. 81 del 2008, i quali

proseguono quanto già previsto dall’art.20 del d.lgs. n. 626/1994. Il

rinnovo contrattuale dell’aprile 2010 valorizza i compiti dei Cpt,

demandando loro ruoli di sostegno e consiglio alle imprese ed ai

lavoratori, tra cui: l’attività di formazione ed informazione degli

addetti per determinati obblighi e rischi e il sostegno alle imprese ed ai

dipendenti per trasferire tecnologie e buone pratiche nei procedimenti

organizzativi. Gli accordi territoriali specificano i contributi che le

imprese devono versare nei confronti di queste attività, riferendosi al

numero delle imprese presenti sul territorio e alla quantità delle visite

di vigilanza e perizia nei cantieri organizzabili annualmente nel

525

contesto territoriale. In Calabria, il C.p.t. nasce nel 1992 con

accordo fra il Collegio dei Costruttori Edili (Ance) e le organizzazioni

519 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, I sistemi bilaterali di settore, in L.Bellardi, Gustavo De Santis (a cura

di), op. cit., p. 140

520 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ibidem

521 Corsi di prevenzione per le persone adibite allo svolgimento della normativa antinfortunistica;

sviluppo dell’insegnamento della prevenzione nell’ambito della formazione per i mestieri edili.

522 Attraverso per esempio la diffusione sul posto di lavoro di materiale propagandistico su

sicurezza e salute

523 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, I sistemi bilaterali di settore, in L.Bellardi, Gustavo De Santis (a cura

di), op. cit., p. 141

524 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ibidem

525 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ivi, p. 141-142 111

sindacali dei lavoratori edili (Feneal-Uil, Filca-Cisl, Fillea-Cgil) delle

526

province di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. Da allora l’attività

ha coinvolto oltre 300 imprese e/o datori di lavori e 668 lavoratori.

2.6 Prevedi: il fondo pensionistico di previdenza complementare. I

servizi sanitari integrativi: l’Edicard

Prevedi è il fondo Pensione Complementare per i Lavoratori delle

Imprese Industriali ed Artigiane Edili e Affini. E’ un’Associazione

senza scopo di lucro istituita tramite un Accordo del 09/04/2001, tra le

Organizzazioni Nazionali Sindacali (Feneal-Uil, Filca-Cisl e

Fillea-Cgil) e le Associazioni Nazionali Datoriali (Ance,

Anaepa-Confartigianato, Anse-Assoedili-Cna, Fiae-Casa, Claai) del

527

settore edile industriale ed artigiano. Prevedi è sottoposto alla

528

disciplina del d.lgs. n. 252 del 5 dicembre 2005 e al controllo della

Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione (COVIP), che ne ha

autorizzato l’attività a partire dal 08/08/2002, registrandolo nell’Albo

dei Fondi Pensione (sez.I) con il numero 136. Il Fondo vuole

perseguire il fine di integrare i trattamenti pensionistici pubblici con

altri complementari, affinché si assicuri un più alto livello di copertura

previdenziale. Opera secondo parametri competitivi attraverso il

sistema di gestione finanziaria a capitalizzazione in regime di

contribuzione definita. I destinatari sono: i lavoratori operai, gli

impiegati e quadri assunti a tempo indeterminato, in apprendistato, in

prova, a tempo determinato per un lasso di tempo uguale o superiore a

tre mesi, ai lavoratori con contratto di formazione e lavoro, ai

lavoratori dipendenti delle Organizzazioni firmatarie del CCNL, degli

529

enti paritetici di settore e del Fondo stesso. Al momento del

pensionamento, il lavoratore che aderisce al Fondo può percepire una

rendita vitalizia a valere sull’intero ammontare di quanto accantonato,

oppure avere parte di quanto accumulato – per un massimo del 50%- e

richiedere, per il resto, una rendita vitalizia. Il dipendente iscritto al

Fondo da 8 anni almeno, per i motivi già analizzati nel 1°capitolo

(sottoparagrafo 1.5.3) può fare richiesta di un’anticipazione su quanto

versato. Il diritto alla prestazione pensionistica per vecchiaia si

persegue al compimento dell’età pensionabile stabilita nel regime

pensionistico obbligatorio, maturando almeno 10 anni di contributi

526 www.cpt.cz.it

527 www.previdi.it

528 Intitolato “Disciplina delle forme pensionistiche complementari” che ha sostituito il precedente

d.lgs. 124 del 1993

529 Art. 5 dello Statuto del Fondo Prevedi 112

530

effettivi al Fondo. La Cassa edile deve raccogliere i contributi, che

le devono essere depositati mensilmente, e in seguito, versare questi

contributi al Fondo trimestralmente. I contributi possono essere divisi

in: parte a carico del lavoratore e stabilita dagli accordi tra le parti

nella misura dell’1% degli elementi della retribuzione presi come base

di calcolo del TFR; parte del contributo a carico dell’azienda, sempre

stabilito dagli accordi tra le parti e di cifra uguale a quella del

lavoratore; una parte formata dal contributo volontario del lavoratore,

a sua scelta; un’altra parte formata dal 100% del Tfr maturando per i

lavoratori assunti per la prima volta dopo il 28 aprile 1993, mentre,

ammonta al 18% dell’accantonamento TFR maturato nell’anno per

531

tutti gli altri lavoratori. L’adesione è volontaria e per aderire è

necessario compilare un modulo e consegnarlo alla Cassa edile di

riferimento, che si impegnerà a trasmetterlo al Fondo Pensione.

Quello che formalmente accade è una delega che il dipendente fa al

proprio datore di lavoro, per trattenere i compensi spettanti a titolo di

532

contribuzione al Fondo. Se si è dipendenti di un’azienda che non è

iscritta alla CE, in quanto ha alle dipendenze solo impiegati, bisogna

affidare il modulo di adesione al proprio datore di lavoro, il quale

contatterà il Fondo pensione per azionare l’adesione e la

533

contribuzione. Le Casse edili coadiuvano l’attività del Fondo

mediante: una promozione dello stesso (forniscono ai lavoratori ed

imprese il materiale promozionale, le schede informative e i moduli di

adesione); un’acquisizione e controllo delle adesioni (La CE raccoglie

i moduli di adesione a PREVEDI, registra i dati anagrafici dei

lavoratori aderenti a PREVEDI, invia l’anagrafe completa di

lavoratori e imprese alla banca dati di PREVEDI, Previnet,

534

aggiornandola mensilmente); una verifica e invio dei contributi (la

CE acquisisce momentaneamente i contributi di Prevedi, controlla le

distinte contributive, analizza il riscontro tra contributi dichiarati e

versati dalle imprese, li riconcilia in caso di incongruenze, versa alla

banca depositaria i contributi e invia a PREVEDI-Previnet le distinte

di versamenti effettuati, versa successivamente quelli ricevuti in

ritardo, notifica a PREVEDI le informazioni dei lavoratori associati

per i quali non compaiono contributi o compaiono solo in parte,

segnala alle aziende e ai lavoratori la necessità di riattivare la

530 Art.23, comma 2 dello statuto del Fondo Prevedi

531 Art.22 dello Statuto del Fondo Prevedi

532 Art. 7 dello statuto del Fondo Prevedi

533 www.prevedi.it

534 www.prevedi.it 113

contribuzione lì dove non si risulti o fosse mutato il rapporto di

lavoro.)

L’assistenza sanitaria integrativa nel campo delle costruzioni

coinvolge il ruolo delle Casse Edili. Secondo un accordo firmato il 24

aprile 2002, gli operai iscritti alla Cassa Edile hanno accesso a

determinati servizi sanitari grazie ad una carta sanitaria detta

535

SANICARD, per l’edilizia EDILCARD. La tessera è trasmessa

dalla Cnce al lavoratore iscritto alla Cassa Edile e ha validità un anno.

Il lavoratore può rivolgersi a qualsiasi struttura sanitaria e,

successivamente, chiedere il rimborso della prestazione. Tra le

536

prestazioni abbiamo : rimborso spese sanitarie a seguito di infortunio

professionale o extra professionale; indennità forfettaria per ricovero

ospedaliero, da infortunio professionale, uguale o superiore a 15giorni

e/o invalidità permanente superiore al 50%; assegno funerario nel caso

di morte post infortunio professionale e malattia professionale;

trattamento di cure per la riabilitazione neuromotoria presso istituto

abilitato ai sensi di legge a seguito di infortunio professionale

(rimborso spese di trasporto, servizio di vitto e alloggio per

accompagnatore del soggetto presso istituto abilitato, diaria di

accompagnamento); rimborso spese per protesi dentarie a seguito di

infortunio professionale che colpisce l’apparato masticatorio;

rimborso spese sanitarie a seguito di malattie professionali.

Il costo è sostenuto dalle stesse Casse edili e non supera l’1,55 euro

per ogni operaio. Si vuole stabilire un quadro di prestazioni valide su

tutto il territorio nazionale, il quale permetta di oltrepassare situazioni

di difficoltà oggettiva e assicuri una tutela nei casi di mobilità da una

537

provincia ad un’altra.

2.7 Questioni attinenti l’accantonamento contributivo e la relativa

certificazione: il Durc. La funzione certificatoria delle Casse Edili

in materia di contratti di lavoro

Per ogni rapporto di lavoro che intercorre tra l’impresa ed il

lavoratore, l’applicazione della Contrattazione collettiva nazionale e

territoriale di lavoro, è comprovata nei confronti degli enti

previdenziali e delle pubbliche istituzioni, dalla regolarità contributiva

a cui le imprese devono mensilmente adeguarsi nei confronti della

538

Cassa edile. L’adesione e la contribuzione alle Casse edili sono

obbligatorie per tutte le imprese che vogliono applicare il contratto

535 S.Leonardi, A.Ciarini, Welfare contrattuale e bilateralismo, op. cit. p. 12

536 www.cnce.it

537 Informativa presente su tutti i siti i siti delle Casse edili

538 S.Leonardi, Gli Enti bilaterali tra autonomia e sostegno normativo, op. cit., p. 474 114

nazionale e territoriale di lavoro, e per tutte le imprese aderenti alle

539

associazioni imprenditoriali che stipulano il contratto. Questa

estensione è possibile grazie alla legge n. 266 del 2002, la quale

attribuisce alla certificazione di regolarità contributiva rilasciata dalle

CE un valore peculiare per la gestione degli appalti pubblici e si

540

impegna in materia di emersione del lavoro sommerso. Medesima

legge avvia la sperimentazione a livello regionale e provinciale del

Durc, elargito dallo sportello unico istituito tra Casse Edili, Inps e

541

Inail. Il d.lgs. n. 276/2003, integrato anche dalla normativa del

settore, stabilisce il vincolo per il committente o il responsabile dei

lavori, di chiedere alle imprese esecutrici un certificato di regolarità

contributiva, che può essere rilasciato dallo sportello unico istituito tra

542

i tre enti. Il certificato, insieme ad altri documenti ed al nominativo

dell’impresa esecutrice dei lavori, dovrà essere inviato poi

all’amministrazione concedente prima dell’inizio dei lavori oggetto

del permesso di costruire o della denuncia di inizio attività. (art.86,

543

comma 10). La peculiarità del Durc , in quanto indice dell’idoneità

delle imprese per uno svolgimento dei lavori in sicurezza, si evince

dalla modifica dell’art.86, comma 10°, lett.b-ter con il decreto

correttivo n. 251/2004 art.20, comma 2°, secondo il quale “in assenza

della certificazione della regolarità contributiva, anche in caso di

variazione dell’impresa esecutrice dei lavori, è sospesa l’efficacia del

titolo abilitativo” il quale concretizza l’esecuzione dell’opera o del

servizio. Abbiamo precedentemente anche visto come questo

documento si estenda a tutte le imprese -a prescindere dal settore di

appartenenza- che desiderino accedere a benefici comunitari per la

544

realizzazione di investimenti. La competenza delle Casse edili ad

emettere il Durc, resa fattibile anche dalla collaborazione avviata con

545

l’Inps e istituzionalizzata dalla Convenzione del 15 aprile 2004 ,

sull’individuazione delle posizioni di regolarità contributiva

dell’impresa da parte del sistema delle Casse, rappresenta la

dilatazione a livello nazionale di esperienze attuate a livello locale. La

546

circolare che individua le procedure del rilascio del Durc da parte

degli Enti e delle Casse Edili, rappresenta un momento importante, in

539 S.Leonardi, ibidem

540 P.Passalacqua, Voce “Enti bilaterali”, in Digesto delle discipline privatistiche, op. cit., p. 241

541 S.Leonardi, ibidem

542 M.Lai, Appunti sulla bilateralità, op. cit., p. 12

543 M.Lai, ibidem

544 Art.1 comma 553 della legge n.266/2005 (finanziaria 2006)

545 Seguita all’Avviso comune per l’emersione del lavoro irregolare in edilizia del 16 dicembre

2003 tra Ance, Anaepa Confartigianato, Anse Assoedili Cna, Fiae Casartigiani, Claai, Ancpl Lega,

Federlavoro Confcooperative, Aicpl, Agci, Aniem Confapi, Feneal-Uil, Filca-Cisl, Fillea-Cgil.

546 Circolare Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali del 12-07-2005 115

quanto precisa le condizioni che devono rispettare le aziende che

devono essere in regola con i contributi. Uno sviluppo più marcato si è

547

avuto con il “decreto Bersani” , attraverso misure per ostacolare il

lavoro nero e la promozione della sicurezza nei luoghi di lavoro. Il

provvedimento specifica le CE abilitate al rilascio, ritenendo che siano

abilitate le Casse edili istituite secondo le disposizioni contenute nei

contratti collettivi stipulati da “organizzazioni datoriali e sindacali

comparativamente più rappresentative”. (art.2, comma 1°, lett.m,

d.lgs. 276/2003 in unione alla lettera h) Si deduce che pseudo-Casse

che non abbiano questi requisiti di rappresentatività non possano

548

essere adibite al rilascio del DURC. I soggetti abilitati alla richiesta

del DURC sono: le imprese che applicano i contratti collettivi

nazionali del settore, le Pubbliche Amministrazioni, gli Enti privati a

549

rilevanza pubblica e le Soa . (società organismi di attestazione) Le

parti hanno stabilito che la richiesta vada inviata alla “Cassa edile

competente per territorio” e che, nel caso sia presentata all’Inps o

all’Inail, questi istituti debbano “trasmettere la richiesta medesima alla

550

Cassa Edile”. La regolarità contributiva deve essere provata sia

551

dall’Inps, dall’Inail che dalla CE entro 30 giorni dalla richiesta e nel

caso in cui, anche uno solo degli Enti, dichiari l’impresa irregolare,

viene emesso un Durc negativo. Difronte questa situazione, in

aggiunta alle azioni di recupero crediti da parte degli enti, l’impresa

nei lavori pubblici perde l’aggiudicazione dell’appalto e non può

stipulare contratti di appalto o sub appalto; nel privato, invece, ha la

sospensione del titolo abilitativo legato alla concessione edilizia o alle

DIA oppure non avrà l’attestazione della SOA. Se dopo i 30 giorni

Inps e Inail non si pronunciano, allora vale la regola del

silenzio-assenso in riferimento alla regolarità nei confronti di tali Enti

e, quindi, il Durc viene emesso. Il silenzio assenso, però, non può

essere applicato alle CE per la natura privatistica di esse. Il Codice dei

552

contratti pubblici afferma che “al fine di contrastare il fenomeno del

lavoro sommerso ed irregolare nel settore dell’edilizia, le Casse edili,

sulla base di accordi stipulati a livello regionale con Inps e Inail,

rilasciano il documento unico di regolarità contributiva comprensivo

della verifica della congruità dell'incidenza della mano d’opera

relativa al cantiere interessato dai lavori, ai sensi dell’articolo 1,

547 D.l. n. 223/2006 convertito in legge n. 248/2006.

548 M.Lai, Appunti sulla bilateralità, op. cit., p. 13

549 Art.2 Convenzione nazionale per il rilascio del Durc, 15 aprile 2004

550 Art.2, ibidem

551 Circ. Inps, Inail, CE sul Durc del 12 luglio 2005

552 P.Passalacqua, ibidem 116

commi 1173 e 1174 della legge 27 dicembre 2006, n. 296”. (art.118,

co. 6 bis, d.lg 12-4-2006, n.163)

Di congruità contributiva si inizia a discutere in forma sperimentale

553

con il Ccnl del 2004. La congruità deve essere misurata sulla base di

alcune percentuali di incidenza del costo del lavoro, comprensivo dei

554

contributi Inps, Inail e Casse edili. Nei lavori pubblici l’attestazione

di congruità si deve attuare in concomitanza al rilascio del Durc; nei

lavori privati, invece, al compimento dell’opera. Nel momento in cui

non si raggiunge la congruità, viene emanato il “documento unico di

congruità” irregolare sino alla regolarizzazione con apposito

versamento, equivalente alla differenza di costo del lavoro necessario

555

per raggiungere la percentuale indicata. Con il rinnovo del Ccnl del

2010, vengono ideate banche dati a livello territoriale con un sistema

informatico visionato a livello centrale dalla Cnce, affinché si dia la

possibilità alle Casse edili di verificare direttamente la congruità

556

complessiva del valore dell’opera totale oggetto di verifica. La

posizione di regolarità contributiva è verificata dalla Cassa Edile dove

ha sede l’impresa per l’insieme dei cantieri attivi e degli operai

occupati nel territorio di competenza della Cassa stessa. La CE

fornisce il certificato, tenendo conto della verifica citata e

mensilmente deve inviare alla Cnce la lista delle imprese non in

regola. Requisito per la regolarità contributiva è che l’azienda dichiari

nella denuncia telematica mensile, per ogni operaio, un numero di ore,

557

lavorate e non, non inferiore a quello contrattuale. Le parti

confermano che sono competenti a rilasciare la certificazione di

558

regolarità contributiva esclusivamente le Casse edili. Le Casse edili,

tra i loro compiti, hanno quello di ricevere dalle imprese gli

553 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, I sistemi bilaterali di settore, in L.Bellardi, Gustavo De Santis (a cura

di), op. cit., p. 122

554 Art. 108, C.c.n.l 18 giugno 2008 per le imprese edili e affini. “Poiché alla realizzazione

dell’opera possono partecipare più soggetti, anche estranei all’organizzazione dell’impresa,

l’impresa deve denunciare alla Cassa edile competente il valore dell’opera complessiva, nonché le

eventuali imprese subappaltatrici e subaffidatarie. Nell’ipotesi in cui la complessiva manodopera

denunciata alla Cassa edile non raggiunga la percentuale minima di massa salariale individuata

convenzionalmente quale necessaria per la specifica tipologia di lavori, l’impresa principale,

previo richiamo alla Cassa edile, potrà integrare la denuncia con documentazione appropriata

comprovante il raggiungimento della percentuale attraverso costi non registrati in Cassa edile

quali, a titolo esemplificativo, quelli afferenti a personale non iscritto in Cassa Edile, fatturazione

lavoratori autonomi, noli a caldo, tecnologie avanzate.[….]”

555 Da 10/2013, la congruità sarà requisito imprescindibile per il rilascio del Durc.

556 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, I sistemi bilaterali di settore, in L.Bellardi, Gustavo De Santis (a cura

di), op. cit., p.123

557 Art. 108, C.c.n.l 18 giugno 2008, op. cit.

558 Art.9, comma 76 della legge n. 415/98. A tal proposito operano le Casse edili per le quali la

reciprocità ai sensi del Protocollo d’intesa 18 dicembre 1998 è recepita dal Ministero del Lavoro,

sentito il Ministero dei Lavori pubblici, con verbale del 9 settembre 1999. 117

accantonamenti per gratifica natalizia e ferie, per concedere

559

successivamente ai lavoratori gli importi relativi. La Cassazione

afferma che la CE sarebbe tenuta a versare ai lavoratori anche le

somme che l’impresa non abbia depositato presso la cassa, il che

vorrebbe significare un possibile dissesto finanziario per le casse edili;

tuttavia, per il Ccnl delle imprese edili, l’impresa è vincolata ad

accantonare le somme per gratifica natalizia e ferie presso la cassa, il

cui dovere di versamento al lavoratore nasce solo in seguito

all’effettivo accantonamento che svincola l’impresa nei confronti del

560

lavoratore. Quindi la corretta e legittima azione della Cassa ad

azionarsi verso l’impresa per il ritrovamento degli accantonamenti non

effettuati, non presuppone come ritenuto dalla Cassazione, l’obbligo

della cassa di erogare al lavoratore quanto non accantonato e non

ancora recuperato. Le parti hanno sancito l’opposto, escludendo ogni

561

principio di automaticità delle prestazioni. Questo principio, infatti,

è applicabile agli istituti pubblici di assistenza e previdenza i quali

fanno parte di un sistema di finanziamento statale che permette di

562

acquisire questi obblighi solidaristici. Le Casse edili, cosi come gli

enti bilaterali, ricoprono queste funzioni senza nessun contributo

pubblico che possa permettere di sorreggere gli oneri dipendenti dal

rispetto del principio di automaticità. C’è chi afferma che in futuro il

riconoscimento di un ruolo sempre più attivo degli enti bilaterali

nell’erogazione di servizi di welfare dovrebbe essere integrato da un

adeguato intervento legislativo incline ad assicurare a questi organismi

un finanziamento pubblico per finanziare i servizi in favore dei

563

lavoratori, in mancanza del versamento contributivo delle imprese.

Può rivelarsi, pertanto, deviante, affinché non si carichino le Casse

edili del peso di fornire lo stesso le prestazioni, considerare le somme

564

da versare a questi soggetti di natura retributiva. Un’altra sentenza

afferma che “è inammissibile la domanda del lavoratore intesa ad

ottenere la condanna del datore di lavoro al pagamento delle somme

accantonate ma non versate alla Cassa Edile, giacché al rapporto

contributivo tra Cassa e datore di lavoro resta estraneo il lavoratore, il

quale ha comunque diritto di ricevere quanto gli spetta a detti titoli, a

559 Cass .21 giugno 2005 n. 13300

560 A.Vallebona, Gli Enti bilaterali: un seme di speranza da salvaguardare, op .cit., p. 1045

561 A.Vallebona, ibidem

562 Trib.Modena, 22-09-2000, che sostiene “Gli accantonamenti ed i contributi alle casse edili non

hanno natura retributiva, ma fanno parte di un rapporto previdenziale facoltativo, instaurato tra le

parti volontariamente e non dovuto per legge”

563 P.Passalacqua, Voce “Enti bilaterali”, in Digesto delle discipline privatistiche, op. cit., p. 256

564 Cass., 19-04-2001, n. 5741 118

565

carico dell’ente previdenziale”. Secondo il giudice, dunque, il

lavoratore ha il diritto di ricevere quanto gli spetta ma individua come

unico creditore della prestazione contribuiva l’ente previdenziale, che

sarebbe tenuto ad assolverla, a prescindere dal versamento del datore

di lavoro. Nella sentenza, si fa riferimento, al fine di dare una

spiegazione a questo comportamento, ad una sentenza della

Cassazione in cui si censura l’azione della Cassa, che contro la legge

rifiuta il pagamento degli accantonamenti versati dall’imprenditore,

asserendo che l’art.37 del Ccnl 29 gennaio 2000 fa in modo che il

godere del servizio dell’accantonamento dipenda dalle somme da

versare ai lavoratori e anche dal contributo per la gestione, e che

preveda l’indivisibilità degli obblighi di contribuzione e di

versamento. La Corte critica questa disposizione affermando che

“l’inscidibilità prevista dall’art. 37 Ccnl attiene solo al versamento

delle somme da parte dell’impresa e non riguarda il momento

566

successivo dell’erogazione delle spettanze agli aventi diritto” . La

Cassa, pertanto, nel momento in cui accetta l’adempimento parziale,

deve fornire ai lavoratori le somme accantonate senza subordinare tale

erogazione a nessuna condizione, secondo quanto previsto dall’art. 19

del c.c.nl 2000. Detto questo, si desume che il Trib. Di Latina,

interpreta non correttamente la decisione della Corte, credendo che

essa introduca un principio di automaticità delle prestazioni. La Corte,

invece, si attiene a sancire che l’omesso versamento dei contributi

rivolti alle prestazioni di natura assistenziale e all’attività della Cassa

non autorizza quest’ultima a rifiutare il pagamento della retribuzione

indiretta. Un dubbio che spesso ci si è posti, è se le somme versate per

finanziare gli enti bilaterali, possano tornare indietro nell’ipotesi di

mancato pagamento delle prestazioni da parte della CE. In merito è

necessario dire che la ripetibilità dei contributi versati dipende dalla

natura delle prestazioni erogate: se queste, ossia, siano date in modo

eventuale, all’accadere di eventi futuri e instabili, e si predispongano

come copertura di un rischio, che poi non si verifica (malattia,

infortunio), o se debbano essere date per eventi futuri ma certi per tutti

567

i lavoratori (anzianità o cessazione del rapporto). Detto questo, nel

primo caso la ripetibilità si esclude, in quanto la prestazione si verifica

e consiste nella “garanzia del rischio”, nell’eliminazione del rischio

stesso, affidato all’ente bilaterale in quanto assicuratore, dietro

pagamento di un premio. E’ palese, dunque, che l’assicurato non possa

565 Trib.di Latina, 11 giugno 2001

566 Cass., 17-05-1998

567 G.Zampini., Enti bilaterali e previdenza: appunti sulle istituzioni del nuovo stato sociale, op.

cit. 119

esigere la restituzione di premi lì dove non si sia verificato l’evento.

Nel secondo caso le quote versate possono essere restituite. Le somme

accantonate sono di natura retributiva, e appartengono ai lavoratori,

non agli enti, i quali si configurano solamente come dei mandatari e

amministrano i soldi di altri per obiettivi convenuti. Questi soldi,

versati dai datori e lavoratori nelle vesti di mandanti, devono essere

568

restituiti nel caso di mancata erogazione della prestazione. Un

dilemma del settore edile riguarda il mantenimento dei diritti maturati

tramite versamento contributivo presso un ente bilaterale, in questo

caso una CE in ambito contrattuale, nel momento in cui ci sia un

trasferimento del dipendente ad un imprenditore che aderisce ad

569

un’altra CE e ad un altro contratto. La soluzione è esplicata dagli

stessi contratti collettivi, mediante la c.d. reciprocità del

riconoscimento dei diritti dei lavoratori che si trasferiscono da una

Cassa all’altra, affinché l’erogazione sia a carico della Cassa a cui il

lavoratore è iscritto al momento dell’evento. I problemi nascono,

quando, oltre al grande gruppo di Casse edili dei sindacati maggiori, si

affermano nuove CE senza nessun collegamento tra loro, che

disintegrano quel rapporto che proprio le Casse edili dovrebbero

rendere omogeneo. Gli operai temono di perdere le prestazioni legate

al tempo, come l’Ape ordinaria o straordinaria, non solo perché

mutano i datori di lavoro, ma anche le CE, anche con lo stesso datore

570

di lavoro. Un caso al quanto complesso è quello del tribunale di

571

Treviso , risolto con una sentenza del tutto farraginosa. Si parla di un

lavoratore trasferito da una Cassa Edile ad un’altra in quanto l’impresa

artigiana presso cui lavorava aveva stabilito di iscriversi ad un’altra

Cassa che non aveva nulla a che vedere con quella a cui era iscritto in

precedenza. Il dilemma era nato perché, alla cessazione del rapporto,

il lavoratore aveva chiesto il pagamento dell’intera Apes all’ultima CE

a cui era iscritto, sebbene la quota maggiore fosse maturata nella

precedente. L’ultima Cassa, però, ha pagato al lavoratore solo la quota

relativa al breve periodo di iscrizione presso di essa, così il lavoratore

ha chiamato in causa sia l’ex datore di lavoro e sia le due CE. Il

pretore di Treviso ha condannato al pagamento pro quota la prima CE.

Bisogna considerare che quando le Casse facciano parte dello stesso

gruppo contrattuale, la liquidazione decisa dal Ccnl presuppone, al

momento della maturazione del diritto, l’iscrizione alla Cassa che

568 G.Zampini, ibidem

569 S.Leonardi, Gli Enti bilaterali tra autonomia e sostegno normativo, op. cit., p.475

570 M.Miscione, Il “riconoscimento reciproco” delle Casse edili dopo la legge Merloni, op. cit., p.

47

571 Pret.Treviso, sent 14-06-1994, n. 563 120

deve erogare la prestazione; pertanto questa sentenza, pur ispirandosi

al buon senso, non rispetta il Ccnl. Fallita la prova di un

coordinamento contrattuale tra tutte le associazioni di stampo datoriale

attive nel settore e non essendoci specifici accordi, non si può

trasferire un obbligo da un contratto all’altro e non esiste nessuna

responsabilità dell’ultima cassa per quello che spetta dalle antecedenti

572

a cui è stato iscritto il lavoratore. Un dubbio da sottoporsi è -

qualora si verifichi il caso della mancata erogazione delle prestazioni,

difronte il mancato riconoscimento reciproco delle CE- se

l’imprenditore che ha cambiato CE possa ritenersi responsabile della

573

non erogazione o responsabile del cambio di Ce. Una responsabilità

del datore, al massimo, si può verificare per la decisione datoriale di

cambiare CE, passando ad un’altra non collegata, la quale con il

tempo può impedire di acquisire l’Ape. Allo stesso tempo aderire alla

Ce rappresenta un’estrinsecazione della libertà sindacale (art. 18 39 e

41 della Cost.) che non può essere ostacolata. Probabilmente si può

dire che il cambiamento di CE porti ad una modifica in pejus per i

lavoratori, ma questo peggioramento prescinde non tanto dalle

decisioni dell’imprenditore, bensì soprattutto dalla mancanza del

574

“riconoscimento reciproco” tra le differenti CE. Il datore di lavoro,

quindi, che abbia contribuito regolarmente agli accantonamenti, non

può essere citato in giudizio dal lavoratore per risarcire il danno

causato dalla sua transazione da una Cassa all’altra. D’altro canto,

tenendo presente il principio di libertà sindacale negativa, neanche il

datore di lavoro che decida di non iscriversi ad alcuna Cassa Edile- a

patto che abbia accantonato le quote contrattuali presso un istituto di

credito- può cadere in qualche responsabilità. Il legislatore con la

legge Merloni, (l. n. 109/1994, poi abrogata) la quale rimane relegata

nell’ambito dei lavori pubblici, facilità il rispetto della regola della

reciprocità. La regola generale è che i diritti maturati nelle CE devono

575

essere reciprocamente riconosciuti , attraverso “un protocollo

d’intesa, tra le parti sociali interessate, per l’adeguamento della

gestione delle CE al fine di favorire i processi di mobilità dei

lavoratori”. (art. 37) Questo accordo sarebbe dovuto essere soddisfatto

in un anno, allo scadere del quale “gli organismi paritetici istituiti

attraverso la contrattazione collettiva devono intendersi

rispettivamente riconosciuti tutti i diritti, i versamenti, le indennità e le

572 G.Zampini., Enti bilaterali e previdenza: appunti sulle istituzioni del nuovo stato sociale, op.

cit.

573 M.Miscione, ibidem

574 M.Miscione, Il “riconoscimento reciproco” delle Casse edili dopo la legge Merloni, op. cit., p.

48

575 S.Leonardi, ibidem 121

prestazioni che i lavoratori hanno maturato presso gli enti nei quali

sono stati iscritti.” (art.37) Il collegamento autonomo tra le parti

sociali interessate previsto dalla legge non si è verificato entro l’anno,

nemmeno dopo le proroghe della Merloni-bis. Qualcuno si è chiesto

se, senza l’accordo, sarebbe stata necessaria una normativa

d’attuazione. Il dubbio deriva dalla genericità troppo ampia della

legge. Sono dubbi senza fondamento: difatti, è necessario ammettere

che “il riconoscimento reciproco” non significa nulla di nuovo per le

CE, ma significa semplicemente il riconoscimento pro quota dei diritti

576

degli operai nei confronti delle Casse presso cui sono stati iscritti

precedentemente, anche se nel momento della maturazione del diritto,

il lavoratore era iscritto ad una sola di esse. Tenendo conto della base

sussidiaria della legge Merloni, per la quale tutti i versamenti e gli

accantonamenti si considerano riconosciuti reciprocamente anche tra

577

Casse Edili contrattualmente diverse, la giurisprudenza ritiene che il

lavoratore “non è facoltizzato a richiedere direttamente il pagamento

delle quote accantonate alle Casse precedenti quella di ultima

iscrizione e non incorre in alcuna decadenza nei loro confronti”.

L’operaio deve richiedere obbligatoriamente le prestazioni “all’ultima

CE presso cui è stato iscritto”. Secondo la sentenza, la Cassa “è tenuta

ad erogare la prestazione dovuta previo trasferimento delle quote

accantonate presso gli altri enti”. Secondo il Tribunale di Forlì, quindi,

il lavoratore non è respinto dal diritto di percepire la prestazione

quando questi non abbia chiesto a tutte le CE presso cui è stato

registrato, la concessione della prestazione. Le prestazioni maturate

nelle CE precedenti quelle dell’ultima iscrizione non sono richiedibili

dal lavoratore. Quest’ultimo è autonomo solo verso l’ultima CE a cui

è stato iscritto, mentre l’ultima Cassa deve esigere dalle altre Casse il

passaggio delle quote accantonate. Suddetto meccanismo è attuabile

proprio tenendo conto del “riconoscimento reciproco” tra Casse

diverse, permesso dalla legge Merloni. La più recente normativa sugli

578

appalti pubblici stabilisce che: “Le casse edili che non applicano la

reciprocità con altre casse edili regolarmente costituite non possono

rilasciare dichiarazioni liberatorie di regolarità contributiva”. (art. 252,

5°com., d.lgs. 12-4-2006, n. 163) L’art.29 della legge n. 341/95-

“Misure dirette ad accelerare il completamento degli interventi

pubblici e la realizzazione dei nuovi interventi nelle aree depresse,

nonché disposizioni in materia di lavoro e occupazione” in tema di

576 M.Miscione, Il “riconoscimento reciproco” delle Casse edili dopo la legge Merloni, op. cit., p.

54

577 Trib.di Forli, sent. 17-11-1999, in LG, n. 5/2000

578 P.Passalacqua, ibidem 122

assolvimento contributivo- stabilisce che i datori di lavoro

contribuiscono a livello previdenziale e assistenziale su una

retribuzione adeguata al numero di ore settimanali non inferiore

all’orario di lavoro normale stabilito nei contratti collettivi nazionali

stipulati dalle oo.ss. più rappresentative su base nazionale e dai relativi

contratti integrativi territoriali di attuazione, con esclusione delle

assenze per malattia, infortuni, scioperi, sospensione o riduzione

dell’attività lavorativa, con intervento della c.i.g., di altri eventi

indennizzati e degli eventi per i quali i trattamenti economici sono

assolti attraverso accantonamenti presso le casse edili. In più, ai datori

di lavoro di cui al comma primo, gli sgravi contributivi per il

Mezzogiorno e le riduzioni contributive per la fiscalizzazione degli

oneri sociali, incluse quelle al comma secondo, non possono essere

579

concesse per i lavoratori non denunciati alle casse edili. Per i casi di

non avvenuto versamento nelle casse, si applica la normativa di cui

580

all’art.4 del D.L. 22 marzo 1993, n. 71 , convertito dalla legge 20

maggio 1993, n. 151. Successivamente a questa legislazione premiale,

il numero delle ore denunciate e le retribuzioni di riferimento per il

581

versamento dei contributi sono aumentate. L’elargizione di ogni

beneficio fiscale e previdenziale è dipendente alla verifica

sull’iscrizione e sulla regolarità contributiva e contrattuale delle

imprese in relazione agli obblighi delle stesse nei confronti degli

582

istituti previdenziali ed assicurativi. (Inps, Inail, CE, Ctp e Scuole

edili) Altro campo in cui si è prevista una legislazione premiale è

quello legato all’attuazione di misure di sicurezza, igiene e

prevenzione nei luoghi di lavoro, in favore di imprese edili. Il d.lgs.

494/1996, per esempio, sulla sicurezza nei cantieri temporanei e

mobili presuppone l’obbligo per tutti i committenti, di accertare i

583

criteri di regolarità contributiva e contrattuale delle imprese.

Al primo capitolo si è detto dell’istituto della certificazione dei

rapporti di lavoro: sistema odierno per combattere l’adozione di forme

di lavoro irregolare e per ridurre il contenzioso in materia di

579 S.Leonardi, La bilateralità nel settore edile, in S.Leonardi, Bilateralità e Servizi, op. cit., p. 71

580 Gli importi corrispondenti alle riduzioni contributive di cui ai commi 1, 2 e 3 sono versati dallo

Stato all’Istituto nazionale della previdenza sociale sulla base di apposita rendicontazione, distinta

per ambito provinciale e per singoli codici di classificazione ISTAT delle attività economiche,

redatta dall’INPS secondo criteri e modalità stabilite, entro sessanta giorni dalla data di entrata in

vigore della legge di conversione del presente decreto, dal Ministro del lavoro e della previdenza

sociale, di concerto con il Ministro del tesoro. Con decreto del Ministro del lavoro e della

previdenza sociale di concerto con i Ministri del tesoro e del bilancio e della programmazione

economica sono determinati criteri per la revisione degli interventi a sostegno dell’occupazione,

tenuto conto della loro compatibilità con gli indirizzi comunitari.

581 S.Leonardi, ibidem

582 S.Leonardi, ibidem

583 S.Leonardi, ibidem. 123

qualificazione dei contratti di lavoro. In questo contesto possono avere

un ruolo fondamentale le Casse edili, infatti, l’art.75 del d.lgs. 276/03,

specifica che sono organi abilitati alla certificazione dei contratti di

lavoro “le Commissioni istituite presso gli Enti bilaterali costituiti

nell’ambito territoriale di riferimento ovvero a livello nazionale

quando la Commissione di certificazione sia costituita nell’ambito di

organismi bilaterali a competenza nazionale; le Direzioni provinciali

584

del Lavoro e le Università pubbliche e private”. In materia di Casse

edili, è rilevante l’attività di certificazione da svolgere in sede di

stipulazione di un appalto di cui all’art. 1655 del c.c. e nella fase

attuativa del relativo programma negoziale. Questo in particolar modo

ai fini della distinzione tra somministrazione di lavoro e appalto

genuino secondo la normativa del decreto. Il Titolo III del d.lgs.

276/2003 parla di somministrazione di manodopera e in riferimento

all’edilizia, nomina all’art. 20 comma 3, lett.h, le esigenze che

giustificano il ricorso alla somministrazione di manodopera come

“particolari attività produttive le quali richiedono più fasi successive

di lavorazioni, l’impiego di manodopera diversa per specializzazione

da quella normalmente impiegata nell’impresa”. In edilizia, ai

lavoratori temporanei, e dunque in somministrazione forniti alle

imprese utilizzatrici edili, deve essere applicato il Contratto collettivo

nazionale e territoriale, inclusi l’iscrizione e i versamenti agli enti

585

paritetici. A tal proposito si deve citare l’Accordo tra le parti sociali

del settembre 2003, in cui si prevede l’accantonamento in Cassa Edile

del contributo per la formazione professionale del 4% dovuto per

legge dalle imprese di lavoro temporaneo. Quanto previsto, ricorda la

stessa disposizione all’interno del contratto collettivo nazionale di

settore e va riferito al contributo del 4% dovuto alle agenzie di

somministrazione secondo l’art. 12 d.lgs. 276/2003. Tali agenzie

provvedono, dunque, al relativo versamento alla Cassa edile, in

materia di formazione e sicurezza a favore dei lavoratori in

somministrazione. L’art. 29 del decreto delinea la distinzione tra

contratto di appalto di cui all’art. 1655 del c.c. e la somministrazione

di manodopera. E’ necessario tenere in considerazione, che il decreto,

con l’art.85, comma 1, lett.c), abroga la legge n. 1369/60 sul divieto di

intermediazione di manodopera e che da ciò è conseguito il

cambiamento della configurazione dell’appalto, con attenzione

all’apporto di manodopera da parte dell’appaltatore. In primis,

l’appalto è ricondotto alle sue origini, ossia all’interno dell’art.1655

584 Art. 76 del d.lgs. 276/03

585 Circ. Ance n.78 del 28-10-2003 124

del c.c. per il quale, l’appalto è “il contratto con il quale una parte

assume, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a

proprio rischio, il compimento di un’opera o di un servizio verso un

corrispettivo in denaro”. Con l’abrogazione della legge suddetta, è

abrogata anche la presunzione di legge in base alla quale si intendeva

intermediazione di manodopera, e dunque vietate, l’appalto dove

l’appaltatore usasse capitali, macchine e attrezzature fornite

586

dall’appaltante, anche dietro compenso per detto uso. Con la legge

nuova, il legislatore sottolinea la differenza principale tra

somministrazione e appalto, diminuendo l’interesse per il contributo

di macchine e materiali. Con l’approvazione del decreto in esame, è

“lecito l’appalto nel quale la prestazione lavorativa sia la componente

prevalente, nel presupposto che sussista l’effettivo controllo del

personale da parte dell’appaltatore, il quale si inserisce nel processo

produttivo assumendo il compito di portare a compimento una parte o

587

una fase di esso con assunzione del rischio d’impresa”. In questo

quadro operano gli enti bilaterali, le Casse edili per l’edilizia, al fine di

operare in merito alle procedure di certificazione esplicate al Capo

primo del Titolo VIII del d.lgs. 276/2003 per distinguere tra

somministrazione di lavoro e appalto ai sensi della normativa nel

Titolo III dello stesso d.lgs. (art.84, comma 1) A tal proposito, l’art. 84

di questo decreto, stabilisce l’uso di “codici di buone pratiche e indici

presuntivi in materia di interposizione illecita e appalto genuino, che

tengano conto fra l’altro della rigorosa verifica della reale

organizzazione dei mezzi e dell'effettiva assunzione del rischio da

parte dell’appaltatore”. I codici e gli indici presuntivi all’art.84

comma 2, dovranno assorbire, se esistenti, “le indicazioni contenute

negli accordi interconfederali o di categoria stipulati da associazioni

dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più

588

rappresentative sul piano nazionale”. A tal proposito le parti sociali

nel predisporre le indicazioni riferite alle buone pratiche ed agli indici

presuntivi, dovranno provvedere a criteri univoci al fine di delineare

589

una divisione distinta tra appalto genuino ed interposizione illecita.

586 Circ.Confindustria n.17686 del 17/10/2003

587 Circ. ANCE, op. cit.

588 Art.84 comma 2 del d.lgs. 276/03

589 Circ.Confindustria, op. cit. 125

Capitolo Terzo

Gli Enti bilaterali nell’artigianato: la molteplicità delle piccole e

medie imprese di comparto e la pluralità dei contratti collettivi.

Sommario: 3.1- Incipit. 3.2- Il sistema bilaterale artigiano: percorso

storico tra legge e contrattazione, tra partecipazione contributiva

bilaterale e servizi di welfare contrattuale. 3.3- L’Ebna. 3.4- I compiti

in materia di politiche del lavoro: gli ammortizzatori sociali, la

funzione del Fondo Artigiano formazione. 3.5- Ulteriori strumenti di

welfare: lo scarso successo di Artifond a livello pensionistico

complementare e il sistema di tutela della salute e sicurezza sul lavoro.

126

3.1 Incipit

Con caratteristiche similari all’edilizia, ma in termini più recenti,

l’artigianato rappresenta oggi il settore produttivo italiano in cui

l’evoluzione degli enti bilaterali ha raggiunto un livello strutturato di

590

progressione ed attivazione. Il ricorso a questi enti dipende sempre

dalla frammentazione del contesto produttivo e dall’instabilità del

591

mercato del lavoro. Da moltissimi anni le confederazioni artigiane e

sindacali italiane affidano alla bilateralità un ruolo importante dal

punto di vista delle relazioni industriali, sia dell’assistenza sociale e

mutualistica nei confronti dei lavoratori e delle imprese. Questa

evoluzione si estende ad iniziare dal livello territoriale regionale e

coinvolge: il sostegno al reddito dei lavoratori in virtù dello sviluppo

delle imprese, il meccanismo della rappresentanza sindacale, la

formazione professionale, la sicurezza nei luoghi di lavoro. Il contesto

regolativo che sostiene gli enti bilaterali nell’artigianato è di natura

contrattuale e deriva da accordi interconfederali approvati soprattutto

592

nel decennio che intercorre tra i primi anni ’80 ed i primi anni ’90.

Gli enti coinvolti sono le associazioni datoriali (Confartigianato, Cna,

C.a.s.a, Claai) e, dalla parte sindacale, Cgil, Cisl e Uil. Si può dire che

l’edilizia sia un’esperienza settoriale, mentre l’artigianato avvia un

sistema di enti bilaterali che include “trasversalmente” tutti i settori

produttivi: dal manifatturiero (tessile-abbigliamento,

legno-arredamento, alimentazione); all’artistico (orafo-argentiero,

ceramica-vetro), ai servizi alla persona (estetica, acconciatura), ai

593

servizi alla collettività (installazione di impianti, autoriparatori).

Alla data odierna, l’artigianato comprende: gli organismi paritetici

590 S.Leonardi, La bilateralità nell’artigianato, in S.Leonardi, Bilateralità e Servizi, quale ruolo per

il sindacato?, Roma, Ediesse, 2005, p. 80

591 L.Bellardi, Le istituzioni bilaterali tra legge e contrattazione collettiva: note di sintesi e

prospettive, in L.Bellardi, Gustavo De Santis (a cura di), op. cit., p.17

592 S.Leonardi, ibidem

593 G.De Lucia, S.Ciuffini, Il sistema degli Enti bilaterali nell’artigianato: un’esperienza italiana

al servizio del dialogo sociale europeo, in M.Tiraboschi (a cura di), La riforma Biagi del mercato

del lavoro. Prime interpretazioni e proposte di lettura del d.lgs. 10 settembre 2003, n. 276. Il

diritto transitorio e i tempi della riforma, Collana Adapt-Fondazione “Marco Biagi”, n.2, Milano,

Giuffrè, p. 679 127

previsti dai contratti di categoria, un ente nazionale intercategoriale e

le sue articolazioni regionali, gli organismi paritetici per la salute e

sicurezza (istituiti a livello nazionale, regionale e territoriale) e i fondi

intercategoriali per la formazione continua, per la rappresentanza

sindacale, per il sostegno al reddito, per la previdenza e per

594

l’assistenza sanitaria integrativa. La struttura del sistema bilaterale

si basa su un doppio elemento organizzativo

–territoriale/intercategoriale e di categoria- perché interessa imprese

appartenenti a differenti settori produttivi e può esplicare, in questo

modo, gli interessi delle parti vincolate sia al territorio, sia al settore di

595

appartenenza. Detto questo, ulteriore precisazione da fare, è il fatto

che proprio per questo doppio elemento organizzativo, il quadro degli

enti bilaterali artigiani coincide con quello della contrattazione a sua

volta divisa in due livelli. Le tappe dell’istituzionalizzazione del

sistema, infatti, sono segnate dagli stessi accordi interconfederali i

quali hanno gestito la struttura contrattuale. Il ruolo preminente di

coordinamento del sistema, in un ambito cosi complesso, si demanda

all’ente nazionale intercategoriale, che unisce con diverse modalità e

scelte, diversi fondi bilaterali intercategoriali e di categoria,

596

considerando il duplice meccanismo organizzativo.

3.2 Il sistema bilaterale artigiano: percorso storico tra legge e

contrattazione, tra partecipazione contributiva bilaterale e servizi

di welfare contrattuale

Il punto di vista dal quale analizzare il sistema degli enti bilaterali

nell’artigianato tiene conto della struttura del comparto, formato da

piccole e piccolissime imprese attive in settori economici molto

diversi e in cui l’intermittenza lavorativa è un elemento costante. Gli

effetti di questo contesto lavorativo producono, appunto, una

597

contrattazione collettiva “articolata e variegata” a livello territoriale

e categoriale. Questa si riversa anche sul sistema bilaterale, il quale si

distingue per l’intercategorialità degli enti paritetici. Il primo accordo

della contrattazione interconfederale artigiana “moderna” è del

1946. In questo periodo, diversi sono gli accordi interconfederali tra

Cgil e Confindustria e in rapporto al comparto artigiano, la Cgil e la

Cna stipulano un’intesa Confederale per la formazione di un sistema

594 L.Bellardi, Le istituzioni bilaterali tra legge e contrattazione collettiva: note di sintesi e

prospettive, in L.Bellardi, Gustavo De Santis (a cura di), op. cit., p.18

595 L.Bellardi, ibidem

596 L.Bellardi, ibidem

597 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, I sistemi bilaterali di settore, in L.Bellardi, Gustavo De Santis (a cura

di), op. cit., p. 203 128

unitario retributivo, con una retribuzione tripartita: minimo,

598

contingenza e terzo elemento. Con l’Accordo Interconfederale del

1964 sono individuati due livelli contrattuali: confederale e

categoriale; viene messo al centro il Ccnl, sia di categoria che di

599

settore. Nel 75’ la Cgia, la Cna, la Casa, la Claai e la Federazione

unitaria Cgil-Cisl-Uil firmano l’intesa per l’attivazione del

meccanismo della scala mobile e la regolamentazione dell’indennità di

600

contingenza nel settore artigiano. Una svolta è data dal volere delle

parti di mettere a punto una Cassa integrazione guadagni autonoma

601

per questo settore. Nel 1983 le parti sociali esplicano il desiderio di

estendere sul territorio nazionale l’esperienza della bilateralità che

602

diffusasi in ambito locale, raggiunge l’interesse comune per “la

costituzione ed il più ampio sviluppo degli enti bilaterali a livello

territoriale, privilegiando il livello provinciale”. Gli enti possono agire

con strumenti di mutualizzazione per l’erogazione delle più importanti

603

prestazioni integrative legate ai lavoratori. (malattia, maternità,

infortunio) L’artigianato, dunque, guardando sempre all’edilizia,

sceglie in primis un assetto provinciale degli enti bilaterali, bensì

nell’accordo successivo del 1987 si preferisce una strutturazione

604

regionale che rappresenta l’ossatura del sistema . Questo accordo

decide alcuni punti cardine degli enti bilaterali territoriali, infatti, in

aggiunta al livello provinciale di cui si è parlato e la gestione mista e

paritetica degli organi, si delinea il criterio di divisione della

contribuzione, che deve essere a carico dei datori di lavoro e, in

misura ridotta, dei lavoratori. Con l’accordo interconfederale del 1987

le parti sociali mirano alla creazione di un sistema articolato della

bilateralità artigiana attraverso l’istituzione di un organismo nazionale,

l’Ebna, (scrivono una bozza dello Statuto dell’Ente bilaterale) istituito

in attuazione degli accordi interconfederali del 3 agosto e 3 dicembre

1992. Nella bozza di statuto, si specificano sia i parametri di

mutualizzazione per l’erogazione delle prestazioni previste dal CCNL,

605

sia i corsi di formazione professionali e manageriali. Sul versante

598 Accordo interconfederale Artigianato 11 dicembre 1946

599 Accordo interconfederale 21 febbraio 1964

600 Intesa Interconfederale 24 aprile 1975

601 Accordo sottoscritto tra Cgil-Cisl-Uil e le Confederazioni delle imprese artigiane

(Cgia-Cna-Claai-Casa). Le parti si impegnano ad estendere il comparto ai settori grafico,

tipografo, alimentare, che si sommano a quelli che già erano inclusi, ossia metalmeccanici,

argentieri, orafi, odontotecnici, tessili, abbigliamento, edili, legno, ceramica ecc.

602 Art.4, comma 1, dell’accordo interconfederale del 1983

603 G.De Lucia, S.Ciuffini, Il sistema degli Enti bilaterali nell’artigianato: un’esperienza italiana

al servizio del dialogo sociale europeo, in M.Tiraboschi (a cura di), op. cit., p. 682

604 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, I sistemi bilaterali di settore, in L.Bellardi, Gustavo De Santis (a cura

di), op. cit., p. 204

605 S.Leonardi, La bilateralità nell’artigianato, in S.Leonardi, Bilateralità e Servizi, op.cit. , p.82

129

dei c.f.l. nascono le Commissioni bilaterali (a livello provinciale e/o

territoriale), che hanno il ruolo di fornire la dichiarazione di

conformità dei progetti presentati dalle imprese artigiane. L’accordo

interconfederale del 1988 presuppone la costituzione di Fondi

intercategoriali a livello regionale per il sostegno del reddito, volti a

proporre soluzioni per l’aiuto ai guadagni dei lavoratori delle imprese

interessate da sospensioni temporanee delle attività, provocate da

eventi di forza maggiore, indipendenti dalla volontà

606

dell’imprenditore. Questi fondi adempiono ad un ruolo sia

sostitutivo che integrativo del reddito, assicurando ai lavoratori

licenziati o sospesi per crisi dovute a causa di forza maggiore, un

607

insieme di prestazioni. Anche qui, l’applicazione del principio della

bilateralità permette di scovare soluzioni innovative, che mediano tra

la realtà economica ed organizzativa delle aziende e le pretese del

sindacato, spostando il conflitto al di fuori dell’impresa nelle sedi

608

appositamente costituite. L’accordo del 1988 si delinea come la base

dell’odierno sistema degli enti bilaterali artigiani. La ricezione

dell’accordo in quasi tutti i contratti collettivi nazionali di lavoro dei

settori artigiani, insieme all’impiego dello stesso accordo in tutte le

regioni italiane, dà inizio al sistema di enti bilaterali più diffuso e

609

assodato in Italia. Gli accordi interconfederali del ’92-’93

(sottoscritti da Confaartigianato, Cna, Casa, Claai e Cgil, Cisl e Uil)

istituzionalizzano tutto il sistema della bilateralità nel comparto

artigiano, che prevede per le parti contraenti l’adesione agli enti

bilaterali, in quanto parti costituenti della contrattazione prevista

dall’accordo stesso. Il processo di istituzionalizzazione impegna anche

i diversi Fondi sostenuti dalla contrattazione interconfederale e di

categoria, attraverso la contrattualizzazione delle prestazioni da questi

assicurate; essi si rendono, in altre parole, strumenti

economico-finanziari per l’assolvimento degli oneri stabiliti dalla

610

contrattazione collettiva. L’accordo del ’92 sottolinea l’importanza

dei diversi organismi paritetici del settore – siano osservatori previsti

dalla contrattazione collettiva che enti bilaterali- perciò predispone

l’omogeneità nazionale interconfederale tra i risultati delle loro attività

“al fine di costruire, attraverso l’acquisizione e l’elaborazione dei dati

606 P.Bozzao, Enti bilaterali e ammortizzatori sociali, in AA.VV. Indagine sulla bilateralità nel

terziario, op. cit., p. 57

607 P.Bozzao, ibidem

608 G.De Lucia, S.Ciuffini, Il sistema degli Enti bilaterali nell’artigianato: un’esperienza italiana

al servizio del dialogo sociale europeo, in M.Tiraboschi (a cura di), op. cit., p. 683

609 G.De Lucia, S.Ciuffini, ivi, p.684

610 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, I sistemi bilaterali di settore, in L.Bellardi, Gustavo De Santis (a cura

di), op. cit., p. 205 130

conoscitivi da questi rilevati, una banca dati nazionale quale supporto

611

strumentale agli obiettivi delle parti”. All’interno dell’ente bilaterale

nazionale si trovano due fondi: a) il Fondo bilaterale per la

salvaguardia del patrimonio di professionalità di lavoro

dipendente e imprenditoriale; b) il Fondo per la rappresentanza

sindacale. Questi fondi hanno autonomia giuridica e gestionale e

rappresentano gli strumenti economici per l’adempimento degli

obblighi contrattualmente previsti. Nel 1992 le parti sociali decidono

di conferire agli enti bilaterali la morfologia di un sistema articolato su

due livelli (nazionale e regionale), vincolante per i contraenti e parte

612

integrante del contratto. La bilateralità nell’artigianato è attraversata

poi, da un’incisiva legislazione promozionale, per quanto riguarda il

settore d’integrazione del reddito. Si tratta dei contratti di solidarietà,

contenuti nell’art. 5, comma 8, legge 19 luglio 1993, n. 236, in cui,

con riferimento alle imprese artigiane, si stabilisce il conferimento di

un contributo pubblico, a patto che i lavoratori con orario ridotto

ricevano, da parte dell’ente bilaterale, una prestazione di importo non

613

inferiore alla metà della quota del contributo pubblico. Per la prima

volta, il legislatore descrive gli enti bilaterali come “gestori di un

614

ammortizzatore sociale in partnership con lo Stato”. Un rilancio

decisivo del sistema bilaterale si verifica con l’accordo

interconfederale del 17 marzo 2004 (sottoscritto da Confartigianato,

Cna, Casartigiani, Claai e Cgil, Cisl e Uil) e la sua intesa applicativa

del 14 febbraio 2006, con cui si prosegue l’aggiornamento contrattuale

iniziato nel 2002. Nel 2004 le parti -giudicando positivamente

l’esperienza iniziata con l’accordo interconfederale del 1988, che

porta alla nascita di validi enti bilaterali adatti per l’evoluzione del

comparto e per garantire sostegni alle imprese e ai lavoratori-

definiscono maturi i tempi per l’inizio di un aggiornamento

615

dell’accordo stesso. Si vuole rivalutare la bilateralità, rafforzandone

il sistema attraverso una definizione dei temi sui cui intervengono gli

enti bilaterali: sistemi di rappresentanza, tutela della salute e della

sicurezza, il sostegno al reddito dei lavoratori e delle imprese, la

formazione, la previdenza, il welfare integrativo, lo sviluppo delle pari

opportunità, il mercato del lavoro. La forza del sistema è data da un

maggior intervento di Ebna, a cui vengono demandate attività

611 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ivi, p. 205-206

612 G.De Lucia, S.Ciuffini, ibidem

613 P.Bozzao, Enti bilaterali e ammortizzatori sociali, in AA.VV. Indagine sulla bilateralità nel

terziario, op. cit., p.58

614 M.Napoli, Gli enti bilaterali nella prospettiva di riforma del mercato del lavoro, op. cit., p.241

615 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, I sistemi bilaterali di settore, in L.Bellardi, Gustavo De Santis (a cura

di), op. cit., p. 209 131

promotrici del sistema. In tal senso presso l’Ebna sono funzionanti tre

osservatori: l’Osservatorio delle prestazioni, in riferimento agli

ammortizzatori sociali; quello per il funzionamento della bilateralità

ed un altro per la contrattazione nazionale e regionale confederale e

616

categoriale. In quest’operazione di rivisitazione degli enti paritetici,

è chiara l’influenza degli organismi regionali, infatti, l’Ebna coordina

gli enti bilaterali regionali, i quali a loro volta contribuiscono al

finanziamento dell’Ebna con una contribuzione uguale all’1% delle

617

entrate relative al sostegno al reddito. L’intesa del 14 febbraio 2006

conferma la validità di un modello articolato su due livelli di

contrattazione, specificati già dall’Accordo interconfederale del 2004.

Nello specifico, ogni livello (interconfederale e di categoria) si

suddivide in due ambiti di confronto, uno nazionale e l’altro regionale,

affinché ci sia un sistema articolato intorno a due soggetti titolari della

618

contrattazione, coincidenti con le strutture nazionali e regionali. Al

livello nazionale interconfederale appartiene il sistema di

rappresentanza, la struttura contrattuale e la struttura retributiva; al

livello nazionale di categoria, invece, le regole (luoghi, tempi,

modalità) delle trattative negoziali, la disciplina dei diritti sindacali, il

salario nazionale, l’inquadramento dei lavoratori, la disciplina

dell’orario di lavoro. Condivisa tra i due livelli negoziali è poi la tutela

delle retribuzioni dei lavoratori, la quale deve essere attuata attraverso

l’adattamento delle retribuzioni nazionali all’inflazione decisa

mediante la concertazione triangolare oppure, in assenza, con

riferimento ad un tasso stabilito fra le stesse parti firmatarie

619

dell’intesa, secondo gli indicatori disponibili. L’intesa del 14

febbraio 2006 intensifica la valorizzazione degli enti bilaterali nel

settore artigiano. Le parti valutano necessario un sostegno agli enti

bilaterali, conciliando la mission, le strutture e le norme di

funzionamento ai nuovi ruoli socio-economici in cui si azionano gli

enti bilaterali artigiani: formazione, previdenza, pari opportunità,

620

mercato del lavoro, tutela della salute e della sicurezza. L’intesa del

21 novembre 2008 apporta delle modifiche rilevanti: la previsione

della durata triennale dei contratti collettivi, la continuità contrattuale

per l’identificazione degli aumenti retributivi decisi a partire dalla data

di scadenza del contratto precedente, l’obbligatorietà del secondo

616 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ibidem

617 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ivi, p. 210

618 A.Tampieri, L’accordo nel settore artigiano per assetti contrattuali e enti bilaterali, in Guida al

lavoro-il Sole 24 ore, 9, 24 febbraio 2006, p. 96

619 A.Tampieri, ivi, p. 97

620 A.Tampieri, ibidem 132

621

livello di contrattazione. Nell’accordo si affida alla bilateralità, una

posizione preminente, definendola come “lo strumento primario per

dare risposte di sistema ad un comparto caratterizzato da una rilevante

quantità di imprese con dimensioni contenute.” L’Accordo

interconfederale del 23 luglio 2009 -applicativo di suddetta intesa e

sottoscritto da Confartigianato imprese, Cna, Casartigiani, Claai e solo

da Cisl e da Uil per quanto riguarda la parte sindacale- rappresenta

l’aspetto cardine del sistema di relazioni industriali del settore e

ambisce ad una sua solidificazione ed estensione. Le metodologie

usate per arrivare a questi obiettivi sono diverse: ad esempio, la

contrattualizzazione delle prestazioni che è affidata agli organismi

bilaterali al fine di intensificarli a livello nazionale. Le prestazioni

degli enti bilaterali sono classificate dal contratto collettivo come

diritti soggettivi dei lavoratori, i quali possono esigerle direttamente

dal datore di lavoro qualora non sia iscritto al sistema degli enti

bilaterali. Poi abbiamo prestazioni come quelle di sostegno al reddito,

la raccolta delle adesioni volontarie al sindacato e, da parte delle

imprese, la creazione di un sistema unico di versamento contributivo

622

basato su una convenzione Inps-enti bilaterali. La mancanza di Cgil,

apparentemente non genera una limitazione dell’attività dell’Ebna (le

decisioni dell’Assemblea non implicano la presenza di tutti i

componenti né l’unanimità del voto), bensì in concreto potrebbe non

giovarne l’effettiva rappresentatività di un organismo espressione

dell’autonomia collettiva. Tale dilemma si può considerare risolto con

l’atto di indirizzo sulla bilateralità del 30 giugno 2010, sottoscritto da

623

tutte le parti sociali, inclusa la Cgil.

Una delle funzioni caratteristiche degli enti bilaterali è la

rappresentanza sindacale. E’ una caratteristica essenziale, in quanto si

espande in un settore in cui la normativa di promozione della libertà e

dell’associazionismo sindacale -a iniziare dalla costituzione di

rappresentanze sindacali aziendali (art.19 Statuto dei lavoratori)- può

avere una minima effettività. L’accordo del 1988 prevede la nascita

della figura del rappresentante di bacino, cioè un rappresentante

sindacale approvato dalle OO.SS. sancenti l’accordo stesso, la cui

nomina spetta ai lavoratori dipendenti delle imprese artigiane di un

bacino territoriale, appartenenti a settori economici diversi.

L’individuazione dei bacini si verifica a livello regionale e l’accordo

prevede che in via momentanea, possono essere individuati facendo

621 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ibidem

622 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ivi, p. 211

623 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ibidem 133

624

riferimento agli ambiti provinciali, previa verifica delle parti sociali.

Il bacino territoriale offre la possibilità di istituire sedi permanenti

(intercategoriali) di confronto tra le rispettive rappresentanze delle

parti, alle quali viene affidato il compito di risolvere problematiche

individuali e collettive, non risolte prima. E’costituito, inoltre, un

Fondo regionale gestito dalle organizzazioni datoriali e controllato

dalle organizzazioni sindacali, sostentato dalla contribuzione

aziendale, per le necessità economiche derivanti dalle attività del

Delegato di bacino. Nell’ipotesi di mancato funzionamento del

meccanismo di prelievo mediante l’Inps e di formazione dell’Ente

bilaterale, l’accordo affida alle parti sociali in sede regionale

625

l’evenienza di delineare procedure “equivalenti e sostitutive”

rispetto a quanto previsto dall’accordo stesso. Altra tappa peculiare nel

sistema di relazioni sindacali è segnata dagli enti bilaterali regionali,

ai quali interessa la raccolta delle quote di adesione sindacale, che in

un contesto imprenditoriale di piccole e piccolissime imprese

definiscono un passo importante di istituzionalizzazione della

rappresentanza sindacale. Con l’accordo del 23 luglio 2009, le quote

di adesione sindacale, comprese quelle delle imprese, sono elementi

specifici della contribuzione complessiva, spettante agli enti bilaterali

regionali. Per dare meno onerosità al sistema delle imprese, in

aggiunta, viene creato un sistema semplice ed unico di versamento

degli oneri e dei contributi che si basa su una convenzione Inps-enti

626

bilaterali. A partire dall'1luglio 2010, la bilateralità prevista dalla

contrattazione collettiva dell’artigianato diventa obbligatoria. Le

imprese devono versare, secondo un meccanismo nuovo di raccolta,

una quota complessiva per la bilateralità, pari a 125 euro annuali per

ogni lavoratore dipendente, anche a tempo determinato. Questo

contributo è suddiviso in 12 quote mensili di 10,42 euro per ogni

lavoratore attivo, ed è ridotto del 50% per i part-time fino a 20 ore

settimanali. Nella fattispecie dei lavoratori, rientrano anche i

neo-assunti o chi abbia terminato il rapporto di lavoro nel corso del

mese di riferimento in cui si deve versare. I versamenti si effettuano

anche per i lavoratori in malattia, in maternità o in sospensione, e per

tutti quelli dichiarati con il modello UNIEMENS. Per accedere ai

benefici delle prestazioni previste, l’azienda artigiana deve essere in

regola con i versamenti di almeno 3 annualità più l’anno in corso. Per

627

le aziende neo costituite si devono maturare almeno 3 annualità.

624 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ivi, p. 213

625 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ibidem

626 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ivi, p. 213-214

627 www.ebac-calabria.it 134

Dall'1 luglio 2010, invece, in caso di mancata adesione alla

bilateralità, i datori di lavoro devono erogare ogni mese, per ogni

dipendente in forza, un forfait pari a 25 euro lordi mensili. Tale

somma deve essere data per 13 mensilità come E.A.R. (elemento

628

aggiuntivo della retribuzione) ed si esonera dal calcolo del tfr. Si

può dire, dunque, alla luce di un calcolo pratico, come l’E.A.R. porti

629

ad un costo aggiuntivo di 200 euro. Con la convenzione del 18

giugno 2008 e seguenti rinnovi sanciti tra l’Agenzia delle entrate e

l’Inps, viene regolato il servizio di riscossione, attraverso modello f24,

per il versamento dei contributi relativi all’Istituto e di quelli previsti

630

dalla legge 4 giugno 1973, n. 311 . Al fine poi di effettuare il

versamento contributivo, attraverso modello f24 per il finanziamento a

favore dell’Ebna, si crea la causale di contributo EBNA. Al momento

della compilazione del modello f24, tale causale è inserita nella

sezione “Inps”, nel campo “causale contributo”, in corrispondenza,

esclusivamente, del campo “importi a debito versati”. Si può

affermare che questa sia l’inclinazione verso la quale si è diretto il

Ministero del lavoro e delle politiche sociali con la circolare n.

43/2010. La mancanza del versamento all’EB vincola il datore di

lavoro, appunto, ad erogare al dipendente un elemento distinto della

retribuzione attraverso le modalità sopraddette. Come già ampiamente

discusso nel primo capitolo (paragrafo 1.4), questa scelta sottolinea il

diritto della libertà sindacale negativa dell’imprenditore e il diritto del

628 Accordo interconfederale 30 giugno 2010, in DPL, 32, 2010, p. 1337

629 www.ebac-calabria.it

L. 4-06-1973, n. 311: Estensione del servizio di riscossione dei contributi associativi tramite gli

630

enti previdenziali. (GU n.157 del 20-6-1973 ). IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

PROMULGA la seguente legge: Articolo unico. L'Istituto nazionale della previdenza sociale,

l'istituto nazionale per l'assicurazione contro le malattie e l'Istituto nazionale per l'assicurazione

contro gli infortuni sul lavoro possono essere autorizzati dal Ministro per il lavoro e la

previdenza sociale, su richiesta delle associazioni sindacali a carattere nazionale, ad assumere il

servizio di esazione dei contributi associativi dovuti dagli iscritti, nonché dei contributi per

assistenza contrattuale che siano stabiliti dai contratti di lavoro. I rapporti tra gli istituti di cui al

precedente comma e le organizzazioni sindacali saranno regolati da convenzioni, da sottoporre

all'approvazione del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, ai soli fini di accertare che

il servizio di riscossione non sia pregiudizievole per il corrente adempimento dei

compiti di istituto, che siano rimborsate le spese incontrate per l'espletamento del servizio e che gli

istituti medesimi siano sollevati da ogni qualsiasi responsabilità verso terzi derivante

dall'applicazione della convenzione. Nei casi in cui l'esazione dei contributi avvenga per mezzo di

ruoli esattoriali, per la riscossione dei contributi di cui al presente articolo si applicano le

disposizioni di cui all'articolo 3, quarto comma, del testo unico delle leggi sui servizi della

riscossione delle imposte dirette approvato con decreto del Presidente della Repubblica 15 maggio

1963, n. 858. La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale

delle leggi e dei decreti della Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e

di farla osservare come legge dello Stato. 135

lavoratore a vedersi riconosciute le prestazioni che sono integrazione

631

della retribuzione.

3.3 L’Ebna

Subito dopo la nascita degli enti bilaterali regionali, nel 1993 viene

costituito l’Ente bilaterale nazionale dell’artigianato denominato

Ebna. E’ un ente no-profit con il compito di sponsorizzare e gestire gli

enti bilaterali dell’artigianato regionali. La struttura dell’organismo è

intercategoriale (escluso il settore edile), poiché aggrega diverse

categorie, bensì dal punto di vista amministrativo prevede gestioni

separate per ciascuna di esse, “sulla base delle valutazioni di carattere

economico e gestionale che restano di competenza delle parti

632

costituenti”. La suddivisione è, come già detto, nazionale e

regionale e a livello regionale, ogni struttura ha una propria autonomia

e una propria personalità. In ogni regione, poi, a seconda del contesto

produttivo, si decide se aprire altre sedi periferiche o lasciarne una

sola per l’intera regione. In Calabria, l’unica sede è a Catanzaro. Non

vi sono altre sedi, ma vi è la possibilità di avere informazioni presso le

sedi provinciali delle organizzazioni datoriali dell’artigianato presso

cui oltretutto a breve saranno attivati dei veri e propri punti

633

informativi da non confondere con il concetto di sede distaccata.

Importanti sono gli organi di gestione dell’Ebna, il quale si rivela al

quanto strutturato in virtù del fatto che l’ente è di livello nazionale,

intercategoriale e unisce i differenti enti paritetici predisposti dai

contratti collettivi dei diversi settori. Lo Statuto discerne tra soci e

iscritti, riferendosi con questi ultimi alle imprese e ai lavoratori che

634

contribuiscono all’ente. Ci sono diversi soci, con poteri di gestione

dell’organismo differenti. Le organizzazioni

dell’Artigianato-Confartigianato, Cna, Claii e le OO.SS dei lavoratori

Cgil, Cisl e Uil- che hanno istituito l’Ebna, sono Soci fondatori. Le

organizzazioni artigianali e sindacali dei lavoratori affiliate a queste

organizzazioni, che non abbiano contribuito alla formazione dell’ente

nei panni dei soci fondatori, possono partecipare nelle vesti di

“associati”. In aggiunta possono iscriversi all’ente le imprese artigiane

e le forme associate iscritte alle organizzazioni dell’artigianato che

631 S.Salvato, L.Serrani, Enti bilaterali: il modello artigiano ha fatto scuola, op. cit.

632 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, I sistemi bilaterali di settore, in L.Bellardi, Gustavo De Santis (a cura

di), op. cit., p. 206

633 Fonti provenienti da un’analisi personale e pratica del territorio in questo caso crotonese.

(visite, indagini nelle varie organizzazioni datoriali dell’artigianato, contatti con l’Ebac.)

634 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, I sistemi bilaterali di settore, in L.Bellardi, Gustavo De Santis (a cura

di), op. cit., p. 207 136

635

risultino tra i soci fondatori o associati. Lo statuto stabilisce che

l'ente nazionale unisca di diritto i Fondi bilaterali nazionali

contrattualmente obbligatori, avanzati dalla contrattazione nazionale,

interconfederale, intercategoriale e nazionale di categoria e conceda

l’eventualità di associarsi anche ai Fondi bilaterali nazionali previsti

dalla contrattazione nazionale di categoria e istituiti secondo

autonoma decisione. Il Fondo bilaterale per la salvaguardia del

patrimonio di professionalità di lavoro dipendente e imprenditoriale e

il Fondo per la rappresentanza sindacale sono soci aggregati di diritto

all’ente bilaterale. L’Assemblea dei soci è composta dai soci fondatori

e dagli associati, ma questi ultimi possono farne parte, senza diritto di

voto, nei panni di osservatori; i soci aggregati, invece, non hanno

diritto di voto né di rappresentanza attiva e passiva negli organi

636

dell’ente. All’assemblea partecipano 24 membri che simboleggiano

gli enti costituiti, nominati pariteticamente dalle due parti. La presa

delle decisioni da parte dell’Assemblea presuppone la presenza di

almeno 17 dei suoi componenti, tra cui 7 di ogni parte. Le

determinazioni sono valevoli se appoggiate da più di tre quarti dei

637

presenti. Gli organi dirigenti e di controllo di Ebna sono il Consiglio

direttivo, il Comitato esecutivo, il Collegio dei revisori dei conti, il

Presidente e il Vicepresidente. Una caratteristica del sistema artigiano

è la presenza di due Organi consultivi: la Consulta degli enti bilaterali

regionali e la Consulta dei Fondi nazionali, i quali manifestano gli

interessi dei diversi organi associati ad Ebna. Le consulte non sono

rappresentative negli organi gestionali, ma sembra produttivo

sottolineare la loro esigenza di rispondere alle due diverse inclinazioni

del sistema bilaterale artigiano, ossia quella intercategoriale

638

territoriale e quella di categoria. Nel dettaglio le sue attività sono:

• Coordinamento degli enti bilaterali regionali (L’Ebna sostiene

questi enti, attuando soluzioni per i problemi fiscali, previdenziali,

sulla privacy. A tal proposito, l’Ente possiede delle commissioni di

lavoro che vedono la partecipazione degli Enti e di esperti.)

• Rappresentanza nelle sedi istituzionali (Si apre verso Inps,

Ministero del Lavoro e Ministero delle finanze per le controversie

fiscali e tributarie)

• Azioni di solidarietà (Azioni per le imprese colpite da calamità

naturali. Si vuole coprire i danni al massimo e proporre interventi. Il

635 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ibidem

636 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ibidem

637 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ivi, p. 208

638 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ibidem 137

livello nazionale agisce con le risorse del Fondo di Sostegno al

Reddito.)

• Formazione dirigenziale

• Indagine nazionale sui fabbisogni formativi nell’artigianato

• Pubblicazione di manuali sulle corrette procedure

igieniche-HACCP (l’Ebna gestisce gli Enti bilaterali che preparano

manuali per ogni settore, interessandosi ai rapporti con il Ministero

della Sanità per la validazione prevista dal D.lgs. 155/97. Le

operazioni di stampa e distribuzione sono a carico dell’Ente)

• Progetti (L’Ebna ha risposto al Bando Inail per la creazione di

prodotti secondo gli art. 21 e 22 del D.lgs. 626/94 e ad iniziative

comunitarie in materia di apprendistato.)

• Diffusione di accordi, normative e contratti (di livello sia

nazionale che regionale/territoriale, è una delle attività più utilizzate

dall’Ebna, poiché è aumentata la domanda di informazioni e notizie

639

sul comparto)

L’Ebac Calabria nasce dall’unione di Confartigianato, Cna,

Casartigiani e Cgil-Cisl-Uil, formatosi successivamente all’Accordo

interconfederale regionale del 2 febbraio 1992. Le difficoltà delle

istituzioni ad intervenire nella crisi economica, pongono le basi

affinché le associazioni creino un Ente che aggiri queste negatività e

640

incrementi i vantaggi che questo organismo può offrire. La Calabria

è in ritardo in rapporto ad altre regioni, ma questo rallentamento può

essere compensato da esperienze assodate e in via di evoluzione. L’EB

si pone come mezzo per incentivare un modello di relazioni sindacali,

mediante un coinvolgimento delle parti sociali in una realtà frazionata

641

come la Calabria . L’Ente Bilaterale dell’Artigianato Calabrese

stabilisce per tutte le aziende una serie di servizi e contributi sia per i

lavoratori che per i titolari artigiani nonché per le imprese artigiane

stesse. A livello contributivo, valgono le regole enunciate nel

paragrafo precedente, pertanto, si deduce chiaramente il vantaggio

economico dell’adesione all’Ebac e dei servizi e contributi economici

642

riconosciuti all’imprenditore e alla sua azienda. L’Ebac offre alcuni

importanti servizi:

• Assistenza nella compilazione del PFI

639 S.Leonardi, La bilateralità nell’artigianato, in S.Leonardi, Bilateralità e Servizi, op. cit., p.

88-89

640 www.confaartigianatocrotone.it

641 www.confartigiantocrotone.it

642 www.ebac-calabria.it 138

Rilascio parere di conformità sul PFI dell’apprendista, rilascio

• che sarà garantito tassativamente alle imprese in regola con gli

obblighi contrattuali e nello specifico con prestazioni di welfare

contrattuale, attraverso adesione alla bilateralità. Nel caso in cui

l’impresa non sia iscritta, la stessa potrà farlo con la scheda di

adesione e il versamento di 10,33 euro

Sostegno in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, anche

• attraverso la possibilità di godere del Responsabile Lavoratori

Sicurezza Territoriale (RLST) il quale l’impresa può utilizzare al posto

643

del suo Responsabile Lavoratori Sicurezza Aziendale (RLSA).

Sostegno al Reddito. Il Fondo agisce per salvaguardare il

• patrimonio professionale del lavoro dipendente ed imprenditoriale

delle imprese artigiane della regione Calabria. Dall'1 settembre 2012,

il Fondo prevede a favore dei dipendenti: sostegno nei casi di

sospensioni/riduzioni, nei casi di licenziamento, contratti di solidarietà

e durante gli eventi di forza maggiore; borse di studio per i figli (1000

euro per la Laurea magistrale, 500 euro per il Diploma di scuola

media superiore); anzianità professionale edile (250 euro agli 8 anni di

anzianità e poi una volta ogni biennio maturato.); realizzazione di

interventi di risanamento e miglioramento dell’ambiente lavorativo;

assistenza per la redazione del DVR-Documento Valutazione Rischi

(dall'1 giugno 2013 il DVR è obbligatorio anche per le imprese con

644

meno di 10 dipendenti , è soppressa dunque l’autocertificazione);

inoltre Formazione e aggiornamento professionale degli imprenditori

e dei lavoratori (50% del costo di partecipazione al corso- contributo

massimo di 250,00 euro); sostegno al credito; copertura delle spese

643 La figura del Rlst di cui agli artt. 47 e 48 del D.lgs 81/2008, può essere istituita in tutte le

aziende che occupano fino a 15 lavoratori. Nelle imprese con più di 15 lavoratori, il Rlst agisce lì

dove non sia stato eletto un rappresentante per la sicurezza aziendale. Non sono eleggibili come

Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, né elettori, i soci di Società, gli associati in

partecipazione e i collaboratori familiari.

644 Dall'1 giugno 2013, le imprese con meno di 10 dipendenti produrranno il DVRS, ossia il

Documento di valutazione dei rischi standardizzato. Questo modello prevede delle semplificazioni

rispetto alla procedura normale. E’ un modello predisposto per le micro e piccole imprese. Le

semplificazioni sono di tipo formale, cioè in termini di compilazione di moduli, i quali contengono

informazioni limitate, prioritarie. Il modulo n.2 è il centro del documento, perché individua i

pericoli in azienda. Per le aziende con un numero di dipendenti tra 10 e 50 è facoltativa la

redazione del DVRS, perché in alternativa possono optare per la redazione del DVR. Per calcolare

il numero dei dipendenti, è necessario avvalersi dell’art. 4 del D.lgs. n.81 del 2008, secondo cui

non rientrano nel computo: i collaboratori familiari, i tirocinanti, i prestatori di lavoro occasionale

di tipo accessorio, i lavoratori assunti con contratto a tempo determinato in sostituzione di altri

prestatori di lavoro assenti con diritto alla conservazione del posto di lavoro, i collaboratori a

progetto. Sono obbligati, invece, esclusivamente alla redazione del DVR, le aziende industriali,

impianti o installazioni con i lavoratori esposti a rischi chimici, biologici, da atmosfere esplosive,

cancerogeni mutageni e connessi all’esposizione ad amianto, data gli eccessivi rischi che non

possono conciliare con la semplicità del modello semplificato del DVRS. 139

riferite alla pratica di finanziamento attraverso i Consorzi fidi e le

Cooperative di garanzia (200,00 euro); malattia (Dopo il 60°giorno e

fino al 150°, 16 euro al giorno con un max erogabile di 1440 euro per

anno solare); maternità (650,00 euro contributo una tantum.);

partecipazione a fiere e mostre (10% del costo provato-fino ad un

645

massimo di 500 euro) . Uno degli ultimi provvedimenti importanti è

del 28 giugno 2013. Si tratta di un accordo interconfederale regionale

che prevede la detassazione degli istituti contrattuali legati

all’aumento di produttività nelle imprese che utilizzano uno dei

contratti dell’artigianato. L’accordo, siglato presso l’Ebac, è depositato

alla DTL di Catanzaro.

Rappresentanza sindacale. Come già detto, il Fondo relazioni

• sindacali istituisce rappresentanti sindacali di bacino riconosciuti dalle

OO.SS. stipulanti, per conoscere le relazioni del comparto artigiano in

questa regione in cui la piccola impresa, sebbene la sua

conformazione e il non ottimale sostegno alla sua valorizzazione, sia

in ogni caso al centro dell’economia, da un punto di vista

occupazionale e reddituale. Si vogliono promuovere sedi bilaterali di

confronto per attivare iniziative che sostengano tutti gli operatori del

settore. Il Fondo è finanziato con quote di adesione annualmente

stabilite in testa alle imprese per dipendente. La somma serve per

finanziare i rappresentanti sindacali di bacino.

Fondo per l’assistenza contrattuale. E’a carico dei lavoratori

• dipendenti inclusi gli apprendisti nella misura dello 0,50 della

retribuzione globale di fatto. E’ una quota che si trattiene mensilmente

oppure si può decidere di trattenerla trimestralmente o

semestralmente. E’ a carico, inoltre, delle imprese, per lo 0,25% sul

totale delle retribuzioni globali di fatto versate ai lavoratori

dipendenti. Anche questa è una quota calcolata mensilmente e versata

646

entro il 30 del mese successivo allo scadere del periodo prescelto.

647

L’Ente avrà durata indeterminata e potrà costituire con regolamenti

adatti strutture di ufficio periferiche. L’Ente potrà stabilire divisioni

648

territoriali, nel momento in cui si attestino queste condizioni:

• Congruità di adesioni;

• Compatibilità economiche ed economicità di gestione;

• Che l’articolazione territoriale non ostacoli l’esistenza

dell’Ente e siano assicurati gli obiettivi dello Statuto.

645 www.confaartigianatocrotone.it

646 www.confaartigianatocrotone.it

647 Art. 3 Statuto Ebac

648 Art. 4 Statuto Ebac 140

649

L’Ebac persegue i suoi obiettivi attraverso :

• Versamenti effettuati dalle imprese e/o dai loro dipendenti

secondo gli accordi interconfederali vigenti e dei contratti di lavoro

applicati;

• Possibili entrate pubbliche e private;

• Possibili entrate discendenti da iniziative sociali;

• Da probabili quote di adesione stabilite dal Consiglio di

Amministrazione.

A tale Ente, inoltre, secondo mandati dettagliati, possono essere

demandate quote associative, versamenti oppure contributi sanciti dai

singoli soci ed a questi indirizzati, previa delibera del Consiglio di

650

Amministrazione. Sono Organi dell’Ebac : l’Assemblea, il Consiglio

di Amministrazione, il Presidente ed il Vice Presidente, il Collegio dei

651

Revisori dei Conti. Le deliberazioni dell’Assemblea sia ordinaria

che straordinaria e del Consiglio di Amministrazione devono risultare

verbalizzate e sottoscritte dal Presidente e dal Segretario

dell’Organismo, nominato di volta in volta. E’ vietato distribuire in

modo indiretto, utili o avanzi di gestione nonché fondi, riserve o

capitale, durante la vita dell’Associazione, eccetto che la destinazione

o la distribuzione non siano imposte dalla Legge. In caso di

652

scioglimento dell’Ente o di una sua cessazione , l’Assemblea

Straordinaria provvede alla nomina di 3 liquidatori nominati

rispettivamente, uno dalle OO.AA., uno dalle OO.SS. ed uno scelto di

comune accordo. In caso di mancata nomina, dopo due mesi dalla

messa in liquidazione, provvede il Presidente del Tribunale di

Catanzaro.

3.4 I compiti in materia di politiche del lavoro: gli ammortizzatori

sociali, la funzione del Fondo Artigiano formazione.

L’artigianato è l’unico comparto che, a partire dalla fine degli anni

Ottanta, stabilisce per via negoziale un sistema originale “attraverso

653

un mix di misure in parte contrattuale e in parte pubbliche” . Tra

queste c’è la gestione degli ammortizzatori sociali, la quale inizia nel

654

1983, ma in particolar modo si svilupperà dopo. L’accordo

649 Art. 8 Statuto Ebac

650 Art. 9 Statuto Ebac

651 Art.16 Statuto Ebac

652 Art.22 Statuto Ebac

653 G. De Lucia, S.Ciuffini, Il sistema degli Enti bilaterali nell’artigianato: un’esperienza italiana

al servizio del dialogo sociale europeo, in M.Tiraboschi (a cura di), op. cit., p. 689

654 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, I sistemi bilaterali di settore, in L.Bellardi, Gustavo De Santis (a cura

di), op. cit., p. 216 141

interconfederale del 1983 afferma che “in caso di crisi strutturali di

settore e/o di aree territoriali, o di calamità naturali dalle quali possano

conseguire riduzioni di orario di lavoro, le organizzazioni firmatarie si

impegnano a promuovere ai livelli territoriali interessati incontri tra le

parti per la ricerca di possibili soluzioni, da confrontare eventualmente

con le istituzioni pubbliche ed enti interessati per un loro

coinvolgimento”. L’accordo poi del 1987 rende pragmatica questa

asserzione, mediante l’istituzione di commissioni bilaterali regionali o

territoriali con compiti in tema di meccanismi di qualificazione e

assorbimento dei lavoratori in eccedenza (Cig e mobilità) presso le

imprese artigiane. Queste rappresentano lo strumento per

concretizzare attività di politiche attive del lavoro sancite

dall’accordo, il quale consiste in interventi promozionali

dell’occupazione di lavoratori espulsi dal mercato del lavoro:

interventi basati su incentivi economici per la loro assunzione, inclusi

in un dettagliato progetto formativo di specializzazione,

riqualificazione e formazione lavoro concordato tra le parti firmatarie

655

dell’accordo stesso. Le Commissioni bilaterali regionali

promuovono, dunque, attività in materia di politiche attive del lavoro,

anche nelle aree depresse, di appartenenza dell’ente regionale e degli

altri enti pubblici territoriali. In poche parole, tali Commissioni

regionali promuovono tavoli concertativi con enti di governo a livello

locale, per le politiche di sviluppo e sponsorizzazione del settore e

dell’occupazione e questo rende ancora più articolate le funzioni loro

656

affidate. Nel 1988, all’interno dei singoli enti bilaterali regionali, si

costituiscono Fondi intercategoriali regionali che mirano alla tutela del

patrimonio di professionalità di lavoro dipendente e imprenditoriale

nel settore artigiano. La caratteristica di questo Fondo è che mira

all’edificazione di un sistema di ammortizzatori sociali riferiti non

solo ai lavoratori del settore, ma anche alle stesse imprese, con

l’obiettivo, appunto, di custodire il patrimonio di professionalità e

competenze di tutti quelli che vi lavorano. Le azioni per i lavoratori

sono delineate da provvedimenti di sostegno al reddito; per le imprese,

invece, si prevedono azioni per il ripristino del ciclo produttivo, per la

ricollocazione e ristrutturazione dell’attività produttiva additata a

fattori e soggetti esterni, per il cambio dei processi sia tecnologici che

di prodotto, per i servizi alle aziende quali attività formative e

657

diffusione di tecnologie. A questi Fondi si affida il compito di

fornire: sostegno al reddito dei lavoratori delle imprese coinvolte da

655 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ivi, p. 217

656 M.C.Cimaglia, A. Aurilio, ivi, p. 218

657 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ibidem 142

sospensioni temporanee delle attività, provocate da eventi di forza

658

maggiore , a prescindere dalla volontà dell’imprenditore; prestazioni

per gli imprenditori artigiani e per il sostegno all’impresa. All’interno

di ogni Fondo c’è una Commissione permanente paritetica, a cui

spetta analizzare le domande d’intervento e la corrispondenza tra gli

eventi denunciati e i loro effetti ai fini per cui il Fondo è costituito. Il

Fondo nato nel 1997 e chiamato Fondo nazionale di sostegno al

reddito si divide in due ambiti, uno destinato alle imprese l’altro ai

lavoratori e viene gestito pariteticamente dalle parti a livello

nazionale. Obiettivo del Fondo è l’incentivo all’occupazione, alla

nuova imprenditorialità, alla professionalità, all’innovazione

tecnologica, anche con l’ausilio di progetti nazionali e

659

internazionali. Il Fondo simboleggia una forma di compensazione a

livello nazionale delle risorse accumulate a livello regionale. La l.14

marzo 2005, n. 80 identifica il compito sociale degli EB. Da

sottolineare sono le azioni dei fondi di sostegno al reddito. Le parti

inducono al bisogno di una riforma del trattamento ordinario di

disoccupazione con requisiti normale, nel caso di sospensioni del

rapporto di lavoro, nel senso di assicurare a tutti i lavoratori

un’indennità complessiva (quota Inps+quota EB), maggiore rispetto a

660

quella data fin a quel momento. La quota è concessa

“subordinatamente ad un intervento integrativo pari almeno alla

misura del venti per cento a carico degli enti bilaterali previsti dalla

contrattazione collettiva o alla somministrazione da parte degli stessi

enti di attività di formazione e qualificazione professionale, di durata

661

non inferiore a 120 ore”. L’impresa che non aderisce all’ente

bilaterale, però, deve pagare in caso di sospensione l’intera

prestazione. Nel 2006 termina il Fondo nazionale di sostegno al

reddito, poiché il modello di finanziamento che è alla base-

un’identica percentuale che tutti gli enti bilaterali devono

corrispondere e il mutamento delle prestazioni erogate da questi- non

permette il “ruolo di solidarietà e riequilibrio affidato al livello

662

nazionale” . Rimangono, invece, i Fondi intercategoriali per la tutela

della professionalità dei lavoratori e delle imprese nel settore artigiano

658 Tra gli eventi di forza maggiore: eventi atmosferici eccezionali che generino danni palesi, tanto

da richiedere la sospensione delle attività; calamità naturali, interruzione dell’erogazione delle

fonti energetiche; difficoltà di utilizzo delle materie prime già acquisite, a causa di fattori e

soggetti esterni non legati al sistema economico.

659 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, I sistemi bilaterali di settore, in L.Bellardi, Gustavo De Santis (a cura

di), op. cit., p. 219

660 P.Passalacqua, Voce “Enti bilaterali”, in Digesto delle discipline privatistiche, op. cit., p. 242

661 Art.13, 8°co., d.l. 14-3-2005, n. 35, conv. in l. 14-5-2005, n. 80; art. 1, 1167° co., 1. 27-12-2006,

n. 296)

662 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ibidem 143

a livello regionale. Il proposito delle parti sociali è di utilizzare tutte le

risorse a disposizione per concorrere al finanziamento degli interventi

a favore dei territori secondo parametri e metodologie stabilite sulla

base delle reali necessità. Alla fine di questa fase, il sistema di

sostegno al reddito dovrà essere rivisto e l’indirizzamento delle parti

sociali sarà verso l’affidamento all’Ebna di possibili interventi di

663

solidarietà a fronte di episodi eccezionali e calamità naturali.

L’accordo interconfederale del 14 maggio 2002, attenendosi ai

principi base per una riforma degli ammortizzatori sociali

nell’artigianato, vede negli EB il punto da cui partire per una nuova

indennità nei casi di disoccupazione di cui le parti si fanno promotrici,

che dovrebbe avere natura pubblica ed essere integrata con risorse del

contratto, attraverso gli enti bilaterali. Anche nel 2004 si prevede un

modello basato sull’offerta dell’indennità di disoccupazione, anche in

caso di sospensione o riduzione del lavoro e sull’integrazione di

questa indennità con risorse contrattuali, provenienti dal sistema degli

664

enti bilaterali. Nell’artigianato si crea, dunque, una commistione tra

la funzione pubblica e l’integrazione degli Eb, il tutto rafforzato dal

fatto che le parti sociali intensificano tutto il sistema della bilateralità

volto a creare un apparato di sostegno a imprese e lavoratori secondo

le caratteristiche del settore, mirando anche in casi di sospensione a

665

far rimanere attiva la forza lavoro. Il 29 marzo 2007, durante un

666

tavolo di concertazione sul Welfare , la Confartigianato ribadisce il

suo sì alla valorizzazione del ruolo degli EB nella gestione degli

ammortizzatori sociali e nel rilascio del Durc. La Confartigianato

precisa “l’importanza dello strumento degli Enti bilaterali

dell’artigianato che hanno maturato un’ormai ventennale esperienza

autonoma per la tutela del reddito dei lavoratori delle imprese

artigiane, fondata sulla mutualità e gestita direttamente dalle parti

sociali. Un’esperienza che, senza oneri per lo Stato, consente di

integrare il reddito in casi di crisi aziendale evitando di espellere i

lavoratori dal ciclo produttivo. Altrettanto importante secondo

Confartigianato, è riconoscere agli Enti bilaterali, in quanto soggetti

più vicini alle imprese, una titolarità nel rilascio del Durc”. L’ex

presidente della Confartigianato nazionale, Giorgio Guerrini, afferma

durante il processo di concertazione, che il modo migliore per

sostenere l’economia reale, massimizzando le risorse disponibili, è

663 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ivi, p. 220

664 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ibidem

665 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ivi, p. 221

666 www.confartigianato.it Rappresentanti di Confartigianato al Tavolo a Palazzo Chigi tra

Governo e parti sociali sul mercato del lavoro. 144

prevedere il consolidamento di 2 strumenti caratteristici

dell’artigianato e delle piccole imprese: i Consorzi Fidi, che

semplificano l’accesso al credito da parte delle imprese; gli Eb

dell’artigianato, i quali gestiscono un sistema di protezioni per i

lavoratori e per gli imprenditori basato su criteri mutualistici e che

667

offrono servizi di sostegno in caso di crisi. E’ firmato, invece, il

30-11-2012, l’accordo interconfederale tra Confartigianato Imprese,

Cna, Casartigiani, Claii e Cgil, Cisl, Uil, con il quale le parti avviano

il confronto, poiché vogliono dare vita al modello del Fondo di

Solidarietà Bilaterale “alternativo” di cui all’art. 3, cc. 14-18, della

Riforma Fornero, per tutelare le prestazioni di sostegno al reddito per i

lavoratori dipendenti dell’Artigianato. (l’argomento è stato trattato nel

primo capitolo, paragrafo 1.5.4) L’accordo deve essere sottoscritto

entro il 18 luglio 2013. L’art. 3 della L. 92/2012 tende a estendere le

prestazioni di sostegno al reddito in costanza di rapporto di lavoro

promuovendo, nei settori non coperti dalla legge in tema di

integrazione salariale, due possibili modelli di Fondi bilaterali di

solidarietà: il modello dei fondi istituiti presso l’Inps, per i settori

come quello dell’artigianato, in cui siano attivi consolidati sistemi di

bilateralità; i Fondi di solidarietà bilaterali secondo il modello

668

alternativo al comma 14 ss. Allo stesso tempo, si precisa che nel

667 www.confartigianato.it

Art 3 l. 92/2012: Tutele in costanza di rapporto di lavoro. 14. In alternativa al modello previsto

668

dai commi da 4 a 13 e dalle relative disposizioni attuative di cui ai commi 22 e seguenti, in

riferimento ai settori di cui al comma 4 nei quali siano operanti, alla data di entrata in vigore della

presente legge, consolidati sistemi di bilateralità e in considerazione delle peculiari esigenze dei

predetti settori, quale quello dell'artigianato, le organizzazioni sindacali e imprenditoriali di cui al

citato comma 4 possono, nel termine di sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente

legge, adeguare le fonti istitutive dei rispettivi fondi bilaterali alle finalità perseguite dai commi da

4 a 13, prevedendo misure intese ad assicurare ai lavoratori una tutela reddituale in costanza di

rapporto di lavoro, in caso di riduzione o sospensione dell'attività' lavorativa, correlate alle

caratteristiche delle attività produttive interessate. 15. Per le finalità di cui al comma 14, gli

accordi e i contratti collettivi definiscono: a) un'aliquota complessiva di contribuzione ordinaria di

finanziamento non inferiore allo 0,20 per cento; b) le tipologie di prestazioni in funzione delle

disponibilità del fondo di solidarietà bilaterale; c) l'adeguamento dell'aliquota in funzione

dell'andamento della gestione ovvero la rideterminazione delle prestazioni in relazione alle

erogazioni, tra l'altro tenendo presente in via previsionale gli andamenti del relativo settore in

relazione anche a quello più generale dell'economia e l'esigenza dell'equilibrio finanziario del

fondo medesimo; d) la possibilità di far confluire al fondo di solidarietà quota parte del contributo

previsto per l'eventuale fondo interprofessionale di cui al comma 13; e) criteri e requisiti per la

gestione dei fondi. 16. In considerazione delle finalità perseguite dai fondi di cui al comma 14,

volti a realizzare ovvero integrare il sistema, in chiave universalistica, di tutela del reddito in

costanza di rapporto di lavoro e in caso di sua cessazione, con decreto, di natura non

regolamentare, del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro

dell'economia e delle finanze, sentite le parti sociali istitutive dei rispettivi fondi bilaterali, sono

dettate disposizioni per determinare: requisiti di professionalità e onorabilità dei soggetti preposti

alla gestione dei fondi medesimi; criteri e requisiti per la contabilità dei fondi; modalità volte a

rafforzare la funzione di controllo sulla loro corretta gestione e di monitoraggio sull'andamento

delle prestazioni, anche attraverso la determinazione di standard e parametri omogenei. 17. In via

145

comparto artigiano è attivo un consolidato sistema di bilateralità,

basato sul principio della contrattualizzazione delle prestazioni, che

coinvolge tutte le imprese aderenti e non aderenti alle associazioni di

categoria in quanto offre prestazioni di welfare contrattuale

indispensabili ad integrare il trattamento economico e normativo del

669

lavoratore previsto all’interno dei contratti collettivi di categoria. In

aggiunta, le stesse parti firmatarie, sottoscrivono il 30/06/2010, un

Atto di indirizzo alla bilateralità, che inizia la raccolta delle risorse per

il finanziamento delle prestazioni previste dalla bilateralità, tra cui

anche il sostegno al reddito. Con l’intesa in questione, pertanto, si

vuole concretizzare il modello del fondo di solidarietà bilaterale

“alternativo” di cui all’art.3, comma 14, della legge n.92/2012, che

riguarda tutte le imprese rientranti nei contratti collettivi

dell’Artigianato, escluse alcune a cui si applicano le disposizioni in

tema di integrazione salariale. Il fondo “alternativo” è obbligatorio per

tutti gli ambiti non coperti dalla normativa in materia di integrazione

salariale in relazione alle imprese che occupano in media più di 15

dipendenti. Al fine di assicurare poi dall’1 gennaio 2013 le prestazioni

di sostegno al reddito, per i lavoratori dell’Artigianato, secondo le

normative vigenti, nell’accordo è stabilito anche che le parti vogliono

utilizzare le risorse previste dal comma 17, art. 3, della Legge

Fornero, ossia risorse volte a finanziare l’Aspi (Assicurazione sociale

per l’impiego) per i lavoratori che abbiano perduto involontariamente

670

il proprio lavoro ; dunque, un intervento integrativo pari almeno alla

misura del 20% dell’indennità stessa a carico degli Enti bilaterali. A

tal proposito le istruzioni contabili sono state fornite con la circolare

INPS n.36 del 14-03-2013. Si rimembra, pertanto, che “solo ed

sperimentale per ciascuno degli anni 2013, 2014 e 2015 l'indennità' di cui all'articolo 2, comma 1,

della presente legge e' riconosciuta ai lavoratori sospesi per crisi aziendali o occupazionali che

siano in possesso dei requisiti previsti dall'articolo 2, comma 4, e subordinatamente ad un

intervento integrativo pari almeno alla misura del 20 per cento dell'indennità' stessa a carico dei

fondi bilaterali di cui al comma 14, ovvero a carico dei fondi di solidarietà di cui al comma 4 del

presente articolo. La durata massima del trattamento non può superare novanta giornate da

computare in un biennio mobile. Il trattamento e' riconosciuto nel limite delle risorse non

superiore a 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2013, 2014 e 2015; al relativo onere si

provvede mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 24,

comma 27, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge

22 dicembre 2011, n. 214. Il Ministro dell'economia e delle finanze e' autorizzato ad apportare,

con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. 18. Le disposizioni di cui al comma 17 non

trovano applicazione nei confronti dei lavoratori dipendenti da aziende destinatarie di trattamenti

di integrazione salariale, nonché nei casi di contratti di lavoro a tempo indeterminato con

previsione di sospensioni lavorative programmate e di contratti di lavoro a tempo parziale

verticale.

669 www.ebac-calabria.it

670 www.ebac.calabria.it 146

esclusivamente in caso di adesione all’Ente bilaterale i lavoratori

671

sospesi potranno godere di tale strumento di sostegno al reddito”.

Altra funzione fondamentale è la funzione formativa, attribuita agli

Enti bilaterali a partire dall’accordo del 1983, attraverso i quali si

gestiscono i corsi di formazione professionale e manageriale: scenario

672

che si riconferma nel 1987. L’accordo interconfederale del 1987

istituisce le commissioni bilaterali con funzioni in materia di contratti

di formazione e lavoro, a livello provinciale o territoriale ovvero

regionale tra Confederazioni artigiane e OO.SS. firmatarie

dell’accordo stesso. Queste commissioni rilasciano la dichiarazione di

conformità dei progetti avanzati dalle imprese artigiane alle norme

legali (art.3 della l. n. 863/1984) e contrattuali in materia di Contratti

di formazione e lavoro, secondo dei criteri omogenei individuati dalle

Commissioni stesse. Rimanendo sempre nell’ambito della

regolamentazione dei Cfl, l’accordo interviene sulla funzione

formativa assunta dagli enti bilaterali, stabilendo che, dove questi

siano istituiti a livello territoriale, possano essere la sede per la

673

formazione teorica extra aziendale. Le politiche formative sono

frutto dell'accordo interconfederale del 1993, volto al rafforzamento

della cultura e degli strumenti della bilateralità per arrivare ai diversi

obiettivi menzionati nell’accordo stesso, i quali riguardano: l’unione

con altre istituzioni competenti in materia di lavoro a livello nazionale

e territoriale, la nascita di un sistema di formazione continua dei

lavoratori e lo sviluppo di un programma di qualificazione per i

674

lavoratori. C’è da dire -che tenendo conto dei diversi contratti in cui

possono trovarsi i lavoratori-artigiani- si dà vita ad un sistema di

bilancio e ri-orientamento professionale, concedendo responsabilità

alle aziende da un lato, per l’organizzazione degli interventi formativi;

dall’altro agli stessi dipendenti nei confronti del loro coinvolgimento

nella gestione di percorsi professionalizzanti. Le idee mirano,

pertanto, alla: congruenza delle qualificazioni con le evoluzioni delle

professioni e dei contenuti delle mansioni, al perfezionamento delle

competenze e all’acquisizione di qualificazioni fondamentali per

intensificare la competitività delle imprese e del lavoratore. Il fine è

anche quello di non rendere obsolete le qualificazioni in possesso dei

lavoratori e prevenire contestualmente le conseguenze negative degli

effetti che ciò potrebbe causare nel mercato del lavoro del settore, in

671 www.ebac-calabria.it

672 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, I sistemi bilaterali di settore, in L.Bellardi, Gustavo De Santis (a cura

di), op. cit., p. 214

673 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ibidem

674 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ibidem 147

modo specifico collegando la formazione ai diversi bisogni che

vengono richiesti dai settori e dalle aziende con una riorganizzazione

675

economica, gestionale e tecnologica. Per dare impulso alla

formazione si prevede la formazione di un Fondo nazionale per la

formazione, che costituisce una sezione dell’ente bilaterale nazionale

per le imprese artigiane. Al Fondo sono affidati diversi compiti tra cui:

stabilire rapporti di confronto con le Istituzioni e gli enti in materia di

formazione, fare ricerche sui fabbisogni formativi delle aziende e

preparare successivamente un piano corrispondente, progettare

parametri formativi da sperimentare sul territorio nazionale, progettare

interventi per acquisire nuove competenze e per promuovere le pari

opportunità, incentivare le nuove tecnologie, diffondere le buone

prassi sul territorio. Il Fondo nazionale deve coordinare poi le attività

dei Fondi bilaterali regionali esistenti sul terreno della formazione

professionale e decidere convenzioni con Fondi bilaterali regionali e/o

enti terzi per l’attuazione di azioni formative. L’accordo stabilisce

anche i compiti dei Fondi bilaterali all’interno degli enti bilaterali

regionali, a cui spetta sancire convenzioni con le istituzioni e gli enti

676

abilitati per la concretizzazione di attività formative. L’istituzione

effettiva di questo Fondo si verifica con l’accordo interconfederale del

6 giugno 2001, riconosciuto e autorizzato dal Ministero del Lavoro

677

con decreto del 31 ottobre del 2001, in concomitanza con l’entrata

in vigore della legge n. 388 del 2000, attraverso la quale si costituisce

il Fondo paritetico interprofessionale nazionale per la formazione

continua nelle imprese artigiane, chiamato Fondartigianato.

(sottoscritto da Confartigianato, Cna, Casa, Claai e Cgil, Cisl e Uil) Al

Fondo sono affidate: le funzioni di indirizzo, gestione, controllo e

verifica per lo sviluppo della formazione continua su tutto il territorio

nazionale, ma anche la strutturazione di politiche di qualità nella

formazione professionale continua, la riqualificazione per i lavoratori

esclusi dal mercato del lavoro, programmi di formazione in tema di

sicurezza del lavoro e di attuazione dell’insieme delle norme in tema

di tutela della salute e dell’ambiente, lo sviluppo delle pari

678

opportunità. Il Fondo Artigianato Formazione si munisce di una

struttura efficiente, trasparente, flessibile sia nella fase del

monitoraggio dei piani formativi che in quella di selezione e di

finanziamenti dei piani formativi. Le Confederazioni artigiane e

675 www.fondaartigianato.it

676 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, I sistemi bilaterali di settore, in L.Bellardi, Gustavo De Santis (a cura

di), op. cit., p. 215

677 www.fondartigianato.it

678 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ibidem 148

sindacali dei lavoratori sottolineano l’importanza delle risorse umane,

come fattore per aumentare la competitività delle imprese artigiane e

delle piccole medie imprese, affinché si assicuri la qualità dei

prodotti/servizi e la sicurezza dei consumatori/utenti, nonché

679

l’occupabilità dei lavoratori. La formazione rappresenta il mezzo

per generare: miglioramenti del processo innovativo, delle strategie

commerciali delle imprese e dell’istituzionalizzazione sul mercato.

L’accordo interconfederale del 18 aprile 2007 interviene in tema di

formazione continua. Si istituisce un Comitato di direzione, affinché si

condividano le attività della struttura operativa nazionale, alla quale

vengono demandate funzioni: di programmazione e analisi

dell’attività, di compartecipazione degli indirizzi strategici ed

operativi appoggiati dall’Assemblea e dal Consiglio di

Amministrazione e dalla loro trasformazione in piani operativi. La

formazione descritta da questo accordo si delinea divisa per processi,

sezionati in attività nazionali e regionali. I programmi nazionali si

riferiscono alle risorse, all’analisi dei progetti formativi, ai risultati

avuti, alla valutazione; quelli regionali, invece, comprendono le

risorse regionali, il finanziamento delle attività delle articolazioni

regionali, i metodi per presentare i progetti, la programmazione delle

attività, il cofinanziamento, la valutazione e le risorse non

680

impiegate. L’accordo interconfederale del 23 luglio 2009 conferma

tout court quello del 2007. La sfida è la stessa, ossia analizzare i

territori, i settori, le reti d’imprese, per capirne le competenze

necessarie al loro sviluppo; progettare iter formativi in grado di unire

conoscenze professionali, con le abilità per ammodernare processi e

prodotti; analizzare l’apprendimento mediante un monitoraggio

681

permanente del rapporto tra aula ed esperienza. In tema di

formazione, è necessario citare l’apprendistato e dire che il rilascio del

parere di conformità, è garantito alle imprese che adempiono gli

obblighi contrattuali e con il vincolo di assicurare ai lavoratori servizi

di welfare contrattuale attraverso adesione alla bilateralità; qualora

l’impresa non aderisca, potrà assolvere subito il compito attraverso la

scheda di adesione e il relativo versamento. Il parere di conformità sul

PFI dell’apprendista da richiedere all’Ente bilaterale è previsto dalla

682

normativa regionale che ha recepito il T.U. in materia di

679 www.fondoartigianato.it

680 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, I sistemi bilaterali di settore, in L.Bellardi, Gustavo De Santis (a cura

di), op. cit., p. 216

681 www.fondoartigianato.it

682 D.lgs. 167/2011 149

683

apprendistato e gli Accordi interconfederali nazionali . La richiesta

non deve essere vista come un obbligo, ma come un’opportunità per

l’impresa che assume con contratto di apprendistato; difatti l’impresa

presentandola all’EBAC (nel caso naturalmente della Calabria), ha la

possibilità di contribuire con delle modifiche ed integrazioni che

correggono possibili errori o omissioni. Le imprese, inoltre, che

decidono di aderire all’Ebac avranno la possibilità di avere un servizio

di assistenza gratuito nella compilazione del piano oltre che il diritto

ad usufruire di benefici economici che diventano finanziamento

parziale della formazione e contributo una tantum per chi alla fine del

periodo, mantiene il lavoratore in azienda con contratto ordinario.

3.5 Ulteriori strumenti di welfare: lo scarso successo di Artifond a

livello pensionistico complementare e il sistema di tutela della

salute e sicurezza sul lavoro

L’accordo dell’11 febbraio 1999 dà inizio alla previdenza

complementare nel settore dell’artigianato con la creazione di un

Fondo pensione intercategoriale nazionale per i lavoratori dipendenti

nominato Artifond, il quale però avvia la sua attività in modo concreto

684

solo a partire dal 2007. L’adesione ad Artifond è libera e

685

volontaria. Non vi può aderire l’edilizia. Nel panorama degli

organismi bilaterali Artifond viene considerato il punto debole, per via

dell’esiguo numero di iscrizioni; una delle motivazioni della sua

debole rappresentazione si lega al fatto che le imprese del settore sono

di piccole e piccolissime dimensioni e che, secondo la normativa in

essere, possono trattenere il Tfr lì dove il lavoratore non scelga come

deposito forme di previdenza complementare, rispetto alle aziende di

grandi dimensioni che devono inviarlo al Fondo di Tesoreria. Questa

procedura fa sì che, anche in vista del rapporto vincolante tra datore di

lavoro e lavoratori nell’Artigianato, questi tengano in Azienda il

proprio Tfr. Nel 2009, quindi, per queste cause, l’accordo

interconfederale prevede il rafforzamento della previdenza

complementare, anche attraverso processi legislativi che possano far

686

coincidere le disposizioni normative alle particolarità del settore. .

Le parti istitutive del Fondo pensione intercategoriale nazionale per i

683 Deliberazione della Giunta Regionale Della Calabria n. 190 del 26 aprile 2012 pubblicata su

BURC Calabria n. 10 dell'01/06/2012 parti I e II

684 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, I sistemi bilaterali di settore, in L.Bellardi, Gustavo De Santis (a cura

di), op. cit., p. 221

685 www.artigiani.it

686 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, I sistemi bilaterali di settore, in L.Bellardi, Gustavo De Santis (a cura

di), op. cit., p. 222 150

lavoratori dipendenti del settore artigiano, il 27 gennaio 2011 firmano

però, un “Accordo di trasferimento della forma pensionistica

complementare per i lavoratori dell’artigianato da Artifond a Fon.te”

in virtù del quale in data 1°aprile 2011 Fon.te (Fondo di previdenza

complementare del Terziario) diventa legalmente il Fondo Pensione

di riferimento per i lavoratori dell’artigianato fruitori della forma

687

pensionistica complementare localizzata presso Artifond. L’8

giugno 2011 si delibera, quindi, lo scioglimento dell’Associazione

688

Artifond da parte del Consiglio di Amministrazione. Si comprende,

dunque, la crisi delle adesioni che colpisce Artifond e pertanto, la

689

necessità di tutelare le risorse finanziarie degli aderenti.

Quanto al sistema della salute e sicurezza sul lavoro, il d.lgs. 626/1994

è l’opportunità per l’estensione dei compiti della bilateralità in

materia. Per attuare la normativa legale, l’accordo del 3-09-1996

prevede la nascita di: diversi organismi paritetici territoriali (Opta), il

Comitato paritetico regionale artigianato (Cpra), il Comitato

paritetico nazionale artigianato (Cpna). Gli Opta si possono

considerare come gli organismi paritetici in materia di tutela della

salute e sicurezza di cui all’art. 51 del d.lgs. n. 81 del 2008. La

formazione degli Opta è definita, generalmente, a livello provinciale, a

meno che a livello regionale le parti delineino organismi equivalenti o

diversi ambiti territoriali. Essi rappresentano un riferimento per le

controversie suscitate sull’attuazione dei diritti di rappresentanza,

informazione e formazione predisposti dalle normative in vigore; sono

la sede per l’assolvimento degli obblighi di informazione e di

consultazione dei Rlst a carico del datore di lavoro, stabiliti all’art. 50

del d.lgs. 81/2008; si impegnano a risolvere le problematiche che

possono nascere sulle operazioni programmate per l’accesso in

azienda da parte dei Rlst; trasmettono anno per anno i dati sull’attività

690

svolta agli Opra. (organismi paritetici regionali artigianato) Gli Opta

e gli Opra fanno capo all’Opna (organismo paritetico nazionale

artigianato) e in particolar modo gli Opra comunicano agli Opna: le

informazioni sui programmi regionali di azioni a sostegno delle

imprese; la relazione annuale sull’attività svolta e

contemporaneamente la comunicazione all’Inail di cui all’art. 51 lett.

8bis del d.lgs. 81/2008; i nominativi e le possibili modifiche relative

691

agli Rlst. L’Opna coordina e favorisce la circolazione delle

687 Delibera di scioglimento e nomina del liquidatore del Fondo pensione intercategoriale nazionale

per i lavoratori dipendenti del settore artigiano, “Artifond”

688 www.artifond.it

689 www.previnforma.it

690 M.M.Brunati, Organismi paritetici dell’Artigianato, in www.cna.it, p. 10

691 M.M.Brunati, ivi, p. 3 151

informazioni in tema di salute e sicurezza nell’ambito del Sistema e

nei confronti delle istituzioni; gestisce una pagina web Salute e

Sicurezza nel sito dell’Ebna, in cui si leggono notizie su:

strutturazione della rete, con link ai siti regionali; progetti

concretizzati a livello nazionale, regionale e territoriale della rete; dati

relativi a infortuni, incidenti mortali e malattie professionali secondo i

flussi informativi dell’Inail, del Sistema di sorveglianza degli infortuni

mortali e del Sistema di sorveglianza delle malattie professionali;

buone prassi messe in pratica dagli Opra e dagli Opta e dalle aziende

692

legate al sistema. Le normative, dunque, sono a favore delle imprese

che, considerate le dimensioni minime affrontano dilemmi a gestire

l’attuazione delle disposizioni legali, pertanto, la bilateralità si

693

esprime come un ausilio nella ricerca di soluzioni tecniche e

organizzative intese ad assicurare e migliorare la tutela della salute e

sicurezza sul lavoro. Una delle ultime normative in materia, per

quanto riguarda la Calabria, è il protocollo EBAC-INAIL siglato il

04/06/2013, il quale diffonde azioni di divulgazione della cultura della

sicurezza sui luoghi di lavoro sull’intero territorio regionale, nel

settore dell’artigianato. Obiettivo dell’accordo è quello di

incrementare atteggiamenti responsabili delle aziende e dei lavoratori,

con il fine di diminuire gli infortuni attraverso soprattutto la

694

prevenzione. L’EBAC, grazie agli Opra Calabria, promette di

fornire alle imprese aderenti la possibilità di godere del RLST, in

mancanza della nomina del RLSA da parte delle imprese.

San.Arti è il Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa per i lavoratori

dell’artigianato istituito il 23 luglio 2012, in attuazione dell’accordo

interconfederale del 21 settembre 2010 e dei contratti collettivi

nazionali di lavoro. Con l’istituzione di San.arti, l’artigianato,

nell’ambito di un lungo percorso di bilateralità e di welfare

contrattuale, fidelizza maggiormente i lavoratori, con prestazioni

695

sanitarie di alto livello. Il Consiglio di Amministrazione del Fondo,

in accordo con le Parti titolari della contrattazione, stabilisce l’obbligo

696

contributivo a partire dall'1 febbraio 2013. Il versamento deve

essere adempiuto entro il 16 del mese successivo a quello di

riferimento, pertanto, il primo versamento avviene entro il 16/03/2013

con modello f24 (Codice ART1) e deve essere mensilmente

692 M.M.Brunati, ivi, p. 5

693 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, I sistemi bilaterali di settore, in L.Bellardi, Gustavo De Santis (a cura

di), op. cit., p. 223

694 www.ebac-calabria.it

695 www.confartigianato.it

696 Art.1.1, Circolare n .1, 31 gennaio 2013, San.Arti 152

697

corrispondente alla cifra di 10,42 euro per ogni lavoratore. Il

contributo è obbligatorio ed è interamente a carico delle aziende. Non

è prevista attualmente nessuna contribuzione a carico dei

698

dipendenti. La mancata contribuzione al Fondo San.Arti, fa si che il

datore di lavoro offra un importo forfettario come elemento aggiuntivo

699

della retribuzione, pari a 25 euro lordi mensili per tredici mensilità.

Sono Soci Fondatori del Fondo: le organizzazioni imprenditoriali

dell’artigianato Confartigianato Imprese, Cna, Casartigiani, Claai, le

organizzazioni sindacali confederali dei lavoratori CGIL, CISL e UIL.

San.Arti si indirizza ai lavoratori delle imprese che applicano i CCNL

sottoscritti dalle parti istitutive. L’obiettivo del Fondo è quello di dare

ai propri iscritti e agli aventi diritto, assistenza integrativa sanitaria e

700

socio-sanitaria. Le prestazioni fornite dal San.Arti rappresentano un

diritto soggettivo di natura contrattuale dei lavoratori e quindi,

l’azienda che non versa i contributi al Fondo è responsabile verso i

lavoratori non iscritti della perdita dei servizi sanitari, eccetto il

risarcimento del danno subito. Il Fondo deve informare il lavoratore

dipendente nel caso in cui si verifichi: una diminuzione della

copertura assistenziale a causa di morosità, irregolarità o ritardi nella

701

contribuzione. Nell’ipotesi in cui un’azienda abbia forti ritardi

contributivi, è vincolata al versamento per l’intero periodo evaso. Per

motivi logistici, il Fondo San.Arti può assicurare la copertura

assistenziale ai dipendenti coinvolti, solo in riferimento agli ultimi 5

mesi. I versamenti arrivati in ritardo e non più adatti a dare tutela

sanitaria integrativa, e gli interessi di mora sono fatturati in uno

702

specifico fondo e totalmente destinati alle prestazioni. L’obbligo di

contribuzione parte dal mese in corso, se l’assunzione avviene il

primo giorno del mese; se invece l’assunzione avviene nel corso del

mese, l’obbligo decorre dal primo giorno del mese successivo. I

versamenti si effettuano anche per i lavoratori in malattia, in maternità

o in sospensione e, per tutti quelli inseriti nel modello Uniemens. Per i

lavoratori a chiamata, che nel mese in questione per i versamenti, non

lavorano, non è prevista l’erogazione al Fondo del contributo; stesso

caso si verifica per i lavoratori a domicilio, per i mesi in cui non vi

697 www.artigiani.it

698 www.sviluppoimpresa.net

699 Art. 1.1, Circolare n.3, 1 marzo 2013, San.Arti

700 www.sanarti.it

701 Art. 5 Regolamento delle procedure operative relative alla iscrizione, alla contribuzione ed alle

prestazioni. Approvato dal C.d.a. il 12 ottobre 2012. San.arti

702 Art. 9 Regolamento delle procedure operative relative all'iscrizione, alla contribuzione ed alle

prestazioni. Approvato dal C.d.a. il 12 ottobre 2012. San.arti 153

703

sono commesse. Per quanto riguarda i lavoratori a tempo

determinato, i contributi sono dovuti solo per contratti di almeno 12

mesi. Il contributo non spetta solo nei casi di contratti a termine

inferiori a 12 mesi e poi prorogati o rinnovati fino a superare il tetto

704

dei 12 mesi. Il Fondo non eroga prestazioni, invece, al settore edile.

705

San.arti si avvale di strutture convenzionate e offre agli iscritti

prestazioni come: assistenza odontoiatrica, assistenza socio-sanitaria

rivolta ai soggetti non autosufficienti, prestazioni volte al recupero

della salute dei soggetti temporaneamente inabili da malattia e

infortunio, prestazioni sanitarie e socio-sanitarie integrative e/o

migliorative di quelle fornite dal Servizio Sanitario Nazionale o ad

706

esse collegate. Le prestazioni sono concesse dal primo giorno del

settimo mese dall’inizio della contribuzione; in più, il dipendente ha

diritto a sei mesi di prestazioni a partire dal mese successivo a quello

707

in cui si conclude il suo rapporto di lavoro.

703 Art. 3.1, Circolare n.3, 1 marzo 2013, San.Arti

704 Art. 4.1, Circolare n.3, 1 marzo 2013, San.Arti

705 Le strutture convenzionate nella provincia di Crotone con il fondo San.arti-Unisalute sono:

Anmic Riabilitazione, Centro medico diagnostico polispecialistico Igea, Darwin srl-laboratorio

analisi cliniche; gli Studi dentistici e odontoiatrici: Dott. re Antonio F.P. Caligiuri, Dott.ssa Fico

Elsa, Dott. re Piccirilli Gianfranco, Dott. re Emilio Zucco, Dott. re Sorrentino Saverio; Dott.ssa

Saffiotti Elena

706 www.casartigiani.org

707 www.confartigianato.it 154

Capitolo quarto

Gli Enti bilaterali nel settore del commercio, turismo e servizi:

esperienza recente.

Sommario: 4.1- Premessa. 4.2- Sviluppo del sistema paritetico nel

terziario. Previsioni del CCNL nell’ultimo ventennio. (La

Confcommercio) 4.3- Il ruolo di Ebinter per il terziario. Profili degli

altri enti bilaterali del settore. 4.4- I Fondi interprofessionali del

terziario. 4.5- L’assistenza sanitaria integrativa e la previdenza

complementare: necessità di garantirsi un diritto oggi e domani. 4.6-

Gli Enti bilaterali per la categoria dei Quadri. 155

4.1 Premessa

La bilateralità nel terziario è un argomento recente (fine anni ’80),

anche se ormai del tutto istituzionalizzato e radicato sul territorio. La

sua nascita e organizzazione complessiva avviene nei primi anni ‘90,

in un periodo in cui la contrattazione collettiva nazionale dà impulso

alla formazione di enti bilaterali, estendendo esperienze già attuate a

708

livello locale. Quello che analizzerò saranno le forme di bilateralità

espresse dal Ccnl Terziario, Distribuzione e Servizi stipulato dalle

OO.SS di categoria con le OO.DD (soprattutto con Confcommercio).

Quello della Confcommercio è il contratto più significativo in termini

numerici, perché coinvolge più di due milioni di addetti e regola il

sistema di bilateralità più ampio. A questo settore appartengono – oltre

agli enti bilaterali di natura legislativa come Fon.te per la previdenza

complementare e For.te per la formazione continua (For.ter per la

Confesercenti) – un ente bilaterale nazionale (Ebinter); circa cento

enti bilaterali territoriali, a livello provinciale; un Fondo di assistenza

sanitaria integrativa (Est); due enti per i lavoratori con qualifica di

quadro, ossia la cassa assistenza sanitaria Quas e l’istituto per la

709

formazione Quadrifor. Gli enti bilaterali, dunque, manifestano la

volontà delle organizzazioni- che rappresentano le imprese e i

lavoratori- di attivarsi in un’azione comune per avviare i processi di

sviluppo e di riorganizzazione, sia della distribuzione commerciale e

dei servizi, sia dei pubblici esercizi, del settore turistico ricettivo e

delle agenzie di viaggio. La bilateralità comunque, si istituzionalizza

anche attraverso altri enti: ad esempio l’ente bilaterale nazionale del

turismo (Ebnt), a cui risalgono enti territoriali presenti in tutte le

Regioni ed il Fondo di assistenza sanitaria per il turismo (Fast), tutti e

due previsti dal Ccnl turismo sottoscritto da Federalberghi

(Confcommercio), Fipe, Fiavet, Faita, Federreti; l’ente bilaterale

nazionale Ebipro e la Cassa di assistenza sanitaria supplementare

Cadiprof, istituiti in base al Ccnl per i dipendenti degli studi

professionali (sottoscritto da Confprofessioni, Confedertecnica e

Cipa); ancora l’Ebinprof e la Cassa portieri di cui al Ccnl per i

710

dipendenti da proprietari di fabbricati (Confedilizia). C’è da dire che

gli enti bilaterali del turismo e terziario vanno a differenziarsi per gli

obiettivi, anche se molti sono caratterizzati da un’attenzione peculiare

708 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, I sistemi bilaterali di settore, in L.Bellardi, Gustavo De Santis (a cura

di), op. cit., p. 174-175

709 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ibidem

710 Altre forme bilaterali nel settore terziario sono previste nel Ccnl per i dipendenti da Agenti

Immobiliari Professionali; nel Ccnl farmacie private Federfarma; aziende farmaceutiche speciali

Assofarm. 156

711

alla formazione. Questi sono caratterizzati da una struttura

territoriale non omogenea, da cui dipendono difficoltà di

coordinamento tra il livello centrale e le strutture decentrate; in quanto

in questo settore, gli enti bilaterali nazionali si formano in un

712

momento successivo rispetto alle realtà articolate sul territorio. (area

Confcommercio, Confesercenti, Turismo.)

4.2 Sviluppo del sistema paritetico nel terziario. Previsioni del

Ccnl nell’ultimo ventennio. (La Confcommercio)

La bilateralità si presenta con un certo vigore impositivo a partire dal

Ccnl terziario del 1994. Nel 1989 nel Ccnl si istituisce solo il Fondo di

assistenza sanitaria integrativa per i quadri: la Quas. Il preambolo del

contratto del 1994 afferma che le parti contraenti si mettono d’accordo

sull’attivazione di un “più avanzato sistema di relazioni sindacali e di

gestione degli accordi”, in grado di rafforzare in maniera ottimale i

713

differenti contesti produttivi del settore. In tal senso, le parti

intensificano gli organismi bilaterali, tra cui l’Osservatorio

714

nazionale e, in particolare, si impegnano a sponsorizzare la nascita

dell’ente bilaterale nazionale e degli enti bilaterali territoriali entro il

31 Dicembre 1995. Cosi facendo, le parti desiderano ripetere alcune

esperienze di enti bilaterali territoriali già nati in precedenza (Cuneo

nel 1990, Treviso nel 1992) e avviare l’ente bilaterale nazionale, di cui

il contratto non si occupava. La contrattazione del 1994, infatti,

nomina l’ente territoriale, mentre per quello nazionale, le parti si

715

assumono l’impegno di attivarlo. L’ente territoriale ha varie

funzioni, come la promozione dell’Osservatorio territoriale, il quale

adempie gli stessi compiti dell’Osservatorio nazionale; in più un ruolo

711 G.D’Aloia, Gli enti bilaterali nel settore del commercio, turismo e servizi, in S.Leonardi,

Bilateralità e servizi. Quale ruolo per il sindacato?, Ediesse, Roma, 2004, p. 124

712 P.Bozzao, Enti bilaterali e ammortizzatori sociali, in AA.VV. Indagine sulla bilateralità nel

terziario, op.cit., p. 51

713 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, I sistemi bilaterali di settore, in L.Bellardi, Gustavo De Santis (a cura

di), op. cit., p. 176

714 All’Osservatorio nazionale erano affidati determinate funzioni (art. 6): stabilire relazioni

economiche sul comparto e le prospettive di sviluppo sull’occupazione; fare proposte su

formazione e qualificazione professionale; ricevere e analizzare i dati dagli osservatori provinciali

sui contratti di formazione lavoro, di apprendistato e a termine; ricevere dalle organizzazioni

territoriali gli accordi stabiliti a livello territoriale o aziendale, ponendo attenzione all’analisi e alla

registrazione; preparare i progetti formativi per singole figure professionali affinché si migliori

l’uso del contratto di formazione e lavoro. Oltre l’Osservatorio, il Ccnl menziona altri due

strumenti nazionali: il gruppo di lavoro per le pari opportunità e la commissione paritetica

nazionale. Ogni “strumento nazionale” sarebbe stato composto da 6 membri, tre designati da

Confcommercio e gli altri 3 dalle organizzazioni sindacali.

715 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, I sistemi bilaterali di settore, in L.Bellardi, Gustavo De Santis (a cura

di), op. cit., p. 177 157

in tema di formazione e qualificazione professionale e funzioni in

merito ai contratti flessibili. Per quanto riguarda questi ultimi,

l’obiettivo è doppio: semplificare l’incontro tra domanda e offerta di

lavoro e, contemporaneamente, permettere una maggiore flessibilità

nell’occupazione dei lavoratori. A questa logica duplice si ispirano le

716

disposizioni contrattuali riferite ai tipi di contratti flessibili. Per

quanto riguarda il contratto a termine (art. 21), si affida al secondo

livello di contrattazione l’ipotesi di preannunciare unioni per

oltrepassare il limite percentuale di ricorso ai contratti a termine,

stabilito in generale dallo stesso Ccnl nel 10% dei dipendenti in forza

a tempo indeterminato in ogni unità produttiva. L’impresa che opta per

questo sistema, deve darne comunicazione cartacea preliminare alla

commissione ad hoc ubicata presso l’Ente bilaterale e segnalare

717

eventuali usi impropri di tale tipologia contrattuale. Agli Enti

bilaterali si affidano anche intese territoriali (art. 29) relative al

718

contratto di apprendistato . Anche qui il Ccnl fissa un limite massimo

di durata del contratto di apprendistato e permette poi alle intese di

derogarvi. Nel caso in cui l’azienda decida di affidarsi alle possibilità

date dalle intese locali, si confronta con l’ente bilaterale territoriale: in

questo caso, il Ccnl prevede che- prima ancora dell’invio della

richiesta di autorizzazione all’assunzione all’ispettorato del lavoro-

l’azienda debba presentare domanda alla commissione specifica

dell’ente bilaterale “la quale, esaminate le condizioni obiettive relative

al rapporto di apprendistato, esprime parere vincolante di

719

congruità”. In sostanza gli enti bilaterali territoriali, mediante le

apposite commissioni paritetiche istituite, si danno funzioni di

controllo del ricorso ai contratti flessibili nominati e, nello specifico,

di autorizzazione alla fruizione delle deroghe previste dalla normativa

contrattuale di secondo livello. In allegato il Ccnl ha lo statuto

dell’ente bilaterale nazionale Ebinter e il modello di uno statuto tipo

dell’ente bilaterale territoriale. Con l’accordo interconfederale del

1996, Confcommercio, Filcams, Fisascat e Uiltucs attuano il d.lgs.

626/1994, in materia di tutela della salute e sicurezza sui luoghi di

lavoro. Si delinea la formazione di un Organismo paritetico nazionale

per la sicurezza sul lavoro, all’interno dell’ente bilaterale nazionale

del terziario e di organismi paritetici provinciali. Questi ultimi

possono assumere posizioni su tematiche in materia di sicurezza, le

716 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ibidem

717 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ivi, p. 178

718 18 mesi per le qualifiche comprese nel quinto livello e 24 mesi per le qualifiche comprese nel

quarto livello

719 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, I sistemi bilaterali di settore, in L.Bellardi, Gustavo De Santis (a cura

di), op. cit., p. 178 158

quali a loro volta possono prendere la forma di pareri ufficiali da

720

trasmettere all’organismo nazionale e ad enti e istituzioni pubbliche.

Il Ccnl del 1999 rafforza maggiormente le funzioni e il ruolo

affibbiato all’organismo bilaterale nazionale. Questo ente attua i

seguenti compiti: promuove gli enti bilaterali territoriali e coordina le

loro attività con i contratti collettivi nazionali; svolge attività di studio

e di ricerca nel settore (analisi dei fabbisogni di personale) e per la

formazione e riqualificazione professionale; espleta funzioni in tema

di mercato del lavoro (avviare attività al fine di sostenere l’incontro

721

tra domanda e offerta di lavoro.) Ancora, all’ente bilaterale

nazionale si demanda il ruolo di analisi di eventuali problemi

all’interno dei singoli settori inclusi nell’ambito del contratto. Per

quanto concerne gli enti territoriali, aumentano le funzioni previste in

materia di contratti flessibili; infatti, le aziende che devono assumere

con contratto di apprendistato, devono presentare alla commissione

paritetica presso l’Ente bilaterale una domanda e la commissione deve

rispondere attraverso un parere di conformità in riferimento alle

norme previste dal Ccnl in materia di apprendistato e ai programmi di

formazione indicati dall’azienda. Altre competenze agli enti bilaterali

722

si affidano per il contratto di lavoro ripartito. Il contratto del 1999 in

analisi stabilisce delle linee guide ben precise sulla contribuzione agli

enti bilaterali: secondo l’art. 16-bis le parti comprendono che nel

calcolo degli aumenti dei minimi salariali disposti con il Ccnl, si

calcola l’onere del contributo dello 0,10% su paga base e contingenza

a carico delle aziende. In seguito, a partire dall'1 gennaio 2000,

l’azienda che tralascia il versamento delle quote in questione deve

corrispondere al lavoratore un elemento distinto della retribuzione

723

(e.d.r.) di importo pari allo 0,10% di paga base e contingenza. Le

parti, pertanto, inquadrano il contributo all’ente bilaterale nel “minimo

724

retributivo vincolante”. Per quanto riguarda il personale con

qualifica di quadro, in ultimo, il Ccnl conferma la presenza e la

regolazione del Quas e istituisce Quadrifor per la formazione. Anche

per i Quadri vale il principio del versamento contributivo, e in caso

725

negativo, vige la regola del versamento direttamente ai dipendenti.

720 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ivi, p. 179

721 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ibidem

722 Le aziende ogni anno dovevano comunicare all’ente bilaterale il numero di dipendenti assunti

nell’anno precedente.

723 Il Ccnl stabilisce nello 0, 10% per l’azienda, e nello 0,5% per il lavoratore, computato su paga

base e contingenza, la misura del contributo da destinare in favore dell’ente bilaterale territoriale, a

decorrere dal1'1 gennaio 2000.

724 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, I sistemi bilaterali di settore, in L.Bellardi, Gustavo De Santis (a cura

di), op. cit., p. 181

725 S.Leonardi, Gli Enti bilaterali tra autonomia e sostegno normativo, op. cit., p. 475 159

726

L’art. 10 della legge 30/2003 estende alle imprese commerciali e

turistiche la possibilità di usufruire di qualsiasi beneficio normativo o

727

contributivo, a patto che si iscrivano agli enti bilaterali.

Il Ccnl del 2004 intensifica il ruolo dell’ente bilaterale nel ricorso al

lavoro flessibile, ponendosi a ridosso del d.lgs. 276/2003 che già

incentiva il ruolo degli enti bilaterali. In merito all’apprendistato, oltre

al “parere di conformità” da parte della commissione, questa ultima si

esprime: sulla congruità del rapporto numerico tra apprendisti e

lavoratori qualificati e sull’ammissibilità del livello contrattuale di

inquadramento. Trascorsi 15 giorni dall’invio della domanda da parte

del datore di lavoro alla commissione dell’ente territoriale, questa si

728

intende come accolta. La funzione di controllo dell’ente bilaterale,

predisposta per il contratto a termine, è ampliata anche ai contratti di

somministrazione a tempo determinato: l’azienda, difatti, procede

attraverso comunicazione scritta alla commissione dell’Eb e, su

richiesta di questa, fornisce un’indicazione dettagliata dei contratti

intervenuti. Nel caso in cui la commissione si trovi difronte casi

anomali delle tipologie contrattuali, può renderlo noto alle parti

729

sottoscriventi il Ccnl. Ancora, il Ccnl del 2004 sancisce la nascita

del Fondo di assistenza sanitaria integrativa (Est) per tutti i dipendenti

con contratto a tempo indeterminato, anche con orario di lavoro

730

part-time, eccetto quello rientranti nel fondo Quas.

726 La legge Biagi pubblicata sulla “Gazzetta Ufficiale” 47 del 26 febbraio. Con questa norma il

legislatore chiude una difficile questione iniziata nel 1994 quando l’Inps, con la circolare n. 131

del 2 maggio 1994 interpretava l’art. 3 del decreto legge 22 marzo 1993 n. 71, affermando che

“l’integrale rispetto degli istituti economici e normativi stabiliti dai contratti collettivi di lavoro”

imposto da quella normativa alle aziende artigiane come fattore per avere i benefici contributivi

(sgravi e fiscalizzazione) includa anche l’iscrizione agli enti bilaterali istituti dalla contrattazione

di categoria. La Cassazione con la sentenza n.6530 del 2001 afferma che le clausole che prevedono

l’iscrizione all’ente bilaterale rientrano nella parte obbligatoria dei contratti collettivi e non quindi

negli istituti economici e normativi dell’art .3 del decreto legge 71/93. Si va a generare quindi una

nuova situazione di incertezza giuridica che l’art.10 della legge Biagi mira a chiarire. Per evitare

qualsiasi dubbio, la formula dell’art.10 sostituisce il riferimento agli istituti economici e normativi

con “l’integrale rispetto degli accordi e contratti” collettivi “stipulati dalle organizzazioni…

comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.” La novità del 2003 riguarda non solo

le imprese artigiane ma anche quelle commerciali e del turismo, le quali devono iscriversi agli enti

bilaterali per continuare a godere dei benefici. Questi ultimi non solo sgravi e fiscalizzazione, ma il

“riconoscimento di qualsiasi beneficio normativo e contributivo”.

727 F.Stolfa, Enti bilaterali, benefici estesi al commercio, in il Sole 24 ore, 30 aprile 2003

728 In opzione, i datori di lavoro con unità produttive in più di due Regioni possono inoltrare la

domanda di parere di conformità dei contenuti formativi alla commissione dell’ente bilaterale

nazionale. Se quest’ultima non si dichiara nel limite di 30 giorni, allora la domanda si considera

acquisita. In ogni caso, anche considerando questa ipotesi, il datore di lavoro deve poi richiedere

ad ogni commissione dell’ente bilaterale territoriale la verifica della congruità del rapporto

numerico tra apprendisti e lavoratori qualificati, l’ammissibilità del livello contrattuale di

inquadramento e il rispetto della percentuale di conferma.

729 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, I sistemi bilaterali di settore, in L.Bellardi, Gustavo De Santis (a cura

di), op. cit., p. 182

730 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ivi, p. 183 160

Con il contratto del 2008 rimangono immutate le decisioni per l’ente

bilaterale nazionale e gli enti bilaterali territoriali e sono assicurati gli

obblighi di comunicazione all’ente bilaterale per conto dei datori di

lavoro in materia di contratti flessibili (contratto di inserimento,

contratto di apprendistato, contratto a tempo determinato, contratto di

somministrazione a tempo determinato, lavoro ripartito). Tra gli

elementi innovativi si annovera: l’inserimento di una dichiarazione a

verbale, con cui le parti dichiarano la natura normativa dell’obbligo di

contribuzione al Fondo di assistenza sanitaria integrativa EST, e, in

seguito la sua natura vincolante per tutti i datori di lavoro, anche quelli

731

che non applicano il Ccnl. In aggiunta, le parti si accordano sul

bisogno di inoltrare agli organi istituzionali un avviso comune, citante

la richiesta di utilizzare un regime tributario agevolato per i

versamenti effettuati, da datori di lavoro e lavoratori, a favore degli

732

enti bilaterali. L’obiettivo è quello, palese, di giungere ad un miglior

livello di conoscenza del funzionamento di tali enti, anche nella

prospettiva di affidare loro compiti maggiori in tema di sostegno al

733

reddito.

Il 10 dicembre 2009 viene steso un accordo sulla governance e sui

criteri di funzionamento degli enti, organismi istituiti e Fondi bilaterali

previsti dal Ccnl terziario distribuzione e servizi. Nel concreto, si

presume la costituzione di un organo che osservi tutto il sistema della

bilateralità generale, un Organo di raffronto duraturo tra le parti sociali

sugli indirizzi strategici della Bilateralità (6 componenti

Confcommercio + 6 componenti OO.SS.), chiamato Commissione

Paritetica per la Bilateralità del Terziario, di cui il regolamento farà

parte integrante del Ccnl Terziario. Questa commissione valuterà

734

l’azione degli organi degli Enti e dei Fondi. In tal senso, pare che

l’attenzione più importante delle parti sociali sia quella di assicurare la

731 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, ibidem

732 “In considerazione dell'importanza che gli enti bilaterali rivestono per la strategia di creazione e

di consolidamento dell’occupazione nel settore….una norma di interpretazione autentica al fine di

chiarire che ai versamenti effettuati dalle aziende e dai lavoratori in favore di tali organismi,

quando costituiti tra le organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori

comparativamente più rappresentativi nella categoria, si applica un regime tributario agevolato che

tenga conto della finalità sociale di tali versamenti”. Inoltre, le parti chiedevano anche “la modifica

della vigente normativa nel senso di escludere dalla retribuzione imponibile ai fini fiscali e

contributivi la contribuzione versata agli enti bilaterali dai lavoratori e dai datori di lavoro”.

733 Per questo fine, si demanda alla commissione il compito di proporre: criteri di omogeneità e

trasparenza nei rendiconti economici annuali predisposti dagli enti territoriali; modalità di

relazione e informazione nei confronti dell’Ebinter; modalità di raccordo con le parti stipulanti e

con l’Ebinter; valutazioni sull’introduzione di forme di sostegno al reddito sulla base di future

disposizioni di legge in materia.

734 M.C.Cimaglia, A.Aurilio, I sistemi bilaterali di settore, in L.Bellardi, Gustavo De Santis (a cura

di), op. cit., p. 185 161


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DESCRIZIONE TESI

Introduzione, capitoli e conclusione della Tesi che analizza l'affermarsi degli Enti bilaterali come "sedi privilegiate per la regolazione del mercato del lavoro", nell'edilizia, artigianato e terziario. Tra gli argomenti trattati vi sono i seguenti: Enti bilaterali, bilateralità, apprendistato, previdenza complementare, certificazione, formazione, edilizia, artigianato, terziario. La tesi è stata effettuata con la cattedra del professor Ferrari.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche
SSD:
Università: Calabria - Unical
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Veronix88 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto del lavoro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Calabria - Unical o del prof Ferrari Vincenzo.

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