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Tesi - Weber

Tesi su Weber per la cattedra di Storia del pensiero politico del professor Tuccari. Gli argomenti trattati sono i seguenti: Stato e potere nella sociologia del potere, politici di professione e il professionismo politico, rapporto tra etica della responsabilità ed etica dell’intenzione.

Materia di Storia del pensiero politico relatore Prof. F. Tuccari

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professione politica; nel terzo il rapporto tra etica della responsabilità ed etica

dell’intenzione.

Cap. I

Stato e potere nella sociologia del potere

Gli scritti di Weber sono percorsi da un forte senso di inquietudine nei confronti della

situazione politico-economico-sociale a lui contemporanea, ossia quella dei primi del

1

Novecento, caratterizzata da una «crisi strutturale della società europea» . Tale

inquietudine trae origine dalle ampie e articolate modifiche che colpirono la società

tedesca ed europea in generale tra gli anni Sessanta e Settanta del XIX secolo e il primo

1 F. Tuccari, Il pensiero politico di Weber, Laterza, Bari-Roma 1995, p. 13. 5

dopoguerra. Effettivamente gli anni della maturità di Weber furono segnati da una serie

di eventi e di sviluppi che alterarono, assieme al sistema degli equilibri politici e sociali

della vecchia Germania bismarckiana, l’intero quadro dei rapporti mondiali.

Secondo Weber il livello di maturità politica di una classe dirigente, che detenga o

aspiri al potere, si identifica con la sua capacità di porre gli interessi di potenza della

stato-nazione al di sopra di qualsiasi altra considerazione. Weber condannando la

vecchia aristocrazia degli Junker e le due classi emergenti della borghesia e del

2

proletariato propone un’azione politica diversa, in rottura con quella presente .

Per quanto riguarda la visione della Germania nei primi anni del Novecento, il

filosofo si rese conto che il suo paese sarebbe stato condannato a strutturarsi come uno

stato-caserma nel centro della vecchia Europa tra potenze perennemente in armi.

Nell’estate del 1914 Weber fu entusiasta dell’inizio della prima guerra mondiale e

all’indomani del crollo militare si oppose con fermezza alla tesi della responsabilità

tedesca nel conflitto.

Tra i temi più originali dell’opera scientifica di Weber hanno un ruolo di grande

rilievo teorico le definizioni di potenza, potere e legittimità. Per potenza Weber intende

la semplice possibilità di imporre a chicchessia la volontà dell’agente; il potere «è

sempre legato alla possibilità che a un determinato comando corrisponda, da parte di

3

chi obbedisce, una disposizione all’obbedienza» ; la legittimità è infine uno dei

fondamenti decisivi dell’obbedienza e quindi della sussistenza di fatto di una relazione

di potere. Secondo Weber ci sono tre diversi tipi di credenze della legittimità, a cui

corrispondono tre tipi puri di potere legittimo: il potere legale-razionale, quello

tradizionale e quello carismatico. Il primo tipo di potere legittimo, «Il potere

legale-razionale – tipico, secondo Weber, della moderna politica occidentale – è una

forma di potere al tempo stesso impersonale e ordinaria, in cui cioè si obbedisce in

4

modo duraturo e continuativo a un sistema di regole o di norme impersonali» . La sua

legittimità si fonda sulla «credenza nella legalità di ordinamenti statuiti, e del diritto di

5

comando di coloro che sono chiamati ad esercitare il potere in base ad essi» . In esso,

insomma, le due categorie della legittimità e della legalità, intesa nel senso di un potere

2 Ivi, p. 19.

3 Ivi, p. 26.

4 Ivi, p. 29.

5 Ibidem. 6

esercitato nei limiti di norme stabilite razionalmente, coincidono. È da questa credenza

che discendono i principali caratteri che contraddistinguono la componente istituzionale

del potere legale-razionale: in particolare la figura del “funzionario assunto sulla base

di una libera selezione, stipendiato in denaro, dotato di una qualificazione specializzata

comprovata mediante un esame e un diploma e ulteriormente perfezionata da un sapere

di servizio che, assieme a quella prima forma di sapere, si configura come un

6

formidabile strumento di potenza” . Il funzionario agisce in base ad un sistema

impersonale, in quanto è tenuto ad obbedire al suo superiore solo secondo specifici

doveri d’ufficio, i quali a loro volta vengono inquadrati in una rigida gerarchia e in una

precisa ripartizione delle competenze. In tal modo si pongono le fondamenta di un

meccanismo preciso e rigoroso, che manifesta in modo evidente la sua superiorità

rispetto alle forme di amministrazione del passato. Conseguentemente Weber vede nella

burocrazia uno strumento ineludibile di fronte ai compiti sempre più complessi ed

articolati richiesti dalla società moderna, ma anche una potenza che tende ad espandersi

ad ogni ambito sociale, mettendo in pericolo la libertà individuale, e finendo per

accentrare in sé un potere così vasto da poter difficilmente trovare un adeguato

7

contrappeso in altri poteri.

Il secondo tipo di potere legittimo è quello tradizionale: come il potere

razionale-legale, anch’esso rappresenta una forma di potere ordinaria, ma a differenza di

quello si tratta di una forma di potere personale, poiché l’obbedienza è dovuta ad una

persona, e quindi si configura come devozione; esso appare legittimo in base alla

credenza che le tradizioni valide da sempre abbiano il carattere della sacralità.

L’ultimo tipo di potere legittimo è quello carismatico, il quale appare sia personale

che straordinario, in quanto non si realizza mediante una forma di potere stabile e

durevole nel tempo, bensì in una situazione straordinaria; esso si differenzia dunque

nettamente dal potere razionale-legale, e condivide con il potere tradizionale solo il

carattere personale che ne sta a fondamento. Mentre le altre due forme di potere sono

tendenzialmente durevoli nel tempo, il potere carismatico si riferisce alla persona in

quanto tale e non ad un “signore” legittimato da regole tradizionali, dunque può al

massimo durare quanto la vita del suo punto di riferimento, inteso quale capo

carismatico, che di volta in volta può assumere la veste del profeta, dell’eroe guerriero,

6 Ivi, p. 30.

7 Ivi, pp. 30-31. 7

8

del demagogo o del leader di partito.

Accanto a questi tre tipi puri di potere legittimo, l’altra fondamentale categoria della

sociologia weberiana, che è entrata a far parte ormai stabilmente del patrimonio delle

scienze sociali e politiche di questo secolo, è quella dello stato. Weber lo definisce

come quella «impresa istituzionale di carattere politico nella quale l’apparato

amministrativo avanza con successo una pretesa di monopolio della coercizione fisica

9

legittima, in vista dell’attuazione degli ordinamenti» . Secondo Weber sotto il profilo

sociologico lo stato non è definibile in base all’oggetto del suo agire, che può essere il

più vario, bensì con riferimento ad uno specifico mezzo che condivide con ogni tipo di

associazione politica: la forza fisica. Weber precisa che lo stato moderno si differenzia

dalle associazioni politiche del passato, le quali pure si servivano regolarmente della

forza come mezzo normale, perché esso si pone come unica fonte del diritto alla forza.

Tra il tema dello stato e quello del potere sussistono due relazioni: la prima connette il

concetto di legittimità del potere esercitato dallo stato alla teoria dei tre tipi puri di

potere legittimo, nel senso che lo stato presuppone che alcuni uomini si sottomettano

10

all’autorità di altri uomini in base alla tradizione, al carisma o alla legalità; la seconda

attiene al tema del monopolio con cui lo stato gestisce l’uso della forza: lo sviluppo

storico ha condotto , tramite un graduale trasferimento di potere dai ceti allo stato, alla

realizzazione di un centro di potere di tipo legale-razionale, basato su

un’amministrazione burocratica.

A questo punto è fondamentale richiamare due categorie alla quali Weber dedica una

particolare attenzione: il partito e la nazione. Queste categorie hanno evidenti punti di

contatto con le tematiche del potere, del gruppo politico e dello stato. Entrambe, sono in

stretto rapporto con il concetto weberiano di politica definita appunto come quel tipo di

relazione sociale in cui «l’agire è orientato in base al proposito di affermare il proprio

» 11

volere contro la resistenza di un altro individuo o di altri individui . Affinché si

possa meglio comprendere questo concetto è necessario introdurre quello della forza, il

quale secondo Weber pervade, con una serie di impercettibili e sottili trapassi, qualsiasi

8 Ivi, pp. 31-34

9 Ivi, pp. 41-42.

10 Ivi, pp. 43-44.

11 Ivi, p. 45. 8

tipo di relazione sociale, ogni forma di comunità e di associazione. La lotta, dunque,

non è soltanto una delle dimensioni fondamentali dell’agire politico ma è anche la

forma che assume di fatto ogni tipo di rapporto sociale, anche nelle comunità di

carattere intimo. «Il concetto weberiano della lotta tenderà sempre più a tradursi da un

lato nella competizione che si svolge sul terreno delle moderne elezioni politiche, sul

campo di battaglia elettorale; e dall’altro nell’idea di una lotta in ogni caso regolata e

12

condotta in primo luogo con la parola» (e da questo punto di vista, come è spiegato ne

La politica come professione, il demagogo è senza dubbio il prototipo del capo politico

della tradizione occidentale, mentre gli avvocati costituiscono il ceto interiormente più

disponibile alla politica). È in questo contesto che vengono discusse le suddette

categorie di partito e di nazione.

I partiti sono, assieme alle classi e ai ceti, fenomeni di distribuzione della potenza

all'interno di una comunità, vale a dire i soggetti di una lotta che ha per scopo la

possibilità di influire sulla direzione della comunità stessa. Analogamente la nazione ha

sempre in qualche modo a che fare con il prestigio della potenza e con l’incessante

competizione che le potenze scatenano sull’arena internazionale. Weber osserva che

queste due categorie sono strettamente collegate alla democrazia, vista come un destino

indissolubilmente legato ai processi politici e sociali della formazione dello stato

moderno e della burocratizzazione occidentale. Processi nei quali riscontra i rischi

imponenti di un nuovo e irresistibile dispotismo che postula l’irreversibilità della

politica di massa così come si afferma sul terreno del suffragio universale e dei moderni

partiti politici.

A questo punto è necessario porre l’attenzione su alcuni dati che, alla luce

dell’evoluzione della riflessione politica weberiana, hanno un importante rilievo

concettuale. Su due di essi vale la pena di fissare l’attenzione. Il primo dato riguarda la

formazione giovanile di Weber che si svolge sullo sfondo di una «crisi profonda della

cultura e della prassi politica del liberalismo tedesco: crisi che Weber percepì

13

lentamente e poco per volta in tutta la sua gravità» . Tra le ragioni di questa crisi, il

giovane Weber annoverava l’esperienza per molti versi devastante del dominio

bismarckiano, che negli anni della maturità tornerà di nuovo prepotentemente al centro

dei suoi scritti politici. Il dato per noi decisivo è che «egli poté riconoscere fin dal

12 Ivi, p.46.

13 Ivi, p.49. 9

principio in tale dominio i tratti di una forma tipicamente cesaristica, vale a dire: da un

lato, strutturalmente autoritaria, perché fondata su un’intensa concentrazione di poteri

e sul sostegno delle grandi aristocrazie conservatrici prussiane e dei quadri superiori

della burocrazia civile e militare; e dell’altro lato, tipicamente demagogica, in quanto

basata su un vero e proprio culto della personalità, su una ricerca sistematica del

consenso a discapito del parlamento e, quindi, come si leggerà poi più volte negli scritti

della maturità, sul costante ricatto della democrazia reso possibile una volta per tutte

14

dalla concessione del suffragio universale per l’elezione del Reichstag» . Allo stesso

tempo, tuttavia, Weber non esitò a definire il suffragio universale come «il cavallo di

15

Troia del cesarismo bismarckiano» e a esprimere un’opzione per l’ipotesi di un

suffragio ristretto. Nell’individuazione ancora poco chiara del nesso che lega cesarismo

e democrazia, seppure nel senso limitato del suffragio universale, sta il secondo decisivo

elemento della riflessione politica del giovane Weber.

Nell’ultimo decennio dell’ ‘800 il pensiero politico di Max Weber inizia a strutturarsi

intorno a due temi che tendono almeno in parte a sovrapporsi: «da un lato, il tema dello

stato nazionale e della politica di potenza e dall’altro lato, l’approccio alla più ampia

16

problematica del capitalismo moderno» . Weber si oppone drasticamente alle illusioni

di coloro che ritengono di poter escogitare dei piani per la felicità dell’uomo,

affermando che gli interessi di potenza dello stato nazionale, e dunque la «ragion di

17

stato» , costituiscono e devono costituire il criterio di valore ultimo dell’agire politico.

Citando le parole dello studioso «è sempre stato il conseguimento del potere economico

che ha fatto sorgere in una classe l’idea della sua candidatura alla direzione politica.

–Subito dopo, tuttavia si legge – E’ pericoloso e a lungo andare inconciliabile con

l’interesse della nazione il fatto che una classe economicamente in declino detenga il

potere politico. Ma ancora più pericolo è il fatto che delle classi verso le quali si sposta

il potere economico e con esso la prospettiva del potere politico, non siano ancora

politicamente mature per la guida dello stato. Ai nostri giorni, la Germania è

14 Ivi, pp. 49-50.

15 Ivi, p.50.

16 Ibidem.

17 Ibidem. 10

18

minacciata da entrambe le cose» . Alla luce di questo criterio, che faceva in ultima

19

analisi dipendere il livello di «maturità politica» di un gruppo sociale non dalla sua

situazione di classe, ma dal grado della sua coscienza nazionale, Weber pronunciava un

giudizio senza appello sugli Junker. Se in un tempo oramai irrimediabilmente trascorso

essi avevano potuto mettere a disposizione della nazione il capitale della loro esperienza

politica, adesso, in conseguenza della loro trasformazione in una classe di imprenditorie

capitalistici (che sacrifica il germanesimo e l’interesse nazionale alla logica del profitto

capitalistico), essi non sono più in grado di porsi alla guida del moderno stato nazionale

tedesco.

Cap. II

I politici di professione e il professionismo politico

Il termine politica esprime un concetto molto ampio, poiché indica ogni tipo di

attività direttiva autonoma, pertanto Weber circoscrive il suo campo d’indagine

20

all’influenza esercitata sull’agire di uno stato, nel senso moderno della parola. Il

significato sociologico dello stato è strettamente connesso a quella che risulta essere la

18 Ibidem.

19 Ibidem. 11

prerogativa principale, cioè l’uso della forza fisica. Se, secondo l’accezione moderna, lo

stato è una comunità di persone che pretendono il monopolio dell’uso legittimo della

forza fisica, allora la politica rappresenta per lo scrittore l’aspirazione da parte di tutti a

21

prendere parte a tale esercizio di potere.

In relazione al concetto di politica Weber si sofferma in particolare sul secondo tipo

di potere legittimo che abbiamo esaminato nel primo capitolo, quello carismatico,

perché è proprio da esso che trae origine il concetto di professione nel contesto politico.

Un profeta, un condottiero, o per meglio dire facendo riferimento a due figure tipiche

dell’Occidente, il demagogo o il capopartito agiscono per intima vocazione, in virtù

della quale si adoperano per la loro “causa” ed hanno al loro seguito un gruppo di

22

individui che credono in loro.

Ogni forma di potere ha bisogno di un “apparato amministrativo” e dei “mezzi”

materiali che sono indispensabili per l’esercizio della forza fisica. Tuttavia il complesso

di individui, a cui si affida chi detiene il potere, può sia possedere direttamente dei

mezzi amministrativi, sia esserne dissociato. Questo rappresenta un punto cruciale del

discorso weberiano, poiché sulla “espropriazione” degli uomini che affiancano il

23

sovrano nella gestione del potere, si fonda, appunto, la nascita dello “stato moderno”.

Nel corso di questo processo di espropriazione politica, che ha avuto luogo con vario

successo in tutti i paesi del mondo, hanno fatto la loro comparsa, dapprima al servizio

24

del principe, le prime categorie di politici di professione. Persone che non aspiravano

direttamente al potere come i capi carismatici, ma che si ponevano invece al loro

servizio e, favorendone la causa, tendevano ad ottenere guadagni strettamente

individuali. Prima di esaminare più da vicino queste figure, occorre chiarire in tutti i

suoi aspetti e in modo univoco la situazione oggettiva che viene a configurarsi.

Esattamente come accade nel campo del profitto economico, è possibile fare politica sia

in modo occasionale sia in modo professionale e, nel secondo caso, dedicandosi a essa

20 Max Weber, La scienza come professione La politica come professione, Edizioni di comunità,

Torino2001, p. 43.

21 Ivi, pp. 44-45.

22 Ivi, pp. 46-47.

23 Ivi, pp.48-50.

24 Ivi, p. 51. 12

come a una professione secondaria oppure principale. Come afferma Weber, è facile

osservare come tutti noi siamo politici occasionali quando andiamo a votare, quando

manifestiamo la nostra volontà applaudendo, quando teniamo un discorso politico e via

dicendo. Per la maggioranza degli uomini l’intero rapporto con la politica si limita ad

azione di questo genere. Fanno politica come professione secondaria tutti quegli uomini

25

che esercitano un’attività soltanto in caso di necessità.

Weber osserva due modi per fare della politica la propria professione. Si vive per la

politica oppure di politica. Le due alternative non si escludono affatto l’una con l’altra.

Al contrario, accade spesso che si facciano entrambe le cose. Spiegando meglio questo

concetto, possiamo affermare che chi vive per la politica costruisce tutta la propria

esistenza intorno a essa. Weber sostiene che l’uomo politico alimenta il proprio

equilibrio interiore e il proprio sentimento di sé con la coscienza di dare un senso alla

propria vita per il fatto di servire una causa. Proprio per questo senso interiore ogni

uomo serio che vive per una causa, vive anche di quella stessa causa. Ci accorgiamo

quanto sia facile riconoscere un personaggio politico nel momento in cui tocchiamo la

questione del profitto economico. Troviamo infatti coloro che vedono nella politica

come professione una fonte durevole di guadagno e coloro i quali invece servono con

passione una causa indipendentemente da ogni aspetto economico. Weber sostiene che

coloro che possono vivere per la politica (economicamente parlando), devono, nel

quadro di un ordinamento fondato sulla proprietà, essere economicamente indipendenti

rispetto ai proventi che la politica può procurargli. Ciò significa che un vero politico che

lotta per una determinata causa deve essere facoltoso o trovarsi in una condizione

personale che gli procuri sufficienti entrate, indipendentemente da quelle derivanti dalla

26

professione stessa di politico. La direzione di uno stato o di un partito a opera di

persone le quali vivono esclusivamente per la politica, e non di politica, implica

27

necessariamente un reclutamento «plutocratico» dei gruppi politicamente dirigenti.

Tutto ciò per Weber significa soltanto una cosa: che un reclutamento non plutocratico di

coloro che sono interessati alla politica, del gruppo dirigente e del suo seguito, è legato

inequivocabilmente al presupposto che tali persone possano trarre dall’esercizio

25 Ivi, p. 52.

26 Ivi, pp.53-55.

27 Ibidem. 13

dell’attività politica redditi regolari e sicuri. Il politico di professione che vive della

politica può essere un semplice beneficiario oppure un funzionario stipendiato.

Nell’ottica di aspirare a vantaggi economici o a benefici di ogni genere osserviamo

che nel passato, feudi, concessioni di terre, benefici di ogni genere e soprattutto

emolumenti, con lo sviluppo dell’economia monetaria, costituivano la tipica ricompensa

che principi, conquistatori vittoriosi e capipartito vincitori elargivano al proprio seguito:

«Tutte le lotte tra i partiti non si svolgono soltanto per fini oggettivi, ma anche e

28

soprattutto per il patronato delle cariche» .

È bene interrogarci sui caratteri tipici dei politici di professione, tanto del capo

quanto del suo seguito. Essi sono andati mutando nel corso del tempo, e anche oggi

sono assai differenti. Weber studia come nel passato, i politici di professione emersero

nel corso della lotta dei principi contro i ceti meno ambienti. Esaminiamo ora i tipi

principali. «Nella sua lotta contro i ceti il principe si appoggiava a strati sociali

29

estranei ai ceti medesimi che potessero essere utilizzati nell’attività politica» . In essi

rientrano in primo luogo i chierici in quanto erano tecnicamente capaci di scrivere. Il

chierico secondo Weber era estraneo agli interessi politici ed economici e non cadeva

nella tentazione di aspirare per sé e per i suoi discendenti a un potere politico autonomo

di fronte al signore (come invece avveniva nel caso del vassallo feudale). Per le sue

stesse caratteristiche di ceto e per la tipologia di vita condotta, il chierico si trovava

secondo il pensiero weberiano, a essere separato dai mezzi di impresa

dell’amministrazione del principe. Un secondo strato sociale in qualche modo analogo

era quello dei letterati di formazione umanistica. Weber fa riferimento ad un tempo in

cui si imparava a fare discorsi in latino e versi in greco allo scopo di diventare

consiglieri politici e, sopra ogni cosa storiografi di corte di un principe. Il terzo strato

sociale era quello della nobiltà di corte. «Dopo essere riusciti a espropriare la nobiltà

del potere politico i principi la attirarono a corte utilizzandola a fini politici e

diplomatici. La trasformazione del nostro sistema educativo nel secolo XVII fu

determinata dal fatto che i politici di professione provenienti dalla nobiltà di corte

30

entrarono al servizio dei principi, sostituendo in tal modo i letterati umanistici» . La

28 Ivi, p. 57.

29 Ivi, p. 64.

30 Ivi, p. 65. 14


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Bludada

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e sociali
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Bludada di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del pensiero politico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Tuccari Francesco.

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