Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

INDICE

INTRODUZIONE …………………………………………………………….. 1

CAPITOLO I

L’ACQUISIZIONE DELLE ABILITA’ MOTORIE INFLUENZA

LO SVILUPPO DEL LINGUAGGIO ……………………………………….. 5

1.1 L

A RELAZIONE TRA LO SVILUPPO MOTORIO E LO SVILUPPO DEL

……………………………………………………..…….. 5

LINGUAGGIO

1.2 I .... 7

L CONTROLLO DEL SISTEMA MOTORIO NELLE PRIME VOCALIZZAZIONI

1.3 L

A COORDINAZIONE MOTORIA E LA COORDINAZIONE VOCALE

’ ……………………………………………………........ 9

NELL INFANZIA

1.4 I ’

L RAPPORTO TRA L ESORDIO DEL BABBLING E LE ATTIVITÀ MOTORIE

……………………..…….……. 13

RITMICHE DEL BRACCIO DEL BAMBINO

1.5 L ….... 16

A COORDINAZIONE NEUROMOTORIA DEL GESTO E DELLA PAROLA

CAPITOLO II

DAL GESTO ALLA PAROLA ………………………………………………. 21

2.1 L’ …............ 21

INFLUENZA DEI GESTI SULLE VOCALIZZAZIONI DEI BAMBINI

2.2 L - ………………………...……........... 25

A COMBINAZIONE GESTO PAROLA

2.3 I L RUOLO DEL GESTO NELLA TRANSIZIONE DAL PERIODO OLOFRASTICO

…..………………….…….... 28

ALLE PRIME COMBINAZIONI DI PIÙ PAROLE

CONCLUSIONI ………………………………………………………………... 35

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI …………………………………………… 37

INTRODUZIONE

In questo lavoro vengono prese in esame le evidenze empiriche riguardanti il rapporto

emergente tra lo sviluppo motorio e lo sviluppo del linguaggio in bambini con sviluppo tipico

da 0 a 3 anni.

Il fatto che le prime espressioni linguistiche emergano insieme alle prime espressioni gestuali

dà evidenza empirica alla tesi secondo la quale la connessione fra queste due modalità

espressive è presente fin dai primi stadi dello sviluppo del bambino.

Fin dalla nascita, il bambino è predisposto a comunicare, rispondendo in maniera selettiva

agli stimoli sociali. Imparare a parlare è però un compito complesso che di norma si apprende

entro i 3 anni di vita.

Questa tesi si concentra sui cambiamenti e gli sviluppi delle abilità motorie, come i progressi

nella postura – con relativo ampliamento della capacità polmonare –, i movimenti

ritmicamente organizzati degli arti, il raggiungimento della locomozione indipendente,

l’attivazione del sistema dei neuroni specchio, la capacità di manipolare gli oggetti – sia

attraverso il tratto vocale che con le mani –, l’utilizzo della combinazione gesto-parola e la

transizione da una a due parole, che forniscono ai bambini un’ampia serie di opportunità per

esprimersi; sono queste opportunità che forniscono i contesti per l’acquisizione, la pratica e

l’affinamento di competenze che contribuiscono, direttamente e indirettamente, allo sviluppo

della comunicazione e del linguaggio.

Nonostante il diffuso interesse nel descrivere i modi in cui emergono i comportamenti nei

settori della comunicazione cognitiva e sociale, poca attenzione è stata dedicata al rapporto tra

lo sviluppo motorio e lo sviluppo del linguaggio. Mentre vi è una ricca letteratura e un

aumento dei dettagli neurofisiologici che spiegano i legami tra il linguaggio e la capacità

motoria negli adulti, dati comparabili non sono ancora molto diffusi e disponibili per i

1

bambini molto piccoli. Fortunatamente l’attuale insorgenza di interesse per questo argomento

fornisce la possibilità di esplorare meglio sin dall’inizio lo stretto legame tra motricità

gestuale e linguaggio parlato in bambini piccoli, mostrando così una chiara continuità tra

azioni, gesti, e parole.

I progressi nello sviluppo delle capacità motorie nella prima infanzia creano una vasta

gamma di nuove esperienze e opportunità per l’esplorazione, che possono avere delle

implicazioni per lo sviluppo del linguaggio. Con il raggiungimento di nuovi atteggiamenti

posturali e capacità locomotorie i bambini possono sperimentare la produzione vocale,

acquisire un’esperienza con la comunicazione distale, e sono in grado di svolgere un ruolo più

attivo nel processo comunicativo. Inoltre, i lattanti hanno una propensione ad entrare in

contatto con gli oggetti e ad esplorare attivamente l’ambiente con le mani e con la bocca,

fornendoci così informazioni sulle loro vocalizzazioni.

Prima ancora della scoperta dei neuroni specchio, gli scienziati, convinti di un’origine

gestuale del linguaggio, avevano rimarcato le forti connessioni tra la mano e la bocca a partire

dai primi anni di vita. La risposta a questa convinzione è contenuta in uno famoso detto della

1

scienza: “L’ontogenesi riassume la filogenesi” (Iacoboni, 2008).

In particolare, l’iniziale sviluppo umano mostra forti legami tra la mano e la bocca. Si ha

anche una connessione esterna, ad esempio quando si esercita una pressione sul palmo della

mano di un neonato, e quest’ultimo apre la bocca. Questo riflesso, chiamato riflesso di

Babkin, suggerisce che queste due parti del corpo appartengano a un sistema funzionale

comune.

È stato notato, inoltre, che tra le 9 e le 15 settimane di vita, i bambini mostrano delle relazioni

tra i movimenti della mano e della bocca. Ad esempio, in concomitanza con l’apertura della

bocca e l’emissione dei caratteristici vocalizzi si verificano in genere delle estensioni del dito

1 Lo sviluppo embrionale di un individuo appartenente a una data specie, oggi, ci consente di cogliere ciò che è

accaduto milioni di anni fa nel corso dell’evoluzione di quella specie. 2

indice; tra le 26 e le 28 settimane, si registra un notevole incremento nei movimenti ritmici di

braccia e mani, come dare colpi, sbattere, dondolare, ondeggiare; infine, nello stesso periodo,

inizia la lallazione, con la produzione di sequenze della stessa sillaba, come [bababa] o

[gagaga].

Attualmente c'è un nuovo interesse per il legame tra gli aspetti motori e quelli linguistici nei

bambini piccoli. È emersa una chiara continuità tra la forma pre-linguistica e quella

linguistica: tra azioni, gesti e parole. Ma in che modo la gestualità infantile si trasforma nel

sistema ben organizzato gesto-parola tipico degli adulti?

Recenti ricerche hanno dimostrato che inizialmente i gesti hanno la funzione di aiutare il

bambino nella costruzione dei significati delle parole. Nel momento in cui le parole iniziano a

emergere e integrare la produzione gestuale, l'uso del gesto è specificamente legato allo

sviluppo del linguaggio. Quando i bambini cominciano a produrre più stringhe di parole,

iniziano anche a compiere gesti pragmatici che non fanno parte del significato referenziale:

questo segna l'evoluzione dal sistema gesto-linguaggio infantile verso quello adulto.

La trattazione che segue è suddivisa in due sezioni principali. La prima parte affronta la

questione dei parallelismi che esistono tra lo sviluppo motorio e lo sviluppo del linguaggio

durante i primi tre anni di vita. Si discuterà di alcune evidenze empiriche riguardanti la

relazione tra il movimento ritmico del braccio e l’insorgenza del balbettio, e dell’influenza

neuromotoria sulla coordinazione del gesto e della parola. La seconda parte, invece, affronta

in modo più approfondito la relazione esistente tra il gesto e la parola, i cambiamenti delle

capacità dei lattanti di spostare un oggetto in relazione alle prime parole, e l’emergere della

denominazione nelle azioni e nelle parole.

Nonostante il linguaggio si presenti come un sistema comunicativo molto complesso, la

maggior parte dei bambini impara a parlare con successo in tempi relativamente brevi. 3

A tale riguardo i risultati ottenuti confermano la tesi secondo la quale con l’acquisizione

motoria i bambini hanno la possibilità di praticare competenze rilevanti per l'acquisizione del

linguaggio, prima che siano necessarie a tal fine. 4

CAPITOLO I

L’ACQUISIZIONE DELLE ABILITÀ MOTORIE INFLUENZA LO

SVILUPPO DEL LINGUAGGIO

1.1 La relazione tra lo sviluppo motorio e lo sviluppo del linguaggio

Fin dalla nascita, ancora prima di iniziare a parlare, ognuno di noi impara a esprimere se

stesso e a relazionarsi con la realtà esterna tramite il movimento. Nei neonati, il primo segno

di comunicazione si manifesta attraverso la sincronia interattiva: bambini di poche settimane

di vita producono col corpo una serie di micromovimenti in risposta al linguaggio umano. In

sostanza il neonato apprende, dalla logica interna dei movimenti e delle azioni, i principi di

sequenzialità essenziali per strutturare il linguaggio, per produrre movimenti fonatori congrui,

per ordinare le parole secondo una progressione logica, simile a quei movimenti che ha visto

realizzare precocemente intorno a sé o a quelli che servono nella comunicazione gestuale

(Lavelli, 2007).

L’emergere del linguaggio rappresenta il raggiungimento di un’importante tappa evolutiva dei

primi 2 anni di vita. Nei primi 18 mesi di vita i bambini acquisiscono e perfezionano tutta una

serie di nuove abilità motorie che trasformano le loro esperienze con gli oggetti e con le

persone. La locomozione indipendente è l’evento di sviluppo più atteso da parte dei genitori e,

con l’acquisizione del linguaggio, è quello con il maggiore impatto sul mondo del bambino.

Nel corso dell’infanzia, vi sono dei cambiamenti significativi nel modo in cui il corpo si

muove e interagisce con l’ambiente, e questi, a loro volta, possono influenzare lo sviluppo di

competenze ed esperienze che svolgono un ruolo importante nella nascita della

comunicazione e del linguaggio (Iverson, 2010). 5

Iverson (2010), attraverso una tabella di esempi illustrativi proposta da Lennenberg nel 1967,

ci illustra brevemente gli sviluppi motori in concomitanza con gli sviluppi del linguaggio. Ad

esempio, durante il primo anno di vita:

- A 20 settimane, i bambini iniziano a sedersi con un supporto. Le vocalizzazioni, che

prima consistevano in vocali o suoni simili al tubare, ora sono intervallate da

consonanti.

- A 6 mesi, i bambini iniziano a sedersi in modo indipendente e sono in grado di

piegarsi in avanti per raggiungere la posizione seduta. Il suono del tubare cambia in un

balbettio che assomiglia a singole vocali, ma né le vocali né le consonanti hanno una

ricorrenza fissa.

- A 12 mesi, i bambini possono camminare se tenuti per mano e la fase della messa in

bocca degli oggetti è cessata. Le vocalizzazioni contengono un aumento della

frequenza di sequenze sonore identiche, e le prime parole (ad esempio la parola

“mamma”) iniziano ad emergere.

Il raggiungimento delle tappe motorie, come lo stare seduti senza supporti, gattonare e

camminare, alterano radicalmente il rapporto che il bambino ha con gli oggetti e le persone

dell’ambiente che lo circonda.

I bambini che si siedono senza alcun supporto possono ruotare liberamente la testa e il tronco,

con conseguente miglioramento del punto di osservazione visivo. Un bambino che ha

cominciato a gattonare ed è quindi in grado di raggiungere i luoghi e gli oggetti di suo

interesse, incontra una nuova serie di opportunità per quanto riguarda la manipolazione degli

oggetti. Quando i bambini acquisiscono la mobilità, prima strisciando e poi camminando, non

solo ampliano notevolmente la gamma di oggetti ai quali possono accedere, ma alterano

anche le possibilità di interazione sociale in una miriade di modi. Lo sviluppo motorio nei

primi 18 mesi, infatti, modifica completamente l’esperienza del bambino con il mondo, e

6

questo ha implicazioni significative per lo sviluppo della comunicazione in generale e per lo

sviluppo del linguaggio in particolare (Iverson, 2010).

Nell’esaminare il rapporto tra lo sviluppo del controllo motorio e lo sviluppo del linguaggio, è

possibile notare una discordanza tra le numerose informazioni che si hanno riguardo al

controllo motorio degli arti e la minore quantità di informazioni relative al controllo motorio

orale.

L’età media in cui i bambini sono sottoposti ad un’esplosione del vocabolario, e iniziano a

combinare la parole in frasi, è di 12 mesi. Per esempio, è noto che le prime fasi di sviluppo

del linguaggio si verificano in parallelo con le prime fasi di sviluppo del gesto, e che i

bambini i cui primi gesti sono in anticipo rispetto alla media, di solito dicono le loro prime

parole in anticipo rispetto allo standard (Alcock, 2006).

1.2 Il controllo motorio delle prime vocalizzazioni

Le vocalizzazioni dei bambini ci affascinano per la loro insorgenza, regolare e strutturata in

tutti gli esseri umani sani, tra i 2 e i 6 mesi di età. Il passaggio da vocalizzazioni pre-

linguistiche alle prime parole rappresenta il possesso della padronanza del coordinamento dei

molteplici sottosistemi del discorso, e dipende dai rapidi cambiamenti nella crescita muscolo-

scheletrica e dallo sviluppo neuromotorio.

Verso le 7-8 settimane di vita, in molti lattanti si inizia a osservare (a) l’incremento, e un

relativo prolungamento, dei suoni vocali emessi in stato di veglia tranquilla o attiva, (b) la

modulazione del tono dei suoni emessi e, (c) la comparsa di gradevoli suoni che richiamano

tonalità musicali e sembrano esprimere piacere e affetto (Lavelli, 2007). Vi sono due tipi di

vocalizzazioni: 7

1. I suoni sillabici: sono caratterizzati da piena risonanza e modulazione di tono, si

approssimano maggiormente alle caratteristiche del linguaggio degli adulti e sono

percepiti come più rilassanti;

2. I suoni vocalici: sono contraddistinti da risonanza nasale e tono basso.

A tal riguardo Lavelli (2007), spiega che il lattante produce più suoni sillabici quando è

mutualmente coinvolto in un contesto di comunicazione e la produzione di vocalizzazioni

2

sillabiche è associata positivamente con la comunicazione simmetrica .

È noto che, nel periodo prenatale, il controllo delle strutture orali emerge in modo

sequenziale. Per esempio, mentre intorno alle 8 settimane di gestazione, la muscolatura del

labbro è ancora in fase di sviluppo, il feto umano è già in grado di aprire la mascella (Green,

Moore, Higashikawa & Steve, 2000).

I risultati degli studi effettuati da Alcock (2006) su 24 bambini di età compresa tra i 20 e i 21

mesi (18 maschi e 6 femmine) con una menomazione nello sviluppo del controllo motorio

orale e nell’acquisizione del linguaggio e con controllo motorio orale tipico nello sviluppo del

linguaggio, dimostrano che i bambini poveri di movimenti orali prima dei 2 anni di età

risultano anche poveri di competenze linguistiche alla stessa età. Ciò implica che le abilità

motorie orali sono una condizione necessaria, anche se non sufficiente, per l’acquisizione di

buone competenze linguistiche.

Fino ad oggi sono stati prodotti dati coerenti con l’idea che lo sviluppo motorio fornisce

anche delle opportunità, per i bambini, di esplorare e ampliare delle competenze rilevanti per

l’acquisizione del linguaggio orale. Questi studi, a causa della rapida evoluzione delle

capacità motorie evidenti nel primo anno di vita, si sono focalizzati sulle vocalizzazioni pre-

linguistiche comparse in questo periodo (Iverson, 2010).

Riportando un’inedita tesi di laurea di Yingling del 1981, Iverson (2010) affronta il tema del

controllo motorio del linguaggio, esplorando la possibilità che il raggiungimento, da parte dei

2 Mutuo coinvolgimento di madre e lattante. 8

bambini, della posizione seduta senza supporto è accompagnato da dei cambiamenti nelle

caratteristiche delle vocalizzazioni infantili, in quanto si possono osservare dei cambiamenti

sostanziali nella respirazione. Infatti, la gabbia toracica si libera e i bambini in posizione

seduta possono respirare più profondamente. In linea di principio, questo dovrebbe consentire

la produzione di stringhe più lunghe di espressioni con un unico respiro. Inoltre, la nuova

posizione eretta della testa altera la posizione della colonna vertebrale e, di conseguenza, la

curva del tratto vocale; in questo modo la lingua scivola in posizione anteriore, rispetto a

prima, nella cavità orale. A sua volta questo dovrebbe aumentare la produzione di consonanti

e vocali.

Nel loro insieme, questi risultati suggeriscono che la comparsa della posizione seduta senza

supporto avvia un periodo di esplorazione e di cambiamento nelle vocalizzazioni infantili.

Quando i bambini sono in grado di mantenere una posizione eretta, scoprono nuove

possibilità per la produzione vocale nell’atto stesso dei vocalizzi. Il feedback propriocettivo e

uditivo generato da queste prime esperienze conduce alla continua esplorazione delle

possibilità vocali generate da una maggiore capacità polmonare e articolatoria del linguaggio,

in particolare dal riposizionamento della mandibola e della lingua che sono molto importanti

per la produzione di consonati e vocali (Iverson, 2010).

1.3 La coordinazione motoria e la coordinazione vocale nell’infanzia

La connessione tra sistema vocale e motorio sembra entrare in azione dall’inizio dello

sviluppo. L’uso dei termini “vocale” e “motorio” riflette il fatto che questi due sistemi sono

anatomicamente distinti; questa scelta terminologica, però, non implica che siano separati, in

quando l’attività motoria è chiaramente coinvolta nella produzione delle vocalizzazioni e del

linguaggio (Iverson e Fagan, 2004). 9

Gli studi comportamentali in età evolutiva condotti da Gentilucci e collaboratori (Gentilucci,

Santunione, Roy, Stefanini, 2004; Bernardis, Bello, Pettenati, Stefanini e Gentilucci, 2008)

mostrano che le azioni manuali influenzano le produzioni vocali dei bambini e che questo

effetto, già presente intorno ai 12 mesi, nei bambini è maggiore che negli adulti.

Il riflesso di prensione (o grasping), per esempio, può essere ottenuto nei neonati applicando

pressione nel palmo della mano; i neonati reagiscono a questa stimolazione manuale aprendo

la bocca. Quando i neonati portano le mani alla zona del viso e introducono le dita in bocca

per succhiare, la aprono appena la mano si muove verso la zona del viso, in previsione del suo

arrivo. Durante l’interazione faccia-a-faccia tra la madre e il bambino, l’estensione del dito

indice del lattante, di età compresa tra le 9 e le 15 settimane, si verifica in concomitanza con

le vocalizzazioni o i movimenti di contatto con la bocca (Iverson e Fagan, 2004; Belsky,

2009; Iacoboni, 2010).

Nella misura in cui la coordinazione vocale e la coordinazione motoria infantile risultano

essere i precursori della maturazione del sistema gesto-parola, ci si aspetta un tasso

complessivo di coordinazione vocale e motoria in aumento con l’età, in combinazione con

l’insorgenza dei primi gesti e delle prime parole (Alcock, 2006).

Secondo Alcock e Krawczyk (2010) i bambini tendono ad avere un unico quadro articolatorio

entro il quale variare l’estensione dei loro movimenti, che senza movimento sillabico, porta il

bambino a produrre vocalizzazioni differenti ma correlate.

Un fattore critico nella co-produzione di parola e gesto è la capacità di produrre dei

movimenti volontari controllati all’interno dei due sistemi (il tratto vocale e il sistema

manuale) e coordinare questi movimenti nel tempo e nello spazio. Ad esempio, Nicholadis,

Mayberry e Genesee (1999) hanno dimostrato che bambini molto piccoli co-producono gesti

3

iconici con le proposizioni del discorso, poco dopo aver messo insieme le parole per la prima

3 I gesti iconici riflettono il contenuto del discorso che accompagnano. Sono movimenti delle mani o del corpo

che possono essere associati, con significati relativamente stabili, in diversi contesti. Alcuni gesti sono vere e

proprie routines sociali, culturalmente definite come “muovere la mano aperta” per significare ciao, oppure

10

volta, e non prima. Quindi, vi è certamente la prova che le evidenze sullo sviluppo

suggeriscono che i movimenti del braccio e/o della mano e i gesti rappresentazionali sono co-

prodotti e sincronizzati con il discorso fin dall’inizio dello sviluppo del linguaggio.

Un’ipotesi su come i movimenti, provenienti da diversi sistemi motori, siano coordinati è la

prospettiva dei Sistemi Dinamici (Mayberry e Jaque, 2000). In questo quadro teorico, la

coordinazione dei movimenti dei differenti arti è pensato per derivare da interazioni tra gli

stessi processi oscillatori, piuttosto che dalle rappresentazioni centrali.

Così, Iverson e Fagan (2004) hanno concettualizzato un modello di sviluppo del sistema

gesto-parola nel contesto dello sviluppo del controllo motorio, con l’emergere del

coordinamento gesto-parola visto come un esempio specifico del problema della

coordinazione dei movimenti. Il modello si propone di fornire una spiegazione di come le

dinamiche di cambiamento della forza, della stabilità vocale e dell’abilità motoria iniziale,

possono spiegare l’emergere della capacità di collegare le modalità vocali e manuali in un

unico comportamento coordinato con una comune intenzione comunicativa. Il modello

utilizza quattro concetti chiave:

- Oscillazione e ritmicità. Sono comportamenti caratteristici dello sviluppo dei sistemi

motori. Nei neonati, le oscillazioni assumono la forma di movimenti ripetitivi (quali

agitazione, calci e dondolo) e sembrano essere strettamente associati a momenti di

passaggio dalla mancanza di controllo volontario su un arto o sul corpo, al controllo

intenzionale. Nel sistema vocale, le proprietà ritmiche sono evidenti nella lallazione.

- Trascinamento. Si verifica quando un oscillatore viene trascinato con successo nelle

attività dell’altro oscillatore, determinando un modello ordinato di attività coordinata

che riflette le caratteristiche temporali del sistema trascinato. Nell’infanzia quando vi è

“allargare le mani con i palmi rivolti verso l’alto” per dire non c’è più. Altri derivano dall’azione del bambino

sugli oggetti. Nelle prime fasi, il bambino produce lo schema d’azione sull’oggetto dimostrando di averne colto

la funzione specifica (il cucchiaio serve per mangiare e il bimbo lo porta alla bocca per mangiare/fingere di

mangiare). 11

un’attivazione sufficiente di una componente della coppia vocale-motoria, tale

componente trascina l’attività del sistema complementare.

- Soglia di elicitazione. È la soglia per stimolare i comportamenti vocali e motori.

Questa soglia si presume essere direttamente correlata con la sua facilità di

esecuzione.

- Forza relativa di attivazione. È la forza relativa di attivazione dei comportamenti

vocali e motori. L’attivazione è definita come la forza relativa del comportamento, e

una volta raggiunta la soglia il comportamento viene eseguito. 4

Nei lattanti emerge quindi, con l’inizio della lallazione raddoppiata , la possibilità del

reciproco trascinamento vocale-manuale: vocalizzazioni ritmicamente organizzate possono

incominciare a trascinare il movimento manuale; il movimento ritmico manuale può

incominciare a trascinare le vocalizzazioni. Questo sviluppo aumenta le probabilità che i

movimenti ritmici manuali e vocali si verifichino in modo coordinato.

L’insorgenza delle vocalizzazioni, infine, risulta essere un indicatore di progresso nello

sviluppo del controllo motorio del discorso nei bambini: è fondamentalmente un

comportamento oscillatorio che riflette il controllo sviluppatosi nel corso dell’articolazione

del linguaggio (Iverson, Hall, Nickel e Wozniak, 2007).

1.4 Il rapporto tra l’esordio del babbling e le attività motorie ritmiche del

braccio del bambino

4 Vocalizzazioni composte da sillabe ripetute, ad esempio, [bababa]. 12

5

L’inizio del babbling canonico sembra legato a certe attività ritmiche prodotte dai bambini

nello stesso periodo, in particolare il battere ritmico manuale.

Da uno studio di Iverson e Fagan (2004) risulta un incremento, correlato all’età, nella

frequenza di coordinazione tra vocalizzazioni e attività ritmiche, in modo specifico con

movimenti del braccio destro; il pattern temporale di queste attività inoltre, sembra ricalcare

quello della gestualità adulta che accompagna il discorso.

La maggior parte di tali vocalizzazioni sono le ripetizioni di consonanti e vocali tipiche del

babbling reduplicato e infatti il tasso di coordinazione vocale-manuale è superiore nei

bambini che hanno già iniziato a produrlo. Secondo gli autori perciò, l’attività ritmica

manuale può facilitare l’organizzazione ritmica delle vocalizzazioni e quindi l’emergere del

babbling. Tra i 9 e i 12 mesi l’associazione tra queste due attività è stabile e perciò disponibile

per la produzione di gesti e parole a fini comunicativi (prima forma di comunicazione

attraverso i gesti).

L’inizio della lallazione raddoppiata è stata a lungo considerata come la pietra miliare dello

sviluppo del linguaggio. Anche se i bambini iniziano a produrre uniche sillabe e spesso a

ripetere singoli suoni, ad esempio le vocali, prima dell’inizio del babbling, la lallazione

raddoppiata è considerata un’importante passo in avanti per lo sviluppo del linguaggio perché

segna la prima comparsa di stringhe ben formate di sillabe ripetute, e le sillabe sono l’unità

organizzativa fondamentale del linguaggio adulto. L’emergere delle vocalizzazioni

organizzate in sillabe è quindi considerato da molti come un fiore all’occhiello dello sviluppo

vocale del bambino (Iverson, Hall, Nickel e Wozniak, 2007).

Durante il primo anno di vita, spesso i bambini producono movimenti ritmici con gli arti e

con il corpo; questi movimenti vengono eseguiti quando i bambini hanno voglia di agire un

5 Si parla di babbling canonico o ‘lallazione’ quando si ha la produzione di una sequenza di sillabe di tipo

consonante - vocale (CV) che si ripetono identiche con un’organizzazione ritmica e temporale simile a quella del

parlato adulto. 13

determinato controllo sui loro arti, ma stanno ancora lavorando sui problemi di adattamento

dei loro comportamenti per raggiungere un obiettivo intenzionale.

Iverson et al. (2007), nel loro studio di ricerca, hanno portato avanti la tesi suggerita da

MacNeilage e Devis nel 1993 i quali sostenevano che la lallazione raddoppiata condivide

delle proprietà dello stereotipo motorio ritmico in quanto questa abilità, fondamentalmente, si

sviluppa a partire da un’oscillazione mandibolare.

Le oscillazioni mandibolari (dove ogni movimento costituisce una sillaba), in combinazione

con la fonetica e il controllo limitato della lingua, costituiscono la base per gli schemi ripetuti

tipici della lallazione raddoppiata. Nel momento in cui i bambini hanno ottenuto il controllo

della lingua e trovato la sua posizione durante il movimento della mandibola, essi cominciano

ad ampliare il repertorio di modelli sillabici che si verificano nelle loro vocalizzazioni. Come

la ritmicità delle braccia e delle gambe è il prodotto delle proprietà biomeccaniche degli arti

del bambino, così anche la lallazione è il prodotto delle proprietà biomeccaniche della

mandibola, in combinazione con il controllo limitato della lingua (Iverson et al., 2007;

Iverson e Fagan, 2004).

Come abbiamo già visto nel paragrafo precedente, quando un certo comportamento si

accoppia ad una componente stabile e praticata di un sistema, la sua attivazione si estende alla

componente dell’altro sistema. Quando questo accade, l’attività del primo sistema “trascina”

l’attività del sistema complementare. Ad esempio, quando un bambino è impegnato in

un’intensa attività ritmica del braccio, il livello di attivazione del sistema motorio può

estendersi nel sistema vocale e trascinare la sua attività, con la conseguente produzione di una

vocalizzazione, che può anche mostrarsi a tempo con il movimento ritmico dell’arto (Iverson

e Fagan, 2004). 14

Questo accoppiamento comportamentale tra le vocalizzazioni e l’attività ritmica del braccio

influenza la nascita della lallazione e può avere ripercussioni anche per l’emergere del legame

gesto-parola.

Pettito e colleghi (Pettito, Holowka, Sergio, Levy e Ostry, 2004) hanno affrontato questa

tematica con l’idea che la lallazione riflette le proprietà di una via di sviluppo vocale-motoria,

e sostengono che questo “balbettare” sia un comportamento sistematico e fondamentalmente

linguistico. È stato poi evidenziato un forte aumento dell’attività ritmica del braccio al

momento della comparsa della lallazione.

Considerando che i neonati inizialmente possono coordinare le vocalizzazioni con l’attività

ritmica degli arti e degli altri segmenti del corpo (ad esempio, gambe e torso), l’aumento

dell’attività ritmica del braccio all’esordio della lallazione raddoppiata, presumibilmente, crea

maggiori opportunità per il trascinamento dei sistemi vocali e manuali. Pertanto, la tendenza a

coordinare le vocalizzazioni con l’attività manuale può essere fortemente differenziata

rispetto alle vocalizzazioni con altri movimenti degli arti.

Diversi studi longitudinali hanno esplorato la natura del rapporto tra l’attività ritmica del

braccio e l’insorgenza della lallazione raddoppiata seguendo i bambini a partire dal periodo

precedente la lallazione fino alla comparsa di quest’ultima (Iverson, 2010).

Quando i bambini cominciano a balbettare sono in grado di riconoscere il feedback uditivo

contingente alla produzione del suono, feedback che permette loro di controllare e regolare lo

stato del tratto vocale e differenziare la produzione del suono. Questa visione viene supportata

da uno studio longitudinale che si è interessato al rapporto tra il movimento ritmico del

braccio e la lallazione (Iverson, Hall, Nickel e Wozniak, 2007). In questo studio, ai bambini

sono stati consegnati dei sonagli da scuotere; è stato quindi osservato, in due sedute, il

movimento effettuato nello scuotere i sonagli; in seguito, la comparsa della lallazione e i

cambiamenti dell’attività ritmica del braccio sono stati esaminati in funzione del tempo

15

relativo all’insorgenza della lallazione (vale a dire indipendentemente dall’età cronologica del

bambino). La scoperta è stata coerente: l’agitazione ritmica del braccio era più bassa nei

bambini che si trovavano nel periodo precedente all’insorgenza della lallazione, mentre era

più forte nei bambini che avevano già iniziato a “chiacchierare”.

Nel momento in cui i bambini raggiungono l’età di 9-12 mesi, ossia il periodo di insorgenza

del primo gesto e della prima parola, il collegamento tra le vocalizzazioni e l’attività manuale

risulta essere forte, stabile e potenzialmente disponibile ad essere utilizzata per scopi

comunicazionali (Iverson et al., 2007).

Una volta che i bambini hanno cominciato a “chiacchierare” la tendenza a coordinare le

vocalizzazioni con i comportamenti ritmici non manuali comincia a diminuire (Iverson e

Fagan, 2004).

La stretta relazione temporale tra l’attività ritmica del braccio e della lallazione viene spesso

interpretata come se la lallazione fosse parte delle azioni motorie ritmicamente organizzate

che emergono e sono prodotte dai bambini durante il loro primo anno di vita (Iverson, Hall,

Nickel e Wozniak, 2007) come prova di un stretto legame tra il sistema manuale e il sistema

vocale.

1.5 La coordinazione neuromotoria del gesto e della parola

Dalla prima fase di acquisizione del linguaggio, i bambini producono gesti e parole in modo

sincronizzato. Il modo in cui i bambini apprendono il linguaggio è inizialmente e

principalmente basato sulla forma parlata del linguaggio stesso (Iacoboni, 2008).

Gentilucci e Dalla Volta (2008) hanno ipotizzato che lo stesso sistema che riguarda i fonemi

delle azioni transitive (cioè l’articolazione della bocca) si occupa anche dell’integrazione dei

gesti con le parole. Perciò, secondo questo punto di vista, gesto e parola condividono lo stesso

sistema di comunicazione. 16

Parola e motricità, inoltre, hanno in comune il fatto che le parole sono articolate, cioè

vengono prodotte attraverso i movimenti della bocca, della lingua e delle corde vocali. Questi

aspetti motori del linguaggio sono controllati dalla corteccia motoria e dall’area di Broca,

un’importante centro del linguaggio del cervello umano, deputata al controllo dei movimenti

della bocca necessari per l’espressione vocale, e sulla quale ci soffermeremo.

L’area del cervello coinvolta nelle funzioni linguistiche è, appunto, l’area di Broca, che risulta

anche essere coinvolta nelle funzioni motorie.

Situata nel lobo frontale sinistro, dove si trovano gli schemi motori del linguaggio e cioè le

sequenze di articolazioni vocali che ci consentono di parlare, l’area di Broca è costituita da

due zone principali, con diversi ruoli nella comprensione e nella produzione del linguaggio:

una parte anteriore associata all’interpretazione di varie modalità di stimoli e alla

programmazione dei condotti verbali, e una parte posteriore associata a un unico tipo di

stimolo, prossima ad aree del cervello dedicate al controllo dei movimenti (Craighero, 2010).

Gran parte della ricerca eseguita da Iverson, Hall, Nickel e Wozniak (2007), si è concentrata

sull’area di Broca ed è risultato che l’attivazione di quest’area si verifica nelle porzioni del

cervello implicate nei compiti motori, in particolare per le attività che richiedono il

movimento delle mani. Questo risultato appare molto importante in quanto indica la possibile

esistenza di un substrato neurale per il collegamento tra il gesto e la parola.

Così, ad esempio, il coordinamento tra le azioni orali e quelle manuali risulta relativamente

comune nei movimenti spontanei dei neonati: quando essi portano le mani alla bocca con

l’intenzione di introdurvi le dita per succhiarle, aprono la bocca già nel momento in cui la

mano si muove verso la zona del viso. Movimenti simili, verificati con una frequenza di 50-

100 volte all’ora, sono stati osservati anche durante le scansioni ad ultrasuoni di feti tra le

dodici e le quindici settimane di età gestionale (Iverson et al., 2007). 17


ACQUISTATO

1 volte

PAGINE

46

PESO

254.08 KB

AUTORE

Mecchina

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione
SSD:
Università: Verona - Univr
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Mecchina di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Verona - Univr o del prof Lavelli Manuela.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Psicologia dello sviluppo

Riassunto esame Psicologia dello Sviluppo, prof. Lavelli, libro consigliato Intersoggettività
Appunto
Riassunto esame Psicologia dello Sviluppo, prof. Lavelli, libro consigliato Psicologia dell'Apprendimento e dell'Istruzione, Mason
Appunto
Riassunto esame Psicologia dello sviluppo, prof. Lavelli, libro consigliato Psicologia dello sviluppo, Vol. I., Belsky
Appunto
Psicologia dello sviluppo - Appunti
Appunto