Che materia stai cercando?

Tesi - Aldo Rossi

Tesi di laurea dal titolo Aldo Rossi per la cattedra del professor Fraziano. Gli argomenti trattati sono i seguenti: premessa, cenni biografici, la collaborazione con Casabella e la sua posizione sull'architettura moderna, l'autobiografia scientifica, il rapporto tra luogo e tempo.

Materia di Composizione architettonica 3 relatore Prof. G. Fraziano

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

CAPITOLO 2: CENNI BIOGRAFICI 8

Aldo Rossi (Milano, 3 maggio 1931 – Milano, 4 settembre 1997) è stato un architetto, tra

i più influenti del XX secolo. È stato il primo italiano a vincere il Premio Pritzker, seguito

anni dopo solo da Renzo Piano.

Nel 1955 ha cominciato a collaborare come redattore

alla rivista di architettura "Casabella - Continuità",

diretta da Ernesto Nathan Rogers. La collaborazione

termina nel 1964 quando la direzione della rivista

passa a Gian Antonio Bernasconi. La sua pratica

giornalistica continua però all'interno delle redazioni di

" Società" e "Il contemporaneo", che fanno di Rossi uno

dei partecipanti più attivi all’acceso dibattito culturale.

I primi articoli riguardano architetti come Alessandro

Antonelli, Mario Ridolfi, Auguste Perret ed Emil

Kaufmann, molti dei quali saranno presenti nel suo

secondo libro, “Scritti scelti sull'architettura e la città”, 1956-1972. Nel 1965 viene

nominato professore al Politecnico di Milano e l'anno seguente, nel 1966, pubblica

“L'architettura della città”, presto diventato un classico della letteratura architettonica;

nel 1971 vince il concorso di progettazione per l’ampliamento del cimitero San Cataldo

a Modena che gli donerà la fama internazionale. Nel 1981 pubblica “Autobiografia

scientifica”, un'opera in cui l'autore, "in discreto disordine", riporta ricordi, oggetti, luoghi,

forme, appunti di letteratura, citazioni, e cerca di ripercorrere le cose o le impressioni,

descrivere, o cercare un modo di descrivere.

Una particolarità di Aldo Rossi sono i suoi schizzi, da cui si rimane affascinati,

un concentrato unico di ironia e di studio profondo. A questo proposito si può citare

Paolo Portoghesi, che quando assegnò il progetto del Teatro del Mondo di Venezia

a Rossi, vedendolo disegnare citò una poesia di Libero de Libero:

“dal nulla che ero,

mi facesti dono

d’essere uno che ti guardava” 9

Aldo Rossi, Teatro del Mondo, Venezia, 1979

Il Teatro venne costruito in un bacino di Fusina, un piccolo porto della laguna,

su di una chiatta. Fu rimorchiato a Venezia ed ormeggiato sul Canal Grande, di

fronte a Piazza San Marco.

L'edificio era costituito da una struttura portante in tubi di acciaio rivestita da

un tavolato di legno e raggiungeva un'altezza di 25 metri. Il corpo principale era

costituito da un parallelepipedo a base quadrata. Sulla sua sommità un tamburo

ottagonale sosteneva una copertura a falde in zinco.

Il Teatro poteva accogliere fino a 400 spettatori di cui 250 seduti. Al termine

delle manifestazioni della Biennale, il Teatro del Mondo attraversò l’Adriatico per

raggiungere Dubrovnik. Nel 1981 l’opera è stata smontata.

Nel 2004 è stato ricostruito a Genova come una delle installazioni delle

celebrazioni di “Genova Capitale Europea della Cultura”.

Rimandando al classicismo Palladiano, il Teatro gli sembrava un luogo dove

finisce l’architettura e inizia il mondo dell’immaginazione, ed gli piaceva per il suo

‘saper stare nella città’.

Egli è sempre stato affascinato dai teatri e in particolar modo dal teatro del

‘700 dove ha osservato nel dettaglio il rapporto tra i palchi come luoghi isolati e lo

spazio complessivo del teatro. Nel teatro il tempo non coincide con il tempo

misurato dall’orologio e così anche i sentimenti si ripetono ogni sera sul

palcoscenico con una puntualità impressionante. 10

Per Rossi il teatro è una passione, una costruzione misurabile e convertibile

in un sentimento spesso impercettibile.

Analizzando alcuni suoi progetti ci si è soffermati, poi, sul Cimitero di Modena e sul

progetto per una Casa dello

studente a Chieti. Nel 1971 Rossi

subisce un grave incidente d’auto

vicino a Belgrado, e nell’ospedale lì

vicino dice di aver oltrepassato la

giovinezza e per questo motivo

decide di porre parte del suo

interesse nei confronti della morte,

iniziando e dedicandosi al

progetto per il Cimitero di Modena.

Cimitero di San Cataldo, Modena, Aldo Rossi, 1971 – 1976

Il cimitero di Modena, per il suo stesso tema rappresenta forse la liquidazione della

giovinezza e l’interesse per la morte.

Il secondo progetto, la casa dello studente di Chieti, è una ricerca di felicità come

condizione di maturità.

Egli ha osservato e tratto memorie dalle cabine sulle spiagge italiane (soprattutto

dell’isola d’Elba) che sempre lo

hanno attratto, considerandole

come un’architettura perfetta,

capace di innestarsi ovunque;

da qui arriva la terminologia

della piccola casa, dimensione

minima del vivere. Le cabine

sono concepite come “case colorate” dimensionate secondo vincoli e funzioni della sua

architettura, rivelando una capacità di recuperare forme elementari e soluzioni

costruttive più semplici. 11

ELENCO DELLE OPERE ARCHITETTONICHE

1960 Villa ai Ronchi in Versilia

1964 Ponte della Triennale a Milano

1965 Fontana monumentale di Segrate

1967 Quartiere Gallaratese insieme all’architetto Aymonino

1968 Progetto del palazzo comunale a Scandicci

1971-84 Ossario e Cimitero di San Cataldo a Modena

1972 Progetto per il nuovo Municipio di Muggiò

1972 Scuola elementare di Fagnano Olona

1973 Realizzazione del documentario di montaggio Ornamento e delitto per la Triennale

di Milano

1974 Progetto per il Palazzo della Regione ed il per una Casa dello studente a Trieste

1976 Progetto per una casa dello studente a Chieti

1977 Progetto per un centro direzionale a Firenze

1978 Teatrino scientifico

1979 Il Teatro del Mondo ed il portale d’ingresso realizzati per la Biennale di Venezia

1982 Centro Direzionale di Fontivegge a Perugia

1983 Progetto del municipio comunale di Borgoricco

1984-1987 Casa Aurora, sede del Gruppo Finanziario Tessile GFT, Torino

Allestimento per Pitti-Uomo a Firenze 12

1985 Allestimento per uno stand per il GFT

1986 Palazzo Hotel a Fukuoka, Giappone

1989 Appartamenti De Lamel all’ Aja, Paesi Bassi

Piano urbanistico per l’area Cosmopolitan Pisorno a Tirrenia (Pisa)

1990-1992 Edificio residenziale e terziario area ex sogema Città di Castello

1990-1993 Club House del Golf Club Cosmopolitan a Tirrenia (Pisa)

Complesso sociosanitario in via Canova a Firenze

1991 Centro di Arte Contemporanea sull’isola di Vassivière a Beaumont-du-Lac, Francia

Recupero dell’area industriale ex cotonificio Cantoni a Castellanza quale sede del

campus dell’Università Carlo Cattaneo

Ufficio postale e appartamenti vicino alla Città della Musica a Parigi (19e), Francia

1992 Ricostruzione del Teatro Carlo Felice a Genova

1993 Armadio Mobile fiorentino per Bruno Longoni

1995 Museo Bonnefanten e Museo d’Arte Moderna a Maastricht, Paesi Bassi

Recupero dell’area ex Kursaal a Montecatini

1996 Complesso per un periodico a Berlino, Germania

1997 Centro Commerciale “Terranova”, Olbia 13

CAPITOLO 3: LA COLLABORAZIONE CON CASABELLA E LA SUA

POSIZIONE SULL’ARCHITETTURA MODERNA 14

Ernest Nathan Rogers aveva animato la cultura architettonica, facendo il

professore e il critico e fondando la rivista Casabella. Si era formato nella

tradizione moderna, era un architetto razionalista degli anni ’30 che aveva vissuto il

periodo mussoliniano ed era stato costretto a scappare, essendo ebreo, e a

collaborare con la Resistenza; direttore prima di Domus e poi di Casabella,

mentore di tutti i giovani milanesi laureati nella seconda metà degli anni ’50,

appartenenti allo studio BBPR, attraverso la rivista, criticava la storia

dell’architettura moderna.

Dopo la seconda guerra mondiale, infatti, c’era una forte discriminazione tra

l’architettura del ‘900 e l’architettura moderna e progressista del periodo fascista

(crf Terragni). Rogers credeva che fosse necessario unire queste due correnti; ed

fu proprio Aldo Rossi, redattore di quella Casabella Continuità dalla metà degli anni

50, a spiccare in questo processo. Rossi era uno

straordinario punto di

riferimento per il dibattito

architettonico italiano. La

sua carriera era iniziata

con opere e scritti che

cercavano di ristabilire un

rapporto di continuità con

la storia dell’architettura e

della città, portando

avanti, la revisione critica

al movimento moderno

iniziata appunto da

Rogers.

Gli obiettivi di Rossi

erano ambiziosi e lo avevano spinto ad una rifondazione dello studio

dell’architettura attraverso la ricerca di un fondamento specifico e proprio della

disciplina. 15

Egli era molto sensibile alle critiche, tra cui affioravano anche quelle di Bruno

Zevi, che mirava a stabilire una continuità tra architettura e le altre attività

artistiche; per Zevi, infatti, lo spazio ricopriva l’elemento fondamentale su cui si

basava l’architettura (un’arte dello spazio). Rossi, invece, si collocava su posizioni

opposte, cercando un fondamento proprio dell’architettura e soprattutto positivo

(influenza marxista): riteneva che l’architettura fosse una scienza positiva e ne

ricercava sempre un desiderio di oggettività.

Rossi svolgeva un itinerario sempre più mirato alla ricerca di quel ‘centro

perduto’ , quella tradizione del classico di cui legge molte pagine (Étienne-Louis

Boullée, Illuminismo, Neoclassicismo milanese).

Una ricerca intrecciata, ma molto distinta rispetto a Vittorio Gregotti, Carlo

Aymonino, Luciano Semerani, svolta in dialettica con Rogers, il quale lo segnava

come strumento di comprensione della tradizione del moderno. E Rossi riconosce

a Rogers (che non si è mai richiuso davanti agli aspetti più problematici

dell’architettura) di rappresentare la cultura europea più avanzata.

Nella rivista“Casabella – Continuità”, Rossi appariva per la prima volta nel

1955 dove, a fronte della continuità con il Movimento Moderno proposta da

Rogers, dava impulso con i ‘giovani delle colonne’ alla revisione italiana dei Ciam e

del Movimento Moderno: iniziava qui il suo percorso, e quello dell’architettura

italiana e internazionale, che avrà tappa fondamentale in “L’architettura della città”.

Presente soprattutto nella riflessione sulla città (saggi su Vienna, Berlino,

Amburgo, Inghilterra, periferie, città- giardino, abitazione, tipologia

edilizia/morfologia urbana) e sulla storia, Rossi tracciava dalle pagine della rivista il

primo fondamentale lineamento della propria ricerca, attingendo dalla rete di temi e

relazioni, alimentate dalla tendenza voluta dal suo direttore e dalla redazione, i

molti indirizzi a cui offrirà in “L’architettura della città” una sintesi inedita e

individuale.

Di Rossi, la rivista pubblicò i più significativi tra i primi progetti e più di 20

scritti, molti poi raccolti in “Scritti scelti sull’architettura e la città” (1975), che

legavano in continuità i testi per “Casabella – Continuità” con quelli successivi, ora

riferiti soprattutto all’analisi urbana, in particolare quelli stesi contemporaneamente

al saggio del 1966. 16

L’intervento si riflesse sugli scritti di Aldo Rossi per “Casabella – Continuità”

come percorso verso “L’architettura della città” e sulla dialettica tra Rossi, Rogers e

la redazione della rivista, evidenziando gli aspetti di continuità e discontinuità del

pensiero tra i due, in particolare sui temi fondamentali nella loro teoria:

funzionalismo/organicismo, neorealismo/realismo, formalismo, analisi/progetto,

analisi urbana, metodo/tipologia, tradizione/storia, memoria/invenzione,

città/memoria, monumento/elementi primari/fatti urbani. In sintesi, il percorso dalle

“preesistenze ambientali” all’ “Architettura della città”. 17

CAPITOLO 4: IL PROBLEMA DELLO STUDIO DELLA CITTA’ 18

Rossi affronta l’architettura con un approccio scientifico, ponendo la città

come territorio dell’architettura: egli infatti crede che descrivendo la città

(esplorando i principi con cui è stata costruita, gli sviluppi e l’uso fattone dall’uomo)

si possano trovare le chiavi dell’architettura.

Le sue riflessioni si concretizzano con il libro “L’architettura della città” (1966)

in cui espone concetti vaghi, imprecisi, approssimativi che diventano termini di

riferimento negli anni 60 (tipo, luogo, monumento, forma urbana).

Insiste sulla permanenza dell’architettura, sulla sua atemporalità fino a

separare forma ed funzioni, definendo i tipi, le immagini profonde di casa, scuola,

ospedale, ect., di cui si è andata costruendo la città; per Rossi il tipo è l’idea stessa

di architettura, ciò che sta più vicino alla sua essenza, e attraverso il quale si tesse

quella realtà che tutti conoscono come città.

Il suo testo si fonda molto anche sul territorio e sulla geografia per poi trovare

la norma su cui si fonda l’architettura e fatto più importante sul concetto di

costruzione, ossia costruire per determinare la città.

Questo suo schizzo di una fondata teoria urbana, comunque venga giudicato

nel suo taglio e nella sua impostazione, è il momento di una lunga ricerca e Rossi

intende aprire il discorso sull’approfondimento di questa ricerca più che sui risultati

raggiunti.

E’ necessario, infine, dire che egli sviluppa una concezione della città

totalmente nuova rispetto all’idea di Le Corbusier, idea che aveva dominato tutto il

primo ‘900: Rossi la vede come la somma di tutte le epoche e di tutti gli stili

architettonici fino ad allora presenti.

Non potendo “rompere” totalmente con il passato, egli perciò si trova a dover

rendere la sua costruzione “organica” all’interno della città.

La sua soluzione è stato l’utilizzo degli Archetipi.

Gli archetipi sono delle forme ricorrenti nella storia dell’architettura, forme

che vanno a costituire un vero e proprio richiamo alla cittadina esistente, rendendo

il risultato nello stesso tempo innovativo e tradizionale.

Molti sono stati gli archetipi utilizzati da Rossi nel corso della sua carriera, e

la loro bellezza sta nella facile riconoscibilità da parte di tutti. 19

Uno tra questi è il Quartiere Schützenstrasse costruito tra 1994 e il 1997: un

quadrato di palazzi molto colorato e variegato, con inserita una citazione romana;

qui Rossi gioca con gli archetipi e sulle facciate multiformi del quartiere si

susseguono blocchi che sembrano fatti con il lego, mescolati a (false) facciate

antiche, in un insieme giocoso che non manca di una sua armonia.

Aldo Rossi, Quartiere di Schützenstrasse, Berlino, 1997

Dopo la pubblicazione del libro, raggiunge l’apice con il progetto per il

cimitero di Modena (1971) che rappresenta pienamente il suo pensiero qui

espresso. 20

CAPITOLO 4.1: L’ARCHITETTURA DELLA CITTA’ 21

“L’architettura della città” è un’opera che tocca diversi temi importanti:

problemi di descrizione e di classificazione e quindi i problemi tipologici, la struttura

della città per parti, l’architettura della città e del locus su cui questa insiste e quindi

la storia urbana, e infine, accenna alle principali questioni della dinamica urbana e

al problema della politica come scelta.

Tutti questi problemi sono percorsi dalla questione dell’immagine urbana, della sua

architettura; questa immagine investe il valore di tutto il territorio vissuto e costruito

dall’uomo. Questa questione si è sempre imposta negli studi tanto essa è sempre

stata insita ai problemi dell’uomo.

Aldo Rossi è convinto che lo schema di teoria urbana presentato in questo

libro possa comprendere più di uno sviluppo e che questo sviluppo possa

assumere accenti e direzioni impreviste. Ma è anche convinto che questo

progresso nella conoscenza della città possa essere reale ed efficace solo se non

cercherà di ridurre la città a qualche suo aspetto parziale perdendone di vista il

significato.

A questo punto, inoltre, crede che sia necessario occuparsi degli studi urbani e

della loro organizzazione nella scuola e nella ricerca confermando loro

quell’autonomia che è necessaria.

Nel corso di questo studio si occupa di diversi metodi per affrontare il

problema dello studio della città; tra questi emerge il metodo comparativo: sarà

sempre la guida più sicura per chiarire la questione fin nei suoi elementi ultimi.

Si parla con particolare convincimento anche dell’importanza del metodo

storico; tuttavia si insiste sul fatto che non si può considerare lo studio della città

semplicemente come uno studio storico. Bisogna anzi porre particolare attenzione

nello studio delle permanenze per evitare che la storia della città si risolva

unicamente in esse. Si crede, infatti, che gli elementi permanenti possano essere

considerati anche allo stesso modo degli elementi patologici.

Il significato degli elementi permanenti nello studio della città può essere

paragonato a quello che essi hanno nella lingua; è particolarmente evidente come

lo studio della città presenti delle analogie con quello della linguistica soprattutto

per la complessità dei processi di modificazione e per le permanenze.

I punti fissati da Ferdinand De Saussure, un linguista e semiologo svizzero, per lo 22

sviluppo della linguistica si potrebbero utilizzare come programma per lo sviluppo

della scienza urbana: la descrizione e storia delle città esistenti, la ricerca delle

forze che sono in gioco in modo permanente e universale in tutti i fatti urbani e

naturalmente la sua necessità di delimitarsi e definirsi.

L’ultima parte di questo studio cerca, infine, di impostare la questione politica

della città; qui il problema politico viene inteso come un problema di scelta per cui

la città realizza se stessa attraverso una propria opzione di idea di città. 23

Così Rossi definisce l’architettura: «La città, oggetto di questo libro,

viene qui intesa come una architettura.

Parlando di architettura non intendo

riferirmi solo all’immagine visibile della

città e all’insieme delle sue architetture;

ma piuttosto all’architettura come

costruzione. Mi riferisco alla costruzione

della città nel tempo.

Intendo l’architettura in senso positivo,

come una creazione inscindibile dalla vita

civile e dalla società in cui si manifesta;

essa è per sua natura collettiva.(…)

Essi iniziarono l’architettura a un tempo

con le prime tracce della città;

l’architettura è così connaturata al formarsi della civiltà ed è un fatto permanente,

universale e necessario.

Creazione di un ambiente più propizio alla vita e intenzionalità estetica sono i

caratteri stabili dell’architettura; questi aspetti emergono da ogni ricerca positiva e

illuminano la città come creazione umana. Queste sono le basi per lo studio

positivo della città».

Le proposizioni di questo discorso rappresentano i principi della disciplina,

ossia lo scopo che Rossi assegna all’architettura:

1) L’architettura in senso positivo:

- L’architettura si manifesta nei fatti dell’esperienza.

⁻ L’architettura è un fatto permanente, universale e necessario:

permanente: l’architettura conserva l’identità nel suo divenire;

universale: le pratiche costruttive di ogni tempo e luogo sono architettura;

necessario: l’architettura non può essere altrimenti se non da ciò che è e da come

lo è. 24

2) L’architettura inizia con le prime tracce della città:

- L’architettura si manifesta nella città;

⁻ L’architettura è la costruzione della città nel tempo;

- L’identità dell’architettura è l’unità dello sviluppo (del divenire inteso come

processo storico) della città.

3) L’architettura è un fatto collettivo:

- L’architettura è per la collettività.

4) I caratteri stabili dell’architettura sono la creazione di un ambiente più

propizio

alla vita e l’intenzionalità estetica:

L’architettura è un’opera d’arte collettiva.

- Rossi ritiene che questo punto di vista, indipendentemente dalle

conoscenze specifiche, possa costituire il tipo di analisi più complessiva della città;

essa si rivolge al dato definitivo della vita della collettività, alla creazione

dell’ambiente in cui essa vive.

Intende l’architettura in senso positivo, come una creazione inscindibile e

inseparabile dalla vita civile e dalla società in cui si manifesta: essa è per natura

collettiva.

L’ architettura è, quindi, connaturata al formarsi della civiltà ed è un fatto

permanente, universale e necessario.

La creazione di un ambiente più propizio alla vita e l’intenzionalità estetica sono i

caratteri stabili dell’architettura; questi aspetti emergono da ogni ricerca positiva e

mostrano la città come se fosse una creazione umana.

Ma l’architettura per dare forma concreta alla società, è diversa, in modo

originale, da ogni altra arte e scienza.

Queste sono le basi per lo studio positivo della città ed essa già si forma nei primi

insediamenti. 25

Tuttavia col tempo la città cresce su se stessa; conquista coscienza e memoria di

se stessa: nella sua costruzione permangono i motivi originari ma allo stesso

tempo precisa e modifica i motivi del proprio sviluppo.

Il contrasto tra particolare e universale e tra individuale e collettivo emerge dalla

città e dalla costruzione della cosa stessa: la sua architettura. Questo contrasto è

quindi uno dei punti di vista principali con cui la città viene studiata in questo libro e

che si manifesta sotto diversi aspetti, nei rapporti tra sfera pubblica e privata, nel

contrasto tra la progettazione razionale dell’architettura urbana e i valori del locus,

tra edifici pubblici e edifici privati.

L’architettura è la scena fissa delle vicende dell’uomo; carica di sentimenti di

generazioni, di eventi pubblici, di tragedie private, di fatti nuovi e antichi.

L’elemento collettivo e quello privato, società e individuo si contrappongono e

si confondono nella città; le case d’abitazione e l’area su cui queste insistono

diventano nel loro fluire i segni di questa vita quotidiana.

L’interesse per i problemi quantitativi, particolare e universale e per i loro

rapporti con quelli qualitativi, collettivo e privato, costituisce una delle ragioni

dell’origine di questo libro: gli studi condotti su città singole hanno sempre

aggravato la difficoltà di stabilire una sintesi e di poter tranquillamente procedere a

una valutazione quantitativa del materiale. Infatti ogni area sembra essere un locus

solus mentre ogni intervento sembra doversi riportare a dei criteri generali di

impostazione.

Egli ha cercato di stabilire un metodo di analisi che si presti a una valutazione

quantitativa e che possa servire a raccogliere il materiale studiato secondo un

criterio unitario; questo metodo è offerto dalla teoria dei fatti urbani, dalla

identificazione della città come manufatto e dalla divisione della città in elementi

primari e in area – residenza.

Essa è strettamente collegata all’architettura della città, perché questa architettura

è parte integrante dell’uomo; essa è la sua costruzione. 26

CAPITOLO 4.2: LA RIFLESSIONE TIPOLOGICA E MORFOLOGICA 27

L’idea di tipo, che attribuisce valore alle forme architettoniche, e che coincide

con l’idea stessa di architettura, con ciò che sta più vicino alla sua essenza, al suo

carattere permanente, atemporale e separato dalle costrizioni funzionali, fa

avvicinare alla città di Rossi, una città costruita attraverso “immagini profonde”,

avvenimenti della «memoria collettiva dei popoli»; cioè un’ossessione analitica per

la città che lo conduce a esplorare anche campi più ampi, quelli del territorio e

della geografia urbana, un approccio che riconduce l’architettura a un lavoro da

scienziati, all’opposto del professionalismo diffuso in quegli anni.

L’architettura delle città analizza e approfondisce il tema della morfologia

umana. L’autore basa il suo studio intendendo la città come un “organismo

composto da tante parti compiute che si formano a lungo andare con il tempo,

acquistando, nella memoria individuale e collettiva, valori che costituiscono l’anima

delle città”.

Nel testo sono molte le definizioni e le forme con cui è enunciata la nozione di

fatto urbano, uno dei primi obbiettivi di Rossi. Un altro obbiettivo poi è quello di

comprendere quale sia il modo per avvicinarsi alla conoscenza concreta del reale

dei fatti urbani, al fine di ottenere un reale progresso negli studi della città; si può

partire dallo studio della forma della città nella sua esperienza concreta come

grande manufatto che cresce nel tempo. Tale visione è, però, solo un punto di

vista più concreto con cui affrontare il problema.

Si può, invece, studiare la città attraverso lo strumento tipologico, che

individua le diverse forme, situazioni e distribuzioni delle sue parti. L’elemento

tipico/tipo è una costante, è riscontrabile in tutti i fatti architettonici: il tipo è l’idea

stessa di architettura.

“Nessun tipo si identifica come una forma anche se, tutte le forme

architettoniche sono riconducibili a dei tipi”: nasce il problema della classificazione

degli elementi che costituiscono i fatti urbani delle nostre città. Le teorie

sull’architettura della città si fondano, quindi, su una continua lettura della città e

dell’architettura sottointendendo una teoria generale dei fatti urbani.

Il tipo si va, perciò, costituendo secondo delle necessità e secondo delle

aspirazioni di bellezza; unico seppure variatissimo in società diverse, esso è legato 28

alla forma e al modo di vita. E’ quindi logico che il concetto di tipo si costituisca a

fondamento della architettura e ritorni nella pratica come nei trattati.

Rossi sostiene l’importanza delle questioni tipologiche che hanno sempre

percorso la storia dell’architettura e che si pongono normalmente quando si

affrontano problemi urbani.

Egli, quindi, pensa al concetto di tipo come a qualcosa di permanente e di

complesso, un enunciato logico che sta prima della forma e che la costituisce.

Uno dei maggiori teorici dell’architettura, Quatremère de Quincy, ha

compreso l’importanza di questi problemi e ha dato una definizione magistrale di

tipo e di modello:

“La parola “tipo” non rappresenta tanto l’immagine d’una cosa da copiarsi o

da imitarsi perfettamente, quanto l’idea d’un elemento che deve egli stesso servire

di regola al modello. […] Il modello, inteso secondo la esecuzione pratica dell’arte,

è un oggetto che si deve ripetere tal quale è; il “tipo” è, per lo contrario, un oggetto,

secondo il quale ognuno può concepire delle opere, che non si rassomiglieranno

punto fra loro.

Tutto è preciso e dato nel modello; tutto è più o meno vago nel “tipo”. “

La tipologia si presenta come lo studio dei tipi non ulteriormente riducibili

degli elementi urbani, di una città come di una architettura.

La questione delle città monocentriche e degli edifici centrali o altro è una

specifica questione tipologica; nessun tipo si identifica con una forma anche se

tutte le forme architettoniche sono riconducibili a dei tipi. Questo processo di

riduzione è un’operazione logica necessaria e non è possibile parlare di problemi

di forma ignorando questi presupposti. In questo senso tutti i trattati di architettura

sono anche dei trattati di tipologia e nella progettazione è difficile distinguere i due

momenti.

Il tipo è dunque costante e si presenta con caratteri di necessità; ma sia pure

determinati, essi reagiscono dialetticamente con la tecnica, con le funzioni, con lo

stile, con il carattere collettivo e con il momento individuale del fatto architettonico.

Rossi è propenso a credere che i tipi della casa d’abitazione non siano mutati

dall’antichità a oggi ma questo non significa sostenere che non sia mutato il modo 29

concreto di vivere dall’antichità a oggi e che non vi siano sempre nuovi possibili

modi di vivere.

Infine, si può dire che il tipo è l’idea stessa dell’architettura, ciò che sta più

vicino alla sua essenza; e quindi ciò che, nonostante ogni cambiamento, si è

sempre imposto “al sentimento e alla ragione”, come il principio dell’architettura e

della città.

Il problema della tipologia non è mai stato trattato in forma sistematica e con

l’ampiezza che è necessaria; oggi esso sta emergendo nelle scuole d’architettura e

porterà a buoni risultati. Rossi, infatti, è convinto che gli architetti stessi, se

vorranno allargare e fondare il proprio lavoro, dovranno di nuovo occuparsi di

argomenti di questa natura. 30


PAGINE

52

PESO

2.39 MB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Scienze dell'Architettura
SSD:
Università: Trieste - Units
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lavypieri di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Composizione architettonica 3 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trieste - Units o del prof Fraziano Giovanni.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Scienze dell'architettura

Storia dell'architettura moderna - Appunti
Appunto