UNIVERSITÀ CATTOLICA DEL SACRO CUORE
Sede di Milano
Interfacoltà di Scienze Linguistiche e Letterature Straniere – Scienze Politiche e Sociali
Corso di Laurea in
Scienze Linguistiche Per Le Relazioni Internazionali
Il ruolo dell’ONU nella disciplina giuridica
delle Relazioni Internazionali
Relatore:
Chiar.mo Prof. Luca Galantini Tesi di laurea di:
Giulia Cristina Ammirati
N. Matricola: 5003345
Anno Accademico 2022/2023 A me stessa,
alla mia determinazione e ai miei sogni.
A mio Padre e mia Madre,
eterne fonti di sostegno e di coraggio.
A mio Fratello.
A chi ha creduto in me fin dall’inizio.
“Per aspera sic itur ad astra”.
Indice
Introduzione 2
1. Le relazioni internazionali dopo la Seconda guerra mondiale 6
1.1 Lo scenario internazionale al termine della guerra: principali contrasti
transnazionali, blocchi politici, la Guerra Fredda 6
1.2 La necessità di un nuovo ordine mondiale: dalla Società delle Nazioni
alla gestazione dell’ONU 17
1.3 Principali conferenze internazionali per la pace
durante la Seconda guerra mondiale 24
2. Il fallimento istituzionale della Società delle Nazioni 32
2.1 La struttura interna e le funzioni principali 32
L’incompetenza della Società e la sua successiva estinzione
2.2 44
3. La fondazione delle Nazioni Unite 51
3.1 L’organizzazione interna dell’ONU 55
3.2 Le principali finalità di cui all’articolo 1 dello Statuto delle Nazioni Unite
e il tentativo di promuovere la sicurezza internazionale 60
Bibliografia 68
Sitografia 69
1
INTRODUZIONE
La presente tesi si propone l’obiettivo di delineare lo scenario internazionale e
ripercorrere le principali tappe storiche che hanno determinato la costituzione dei due
principali organismi di cooperazione internazionale: la Società delle Nazioni e
l’Organizzazione delle Nazioni Unite. A ciò viene affiancato lo scopo di esaminare i
limiti e le debolezze del primo di questi due organismi, che hanno condotto alla sua
estinzione e alla creazione dell’ONU.
L’obiettivo del primo capitolo di questo elaborato è quello di esplicare ed analizzare
le cause che, nello scenario della fine della Seconda guerra mondiale, hanno condotto
le principali potenze mondiali a creare un organismo, le Nazioni Unite, che sia in
grado di risolvere pacificamente le controversie internazionali. Ci troviamo, in
questo capitolo, nel periodo storico in cui la Lega delle Nazioni ha mostrato
maggiormente la sua inettitudine nel trovare una soluzione ai principali contrasti
militari e politici che hanno conseguentemente portato allo scoppio del conflitto.
Verrà successivamente compiuta una ricostruzione storiografica delle principali
conferenze internazionali per la pace tenutesi nel corso della guerra, prodromiche
alla costituzione dell’ONU.
Le due guerre mondiali e successivamente la Guerra Fredda hanno determinato in
tempi brevi un radicale mutamento della geografia politica dei Paesi di tutto il
mondo, a causa di diversi eventi sociali, politici, economici e tecnologici che si sono
susseguiti. Prima di questi conflitti era l’Europa a dominare l’intero pianeta in
maniera quasi incontrastata, ma per effetto di alcuni fenomeni la sua potenza andò
scomparendo per lasciare il posto all’egemonia degli Stati Uniti e dell’Unione
Sovietica. Fino a quel momento tutte le guerre verificatesi nel corso della storia
avevano portato alla costituzione di un nuovo ordine ed equilibrio multipolare,
oppure alla formazione di una nuova potenza; la Seconda Guerra Mondiale, invece,
si rivelò una guerra anomala, dal momento che non portò alla nascita di un nuovo
impero o un nuovo equilibrio, ma alla genesi del cosiddetto bipolarismo,
quell’assetto politico in cui i vari elementi di un sistema si organizzano attorno a due
schieramenti politici contrapposti. Questo conflitto, inoltre, era iniziato come una
guerra limitata al solo scontro tedesco-polacco, per poi divenire a tutti gli effetti una 2
guerra mondiale.
A seguire, verrà prestata attenzione all’esperienza, seppur rivelatasi fallimentare,
della Società delle Nazioni. In primo luogo sarà fondamentale studiare in che modo
la sua creazione è strettamente legata alla teoria dell’internazionalismo liberale
pronunciata dal presidente americano Woodrow Wilson: egli sosteneva, infatti, che il
compito di trovare una soluzione pacifica alle varie tensioni mondiali che si
sarebbero verificate da allora in poi e di sconfiggere gli aggressori doveva essere
affidato alla diplomazia, come egli stesso aveva richiesto nel primo dei suoi famosi
Quattordici Punti, una dichiarazione degli obiettivi di guerra americani pronunciata
in una sessione congiunta del Congresso nel 1918 . In particolare, questo compito
1
spettava all’istituzione della cosiddetta Società delle Nazioni, un’organizzazione
mondiale a cui era affidato il ruolo di mantenimento della pace e dell’ordine; ciò
avveniva principalmente attraverso l’adozione di sanzioni economiche e commerciali
oppure con l’intervento del Consiglio. Le sanzioni sono importanti strumenti di
politica estera e strumenti coercitivi che utilizzano principalmente la leva economica
per raggiungere obiettivi politici . Il Consiglio, invece, era l’organo di governo della
2
Società delle Nazioni; esso aveva il compito di adottare delle deliberazioni in materia
di pace nel mondo, per risolvere le controversie tra Stati. Questa organizzazione,
dunque, rappresentava un nobile segno della volontà degli Stati di istituzionalizzare i
rapporti di forza internazionali ed inserirli in un sistema giuridico capace di bloccare
e dominare la potenza e di dare una risposta repressiva adeguata a contrastare le
trasgressioni del Diritto Internazionale . Quest’ultimo rappresenta il complesso delle
3
norme che regolano e disciplinano i rapporti istituzionali tra i soggetti della comunità
internazionale. Quando parliamo di potenza facciamo riferimento ad una dottrina
politica, la Machtpolitik, che sostiene l’utilizzo della forza e della violenza da parte
di uno Stato nel raggiungimento dei suoi obiettivi e nel soddisfacimento dei suoi
interessi. Questa dottrina privilegia l’interesse nazionale sull’interesse dell’intera
1 G. John Ikenberry, Un mondo sicuro per la democrazia. Internazionalismo liberale e crisi dell’ordine
globale, Vita e Pensiero, 2021, pag. 142
2 Lavoce.info, Sanzioni economiche: il diavolo è nei dettagli, G. De Arcangelis, 2022, [In rete]:
https://lavoce.info/archives/93446/sanzioni-economiche-il-diavolo-e-nei-dettagli/
3 E. Di Nolfo, Storia delle relazioni internazionali. I. Dalla pace di Versailles alla conferenza di
Potsdam. 1919-1945, Editori Laterza, 2015, pag. 12 3
comunità internazionale. Compito della Società era proprio quello di contrastare
questa teoria politica promuovendo il multilateralismo cooperativo, principio che sta
alla base dell’ordine internazionale a partire dalla metà del Novecento, in risposta
alle catastrofiche guerre del secolo. Per multilateralismo si intende quella teoria
politica che incoraggia la costituzione di un sistema di cooperazione pacifica tra Stati
per il raggiungimento di obiettivi comuni, tra i quali la pace e la sicurezza
internazionali.
A questo proposito, nel secondo capitolo verrà analizzata la struttura interna della
Società per comprenderne i meccanismi ed il funzionamento, ed infine verranno
analizzati i principali contesti in cui la Lega ha mostrato i suoi limiti nel contrastare
le dispute di carattere internazionale. Infatti, a causa dell’assenza all’interno della
Società delle Nazioni di alcune grandi potenze mondiali, questa fu sopraffatta dalle
varie politiche di potenza e l’organizzazione si rivelò incapace di trovare una
soluzione efficace alle diverse tensioni mondiali. Questi eventi, insieme alle sue
debolezze strutturali, hanno influenzato negativamente l’efficacia della sua attività,
conducendo all’estinzione dell’organizzazione nel 1946.
All’indomani della Seconda Guerra Mondiale, al fine di sostituire il ruolo che aveva
la Società delle Nazioni e di evitare che la Guerra Fredda degenerasse in un conflitto
armato, fu istituita l’Organizzazione delle Nazioni Unite, un’organizzazione
mondiale ancora esistente fondata nel 1945 che ha come obiettivi principali,
contenuti nell’articolo 1 dello Statuto, il mantenimento della pace e della sicurezza
internazionali, la cooperazione tra gli Stati e la tutela e promozione dei diritti umani.
Nel terzo capitolo, dunque, dopo aver considerato l’organizzazione interna delle
Nazioni Unite e descritto i suoi organi principali, vengono esposte le finalità delle
stesse. A questo proposito, verrà prestata attenzione all’analisi delle procedure
pacifiche di risoluzione delle controversie, dal momento che, in seguito all’adozione
della Carta dell’ONU, la prassi internazionale promuove e va nel senso di risolvere le
dispute tra nazioni esclusivamente attraverso strumenti pacifici e senza ricorrere
all’utilizzo della forza armata.
Per realizzare questo lavoro, la metodologia utilizzata in questa tesi abbraccia
l’impiego di diverse tipologie di fonti: nel primo capitolo, impostato prevalentemente
sulla ricostruzione storiografica delle vicende e delle conferenze che hanno condotto
4
alla creazione delle Nazioni Unite, verranno consultate prevalentemente fonti
secondarie, dunque analisi politiche e studi accademici, con l’obiettivo di fornire una
comprensione esaustiva dello scenario internazionale. Le fonti secondarie sono delle
documentazioni scritte che derivano dall’analisi, dal commento e dall’elaborazione
delle fonti primarie. Nel secondo e terzo capitolo, invece, la ricerca attingerà
ampiamente da diverse fonti primarie, ovvero dichiarazioni ufficiali e documenti
diplomatici originali, in particolar modo il Patto della Società delle Nazioni e lo
Statuto delle Nazioni Unite. 5
CAPITOLO 1
LE RELAZIONI INTERNAZIONALI DOPO LA SECONDA GUERRA
MONDIALE
1.1. LO SCENARIO INTERNAZIONALE AL TERMINE DELLA GUERRA:
PRINCIPALI CONTRASTI TRANSNAZIONALI, BLOCCHI POLITICI, LA
GUERRA FREDDA
La Seconda Guerra Mondiale era iniziata per volere della Germania, con lo
scopo di sbloccare la situazione che si era formata nel 1919 con la firma della
Pace di Versailles, la quale aveva decretato clausole severissime per la
nazione, tra cui molte perdite territoriali e pesanti limitazioni alle forze
armate; si trattava infatti di una pace punitiva, in quanto il negoziato si svolse
con la partecipazione dei soli vincitori della guerra, ovvero Francia, Gran
Bretagna, Italia, Stati Uniti, Giappone e i diversi paesi minori. I tedeschi non
ebbero la possibilità di far valere la propria voce in sede di negoziato. Lo
stesso Hitler, che avrebbe alimentato la guerra con il suo fanatismo
ideologico e un sentimento di riscatto nazionalistico, si era illuso di poter
condurre uno scontro limitato. Egli nutriva la speranza di vincere la sua
battaglia con la semplice esibizione della forza germanica contro i Polacchi .
4
La Seconda Guerra Mondiale, infatti, era iniziata con l’invasione della
Polonia da parte della Germania di Hitler il primo settembre del 1939. Suo
obiettivo era quello di mettere in atto il cosiddetto revisionismo, ovvero il
superamento delle clausole ritenute ingiuste dal governo tedesco e il
ristabilimento della centralità della Germania nel contesto europeo, dopo la
sconfitta nella Prima Guerra Mondiale. Al termine del conflitto l’intero
pianeta risultava essere una vera e propria polveriera con diversi contrasti e
blocchi politici, ovvero assetti politici fondati sulla contrapposizione di
schieramenti opposti. Dal punto di vista diplomatico la fine della Seconda
Guerra Mondiale ha segnato la consacrazione dell’assenza geopolitica
dell’Europa: il potere e la forza appartenevano ormai principalmente a Stati
E. Di Nolfo, Storia delle relazioni internazionali. I. Dalla pace di Versailles alla conferenza di
4
Potsdam. 1919-1945, op. cit. pag. 287 6
Uniti e Unione Sovietica, potenze egemoniche dell’intero pianeta. Nel corso
della conferenza di Potsdam, tenutasi dal 17 luglio al 2 agosto del 1945,
venne certificata la divisione della Germania in quattro zone d’influenza,
ognuna appartenente ai quattro vincitori della guerra: Francia, Gran Bretagna,
Stati Uniti e Unione Sovietica. La parte occidentale del mondo risultava
quindi essere sotto l’egemonia delle potenze occidentali, mentre la parte
orientale era sotto il controllo sovietico. Il contrasto sul futuro della Germania
fu una delle principali circostanze post-belliche che contribuì all’inimicizia
tra Stati Uniti e Unione Sovietica e diede inizio alla Guerra Fredda. Sebbene i
vincitori avessero preso l’impegno di considerare la Germania come un’unica
entità, la Francia puntava al sostegno di istanze separatiste per impedire la
rinascita economica e militare della nazione e decise di inglobare
economicamente la Saar, un’importante area industriale tedesca, nel suo
territorio . Per quanto riguarda la zona di occupazione sovietica, in un primo
5
momento le autorità russe esercitarono una spietata persecuzione dei nemici
di classe e dei tedeschi, spesso deportati nei campi di concentramento. In un
secondo momento il locale Partito comunista finì per inglobare una parte del
ben più forte Partito Socialdemocratico di Germania, sotto la costante
supervisione delle autorità sovietiche . Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna,
6
invece, decisero di unire le loro zone di occupazione dando origine alla
cosiddetta Bizona, con lo scopo di incoraggiare una ripresa economica. Nel
marzo del 1947 si tenne a Mosca la prima sessione della conferenza con i
quattro ministri degli Esteri dei paesi vincitori per trovare una soluzione a
questa questione. Tuttavia, si giunse ad un’impasse, in quanto Stati Uniti e
Gran Bretagna erano intenzionati a dare vita ad uno stato tedesco federale,
mentre l’Unione Sovietica voleva la realizzazione di uno stato centralizzato e
puntava a deteriorare ulteriormente la situazione economica e sociale
dell’Europa . Una ulteriore sessione della conferenza sul futuro della
7
Germania nel 1947 si concluse senza aver trovato alcun accordo.
5 A. Varsori, Storia internazionale. Dal 1919 ad oggi, Il Mulino, 2020, pag. 169
6 A. Varsori, ibidem, pag. 168
7 A. Varsori, Storia internazionale. Dal 1919 ad oggi, op. cit. pag. 173 7
“Guerra Fredda” è l’espressione che viene utilizzata per riferirsi all’insieme
dei rapporti e delle competizioni ideologiche, commerciali e politiche
condotte tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica a partire dalla fine del
conflitto mondiale, e fu conseguenza diretta del bipolarismo. Il successo di
questa espressione deriva dal fatto che essa aiuta a comprendere molto bene
alcuni dei tratti peculiari del sistema internazionale emerso nel dopoguerra,
che si caratterizza per il superamento dell’ordine multipolare ed eurocentrico
che aveva contraddistinto i decenni precedenti . Venne combattuta utilizzando
8
una grande varietà di mezzi, tra i quali la propaganda, la diffusione di notizie,
la strumentalizzazione di qualsiasi tensione mondiale, la minaccia, lo scontro
bellico in alcuni contesti locali ed in particolare la corsa agli armamenti
nucleari. Questi fenomeni fecero sì che questo confronto bipolare non
diventasse una guerra “calda” e più devastante, combattuta con armi vere e
proprie. I molteplici conflitti locali che avrebbero potuto causare l’inizio di
una guerra mondiale furono principalmente guerre per procura, ovvero dei
conflitti armati tra due fazioni o stati che agiscono per conto di due attori
principali che non vengono coinvolti nelle ostilità. Rilevante fu anche il ruolo
delle Nazioni Unite, che aveva il compito di mediare i contrasti internazionali
in maniera pacifica.
I due blocchi ideologico-politico istituzionali in cui era diviso il mondo non
rappresentavano soltanto una contrapposizione militare e diplomatica, ma
erano portatori di due diverse visioni ideologiche inconciliabili: il modello
democratico statunitense e il modello comunista sovietico . La Guerra Fredda
9
ebbe inizio, nella sua classificazione storico-politica, in particolare con il
discorso del presidente americano Truman al congresso degli Stati Uniti nel
quale dichiarava di sostenere ed essere al fianco di tutti quei popoli liberi che
erano vittime di tentativi di soggiogamento effettuati da minoranze armate
oppure da minacce esterne. Il discorso di Winston Churchill del 1946
rappresenta per molti storici l’effettivo inizio della Guerra Fredda; in questo
discorso egli parlò per la prima volta di una “Cortina di Ferro” che era calata
8 M. Del Pero, La Guerra Fredda, Carocci editore, 2014, pag. 9
9 M. Del Pero, ibidem, pag. 9 8
sull’Europa e che la divideva in due grandi blocchi. Paradossalmente il
carattere bipolare di questo conflitto contribuì a garantire il più lungo periodo
di pace nella storia dell’Europa contemporanea, in quanto era basato su un
equilibrio del terrore e frenava quel dinamismo politico che precedentemente
era dominato da più potenze. Quando parliamo di equilibrio del terrore
facciamo riferimento alla strategia della deterrenza nucleare. Essa è un
concetto molto importante nell’ambito della sicurezza internazionale e della
difesa nazionale e consiste nell’atto di porre in essere delle minacce con
l’intenzione di scoraggiare il proprio rivale dal compiere un’azione
indesiderata, in questo caso l’utilizzo di armi atomiche, pena una reazione
spropositata. Tuttavia, più volte Unione Sovietica e Stati Uniti giunsero al
punto di essere sull’orlo di una terza guerra mondiale, che non si verificò in
quanto gli eventi di Hiroshima e Nagasaki ave
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