CORSO DI LAUREA MAGISTRALE
IN
PSICOLOGIA CLINICA E DELLA RIABILITAZIONE
TESI DI LAUREA
PSICOPATOLOGIA GENITORIALE : RUOLO DEI
CAREGIVER E IMPLICAZIONI SULLO SVILUPPO
PSICOLOGICO DEI FIGLI
LAUREANDA RELATORE
MARIA OCCORSO CLAUDIA PRESTANO
2021/2022
ANNO ACCADEMICO
SOMMARIO
INTRODUZIONE………………………………………………………………………………………..…1
CAPITOLO I
I. ATTACCAMENTO E PSICOPATOLOGIA………………………………………………………..…2
I.1 Il ruolo dell’attaccamento insicuro nell’insorgenza di problematiche…………………...5
I.2 Che cosa s’intende con parenting…………………………………………………………15
I.3 Genitori devianti e antisociali………………………………………………………………18
CAPITOLO II
II. PSICOPATOLOGIA E GENITORIALITA’……………………………………………………………26
II.1 Crescere con un genitore affetto da psicopatologia……………………………………...26
II.2 Fattori predisponenti…………………………………………………………………………34
II.3 Fattori che perpetuano il disagio……………………………………………………………45
CAPITOLO III
III. DISTURBI PSICHIATRICI……………………………………………………………………………50
III.1 Disturbi di personalità: il disturbo borderline di personalità…………………………….50
III.2 Disturbi correlati a sostanze e disturbi dell’alimentazione………………………………55
III.3 Trauma evolutivo, dissociazione, disgregolazione affettiva e alessitimia……………..70
CONCLUSIONI…………………………………………………………………………………………….75
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI………………………………………………………………………....78
1
INTRODUZIONE
Il presente lavoro prende in esame diversi contributi sulla psicopatologia
genitoriale e le competenze di parentig e, in particolar modo, approfondisce e
analizza come la presenza di una diagnosi materna di disturbo borderline di
personalità, di dipendenza o di disturbo del comportamento alimentare possano
incidere sulla rappresentazione di sé come genitore, del figlio e della relazione.
È fondamentale sottolineare come la qualità delle cure genitoriali incide
sulla crescita del figlio: una presenza competente, amorevole e rispettosa e
condizioni ambientali favorevoli sostengono, infatti, lo sviluppo della sua
personalità.
L’incidenza di psicopatologia negli adulti comporta che molti bambini
crescano insieme a un genitore con sofferenza psichica, solo a volte
circoscrivibile a un periodo limitato nel tempo. Tali esperienze dolorose
segnano i bambini, i quali manifestano problemi comportamenti ed emotivi
spesso gravi e persistenti, quali: condotte aggressive, fallimenti scolastici,
bassa autostima e difficoltà relazionali, frequentemente inquadrabili in veri e
propri quadri clinici. La letteratura, a tal proposito, è concorde nel ritenere che il
funzionamento mentale dei genitori con psicopatologia abbia un impatto
negativo sulla salute e il benessere dei figli, i quali corrono il rischio di
sviluppare un disturbo psichico durante l’infanzia.
Va sottolineato, tuttavia, che la presenza di una diagnosi psichiatrica non
compromette inevitabilmente le capacità genitoriali; ma è piuttosto il
comportamento dell’adulto, il cosiddetto caregiver, a costituire un fattore di
rischio determinante. Inoltre, le modalità attraverso cui esplica la genitorialità
non sono legate soltanto a caratteristiche del singolo genitore, ma sono
influenzate dall’interazione con altri fattori, come l’isolamento, l’assenza di reti di
supporto e i rapporti affettivi conflittuali. Tali fattori rappresentano quelli
maggiormente in grado di aumentare la probabilità che si verifichino
conseguenze problematiche. a modulare l’effetto della patologia di cui soffre il
genitore sull’equilibri familiare contribuiscono anche il vissuto e la
rappresentazione del bambino riguardo la malattia del caregiver, nonché le
strategie che egli è in grado di mettere in atto per farvi fronte.
Inoltre, diversi contributi sostengono che i genitori che soffrono di una
psicopatologia mentale richiedono frequentemente un aiuto per le proprie
2
capacità di parenting e che questo campo di intervento possa costituire una
forte motivazione per il trattamento. Un intervento del genere, oltre ad avere
delle indiscutibili ricadute in positivo sulla qualità della vita del paziente, può
rappresentare anche un intervento preventivo rispetto allo strutturarsi di quadri
clinici nel bambino. Si potrebbe, dunque, affermare che, nonostante la tendenza
a sviluppare alcune malattie mentali sia in parte favorita dal corredo genetico, le
esperienze vissute durante l’infanzia hanno un perso sostanziale.
L’elaborato si divide in tre parti: il primo capitolo mette in risalto
l’importanza del legame di attaccamento, in quanto può favorire l’insorgenza di
problematiche. In particolare, la letteratura mostra come un legame
disfunzionale tra caregiver e bambino rappresenti uno dei maggiori fattori di
rischio per l’insorgenza di disturbi mentali, dell’abuso e della dipendenza da
sostanze. Esperienze di maltrattamento, abuso, trascuratezza emotiva sono
state identificate come predittori.
Il comportamento genitoriale inadeguato è imputabile ad un quadro
clinico psicopatologico ben preciso che genera una serie di comportamenti
disfunzionali che impattano sullo sviluppo del bambino, andando a
compromettere la possibilità di instaurarsi un legame di attaccamento sicuro,
ossia basato sulla protezione, sicurezza e affetto reciproco. Il legame, infatti,
rappresenta la base a partire dal quale si vanno a strutturare le modalità di
comportamento e le capacità relazionali del bambino.
Sono state prese in considerazione alcune teorie relative
all’attaccamento e, in modo particolare, la teoria dell’attaccamento di John
Bowbly, il quale ha affermato quanto sia molto importante che il legame di
attaccamento si sviluppi in maniera congrua in quanto da questo dipende lo
sviluppo dell’individuo: l’angoscia e la depressione che vivono gli adulti sono
riconducibili a episodi infantili in cui il soggetto ha sperimentato disperazione,
sofferenza e abbandono.
Ed infine, è stato sottolineato come il disagio vissuto dall’infante e
dall’adolescente, talvolta, sia anche il risultato della presenza di genitori devianti
e antisociali. Nello specifico, diverse ricerche evidenziano come la convivenza
con un genitore deviante e l’impatto dell’incarcerazione dei genitori agiscono
negativamente sullo sviluppo emotivo, comportamentale e cognitivo del
bambino. 3
Il secondo capitolo prende in esame i diversi contributi sulla
psicopatologia genitoriale e sulle competenze di parenting, indagando
specificatamente su come la presenza di un disturbo psichico possa incidere
sul legame primario tra genitore e figli. Sono stati riportati alcuni studi in cui
sono concordi nel ritenere che i problemi psichiatrici dei genitori esercitino un
impatto negativo sullo sviluppo e sul benessere dei bambini. A tal proposito, si
sottolinea il fatto che, i bambini possano risentire sia dei sintomi primari legati
dei genitori come l’aggressività, il ritiro, l’ideazione e il
alla psicopatologia
comportamento bizzarri, l’irritabilità, sia di quelli correlati come la difficoltà di
pianificazione e l’incoerenza nei comportamenti messi in atto, sia degli effetti
negativi secondari connessi al conflitto coniugale e al deterioramento
complessivo dello stile di vita.
Ed infine, il terzo capitolo riporta la descrizione di alcuni disturbi tipici nei
genitori con psicopatologia e che tendono ad essere poco presenti, poco
responsivi e attenti ai bisogni dei loro figli. La situazione famigliare di questi
bambini, caratterizzata dall’assenza di genitori stabili e coerenti e da modelli di
accudimento disfunzionali, trascuranti e maltrattanti, spinge il bambino ad
all’età a crescere più in fretta e a sviluppare in
essere più indipendente rispetto
età adolescenziale dei disturbi molto simili a quelli manifestati dai genitori.
Tra i disturbi presi in considerazioni, di cui sono stati elencati i criteri
diagnostici previsti da DMS-5 e le principali caratteristiche, troviamo: il disturbo
borderline di personalità caratterizzato dalla presenza di instabilità delle
relazioni interpersonali, nell’immagine di sé e nello sviluppo degli affetti
associata a intense angosce abbandoniche e spesso segnata da marcata
impulsitvità; le dipendenze patologiche, includendo in questa categoria sia i
disturbi correlate a sostanze che i disordini alimentari. Si tratta di condizioni
sindromiche caratterizzate dalla ricerca reiterata e ricorrente del piacere
derivante da un determinato comportamento di dipendenza associato al
craving, ossia desiderio irrefrenabile, all’abuso e al disagio clinicamente
significativo dell’astinenza e della messa in atto compulsiva nonostante i rischi
che ne derivano.
Ed infine, quest’ultimo capitolo prende in considerazione tre costrutti
fondamentali, quali: la disgregolazione affettiva, l’alessitimia e la dissociazione.
4
CAPITOLO I
ATTACCAMENTO E PSICOPATOLOGIA
I.1 IL RUOLO DELL’ATTACCAMENTO INSICURO NELL’INSORGENZA DI
PROBLEMATICHE
Il ruolo della famiglia nello sviluppo del bambino è indubbio. Oltre ad
essere il primo e più importante ambito di relazione affettiva e sociale, la
specificità e l’intensità dei rapporti di intimità, e di fiducia con genitori, fratelli e
sorelle, con i nonni e con i parenti rendono la famiglia un luogo unico e
insostituibile, diverso da tutte le dimensioni relazionali e nel contempo fondante
le altre relazioni personali e sociali, fonte potenziale di arricchimento,
dell’identità e dell’equilibrio psicologico 1
presupposto per la costruzione .
Nella famiglia si sviluppano le prime relazioni affettive col caregiver che
consentono la sopravvivenza del piccolo della specie umana, la famiglia
ricorre l’adolescente che
sostiene in caso di difficoltà e di malattia, alla famiglia
può consentirsi di esplorare altri mondi sapendo di poter contare su una base
sicura, dalla famiglia vengono assorbiti i modelli genitoriali e le rappresentazioni
affettive necessarie all’accudimento e alla cura dei figli 2
.
studi, infatti, mostrano come l’attaccamento tra il bambino e le
Diversi
sue figure di accudimento riveste un ruolo di particolare rilevanza nello sviluppo
sano e che, diversamente, un legame danneggiato sembra risultare uno dei
l’insorgenza di disturbi mentali, dell’abuso e della
maggiori fattori di rischio per
dipendenza da sostanze. La mancanza di cure adeguate genitoriali è stata
identificata come un predittore dei disturbi affettivi nell’adulto. Uno studio
prospettico ha inoltre dimostrato che l’abuso e la negligenza delle cure
genitoriali durante l’infanzia sono associati con un incremento dei fattori di
rischio per la depressione. Questi dati ribadiscono che le relazioni primarie
disfunzionali incidono in maniera significativa sui disturbi dell’umore, e quindi
ansia e depressione, sugli affetti negativi e sui comportamenti impulsivi, ma
anche sui disturbi di personalità e dell’abuso di sostanze 3
.
Si potrebbe affermare che, lo sviluppo del bambino avviene all’interno di
una cornice costituita dalla relazione di attaccamento, formulata da John
1 L. Camaioni, P. Di Blasi, Psicologia dello sviluppo, Il Mulino, 2002.
2 Ibidem.
3 V. Caretti, D. La Barbera (A cura di), Addiction. Aspetti biologici e di ricerca, Raffaello Cortina Editore, 2010.
5
Bowbly alla fine degli anni Settanta. La teoria fornisce, in primo luogo, una
chiave di lettura sufficientemente puntuale e operativa che consente di iniziare
l’insime delle sue
a leggere, attraverso il comportamento del bambino, anche
complesse reazioni emotive. Permette, inoltre, di mantenere una linea di
osservazione congiunta sulla relazione tra il bambino e l’adulto significativo,
evitando così una dimensione interpretativa centrata sul singolo o sui suoi
esclusivi vissuti interni. Infine, in una prospettiva più ampia di quella adottata
da Bowbly e meno ancorata alla dimensione biologica, la relazione di
attaccamento rappresenta una chiave esplicativa interessante per la
comprensione dei cosiddetti legami simultanei che possono essere stabiliti con
4
persone diverse dal caregiver .
Bowbly teorizza l’attaccamento come una predisposizione biologica del
piccolo verso la persona che gli assicura la sopravvivenza, prendendosi cura di
lui. Egli concepisce il legame con la madre come una predisposizione innata,
una motivazione intrinseca e primaria. Sono il bisogno di contatto e di conforto
a muovere primariamente il piccolo verso la figura di attaccamento privilegiata,
5
la quale la maggior parte delle volte coincide con la madre .
Secondo l’autore, appunto, i bambini nascono con un repertorio
comportamentale (i comportamenti di attaccamento), selezionato durante
l’evoluzione della specie, che ha come fine quello di incrementare la probabilità
6
di mantenere la vicinanza al altri supportivi, ossia le figure di attaccamento .
La funzione principale della figura di attaccamento, tipicamente un
genitore, è quella di proteggere il bambino, fornendo incoraggiamento e
promuovendo l’esplorazione dell’ambiente. In sintesi, per Bowbly è proprio
questa ricerca di vicinanza a consentire al bambino di regolare e ridurre le
emozioni negative (ansia, rabbia e tristezza); questa vicinanza viene
progressivamente acquisita dal piccolo, gettando così le basi della capacità
adulta di regolare le proprie emozioni e far fronte agli inevitabili eventi stressanti
7
della vita .
L’attaccamento fra infante e caregiver si manifesta in un sistema
comportamentale il cui fine è sia sociale, ovvero offrire al bambino un
4 L. Camaioni, P. Di Blasi, Psicologia dello sviluppo, Il Mulino, 2002.
5 Ibidem.
6 V. Lingiardi, F. Gazzillo, La personalità e i suoi disturbi, Raffaello Cortina Editore, 2014.
7 V. Lingiardi, F. Gazzillo, La personalità e i suoi disturbi, Raffaello Cortina Editore, 2014.
6
background di sicurezza e di protezione che garantisca lo sviluppo fi un
adattamento adeguato alle relazioni interpersonali future attraverso la
formazione di una buona autostima e autonomia, sia emotivo, attraverso la
maturazione di sistemi di elaborazione metacognitiva dei vissuti emotivi e
relazioni. Le ricerche sull’attaccamento evidenziano il ruolo della relazione
nello sviluppo delle capacità di esplorare l’ambiente, di
caregiver-bambino
regolare le emozioni, di attuare strategie di coping e di resilienza adeguate in
8
situazioni di stress .
La teoria dell’attaccamento non si limita a fornire una descrizione del
comportamento del bambino e delle sue interazioni. In una prospettiva che
salda gli aspetti individuali alle modalità con cui nella realtà si è venuta
la continuità dell’attaccamento, oltre il periodo
sviluppando la relazione, ipotizza
della sua formazione, grazie alla costituzione di modelli complessi sia delle
figure affettive sia di se stesso. Queste rappresentazioni costituiscono modelli
di indirizzare l’individua nella
operativi interni (MOI) che hanno la funzione
interpretazione delle informazioni che provengono dal mondo esterno e di
9
guidare il suo comportamento nelle situazioni nuove .
Nello specifico, sono le esperienze correlate all’attaccamento a formare i
MOI che fanno da guida per la regolazione delle emozioni durante tutta la vita,
ma sono anche rappresentazioni mentali della disponibilità e dell’utilità concreta
della figura di attaccamento e del sé in relazione a queste figure. Queste
rappresentazioni delle interazioni verrebbero successivamente generalizzate
andando a formare dei modelli rappresentazionali relativamente fissi che il
bambino, e poi l’adulto, utilizzerebbe per prevedere gli eventi e mettersi in
relazione agli altri, adempiendo così ad un’importante funzione adattiva. Da un
lato, i
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