Che materia stai cercando?

Oreficerie Castellani: Tesi di laurea sull'oreficeria dell'800 storia e tecniche artistiche Appunti scolastici Premium

Tesi di laurea in storia delle tecniche artistiche, storia dell'arte applicata all'oreficeria, storia dell'oreficeria. Oreficerie Castellani e il revival storico nei gioielli dell'ottocento con approfondimento su gioiellieri, fonti di ispirazioni storiche e tecniche utilizzate (granulazione, smalto, doratura, filigrana, mosaico, gioielli monetali, galvanoplastica, pietre preziose e cammei), invenzione,... Vedi di più

Materia di Storia delle tecniche artistiche relatore Prof. M. Sarti

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

semplice filo di ambra, oppure si lasciano conquistare dal gusto esotico

dei gioielli provenienti dall’India.

Per quanto la tendenza alla moderazione non sia generale, si può affermare

che nell’alta società vengono indossati meno gioielli rispetto agli anni

precedenti, tanto che alcuni orafi temono seriamente per la loro

professione. I gioielli non scompaiono ma continuano ad essere indossati

con maggior sobrietà e minore entusiasmo.

La gioielleria dell’ultimo decennio del secolo reagisce all’ostentazione e

alla volgarità che ha caratterizzato molti degli ornamenti ottocenteschi.

Nella sua espressione più conservatrice, questa reazione si traduce nella

tendenza ad indossare un numero minore di gioielli e a produrne di più

sobri e delicati, già simili, nelle loro fragili linee essenziali, a quelli del

primo decennio del XX secolo. Nella sua forma estrema, la reazione si

configura con lo stile dell’Art Nouveau, che sul finire del secolo,

largamente apprezzato, influenza sensibilmente il disegno dei gioielli, sia

le creazioni uniche e preziose di alto artigianato, sia gli esemplari a buon

mercato, prodotti meccanicamente e su vasta scala .

32

32 Mascetti, 1984, p. 78. 25

Spilla in diamanti e smeraldi con grande smeraldo briolette (a goccia sfaccettata).

Il disegno di questa spilla si basa sull’intreccio di volute e di elementi vegetali

stilizzati. Databile tra il 1890 ed i primi anni del Novecento, quest’oggetto prelude

al rinnovamento stilistico dell’Art Nuveau.

Mercato Antiquario. (Mascetti, 1984)

26

La famiglia Castellani

Famiglia di orafi, collezionisti, antiquari e ceramisti, i Castellani

rappresentano una vera e propria dinastia votata all’arte. Fortunato Pio ne

fu il capostipite e per più di un secolo, del 1814 al 1930, la loro attività

può considerarsi il punto di riferimento per la gioielleria romana e non

solo.

Le loro creazioni furono conosciute ed amate in tutta Europa, finanche in

America. Fortunato Pio ebbe cinque figlie femmine e tre figli maschi:

Guglielmo si dedicò alla ceramica, mentre Alessandro ed Augusto, noti

anche per la loro vivace attività politica, collaborarono con il padre e ne

continuarono l’attività di orafo, studioso d’arte e collezionista.

Lo stesso fece Alfredo, figlio di Augusto, il quale ebbe il grande merito di

donare la preziosa collezione di gioielli di famiglia al Museo nazionale

etrusco di Villa Giulia. Questo lascito rese allo stato italiano una

testimonianza esemplare delle capacità creative e dell’amore per l’arte che

caratterizzò la famiglia Castellani. 27

Fortunato Pio Castellani

Fortunato Pio Castellani, nacque a Roma il 6 maggio 1794. Secondo la

tradizione familiare, si sarebbe arruolato, giovanissimo, nell’esercito

napoleonico. orafo in Via del Corso, all’interno

A Roma, nel 1814 aprì un laboratorio

di Palazzo Raggi, nel quale fino al 1854 si svolgerà l’attività di famiglia.

Nel 1815 prese la patente di maestro e nello stesso anno, sposò Carolina

33

Baccani. Nel 1823 fu nominato tenente della guardia civica a Roma .

Nel 1826 riuscì a definire un processo chimico per ottenere e mantenere il

colore chiaro ed inalterabile dell’oro che già si poteva ammirare negli

33 Bordenache, 1978, p. 590. 28

antichi gioielli etruschi; egli lo definì “giallone” e sull’argomento tenne

34

una applaudita conferenza all’Accademia dei Lincei, di cui era membro.

Fortunato Pio ebbe il merito di fondare un negozio di gioielleria famoso,

con un volume di affari ampio ed una clientela scelta che annoverava i

nomi della più alta aristocrazia romana e che spesso gli affidava ricchi lotti

di pietre preziose per montature “moderne”. Il suo gusto, che i figli più

tardi denominarono “francese”, era quello dominante in Europa, le sue

creazioni rientravano nella tipologia del “gioiello naturalistico”, costituito

da ghirlande, fiori isolati, frutti e spighe, scintillanti di brillanti e diamanti

oltre che di pietre preziose colorate, quali zaffiri, smeraldi, rubini, granati

e molte turchesi. Spilla con zaffiri e diamanti

attribuita a Fortunato Pio Castellani.

Questo è un esempio degli oggetti prodotti

dalla bottega di oreficeria Castellani prima

che intervenisse il rinnovamento stilistico

apportato da Michelangelo Caetani e dai

suoi studi sull’arte antica.

Smithsonian Institution, Washington DC,

USA.

(Art Resource)

sul colorimento del giallone delle manifatture d’oro,

34 La sua relazione Ricerche chimico-tecnologiche

con alcun cenno sulle dorature dei bronzi fu pubblicata nel Giornale arcadico, ottobre 1826, (pp. 62-

90). Bordenache, 1978, p. 590. 29

Erano frequenti nella produzione di Fortunato Pio dei cuoricini d’oro e

d’argento, mani intrecciate, l’uccellino portalettere, o medaglioni in

cristallo di rocca per contenere ciocche di capelli.

Roma, in quel periodo, non era un centro importante per la produzione di

gioielli e probabilmente le sue creazioni erano simili a tutte le altre

realizzate in Europa. Queste opere probabilmente erano destinate ai turisti

ma, sia per mancanza di particolare originalità, sia per l’assenza del

marchio di fabbrica che caratterizzerà le creazioni più tarde, per ora non

si ritrovano molti esemplari.

Certo è che ai tempi di Fortunato Pio la produzione doveva essere

relativamente ridotta, dato che il laboratorio non era ancora organizzato

come lo fu più tardi sotto la direzione di Augusto. Dai libri dei conti e da

numerose note di pagamento della bottega appare che egli si serviva non

solo di astucciai, ma anche di argentieri e bronzisti per presentare

degnamente i gioielli più preziosi o per realizzare candelabri, vassoi,

35

servizi da tavola .

Da due lettere del 1838 e del 1839 si deduce che Fortunato Pio si rivolgeva

addirittura in Inghilterra, a una ditta di Birmingham, per avere dei disegni

“di gusto nuovo e ricco”, inoltre fece eseguire un lotto di argenterie da

fornire al Principe Doria, limitandosi ad incassare la provvigione più un

36

rimborso per le spese .

A metà degli anni trenta risale l’amicizia con il Principe Michelangelo

Caetani, Duca di Sermoneta, fra l’altro raffinato disegnatore, che gli fu

consigliere e collaboratore nello studio dei gioielli antichi che allora

35 Bordenache, 1978, p. 591.

36 Ibid. 30

venivano alla luce dalle necropoli dell’Etruria e da Pompei ed Ercolano.

All’inizio, il gusto classico si rivela in una grande quantità di intagli e

cammei, i soggetti prediletti erano le effigi dei dodici Cesari in sardonica

a due o più strati, dapprima presentati in “trofei” di bronzo dorato e

37

malachite, poi inseriti in braccialetti, spille e anelli .

Bracciale Castellani in oro con tre perle, tre zaffiri a cabochon e cammei in onice rappresentanti i

dodici Cesari. Anche i cammei, come il bracciale, sono siglati dal marchio Castellani. H. 5,5 cm.

Collezione privata. (Munn, 1983)

Verso il 1840, con l’aiuto di Caetani, Fortunato Pio fondò a Roma una

scuola per giovani orefici, dove si studiava il ritorno allo stile e ai metodi

di lavoro degli antichi. L’iniziativa è ricordata in un’iscrizione fatta

realizzare dagli orafi e argentieri di Roma nel 1875, la targa venne posta

nella sagrestia di S. Eligio degli Orefici, sotto il busto di Fortunato Pio

38

Castellani . Sarà sempre il gusto sicuro di Michelangelo Caetani a

suggerirgli di riprodurre alcuni dei gioielli rinvenuti dagli scavi delle

necropoli etrusche ed a tentare l’imitazione delle tecniche, granulazione e

filigrana, dei più antichi gioielli etruschi. Nel 1852 Caetani propose

L’ultimo senatore di Roma e le oreficerie Castellani,

37 Bordenache Battaglia Gabriella, a cura di Anna

Mura Sommella, L’Erma di Bretschneider, Roma, 1987, p. 39.

38 Hütter Luigi, Iscrizioni di Roma dal 1871 al 1920, Istituto di studi romani, Roma, 1962, p. 181.

31

inoltre, di unire l’oro al mosaico minuto in una vastissima serie di gioielli

arricchiti da motti in greco, in latino o in italiano, derivati da gemme o da

39

testi antichi e moderni . È questo un lotto di oreficerie classicheggianti

che i Castellani, inseriranno tra le loro “creazioni” e che ripeteranno per

vari anni. Bracciale Castellani in oro con scarabei in corniola e lettere greghe. Questo

gioiello è uno dei primi prototipi in stile archeologico ideati da Michelangelo

Caetani e realizzati dall’atelier Castellani. Marchio Castellani.

Mercato antiquario. (Sotheby’s, casa d’aste)

Nel 1854 il laboratorio di oreficeria fu trasferito da Via del Corso a Piazza

Poli, n. 82, e negli anni tra il 1855 e il 1860 comincia il deciso cammino

dei Castellani verso i modelli dell’arte antica, paleocristiana, medioevale

e rinascimentale, in un rapido susseguirsi di copie e rielaborazioni.

Affrettarono tale processo di consacrazione all’arte antica, due fatti

importanti: la prima, nel 1854, la pubblicazione dei favolosi corredi

scoperti nei kurgan scitici intorno alle città greche della costa

settentrionale del Mar Nero (Panticapeo, Olbia, Theodosia), riprodotti in

39 Bordenache, 1987, p. 40. 32

finissimi disegni e la seconda, nel 1858, il restauro e l’inventario dei

gioielli etruschi della collezione del Marchese Campana, dall’epoca

orientalizzante alla romana, affidato ai Castellani, prima della vendita a

Napoleone III.

Collana Castellani ispirata ai gioielli scoperti a Grande Bliznitza, in Russia

meridionale. La decorazione del collier è costituita da catenelle che

sostengono piccole anfore ornate da ricami in granulazione e filigrana,

1880 circa. Marchio Castellani.

Victoria & Albert Museum, Londra. (Catalogo on-line delle opere)

E’ a queste due fonti principali, gioielli di gusto ellenistico nei tesori di

Crimea e gioielli etruschi nella collezione Campana, che si aggiungevano

le continue scoperte che avvenivano sul ricco mercato antiquario

40

romano .

Amico di Giovanni Pietro Campana, a partire dal 1855, Fortunato Pio

lottò, insieme al figlio Augusto, per salvare la collezione di oreficerie del

all’Italia, mediante la costituzione di una società

marchese ed assicurarla

anonima per azioni. I loro sforzi riuscirono vani, ma da questo momento,

40 Ibid. 33

nella famiglia sorse la ferma volontà di formare una collezione propria di

tesori antichi che restasse in patria.

i gioielli “archeologici” originali della sua raccolta

Fortunato Pio espose

nel suo atelier, disposti in otto bacheche secondo il periodo storico, ed ai

visitatori dava la possibilità di acquistarne delle copie. Queste repliche,

presto all’ultima moda e fu

realizzate nel loro laboratorio, divennero

certamente una grande soddisfazione mostrare quanto le tecniche che

utilizzavano, potessero gareggiare con i metodi antichi, ancora, in quel

41

tempo, pieni di mistero .

Interno della Bottega Castellani, Piazza Fontana di Trevi, Roma. Qui sono esposti i gioielli moderni

suddivisi in varie tipologie stilistiche, molti vasi antichi e vari oggetti d’antiquariato.

Fotografia originale della famiglia Castellani. (Munn, 1983)

È pienamente merito di Fortunato Pio, avere scoperto a Sant’Angelo in

Vado, nella provincia di Pesaro-Urbino, alcuni contadini presso i quali

continuavano ad essere adoperate le tecniche antiche della lavorazione di

41 Munn, 1983, p. 35. 34

gioielli popolari, questi ultimi affidavano poi alle donne del paese i lavori

di rifinitura più delicati.

Uomo molto religioso, seppure di sentimenti liberali, fu terziario

dell’Ordine della Madonna delle Grazie a Porta Angelica e nel 1848 fu

42

eletto consigliere comunale . Quando si ritirò dagli affari e dalla

direzione del laboratorio di oreficeria, affidò l’azienda di famiglia ai figli,

Augusto ed Alessandro, sebbene quest’ultimo collaborò con il fratello

solo per breve tempo, a causa delle sue agitate vicende politiche e del

a Parigi. L’azienda si rinnovò, ma Fortunato Pio

seguente trasferimento

continuò a dare fermi consigli ed idee direttive, rimanendo a capo di una

famiglia patriarcale saldamente unita.

Quando il volume degli affari, grazie al soggiorno di Alessandro a Parigi

spirito d’intraprendenza di Augusto, divenne vastissimo, fu

e al notevole

sempre Fortunato, ormai vecchio, a imporre alla famiglia che una parte

degli utili superflui fosse dedicata all’acquisto di cimeli antichi,

specialmente di oreficeria, per rimpiazzare i pezzi della collezione

Campana che il papa nel 1860 aveva venduto alla Francia. Per l’unità dello

stile dei gioielli Castellani è difficile dire quali si possano attribuire con

certezza alla mano o alla concezione di Fortunato Pio. Di certo sappiamo

pezzi in argento: una pace, placchetta d’argento

opera sua soltanto

, di stile rinascimentale, con l’Adorazione

43

lavorata a niello dei Magi,

eseguita nel 1840 e offerta dal figlio Augusto alla chiesa romana di S.

Eligio degli Orefici, firmata e datata; una collana in argento a pendenti

con piccoli dischi a niello, conservata a Roma, presso una discendente dei

42 Bordenache, 1978, p. 591.

Tecnica di decorazione dell’argento. Consiste nel riempire a caldo disegni ornamentali incisi sul

43

metallo con uno speciale amalgama nero polverizzato (argento, piombo, rame, zolfo e cloruro di

ammonio), detto niello, di cui poi a freddo sono eliminate le parti in eccesso. Il niello era conosciuto

dai Greci e dai Romani, fu molto diffuso nel Rinascimento e nel secolo scorso in Russia.

35

Castellani; un servizio di posate in stile inglese, diviso tra i discendenti,

che gli è tradizionalmente attribuito, ma probabilmente fu ordinato in

44

Inghilterra come le argenterie per i principi Doria .

Pace in argento decorata a niello con cornice d’oro firmata da Fortunato Pio Castellani. Sul retro si

può leggere l’iscrizione “Saggio di niello eseguito nell’anno MDCCCXXXX da Fortunato Pio

Castellani. Offerto da Augusto Castellani figlio alla chiesa di S. Eligio”. Questa placchetta è ispirata

all’Adorazione dei magi di Andrea Zuccaro dipinta del 1563 e conservata nella cappella Grimaldi

della chiesa di S. Francesco della Vigna a Venezia. L’immagine è riprodotta in maniera speculare. H.

12,7 cm, S. Eligio degli Orefici, Roma. (Munn, 1983)

44 Munn, 1983, p. 24. 36

Collana in argento con pendenti a disco, abitualmente è attribuita a Fortunato Pio Castellani. Lo stile

di questo monile è già strettamente legato alla gioielleria archeologica. Fotografia originale della

famiglia Castellani. (Munn, 1983)

Morì a Roma il 10 gennaio 1865, ed a causa dell’attività rivoluzionaria del

figlio Alessandro, “venne portato all’avello fra gendarmi e sbirri, non

permettendo la politica autorità, che l’esanime spoglia del grande artista

ricevesse quei pubblici onori che l’arte romana dell’oreficeria aveva

fondatore”

45

richiesto rendere al suo .

Dal testamento a stampa del 2 agosto 1845 e dagli annessi codicilli risulta

che, dopo aver assicurato larghi mezzi di sussistenza a madre, moglie e

alle cinque figlie femmine, Fortunato lasciò tutti i suoi beni immobili e la

46

sua fortuna in ori, argenti e gioie antiche ai figli maschi . In particolare

45 Testimonianza riportata da Sartirana, II, 1870, p. 61 (Bordenache, 1978, p. 591).

46 Bordenache, 1978, p. 591. 37

Alessandro chiese per se la collezione di gioielleria antica iniziata cinque

anni prima dal padre.

Fra gli esecutori testamentari è indicato pure Michelangelo Caetani,

l’unica clausola, aggiunta nel 1862 riguarda Guglielmo, precedentemente

interdetto per la sua eccessiva prodigalità, doveva essere tutelato sino ai

cinquantacinque anni dai fratelli Augusto e Alessandro. La notizia è

47

riferita di sfuggita anche dal fratello Augusto nei suoi Ricordi dove, forse

per salvaguardare la reputazione dei Castellani, di Guglielmo quasi non si

parla: il suo nome ricompare soltanto in occasione della morte di

Alessandro, nel 1883, e in quella del suo tragico suicidio.

Guglielmo morì a Roma nel 1896, nella sua casa di Via Lucina, dove,

secondo i registri parrocchiali, abitava già da dieci anni con la moglie

Ernesta Alibrandi. Ebbe una normale cerimonia funebre, nonostante si

fosse suicidato in quanto fu considerato malato per abuso di morfina e non

suicida. Fu sepolto nella tomba Alibrandi avendo la famiglia preferito

48

mantenere le distanze da lui sino alla fine .

La sua attività di ceramista è oggi difficile da ricostruire. Nel 1860 era a

Parigi con Alessandro, come risulta da una lettera di quest’ultimo.

Nel 1880 e di nuovo nel 1881, al Museo artistico industriale di Roma,

risulta dai cataloghi, che Guglielmo espose con successo, ottenendo

particolari lodi per le sue ceramiche d’ispirazione orientale, araba e

ispanica, infine nel 1883 a Torino, il re gli acquistò un vaso in stile siculo-

moresco d’esecuzione incomparabile. Nel 1889 a Roma presentò, per

Presso l’Archivio di Stato di Roma è custodito il

47 Fondo Castellani, costituito da tredici grandi cartelle

che comprendono, oltre ai manoscritti e articoli di Augusto Castellani, i Ricordi e gli Appunti, una

raccolta di bandi, editti ed opuscoli riguardanti la professione orafa dal Settecento alla fine

dell’Ottocento.

48 Bordenache, 1978, p. 591 38

l’ultima volta, le sue creazioni di linea orientale in occasione della VI

Esposizione parziale d’industrie artistiche 49 . Come il padre ed i fratelli

da modelli antichi per l’oreficeria, Guglielmo si ispirò alle

furono attratti

ceramiche e replicò modelli di pezzi preziosi, ammirati in collezioni

private e musei. Alessandro Castellani

Alessandro Castellani nacque a Roma da Fortunato Pio e da Carolina

Baccani il 2 febbraio 1823. Malgrado giovanissimo fosse rimasto privo

della mano sinistra in un incidente di caccia, si dedicò con successo,

insieme con il fratello minore Augusto, all’arte del padre, limitandosi

però, per la sua menomazione, alla preparazione dei disegni. Ben presto,

49 Ibid. 39

all’interesse per il suo lavoro, si aggiunse una spiccata passione per la

politica: l’uno e l’altra lo accompagnarono di pari passo per tutto il corso

della vita.

Nel 1847, seguendo gli ideali repubblicani e democratici, fece parte del

progressista Circolo popolare. Durante il periodo della Repubblica romana

fu, per breve tempo, membro della commissione preposta alla scelta degli

impiegati governativi. Dopo la restaurazione del governo pontificio, il 16

luglio 1849 Alessandro fu arrestato insieme al fratello Augusto, ma venne

rilasciato dopo pochi giorni per il “generoso” intervento del padre, le cui

50

ingenti possibilità finanziarie erano ben note a Roma .

Nonostante questo incidente, Alessandro mantenne i contatti con

l’ambiente repubblicano che Mazzini, dall’esilio, conservava attivo

mediante l’Associazione nazionale italiana. Nell’agosto del 1853, in

seguito alla scoperta di un progetto rivoluzionario organizzato da alcuni

aderenti all’Associazione nazionale di Roma, egli fu tra i numerosi

arrestati.

Le delazioni e i tradimenti permisero alla polizia di mettere le mani su tutti

i presunti congiurati; Alessandro seguì solo in parte la sorte degli altri

arrestati, perché nel gennaio 1854 cominciò a dare segni di grave

51

squilibrio mentale nelle carceri di S. Michele . È rimasto in dubbio se

l’infermità fosse simulata per sottrarsi alla giustizia pontificia, oppure

corrispondesse alla realtà, come sostennero i familiari. In ogni modo

Alessandro rimase in manicomio fino al 1856, quando fu affidato alla

responsabilità dei familiari, restando peraltro pendente nei suoi confronti

l’accusa originaria.

50 Munn, 1983, p. 24.

51 Bordenache, 1978, p. 592. 40

Riprese lentamente l’attività nell’azienda di famiglia, sempre sotto il

controllo della polizia che, alla fine del 1859, riscontrando la sua

guarigione, gli pose la scelta: consegnarsi, per subire il procedimento

giudiziario interrotto, o andare in esilio. Alessandro, pur riluttante, partì

per Parigi nel giugno del 1860, dove acquistò un appartamento in Rue

Taitbout e sugli Champs Elysées aprì una succursale della ditta paterna,

52

incrementando notevolmente gli affari della famiglia .

Diventò un personaggio noto nel bel mondo parigino, ebbe alcuni colloqui

d’arte antica e di gioielli. Possiamo dire

con Napoleone III, appassionato

che nel 1860 quando Alessandro, a Parigi, improvvisò un’esposizione per

l’imperatore in casa di una amica, il repertorio eclettico dei Castellani era

già completo nelle sue linee generali. Nel minuzioso rapporto che

Alessandro fornisce al padre vediamo che proponeva già gioielli di stile

greco e romano “pour faire ressortir la perfection de l’art antique” 53 , fino

a creazioni ispirate all’arte cristiana e rinascimentale; aveva riprodotto la

spilla, con una grossa perla pendente, che Maddalena Doni indossava in

un dipinto di Benvenuto Garofalo.

Immancabili erano poi le creazioni della bottega, come i braccialetti coi i

cammei dei Cesari e quelli con la maglia a croce di S.Andrea disegnati da

54

Michelangelo Caetani .

52 Ibid.

53 Bordenache, 1978, p. 592.

54 Bordenache, 1987, p. 40. 41

Bulla e catena Castellani in stile bizantino. Il ciondolo a forma di bulla è ornato da granulazione e da

un micromosaico che riproduce una decorazione della Basilica di S.Vitale a Ravenna. Sul retro è incisa

una preghiera: “Ave Maria Gratia Plena Dominus Tecum”. 1870. Marchio Castellani. Mercato

antiquario. (Wartsky, 14, Grafton Street, London. Gioielleria)

Bracciale romano proveniente dagli scavi di Pompei. Il motivo decorativo del serpente è diffusissimo

nell’Europa ottocentesca. La ragione del grande favore di cui godette va ricercata nel profondo

significato mitologico, nel simbolismo legato a saggezza ed eternità e nel fascino misterioso e potente

che esercita. Victoria & Albert Museum, Londra. (Art Resource)

Alessandro corrispose per tutto il suo soggiorno francese con Caetani e ne

richiese il consiglio riguardo ad una spilla che aveva intenzione di regalare

all’imperatore: un’aquila imperiale dentro una corona di foglie, oppure,

come gli fu suggerito, un’effigie di Cesare con insegne militari romane e

corona. Caetani lo introdusse, inoltre, nel salotto mondano della

Principessa Mathilde, figlia di Jérôme Bonaparte, fratello di Napoleone I.

Questa conoscenza fu molto utile perché gli permise di essere presentato

Principe di Galles, i quali firmarono l’albo

al Granduca di Waimar e al 42

d’oro dove Alessandro raccoglieva le testimonianze della clientela più in

55

vista .

Strinse amicizia con Gioacchino Rossini, facendosi apprezzare come

Nell’atelier

conoscitore di musica e soprattutto come buon cantante.

Castellani di Roma, Alessandro aveva in progetto di far realizzare un

sigillo, disegnato da Caetani, proprio per l’amico compositore 56 .

Bracciale Castellani in oro decorato con granulazione e filigrana. Questa tipologia di gioiello

riscosse un enorme successo, infatti, oltre ai Castellani, sia Giacinto Melillo a Napoli, che Carlo

Giuliano a Londra realizzarono bracciali simili a questi, anch’essi ispirati dagli stupendi esemplari

della collezione Campana custoditi al Louvre. L. 17,5 cm. Marchio semplice al centro e marchio

inscritto in una placchetta sulla sinistra. Collezione privata. (Munn, 1983)

In una sua lettera, Alessandro, parlando dei gioielli presentati

all’imperatore, non nomina le collane a pendenti d’ispirazione ellenistica

perché Napoleone III non le scelse; ma è certo, come risulta dai registri,

che il repertorio desunto dai corredi del kurgan scitici, pubblicati nel 1854,

55 Munn, 1983, p. 25.

56 Ibid. 43

per quanto riguarda collane a pendenti, era gia stato assimilato;

Napoleone, infatti, comprò “gli orecchini di Crimea” 57 .

Dobbiamo aggiungere che il fortunato incontro con l’imperatore dei

francesi precede solo di qualche mese la grande Esposizione

Internazionale di Firenze del 1861, la quale segnò il trionfo dei Castellani,

con la medaglia d’oro a Fortunato Pio, e la diffusione della loro

produzione in tutta Europa. È in questa occasione verosimilmente che

venne creato, e applicato sui gioielli, il monogramma della casa con le due

“C” intrecciate

58 . Marchio semplice

Castellani e marchio

decorato iscritto in

una placchetta

(particolari del

bracciale illustrato

precedentemente).

Nel 1960, venne esposta a Parigi la collezione di oreficerie Campana, la

stessa che due anni prima, la famiglia Castellani aveva restaurato ed

inventariato, un avvenimento di tal genere influì tantissimo sugli orafi

europei.

Alessandro, con l’aiuto del fratello Guglielmo, si inserì nelle trattative per

l’acquisto, da parte del governo francese, di novecentoventinove oggetti

preziosi che furono esportati dall’Italia quando il Marchese Campana,

direttore del Sacro Monte di Pietà di Roma, fu accusato di falsi

59

amministrativi e malversazione, ed in seguito imprigionato nel 1859 .

57 Bordenache, 1987, p. 40.

58 Ibid.

59 Ibid. 44

Collana etrusca in oro rinvenuta a Cerveteri e parte della collezione Campana acquistata dallo stato

francese sotto interessamento di Napoleone III nel 1861. Il monile decorato a filigrana è composto

da vari pendenti di forme diverse: palmette, pigne, sirene, maschere di Gorgone, fiori di Loto,

spirali. Un frammento di mandibola aderisce ancora ad una estremità della collana (H 3,3 cm. L.

21,4 cm). 480-460 a.C., Louvre, Parigi. (Catalogo on-line delle opere)

Il 20 dicembre 1860 Alessandro lesse all’Académie des Inscrìptions et

una memoria sull’arte della gioielleria al tempo degli

Belles-Lettres

antichi. La stessa lesse poi il 5 luglio 1861 all’Archaeological Institute di

Londra, dove esibì ancora una volta un campionario di gioielli Castellani,

la sua relazione venne pubblicata l’anno seguente per completare la

presentazione delle creazioni Castellani che nel 1862 vennero mostrate

presso l’Esposizione Internazionale di Londra.

La storia della firma, degli obbiettivi, delle fonti d’ispirazione e le

continue ricerche tecniche nel campo della metallurgia antica erano

comunque una grandissima pubblicità.

45

Pagina estratta dal catalogo dell’Esposizione Universale di Londra del 1862 ed intitolato

Possiamo vedere un’ampia scelta di gioielli Castellani,

Masterpiece of Industrial Art and Sculture.

spille e bracciali ispirati all’arte di Roma, all’arte bizantina e medievale. La tiara qui riprodotta

ricorda la ghirlanda funebre commissionata da Umberto I per decorare il feretro di Federico III di

Prussia nel 1888. Sia la tiara, che la collana con pendenti, si ispirano liberamente a prototipi greci,

mentre la spilla in basso al centro richiama quella inserita in una parure in stile medievale italiano

realizzata per la Principessa Margherita di Prussia nel 1892. (Munn, 1983)

46

A Londra Alessandro iniziò quel commercio di oggetti d’arte che lo rese

famoso in tutta Europa. Qui rimase per qualche tempo anche per gli stretti

contatti che aveva con il British Museum ed il South Kensington (poi

60

Victoria and Albert) Museum .

Spilla in oro di epoca rinascimentale in stile classico (1530-1540), periodo Tudor. Il personaggio

rappresentato potrebbe essere un anziano condottiero romano o forse Ercole, reca infatti i suoi

attributi, l’armatura e la pelle di leone sulla testa. Questo soggetto mostra il fascino che il mondo

greco e l’antica Roma suscitavano sulla mentalità del Rinascimento. Questo gioiello fu acquisito dal

Victoria & Albert Museum (al tempo South Kensington Museum) da Alessandro Castellani, in

antichità avvenuta a Roma nel 1884. Al momento dell’acquisto il pezzo

occasione della vendita di

era creduto una spilla risalente al periodo imperiale ed aveva una catenella a cui erano appese due

teste di donna ed un putto alato, come si può vedere nel disegno seguente. D. 4,7 cm. Victoria &

Albert Museum, Londra. (Catalogo on-line delle opere)

60 Delle numerose amicizie che egli ebbe in Inghilterra non esiste traccia né nella sua corrispondenza,

con i familiari e con Caetani, né nei Ricordi del fratello Augusto. Bordenache, 1979, p. 592.

47 Incisione raffigurante una spilla in

oro del periodo Tudor (1530-1540)

in stile neoclassico. Illustrazione

tratta dal Catalogue des objets

d’art antiques du Moyen-age et de

la Renaissance: dependant de la

succession Alessandro Castellani,

et dont la vente aura lieu a Rome

Palais Castellani, Via Poli, 88, du

lundi 17 Mars au jeudi 10 Avril

1884. La catenella e i pendenti sono

stati aggiunti successivamente,

probabilmente all’inizio

dell’Ottocento ma nell’attuale

esposizione del gioiello presso il

Victoria & Albert Museum di

Londra sono stati rimossi. (Munn,

1983)

Tornato a Parigi alla fine del 1862, Alessandro dovette subito

abbandonarla a causa di una storia d’amore con una donna sposata, una

dama di nome Henriette, che diverrà più tardi la sua seconda moglie. Si

stabilì a Napoli sotto la veste di antiquario, di orafo e ceramista, qui fondò

61

una scuola di oreficeria che fu diretta da Giacinto Melillo (1845-1915) ,

e incominciò ad occuparsi dell’arte della ceramica,

sposò Carolina Gentili

indirizzando a questa tecnica anche il figlio Torquato. Quest’ultimo

divenne un esperto ceramista realizzandosi, in modo particolare, nello stile

rinascimentale. Nel giornale in cui scriveva Lady Layard, cliente

All’età di 17 anni, occupava nel laboratorio, un ruolo di centrale importanza. Data la sua giovane età,

61

non aveva certamente potuto concludere i 14 anni di apprendistato per completare la normale

preparazione alla professione di orafo, ma il fatto che fosse già direttore dipende dal suo precocissimo

e grande talento. Munn, 1983, p. 35. 48

62

londinese di Alessandro , vi è il resoconto di stupende ceramiche e

maioliche, realizzate da Torquato, che la dama ammirò durante una visita

all’atelier 63

napoletano dei Castellani .

Dopo essersi rifiutato di tornare nella città natale, nonostante Napoleone

III gli avesse ottenuto la grazia, Alessandro riprese a cospirare per la

liberazione di Roma e tornò nelle file mazziniane dell’Alleanza

repubblicana diventando membro del Comitato centrale di Napoli. Nel

marzo del 1869 rischiò l’arresto nello sfortunato tentativo rivoluzionario

che la polizia bloccò sul nascere a Napoli, come a Milano e in altri centri

del nord. I numerosi arresti furono un duro colpo per i seguaci di Mazzini

e nel maggio del 1870 anche Alessandro abbandonava il Comitato centrale

che, dopo poco, si sciolse.

Tornò a Roma con le truppe regolari italiane e si impegnò affinché la città

non cadesse nelle mani degli elementi più retrivi del vecchio Circolo

romano. Le file democratiche, in vista delle elezioni generali per la

Camera, proposero, tra i propri candidati, anche Alessandro che, però,

rinunciò clamorosamente dichiarando, in una lettera datata 18 novembre

e pubblicata il 20, proprio il giorno delle elezioni, sul giornale La Capitale,

di “non aver fiducia, nei principi politici che reggono oggi l’Italia” 64 .

Sempre nel 1870 fece parte della Commissione per la tutela dei

monumenti romani, ente che avrebbe voluto sotto sua giurisdizione anche

i Musei Vaticani, operazione poi ostacolata dal governo italiano. Fu

65

inoltre commissario regio presso alcune esposizioni internazionali .

Lady Layard era moglie dell’archeologo Sir Austen Henry Layard, scopritore degli splendidi gioielli

62

assiri di Ninive. Ibid.

63 Ibid. p. 36.

64 Bordenache, 1978, p. 593.

65 Ibid. 49

Stampa tratta dall’Art rivista dedicata all’Esposizione Universale di Parigi del 1867. Sono

Journal,

rappresentati vari gioielli in stile archeologico, dall’arte antico Egitto alle tipologie rinascimentali.

(Munn, 1983)

Continuarono intanto i successi dell’atelier con l’Esposizione di Parigi del

1867 e con quella di Vienna del 1874. Fu questo il momento di massimo

successo dei gioielli Castellani, divennero ambiti articoli di esportazione,

ed influenzarono molti artisti italiani creando una vera e propria scuola:

50

tra essi meritano di essere menzionati Antonio e Carlo Giuliano, con i

quali Alessandro non disdegnerà di collaborare.Questo momento coincide

naturalmente con l’incontrastato successo dell’ultima ondata del revival

neoclassico. Tiffany di New York esponeva le copie del tesoro di Kurion,

rinvenuto a Cipro, l’Austria quelle di gioielli greci e la Danimarca, quelle

di torques e fibule ricavate da originali dello Statens Museum for Kunst

di Copenaghen.

Nel 1876, Alessandro espose a Philadelphia i gioielli creati sotto la sua

direzione a Napoli. Mentre nel 1878, all’Esposizione di Parigi, Augusto si

lamentava del fatto che i suoi pezzi fossero male esposti, e che Alessandro,

commissario dell’esposizione, vendesse i gioielli creati da Giacinto

Melillo, con l’ormai famoso monogramma Castellani, in una vetrina

vicino alla sua.

Alessandro ebbe interessi vastissimi e diversi, come il Marchese

Campana spaziò dall’antico, gemme, monete, ori, bronzi, marmi, vasi

greci e italioti, ad opere medievali e rinascimentali, dagli smalti di

Limoges alla grande pittura di scuola italiana. Delle epoche più recenti

collezionò di tutto: arazzi, tappeti, stoffe, mobili, vetri di Venezia,

Instancabile “commerciante di

ceramiche persiane e porcellane cinesi.

anticaglie”, come si definiva, formò e vendette parecchie collezioni 66 .

In seguito alla morte del padre, come quota dell’eredità, Alessandro

richiese la collezione di gioielli antichi che la famiglia aveva cominciato

a raccogliere dopo la vendita della collezione Campana. Non si hanno

notizie sull’entità della collezione Castellani a quell’epoca, né sulla sua

composizione, ma è logico postulare che, arricchita di altre acquisizioni

66 Ibid. p. 602. 51

fatte durante il soggiorno napoletano di Alessandro, essa abbia costituito

il principale nucleo del lotto di millecinquecento pezzi antichi venduti,

67

sempre da Alessandro, al British Museum nel 1872 .

Fibula etrusca io oro del 525-500 a.C decorata con animali mitologici venduta da

Alessandro Castellani al British Museum nel 1884. L. 6,8 cm. British Museum,

Londra. (Catalogo on-line delle opere)

Della più recente raccolta formata da Alessandro e venduta all’asta a

Parigi nel 1884, subito dopo la sua morte, resta un bel catalogo illustrato

che costituisce il miglior documento per la molteplicità degli interessi del

collezionista e per le sue vaste conoscenze di antiquario.

Colpito da crisi d’asma sempre più gravi, Alessandro si spense il 9 giugno

1883 nella villa Vecchioni a Portici. Per sua volontà la salma fu portata a

Roma con un convoglio “puramente civile” e, dopo esser stata cremata,

venne tumulata in terra “libera, senza immagini e lampade”, come ci

68

racconta il fratello Augusto nelle sue Memorie . Dalla prima moglie

67 Bordenache, 1987, p. 40.

68 Bordenache, 1978, p. 593. 52

Carolina Gentili ebbe il figlio Torquato, mentre nel 1883, dagli atti della

parrocchia presso la quale abitava, risulta il suo secondo matrimonio.

Sposò una donna di nome Enrica, la Henriette conosciuta a Parigi, che

ancora nel 1929 figura a Napoli come espositrice di ceramiche e vetri,

evidentemente resti della collezione di Alessandro, che per la maggior

parte venne venduta all’asta nel 1907 69 .

Opere:

• Mémoire adressé à MM. les membres de l'Académie des

lnscriptions et Belles Lettres sur la joaillerie chez les anciens, Paris,

20 dicembre 1860;

• A Memoir on the Art of Goldsmith in Ancient Times, London 1861

(anche in Archeological Journal, 1861, pp. 365-368);

• Antique Jewelry and its Revival, Philadelphia 1876;

• Scavi nel Tevere, Roma 1878;

• Degli ori e dei gioielli nella Esposizione di Parigi del 1878, Roma

1878.

69 Ibid. 53

Augusto Castellani

Augusto Castellani, figlio di Fortunato e di Carolina Baccani, nacque a

Roma l’11 gennaio 1829. Intrapresi gli studi classici, affiancò a questo

tipo di istruzione l’apprendimento delle tecniche dell’arte paterna.

Cresciuto nell’ossequio della religione cattolica, dalla quale non si sarebbe

mai distaccato, nel 1846, all’avvento di Pio IX, fu preso da entusiasmo per

le teorie di Vincenzo Gioberti e vide anch’egli, nella figura del papa, il

70

possibile artefice della rinascita della nazione .

Nel 1847, grazie ad un permesso speciale, con il quale fu possibile

superare l’ostacolo rappresentato dalla minore età, si arruolò nella guardia

civica, nella quale continuò a servire anche dopo la delusione provocata

dall’allocuzione papale del 29 aprile 1848 e dopo l’instaurazione della

Repubblica romana il 9 febbraio 1849, i cui principi non volle mai

L’insuccesso dei tentativi repubblicani e la crisi del mazzinianesimo favoriscono l’affermazione delle

70

correnti moderate. Si sviluppa il movimento del neoguelfismo, ispirato da Vincenzo Gioberti (1801-

1852), che ne “Il (1843) propone una confederazione dei principi

primato morale e civile degli Italiani”

riformatori italiani presieduta dal Pontefice. Kinder H. e Hilgemann W., ad vocem La restaurazione e

le rivoluzioni nazionali in Atlante Storico Garzanti, Garzanti, Milano, 1973, p. 345.

54

accettare. Il rifiuto di carattere ideologico non gli impedì tuttavia di

partecipare alla difesa di Roma nelle file dell’artiglieria . Dopo l’ingresso

71

alla polizia del corpo d’occupazione, per

dei Francesi, venne denunciato

essere rimasto coinvolto, con il fratello Alessandro, in un tumulto

scoppiato nel centro della città il 15 luglio 1849, Augusto rimase in carcere

dieci giorni, fino a quando il padre ne ottenne la liberazione grazie ad un

notevole versamento di denaro ed agli appoggi di cui godeva. Da allora,

abbandonata ogni forma di politica attiva, si dedicò alla conduzione del

laboratorio, del quale nel 1851 gli venne affidata la direzione

amministrativa.

Augusto sposò Anna Farina, figlia del ministro delle Armi del governo

pontificio, questo avvenimento suscitò un certo scalpore fra i liberali

romani, ed Augosto fu costretto ad occuparsi esclusivamente del

laboratorio, soprattutto a causa delle vicende in cui fu coinvolto il fratello.

Un ridestarsi dell’interesse per la politica maturò in lui dopo che

Alessandro fu dimesso dal manicomio criminale. In quel periodo gli

esponenti più illuminati della borghesia romana ed alcuni diplomatici

stranieri frequentavano quotidianamente il suo studio, questi lo spinsero a

vedere in una forte monarchia nazionale, come quella sabauda, la chiave

per un futuro riassetto della penisola.

D’altro canto, la prudenza con cui erano stabiliti questi rischiosi contatti

fece sì che egli non fosse mai preso di mira dalla polizia pontificia, la quale

si interessò a lui solo quando gli vennero affidate alcune commissioni,

come quella delle spade d’onore per Vittorio Emanuele II e Napoleone III

nel 1859, o del dono per le nozze di Maria Pia di Savoia con Luigi I di

Portogallo nel 1862, delle quali era trasparente il significato politico. I suoi

71 Bordenache, 1978, p. 594. 55

sentimenti ora lo portavano ad una velata opposizione al governo

pontificio, al quale, a suo parere, erano da attribuire le alcune

responsabilità per il malessere economico che affliggeva lo Stato e con il

quale si scontrò più di una volta. Tentò di creare una società per azioni,

che impedisse la vendita all’estero dei gioielli delle raccolte Campana,

tuttavia, nello stesso tempo, il timore che il crollo dello Stato pontificio

fosse accompagnato da eccessi rivoluzionari, gli faceva stendere un

progetto per un prestito al Municipio di Roma, affinché questo potesse

divenire un organismo in grado di mantenere il controllo nell’ipotesi di un

vuoto di potere.

Si batté per una linea che proteggesse le esigenze della popolazione

romana, ne esprimesse fedelmente i sentimenti monarchici ed unitari, ed

attenuasse i toni troppo anticlericali di una parte degli esponenti del

liberalismo locale, tutto ciò mantenendo la separazione tra Chiesa e Stato:

questa affermazione di principi provocò aspri contrasti con il fratello,

attestato su posizioni molto più radicali. Augusto partecipò alla vita

amministrativa e culturale della città, con l’incarico di direttore onorario

dei Musei Capitolini e con il fratello, fondò il Museo artistico industriale

72

di Roma .

Per alcuni anni ci fu tra Augusto e Alessandro una società a fondo comune,

per il commercio delle “anticaglie” che Alessandro comprava a Napoli e

mandava a Roma, ma nel 1865, alla morte del padre, Alessandro preferì

ritirare, come parte dell’eredità, la collezione di oreficerie antiche che la

famiglia aveva messo insieme dal 1860. Da questo momento i due fratelli

l’attività di

si accordarono perché Alessandro continuasse a esercitare

antiquario e Augusto quella di orefice, tenuto conto sia dell’infermità e

72 Ibid. 56

degli interessi politici del primo, sia delle maggiori capacità del secondo

di attendere al mestiere di orafo e di assumere la conduzione del

73

laboratorio .

Nel 1866 Augusto, dopo la morte del padre, volle assicurare a Roma parte

delle collezioni familiari donando ai Musei Capitolini una raccolta di 150

vasi greci, etruschi ed italici, oggetti di bronzo, ferro e terracotta. Nel

gennaio del 1867 il Comune Pontificio decretò la coniazione di una

medaglia d’oro e una di bronzo con scritta dedicatoria ad Augusto

Castellani e come ricordo della magnifica donazione, fece porre una lapide

marmorea con iscrizione latina sulla porta d’ingresso di una delle sale

Castellani del Museo Capitolino. Esterno dell’antica bottega

Castellani in Via Fontana di

Trevi, 86 a Roma nel 1882.

Ancora oggi si possono

vedere i muri interni dipinti di

blu e verde con il nome degli

dei greci inscritti in corone di

lauro, il nome di Augusto

Castellani sulla porta e lo

stupendo pavimento in

mosaico ancora intatto.

Fotografia originale della

famiglia Castellani.

(Munn, 1983)

73 Ibid. p. 599. 57

La Magistratura Romana non dimenticò le espressioni di attaccamento a

Roma più volte dimostrate da Augusto, il quale dedicò alla città natale le

sue passioni politiche, artistiche, culturali. Il 1869 segna, infatti,

importanti committenze: il laboratorio Castellani, trasferitosi da Via Poli

a Piazza Fontana di Trevi, realizzò per la Real Casa, una corona votiva in

oro, gemme e perle, da inviare a Gerusalemme in ringraziamento per la

guarigione della Principessa d’Aosta; un calice per Pio IX, in occasione

del 50° anniversario della sua prima messa, ed infine la collana senatoria

gemmata, insegna che brillò sul petto del Marchese Cavalletti Rondinini,

74

ultimo senatore di Roma, fino al settembre del 1870 .

Dopo la scomparsa della moglie nel 1873 e l’insuccesso della sua

candidatura nelle elezioni amministrative del 1875, anche l’attività

commerciale attraversò un periodo di crisi che riuscì a superare soprattutto

75

grazie alle ordinazioni fattegli dalla casa regnante . Tra il 1875 e i primi

anni novanta, non erano appunto mancate a Roma né vendite, né

importanti ordinazioni da parte di enti pubblici.

di Roma una corona d’oro

Nel 1878 venne commissionata dal Comune

che venne deposta ai piedi della salma di Vittorio Emanuele II e nel 1884

fu ordinata un’altra corona, da parte degli Istituti di credito di Roma,

sempre destinata alla tomba di Vittorio Emanuele II; Augusto realizzò

corona d’oro che nel 1888 il ministro della Real Casa Rattazzi

inoltre la

ordinò a nome del re Umberto per il feretro di Federico III di Prussia e due

portaritratti d’oro per le nozze d’argento del re d’Italia nel 1893.

E’ indicativo tuttavia che già nel 1896, per un dono di nozze al principe

ereditario, offerto dalle dame dell’aristocrazia romana, non si fece appello

74 Bordanache, 1987, pp. 27-28.

75 Borbenache, 1978, p. 594. 58

all’opera dei Castellani ma fu indetto un concorso tra gli orefici di Roma.

Nei suoi Ricordi, a cominciare dal 1881, Augusto si lamentava del cattivo

andamento degli affari e dell’assenza di visite celebri nel suo studio, già

fervido centro di incontri e di fertili discussioni artistiche e politiche.

Augusto attribuiva la crisi del laboratorio alla scarsa affluenza di stranieri,

che il gusto era cambiato e l’arte

senza minimamente sospettare

neoclassica irrimediabilmente tramontata. Nel 1890 trionfava, infatti, l’art

nouveau, anticonformista e antitradizionale, che non si fondava su

tecniche antiche, né si richiamava a temi tradizionali, ma teneva conto

soltanto delle possibilità decorative del materiale usato. Nel 1904 Augusto

accusava la sua vecchiezza, ne è prova il fatto che ancora verso il 1910,

cristallizzato nei suoi ideali, continuava ad ignorare i movimenti dell’arte

moderna e persino l’esplosione dell’arte cubista

76 .

Nel 1883 Augusto entrava come terzo eletto nel Consiglio comunale, vi

rimase fino al 1890 e poi dal 1895 al 1907, senza tuttavia porsi

eccessivamente in luce, portato com’era dal rigore del suo

comportamento, ma anche dalla scarsa flessibilità del suo liberalismo, ad

estraniarsi da quelle che egli considerava “contese personali” per il potere.

Nominato cavaliere del lavoro nel 1903, Augusto non poté frenare, negli

ultimi anni della sua vita, l’ulteriore decadenza della propria attività di

orafo e fu costretto, per il contrarsi del volume degli affari, a limitare

77

sempre più la produzione .

76 Ibid. pp. 599-600.

77 Ibid. p. 595. 59

Spilla Castellani in oro e scarabei antichi in corniola. 1870 circa. Lo

stile e la decorazione a filigrana riprendono la tipologia etrusca. L. 5

cm. Marchio Castellani.

Mercato antiquario. (Sotheby’s, casa d’aste)

Quanto alle raccolte di Alessandro e di Augusto, è forse superfluo

sottolineare che gli oggetti, come in tutte le collezioni dell’Ottocento,

erano scelti per la bellezza, la rarità o la curiosità stessa del collezionista,

e non per il recupero di dati topografici e storici. Anche i gruppi di oggetti

provenienti da scavi regolari od occasionali erano acquistati senza il

minimo interesse per l’associazione del materiale; esempio tipico di ciò è

il ricco corredo di suppellettili d’argento, avorio e bronzo rinvenuti in una

tomba di Palestrina nell’anno 1861, complesso che venne acquistato

78

integralmente da Augusto nel 1866 e da lui stesso poi smembrato . Donò

cinque pezzi di vasellame ai Musei Capitolini che egli allora dirigeva,

diede una collana d’argento e d’ambra, nonché un gruppetto d’avorio

composto da due leoni avvinghiati, al fratello Alessandro che li vendette

al British Museum, e conservò il resto per la sua collezione, che venne

donata, completa di questi pezzi, a Villa Giulia nel 1919. Augusto, a

differenza di Alessandro, che cedette enormi tesori in Francia ed in

78 Ibid. p. 602. 60

Inghilterra, collezionò per conservare: essenzialmente archeologo, fu un

collezionista raffinato, ne è esempio la ricca serie di orecchini etruschi e

italo-greci del VI e III sec. a.C., egli sconfinò in altre epoche solo per la

gioielleria, specialmente anelli ed orecchini, con il preciso scopo di avere

nuovi modelli per le sue creazioni. Comprò un piccolo lotto di gioielli

moderni, realizzati da artigiani popolari dell’Italia meridionale, trovati

nelle mani di alcuni briganti arrestati nella provincia di Frosinone e fucilati

nel 1861 da un distaccamento militare del corpo francese di stanza nello

Stato pontificio. Inoltre acquistò una piccola raccolta di ori precolombiani,

79

riunita a Bogotà, in Colombia, ed oggi esposti a Villa Giulia . La vendita

al Kunsthist Museum di Vienna di duecentocinquanta vasi antichi, per la

somma di 3.000 scudi, fu per Augusto un fatto isolato. In una lettera del

1874, Augusto dichiara di essersi ritirato dal commercio antiquario per

Alessandro, ed aggiunge: “compro solo

non far concorrenza al fratello

qualche bell’oggetto a prezzi minimi per aumentare la mia raccolta che

deve restare a Roma”. Dal 1866 cominciò a donare ai Musei Capitolini e

al Museo artistico industriale di Roma pezzi scelti e rari, con vero spirito

di mecenate. Sul filo delle sue amicizie fece importanti donazioni anche

80

ad altre città quali ad esempio Reggio Emilia . Alla sua morte lasciò la

sua personale collezione di vasi greci, italioti ed etruschi, di bronzi, di

avori, gioielli e monete al figlio Alfredo che, ultimo discendente, donò

tutto allo Stato italiano.

79 Ibid.

80 Augusto ricevette una lettera di ringraziamento di Gaetano Chierici, direttore del Museo comunale di

Reggio Emilia, datata 23 febbraio 1864, per un lotto di ventuno vasi a figure nere, scritto che fa parte

del Fondo Castellani depositato Archivio di Stato di Roma. Ibid. p. 603.

61

Braccialetto Castellani in oro e disegno corrispondente, composto da dodici dischi decorati a

bianco e oro che formano la scritta “NON RELINQUES”. 1870 circa. Il retro del gioiello

micromosaico

porta in lettere d’oro la frase corrispondente “NON RELINQUAM”. Marchio Castellani. Collezione

privata. (Munn, 1983)

dischi decorati a micromosaico verde e oro con la scritta “NON

Braccialetto Castellani in oro composto da tredici

RELINQUAM”, 1870 circa. Questo bracciale appartiene alla stessa tipologia del precedente. Marchio Castellani.

Mercato Antiquario. (Sotheby’s, casa d’aste)

62

Morì a Roma il 23 gennaio 1914, nel suo palazzo in Piazza Fontana di

Trevi. Fu sepolto nella tomba di famiglia, una cappella rotonda in stile

classico che già nel 1865 aveva fatto costruire e nella quale, secondo la

sua idea iniziale, avrebbero dovuto essere sepolti tutti i collaboratori, orafi,

mosaicisti e gemmari del suo laboratorio.

Opere:

• Ricordi e Appunti, in Archivio di Stato di Roma, Fondo Castellani,

cartelle 3 e 6;

• Dell’oreficeria antica (discorso), Firenze 1862, dedicato “al mio

carissimo Genitore”;

• Dell’oreficeria rispetto Firenze 1863, dedicato “a

alla legislazione,

mio padre, per il fausto anniversario del suo giorno natale”;

• Sull’incivilimento primitivo, Firenze 1864, ristampato a Roma nel

1920, a cura di Alfredo;

• Delle gemme, Firenze 1870 (trad. in inglese da John Brogden col

titolo Gems. Notes and Extracts, London 1872);

• Il marchio dei metalli preziosi (ricordi alle Camere di commercio

italiane), Roma 1871;

• Dell’oreficeria italiana (discorso che riproduce in parte il primo

Dell’oreficeria antica),

opuscolo Roma 1872, ristampato a Roma

nel 1920 dal figlio Alfredo, con aggiunte nel testo (è dedicato a

“Michelangelo Caetani, caro e venerato Maestro”);

• L’arte nell’industria, in Monografia della Città di Roma e della

Campagna Romana presentata all’Esposizione Universale di

Parigi del 1878, Roma 1879, pp. 395-406;

63

• Ricordi per la storia dell’oreficeria, Fiuggi 1913, ripubblicata dal

81

figlio Alfredo, Roma 1920 .

Oltre a questi studi, strettamente pertinenti al mestiere di orafo,

Augusto ha pubblicato anche articoli nel Bullettino della

Commissione archeologica comunale, per presentare pezzi

eccezionali, dovuti a sue acquisizioni oppure a fortunate scoperte

nel suolo di Roma, che egli non solamente assicurò alle collezioni

capitoline, ma restituì alla loro originaria preziosità con intelligente

e paziente opera di restauro eseguita in collaborazione con il figlio

Alfredo:

• Il bisellio capitolino, in Bullettino della Commissione archeologica

comunale, II (1874), pp. 22-32, tavv. II-IV;

• Due antiche forchette d’argento, ibid., pp. 116-125, tav. IX;

• Di un carro sacro, ovvero di una tensa con rivestimento di bronzo

e de’ suoi rilievi, ibid., V (1877), pp. 119-134, tavv. XI-XV;

• La lettiga capitolina, ibid., IX (1881), pp. 214-224, tavv. XV-

XVIII;

• Un antico pugnale recentemente scoperto, ibid., XIX (1891), pp.

237-239, tav. VIII;

• Delle scoperte avvenute nei disterri del nuovo Palazzo di Giustizia,

ibid., XVII (1889), pp. 173-180, tav. VIII (corredo di una tomba di

fanciulla, Crepereia Tryphaena, composto da stupendi gioielli di età

romana, della seconda metà del II sec. d.C.), in collaborazione con

R. Lanciani.

81 Ibid. p. 595. 64

Alfredo Castellani

Alfredo Castellani, unico figlio maschio di Augusto e di Anna Farina,

nacque a Roma l’11 maggio 1856. Tra i Castellani orafi è il meno noto,

pur avendo esercitato l’arte con lo stesso amore e la stessa perizia. Alfredo

sull’arte della gioielleria, come

non tenne conferenze, né scrisse opuscoli

già il nonno, il padre e lo zio; non scrisse i suoi personali ricordi; non coprì

cariche pubbliche; e per di più visse, sino alla vecchiaia, all’ombra del

padre.

La moda dei gioielli Castellani era passata, ma Alfredo continuò a

lavorare, nel suo laboratorio in Piazza Fontana di Trevi, fedele agli ideali

di famiglia, vivendo nel ricordo degli anni di celebrità dello studio e

mostrando con orgoglio i sette volumi di firme dei visitatori celebri, oggi

conservati al Museo nazionale di Villa Giulia di Roma. Il padre aveva

avuto particolare cura della sua educazione artistica e lo aveva affidato

82

giovanissimo al maestro di disegno Salvatore Zeri .

82 Ibid. p. 597. 65

A sinistra un bracciale Castellani in stile etrusco in oro con scarabei di corniola e decorazione a

granulazione e filigrana. Realizzato da Alfredo Castellani nel 1925. D. 7,5 cm. Marchio Castellani.

Collezione privata. (Munn, 1983)

La fattura sulla destra è relativa a questo bracciale e reca una data precisa, 1925, questo significa

che anche avanti nel XX secolo Alfredo continuava a produrre la gioielleria archeologica che rese

celebre la firma Castellani. Collezione privata. (Munn, 1983)

Con Alfredo, lo Studio Castellani resta un’importante centro per il

commercio di antichità, tanto che venne consultato per il restauro di pezzi

d’epoca romana molto singolari quali il letto di Amiterno, il cosiddetto

“bisellio”, la tensa e la lettiga capitolina, d’oro, di legno e metallo, portati

all’atelier sotto forma di pietosi frammenti fra il 1874 e il 1881. Quando

ancora Alfredo era agli inizi della sua attività di orefice si occupò della

delicata opera di restauro di questi reperti, ed il finissimo lavoro di intarsio

e di sbalzo su cui lavorò lo impressionò talmente da indurlo a farne delle

copie in bronzo tarsiato in argento, con le quali ottenne la medaglia

d’argento all’Esposizione Universale di Parigi nel 1878. La cosa appare

piuttosto sorprendente, da una parte, per l’enorme lavoro richiesto,

dall’altra per l’impossibilità di inserire nell’arredamento del tempo oggetti

cosi pesanti e inutilizzabili. Una copia di questi pezzi è al Museum für

Angewandte Kunst di Vienna e una a Roma nei magazzini dei Musei

66

. Naturalmente Alfredo eseguì molti lavori anche nell’arte di

83

Capitolini

famiglia, come una stupenda croce votiva in argento e mosaico ed un

grande messale in avorio, oro, argento, pietre preziose e mosaico, da lui

lasciato al tesoro del Vaticano, ed oggi non più rintracciabile.

Progetto di Michelangelo Caetani per

una croce in mosaico con simboli

antichi. Alfredo replica ancora antichi

progetti di indiscutibile fascino

realizzati da Caetani. 1860 circa.

Fondazione Camillo Caetani, Roma.

(Munn, 1983).

Lo stile bizantino era molto amato dai

Castellani ed in particolare il Crisma

era uno dei segni più utilizzati: questo

simbolo è formato dalle due lettere

greche “X” e “P”, le prime della

parola Christos, il Cristo: essendo

composto da un’asta verticale, quella

della “P”, e da una croce rovesciata,

la “X”, il crisma costituisce un

motivo a sei bracci, col quale si

esprime la potenza del Cristo.

La “X”, però, già di per sé è simbolo di potenza, in quanto rappresenta l’universo stesso nell’ordine

dello spazio e del tempo: i primi cristiani, dal canto loro, non avevano tardato a scoprire che, mettendo

insieme la coppia “X” “P” e la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto, “Α” e “Ω” (che nell’Apocalisse

-

hanno il significato di principio e fine), si veniva a formare il verbo “APXΏ”, la forma greca del latino

impero, cioè “io comando”.

praesum,

I cristiani, in più, avevano fatto presto anche a vedere il rapporto esistente fra i dieci comandamenti

della legge divina, il dieci romano (X) e la “X” greca. Il crisma aveva rimpiazzato l’aquila delle legioni

romane. Secondo alcuni, Costantino aveva avuto la visione mentre si trovava sulle rive del Reno,

sicché il simbolo non avrebbe fatto che ereditare la forma, e in certa misura anche i significati, dei

dischi rotanti in uso tra i Celti e in genere tra tutte le popolazioni barbariche.

83 Munn, 1983, p. 37. 67

Nel 1884, all’Esposizione Nazionale di Torino i lavori di intarsio in

argento su ottone e su rame di Alfredo furono molto apprezzati per la loro

novità ed ottennero la medaglia d’argento 84 .

Nel 1887 sposò Ersilia Narducci, donna dalla salute molto delicata che

non gli diede eredi. Come tutti i Castellani fu un generoso mecenate, ma

il suo principale e grandissimo merito sta nell’avere donato allo Stato

italiano l’intera collezione di vasi greci, etruschi, di bronzi, di avori,

monete, gemme, e di gioielli antichi e moderni, avuta in eredità dal padre:

“interpretando il chiaro suo desiderio, decisi sin dal giorno dell’apertura

del testamento di donare detta collezione allo Stato italiano, onde non

potesse venire in alcun modo dispersa” 85 . La realizzazione di questa sua

volontà fu tutt’altro che facile in quanto la sorella Guendalina impugnò il

testamento per avere la sua parte di tanta ricchezza, inoltre lo Stato

italiano, destinando la collezione a un museo di antichità come quello di

Villa Giulia, non voleva prendere in consegna la parte moderna, ossia

86

cinquecentoventisei pezzi di gioielleria Castellani . Alfredo lottò con

tenacia per ottenere una valutazione della collezione dei gioielli antichi e

diede alla sorella e agli eredi la parte a loro spettante, accettata solo nel

1918. Riuscì a convincere le autorità statali ad accogliere la parte di

gioielli Castellani a Villa Giulia per la somma di centocinquantamila lire,

non come pagamento, basti pensare all’immenso valore di perle, rubini e

smeraldi, gemme e monete antiche che ornano i gioielli Castellani, ma

“quale aiuto per poter proseguire la mia industria, in stasi per mancanza

di forestieri”. Infine lo Stato accettò la transazione e la collezione antica e

moderna, nel 1919, entrò a far parte del Museo nazionale di Villa Giulia,

84 Bordenache, 1978, p. 597.

Come è riportato in una lettera scritta da Augusto e conservata presso l’Archivio di Stato di Roma,

85

Fondo Castellani, cart. I.

86 Munn, 1983, p. 38. 68

87

sotto il nome di Augusto Castellani . Fedele alla memoria del padre,

Alfredo ebbe cura di ripubblicare, nel 1920, gli opuscoli scritti da

Augusto, forse esauriti, riguardanti l’incivilimento primitivo e la storia

dell’oreficeria. La gentilezza, la semplicità e la modestia, caratteristiche

dei Castellani si ritrovavano al massimo grado in Alfredo, il quale chiuse

degnamente, ed in silenzio, la vicenda dei Castellani. Il 20 luglio 1929

1’8 gennaio del

redasse testamento e morì 1930 a Roma. Rispettando la

all’Archivio

volontà della casata, lasciò i manoscritti e le carte di famiglia

di Stato come testimonianza dell’attività dei singoli membri della famiglia

quali orafi e uomini di cultura e lasciò alla biblioteca dell’Istituto di

archeologia e storia dell’arte di Roma tutti i suoi libri, compresa la ricca

di opuscoli sull’oreficeria.

miscellanea Disegni e progetti di gioielli. Le fonti di ispirazione spaziano dal

Rinascimento al Barocco più sfarzoso. Disegno ad acquerello su carta.

Victoria & Albert Museum, Londra. (Art Resource)

87 Bordenache, 1978, p. 597. 69

Volle assicurare al Museo artistico industriale di Roma, di cui uno dei

fondatori fu suo padre, due premi in denaro per i migliori allievi delle

scuole e tutta una serie di oggetti che comprendevano gli strumenti, i

calchi di monete, le impronte gemmarie, i disegni dei merletti ed i modelli

88

in cera e in gesso per oreficerie .

Erano inoltre assegnati al Museo artistico industriale “tutti i libri di

disegni, di oreficerie e gioiellerie, e i disegni in fogli sciolti eseguiti da

Michelangelo Caetani, da Alessandro Castellani, da Augusto Castellani e

da Alfredo Castellani”. Tutto il prezioso materiale legato al Museo

artistico industriale, dopo la sua chiusura e divisione tra Stato e comune

di Roma nel 1941, è stato per molti anni introvabile e rintracciato solo nel

1980 presso l’Archivio di Stato di S. Ivo 89 . Donava inoltre ai Musei

Capitolini le copie della “Lettiga Capitolina” e del “Bisellium”, il famoso

letto d’Amiterno d’epoca romana, al cui restauro Alfredo aveva preso

parte in gioventù. Nel periodo compreso fra la morte di Augusto e quella

di Alfredo è verosimile pensare che questi abbia fatto occasionali vendite

dal ricco fondo esistente nella sua casa, ma è logico supporre che non

abbia più creato cose nuove, in uno stile che non aveva più successo.

Alla sua morte, tutti i gioielli Castellani che erano ancora di sua proprietà

e che si trovavano nella sua casa, quasi il doppio della collezione oggi

esposta a Villa Giulia, furono venduti all’asta per pagare le tasse di

successione dei suoi numerosi lasciti.

88 Le forme in gesso dovevano essere usate per ricavarne le cere da esporre al museo, e quindi essere

distrutte. Ibid. p. 598.

89 Bordenache, 1987, p. 39. 70

Gioielli Castellani di varia ispirazione. Fotografia originale dal catalogo di vendita dei beni

di Alfredo Castellani nel dicembre del 1930, intitolato Catalogo degli oggetti in oro,

gemme e cammei appartenenti al defunto Comm. A. Castellani.

Il fermaglio per capelli sulla sinistra che rappresenta il simbolo di Mercurio è un oggetto frequente

nella produzione Castellani, mentre quello sulla destra si rifà ad un orecchino proveniente dagli scavi

si riferiscono all’arte del Medioevo italiano

in Russia meridionale. Le spille a forma di quadrifoglio

mentre la collana al centro, all’arte lombarda. Gli orecchini in basso, infine, si ispirano a prototipi

provenienti da Bolsena del III sec. a.C. e rappresentano la Vittoria alata. Gli originali fecero parte

della collezione di antichità di Alessandro finché non furono vendute al British Museum di Londra

nel 1872. (Munn, 1983) 71

Unici tra gli orafi di tutti i tempi, i Castellani hanno conservato e lasciato

alle collezioni dello Stato una ricca esemplificazione di gioielli creati nel

corso della loro lunga attività. Tali gioielli sono ora esposti vicino a quelli

antichi, come già nel Palazzo Castellani di Via Poli, sino al 1869, e poi di

Piazza Fontana di Trevi, nella volontà di dimostrare “sopra tangibili e

sicuri documenti la vecchia tradizione della Scuola degli orafi romani” 90 .

di Augusto conservati presso l’Archivio di Stato

90 Brano tratto dai Ricordi di Roma, Fondo Castellani.

Bordenache, 1978, p. 597. 72

Importanti committenze

I Castellani erano, all’epoca del revival archeologico, fra i massimi arbitri

del gusto in Europa, posizione che, in particolare Alessandro, si era

guadagnato grazie alle sue raffinate creazioni di oreficeria. A Parigi e a

Londra i suoi gioielli archeologici avevano trionfato, ed era giustamente

considerato un grande artista oltre che un esperto antiquario. Lo stesso si

può naturalmente affermare per Augusto che rappresentava a Roma un

punto di riferimento imprescindibile per ogni appassionato di oreficeria.

Michelangelo Caetani

Uomo erudito e ricchissimo mecenate, il Principe Michelangelo Caetani,

tredicesimo Duca di Sermoneta, fu amico e collaboratore di Fortunato Pio

91

già dal 1826 , periodo in cui presenziarono ad ogni scavo archeologico

91 Bordenache, 1987, p. 39. 73

della zona e svolsero i primi studi nel campo della ricostruzione e

riproduzione delle perdute tecniche di oreficeria etrusca.

Per la famiglia Castellani, poi, dovettero avere un valore inestimabile

anche le strette relazioni che in Principe mantenne in tutta Europa, come

in America. Quando Alessandro si trovò in esilio a Parigi nel 1860, fu

Caetani che lo introdusse in un circolo culturale che annoverava fra gli

altri Rossini, Chateaubriant, Stendhal, Liszt e Balzac, e fu sempre grazie

alle sue numerose conoscenze che il Duca di Wellington diventò un cliente

dell’atelier come pure la Principessa Vittoria di Prussia.

In basso un progetto estratto da una lettera di

Michelangelo Caetani ad Alessandro Castellani, qui

illustra un bracciale destinato alla sua futura sposa

come regalo nel giorno del loro matrimonio.

Fondazione Camillo Caetani, Roma.

A destra un frammento del bracciale Castellani in oro

composto da quattro perle ed uno smeraldo. Questo

pezzo è ispirato direttamente al disegno di Caetani. H.

3,5 cm. Marchio Castellani. Collezione privata.

(Munn, 1983) 74

Caetani nutrì sempre un gran rispetto per la società inglese, la considerava

un modello di efficienza, infatti, due delle sue tre mogli furono

anglosassoni; in particolare per la terza, Henrietta Ellis, fece realizzare dai

Castellani una parure in stile medievale, decorata da perle e cabochons di

92

smeraldo, da indossare in occasione del loro matrimonio .

Caetani non fu soltanto un appassionato collezionista di gioielli Castellani

ma ugualmente, un ideatore entusiasta di vari pezzi, i più famosi

certamente sono le due spade da cerimonia realizzate in oro per Napoleone

III e Vittorio Emanuele II nel 1859.

Per Augusto, nel 1845, Caetani realizzò il progetto di un calice d’oro

destinato a papa Pio IX, oggi non più rintracciabile all’interno del tesoro

Vaticano. Di questo oggetto sono conservati solo i disegni preparatori

realizzati da Caetani, ma le decorazioni poste ai lati del calice sono state

spesso utilizzate per ornare altri gioielli della maison Castellani.

L’archivio di Palazzo Caetani custodisce una considerabile collezione di

documenti e disegni relativi ai gioielli ideati dal Duca. Caratteristica di

questi progetti sono i richiami a creazioni etrusche, per esempio gruppi di

gioielli-serpenti, databili intorno al IV e III sec. a.C., e modificati con

l’aggiunta di piccoli castoni in oro di forma rinascimentale. La fusione di

stili di diverse epoche, in uno stesso gioiello, è molto utilizzata nella

realizzazione del “gioiello archeologico” 93 .

92 Munn, 1983, p. 38.

93 Ibid. p. 39. 75

In alto a sinistra un progetto originale di Michelangelo Caetani. Si tratta di un calice

realizzato da Augusto Castellani ed offerto dalla città di Roma a papa Pio IX. Questo è un

esempio dell’importanza e del rilievo di certe commissioni ufficiali rivolte agli orafi

Castellani. L’ubicazione di questo calice è oggi ignota. 1845. Fondazione Camillo Caetani,

Roma.

In basso a sinistra, il progetto della spada di Vittorio Emanuele II realizzato da

Michelangelo Caetani. 1859 circa. Fondazione Camillo Caetani, Roma. (Munn, 1983)

A destra, spada e fondina da cerimonia in oro e mosaico realizzata dai Castellani su

progetto di Caetani. Questa spada venne offerta dal popolo romano a Vittorio Emanuele II.

In seguito fu scomposta ed oggi ne resta solo la lama all’Armeria Reale di Torino. La foto

L’Armeria antica e moderna di S. M. il Re d’Italia in Torino.

è tratta dal catalogo 1898.

(Munn, 1983) 76

A sinistra, progetto originale di Michelangelo Caetani. Bracciale con serpenti intrecciati. Prima del

1865. Fondazione Camillo Caetani, Roma. (Munn, 1983)

A destra, bracciale Castellani in oro a forma di serpenti intrecciati. Decorazione a granulazione con

rubini e smeraldi. Il progetto è di Michelangelo Caetani e presenta una interessante fusione fra stili

antichi e rinascimentali. L. 8 cm. Doppio marchio Castellani. Schmuckmuseum, Pforzheim,

Germania. (Munn, 1983)

A sinistra progetto originale di Michelangelo Caetani. Spilla a disco con fiorellini, serpente ed

iscrizioni. 1860 circa. Fondazione Camillo Caetani, Roma. (Munn, 1983)

A destra spilla Castellani a disco decorata con fiorellini e serpente derivata dal progetto di Caetani.

Il bordo porta l’iscrizione “LATET ANGUIS IN HERBA”. D. 4,3 cm. Marchio Castellani. Museo

nazionale etrusco di Villa Giulia, Roma. (Munn, 1983)

77

Fu chiesto il parere di Caetani al momento della creazione di una parure

in stile “archeologico” per la Contessa Crawford, oggi situata al Victoria

& Albert Museum. La tiara di questa parure sembra avere molti punti in

94

comune con un gioiello della collezione Campanari , databile nel V sec.

a.C., e oggi al British Museum. Gli orecchini riprendono un modello

gioiello d’oro e granata del II

bizantino e la collana somiglia molto ad un

o III sec. a.C. conservato anch’esso al British Museum.

Nel 1872 il South Kensington Museum (l’attuale Victoria & Albert

Museum) organizzò un’esposizione di gioielli antichi e moderni, dove una

categoria speciale fu dedicata a creazioni moderne di ispirazione antica,

in questa, sei dei dieci pezzi erano realizzazioni dei Castellani su progetto

di Michelangelo Caetani.

94 Gli scavi effettuati da Secondiamo Campanari a Toscanella e quelli del Marchese Campana a Caere

portarono alla luce stupendi tesori etruschi, conosciuti da Fortunato Pio e da Caetani, entrambi

presenziarono nel 1836 all’apertura delle tombe Regolini-Galassi. Ibid. p. 13.

78

Nella pagina precedente, Parure Castellani formata da tiara, orecchini (particolare) e collana, in oro

e perle, fu eseguita su progetto di Michelangelo Caetani fra il 1860 e il 1869. La tiara in oro e perle

si ispira ad una corona etrusca del V sec. a.C. appartenente alla collezione Campanari ed acquistata

dal British Museum nel 1841 (L. 51 cm.). La collana in oro e perle si rifà ad un prototipo romano

del II sec. a.C. (L. 18 cm.), mentre gli orecchini riprendono lo stile bizantino (L. 3,8 cm). Marchio

Castellani. Emily Dowager, Contessa di Crawford donò questa parure al Victoria & Albert Museum

di Londra nel 1921. Victoria & Albert Museum, Londra. (Catalogo on-line delle opere)

I suoi interessi si dirigevano verso soggetti molto diversi, fu una sua idea

quella di inserire l’utilizzo del mosaico nelle creazioni d’oreficeria, che

dal 1852, entrarono stabilmente nel repertorio Castellani.

Le due “C” incrociate del monogramma di famiglia, applicate sul retro dei

gioielli già dal 1861, rappresentarono, per il Duca, il giusto stratagemma

per siglare ed unire il proprio monogramma a quello dei famosi orafi.

79

Marchio Castellani inscritto in una placchetta.

(Munn, 1983)

Caetani vide ufficialmente riconosciuta la sua collaborazione con i

Castellani nel 1873, durante l’Esposizione Internazionale di Vienna,

quando gli fu conferita una medaglia a tale merito a cui fu sempre

95

legatissimo .

Dal 1865, soffrì di gravi problemi alla vista, ma la sopraggiunta cecità non

gli impedì di proseguire i suoi studi e approfondire i propri interessi,

continuò, con la stessa vivacità di un tempo, a proporre personali creazioni

ai Castellani e mantenne sempre una stretta amicizia con tutta la famiglia,

96

mori nel 1882 .

95 Ibid. p. 45.

96 Bordenache, 1978, p. 599. 80

Giovanni Pietro Campana

Il Marchese romano Giampietro Campana, nominato direttore del Monte

di Pietà a venticinque anni nel 1833, come già il padre e il nonno

avi anche nell’attività archeologica. Il nonno

ripercorse le orme dei suoi

aveva compiuto scavi ad Ostia, Castelnuovo e Roma; il padre aveva

formato una collezione numismatica; Giampietro diresse gli scavi della

campagna Pacca fino al 1835; ne compì altri nella zona etrusca di

Cerveteri e di Veio, e fece restaurare i vari tipi di reperti in un proprio

97

laboratorio . Spilla etrusca proveniente dalla collezione Campana, restaurata e

copiata dai Castellani. Fu venduta allo stato francese nel 1860.

III sec. a.C., Louvre, Parigi. (Art Resource) Storia dell’arte

97 Pinto Sandra, La promozione delle arti negli stati italiani, Lo stato pontificio, in

italiana, Memoria dell’antico nell’arte italiana, a cura di Federico Zeri, parte II, vol. II, tomo II,

Einaudi, Torino, 1982, p. 974. 81

Spilla a disco Castellani con applicazioni a smalto cloisonnés,

filigrana e granulazione. Sono rappresentati foglie di vite e grappoli

d’uva. Questa spilla deriva da un originale etrusco delle collezione

Campana. Gli acini d’uva qui riprodotti sono un ottimo esempio di

minuscola granulazione. D. 3,5 cm. Marchio Castellani. Hancocks

Ltd, Londra. (Munn, 1983)

Tra il 1841 e il 1845 la collezione Campana, già ricchissima di oreficerie

e reperti archeologici greci e romani, si arricchì enormemente grazie

all’acquisto di tremila opere provenienti della collezione del cardinale

98

Fesch, zio materno di Napoleone , una simile vendita cambiò a metà

secolo l’intero collezionismo europeo. Questa cessione consentì a

98 Joseph Fesch giunse a Roma nel 1803 in qualità di ambasciatore di Francia presso la Santa Sede, con

il compito di aprire la strada presso il Pontefice alle mire regali di Bonaparte. Al crollo della potenza

napoleonica, perduta ogni possibilità di ruolo politico, il Cardinale Fesch si ritirò ad abitare a Roma nel

Palazzo Falconieri in Via Giulia, dedicandosi alla sua celebre ed immensa raccolta di opere d’arte andata

quasi completamente dispersa alla sua morte. Nel 1839 la sua “grande galleria” contava sedicimila tele.

Ibid. 82

Campana di formare, nelle proprie raccolte, il primo nucleo dedicato alla

pittura. Potendo vantare capolavori dei massimi maestri italiani, ed

annoverando eccezionalmente qualche opera moderna, la collezione

Fesch si qualificava per il numero eccezionale di opere di primitivi

99

precocemente incettate .

Vaso romano a figure rosse. Pittore degli Inferi (340-330 a.C.), questo capolavoro proviene dalla

Campana. Lato A: Giasone porta a Pelia il vello d’oro. Lato B: Dioniso, Menade e Satiro.

collezione

H. 45,7 cm. Louvre, Parigi. (Catalogo on-line delle opere)

Oltre alle collezioni di oreficeria antica, la raccolta di Campana comprendeva vari oggetti d’arte fra

cui vasi, ceramiche, sculture e dipinti rinascimentali. I pezzi acquisiti dal Louvre furono più di

duemilaseicento, novecentoventinove solo di oreficeria, e tutti di altissimo valore storico-artistico.

Proprio la vicenda della collezione Campana può fare da termometro dei

mutamenti intervenuti all’epoca di Pio IX. Appena eletto, il papa moderno

non mancò di fare visita alle antichità Campana, ma l’epoca dei papi

99 Gran parte della collezione Fesch poté essere liberamente esportata grazie ad un trucco legale,

dichiarando cioè che le opere provenivano dalla Francia, mentre in realtà rientravano in Italia, portate

dal cardinale tornato a risiedere a Roma dopo la Restaurazione; non esisteva documentazione né

dell’essere uscite una prima volta né dell’essere state acquistate più tardi in Italia. Ibid. p. 975.

83

mecenati e antiquari si era conclusa, ed i provvedimenti di tutela istituiti

dal papa furono di natura più dottrinaria che archeologica: nel 1852 istituì

la Commissione di archeologia sacra per la direzione e la cura degli scavi

delle catacombe e l’anno seguente fondò un nuovo museo sacro, nel

Palazzo del Laterano, per raccogliere le antichità paleocristiane venute

alla luce.

Gianpietro Campana, fu sempre un personaggio di spicco dell’aristocrazia

romana, ed in occasione del Natale di Roma del 1851 offrì una splendida

festa, le immagini della quale ci sono tramandate non più da acquerelli,

disegni o stampe, bensì dai calotipi dei primi fotografi romani.

Il Marchese Campana mantenne inoltre stretti rapporti con la Francia di

Napoleone III, infatti, la suocera inglese, la Contessa Crawford, ha in parte

finanziato il colpo di Stato di Luigi Napoleone, e la circostanza costituirà,

entro breve, l’unico salvagente del Marchese.

A sinistra orecchini di provenienza cretese, II sec. a.C., appartenuti alla collezione Campana. Sono

realizzati in oro ed ambra e riproducono il viso di una donna africana. Louvre, Parigi. (Catalogo on-

line delle opere)

Questa, ed un’altra coppia di orecchini antichi, servirono come prototipo per una demí-parure

Castellani conservata al Museo nazionale etrusco di Villa Giulia, Roma. (Munn, 1983)

84

Le spese di quest’ultimo, di natura generosa e dominato dalla passione per

il collezionismo, erano cresciute al punto da indurlo ad attingere ai fondi

amministrati, dando in pegno nominale opere della sua collezione d’arte.

In vista del pericolo cercò di vendere in blocco la raccolta che, ricca di

oltre dodicimila pezzi, poteva essere stimata anche più della somma di cui

il Campana era debitore. Sul momento però non si trovarono compratori

ed all’amministrazione pontificia interessava trovare un capro espiatorio,

100

grazie al quale dare esempio di moralità e pulizia al proprio interno .

Il Marchese era inoltre sospettato di forti sentimenti liberali ed

anticlericali; nonostante fosse colonnello della guarda civica, incaricata di

difendere il governo pontificio, in una occasione rinunciò a procedere

contro alcuni reazionari e questo non gli fu perdonato. Non potendo essere

accusato di sostenere il partito liberale, il governo mise in dubbio la sua

101

capacità di amministrare i beni pubblici .

Invece di acquisire la collezione annullando il debito, Pio IX autorizzò nel

1857 l’arresto di Campana che l’anno seguente fu condannato.

L’influenza della suocera, l’insistenza di molte persone di cultura francese

in primis il direttore dell’Accademia

che conoscevano bene la collezione,

di Francia, fecero sì che la raccolta potesse essere venduta all’asta e quasi

interamente acquistata dallo Stato francese. Uniche eccezioni sono

l’acquisto di un serie di terrecotte rinascimentali da parte del nuovo Museo

di Kensington, ed un gruppo di vasi etruschi acquistati dallo zar, mentre il

Marchese vedeva commutata la condanna al carcere, col bando

102

perpetuo . Storia dell’arte italiana, Memoria dell’antico

100 Pucci Giuseppe, Artefici e antiquari: i Castellani, in

italiana. Dalla tradizione all’archeologia,

nell’arte a cura di Federico Zeri, tomo III, Einaudi, Torino,

1986, p. 271.

101 Munn, 1983, p. 88.

102 Pinto, 1982, p. 976. 85

Due esempi di bulla antica in oro risalenti al IV sec. a.C. ed appartenute alla collezione

Campana. H. 7,60 cm. Louvre, Parigi. (Catalogo on-line delle opere)

Alessandro ed Augusto Castellani non si risparmiarono per cercare di

salvare l’amico di loro padre ed evitare la dispersione all’estero della

collezione. Inizialmente c’erano alcune probabilità che le autorità si

accontentassero del pagamento della metà del debito di Campana,

ammontante a novantamila scudi; inoltre i fratelli Castellani fecero

notare che l’insieme della collezione, messo in vendita sulla

accortamente

piazza, non poteva ricavare che un terzo del suo valore reale, a causa della

precaria situazione economica che imperversava in quegli anni.

Suggerirono quindi un’esposizione pubblica, con un biglietto d’ingresso

ammontante ad uno scudo per persona, dove venivano mostrati tutti i

tesori della collezione. Altro denaro sarebbe derivato dalla vendita di

copie Castellani effettuate dai gioielli originali della raccolta Campana,

oggetti molto richiesti soprattutto dai turisti stranieri che in massa

visitavano Roma. 86

Il governo pontificio, per non fare ulteriore pubblicità alla vicenda

Campana, respinse il progetto e offrì la collezione all’imperatore di

Francia e allo zar. Alessandro venne persuaso ad occuparsi della

transazione con Napoleone III, la decisione di vendita fu irrevocabile ed

in nessun modo si poté impedire la dispersione della raccolta. Il governo

francese pagò i pezzi che scelse quattro milioni e mezzo franchi, cifra

103

molto più bassa del prezzo di acquisto iniziale .

Spilla a disco Castellani in oro e

mosaico, il bordo è formato da fili

di filigrana arrotolati su se stessi

mentre il centro del gioiello reca

un mosaico rappresentante una

bestia alata: il Grifone. Questo

gioiello copia direttamente una

spilla della collezione Campana

dove però la decorazione centrale è

realizzata con smalti cloisonnés. D.

4,1 cm. Marchio Castellani.

Museo nazionale etrusco di Villa

Giulia, Roma.

(Munn, 1983)

103 Munn, 1983, p. 89. 87

Spilla in oro e smalti cloisonnés della

collezione Campana databile fra l’VIII

e il IX secolo, probabilmente di origine

italiana, anche questa spilla fu

esattamente riprodotta dai Castellani

(Fronte e retro). Louvre, Parigi.

(Catalogo on-line delle opere)

Ignoranza, pregiudizi e malafede, hanno accompagnato questa vicenda

anche in Francia, facendo circolare la voce, del tutto priva di fondamento,

che la collezione d’arte, oggi parzialmente riunita nel Palazzo papale di

104

Avignone, fosse un ammasso di opere false ed anonime .

si trasferiva di là delle Alpi l’ultima occasione di formare un

Fu così che

museo ricchissimo soprattutto di opere in metallo e in ceramica, repertorio

prezioso per la tecnica, la storia e la tradizione delle arti decorative.

Commissioni reali

104 Pinto, 1982, p. 976. 88

Caetani, nel 1859, l’ideatore del progetto per le spade

Fu Michelangelo

d’onore in oro per Napoleone III e Vittorio Emanuele II. Quest’ultima

presentata durante l’Esposizione Internazionale di Londra del 1862, valse

ai Castellani una medaglia e la menzione nel Masterpieces of Industrial

Art and Sculture at the International Exhibition of 1862, e fu sempre la

realizzazione di queste spade ad precipitare l’espulsione di Alessandro da

105

Roma .

Nel 1860, la nobildonna inglese Elizabeth Barrett, racconta in una lettera

all’atelier

che la visita romano dei Castellani avvenne principalmente per

ammirare queste spade d’onore disegnate da Michelangelo Caetani.

Perfino i giornali parlarono molto di questi preziosissimi oggetti offerti in

omaggio, ed in segno di gratitudine, da 14.000 romani, a Napoleone III e

Vittorio Emanuele II. Questi donarono un franco ciascuno, e suscitarono,

in questa maniera, le ire del pontefice.

La spada di Vittorio Emanuele II presenta la croce dei Savoia, realizzata

a mosaico, e nella parte inferiore dell’elsa, un’iscrizione doppia su smalto

azzurro: da un lato “Roma a Vittorio Emanuele II MDCCCLIX”, e

dall’altro “Per l’indipendenza italiana”, questa creazione è attualmente

conservata nell’Armeria reale di Torino 106 .

105 Munn, 1983, p. 38.

106 Bordenache, 1978, p. 598. 89

Spada e fondina da cerimonia in oro e mosaico realizzata dai Castellani su progetto

di Caetani. Questa spada venne offerta dal popolo romano a Vittorio Emanuele II.

Fotografia del 1898. (Munn, 1983)

Lo Studio Castellani, ebbe inoltre il privilegio di realizzare diversi

diademi e corone funerarie e commemorative per vari membri della

famiglia reale ed importanti autorità statali.

Nel 1869, giunse ad Augusto un’importante commissione, realizzò una

“corona votiva” ornata da una perla irregolare così prestigiosa da essere

considerata la più grande d’Europa. Questa creazione era destinata al

Santo Sepolcro di Gerusalemme, l’ordine fu effettuato dal Duca d’Aosta

come ringraziamento per la scampata malattia della Principessa

d’Aosta

107 .

107 Munn, 1983, p. 46. 90

Diadema funerario in oro Castellani composto da ghiande e foglie di quercia. 1888. Questo diadema

fu ordinato dal Re d’Italia Umberto I per essere posto sulla tomba di Federico III di Prussia morto

nel 1888. Il progetto di questa corona è probabilmente illustrato in un catalogo di gioielli

archeologici presentato all’esposizione di Londra del 1862. L. 34 cm. Senza Marchio. Museo

nazionale etrusco di Villa Giulia, Roma. (Munn, 1983)

Per il Comune di Roma, Augusto realizzò, nel 1878, una corona che venne

posta ai piedi delle spoglie di Vittorio Emanuele II e sei anni più tardi,

donata dal Banco di Roma, eseguì un’altra corona che venne collocata

sempre sulla tomba del re. Un’ ulteriore ghirlanda funebre fu ordinata dal

I per decorare il feretro dell’imperatore Federico III di Prussia,

re Umberto 108

morto il 15 giugno 1888 .

108 Ibid. p. 47. 91

Parure Castellani in stile medievale italiano. Comprende collana, orecchini, spilla e diadema

decorati con filigrana e cabochons di rubini, zaffiri e perle. Ciascun elemento cruciforme del

diadema è asportabile e può essere utilizzato come spilla. La parure è conservata in uno scrigno

originale di velluto rosso e venne realizzata nel 1892 per il matrimonio della Principessa Margherita

di Prussia. Il marchio Castellani è applicato in più punti. Ares Antiques, New York. (Munn, 1983)

92

Di diversa tipologia è, all’opposto, la commissione che Augusto ricevette

per le nozze d’argento del re d’Italia, lo Studio Castellani vinse il concorso

indetto per realizzare due splendide cornici nel 1893. Importantissima è

pure la parure realizzata per il matrimonio della Principessa Margherita

di Prussia nel 1892.

Questi gioielli, collana, corona, spilla e orecchini, decorati con filigrana e

di rubini, zaffiri e perle sono in stile medievale italiano. E’

cabochons

probabile che questi gioielli in seguito siano stati riacquistati dalla

famiglia Castellani poiché nella vendita postuma dei beni di Alfredo nel

109

1930 è descritta una parure identica a questa . Oltre alle corone e alle

spade d’onore, ci sono altri pezzi grandi e famosi che possiamo

considerare unici e legati sempre ad importantissime committenze: i calici

e gli ostensori, gli elmi da parata come ad esempio, quello realizzato per

Umberto I, le preziose rilegature di libri, i doni di eccezionale complessità

e ricchezza, come il dono per le nozze di Maria Pia di Savoia con Luigi I

di Portogallo nel 1862, e una favolosa parure offerta nel 1872 dai reali di

Savoia alla Principessa di Prussia.

Non mancano ugualmente i pezzi fatti su precise ordinazioni, come i sigilli

con stemmi ed iniziali per Rossini e Giovanni Colonna, e spille singolari,

come quella ideata per Napoleone III, con l’effigie di Cesare, chiusa in

coroncina civica con un’aquila in alto ed una tabula iscritta in basso 110 .

Questi gioielli furono rubati nel 1981, in occasione dell’esposizione avvenuta al Madison Avenue di

109

New York. Ibid. p. 26.

110 Bordenache, 1978, p. 598. 93

Fotografia del 1887 di Augusta Vittoria di Prussia (1858-1921). La regina indossa un

collier con pendenti in stile archeologico molto simile a quello riportato di seguito,

mentre la spilla richiama la linea della parure medievale regalata a Margherita di

Prussia per le sue nozze. Collezione Frederik Schwartz.

(Munn, 1983)

94

Parure Castellani in oro e pietre dure. La collana in stile archeologico è riccamente

decorata da pendenti di diversa lunghezza terminanti con grani di pietra dura e con fiorellini

decorati a filigrana. Gli orecchini si ispirano ad un prototipo di origine romana. Questa

faceva parte della collezione di gioielli dell’imperatrice Vittoria di Prussia. Gli

parure

orecchini presentano il marchio Castellani sul retro, la collana è senza marchio. Collezione

privata. (Munn, 1983) 95

Il Senato romano e la collezione del Medagliere Capitolino

Nel 1849, al tempo della Repubblica Romana, la bottega Castellani in Via

del Corso era già rinomata, ma non aveva ancora definito nella sua

produzione quel carattere tipico, noto soprattutto per le innovazioni

stilistiche e tecniche a cui giungeranno poi.

A quei tempi, tutti si armavano per correre alla difesa di Roma, e per

Fortunato Pio fu difficile soddisfare le richieste della clientela, perché nel

laboratorio erano rimasti due soli lavoranti a causa dell’arresto di

Alessandro, poi esiliato, e di Augusto per il loro coinvolgimento negli

scontri, e per aver gridato “Viva la Repubblica Romana” 111 .

Nel 1865 morì Fortunato Pio ed il Marchese Francesco Cavalletti

Rondinini venne nominato Senatore a Roma. Nel 1866 Augusto assicurò

una buona parte delle collezioni famigliari ai musei cittadini, la donazione

comprendeva parecchi vasi greci, etruschi, oggetti di bronzo, di ferro e di

terracotta. Probabilmente fu in ricordo della magnifica offerta che il

Comune pontificio realizzò una medaglia di ringraziamento per Augusto

Castellani, e senz’altro, al di là del credo politico di segno opposto, questo

attaccamento alla città natale, dovette collegarlo alla Magistratura ed al

Senatore.

111 Bordenache, 1987, p. 27. 96

Busto in marmo (1926) del marchese Cavalletti Rondinini. Egli ricoprì la carica di Senatore del

1865 al 1870, in questo ritratto si può notare la collana senatoria realizzata da Augusto Castellani nel

1869. Palazzo dei Conservatori, Roma.

(Bordanache Battaglia, 1987)

Per la bottega Castellani, nel 1869 non mancarono committenze notevoli;

realizzarono una la corona in oro, gemme e perle da inviare a

Gerusalemme, inoltre eseguirono uno stupendo calice, che il Senatore

Cavalletti ordinò per l’anniversario della prima messa di Pio IX 112 .

Sul finire dell’anno, Augusto realizzò la famosa collana gemmata, insegna

senatoria per il Marchese Francesco Cavalletti Rondinini, che però brillò

solo pochi mesi sul petto del Senatore Cavalletti. Il 20 settembre del 1870,

infatti, egli dovette dare le consegne dell’amministrazione capitolina, che

avvennero in piena regola, come gli aveva raccomandato Pio IX.

112 Munn, 1983, p. 47. 97

Collana Castellani in stile medievale in oro e mosaico realizzata per l’ultimo Senatore di Roma, il

marchese Francesco Cavalletti Rondinini nel 1865 circa. Lo stemma in mosaico, bordato da una

ghirlanda, rappresenta uno scudo con l’iscrizione SPQR sormontato da una corona.

Il retro del medaglione reca l’iscrizione PIO / P(A)P(AE) / NONO / INSTAURATORI. Queste

parole alludono alle riforme di Pio IX nel 1847. L. 65 cm. Marchio Castellani. Musei Capitolini,

Roma. (Munn, 1983)

È curioso notare come a capo della prima giunta di governo si ritrovi

Michelangelo Caetani e fra i dieci membri della giunta figuri pure Augusto

Castellani. Il Senatore Cavalletti sarebbe poi vissuto dieci anni, morì

infatti a Roma il 27 giugno del 1880, mentre la collana senatoria, eseguita

98

a Roma nel dicembre del 1869, è oggi conservata nel Medagliere

113

Capitolino .

In alto particolare della collana senatoria in oro, rubini, smeraldi e zaffiri.

In basso particolare del rovescio della collana senatoria con il marchio Castellani.

Medagliere Capitolino, Roma. (Bordanache Battaglia, 1987)

Complessivamente conta 47 smeraldi, 62 rubini e 76 zaffiri a taglio

presenta inoltre parti in mosaico minuto, smalto, tessere d’oro

cabochon,

fino, tessere di smalto “malmischiato” e fili d’oro laminato. Il girocollo a

fascia è composto da elementi a croce di S. Andrea intercalati ad altri a

forma di croce greca.

Congresso di Magistratura del mercoledì 22 dicembre 1869 si legge: “Trovandosi

113 Nel verbale del

opportuno a maggior decoro della rappresentanza Senatoria che sia sostituita una più ricca collana con

analogo medaglione a quello che per costume vuole fregiare il palto (sic) di S. E. il Sig. Senatore quando

indossa in forma pubblica le vesti e l’insegna senatoria, l’Ecc. mo Sig. Conservador Mezzani ne presenta

una di bella fattura a ricco lavoro dal noto gioielliere Sig. Castellani, che ne richiede il prezzo di lire

L’adunanza l’approva pienamente, e ne decreta l’acquisto dandone l’analoghe facoltà all’

cinquemila.

Ecc.mo Sig. Conservatore Moroni anche per curarne il maggior possibile risparmio e per la vendita alle

migliori possibili condizioni dell’altra collana e medaglione attualmente in uso.” Bordenache, 1987, p.

31. 99

Disegno preparatorio della collana e del medaglione, 1869, 11,4 x 7,7 cm. Istituto Statale d’Arte,

Roma.

(Bordanache Battaglia, 1987)

La fonte iconografica della croce di S. Andrea, secondo Augusto, che lo

riporta a margine di un disegno per un braccialetto gemmato, è da riferirsi

al “genere sec. XV” 114 . Questa decorazione viene spesso confusa, per la

sua somiglianza, con il nodo di Salomone, rintracciabile in molte

bordature di mosaici, ma l’ispirazione non è colta da fonti così antiche.

I motivi a croce di S. Andrea sono stati realizzati in piastra d’oro e riportati

mediante saldatura, al centro del motivo è incastonato un piccolo smeraldo

cabochon di forma quadrata, mentre nei bracci sono incastonati quattro

zaffiri. Nel rovescio di ogni motivo a croce di S. Andrea è stato riportato,

mediante saldatura, il monogramma stampato delle due “C” intrecciate dei

Castellani ed incorniciato da un quadratino di filo d’oro.

114 Ibid. 100

Augusto Castellani riesce a dare alla composizione della collana un

carattere severo, equilibrato, dall’effetto coloristico, come si addiceva

appunto ad un oggetto di rappresentanza ufficiale.

Medaglione della collana senatoria con micromosaico, opera di Luigi Podio.

Medagliere Capitolino, Roma. (Bordanache Battaglia, 1987)

101

L’esito policromo della collana è notevolmente accentuato dalla tipica

colorazione dell’oro chiamata “giallone”, questo procedimento chimico fu

sperimentato da Fortunato Pio e regolarmente usato in tante creazioni

115

Castellani .

La collana gemmata del Senatore reca appeso al centro, mediante un

semplice gancio, un medaglione, con ricca cornice in oro, che racchiude

lo stemma del Senato Romano, eseguito in finissima tecnica musiva dal

mosaicista Luigi Podio della bottega Castellani.

Lo scudo e la corona sono delineate da tessere in oro e da mosaico minuto

color marrone, mentre le gemme sono imitate con smalto “malmischiato”.

Il fondo circolare del mosaico è formato da una serie di tessere bianche e

rosso cinabro, disposte in modo concentrico. Ogni parte del medaglione è

saldata con grande cura ed in modo impercettibile.

Analizziamo ora altri due capolavori custoditi presso i Musei Capitolini.

Le collane a pendenti copiate, liberamente rielaborate, arricchite e variate

con smalti, pietre preziose e perle costituiscono uno degli articoli più

amati, più vistosi e risplendenti della produzione Castellani.

Estremamente affascinanti sono le copie delle collane di Crimea o dei

prototipi greci e magnogreci, come anche le libere esercitazioni neo

classiche su motivi antichi. In quest’ultima serie dobbiamo inserire, in

misura diversa, le due demi-parures giunte nel 1976 nella raccolta dei

E’ stato un dono di Umberto Speranza in memoria della

Musei Capitolini.

moglie Giannina Fabri Speranza, ultima discendente diretta di Augusto

116

Castellani .

115 Purtroppo nella zona terminale della collana, si è prodotta una ossidazione, riscontrabile, del resto,

anche in altre oreficerie Castellani conservate a Villa Giulia. Il fatto è del tutto naturale, e dovuto

presumibilmente all’alterazione del rame presente nella lega dell’oro, sollecitata anche dalla reazione

di alcune componenti chimiche del bagno di coloritura, evidentemente non bene neutralizzate al termine

dell’operazione. Non si deve quindi porre in dubbio l’ottima lega dell’oro. Ibid. p. 33.

116 Bordenache Battaglia, 1987, p. 41. 102

La collana della prima paure è costituita da catenina a maglia fitta con

fermaglio a gancio semplice nella quale sono infilate 35 anforette

filigranate molto slanciate e di forma non antica dove i manici, molto alti,

servono da anelli di sospensione.

Collana Castellani in oro

con anforette nell’astuccio

originale. Medagliere

Capitolino, Roma.

(Bordenache Battaglia,

1987)

Le anforette sono regolarmente alternate a 34 pendenti a sottile stelo. Tra

i vari pendenti due anelli d’oro infilati nella catena assicurano una distanza

costante tra i pendenti, per una frangia perfettamente omogenea. Dietro la

prima anforetta, presso il fermaglio, il monogramma dei Castellani. Una

collana praticamente identica è conservata ed esposta al Museo di Villa

Giulia. 103

Particolare della collana Castellani in oro con anforette. Medagliere Capitolino, Roma.

(Bordenache Battaglia, 1987)

Gli orecchini a disco con bordo perlato, ornati da rosetta laminata a 12

foglie, sostengono una targhetta rettangolare filigranata che serve

d’attacco per i tre pendenti, i due esterni a stelo, identici a quelli della

117

collana; dietro ognuno dei due dischi, il monogramma Castellani .

Orecchini Castellani in oro con

anforette.

Medagliere Capitolino, Roma.

(Bordenache Battaglia, 1987)

La demi-parure si può inserire tra le rielaborazioni di serie ispirate a

gioielli greci dell’inizio dell’ellenismo, prodotte intorno al 1860, quando

tutta la famiglia, in un momento irripetibile, lavorò unita, sotto la guida

attenta di Caetani.

117 Ibid. 104

Disegno preparatorio della collana con ancorette.

10 x 9 cm. Istituto Statale d’Arte, Roma.

(Bordenache Battaglia, 1987)

La seconda demi-parure pure vagamente ispirata a collane a pendenti di

epoca ellenistica, si deve considerare invece un pezzo unico, per il gran

numero e la qualità delle perle bellissime e ben assortite.

Collana Castellani in oro e perle barocche nell’astuccio originale. Medagliere Capitolino, Roma.

(Bordenache Battaglia, 1987)

105

La collana è composta di una catena a maglia alla quale sono attaccati tre

tipi di pendenti di lunghezza e forma diverse, tutti arricchiti da perle

barocche e molto regolari: in tutto, 20 pendenti più lunghi, 19 con perle

grandi incappucciate d’oro, 40 pendenti piccoli con un numero

complessivo di 99 perle.

Particolare della collana Castellani in oro e perle barocche. Medagliere Capitolino, Roma.

(Bordenache Battaglia, 1987)

La collana, come si presenta oggi, ha subito un infelice restauro per un

danno subito in epoca indeterminabile, come risulta dai pochi elementi

isolati conservati nella stessa scatola; all’originario fermaglio a gancio,

preceduto da due cilindretti d’oro, è stato fissato un breve tratto di pesante

catena di tutt’altro tipo, a grandi anelli piatti. Con questa aggiunta si è

ottenuta una collana più lunga di quella originale che non si adatta più alla

scatola. 106

Disegno preparatorio per orecchino Castellani in oro e perle barocche.

Istituto Statale d’Arte, Roma. (Bordenache Battaglia, 1987)

Gli orecchini sono a disco con pendente unico. Il disco d’oro è concavo,

con bordo perlato ed è ornato da rosetta laminata a 12 foglie con perlina

centrale; il pendente è richiama quello della collana, con perla scaramazza.

Dietro ogni disco, sotto l’attacco dell’ardiglione, il monogramma dei

Castellani. Per il notevole numero di perle bellissime, quelle barocche di

notevole grandezza e perfettamente assortite, la demi-parure si deve

inserire tra le creazioni Castellani uniche, fatte su speciale ordinazione.

Se è vera la tradizione orale comunicata dal donatore, la collana dovrebbe

provenire da casa Savoia e precisamente dalla principessa Mafalda.

Potremmo postulare trattarsi di un gioiello ordinato dalla Regina

Margherita che stimò e protesse i Castellani, affidando loro numerose

107

ordinazioni tra il 1878 e il 1890. Inoltre è risaputo il suo grande amore per

le perle.

Tutti e tre i gioielli del Medagliere Capitolino sono conservati in grandi

astucci ottagonali, in pelle color marrone, foderati in velluto rosso

118

scuro .

118 Ibid. p. 42-43. 108

Fonti di ispirazione

Nell’attuale esposizione al Museo nazionale etrusco di Villa Giulia i

gioielli Castellani sono presentati nell’ordine cronologico dei prototipi:

greci ed etruschi, di epoca orientalizzante ed arcaica, modelli classici ed

ellenistici, romani, tardoromani, bizantini e barbarici, infine medievali e

cinquecenteschi; gioielli da considerarsi creazioni Castellani, nonostante

siano eseguiti riproducendo le tecniche e gli stili antichi.

Quest’ordine non rispetta, naturalmente, l’iter della produzione. I

Castellani traevano ispirazione, per le loro opere, principalmente dalle

realizzazioni dell’arte etrusca, greca e romana, e il loro gusto era fedele

all’arte antica. Augusto, per esempio, trovava di “stile molto decadente”

la pala d’oro di S. Marco a Venezia e considerava addirittura “barbari” i

119

famosi ori di Schliemann, esposti a Berlino nel 1890 . La loro arte è

molto eclettica e sembra lasciarli indifferenti solo il mondo figurativo

egiziano ed orientale, a quel tempo molto di moda.

Oreficerie etrusche della collezione Campana

L’orgoglio dei Castellani era quello di copiare da originali esistenti e si

deve riconoscere che, per quanto riguarda l’antichità etrusca, essi hanno

avuto possibilità eccezionali rispetto ai moltissimi e spesso anonimi orafi,

gemmari, argentieri del tempo.

Essi hanno avuto l’opportunità di tenere in mano i pezzi della favolosa

collezione Campana e di beneficiare dei consigli e dell’esperienza degli

studiosi dell’Istituto di corrispondenza archeologica, esperti mediatori

119 Bordenache, 1978, p. 600. 109

nell’acquisto di oggetti antichi, gioielli, bronzi, vasi, monete e statue, non

120

soltanto per i Castellani, ma per tutto il mercato antiquario romano .

Il Marchese Campana, direttore del Sacro Monte di Pietà e tesoriere della

Camera Apostolica utilizzò alcuni fondi statali per costituire

un’importante collezione di antichità. Nel 1855, questa raccolta venne

depositata presso il Sacro Monte per costituire una garanzia, ma nel 1859

il Marchese fu imprigionato a causa dei suoi sentimenti liberali e

anticlericali e tutti i suoi beni furono confiscati. A fianco una spilla

Castellani in oro

composta da sette dischi

e sei lobi decorati a

filigrana e granulazione.

D. 4,6 cm. Marchio

Castellani.

Museo nazionale etrusco

di Villa Giulia, Roma.

(Munn, 1983)

120 Ibid. 110

La spilla riprodotta nella pagina precedente è direttamente

ispirato a due orecchini a disco di origine etrusca della

seconda meta del IV sec. a.C. appartenuti alla collezione

Campana e restaurati dai Castellani nel 1859, oggi al Louvre

di Parigi. (Catalogo on-line delle opere)

I Castellani avevano aiutato Campana a riunire la sua collezione di gioielli

e si erano occupati del restauro di alcuni pezzi realizzando, per un loro

scopo informativo e conoscitivo, delle copie di ogni gioiello. In seguito si

ispireranno spesso a questi modelli, tanto che sarebbe impossibile fare una

lista esauriente dei suggerimenti che trassero.

Nel 1860 la collezione Campana fu esportata in Francia ed Alessandro,

che si trovava a Parigi, seguì le trattative di vendita a Napoleone III. La

raccolta oggi si può ammirare nelle collezioni del Louvre.

Il restauro di opere d’arte venne molto praticato durante tutto l’Ottocento

ed i gioielli antichi non fecero eccezione a questa regola, modifiche e

pulizie erano pratiche ricorrenti. Spesso di loro iniziativa, i Castellani

realizzavano delle composizioni utilizzando pezzi singoli o scomposti di

oreficerie antiche raggiungendo risultati che si staccavano dalla ricerca

storica. Gli esiti di questi esperimenti erano, in effetti, particolarmente

eclettici. 111

A sinistra due fibule etrusche a forma di leoni provenienti da Orvieto, V sec. a.C. circa. H. 4,20 cm

L. 9,80 cm. Oggi sono collocate presso il Louvre, Parigi.

A destra un orecchino in stile greco in oro e topazio del II sec. a.C. circa. H. 4,5 cm. Louvre, Parigi.

(Catalogo on-line delle opere)

Questi gioielli antichi sono stati vistosamente restaurati dai Castellani.

Anello di origine romana con due chimere, II sec. a.C. circa. D. 2,60 cm.

Oggi collocato presso il Louvre, Parigi. (Catalogo on-line delle opere)

112

L’opera più apprezzata della collezione, per la sua straordinaria eleganza

e l’ottimo stato di conservazione, fu certamente il diadema scoperto a Palo

e datato III sec. a.C., questo modello caro all’oreficeria di tutto il XIX sec.

121

fu riprodotto svariate volte, solo i Castellani ne fecero quattro copie .

A fianco il diadema rinvenuto a

Palo (III sec. a.C.). H. 2,8 cm, D.

20 cm. Louvre, Parigi.

(Catalogo on-line delle opere)

Sotto il diadema Castellani con

motivo floreale in oro decorato

con smalti cloisonnés, pietre di

agata e piccole perle di fiume. H.

4,5 cm. Marchio Castellani.

Collezione privata. (Munn,

1983)

Corone e diademi di tipologia greca, si differenziano dalla semplice fascia d’oro in uso nell’epoca

121 L’esemplare certamente più ricco e spettacolare è il diadema fiorito rinvenuto a Palo e risalente

classica.

al III secolo a.C.. Il diadema è costituito da due lamine unite anteriormente attraverso una cerniera, che

permetteva di indossarlo; la struttura è ricoperta da più di centocinquanta fiorellini campestri, fissati a

sottilissimi steli d’oro, e smaltati di verde, bianco e azzurro, con pistilli di granuli d’oro, gocce di pasta

vitrea e pietre preziose, che gli conferiscono una variata policromia. Il diadema originale si trova oggi

nelle collezioni del Louvre, mentre le quattro copie Castellani si trovano rispettivamente a Villa Giulia,

al Victoria & Albert Museum, al National Museum of Ireland ed in collezione privata. Munn, 1983, p.

89. 113

Un tipo di gioiello molto utilizzato dagli etruschi, detto bulla, è composto

da una collana a catenella e da un pendente che ha funzione di contenitore,

questo era spesso destinato a racchiudere profumi o amuleti, e le sculture

antiche giunte fino a noi, ci fanno supporre che venisse indossato

specialmente da giovani uomini.

Collana con Achéloos proveniente da Palestrina, metà del V sec. a.C.

L. 35,5 cm. Staatliche Meseum, Berlino. (Art Resource)

Questo pendente riprendeva spesso la forma di satiri o teste di divinità.

Famosissima è quella della collezione Campana scoperta a Chiusi e

risalente al III sec. a.C., questa bulla rappresenta la testa del dio fluviale

Achéloos ed è di stile e lavorazione talmente ammirevole che da quando

fu presentata al pubblico, attirò l’attenzione di tutti gli orafi

contemporanei. I Castellani presentarono la loro interpretazione durante

l’Esposizione Internazionale di Vienna del 1873 ed oggi questo magnifico

122

pezzo si può ammirare nelle raccolta Castellani di Villa Giulia .

La rappresentazione di figure umane e di divinità fu molto apprezzata

dagli artigiani del XIX secolo perché esprimeva chiaramente l’idea di

antico. I gioielli etruschi sono pieni di questi esempi ed i particolari

disegnati e realizzati in filigrana e granulazione esprimono grande

leggerezza e sensibilità di esecuzione.

122 Ibid. p. 95. 114

In alto a sinistra una bulla etrusca in oro rappresentante Achéloos, il dio dei fiumi, decorata a

granulazione e filigrana. Fu scoperta a Chiusi e risale al III sec. a.C., Louvre, Parigi. (Catalogo on-

line delle opere)

In alto a destra una bulla Castellani decorata a granulazione e filigrana, questa come le seguenti

sono ispirate dall’originale etrusco. H. 4,3 cm. Marchio Castellani. Museo nazionale etrusco di Villa

Giulia, Roma. (Munn, 1983)

Non solo i Castellani rimasero affascinati da questo favoloso reperto:

In basso a sinistra una bulla in oro rappresentante Achéloos realizzata da Carlo Giuliano intorno al

1880. Victoria & Albert Museum, Londra. (Catalogo on-line delle opere)

dio Bacco prodotta in Italia nell’ultimo quarto

In basso a destra una bulla rappresentante la testa del

dell’Ottocento. H. 4,5 cm. Senza Marchio. Mercato antiquario. (Mascetti, 1984)

115

Nella collezione Campana ci sono vari ornamenti che rappresentano Elio,

il dio del Sole, queste creazioni sono state riprese più volte dai Castellani

per realizzare delle spille, una tipologia di gioiello piuttosto facile da

commercializzare e rappresentativa dell’oreficeria archeologica.

In basso a sinistra un’altra versione di bulla in oro rappresentante Achéloos realizzata da Carlo

Giuliano intorno al 1875. H. 4,69 cm. National Museum of Ireland, Dublino. (Munn, 1983)

A destra il dipinto La conversione di Paula (particolare) di Lawrence Alma Tadema. The Fine Art

Society, Londra. Questo quadro rappresenta la conversione al cristianesimo di una giovane donna

romana. Un giovane sacerdote le farà abbandonare la religione pagana. Fu terminato nel 1898,

probabilmente l’autore vide un gioiello simile a quello oggi conservato presso il museo irlandese

nelle vetrine londinesi di Carlo Giuliano al 115 di Piccadilly. Questo è solo uno dei vari esempi in

cui i gioielli archeologici vengono riprodotti in opere d’arte del tempo. (Munn, 1983)

116

Stile classico greco e romano

A partire dall’VIII secolo a.C. i Greci fondarono una serie di colonie che

si estendevano lungo le coste dell’Italia meridionale, dalla Puglia fino alla

Campania: Taranto, Cuma, Metaponto, Sibari, Crotone, Reggio, Paestum

e Napoli erano i principali centri di questa grande area colonizzata, che fu

chiamata Magna Grecia. In queste colonie, che vennero definitivamente

sottomesse dai romani tra il 280 e il 265 a.C., fiorivano i commerci,

l’agricoltura e l’artigianato.

La filosofia, la letteratura e l’arte del mondo greco influenzarono in

maniera evidente le attività artistiche e culturali di queste colonie, che

diedero vita ad espressioni raffinate: fiorente era la produzione di

ceramiche e bronzi, mentre gli splendidi templi di Paestum attestano il

grado di raffinatezza e composta misura raggiunta dall’architettura locale.

In un clima culturale ed economico così vivace, anche l’oreficeria trova

grande diffusione e varietà di espressioni.

Tre esempi di orecchini molto decorati ritrovati nella zona di Taranto (IV sec. a.C.) e conservati

presso il Museo Archeologico di Taranto. (Art Resource)

117

Il periodo di massimo splendore dell’oreficeria della Magna Grecia è

quello compreso tra il IV e il III secolo a.C.: uno dei principali centri di

produzione e diffusione orafa è Taranto che, come testimoniano le fonti

letterarie, era un vivacissimo centro artistico e culturale. Conosciamo

l’oreficeria ellenistica attraverso i ritrovamenti archeologici effettuati

nelle tombe. La tipologia dei gioielli rinvenuti è chiaramente determinata

dallo stato sociale del defunto; tuttavia, anche nelle tombe più modeste si

ritrova un grande numero di orecchini, che nelle tombe più sontuose sono

spesso accompagnati da diademi, corone, collane e anelli.

Gli orecchini, ornamento più diffuso presso gli italioti, abitanti della

Magna Grecia, registrano una straordinaria varietà di disegni e soluzioni.

Nel IV secolo a.C. era molto in voga un tipo con il corpo costituito da una

figurina in oro fiancheggiata da decorazioni filigranate e pendagli; molto

apprezzati erano anche i modelli dalle forme più singolari, per esempio ad

elica, come testimonia uno splendido pendente rinvenuto a Taranto.

Due esempi di orecchini d’oro provenienti da Taranto (IV sec. a.C.) e conservarti

presso il Museo archeologico di Taranto. (Art Resource)

Ma il tipo di orecchino che ebbe maggiore diffusione e successo nel

periodo ellenistico fu quello a disco, a volte l’elemento decorativo, di per

118

viene equilibrato dalla misura dell’insieme e

sé fastoso ed esuberante,

dalla linea classica e rigorosa di testine femminili o altri simboli che

costituiscono il centro dell’orecchino 123 .

Un paio di orecchini rinvenuti a Taranto, dimostra come talvolta il

desiderio di esuberanza decorativa scavalchi i limiti della contenuta

misura: molti pendenti sono infatti decorati con un’elaborata

composizione vegetale, e da una serie di figurine umane e animali, il tutto

sostenuto e arricchito da catenelle e pendenti a forma di bocciolo.

I Castellani realizzarono molte imitazioni da originali di epoca arcaica,

classica ed ellenistica, come le collane a maglia d’oro con anforette, teste

di divinità o serie di gemme, smaltate o decorate con filigrana.

Realizzarono diversi diademi con fiorellini smaltati o a nastro; vari

orecchini a pendente da modelli di Ercolano e Pompei, o derivati da quelli

sontuosissimi di Panticapeo; eseguirono inoltre molte spille rotonde o

quadrangolari adattando sapientemente svariate placchette e borchie, sia

filigranate che granulate, che furono certamente pezzi di largo smercio e

d’incontrastato successo 124 .

123 Figure umane e animali ricorrono spesso come motivi decorativi nei gioielli di queste zone: in

particolare la protome leonina, ripresa dall’arte classica, viene largamente impiegata nella decorazione

di collane, bracciali, anelli e orecchini. Anche il “Nodus Herculeus”, famosissimo nell’antichità come

nodo magico in grado di allontanare i mali, presso gli abitanti della Magna Grecia assume il significato

di amuleto ed è proprio con questa valenza magica che gli orafi lo usano diffusamente nella gioielleria,

come pendaglio, centro di cinture, decorazione di diademi e bracciali.

124 Bordenache, 1978, p. 600. 119

Orecchini in oro, perle di fiume e granata in stile greco. Questi oggetti fecero parte della

collezione Campana, oggi conservati al Louvre, Parigi. (Catalogo on-line delle opere)

È interessante osservare però che alcune di queste collane, fedeli copie da

originali esistenti, sono trasformate in parures ottocentesche con

l’aggiunta di braccialetti di foggia moderna e pendenti, spesso ornate da

scarabei o gemme antiche, secondo i suggerimenti di Alessandro, che

raccoglieva a Napoli notevoli quantità di cammei, scarabei e pietre antiche

Pure interessanti, e molto belle, sono le imitazioni di spille e anelli a

serpente, orecchini multicolori, collane a più fili d’oro ornati da cilindretti

di smeraldo o da granati, bei pendenti di pietre preziose e semipreziose,

copiati in massima parte da pezzi della stessa collezione Castellani venduti

da Alessandro al British Museum. 120

Collana in oro in stile ellenistico scoperta a Milo, IV sec. a.C., questo oggetto fu

acquistato dal British Museum tramite Alessandro Castellani nel 1872. A quel

tempo era già servito varie volte come modello per colliers di Castellani e Carlo

Giuliano. L. 33,6 cm. British Museum, Londra. (Catalogo on-line delle opere)

Nello stesso tempo monete antiche greche oppure romane, di epoca

repubblicana o imperiale, di argento o di bronzo, gemme e cammei, pure

antichi, costituivano il nucleo di spille “moderne”, il che conferisce ai

gioielli Castellani una speciale fisionomia con la quale non potevano

gareggiare altri orefici stranieri o italiani, formatisi rapidamente alla loro

125

scuola .

ispirati all’arte romana sono i tagliacarte, gli spilli per cravatta o

Sempre

gli spilloni per ornare i capelli, terminanti a testa d’ariete, a busto divino

oppure con una mano che stringe un pomo d’oro.

125 Ibid. 121

A sinistra un paio di orecchini semicircolari in oro rinvenuti a Pompei e decorati a

granulazione. Museo archeologico nazionale di Napoli. (Art Resource)

A destra un ritratto di dama dell’Egitto romano proveniente da Hawara, Egitto, che

indossa degli orecchini molto simili a quelli scoperti a Pompei. I secolo d.C.. 32,5 x

21,8 cm. Staatliche Museum, Berlino. (Art Resource)

In linea generale, rispetto all’arte etrusca e greca, l’oreficeria romana non

ha avuto particolare influenza stilistica sui Castellani, Alessandro

sosteneva che l’arte orafa antica era già in declino al tempo

dell’imperatore Augusto e che le popolazioni etrusche e della Magna

Grecia conseguirono un grado di perfezione mai raggiunto dalla Roma

imperiale. 122

Bracciali in oro a forma di spirale in stile romano. Sono raffigurate due teste di leoni che stringono

nelle fauci una perla. Provenienti dalla collezione Campana. Louvre, Parigi.

(Catalogo on-line delle opere)

Collana, Bracciale e armilla rinvenuti a Pompei. Il disegno di questi gioielli è

tipico dell’arte romana, dove si predilige una decorazione lineare per

compensare il consistente uso di metallo prezioso.

Museo archeologico nazionale di Napoli. (Art Resuorce)

123

Sopra una collana Castellani in oro in stile

romano decorata con perle barocche e

pietre verdi. Marchio Castellani.

Collezione privata. (Munn, 1983)

A destra spilla Castellani in oro e avorio in

stile romano, il simbolo rappresentato è

quello del dio Mercurio, il messaggero

degli dei, ma l’ispirazione per questa spilla

proviene da un orecchino a forma di

dragone volante del V sec. a.C. scoperto a

Cipro. Molto spesso nella gioielleria

archeologica l’ispirazione per un oggetto

deriva da un modello antico dalle funzioni

del tutto diverse, l’unica cosa che viene

mantenuta è il motivo decorativo. Marchio

Castellani. Cooper–Hewitt Museum of

Decorative Art and Design, New York.

(Munn, 1983) 124

Le semplici forme e le facili tecniche di esecuzione dei gioielli in stile

romano ne fecero il modello prediletto da molti orefici italiani che

smerciavano, a prezzi modesti, queste creazioni in stile antico ai vari

turisti in visita nelle città d’arte italiane.

I viaggiatori si portavano in patria, come souvenirs, delle semplici ma

eleganti catene d’oro decorate da pietre semi preziose e perle, dei sobri

orecchini e delle fibule.

Spille Castellani

in oro e smalto di

varie forme.

Sotheby’s,

Londra.

(Munn, 1983) 125


PAGINE

225

PESO

13.56 MB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE TESI

Tesi di laurea in storia delle tecniche artistiche, storia dell'arte applicata all'oreficeria, storia dell'oreficeria. Oreficerie Castellani e il revival storico nei gioielli dell'ottocento con approfondimento su gioiellieri, fonti di ispirazioni storiche e tecniche utilizzate (granulazione, smalto, doratura, filigrana, mosaico, gioielli monetali, galvanoplastica, pietre preziose e cammei), invenzione, copia falsificazione delle oreficerie


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di Laurea in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali
SSD:
Docente: Sarti Marco
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2005-2006

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher annacavani di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle tecniche artistiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Sarti Marco.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in conservazione e restauro dei beni culturali

Archeologia e storia dell'arte del vicino Oriente antico - Appunti
Appunto
Riassunto esame Letteratura Italiana, prof. Basile, libro consigliato Storia della Letteratura Italiana: Le origini, Ferroni
Appunto
Archeologia e storia dell'arte greca - Appunti
Appunto
Riassunto esame storia romana, prof. Gnoli, libro consigliato Storia Romana, Giovanni Geraci, Arnaldo Marcone
Appunto