Università degli studi di Bari Aldo Moro
Dipartimento di scienze della formazione, psicologia, comunicazione
Corso di laurea in scienze della formazione primaria
Indirizzo scuola dell'infanzia
Tesi di laurea in didattica generale
Musica e infanzia: valenza didattica, pedagogica e terapeutica
Relatrice: Chiar.ma Prof.ssa Chiara Maria Gemma
Anno accademico: 2017-2018
Indice
- Introduzione ............................................................. pag. 3
- Capitolo I – Musica: tra passato e presente
- 1.1. Radici storiche ....................................................................... pag. 6
- 1.2. Quando si ascoltava la natura ............................................... pag. 10
- 1.3. Origine ed evoluzione ........................................................ pag. 11
- 1.4. Musica e antichità .............................................................. pag. 12
- 1.5. Valenza euristica ................................................................ pag. 20
- Capitolo II – Pedagogia e musica: quale rapporto?
- 2.1. Pedagogisti a confronto ...................................................... pag. 24
- 2.1.1. Rousseau e l’armonia ................................................... pag. 32
- 2.1.2. Dewey tra arte e musicalità ......................................... pag. 35
- 2.1.3. Montessori: quando la musica diviene a “misura di bambino” ........................................... pag. 38
- 2.2. Ascolto, partecipazione attiva, attenzione: le tre dimensioni della competenza musicale ....................... pag. 43
- 2.2.1. Indicazioni nazionali e nuovi scenari .......................... pag. 45
- 2.2.2. Obiettivi, traguardi e campi di esperienza ................ pag. 52
- Capitolo III – Proposte didattiche
- 3.1. I teorici “della musica” ........................................................ pag. 57
- 3.1.2. Laura Bassi e la ritmica integrale .............................. pag. 59
- 3.1.3. Programma e formazione Kodaly .............................. pag. 63
- 3.1.4. Metodo Orff-Schulwerk ............................................ pag. 69
- 3.1.5. Gordon e la Music Learning Theory ........................... pag. 72
- 3.2. Pierino e il lupo di S. Prokofiev ....................................... pag. 79
- 3.3. Il carnevale degli animali di Camille Saint-Saëns ........ pag. 81
- 3.4. Le filastrocche di Sergio Endrigo e Gianni Rodari ........ pag. 85
- Bibliografia .............................................................................. pag. 95
- Sitografia .................................................................................. pag. 97
- Indice delle immagini ............................................................. pag. 98
Introduzione
La seguente trattazione di tesi dal titolo “Musica e infanzia: valenza didattica, pedagogica e terapeutica”, si pone come punto di partenza, più che di arrivo, di quanto è, e sarà, di mio interesse approfondire nel futuro professionale. La musica, espressione dell’arte, è destinata a tutta l’umanità e non a restare patrimonio di chi la coltiva per bramosia o per esigenze di studio. Essendo una delle mie passioni ho scelto di trattarla collegandola alle materie studiate durante il mio percorso universitario. Il mondo musicale, come quello letterario, spesso nasconde dietro le parole significati ben più ampi e non percepibili nell’immediatezza dell’ascolto.
Questo modo di esprimersi in campo letterario fu definito “Simbolismo”, termine proveniente dalla parola “simbolo” ossia un qualcosa di misterioso, criptico e imprevedibile. Esso ricerca l’idea che sta dietro le apparenze cercando di captare la vera essenza di ciò che ci circonda negando spesso, anche la realtà. I principali esponenti di questo movimento basavano la loro poesia sulla suggestione musicale delle parole, coltivando una ricerca stilistica analogica e metaforica, adottando come motto “la musica prima di ogni altra cosa” (Verlaine P., 1882). L’obiettivo non era costruire metafore o spiegare concetti, ma utilizzare le parole, i versi, il ritmo, il suono, per rievocare quelle sensazioni che il simbolo aveva prodotto.
La dimensione simbolica ha sempre influito su di me, nutrendomi di un fascino difficilmente descrivibile. Non saprei definire tale affermazione se non in un interesse di natura personale, molto profondo, che affonda le radici all’interno di una cultura, e di un sistema educativo ricevuto. In questa dimensione si inserisce la musica, fonte continua di ispirazione e “compagna” imprescindibile delle mie esperienze di vita, nucleo sempre presente nei miei diversi passaggi di crescita personale e professionale.
Siamo abituati a pensare che l’arte sia un’attività lontana dalla vita, soprattutto lontana da quella delle masse cui sembra preclusa la contemplazione estetica a vantaggio di divertimenti semplici e istintivi. Ma l’arte, in tutte le sue articolazioni e varianti, nasce della vita e della vita parla, benché si cerchi in vari modi di metterla “su un remoto piedistallo”; piedistallo cui possono elevarsi, si dice erroneamente, soltanto certe aristocrazie dello spirito, capaci per costituzione ed educazione di sentire “l’ideale” che emana dall’arte, mentre “il materiale” viene lasciato alle folle.
Che possa esistere della spazzatura elevata al rango di arte, è sempre possibile. E vada sé che, nell’epoca della super-riproducibilità tecnica dell’arte, qualche regola vada pure stabilita, qualche confine tracciato, qualche prudenza ermeneutica adottata. Ma è altrettanto possibile, anzi assai frequente, che a causa di regole troppo strette, di confini troppo rigidi e di prudenze fin troppo elitarie si finisca per non vedere se c’è in giro nuova arte oltre a quella che è “relegata nei musei e nelle gallerie”.
Il filosofo americano John Dewey, già nel 1934, ci parlava dell’arte messa “su un remoto piedistallo”. “Le arti che oggi hanno la maggiore vitalità sono cose che il pubblico medio non prende per arte: per esempio il cinema, la musica jazz, l’appendice umoristica, e, troppo spesso, racconti giornalistici di amorazzi, assassinii e gesta di banditi” (Granese A., 1995).
La musica, nel corso della storia ha subito una sorta di evoluzione adattandosi al periodo storico-culturale del momento, come è successo durante il nazismo. La politica musicale del tempo, infatti, ha sfruttato la musica, simbolo di libertà espressiva, come propaganda politica. L’elemento costante della politica nazista fu quello di esaltare la purezza della cultura tedesca, e distruggere tutto ciò che si pensasse potesse inquinare tale purezza. Le funzioni della musica erano per lo più legate all’esaltazione della forza e della gloria della Germania, all’amore per la cultura tedesca e alla valorizzazione dell’ideologia di razze superiori sulle inferiori.
Attraverso il mio lavoro di tesi cercherò, di dare risposte, di rendere visibile e condivisibile attraverso le parole, come il suono possa agire sulla nostra percezione-corpo-mente generando risposte di natura fisiologica ed affettiva ad alto contenuto simbolico.
Il primo capitolo del seguente lavoro, è dedicato alle origini della musica, come forma di socializzazione nelle varie epoche e culture. Tutto ciò che ci circonda può trasformarsi in uno strumento musicale, ed è proprio questo che ci insegnano i popoli antichi, iniziando a costruire strumenti da materie prime poverissime.
I nostri antenati vivevano sugli alberi e da lì hanno portato con sé la capacità di giocare e comunicare coi suoni: usavano il canto e il ritmo al fine di spaventare i predatori e tranquillizzare i propri cuccioli prima della notte. Suoni organizzati secondo regole che venivano create istintivamente e conservate dalle culture. La musica è un prodotto culturale: le sue regole cambiano di paese in paese e nei secoli, lentamente. I suoi usi sono diventati molteplici e da tanto tempo è considerata un’arte. Nei millenni è diventata molto importante per noi. Abbiamo sviluppato aree del cervello che, in dialogo con l’esperienza del movimento e dei sensi, sono potenzialmente preposte a capire come i nostri simili giochino coi suoni musicali. Ogni essere umano può accedere a questo importante linguaggio espressivo.
Un breve excursus cronologico, illustrerà l’evoluzione della musica e i suoi mutamenti all’interno della società, partendo dall’età preistorica, quando furono inventati i primi strumenti a corda, a fiato e le percussioni.
Il secondo capitolo è, invece, dedicato alla musica come vero e proprio strumento educativo, poiché l’uso consapevole del suono consente di intervenire in diversi ambiti della formazione del bambino. Analizzerò i pedagogisti che hanno capito, prima di altri, l’importanza del linguaggio sonoro nella formazione del fanciullo e la nascita della pedagogia musicale scientifica. Attraverso l'interpretazione della simbologia collegata alla dimensione dell'infanzia, intesa quale fatto individuale e sociale, parlerò degli studiosi che vogliono individuare se e come vengano attribuiti al bambino valori e fini specifici, se gli venga riconosciuta una soggettività, ovvero se ne avvenga una omologazione al mondo adulto.
Il terzo capitolo della mia tesi è, infine, dedicato alle metodologie didattico-pratiche che si sono svolte nel Novecento. In un percorso che va da Laura Bassi a Sergio Endrigo, passando per Saint-Saëns e Kodaly, illustrerò quanto le parole e la musica ci riempiano il cuore di una bellezza artistica indecifrabile. La musica è di tutti e per tutti. Ciascuno può esprimersi attraverso la musica e la danza al proprio livello. Attraverso una adeguata differenziazione delle consegne da parte dell'insegnante, ciascun membro del gruppo può essere integrato fruttuosamente nel processo di apprendimento, che è misurato sulle capacità, le motivazioni e le esigenze dei singoli. È un'area di stimoli e di attrattive che nessuna altra area didattica può offrire.
Capitolo I
Musica: tra passato e presente
Il primo capitolo del seguente lavoro di tesi è dedicato alle origini della musica, come forma di socializzazione nelle varie epoche e culture. Tutto ciò che ci circonda può trasformarsi in uno strumento musicale, ed è proprio questo che ci insegnano i popoli antichi, iniziando a costruire strumenti da materie prime poverissime. Un breve excursus cronologico illustrerà l’evoluzione della musica e i suoi mutamenti all’interno della società, partendo dall’età preistorica, quando furono inventati i primi strumenti a corda, a fiato e le percussioni. Ho deciso di affrontare l’argomento, non solo da amante e appassionata di musica, ma anche per condividere la mia concezione di musica e l’importanza che assume nella vita di tutti noi.
1.1. Radici storiche
L’attacco di un concerto gode di più privilegi dell’incipit di un libro. I nostri pensieri prendono forma nelle parole. La musica dispone di un mondo ben più vasto di associazioni, in virtù della sua natura ambivalente: essa è nel mondo, ma anche fuori. Al giorno d’oggi essa è presenza costante nella nostra vita, la si ascolta ovunque, nei bar, nei ristoranti, negli aeroporti, nei centri commerciali, ma proprio questa onnipresenza, costituisce il maggiore ostacolo all’integrazione della musica nella nostra società. Nessuna scuola eliminerebbe mai dalla propria programmazione lo studio della lingua italiana o della matematica, invece lo studio della musica, spesso viene trascurato, pur coinvolgendo tanti aspetti.
Ma cos’è la musica? Dal fruscìo delle foglie di un albero, al cinguettìo degli uccelli, al rintocco dell’orologio che scandisce la routine di una grande città, ecco cos’è per me la musica. Tutto questo è collegato a noi, attraverso il nostro animo, perché ogni suono, ogni rumore, determina una psico-emotività soggettiva che ci permette di interagire con il nostro io, ma espresso in un linguaggio universale. Sono convinta che sviluppare “l’intelligenza dell’orecchio” sia una necessità fondamentale. Questo ho potuto appurarlo anche dai miei recenti studi sull’autismo e sulla dislessia, che sottolineano come la musica sia un notevolissimo strumento terapeutico in grado di migliorare le condizioni di vita dei bambini.
Il potere terapeutico origina dal rapporto strettissimo e privilegiato che il senso dell’udito ha sul nostro cervello, infatti, secondo Concetto Campo, psicologo e specialista in audiopsicofonologia: “l’orecchio come gli altri organi di senso e in misura maggiore rispetto ad essi, fornirebbe al cervello e al sistema nervoso in generale, l’energia neuronale necessaria di cui ha bisogno per espletare al meglio le sue possibilità” (Tomatis A., 2001).
Un udito perfetto si traduce anche in un miglior modo di stare al mondo, perché i suoni si diffondono in tutto il nostro corpo e modificano persino la postura, ci rendono più sensibili a percepire le sfumature emotive nascoste nelle parole degli altri e ci permettono, quindi, di distinguere chi è ben disposto verso di noi e chi no. Un valido aiuto si è rivelato anche per i bambini che non riescono a mantenere viva l’attenzione per un tempo lungo: il loro problema è, secondo il metodo Tomatis, un deficit acustico che, grazie alle musiche di Mozart e a specifici canti gregoriani, viene vinto. I bambini amano la musica classica sin dal grembo materno, in particolare ho potuto notare "Piccola serenata notturna" di Mozart. Ma perché proprio Mozart? Secondo alcuni studi è di forte rilievo il fatto che Mozart abbia cominciato a comporre la sua musica molto giovane, ancor prima di padroneggiare il linguaggio. A quell’età il piccolo Amadeus si ritrovava a poter suonare senza interferenze esistenziali, con ritmi fisiologici abbastanza puri.
Il fatto di essere cresciuto in una famiglia dove tutto era contraddistinto dalla musica fu fondamentale, anche quando egli era ancora in grembo. Queste situazioni favorevoli gli permisero di rimanere spontaneo “come un bambino”, e di creare una musica che può essere apprezzata da tutti, in quanto trascende tutto ciò che è creazione dell’uomo e va a toccare il suo nucleo profondo. Lo stile musicale del compositore permette all’ascoltatore di prendere coscienza dei propri ritmi, offrendogli la possibilità di una migliore relazione con sé e il mondo. Quello che si è potuto osservare in chi ascolta la sua musica è un leggero aumento del battito cardiaco, accompagnato da una maggiore vigilanza, senza eccitazione nervosa.
Esperienze condotte nei reparti di ostetricia in alcuni ospedali francesi negli anni ’90, dove le mamme in attesa, si sottoponevano a sedute con l’orecchio elettronico, hanno dato risultati significativi sugli effetti del metodo in gravidanza e nella preparazione al parto. Uno studio statistico effettuato in questi ospedali ha mostrato una diminuzione rispetto al tempo di travaglio, una maggiore frequenza di parti spontanei e un minore intervento medico durante il parto. Ma anche la voce della madre è un suono “importante”, avente funzione di arrivare al bacino per conduzione ossea e, filtrata dal liquido amniotico, aumenterebbe di frequenza, dunque ascoltata dal piccolo.
Il vissuto intrauterino del feto avrà un’importanza fondamentale nella formazione della personalità, tanto che sarà soprattutto il modo e cosa ascolterà, a gettare le basi degli schemi formali individuali su cui si costruirà il modo della persona di percepire sé stesso e gli altri e quindi di relazionarsi con il mondo circostante. Ascoltare vuol dire che l’orecchio automaticamente e inconsciamente si concentra sui suoni che interessano e lascia sullo sfondo quelli che in quel momento non sono interessanti ai fini della comunicazione o della comprensione. Un orecchio che ha la capacità di inviare al cervello in maniera fedele i suoni captati, permette alla persona di fare meno sforzo nella comprensione di una lingua o degli altri e, di conseguenza aiuta ad entrare meglio in relazione. Migliorando l’ascolto si aiuta la memoria e l’attenzione e anche l’essere tutto intero riceve un beneficio psicofisico ineguagliabile.
Ad esempio, sappiamo che l’orecchio destro permette l’analisi delle singole componenti del suono, l’orecchio sinistro percepisce la globalità. I suoni gravi, inoltre, stimolano eccessivamente il vestibolo e possono essere causa di una certa iperattività nei bambini. Se si studia l’evoluzione del suono nello spazio in rapporto al tempo di percezione, si vede chiaramente che anche le distanze si allungano. Ascoltare a destra significa ascoltarsi e ascoltare l’altro come se si fosse vicinissimi; ascoltando con l’orecchio sinistro invece è come se ci si mettesse a una distanza di cento metri: la differenza è enorme. Ma noi non ascoltiamo solo con l’orecchio, ma con tutto il corpo.
In questo processo la conduzione ossea ricopre un ruolo importantissimo perché è la funzione che svolgono le ossa del nostro corpo nel trasmettere i suoni. Nel corso dei miei studi, rimasi colpita da un’affermazione del chirurgo inglese Negus, contenuta nel lavoro intitolato “The mechanism of th
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