DIPARTIMENTO DI DISCIPLINE UMANISTICHE, SOCIALI E DELLE
IMPRESE CULTURALI
CORSO DI LAUREA IN
COMUNICAZIONE E MEDIA CONTEMPORANEI PER LE INDUSTRIE CREATIVE
L’EVOLUZIONE MEDIATICA DELL’AUTOMOBILE:
COMUNICAZIONE, PERCEZIONE E PUBBLICITÀ
DALLA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE ALL’ERA
DELL’ELETTRIFICAZIONE E DEL GREENWASHING
Relatrice:
Chiar.ma Prof.ssa SARA MARTIN Laureando:
FEDERICO OLIVETTI
ANNO ACCADEMICO 2024 – 2025
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INTRODUZIONE ............................................................................................................. 9
CAPITOLO 1 .................................................................................................................. 15
IL MEDIUM COME MACCHINA DEL CONSENSO .............................................. 15
...................... 15
1.1 Narrazione green e nuova propaganda secondo McLuhan, Foucault, Eco
............................................... 17
1.2 Decostruire la TV: uno sguardo semiologico e filosofico
CAPITOLO 2 .................................................................................................................. 23
L’AUTOMOBILE COME SOGGETTO NARRATIVO ............................................ 23
................................... 23
2.1 Un desiderio su quattro ruote: l’automobile nel sistema mediale
............................................. 26
2.2 Psicologia e persuasione nella pubblicità automobilistica ............. 29
2.3 Le prime pubblicità automobilistiche: dalla Belle Époque al primo dopoguerra
....................................... 48
2.4 L’automobile al servizio della propaganda nell’Italia fascista ....................... 57
2.5 Pubblicità e motorizzazione di massa nell’Italia del miracolo economico
............................. 61
2.6 L’automobile negli anni ’70 fra rivoluzioni sociali e crisi petrolifera
.............................................. 6
2.7 Comunicare l’auto globale tra progressi e contraddizioni 6
CAPITOLO 3 .................................................................................................................. 71
L’AUTO ELETTRICA: ILLUSIONE DI UN’INNOVAZIONE ............................... 71
...................................... 71
3.1 Breve storia dell’invenzione dell’auto elettrica nel XIX secolo ........................ 79
3.2 L’età d’oro dell’auto elettrica: analisi pubblicitaria di inizio Novecento
.............................................................................. 89
3.3 Il primo declino dell’auto elettrica ............................... 9
3.4 Il ritorno di un’idea antica: l’auto elettrica dal dopoguerra ad oggi 4
................................ 102
3.5 La rivoluzione elettrica di Tesla e l’hype mediatico di Elon Musk
CAPITOLO 4 ................................................................................................................ 108
LA SEDUZIONE ELETTRICA: SLOGAN E SILENZI .......................................... 108
........................................ 108
4.1 Il nuovo volto dell’auto elettrica tra sostenibilità e illusione .................................... 111
4.2 “Green” e “sostenibile”: il linguaggio del nuovo consumismo
5 .......................................... 11
4.3 Fit for 55: la svolta elettrica imposta dall’Unione Europea 3
................................................. 112
4.4 Greenwashing: narrazione e rischi nell’auto elettrica ............................... 121
4.5 Il divieto europeo del greenwashing nella comunicazione mediale ............................. 124
4.6 Regole UE contro i green claim ingannevoli nel settore automotive
CAPITOLO 5 ................................................................................................................ 133
IL DOPPIO VOLTO DEI CREDITI DI CARBONIO .............................................. 133
.................................................. 133
5.1 I crediti di carbonio tra sostenibilità e greenwashing .............................. 137
5.2 Emissioni di CO e motori a combustione: una convivenza difficile
2 ......................................... 144
5.3 Il greenwashing dietro i pool di costruttori automobilistici ........................................ 147
5.4 Il business di Tesla: quando i crediti valgono più delle auto
............................................ 151
5.5 La mobilità elettrica oggi: tra aspettative e ripensamenti
CAPITOLO 6 ................................................................................................................ 154
EMOZIONI E RETORICA SOSTENIBILE NELLA PUBBLICITÀ .................... 154
..................................... 154
6.1 We Love EVs: emissioni e omissioni nella pubblicità di BASF ................................... 162
6.2 Welcome Back Future: FIAT 500e tra avanguardia e nostalgia
.................................................... 168
6.3 Uno spot “Amarcord” a servizio del greenwashing ........................................ 171
6.4 Welcome back…failure? Il sogno elettrico infranto di FIAT
CAPITOLO 7 ................................................................................................................ 178
I COSTI NASCOSTI DELL’ELETTRIFICAZIONE .............................................. 178
........................ 178
7.1 Terre rare e metalli “sporchi”: tra illusione verde e nuove dipendenze
...................................... 182
7.2 L’altra faccia della transizione: Baotou, l’inferno sulla terra
CONCLUSIONI ............................................................................................................ 194
BIBLIOGRAFIA........................................................................................................... 199
SITOGRAFIA ............................................................................................................... 201
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INTRODUZIONE
Più di un secolo fa, l’invenzione della catena di montaggio di Henry Ford rappresentò il
primo passo di un radicale cambiamento tecnologico che avrebbe portato l’automobile,
fino ad allora appannaggio di pochi eletti, ad essere oggetto e mezzo di conquiste per
milioni di uomini, segnando il corso stesso della storia. Quello non fu un semplice
progresso limitato a un’invenzione, ma un processo di democratizzazione, un’onda capace
di travolgere barriere sociali e materiali, portando con sé un nuovo modo di vivere. Anni
di evoluzioni tecniche e affinazioni motoristiche hanno condotto alla creazione di svariate
tipologie di motori a combustione a cui va dato il merito di esser stati capaci di
modernizzare il mondo come pochi strumenti prima di loro, rendendo ogni più lontano
punto geografico sempre più prossimo e raggiungibile.
Tuttavia, la rivoluzione automobilistica ha anche portato con sé molti peccati originali,
causando più o meno indirettamente moltissimi danni (principalmente ambientali e alla
salute umana) per via dell’inquinamento indotto dai gas di scarico. Tali criticità sono per
lungo tempo rimaste nascoste e volutamente taciute dai costruttori e dalle lobby del
petrolio, che per decenni hanno imperato indisturbati monopolizzando la scena
dell’industria automotive, conquistando il loro posto nello scenario globale.
Negli ultimi anni le sensibilità rispetto all’ambiente e al riscaldamento climatico sono
radicalmente cambiate nell’immaginario collettivo e, quasi come fosse un’epifania
salvifica, è emersa una possibile soluzione all’inquinamento: l’automobile elettrica.
Inizialmente dimenticata, è stata progressivamente adottata trasformandosi da semplice
moda green a sistema di propulsione automobilistico obbligatorio per molte legislazioni
nel mondo, incarnando il paradigma della trasformazione del settore automotive.
Oggi, alla luce della rivoluzione ecologica e della transizione dalle fonti fossili e
rinnovabili, viene spontaneo chiederci se l’auto elettrica rappresenti realmente
un’innovazione futuribile, un progresso condiviso da tutti.
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Tuttavia, molti fattori portano a interrogarci sulla natura stessa di questa tecnologia,
facendoci dubitare di essere dinanzi a una sostituzione programmata di un modello
economico con un altro apparentemente più sostenibile, senza in realtà cambiarne le radici
fondanti e i peccati originali. Tutto questo, veicolato attraverso un racconto mediatico che
cerca in modo ideologico una forma di consenso.
La presente tesi si propone di esplorare questo scenario complesso e spesso contraddittorio,
indagando il rapporto tra comunicazione, narrazione e greenwashing nel settore
automotive, uno dei più emblematici di questa tensione. La sfida è duplice: da un lato
comprendere come la “macchina” della comunicazione costruisca consenso e realtà;
dall’altro, decostruire la narrazione che trasforma l’automobile da semplice oggetto
tecnologico a soggetto simbolico, portatore di valori, miti e ideologie.
Nel primo capitolo è analizzato il ruolo del medium televisivo e il modo in cui viene
utilizzato per consolidare specifici modelli di pensiero legati alla sostenibilità. Attraverso
le teorie di tre autori fondamentali quali Marshall McLuhan, Michel Foucault e Umberto
Eco, si è cercato di comprendere come i media non siano semplici strumenti neutri di
trasmissione, ma dispositivi attivi di costruzione della realtà, capaci di stabilire gerarchie
di verità ed educare l’immaginario collettivo. Le loro teorie hanno indagato la funzione del
medium nel plasmare il messaggio, mostrando quanto il segno e il simbolo contribuiscano
alla costruzione di narrazioni persuasive, talvolta manipolative.
Nel capitolo si è cercato di mostrare come il medium stesso sia una macchina di potere, in
grado di creare verità condivise, rafforzare ideologie e disciplinare comportamenti. In
particolare, attraverso una lettura semiologica e filosofica, è stata decostruita la retorica
ambientalista veicolata dalla televisione e dai nuovi media, esplorando il modo in cui la
“narrazione green” si configuri spesso come una nuova forma di propaganda.
Nel secondo capitolo viene presa in esame la storia della pubblicità automobilistica in
Italia, analizzandone l’evoluzione dall’epoca pionieristica fino al XXI secolo. Inizialmente
simbolo di modernità e sfizio per pochi eletti, l’automobile si è progressivamente
trasformata in oggetto di consumo di massa, divenendo un vero protagonista narrativo,
incarnando caratteristiche proprie quali emancipazione, libertà e status sociale.
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Particolare attenzione è dedicata alle rivoluzioni degli anni Settanta, segnate dalla crisi
petrolifera, fino ad arrivare al presente globalizzato, nel quale coesistono aspirazioni
ecologiche e contraddizioni ambientali. L’auto diventa così emblema di progresso e ansia
sociale, e grazie allo storytelling pubblicitario, si trasfigura in eroe della transizione green.
Nel terzo capitolo sono esaminate le ambiguità che seguono il ritorno dell’auto elettrica.
Partendo dall’età d’oro di inizio Novecento, si arriva alla sua marginalizzazione, durata
molti decenni, fino alla recente rinascita, sostenuta anche da figure carismatiche quali Elon
Musk. Si è cercato di mostrare come molte delle presunte “novità” elettriche siano in realtà
parte di un lungo ciclo storico di entusiasmi e delusioni. Sono state indagate le
contraddizioni della filiera produttiva, i costi ambientali ed etici spesso rimossi, insieme
alle dinamiche geopolitiche che rivelano quanto, talvolta, il “green” possa essere solo un
involucro retorico.
Nel quarto capitolo l’indagine sul linguaggio pubblicitario odierno si focalizza sull’uso
disinvolto di termini come “green” e “sostenibile”, spesso piegati a logiche di marketing
più che a reali impegni e obiettivi informativi. È stata analizzata la direttiva europea Fit for
55 e il conseguente impatto sulle comunicazioni ambientali, confrontandola con il rischio
sempre presente di un greenwashing sofisticato ma sistemico. In questo contesto, la forza
persuasiva insita nelle pubblicità ecologiche si manifesta nell’uso sapiente di claim
emozionali, capaci di rendere il consumatore parte attiva del cambiamento, pur lasciando
in ombra le incoerenze strutturali del sistema produttivo.
Il quinto capitolo affronta una delle questioni più controverse dell’intera transizione
ecologica: il meccanismo dei crediti di carbonio. Nati con il nobile intento di favorire una
reale sostenibilità aziendale, questi strumenti si sono trasformati, in alcuni casi, in una
maschera di greenwashing perfettamente integrata nelle logiche industriali, soprattutto per
alcune case automobilistiche. In particolare, è stato esaminato il caso Tesla, in cui i crediti
ambientali valgono più dei profitti ottenuti dalle auto stesse, mostrando come questa
diluizione di compromesso tra motori a combustione e mobilità “a emissioni zero” finisca
per generare un’economia dell’apparenza, più che una reale svolta ecologica.
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Il sesto capitolo è dedicato alle emozioni che, com’è noto, costituiscono uno degli elementi
fondanti nelle comunicazioni pubblicitarie delle auto elettriche. Dalla retorica utopica delle
campagne BASF al volto rassicurante di Leonardo DiCaprio, fino all’estetica
cinematografica della FIAT 500e, è stato analizzato come tali componenti emotive vengano
manipolate per costruire un’identità verde, etica e desiderabile. L’auto elettrica, investita
di una funzione quasi salvifica, diviene icona morale, simbolo di appartenenza e
aspirazione etica. Tuttavia, il sogno elettrico, pur seducente, rischia di infrangersi contro il
muro della realtà: quella dettata dalle scelte reali del mercato, dalle politiche ambientali e
dalle disuguaglianze globali.
Il capitolo conclusivo affronta uno degli aspetti più oscuri della transizione green:
l’estrazione e la lavorazione delle terre rare, il cosiddetto “petrolio del ventunesimo
secolo”. Partendo dall’emblematico caso di Baotou, divenuta la più grande città industriale
cinese, sono stati scandagliati gli impatti sociali e ambientali legati a questi preziosi
materiali, indispensabili per le tecnologie odierne, dalle batterie utilizzate nelle auto
elettriche fino agli smartphone. Si è così cercato di far luce sull’oscurità taciuta dietro al
volto luccicante dell’innovazione: una realtà in cui la ricchezza convive con un inferno
fatto di violazioni dei diritti umani, miniere a cielo aperto e disastri ambientali. Fattori che
rimettono in discussione la narrazione trionfante della sostenibilità.
Il presente elaborato intende non solo ripercorrere la storia dell’evoluzione dell’automobile
nelle diverse epoche, analizzandone, attraverso le pubblicità, la progressiva affermazione
nell’immaginario collettivo come oggetto comune, ma si propone anche di smascherare le
logiche dietro al greenwashing e alle narrazioni di facciata, aprendo a una più ampia e
critica riflessione su cosa significhi, oggi, parlare di progresso.
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CAPITOLO 1
IL MEDIUM COME MACCHINA DEL CONSENSO
1.1 Narrazione green e nuova propaganda secondo McLuhan, Foucault, Eco
Nella società contemporanea, i media non si limitano a trasmettere messaggi: sono essi
stessi contenuto, ovvero messaggio. Lo aveva già intuito Marshall McLuhan negli anni
Sessanta, indicando nella televisione un ambiente sensoriale totalizzante, capace di
ristrutturare la coscienza collettiva indipendentemente dai contenuti veicolati. Con il
celebre assioma “il medium è il messaggio”, il sociologo canadese anticipava la funzione
dei media come sistemi culturali e simbolici che plasmano ciò che una collettività
percepisce come reale, accettabile, attraente. 1
Questo vale in particolare per le narrazioni sulla sostenibilità e sulla cosiddetta “transizione
verde”, argomento analizzato in questa sezione, dove televisione, pubblicità e piattaforme
digitali non si limitano a raccontare il cambiamento, ma lo rendono inevitabile, naturale,
sempre rimanendo all’interno di coordinate ideologiche ben definite. La narrazione
ecologica diventa così dispositivo normativo che impone una visione del futuro già
formattata secondo interessi economici e assetti di potere. E come già accadeva con i media
elettrici, anche oggi l’illusione della neutralità del mezzo nasconde la sua vera forza: quella
di modellare i comportamenti, i desideri, le credenze, prima ancora che fornire
informazioni. In questo sfondo si inserisce anche il pensiero di Michel Foucault, che
richiama al Panopticon: il sistema detentivo in cui il potere si esercita attraverso una
sorveglianza invisibile ma costante, che induce i soggetti a interiorizzare il controllo. 2
1 McLuhan, M., Gli strumenti del comunicare, Milano, Il Saggiatore, 1967, p. 13.
2 Foucault, M., Sorvegliare e Punire, nascita di una prigione, Torino, Einaudi, 1975, p. 41.
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Allo stesso modo, la pubblicità green si fa visibile ma inverificabile, inducendo l’acquirente
a credere di essere libero nelle sue scelte, quando in realtà è già stato convinto a seguire un
determinato modello di comportamento. In questa struttura, il semplice fatto di essere
osservati basta a normalizzare i comportamenti.
La pubblicità legata al greenwashing diventa in questo senso uno strumento ideologico
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perfetto, in cui la transizione ecologica è rappresentata come storytelling emozionale e
rassicurante, spesso svuotato di contenuti concreti ma funzionale a una pedagogia
implicita. Questo processo si realizza attraverso pubblicità fuorvianti, etichette chimeriche
apposte sui prodotti o dichiarazioni di sostenibilità no
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