UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI VERONA
LAUREA IN SCIENZE DEI SERVIZI GIURDICI PER
L’AMMINISTRAZIONE
TESI DI LAUREA
L’EVOLUZIONE DELLA POSIZIONE LAVORATIVA DELLA
DONNA: UN’ANALISI EMPIRICA DALL’OTTOCENTO AD OGGI
Relatore:
Prof. Giorgio Gosetti Laureanda:
Elena Alina Popescu VR444964
ANNO ACCADEMICO 2023/2024 1
Sommario
INTRODUZIONE ................................................................................................................. 3
CAPITOLO 1 ........................................................................................................................ 5
1.1 LA DONNA DELL’OTTOCENTO ......................................................................................... 5
1.2 I CAMBIAMENTI DEL NOVECENTO, LA LEGGE CARCANO E IL DIRITTO DI VOTO ............... 9
1.3 LA LEGGE 125/1991 E L’AVVENTO DEL. XXI SECOLO ...................................................... 13
CAPITOLO 2 ...................................................................................................................... 17
2.1 UN PROBLEMA DI NATALITÁ, LA LEGGE FORNERO E L’ASSEGNO UNICO UNIVERSALE... 17
2.2 CONGEDO PARENTALE E IL DECRETO LEGISLATIVO N.105/2022 .................................... 24
2.3 LA DISCRIMINAZIONE DI GENERE: AZIENDE A CONFRONTO ............................................. 28
CAPITOLO 3 ...................................................................................................................... 34
3.1 IL GENDER PAY GAP: DEFINIZIONE E MODALITÀ DI CALCOLO ........................................ 34
3.2 LA SEGREGAZIONE OCCUPAZIONALE E IL “TETTO DI CRISTALLO” .................................. 43
3.3 GENDER PAY: UN’ANALISI TRA NORD E SUD ................................................................. 47
CONCLUSIONI .................................................................................................................. 53
Bibliografia: ..................................................................................................................... 55
Sitografia ......................................................................................................................... 57
2
INTRODUZIONE
Con questo elaborato ho voluto analizzare quello che da sempre è il rapporto
frastagliato tra la donna ed il mondo del lavoro e quali sono state le numerose
sfide che esse si sono trovate ad affrontare e quali invece persistono ancora.
Analizzerò il lungo cammino che ha portato alla conquista dei diritti di cui le
donne godono al giorno d’oggi e quali sono stati gli interventi normativi
avvenuti con lo scorrere del tempo. I temi che verranno affrontati riguardano
la posizione della donna nel mercato del lavoro, la difficoltà di conciliazione
vita privata-lavoro ed in particolar modo la disparità salariale e la
segregazione occupazionale.
Il primo capitolo darà uno sguardo generale su come gli anni del 1800 e 1900
hanno segnato il tema del lavoro femminile, ma soprattutto su quali sono state
le condizioni che hanno portato alle prime rivolte del Novecento, le tutele e
diritti conquistati dalle donne, come ad esempio, il Diritto di Voto, la legge
Carcano a tutela della donna madre, e la legge 125/1991 con l’introduzione di
azioni positive volte alla realizzazione della parità di genere.
Il secondo capitolo, invece, affronterà inizialmente il tema della natalità, in
particolar modo come è mutato in seguito alla pandemia mondiale Covid-19 e
come questo tema influisca sul percorso di carriera della donna. In seguito, si
analizzeranno una serie di azioni positive intraprese dal nostro ordinamento,
volte ad incentivare la natalità in Italia, supportando in questo modo la donna
nella realizzazione dell’equilibrio vita privata-lavoro. In particolar modo la
legge 92/2012 di riforma del mercato del lavoro, l’Assegno unico universale e
l’introduzione del Congedo parentale. Un altro argomento che ha suscitato la
mia curiosità ed è strettamente correlato al tema donna-lavoro è la
discriminazione di genere. Nell’ultima parte del secondo capitolo seguirà
un’analisi al riguardo, in particolar modo rispetto alle aziende che operano sul
nostro territorio e come esse si rapportino con il tema. 3
In ultima analisi affronterò uno dei temi più attuali, ovvero il fenomeno
“gender pay gap”, conosciuto anche come “divario retributivo”, il quale
contribuisce insieme ad altri fattori a ostacolare la donna nel suo percorso di
carriera. I dati e le situazioni analizzate non si riferiscono soltanto a livello
macro del contesto europeo, ma la ricerca si è anche incentrata sull’incidenza
del gender pay gap nel Nord e Sud dell’Italia. 4
CAPITOLO 1
1.1 LA DONNA DELL’OTTOCENTO
“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”, Che sia per
1
passione o semplicemente per guadagnarsi da vivere, il ruolo che il lavoro
ricopre nella società è assai significativo. Purtroppo, la strada da percorrere per
il raggiungimento dell’indipendenza lavorativa non è stata la medesima per
l’uomo e per la donna.
Il ruolo della donna come lavoratrice inizia ad affermarsi solamente nell’era
della rivoluzione industriale, fino ad allora, sono stati sempre gli uomini a
stabilire quali ruoli e quali lavori dovessero e potessero essere assegnati alle
donne.
Prima della fine del 1700, la donna era vista unicamente come madre e moglie,
le sue uniche mansioni erano quelle di mettere al mondo figli e allevarli,
prendersi cura del marito e della casa, sottostare prima al volere del padre e dei
fratelli, e in seguito a quello del proprio marito. La donna del Settecento è
ancora relegata entro i confini decisionali dell’altro sesso, ma è durante gli anni
che videro al centro la Rivoluzione Francese che qualcosa inizia a smuoversi.
Le donne lottarono a fianco degli uomini durante la presa della Bastiglia e nel
1792 assalirono la reggia di Versailles. La Marcia di Ottobre fu un momento
2
decisivo nei primi mesi della Rivoluzione e il 5 ottobre 1789 una folla di donne
parigine marciò su Versailles, suonando un tamburo e delle campane per
chiamare le loro compagne a seguirle e dirigersi insieme verso il Municipio di
Parigi a chiedere riforme. Lo scontento nacque nei mercatini di Parigi anche
come reazione alla scarsità del cibo, e all’insostenibile tassazione del pane.
Questo episodio insieme a tanti altri, hanno dato il via all’inevitabile crollo della
monarchia e in seguito alla sanzione dei principi fondamentali della nuova
*Denominazione art. 1 della Costituzione Italiana
1 Tratto dall’World History Encyclopedia
2 5
Repubblica Francese. Durante lo stesso periodo apparse anche la
“Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina”, di Olympe de
Gouges , drammaturga rinomata al pubblico parigino, la quale femminilizzò i
3
diciassette articoli della “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino”,
sollecitando che le donne fossero ammesse a godere dei diritti alla cittadinanza.
Olympe de Gouges, nome d’arte di Marie Gouze, fu un’attivista e femminista
francese la quale dedicò la sua intera vita ai diritti della libertà individuale, al
riconoscimento dei diritti delle donne e della parte debole e abbandonata della
società come orfani, poveri e disoccupati. L’intraprendenza che dimostrò
durante gli anni della Rivoluzione Francese le costarono la vita in seguito alla
sua decapitazione, in quanto a detta del procuratore del Comune di Parigi,
Pierre-Gaspard Chaumette “aveva dimenticato le virtù che convenivano al suo
sesso”. Nella sua opera Dichiarazione dei Diritti della Donna, Olympe aveva
ribadito: “Come la donna ha il diritto di salire sul patibolo, deve avere altresì il
diritto di salire alle più alte cariche”.
In seguito a questo episodio in Francia e ai cambiamenti avvenuti post-
Rivoluzione Francese, nacquero altresì una lunga serie di movimenti per
l’emancipazione femminile che videro coinvolti tutti i paesi dell’Unione
Europea. Fu un fuoco di paglia in quanto nessun cambiamento significativo
venne intrapreso durante quegli anni.
L’avvento dell’Ottocento invece, portò grandissimi cambiamenti per la donna,
la maggior parte dovuti alla Rivoluzione Industriale. Alla metà degli anni
Ottanta la crisi agraria che colpì l’Italia portò ad un movimento migratorio su
larga scala e dai comuni rurali, abitati solitamente soltanto da quella che era la
parte debole della società (bambini, donne e anziani), un numero via via più
grande di donne e giovani ragazze si allontanarono per cercare lavoro altrove.
Storia e storiografia di Olympe de Gouges tratto da IRIS Torino: https://hdl.handle.net/2318/1732429
3 6
La causa dell’abbandono delle campagne era un po' per tutti la medesima, ossia
la povertà e la difficoltà di trovarvi da vivere.
Ma in quell’allontanamento delle campagne si manifestava anche un piccolo
processo di emancipazione femminile, una volontà di migliorare la qualità della
vita, di sottrarsi alla condizione umiliante che il lavoro da contadina offriva
loro, che in parte era anche il risultato dei progressi che si andavano realizzando
nel campo dell’istruzione femminile. (Musso, 2006)
Basti pensare ai progressi raggiunti nel 1877 attraverso l’emanazione della
Legge Coppino n. 3961 , la quale sancì per la prima volta l’obbligo d’istruzione
4
senza distinzione di sesso, l’obbligo scolastico fino ai 9 anni, nonché la gratuità
della formazione e l’introduzione di sanzioni per la deficienza di rispetto di tale
obbligo.
Nonostante questa legge sia stata una grande conquista per la donna, la strada
da percorrere per l’uguaglianza uomo-donna in ambito scolastico era ancora
molto lunga. I ragazzi erano istruiti per accedere alla vita pubblica, la carriera
militare e legale, mentre le ragazze erano cresciute per badare alla casa ed alla
vita coniugale; perciò, pochi furono i cambiamenti effettivamente significativi.
Se da un lato l’industrializzazione era vista come una possibilità di
miglioramento della vita, dall’altro i ritmi di lavoro erano denotati da orari
estenuanti e all’interno delle fabbriche, le condizioni sanitarie e igieniche erano
talmente precarie che portarono a dei conflitti sempre più accesi.
Nel mondo del tessile, i telai meccanici importati dall’estero mostravano una
rivoluzione non meno profonda nell’utilizzazione della manodopera femminile.
Allo stesso tempo nelle fabbriche laniere del Biellese si iniziarono a svolgere
le prime traumatiche sostituzioni della forza lavoro femminile a quella
maschile. Nelle manifatture di cotone di Annecy e Pont, dei 770 lavoratori
Tratto da Normattiva, Legge 15 luglio 1877, n.3961: https://www.normattiva.it/uri-
4
res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1877-07-15;3961 7
impegnati a far battere 622 telai meccanici, soltanto 56 erano uomini ed il resto
erano donne e ragazze, tra cui bambine di età compresa tra i 9 e 13 anni.
La tessitura di robuste fibre di canapa e cotone comportava fatica e gravi danni
al fisico delle donne, l’intensificazione dei ritmi di lavoro e le conseguenti
riduzioni delle tariffe di cottimo, costringevano le operaie a lavorare più
intensamente per guadagnare lo stesso salario, con il quale a stento riuscivano
a vivere. Il boom industriale che caratterizzò quegli anni aggravò ulteriormente
la situazione dei lavoratori a causa del vuoto normativo in tema di
regolamentazione del lavoro. Esso lasciava piena libertà allo sfruttamento da
parte dei settori produttivi, delle donne, dei bambini e degli uomini. (Musso,
2006)
La posizione della donna lavoratrice all’interno delle fabbriche non era ben
vista, né sotto il profilo sociale, in quanto sfuggiva a quello che era l’ideale
della figura femminile, ovvero, di madre, moglie e curatrice della casa, né
tantomeno sotto il profilo lavorativo degli operai stessi. Questi ultimi difatti,
erano influenzati dalla mentalità maschile classica e faticavano a concepire la
donna in un ambiente che non fosse casalingo. Non di meno, destava
preoccupazione un possibile ribassamento del salario dovuto alla concorrenza.
Queste furono solamente alcune delle condizioni che spinsero le donne operaie
a ribellarsi e indire il primo sciopero, il quale avvenne proprio nel 1877 e di lì
a poco diverse fabbriche tessili si trovarono a dover gestire l’ondata di scioperi
che le donne portavano avanti. 8
1.2 I CAMBIAMENTI DEL NOVECENTO, LA LEGGE CARCANO E
IL DIRITTO DI VOTO
Cavalcando l’onda di scioperi che ha caratterizzato la fine dell’Ottocento, nuovi
cambiamenti che vedono la donna al centro stavano prendendo piede. Uno dei
primi avvenne con la Legge n. 242 conosciuta anche come Legge Carcano del
5
1902, emanata durante il governo Zanardelli, la quale regolava per la prima
volta l’uso della forza-lavoro femminile. La legge vietava alle donne i lavori
sotterranei, nelle cave e miniere, nonché i lavori insalubri e pericolosi; era
altresì previsto un limite di 12 ore di durata della giornata lavorativa e vietava
inoltre, il lavoro sotto i 12 anni. Una delle novità più importanti è data dall’art
6, il quale istituiva il congedo per maternità dopo il parto della durata di un
mese. Nonostante la legge introducesse significativi cambiamenti, la sua
applicazione riscontrò molteplici limiti nell’ambito pratico, tra cui proprio le
limitazioni che riguardavano il congedo di maternità. Essa si concretizzava
nella previsione di un periodo di astensione obbligatoria dal lavoro non
retribuita, facendo così gravare l’onere economico e sociale unicamente sulla
donna e non sulla collettività né tantomeno sull’azienda; era sostanzialmente
un licenziamento. Altri limiti applicativi della Legge n.242 riguardavano tutti
gli altri lavori che non rientravano in tale tutela come ad esempio il lavoro
industriale, quello agricolo, a domicilio o familiare.
In seguito, nel 1907 si proseguì con la Legge n. 816 relativa al divieto di lavoro
notturno per le donne di tutte le età; essa, infatti, ribadisce nuovamente la
minore resistenza fisica della lavoratrice rispetto all’uomo, basti pensare che le
donne venivano parificate ai minori di età inferiore ai 15 anni. Le due
disposizioni producevano un duplice effetto: se da un lato si rafforzava la tutela
e la protezione del lavoro femminile, dall’altro, la rigidità conferitale
Consultabile sul sito di Normattiva, link di riferimento: https://www.normattiva.it/uri-
5
res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1902-06-19;242 9
contribuiva all’esclusione della donna dal mercato del lavoro e quindi facilitava
il suo ritorno all’ambito domestico.
L’avvento della Prima Guerra Mondiale segnò una significativa trasformazione
del ruolo sociale ed economico che la donna ricopriva, in quanto la
mobilitazione e l’invio degli uomini al fronte, aprì nuovi spazi ed opportunità
per le donne. L’esercizio di mansioni che fino ad allora erano considerate
prevalentemente maschili, iniziarono ad essere svolte dalle donne, abbattendo
così le barriere tra i lavori maschili e femminili che avevano caratterizzato il
secolo precedente.
Nei campi, nelle fabbriche e negli uffici, le donne presero il posto degli uomini
arruolati nell’esercito. Divennero operaie nelle fabbriche di armi, guidatrici di
tram, impiegate di banca, con la conseguenza che cambiò radicalmente il ruolo
che ricoprivano all’interno delle mura domestiche; da essere esecutrici delle
mansioni della casa divennero le titolari delle decisioni del capofamiglia. In
seguito con la Legge Sacchi istituita nel 1919, con la quale si stabilirono le
6
norme circa la capacità giuridica della donna, venne abolita l’autorizzazione
maritale e venne consentito alle donne l’accesso ai pubblici uffici, ad esclusione
della magistratura, esercito e politica, riconoscendo loro un’insperata
indipendenza.
Gli anni della Prima e Seconda Guerra Mondiale costituirono per molti aspetti
un periodo rivoluzionario, non solo per le nuove mansioni che le donne
ricoprivano, ma soprattutto per la libertà economica che stavano guadagnando.
Difatti lo stipendio che percepivano nelle fabbriche di armi era nettamente
superiore rispetto a quello percepito precedentemente dalla manodopera
industriale all’interno delle fabbriche tessili. Questo permetteva loro di rendersi
più indipendenti dai padri e fratelli, sentirsi più autonome dai vincoli delle
gerarchie tradizionali e soprattutto assumere comportamenti più liberali.
Consultabile sul sito Normattiva al link di seguito: https://www.normattiva.it/uri-
6
res/N2Ls?urn:nir:::1919;1176 10
Durante gli anni del Fascismo, uno degli ideali di maggior rilievo fu quello
riguardante la famiglia e il matrimonio. Questi ultimi fungevano come garanzia
di stabilità per lo sviluppo demografico, ecco perché, conformemente a questo
ideale, si cercò di incrementare la popolazione con degli interventi volti ad
assicurarne la realizzazione come, ad esempio, l’aumento degli assegni
famigliari dei lavoratori e assunzioni dei padri di famiglia. Furono addirittura
istituiti premi per le coppie più prolifiche e fu imposta una tassa sui celibi.
Questi interventi, difatti, portarono ad ostacolare ancora di più il lavoro delle
donne e la loro emancipazione.
Al riguardo emersero delle vere e proprie strutture organizzative come quella
dei Fasci femminili, Le Piccole Italiane, e quella delle Massaie Rurali, tutte
organizzazioni, però, poco attive e soprattutto di indubbia novità, in quanto il
fine ultimo era solamente la valorizzazione della virtù domestica della donna e
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