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Università degli Studi dell’Aquila

Dipartimento di scienze umane

Corso di laurea in Lettere

Tesi di laurea

Matteo Franchi

Il Sessantotto di Valle Giulia

Il racconto e il ricordo della stampa italiana

Relatrice Prof.ssa Simona Troilo

Anno Accademico 2019/2020

1

Indice

Introduzione.............................................................................................................3

Il Sessantotto......................................................................................................8

1. Un mondo in contraddizione..................................................................................................8

2. L'inquieta spensieratezza italiana..........................................................................................11

3. L'anno 1968..........................................................................................................................15

4. Stati Uniti tra Vietnam, diritti civili e rock...........................................................................17

5. Utopie rivoluzionarie: il Maggio francese............................................................................23

6. Il “diverso” Sessantotto al di là della cortina di ferro...........................................................27

Da capelloni a studenti: il '68 italiano............................................................32

1. La stampa italiana.................................................................................................................34

2. I germi della protesta............................................................................................................36

3. Le prime costruzioni teoriche del movimento......................................................................41

4. Inizia il Sessantotto...............................................................................................................44

Valle Giulia, “un fatto nuovo”........................................................................49

1. Il racconto nella stampa “conservatrice”..............................................................................50

2. Le carezze da sinistra............................................................................................................57

3. Il primo marzo a Valle Giulia...............................................................................................61

4. In edicola il 2 marzo: soprattutto una fotocronaca................................................................64

5. L'esclusivo collegamento tra stampa e movimento dell'Espresso.........................................72

6. Alla fine, solo ribelli.............................................................................................................74

7. “Processi” e controversie......................................................................................................78

Cosa resta nella stampa di oggi.......................................................................85

1. Un cinquantenario tra commemorazioni e antichi pregiudizi...............................................86

2. Nel solco di Montanelli........................................................................................................90

3. Una ricorrenza “religiosa”....................................................................................................93

4. Dalla battaglia alla festa.......................................................................................................95

5. Prigioniero del mito..............................................................................................................98

Conclusioni..........................................................................................................105

Bibliografia..........................................................................................................109

2

Introduzione

«Il Sessantotto è finito» scrisse Umberto Eco in un numero del 1980 dell'Espresso «ed è

1

giusto che lo si giudichi storicamente» . Questo appello ad un approccio storico sul

fenomeno sembra essere ancora attuale. Il '68 è infatti un argomento da sempre piuttosto

controverso, soggetto a diverse periodizzazioni, letture e connessioni. È infatti «un termine

2

che rimane bandiera e sinonimo di molte cose» : sicuramente la prima immagine che esso

evoca è quella di «una mobilitazione che si manifestò con forte sincronia in diversi contesti

3

nazionali mostrando evidenti connotati comuni» , a partire dall'irruzione nella società dei

giovani come nuovi protagonisti e della loro protesta e messa in discussione dei valori

dominanti del mondo postbellico costruito dagli “adulti”. Non che i giovani in passato non

abbiano avuto i loro momenti, «ma è solo nel '68 che la loro storia sembra acquistare una

4

dimensione propria, autonoma» , a partire dai loro spazi – le scuole e soprattutto le

università con le loro carenze e i loro “saperi autoritari” – fino ad arrivare ad una

contestazione totale, dogmatica e a tratti violenta di tutto il sistema, sicuramente favorita sia

dalla totale assenza di «una controparte capace di costringerli a dialettizzare con le loro

sensibilità, a razionalizzare le loro intuizioni, a reindirizzare il loro volontarismo togliendolo

5

dai vicoli ciechi dell'utopia» e sia dalla chiusura a riccio di istituzioni – che seppero più che

altro rispondere con il ricorso alla polizia – e di giornali e televisioni che raramente si

sforzarono di “capire”.

Questa polarizzazione che ha a lungo inquinato la ricostruzione storica del Sessantotto a

causa del pervicace predominio della memorialistica marcatamente autoreferenziale dei suoi

6

protagonisti da un lato, e dall'opera di negazione – facendo leva sulle contraddizioni e sulla

violenza del movimento – di una nutrita schiera di detrattori dall'altro. Se sul piano politico

le ambizioni rivoluzionarie dei ragazzi fallirono rapidamente – innegabile tuttavia la

1 U. Eco, Gli orfani del Sessantotto, in “L'Espresso”, 24 febbraio 1980.

2 A. Benci, “È scoppiata la rivoluzione...”. Il maggio francese e il movimento del Sessantotto in Italia ,

Storicamente, 5 (2009), ISSN: 1825-411X. Art. no. 11. DOI: 10.1473/stor53, p. 1.

3 S. Neri Serneri, Gli «anni del '68» in Europa. Epifania e rivoluzione, in “Contemporanea”, no. 3, luglio

2008, p. 473.

4 M. Flores, A. De Bernardi, Il Sessantotto, Bologna, il Mulino, 1998, p. 9.

5 P. Pombeni, Il Sessantotto tra storia e retorica, cit., p. 62.

6 Cfr. M. Tolomelli, Luce sul Sessantotto. Introduzione, Storicamente, 5 (2009), ISSN: 1825-411X. Art. no. 10.

DOI: 10.1473/stor25, p. 2. 3

pressione decisiva che diedero nel porre fine, ad esempio, alla guerra in Vietnam o, nel caso

italiano, ad accelerare il lungo percorso di riforme sociali quali il divorzio e l'aborto –, è sul

piano culturale che bisogna rintracciare il vero lascito del Sessantotto, in un mutamento lento

di valori e temi ritenuti fino ad allora scandalosi, così come delle nuove forme di socialità e

modi di rapportarsi all'altro che si diffusero, ad esempio nelle relazioni famigliari o di

coppia, come per “contagio” da una minoranza a cerchie via via più ampie di giovani e di

7

giovani adulti . La componente intima e personale infatti fu la prima e più compiuta

rivoluzione dei ragazzi, quella consumata dentro le mura domestiche contro l'autoritarismo

dei padri-padroni e, ancor più per le ragazze, contro il ruolo subordinato e servile delle madri

ritenuto ormai inaccettabile: un processo che continuerà negli spazi delle università

occupate, con le sue “trasgressioni” e le prime esperienze sessuali, per poi palesarsi nella

sfera pubblica e politica con le manifestazioni in piazza e gli scontri con la polizia che, per

ovvi motivi, furono i temi che occuparono maggiormente le pagine dei giornali di quei

giorni. Quest'ultimi nella quasi totalità schierati contro gli studenti e al tempo stesso pronti a

cavalcarne l'onda mediatica, in un racconto diviso a metà tra comprensioni e rimbrotti

paternalistici.

Naturalmente, affermare che certe trasformazioni socio-culturali siano diretta

conseguenza del Sessantotto sarebbe sbagliato: sicuramente il movimento ne può rivendicare

grandi meriti ma vanno inseriti nel complessivo fermento di quel periodo storico,

contrassegnato da un modello liberaldemocratico che, dopo aver condotto il mondo verso la

cosiddetta “economia dell'opulenza”, stava entrando in una profonda crisi.

Negli ultimi decenni, questo fermento è stato messo in evidenza anche in relazione al caso

italiano, di cui la storiografia ha tentato di presentare un quadro generale cercando di far

dialogare il '68 con i passaggi storici che lo precedono o che lo seguono o di inserirlo dentro

una più ampia corrente storica. La parabola del ’68 italiano è stata ad esempio situata

all'interno dell’analisi dei movimenti civili che hanno caratterizzato la vicenda della Prima

repubblica o nel’ambito del più ampio panorama degli eventi che hanno caratterizzato il

8

periodo a livello globale . Tuttavia se si sposta l'attenzione su specifici momenti e contesti

del Sessantotto italiano, si registra allora su di essi una produzione storiografica piuttosto

carente: è questo il caso del '68 romano e della battaglia di Valle Giulia. Pur rappresentando

7 Cfr. L. Sciolla, Gli effetti culturali del Sessantotto, in “il Mulino”, no. 2, 2018, p. 220.

8 Cfr. M. Tolomelli, L'italia dei movimenti, Roma, Carrocci, 2015; M. Flores, A. De Bernardi, Il Sessantotto,

cit. 4

uno dei fatti più noti e discussi di quell'anno, lavori dedicati e incentrati sull'argomento

risultano deficitari. Uno gli obiettivi del presente lavoro è quindi quello di colmare

parzialmente quel “vuoto” attraverso l'analisi della narrazione offerta dalla carta stampata: la

mia ricerca si concentra dunque sullo spoglio delle principali testate nazionali, integrato da

articoli e approfondimenti successivi all'evento romano pubblicati su alcuni settimanali.

L'indagine si focalizza sia sul racconto dei fatti, di cui analizza l'accuratezza e i toni usati, sia

sulle riflessioni e i giudizi espressi sul mondo studentesco e sulla crisi universitaria in corso,

oltre che sui risvolti politici e dunque sulle polemiche e accuse tra partiti riportare dai

quotidiani.

A stimolare il mio interesse per l'argomento contribuiscono i numerosi stereotipi e le tante

approssimazioni che circondando il '68, siano essi di carattere celebrativo nel restituire quel

momento ammantato di un'aura di romanticismo ed epicità, oppure di tipo negazionistico

cercando di smontare quel “mito” sminuendone azioni e valori espressi. Un destino

condiviso dall'evento oggetto della trattazione, ossia lo scontro avvenuto a Roma tra studenti

e polizia il primo marzo 1968 a Valle Giulia, nel cortile della facoltà di architettura. Quel

giorno viene ricordato come una “battaglia” nonché spesso identificato come il più

importante ed iconico fatto del Sessantotto italiano. L'elemento che emerse in

quell'occasione, e che fu indubbiamente fondamentale per la fama di cui gode, fu la violenza

a cui giunsero i giovani che fino ad allora avevano invece sempre preferito la resistenza

passiva. La popolarità e insieme il mito di Valle Giulia sono inoltre cresciuti negli anni

grazie al dibattito che si è costruito intorno all'intervento di Pier Paolo Pasolini che apostrofò

gli studenti come “figli di papà” e si schierò con i poliziotti.

L'obiettivo della tesi non è quello di addentrarsi nelle tematiche e nelle controversie che

gravitano intorno all'evento di Valle Giulia ma, come già detto, quello di fornire una

descrizione del racconto che offrì la stampa nazionale sulla protesta studentesca e sullo

scontro che si verificò quel primo marzo. Essendo il Sessantotto romano una parte ed una

conseguenza del più generale fermento che attraversò l'Italia e molti paesi occidentali – si

pensi al boom economico o alla guerra in Vietnam –, è parso opportuno tratteggiare nella

prima parte un quadro della situazione internazionale sia nel suo contesto politico, sociale ed

economico e sia nelle sue manifestazioni giovanili, dalle proteste nelle università americane

fino a quelle europee di Parigi e di Praga. Presentare infatti un resoconto sulle

rivendicazioni, sui valori di riferimento e sulle criticità di molti giovani e studenti nel mondo

è imprescindibile per comprendere alcuni degli elementi – antiautoritarismo, anticapitalismo

5

e antimperialismo – presenti nell'ateneo romano. L'esperienza di Praga ad esempio diventa

un punto di partenza e un utile riferimento nell'evidenziare la crisi e le “eresie” che

attraversavano da tempo la sinistra tradizionale europea e nell'illustrare, quindi, il

controverso rapporto tra il movimento studentesco e il Partito comunista italiano. In

quest'ottica, con le elezioni politiche del maggio 1968 a fare da sfondo, si è scelto di

affiancare all'analisi dei grandi quotidiani nazionali come il Corriere della Sera e La Stampa,

quella dei giornali di partito, l'Unità e l'Avanti!.

L'intertestualità ideologica e generazionale che lega le diverse espressioni del Sessantotto

impone inoltre l'esigenza di contestualizzare i processi in atto nelle università italiane, dai

problemi sull'immatricolazione di massa all'elaborazioni teoriche del movimento, fino alle

prime occupazioni dell'inverno del 1967. Parallelamente a ciò si è scelto di innestare l'analisi

sull'approccio della stampa a questi primi passi compiuti dai gruppi studenteschi osservando,

oltre alla linea editoriale presa, le similitudini tra la descrizione giornalistica offerta del

mondo giovanile in passato – in quella fase di rifiuto e di anticonformismo che precede e in

parte si interseca con il '68, generalmente identificata nei cosiddetti “capelloni” – e quella

proposta per le proteste universitarie, ricercando se ci sono e quali sono eventualmente i

nuovi elementi presenti e quali invece perdurano, quanto spazio viene concesso alle

rivendicazioni degli studenti, quanta accuratezza viene posta sulla cronaca.

Arrivando quindi al febbraio di Roma – quando inizia l'occupazione della Sapienza – la

ricerca si concentra sulla presenza della protesta romana nelle pagine dei giornali e sul modo

in cui vengono descritte le azioni dei gruppi universitari, ossia in che luce vengono posti gli

eventi, quale chiave di lettura viene data alle criticità sull'istruzione italiana, quali gli aspetti

enfatizzati e quali no, e le eventuali polemiche tra quotidiani. Stesso approccio usato per

l'analisi degli articoli immediatamente successivi al primo marzo, con una particolare

attenzione alla scelta delle immagini usate, ai toni, alle consuete polemiche politiche ed

ovviamente alla cronaca della giornata rintracciando eventuali omissioni, esagerazioni o

falsità.

Nei giorni seguenti al fatto, i commenti e gli editoriali presenti nei quotidiani vengono

affiancati da alcuni approfondimenti sulla situazione nell'ateno romano di settimanali e

riviste come Panorama o L'Espresso. Quest'ultimo in special modo, in virtù della

pubblicazione della nota poesia di Pasolini e di alcuni dibattiti ad essa legati, diventa un

punto di osservazione ideale sull'entità e il tipo di discussione che l'intervento

dell'intellettuale scatenò, verificando al tempo stesso se e quanto di tale controversia sia

6

rintracciabile nella stampa italiana.

Lo scopo generale della trattazione è, in definitiva, non solo di offrire il racconto che

danno i giornali di quel passaggio storico – e dunque di cosa un lettore del tempo potesse

trovare in edicola – assieme alle faziosità, agli schieramenti politici e alle spinte

conservatrici presenti nella carta stampata, ma anche quello di verificare se molti degli

aspetti che oggi connotano il ricordo della battaglia di Valle Giulia – e in misura minore il

Sessantotto italiano – siano gli stessi evidenziati dall'informazione dell'epoca e quanto la

mitizzazione dell'evento abbia influito in tal senso. Va in questa direzione infatti la scelta di

dedicare nel capitolo conclusivo un breve resoconto sulle rievocazioni che la stampa italiana

fa di quel primo marzo in occasione dei vari anniversari o di eventi culturali ad esso dedicati,

cercando di delineare cosa è rimasto a distanza di quaranta o cinquant'anni e cosa è

cambiato, quali sono gli elementi dominanti e quali invece quelli trascurati, e se e quanto il

primo marzo 1968 di Valle Giulia faccia ancora discutere.

7

Capitolo 1

Il Sessantotto

1. Un mondo in contraddizione

Gli anni Sessanta, sul piano internazionale, trascinarono con sé quell'altalena emotiva, che

aveva già contraddistinto il decennio precedente, fatta di grandi attese e speranze che la

politica sapeva suscitare poi bruscamente disattese da fatti, incidenti, contraddizioni.

Emblematico in tal senso fu il 1956: anno che iniziò a febbraio con le sconvolgenti

rivelazioni nel XX congresso del Pcus di Nikita Chruščëv sui crimini del suo predecessore,

aprendo così al processo di destanilizzazione, ma che terminò in autunno con l'insurrezione

ungherese repressa duramente nel sangue dai carri armati sovietici. Il 1956 è anche l'anno

della crisi del canale di Suez che vide, da un lato, il ridimensionamento del peso

internazionale di Francia e Gran Bretagna, e, dall'altro, «la piena legittimazione di Usa e

9

Urss come le uniche due grandi potenze del dopoguerra» . Se, come già accennato, nel

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Matteofranchi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di L'Aquila o del prof Troilo Simona.
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