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Il lato oscuro del web

Ho preso in esame la DIPENDENZA DA INTERNET e i suoi derivati, sia da un punto di vista teorico che applicativo, con una sezione sul trattamento della patologia. Università degli Studi di Parma - Unipr, Facoltà di Psicologia, Corso di laurea magistrale in psicologia

Materia di Psicologia dell'educazione relatore Prof. F. Cavallini

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34 Il lato oscuro del Web

 External Stoppers

semplice che prevede l’utilizzo di oggetti concreti (es. timer) e

Tecnica

impegni che ricordino al paziente di disconnettersi da Internet. Importante è

determinare la corretta quantità di tempo che il paziente può trascorrere

online (Young, 1999).

 Setting Goals

Vengono programmate per il paziente sessioni strutturate che pianificano

obiettivi da lui raggiungibili (Young, 1999). In questo modo il paziente

potrà accedere alla rete per brevi periodi e in modo frequente. Ciò eviterà al

il craving e l’astinenza. Inoltre, programmando

soggetto di sperimentare

concreti per l’accesso in Rete,

anche piani orari fornirà al paziente un senso

di autocontrollo (Young, 1999).

 Abstinence

Tecnica che si applica a specifici utilizzi del Web. Ad esempio: se un

soggetto è risultato dipendente dall’utilizzo delle chatroom, si asterrà

dall’utilizzo di queste applicazioni, senza compromettere le altre attività che

coinvolgono la connessione alla Rete (Young, 1999).

 Reminder Cards

Per favorire la concentrazione del soggetto sui suoi obiettivi, viene creata

una lista che comprende i cinque problemi più rilevanti che l’IA provoca e i

cinque vantaggi più rilevanti che derivano dalla disconnessione dalla Rete o

da una singola applicazione. Successivamente si riportano le voci della lista

su dei cartoncini che il soggetto porterà con sé (Young, 1999).

 Personal Inventory

Spingere il paziente a dedicarsi ad attività alternative, in basse alle proprie

aspirazioni personali (Young, 1999).

Adolescenti nel mondo virtuale 35

 Support Groups

I gruppi di supporto facilitano il ricollegamento con la realtà. Permetterà al

paziente di accrescere le proprie abilità sociali, e di costruire nuove relazioni

con persone simili a lui. In questo modo il circolo vizioso della Dipendenza

subirà un’interruzione

da Internet (Young, 1999).

 Family Therapy

La terapia familiare intende educare la famiglia sui fattori che possono

provocare Dipendenza da Internet. Inoltre si lavora con la famiglia sulla

riduzione dei rimproveri diretti ai comportamenti additivi;

sull’incoraggiamento della comunicazione aperta sui comportamenti pre-

sull’esortazione al

patologici; supporto della riabilitazione per la persona

addicted nel trovare nuovi hobbies, fare una vacanza, ecc.; e sul fornire un

sostegno emotivo (Young, 1999). –

La terapia cognitivo-comportamentale (Cognitive Behavioral Therapy CBT) è

risultata essere il trattamento più efficace per i problemi relativi al controllo degli impulsi

(Hucker, 2004). Essa è efficace anche per intervenire sui casi di abuso di sostanze, di

disturbi emotivi e di disturbi alimentari (Young, 2011). Numerose evidenze empiriche

mostrano una forte correlazione tra Internet Addiction, disturbi da controllo degli impulsi e

disturbi da abuso di sostanze. I ricercatori hanno, quindi, suggerito di utilizzare la CBT per

trattare l’Internet Addiction Disorder (Aboujaoude, Koran, Gamel, Large, & Serpe, 2006;

Block, 2008). Tuttavia la Dipendenza da Internet è risultata essere diversa rispetto alle altre

sindromi compulsive, proprio dato l’odierno utilizzo necessario e frequente della Rete e

della tecnologia in generale (Young, 2011).

Alla luce di questa evidenza, Kimberly Young (2011) propone una terapia

unicamente progettata per il trattamento dell’Internet

cognitivo-comportamentale

Addiction: Cognitive Behavioral Therapy-Internet Addiction (CBT-IA). Questa

36 Il lato oscuro del Web

metodologia prevede l’utilizzo complementare di CBT e 24

Harm Reduction Therapy

(HRT). La CBT-IA può essere utilizzata per ridurre i sintomi, per migliorare le abilità di

controllo degli impulsi, per riequilibrare gli schemi cognitivi e per indagare i fattori sia

personali che situazionali legati all’utilizzo compulsivo di Internet (Young, 2011).

La terapia comportamentale si prefigge di esaminare sia i comportamenti legati

all’utilizzo del computer (Computer Behavior), sia quelli che non necessitano dell’utilizzo

del computer (Non-Computer Behavior) (Hall & Parsons, 2001):

∞ Computer Behavior: attività che prevedono l’utilizzo della Rete. Indagando

questo aspetto, è possibile pianificare un programma di astinenza, mirato

alla sospensione dell’utilizzo di specifiche applicazioni che creano

dipendenza, e di controllo delle attività svolte sul Web (Young, 2007).

∞ Non-Computer Behavior: indaga le attività connesse con il funzionamento

sociale e lavorativo. Ciò permette di aiutare il soggetto a sviluppare

cambiamenti positivi nel proprio stile di vita, per andare avanti senza la

presenza costante di Internet (Young, 2007).

Gli Internet addicts soffrono di svariati problemi cognitivi che li portano a

preoccuparsi, a sperimentare ansia quando non riescono a connettersi alla Rete, per paura

che si verifichino fenomeni negativi (Davis, 2001). Questi pensieri di tipo catastrofico

vanno a contribuire all’utilizzo compulsivo di Internet come fonte di sollievo da ansia,

stress e tensioni quotidiane (Young, 2011).

La CBT-IA proposta da Kimberly Young (2011) si compone di tre fasi:

24 Terapia di riduzione del danno.

Adolescenti nel mondo virtuale 37

Nel primo stadio del trattamento è necessario avere un programma ad obiettivi

specifici che modifichi il Computer Behavior e favorisca un utilizzo della Rete

più adeguato (Young, 2011). Pertanto la CBT-IA prevede un assessment

dell’attuale utilizzo di Internet del paziente. Per valutare il Computer Behavior

da cui pianificare l’intervento, viene utilizzato un

e per stabilire una base-line

25

Daily Internet Log , che monitora la connessione quotidiana al Web e le

attività svolte online dal paziente (Young, 2007). La rimozione dei

comportamenti problematici online è essenziale come primo step del

trattamento, poiché fornisce al paziente la possibilità di riacquistare il controllo

sui comportamenti inadeguati o dipendenti. Ciò piò essere realizzato attraverso

una Computer Restructuring o una riorganizzazione totale del modo in cui il

Fase1: soggetto utilizza la Rete (Young, 2011). In questa fase il paziente deve

eliminare tutti i “segnalibri” e i “preferiti” che lo porterebbero

Behavior portare al

comportamento additivo. Per aiutare il soggetto in questo passaggio sono

Modification necessari incoraggiamenti a stabilire delle routines di pause dalla connessione,

alzandosi dalla scrivania a intervalli regolari, utilizzando, se necessario, un

timer come promemoria dell’interruzione dell’attività (Young, 2011).

L’utilizzo di software di filtraggio è un altro metodo efficace per raggiungere

l’obiettivo di questa fase (Young, 2011). Questi programmi possono aiutare i

pazienti ad autoregolarsi nei tempi e nei modi di accesso alla Rete. Il software

blocca automaticamente applicazioni reputate dannose. Questo semplice

accorgimento, spesso, interrompe immediatamente il comportamento,

spezzando la trance associata alla dipendenza. Con questi software di filtraggio

i soggetti si sentono in grado di controllare le tentazioni, che spesso portano a

una recidiva, mantenendoli sul percorso di astinenza e recupero (Young, 2011).

Questo secondo step ha la finalità di individuare gli schemi cognitivi

Fase 2:

25 Connessione giornaliera a Internet.

38 Il lato oscuro del Web

disadattivi che fungono da inneschi per le condotte compulsive nel Web. I

Cognitive principali schemi associati all’Internet Addiction che necessitano di

Restructuring ristrutturazione sono: ipergeneralizzazione; astrazione selettiva, esagerazione e

personalizzazione (Young, 2011). Questi soggetti possono sviluppare pensieri

inadeguati anche sulla realtà esterna, ad esempio: “Nessuno mi ama se sono

offline…” o “Il mondo virtuale è l’unico in cui gli altri mi rispettano…”.

caratterizzato da schemi mentali disadattivi “tutto-o-

Questo modo di pensare,

niente”, va ad intensificare e a perpetuare la Dipendenza da Internet del

soggetto (Davis, 2001).

La CBT-IA attraverso la ristrutturazione cognitiva rompe questi pattern

disadattivi, facendo capire al soggetto che il suo utilizzare in modo compulsivo

Internet è finalizzato a evitare situazioni e sentimenti spiacevoli. La seconda

fase aiuta i pazienti attaccando le loro ipotesi e interpretazioni delle

motivazioni che li spingono al Computer Behavior (Young, 2011). Nel corso

del programma, combattendo i propri schemi cognitivi negativi, il soggetto

capirà non solo che la vita reale riesce a soddisfare gli stessi bisogni del mondo

virtuale, ma anche che la soddisfazione derivante dalle attività online è soltanto

temporanea (Young, 2011).

L’HRT viene utilizzata per identificare e risolvere gli eventuali fattori

concomitanti associati allo sviluppo dell’Internet Addiction Disorder (Marlatt,

Blume, & Parks, 2001). Questi fattori possono interessare la sfera personale,

Fase 3: contestuale, sociale, psichiatrica o lavorativa. Un recupero completo richiede

Harm un’indagine sui problemi sottostanti che hanno condotto al comportamento

Reduction compulsivo, per risolverli in modo adeguato; pena, una probabile ricaduta

Therapy (Young, 2011). Spesso gli Internet addicts diventano dipendenti perché

(HRT) l’utilizzo istantaneo e semplice del Web permette loro di evitare i problemi del

che l’HRT diventa un passo

vivere quotidiano (Young, 2007). È per questo

fondamentale per il completo recupero (Marlatt, Blume, & Parks, 2001).

Adolescenti nel mondo virtuale 39

L’Harm Reduction Therapy si basa sulla convinzione che le condotte di abuso

e di dipendenza si sviluppino attraverso un’interazione unica di fattori

biologici, psicologici e sociali (Young, 2011).

Per prima cosa essa prevede l’identificazione dei problemi psichiatrici di

fondo, connessi alla Dipendenza da Internet, e il loro trattamento, se indicato

anche attraverso l’utilizzo di farmaci. L’intervento prevede uno shaping del

comportamento adeguato, rinforzando piccoli passi successivi nella direzione

adeguata. Queste pratiche riducono le conseguenze dannose delle condotte di

abuso del Web e aiutano i pazienti ad adottare nuove strategie di coping più

adattive (Young, 2011).

40 Il lato oscuro del Web

Adolescenti nel mondo virtuale 41

Capitolo III: Un focus sui social network

Con il termine rete sociale, si intende un insieme di persone caratterizzato dalla

Essa, insieme all’identità sociale, è

presenza di una relazione (Cavallo & Spadoni, 2014).

una dimensione che definisce l’esperienza sociale di un soggetto. L’identità sociale viene

costruita in base alla posizione ricoperta dal soggetto all’interno dei gruppi di riferimento

di cui fa parte (Riva, 2010).

La tensione tra la dimensione individuale e quella sociale è alla base delle

differenze che caratterizzano le diverse reti sociali umane (Manetti, 2007). In particolare è

caratteristica della differenza tra: comunità, reti sociali stabili, costruite secondo il criterio

di vicinanza fisica o di interesse; e gruppi, reti sociali dinamiche costruite in base alla

condivisione di un obiettivo comune (Manetti, 2007; Reis & Sprecher, 2009). Si effettua

anche una distinzione tra: comunità, basata su legami forti, che garantiscono un rapporto

sentito, fondato e durevole, rendendo i suoi membri simili fra loro e vincolati in modo

permanente, e società, basata su legami deboli, spinti da motivazioni occasionali o

strumentali, che prendono la forma di scambi, in cui è importante che i membri rispettino

le regole pattuite. Nella società i membri vivono in maniera indipendente e isolata (Riva,

2010). Per capire se la rete sociale, venutasi a formare intorno a un social network, è una

vera comunità, Levine e Moreland (1990) hanno indicato i seguenti criteri:

 La presenza di interazioni frequenti;

 L’orientamento di tali interazioni verso il perseguimento di uno scopo

comune;

 Tutti i membri devono percepire se stessi come parte di una stessa unità;

 La presenza di una struttura orizzontale che identifichi la divisione dei

compiti tra i vari membri, assegnando ruoli differenziati.

42 Il lato oscuro del Web

La trasformazione di una rete sociale in comunità va ad incidere, oltre che sulla

struttura della stessa rete, sulle motivazioni dei soggetti e soprattutto sui processi

comunicativi (Walther & D'Addario, 2001), i quali vengono modificati a tre livelli:

1) A livello di formalità: si presta meno attenzione alle regole grammaticali e

all’incipit

di formattazione del testo, e al tono del messaggio; ciò è dovuto al

raggiungimento di un maggior livello di intimità tra i membri.

A livello di numero di contatti e durata dell’interazione:

2) entrambi indici in

aumento.

3) A livello di contenuto: le informazioni inviate riguardano sempre più la

propria identità personale.

La nascita e lo sviluppo di Internet ha consentito di allargare i confini delle proprie

26

reti sociali, portando alla creazione di un nuovo spazio sociale, il cyberspazio (Barak,

2008; Riva, 2008). Grazie al cyberspazio è possibile far entrare nella propria rete sociale

anche amici virtuali, ovvero persone mai incontrate di persona (Riva, 2010).

I social network vengono considerati dai ricercatori come uno spazio sociale ibrido,

definito interrealtà, che permette di far entrare il virtuale nel mondo reale e viceversa,

offrendo uno strumento potentissimo per creare e modificare la nostra esperienza sociale

(Riva, 2009; Riva, et al., 2010; van Kokswijk, 2003). Grazie a questa interrealtà, i social

network possono essere usati sia come strumento di supporto alla rete sociale, per

organizzarla ed estenderla, sia come strumento della nostra identità sociale, per descriverla

sia come strumento di analisi dell’identità sociale degli altri, per esplorarla e

e definirla,

confrontarla (Riva, 2010).

26 Per la prima volta coniato da William Gibson, nel 1982, il termine cyberspazio deriva dalla

fusione tra “cibernetica”, che indica fenomeni biologici, artificiali o misti di regolazione, e “spazio”. Oggi

esso è diffuso come sinonimo di Internet. Il cyberspazio è da considerarsi come un’estensione dello spazio

tradizionale. Esso si configura come ambito privilegiato per la formazione di “intelligenze collettive”

(Treccani. L'enciclopedia libera, 2015)

Adolescenti nel mondo virtuale 43

Dal potere creato dai social network di controllare e definire la propria identità,

l’instabilità, per la quale se è facile

derivano due problemi (Pelfrey & Gasser, 2009):

alterare direttamente la propria identità, è altrettanto facile che una persona esterna possa

modificare il modo in cui la propria identità viene percepita dagli altri; e la mancanza di

sicurezza, per la quale non si è certi, dopo essersi presentati in un certo modo, che un

“amico” possa alterare l’immagine creata (Pelfrey & Gasser, 2009). Un esempio è il

associare a un “amico” un’immagine o una nota

27

fenomeno del tagging con cui è possibile

di testo a lui riferita o in cui lui è presente, senza che il soggetto abbia acconsentito e ne sia

consapevole (Riva, 2010).

Il prodotto finale è un’identità fluida, flessibile ma precaria, mutevole ma incerta

Internet ci incoraggia ad avere una personalità “liquida”, sempre pronta a

(Riva, 2010).

cambiare forma man mano che il flusso di informazioni ci spinge in diverse direzioni

(Quartiroli, 2013). Ciò può diventare un problema per un adolescente che sta cercando di

Il superamento della crisi d’identità, tipica della

costruire la propria identità (Riva, 2010).

richiede l’integrazione di una serie di componenti

fase adolescenziale, (Erikson, 1995), ma

essere in un mondo in cui l’unione tra virtuale e reale porta alla moltiplicazione delle

identità piuttosto che alla loro integrazione può rallentare tale processo, con conseguenze

rilevanti sui rapporti personali e sociali (Riva, 2010). La generazione dei nativi digitali

sembra sostituire la stabilità e il futuro con un eterno presente, privo di certezze e legami.

dell’esperienza, non la durata

Ciò che per loro conta è la velocità (Bauman, 2006).

Le modalità relazionali possibili in un social network sono due:

normalmente definita “amicizia”, permette a entrambi gli

a. Bidirezionale: in maniera completa al profilo dell’altro e di contattarlo

utenti di accedere

direttamente mediante email. Questa modalità permette di creare una rete

27 Etichettare.

44 Il lato oscuro del Web

sociale chiusa, all’interno della quale nessuno è un totale sconosciuto e

chiunque è identificabile (Riva, 2010).

A “stella”:

b. questa modalità crea una rete sociale aperta, in cui si distingue

tra ricevente ed emittente del messaggio, ruoli che non hanno altri contatti,

se non quelli virtuali (Riva, 2010).

I social network permettono anche di decidere come presentarsi alle persone che

compongono la rete, meccanismo che prende il nome di impression management (Riva,

2010). Gli strumenti per presentarsi possono essere di due tipologie:

1. Strumenti individuali: essi comprendono il profilo, che permette di

descriversi in maniera codificata, attraverso una serie di parametri

predefiniti (attività, interessi, preferenze, ecc.); il “condividi”, dedicato ai

contenuti multimediali; infine la bacheca, sia personale che degli amici,

dove si può scrivere quello che si sta facendo o si sta pensando (Riva,

2010). “gruppi”

2. Strumenti di gruppo: comprendono i dove le persone con interessi

comuni si aggregano; gli eventi, che si caratterizzano per una precisa

descrizione di spazio e tempo, e segnalano un appuntamento che si vuole

condividere con gli amici; applicazioni, per il sostegno di cause o il

desiderio di visitare città, che descrivono ulteriormente le caratteristiche

della propria identità sociale (Riva, 2010). 28

I social network rientrano nella più ampia categoria dei media . Essi sono

dispositivi di mediazione (Riva, 2008): da un lato facilitano il processo di comunicazione,

superando i vincoli imposti dalle relazioni faccia a faccia; dall’altro, ponendosi fra i

soggetti interagenti, sostituiscono l’esperienza diretta dell’altro con un’esperienza indiretta,

28 Abbreviazione di mass media, al singolare mass medium. Parole di origine latina, rispettivamente

“massa” e “mezzo, trovarsi nel mezzo”. Il termine mass media è stato coniato dagli inglesi per indicare

l’insiemi dei mezzi di comunicazione di massa (cinema, radio, televisione, Internet ecc.) (Garzanti, 2015).

Adolescenti nel mondo virtuale 45

non sono oggetti neutri, poiché influenzano l’attività

ovvero mediata (Riva, 2010). I media

comunicativa a tre livelli:

 Fisico: attraverso le caratteristiche naturali del dispositivo di mediazione;

 Simbolico: attraverso l’insieme dei significati richiesti per poter usare il

dispositivo di mediazione ed espressi attraverso di esso;

 Pragmatico: attraverso l’insieme dei comportamenti con cui i soggetti

utilizzano il social network.

La mediazione culturale modifica le pratiche dell’interazione sociale e obbliga i

soggetti ad adattarsi alla nuova situazione (Riva, 2010). I soggetti interagenti in un social

network devono adattare la loro comunicazione alle caratteristiche del medium stesso.

Inoltre ogni nuovo medium produce uno squilibrio, una divisione tra utenti esperti e non

esperti, definita digital divide (Anzera & Comunello, 2005). Tale squilibrio non è prodotto

solo dalla disponibilità delle tecnologie necessarie, ma anche e soprattutto dalla possibilità

di dare un senso a quanto accade (Riva, 2010).

rimuovono dall’interazione il corpo e i significati che questo porta

Inoltre i media

con sé, rendendo autonomi i contenuti trasmessi. La fisicità e l’immediatezza del corpo

vengono sostituite da un corpo virtuale, composto da una pluralità di immagini parziali e

Il soggetto non può più utilizzare il corpo dell’altro per

contestualizzate (Riva, 2010).

comprendere le emozioni, arrivando all’analfabetismo emotivo o emotional illiteracy

(Goleman, 1995; Riva, 2010). Goleman (1995) con questa espressione intende: la

mancanza di consapevolezza e di controllo selle proprie emozioni e dei comportamenti ad

esse associati; la mancanza di consapevolezza delle ragioni per le quali si prova una certa

emozione; l’incapacità di relazionarsi con le emozioni altrui, le quali non vengono

riconosciute né comprese, e con i comportamenti che da esse scaturiscono (Riva, 2010).

Maria Rita Parsi et al. (2009) sottolineano come a caratterizzare la generazione dei nativi

digitali sia proprio un alto livello di analfabetismo emotivo, legato alla maggiore quantità

46 Il lato oscuro del Web

L’incapacità di riconoscere le emozioni

di relazioni mediate rispetto a quelle dirette.

dell’altro impedisce anche di comprendere le proprie, portando al disinteresse emotivo, che

può sfociare in patologia, nel peggiore dei casi in psicopatia (Galimberti, 2007).

In questo modo il soggetto è il messaggio, poiché i riceventi possono costruire

l’identità del soggetto solo attraverso i suoi messaggi, le sue condivisioni e i suoi post. È

quindi possibile farsi un’idea erronea e, contemporaneamente, il soggetto può organizzare

la propria presentazione in maniera strategica, per trasmettere una precisa immagine di sé,

processo definito impression management (Giglietto, Mazzoli, Montanari, & Raimondi,

2014; Riva, 2010; Tedeschi, 2013). La natura ibrida dei social network presenta due facce:

una positiva in grado di creare nuove opportunità e una negativa in grado di creare nuovi

problemi (Metitieri, 2009). Ciò comporta una serie di comportamenti disfunzionali non

sempre immediatamente visibili: garanzie sull’identità della persona con cui si

Non sempre vi sono

Cambiamento di interagisce. È abbastanza comune trovare soggetti che assumono identità

identità fittizie, ad esempio caratterizzate da un sesso differente (gender

swapping) o impersonando un personaggio famoso (fake) (Riva, 2010).

Troviamo il troll, l’uso provocatorio paradossale o irritante dei social

Comportamenti network, con l’obiettivo di suscitare indignazione e attirare l’attenzione

aggressivi E lo stalking, l’utilizzo del

su di sé o sui temi presentati (Chiusi, 2010).

medium per perseguitare un soggetto, spesso per motivi futili (Riva,

2010).

Alla base di questi comportamenti aggressivi possono esserci due

moventi (Pravettoni, Web Psychology, 2002):

- un bisogno frustrato, ad esempio il desiderio di far parte di una

specifica comunità;

- il desiderio di essere visibile, di essere considerato dagli altri soggetti.

Adolescenti nel mondo virtuale 47

In questo caso abbiamo l’hacking, ovvero il tentativo di penetrare nei

Violazione o profili altrui, attraverso la creazione di virus e applicazioni con lo scopo

manipolazione delle di raccogliere informazioni sulle attività dell’utente (Riva, 2010). Il

informazioni ottenere l’accesso a informazioni personali o riservate

phishing, ossia

mediante l’utilizzo di comunicazioni ingannevoli che imitano grafica e

contenuti di siti istituzionali. E il lurking, che consiste nel visitare i

averne l’autorizzazione e senza che l’utente ne sia

profili altrui senza

consapevole (Riva, 2010).

Troviamo lo spamming, l’invio di messaggi indesiderati, spesso di tipo

Abuso o commerciale. E lo scambio di programmi commerciali o di canzoni e

distribuzione film protetti da copyright (Riva, 2010).

dell’informazione

Come sostiene Ivo Quartiroli (2013) la gran parte degli utenti di Internet sono

complici nella violazione della propria privacy. Rinunciare alla privacy individuale sul

Web sembra un buon affare in cambio dell’opportunità di mettersi in mostra al mondo e di

riempire il vuoto lasciato dalle scarse occasioni avute in passato di rispecchiarsi negli altri

un’altra immagine di sé, parimenti

(Quartiroli, 2013). Da questo può diventare soltanto

inconsistenti. La costruzione della personalità e dell’autostima online può arrivare soltanto

a questo punto, lasciandoci destabilizzati e insoddisfatti (Quartiroli, 2013).

Un ulteriore problema, legato all’utilizzo dei social network, è l’information

come “smog di dati” legato all’enorme quantità di

29

overload , definito da Schenk (1997)

informazioni presente. Quando l’informazione è troppa, diventa ingestibile e quindi

l’utente a scegliere tra le varie informazioni, aumentando il

inutilizzabile, inoltre costringe

livello di impegno cognitivo e di stress (Shenk, 1997). Le due principali conseguenze

dell’information overload sono:

29 Sovraccarico di informazioni

48 Il lato oscuro del Web

 L’ansia da mancanza di dati sufficienti: essa posta i soggetti ad allargare

ulteriormente le proprie fonti di informazione (Riva, 2010).

 o il rifiuto dell’informazione: al progressivo aumento della

Il disinteresse

produzione d’informazione corrisponde una progressiva diminuzione della

quantità di fruizione (Riva, 2010).

Maggiore è la quantità di impulsi che riceviamo senza prestarvi attenzione e

maggiori sono le reazioni e i concetti automatici attivati inconsciamente dalla mente per

dare un senso al mondo (Quartiroli, 2013). 2009 alla

La neuro-scienziata Susan Greenfield nel suo intervento dell’agosto

“la

Camera inglese sul tema empatia e social network ha affermato: mente del XXI secolo

è pressoché allo stadio infantile, caratterizzata da tempi di attenzione ridotti, tendenza al

scarso senso d’identità”

sensazionalismo, incapacità di partecipazione empatica e

(Wintour, 2009).

3.1 Le opportunità create dai social network

Internet e l’Io diviso, afferma che: “oggi

Ivo Quartiroli, nel suo libro (2013)

viviamo in un mondo in cui non conosciamo i nostri vicini, dove gli incontri faccia a faccia

vengono spesso usurpati dai media, che ci terrorizzano ingigantendo la criminalità e il

caos tanto da rendere la gente sospettosa se si trova al di fuori di contesti protetti o

ufficiali. In questa situazione i social network sembrano poterci venire in aiuto fornendoci

un modo relativamente facile, economico, veloce e sicuro per metterci in contatto con gli

altri”. I social network, essendo uno spazio ibrido di interazione più malleabile e dinamico

delle reti sociali reali, offrono agli utenti una serie di nuove opportunità (Riva, 2010). Più

precisamente se ne individuano cinque:

Adolescenti nel mondo virtuale 49

Un’importante aspetto dei social network è quello di offrire all’utente la

possibilità di creare Sé possibili. Questa opportunità, se utilizzata correttamente

Self 30 può attivare il processo di self empowerment. Esso viene definito dalla

empowerment psicologia sociale (Buscaglioni, Capizzi, & Gheno, 1995) come il processo di

ampliamento delle possibilità che il soggetto può avere, attuare e quindi

scegliere. Quindi il principale obbiettivo del processo di empowerment è

attivare e facilitare il processo di cambiamento, aiutando il soggetto a uscire da

una situazione di stallo (Riva, 2010).

Il social network può essere considerato il perfetto ambiente di empowerment,

poiché aumenta le possibilità senza far pesare troppo gli insuccessi e gli sbagli

(Rafkin, 2010).

Gli utenti che utilizzano i social network per flirtare con persone nuove sono

sempre in aumento. McKenna et al. (2002) hanno identificato una serie di

Amore opportunità che spiegano la facilità con cui nascono le relazioni sui social

network:

- superamento delle barriere spaziali;

- comunicazione iper-personale, che consente un elevato livello di intimità, a

volte superiore a quanto permette il faccia a faccia;

- possibilità di scegliere persone simili a noi, in base a interessi e amici comuni;

- elevato livello di idealizzazione, mediante il quale si riempiono i vuoti di

informazioni sull’altra persona con le proprie aspettative, e ciò aumenta

l’interesse;

- minore rilevanza dei fattori situazionali e contestuali, garantita

dall’impression management;

minore impatto dell’aspetto fisico, dello status sociale e socioeconomico,

-

sempre dovuto all’impression management.

30 Empowerment, letteralmente, significa potenziamento, responsabilizzazione, aumentare il proprio

potere interno (Riva, 2010)

50 Il lato oscuro del Web

I social network hanno la funzione di facilitare la gestione dei gruppi virtuali. I

gruppi di soggetti che collaborano per trarre vantaggi dalle opportunità offerte

Creatività di 31

dai nuovi media prendono il nome di smart mobs (Rheingold, 2002). Quando

gruppo i membri di una smart mob sono automotivati, possiedono una visione

condivisa, degli obiettivi comuni e riescono a creare una nuova conoscenza, il

gruppo si trasforma in un Coin, Collaborative Innovation Network (Gloor,

A caratterizzare i Coin è il potere moltiplicativo offerto dall’uso

2006).

condiviso dei nuovi media.

La condivisione di collegamenti a prodotti è una tra le attività più in voga sui

Da fruitore passivo della pubblicità, l’utente si sta

social network (Riva, 2010).

Pubblicità trasformando in uno “spettAutore”, che crea e modifica contenuti esistenti

secondo i propri bisogni, e in un “commentAutore”, che discute dei prodotti e

che condivide le proprie riflessioni con gli amici (De Felice, 2010).

Prendendo in considerazione i beni relazionali (Lane, 2001), quei beni derivanti

dai rapporti sociali, come amore e amicizia, caratterizzati dalla gratuità e dalla

Economia della spontaneità, i social network si posizionano in un quadro di ampliamento

felicità dell’economia della felicità. Questi allargano l’esperienza del bene

media

relazionale anche tra persone unite da legami deboli o che non si sono mai

incontrate nel mondo reale (Riva, 2010).

che l’interazione fra i membri di una comunità

Elvis Mazzoni (2005) sostiene sia l’elemento essenziale che garantisce un

virtuale (Knowledge Building Community)

processo sociale di costruzione di conoscenza, nel quale i singoli partecipanti divengono

costruttori attivi di tale processo cognitivo (Knowledge Builders).

La comunità virtuale, come afferma Pravettoni (2002), dà la possibilità agli

individui di crescere nelle proprie competenze relative alla comunità, elevando il livello di

competenza generale in un’ottica di empowerment collettivo. I principali effetti di questo

31 Folle intelligenti.

Adolescenti nel mondo virtuale 51

processo sono: la percezione di autoefficacia, di competenza e la tendenza motivazionale

all’azione (Mazzoni, 2005; Pravettoni, 2002).

all’interno di una comunità virtuale,

La costruzione di conoscenza, ha un valore

complessivo tanto più elevato quanto più deriva dall’interazione e dall’apporto di tutti i

suoi membri (Fata, 2004).

3.2 Studiare i social network

Una nuova branca della psicologia, che prende il nome di cyberpsicologia (Riva,

previsione e l’attivazione dei

2008), si pone come obiettivo lo studio, la comprensione, la

processi di cambiamento che hanno la loro principale origine nell’interazione con i nuovi

media, inclusi i social network (Riva, 2010).

Questa nuova scienza è caratterizzata da un particolare metodo di ricerca: la

32

Complementary Explorative Multilevel Data Analysis (CEMDA) (Riva, 2008). Questo

approccio si pone tre principali finalità (Riva, 2010):

Comprendere come l’uso strategico delle opportunità

1. offerte dal social

network influenza l’attuazione delle intenzioni del soggetto utente;

Analizzare l’esperienza

2. dei social network integrando tre livelli: contesto,

situazione ed esperienza del medium/tecnologia, i quali influenzano

l’attività individuale e sociale dell’utente;

3. Integrare strumenti di analisi quantitativi e qualitativi, per comprendere sia

l’interazione degli utenti con il medium, sia l’interazione tra utenti mediante

il social network.

Attraverso questa tipologia di analisi il ricercatore può verificare la presenza di

strategie divergenti all’interno di uno stesso livello o tra i diversi livelli (Riva, 2010).

Negli ultimi trent’anni si è sviluppata anche un’altra disciplina, la scienza delle reti,

la quale si pone l’obiettivo di comprendere le proprietà delle aggregazioni sociali e le

32 Analisi Esplorativa Multilivello e Integrata dei Dati.

52 Il lato oscuro del Web

modalità attraverso cui esse si trasformano (Barabasi, 2004; Buchanan, 2003; Christakis &

Il contributo di questa scienza è stato fondamentale per il campo d’indagine

Flower, 2009).

in esame (Cavallo & Spadoni, 2014; Riva, 2010). In particolare ha identificato le più

importanti proprietà delle reti sociali:

 Le reti come piccoli mondi: Duncan Watts e Steve Strogaz (1998), due

matematici, hanno studiato le caratteristiche dei legami che connettono i

nodi che compongono le reti. I loro studi dimostrarono che a un numero

elevato di legami corrisponde una diminuzione dei gradi di separazione tra i

“small

diversi nodi. Per questo le reti virtuali vengono definite anche

world”.

 Il capitale sociale: ogni comunità ha un proprio capitale sociale, ovvero un

insieme di vantaggi garantiti ai suoi membri (ad esempio il supporto sociale

ed economico, l’accesso alle informazioni ecc) e una struttura sociale che

produce tali agevolazioni. Dato che la posizione dei diversi soggetti

all’interno della rete varia, i vantaggi prodotti sono distribuiti in maniera

diseguale (Riva, 2010).

 L’importanza dei legami deboli: i legami deboli, al contrario di quelli forti,

permettono di allargare la propria rete sociale e di espandere i propri

orizzonti relazionali (Riva, 2010).

Per analizzare le reti sociali è stata sviluppata la Social Network Analysis (SNA)

che, attraverso l’analisi dei

(Riva, 2010). Si tratta di un approccio quantitativo-relazionale

dati relazionali (contatti, collegamenti, legami, scambi ecc.), riesce a rappresentare

graficamente, attraverso un sociogramma, la rete sociale, e arriva a tradurre i dati raccolti

in concetti formali che permettono di descrivere determinate dimensioni strutturali del

network analizzato (Mazzoni, 2005).

Adolescenti nel mondo virtuale 53

come l’analisi del contenuto o le frequenze di

La SNA utilizza metodi quantitativi,

messaggi letti, inviati e ricevuti, per una descrizione dimensionale della comunità sulla

base degli scambi e della partecipazione (Mazzoni, 2004; Mazzoni & Bertolasi, 2005).

Queste metodiche, però, non chiariscono il ruolo e il peso di ciascun membro per la

comunità (Mazzoni, 2004; Mazzoni & Bertolasi, 2005). Essa, quindi, si avvale anche di

l’analisi del discorso o delle conversazioni, che consentono di

metodi qualitativi, come all’interno della comunità

analizzare in profondità il processo di costruzione di conoscenza

(Cesareni, Ligorio, & Pontecorvo, 2001; Talamo & Zucchermaglio, 2003). Tuttavia i

metodi qualitativi sono molto dispendiosi in termini di tempo e molto soggettivi per

l’interpretazione dei risultati (Mazzoni, 2004; Mazzoni & Bertolasi, 2005; Mazzoni, 2005).

Alcune delle principali tipologie di analisi previste dalla SNA sono:

Comprende l’indice di densità dei legami, parametro composto da: indice di

inclusività, che indica la percentuale di soggetti coinvolti in legami e

Neighbourhood che indica la distanza tra i vari soggetti. L’analisi

scambi; il grado dei nodi,

del vicinato è particolarmente utile per rilevare la mancanza di reciprocità

Analysis negli scambi e l’isolamento di alcuni membri della comunità (Mazzoni,

2005).

L’analisi della connettività descrive quanto una rete di relazioni è

internamente connessa, dato da cui si può evincere il grado di vulnerabilità

Connectivity della rete sociale, ovvero la facilità con cui essa si disgregherebbe,

Analysis lasciando alcuni soggetti totalmente isolati e irraggiungibili (Mazzoni,

2005).

L’analisi dell’equivalenza strutturale va a identificare i soggetti della

Structural comunità virtuale che ricoprono ruoli simili, e che quindi sono tra loro

Equivalence interscambiabili (Mazzoni, 2005).

54 Il lato oscuro del Web

Tramite gli indici “prestigio” e “rilevanza nelle interazioni”, è possibile

Indice di rilevare il grado di centralità di ogni singolo membro. Ogni indice di

Centralità e di centralità ha un proprio corrispettivo indice di centralizzazione, che

rappresenta quanto la struttura di relazioni si regge sui soggetti a cui è stato

Centralizzazione attribuito un più alto grado di centralità (Mazzoni, 2005).

Una comunità virtuale, anche se risultata densamente connessa, ha

comunque al suo interno dei sottogruppi molto aggregati, costituiti da

Cohesion soggetti che preferiscono interagire fra loro e meno con latri membri della

Analysis comunità. L’analisi della coesione rileva proprio il grado di unione di

questi sottogruppi (Mazzoni, 2005).

Adolescenti nel mondo virtuale 55

Conclusioni

Il Disturbo da Dipendenza da Internet, riconosciuto ufficialmente dalla Dott.ssa

L’Internet Addiction Disorder comprende

Young (1996), è una patologia ad ampio spettro.

disturbi di varia natura che vanno a toccare diverse aree di sviluppo dell’individuo: l’area

gruppale, ovvero quella delle relazioni, particolarmente interessata dall’utilizzo dei social

e da tutti i mezzi di comunicazione multimediali; l’area ludica,

network, delle chatroom

riguardante il gioco online, dai MUD ai MMORPG, ai semplici giochi gestionali proposti

da Facebook e altre reti sociali; l’area sessuale, dove troviamo il cybersex, l’addiction dalla

pornografia e un fenomeno in costante crescita, il sexting (Volpi, 2014). Il solo fatto che

e la genetica dell’essere umano

tutte queste aree di sviluppo riguardino la biologia fa capire

l’importanza di andare ad approfondire la tematica della Dipendenza da Internet. Quello

che ho potuto apprendere da questa trattazione è che per fare un’anamnesi completa di

questo disturbo non basterebbe un libro intero. Ciononostante in questo elaborato sono stati

messi in evidenza i punti cardine, gli aspetti basilari per approcciarsi a uno studio di questo

tipo. mancato inserimento dell’Internet Addiction

Il Disorder (IAD) nelle categorie

diagnostiche nel manuale dell’American Psychiatric Association, DSM-V, è un chiaro

sintomo di quanto questa patologia venga sottovalutata, in quanto a diffusione e

debilitazione a lungo termine. L’APA ha giudicato insufficienti le ricerche scientifiche

svolte fino ad oggi nell’ambito, nonostante esse coprano un arco di tempo di circa

trent’anni (Caretti & La Barbera, 2009; Volpi, 2014). Ciò, probabilmente, è dato dalle

difficoltà riscontrate dai ricercatori nel diagnosticare la patologia, poiché i dati sulla mera

frequenza e durata dell’accesso online non bastano per delineare il limite

normalità/patologia (Caretti & La Barbera, 2009). Infatti, oggi, tutti utilizziamo la Rete,

grazie soprattutto ai dispositivi portatili, gli smartphone e gli iPhone, nelle mani dei ragazzi

già a 8 o 10 anni, i nuovi nativi digitali (Facci, Valorzi, & Berti, 2013). Il fulcro delle

56 Il lato oscuro del Web

ricerche deve perciò indagare le motivazioni che spingono gli utenti del Web a connettersi,

e questo comporta uno sforzo ulteriore.

riscontrato è la forte comorbilità dell’IAD con altre patologie

Un altro ostacolo

psichiche, come il disturbo da controllo degli impulsi, la depressione, la bassa autostima e

altri disturbi riguardanti il Sé e la personalità (Cacace & Valsavoia, 2008; Caretti & La

Barbera, 2009; Volpi, 2014). Questo aspetto va ulteriormente a complicare la fase di

assessment. Sono stati fatti grandi passi avanti in questi anni, con la messa a punto di

strumenti per la diagnosi, come l’Internet Addiction Test (IAT), il più utilizzato nelle

ricerche, che va ad indagare anche gli schemi cognitivi disadattivi degli utenti (Young &

Cristiano, 2012).

Per quanto riguarda gli interventi proposti per l’Internet Addiction Disorder, quello

che ha riscontrato maggior successo, in quanto efficacia e praticità, è risultato essere la

Cognitive Behavioral Therapy-Internet Addiction, proposto e validato dalla Dott.ssa

Young. Questa pratica associa le tecniche comportamentali a quelle cognitive per la

ristrutturazione degli schemi mentali disadattivi, andando ad agire a ventaglio sulla

patologia (Young, 1999; Young, 2007; Young, 2011).

Nell’elaborato ho deciso di approfondire l’area relazionale legata alla Rete, quindi

l’utilizzo dei social network, poiché penso che essa sia, più o meno, di interesse per tutti.

La caratteristica di questi nuovi media, che li rende patologici e più pericolosi rispetto ad

altri, è la riduzione della percezione dell’altro (Riva, 2010; Cavallo & Spadoni, 2014). In

questo modo viene a mancare tutta la sfera non-verbale del linguaggio, che spesso svela

molto più delle parole (Goleman, 1995; Riva, 2010). Anche il fatto che un utente possa

commentare liberamente, esprimere preferenze e contattare senza chiedere, tutto e tutti,

incoraggia una percezione del mondo erronea e disfunzionale. Nel mondo reale, del lavoro,

dell’istruzione, delle relazioni, nulla è tutto-subito. Vengono a mancare i valori del rispetto,

del merito, della riconoscenza, e anche dell’orgoglio personale.

Adolescenti nel mondo virtuale 57

La ricerca futura deve porsi l’obiettivo di rendere l’IAD conforme all’accesso nelle

categorie diagnostiche della prossima edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei

Disturbi Mentali. Inoltre sarebbe bene divulgare queste scoperte, con modalità che siano

fruibili a tutti, per evitare che questo problema rimanga sottovalutato.

58 Il lato oscuro del Web

Adolescenti nel mondo virtuale 59

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Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia
SSD:
Università: Parma - Unipr
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher LeDzEp1991 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dell'educazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Parma - Unipr o del prof Cavallini Francesca.

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