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I minori e gli effetti dei mass media Appunti scolastici Premium

Tesi di pedagogia della devianza e della marginalità. Il mio lavoro vuole approfondire l’aspetto del processo tecnologico all’interno della scuola e dei processi educativi. Processi educativi non solo mirati all’istituzione “scuola” ma anche all’istituzione “famiglia”.

Materia di Pedagogia della devianza e della marginalità relatore Prof. M. Musella

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CALL OF DUTY

GTA

Hanno inoltre notato che, i soggetti meno abituati a usare videogiochi violenti nella vita

di tutti i giorni, hanno avuto una risposta celebrale meno intensa durante la visione di

scene e immagini aggressive.

Quindi, a una minore risposta celebrale coincide una maggiore aggressività.

Anche Craig A. Anderson, docente alla Columbia e Karen E. Dill, del Lenoir-Rhyne

College, hanno effettuato esperimenti. dell’uso dei videogiochi legato all’andamento

Interessante è quello che tratta

scolastico. Ai soggetti veniva chiesto quante ore al giorno avevano trascorso giocando ai

videogiochi.

Mettendo in relazione i dati rilevati con il rendimento scolastico, si notava che quanto

più tempo avevano trascorso a giocare tanto erano più bassi i loro voti.

~ 35 ~

Il risultato di tale esperimento non ha bisogno di tanti commenti in quanto è quasi un

fatto logico, questo però non dovuto alla natura del videogioco ma alle ore sottratte allo

studio, possono essere collegati al videogioco, sempre senza nessuna dimostrazione

scientifica, la svogliatezza e l’aggressività degli alunni in questione nelle ore d’aula.

Ciò che preoccupa è che in media, secondo un sondaggio, un bambino delle scuole

elementari trascorre 40 ore a settimana con i videogiochi.

Se non è dimostrato che i videogiochi violenti sono pericolosi, ancora di meno è stato

dimostrato che non lo sono.

Va ricordato che ci sono soggetti particolarmente fragili, o comunque più vulnerabili.

Ammesso che tali giochi non creino turbe psichiche c’è comunque la componente

diseducativa. Trasmettono una visione del mondo distorta, non conforme ai valori che i

genitori dovrebbero trasmettere ai figli. gli aspetti dell’attenzione,

Esiste molta incertezza anche per quanto concerne

concentrazione, memoria e riflessi. Anche in questo caso non esistono prove valide ma è

diffusa l’opinione che i ragazzi accaniti giocatori dimostrino deficit o problemi

neuropsicologici, specie nelle aree della memoria, attenzione e concentrazione.

c’è

Contraria a questa addirittura chi invece ritiene che i videogiochi siano rafforzativi

di queste capacità.

Il rischio che corre il minore è quello di alienarsi dal mondo, di non realizzare i propri

doveri per la troppa dipendenza dal gioco. Non va dimenticato che specie verso i 5-6 anni

il bambino forgia la sua personalità inizia a capire e rispettare ciò che può e non può

essere fatto. In questa età vanno date direttive specifiche. Il bambino non va indirizzato a

una realtà virtuale se non in giusta misura e adatta alla propria età. Va ricordato che i

videogiochi a sfondo violento, con riferimenti sessuali espliciti o con riferimenti a

~ 36 ~

sostanze stupefacenti sono vietati ai minori di 18 anni, motivo per il quale in gran parte

la colpa va ai genitori e non ai minori.

Chiarito che non abbiamo studi conclamati a riguardo dei danni, possiamo affermare

che:

 Sta al buon senso degli adulti, genitori, familiari evitare di far trascorrere tempo

eccessivo davanti ai videogiochi specie se violenti;

 Ricordare che questi sono diseducativi;

 A differenza dei danni psicologici, quelli fisici son stati ben chiariti. È ormai

risaputo che molto tempo dedicato ai videogiochi, o comunque a qualsiasi attività

legata alla Tv, reca danni agli occhi e alla spina dorsale;

 Che i soggetti che dimostrano fragilità sono già predisposti a disturbi, quindi

vanno tutelati ancor di più;

 Anche i videogiochi più educativi possono creare dipendenza, ed in misura di gran

lunga superiore a un gioco tradizionale.

Parlando appunto di dipendenza, partiamo innanzitutto dalla differenza che c’è tra

gioco tradizionale e gioco virtuale:

 I giochi tradizionali incentivano la socializzazione mentre i videogiochi perlopiù

vengono “consumati” in solitudine;

 I giochi tradizionali stimolano l’identificazione con persone reali anche se

interpretano ruoli diversi mentre nei videogiochi si corre il rischio di identificarsi

con personaggi virtuali, spesso dotati ad esempio di poteri magici o di immortalità

che nei casi più gravi possono portare all’emulazione di azioni pericolose;

 I giochi tradizionali rappresentavano un legame tra le generazioni e comunemente

venivano tramandate da genitore a figlio, mentre i giochi virtuali spesso hanno

l’effetto di “separare” le generazioni;

~ 37 ~

 Nei giochi tradizionali difficilmente si arrivava a concepire azioni violente o

apertamente aggressive mentre nei videogiochi questo tipo di azioni sono

ampiamente diffuse e apprezzate.

La Dipendenza da Videogiochi come ogni altra dipendenza, vincola il soggetto a

compromettendo l’ambito

dedicare ingenti quantità di tempo ed energie ai videogames

scolastico/lavorativo, relazionale e fisico.

I principali sintomi identificabili nel soggetto dipendente da Videogames sono22:

 Dedicare moltissimo tempo ai videogiochi;

 Tendenza ad addormentarsi a scuola, sul posto di lavoro o mentre si svolge altre

attività;

 Trascura le altre attività (compreso lo studio, il lavoro);

 Preferenza del videogioco piuttosto che trascorrere il tempo con gli amici;

 Ritiro dalle altre attività sociali;

 Giocare di nascosto;

 Tendenza ad essere apatici o irascibili quando non è possibile giocare;

 Crisi di rabbia se interrotti durante il gioco, o comunque se gli viene impedito di

giocare;

 Tendenza ad avere pensieri e fantasie focalizzati sul gioco, anche quando si stanno

svolgendo altre attività;

 Voglia costante di videogiochi sempre nuovi, o insistenza perché gliene vengano

comprati;

 Presenza di alterazioni o anomalie nelle abitudini (alimentazione, igiene

personale, funzioni fisiologiche, sonno);

22 Diagnosi e cura delle dipendenze da internet http://www.escteam.net/game/

~ 38 ~

 Presenza di sintomi fisici quali mal di testa, di schiena, dolori al collo,

arrossamenti agli occhi, disturbi della vista, sindrome del tunnel carpale.

La dipendenza da videogiochi comporta fenomeni di tolleranza ed astinenza:

 le “dosi” di

Tolleranza: il soggetto è costretto ad aumentare progressivamente

tempo passato a giocare per ottenere il livello di eccitazione desiderato;

 Astinenza: il soggetto manifesta sintomi psico-fisici come irrequietezza,

agitazione, difficoltà di concentrazione, disturbi del sonno e dell’umore, pensieri

ossessivi riferiti ai videogiochi, quando è impossibilitato a giocare.

Le principali conseguenze dovute alla dipendenza da videogiochi possono riguardare:

 Difficoltà scolastiche e lavorative (scarsa attenzione, concentrazione, difficoltà di

apprendimento ecc.);

 Compromissione dei rapporti sociali (isolamento, litigi per accaparrarsi i

videogames, rapporti incentrati, specie in riferimento ai giochi di ruolo, sulla

comunicazione virtuale);

 Compromissione della salute, ad esempio il sovrappeso dovute alla vita

sedentaria;

 Disturbi del sonno, dell’alimentazione o dell’umore;

 Problematiche psichiche di carattere dissociativo, riduzione della facoltà di critica

o scollamento dalla realtà (le tante ore passate a giocare possono creare una

frattura tra il mondo reale e quello virtuale, allo stesso modo, specie in

dell’identità);

adolescenza, si può compromettere il sano sviluppo

 Problematiche astinenziali quando il soggetto non può giocare (ricorrenti pensieri

riferiti al gioco, irrequietezza, disforia ecc.);

 “illegali”

Tendenza a compiere azioni (per es. bullismo) o a mentire per procurarsi

i soldi per i videogiochi; ~ 39 ~

 Tendenza a trascurare altri interessi (sport, amicizie, hobby ecc.).

C’è necessita di un’adeguata educazione degli adolescenti e anche dei più piccoli, va

chiarita la differenza tra ciò che accade nei videogame e ciò che avviene nella realtà

quotidiana. Insegnare la distinzione tra queste due realtà significa dare alla persona

strumenti necessari a sviluppare un proprio senso di responsabilità ed a misurare valori

emozioni e gratificazioni in relazione a questa attività ludica multimediale

2.3 Internet e cyber bullismo

Il bullismo elettronico viene definito da Peter Smith, uno dei massimi studiosi di

Ottanta nelle sue forme “tradizionali”, come “un atto

questo fenomeno sin dagli anni

aggressivo, intenzionale, condotto da un individuo o da un gruppo usando varie forme di

vittima”

23

comunicazione elettronica, ripetuto nel tempo contro una

Il ministero dell’Istruzione è da anni impiegato per la prevenzione del bullismo. Con

l’avvento delle tecnologie la sfida è diventata doppia, infatti l’espansione della

comunicazione elettronica e la sua diffusione tra i per-adolescenti e gli adolescenti ha

24

dato vita al cyber bullismo . I cyber buli grazie a smartphone, pc, tablet possono agire

Smith P.K., Morita Y., Junger-Tas J., Olweus D., Catalano R., Slee P., (a cura di, 1999). The nature of

23

school bullying: a cross-national perspective. Routledge, Londra.

enciclopedia Treccani “cyberbullismo

24 Definizione cyberbullismo s. m. Bullismo virtuale, compiuto

mediante la rete telematica. [tit.] Cyberbullismo, il nuovo pericolo per i giovani arriva sul web [testo]

[…] Si chiama «cyberbullismo». Nel giro di un anno, sarà una parola familiare agli esperti. Una variante

diabolica e sommersa, che impegna i bulli abituali, ed incessantemente ne recluta di nuovi. (Marida

2006, p. 1, Prima pagina) • Si può dire che c’è più violenza di

Lombardo Pijola, Messaggero, 10 febbraio

un tempo? «No, sono cambiate le forme, oggi c’è il cyberbullismo, l’uso dei telefonini, la tecnologia, hanno

l’effetto di amplificare gli episodi» [Anna Oliverio Ferraris intervistata da M. C.]. (Repubblica, 10 gennaio

2007, p. 37, Cronaca) • c’è chi entra negli account altrui e cambia la password bloccando l’accesso al

legittimo proprietario o chi, sul web, scopre il numero di cellulare di un compagno e lo tormenta con sms e

squilli a vuoto in piena notte. Cyberbullismo ma non solo: la paura più grande, in fatto di Rete e minori, si

chiama pedofilia. (Giulia Ziino, Corriere della sera, 11 febbraio 2008, p. 23). Composto dal confisso cyber-

aggiunto al s. m. bullismo. ~ 40 ~

nell’anonimato, anche se, qualora l’evento fosse particolarmente pericoloso sarebbe

possibile risalire alla persone poiché ad ogni connessione corrisponde un IP.

Il cyber bullismo è la manifestazione in rete del bullismo. Le vittime sono sempre le

stesse, persone più deboli, persone insicure, persone con degli handicap, con orientamento

sessuale diverso dal loro. A cambiare è la modalità, tramite la rete può diventare una vera

e propria persecuzione. Il cyber bullo infatti può tormentare la propria vittima tramite

messaggi, immagini, video offensivi che può inviare tramite diverse applicazioni o

addirittura pubblicare in rete.

Nel momento in cui ci si approccia al mondo della rete, ci si espone, il problema sta

non tanto nell’evitare situazioni problematiche ma nel saper gestire gli strumenti

necessari.

Quindi, il problema non dipende dalla tecnologia in sé ma alla capacità delle singole

persone di relazionarsi attraverso la rete.

Nasce, da ciò, l’esigenza di definire linee di orientamento destinate al personale

scolastico, agli studenti e alle famiglie per riflettere, conoscere e prevenire il cyber

bullismo e i fenomeni ad esso riconducibili.

La rete è di per se un mezzo di confronto, il che non è di per sé negativo. Infatti sono

individuate le principali motivazioni che spingono i ragazzi ad approcciarsi all’uso

state

dei social network:

 Bisogno di connessione per vincere la noia;

 Bisogno di informazione;

 Bisogno di relazione;

 Bisogno di amicizia. ~ 41 ~

La rete rende possibile soddisfare tali esigenze, tramite essa è infatti possibile chattare,

giocare, condividere foto, video o stati d’animo, interagire con gruppi di diverse

categorie, partecipare a forum e sentirsi connessi al mondo.

dal 2012 ha aderito al programma comunitario “Safer istituito dal

25

Il MIUR Internet”

Parlamento Europeo e dal Consiglio dell’Unione Europea. Tale programma prevede:

 La definizione di una serie di azioni strategiche per la promozione di un uso

consapevole, sicuro e responsabile di Internet tra i più giovani;

 Il finanziamento di interventi a livello europeo e nazionale attraverso la creazione

di poli di riferimento nazionali sul tema “Safer Internet Center (SIC) - centri

Rete”.

nazionali per la sicurezza in

Tali interventi hanno coinvolto anche insegnanti e famiglie stimolandoli a rapportarsi

con la vita virtuale dei propri figli, ad avere un controllo e istituire in questi un uso

consapevole della rete.

Nella linea di prevenzione ne rientrano anche strumenti di segnalazione tra cui la Help

line in collaborazione con il telefono azzurro. I ragazzi potranno segnalare il proprio

disagio tramite telefono, chat, sms, wthatsapp e skype.

Le famiglie oltre a essere presenti nella “vita virtuale” dei propri figli devono essere

attenti anche agli atteggiamenti di questi.

Infatti se un ragazzo appare afflitto, offeso, chiuso in se stesso, soffre maggiormente

di disturbi della salute, iniziano a calare le proprie prestazioni scolastiche e la propria

voglia di recarsi nella struttura scolastica, se i compagni di sempre iniziano ad essere più

restii alla frequentazione del soggetto in causa, potrebbe essere vittima di bullismo e/o

cyber bullismo.

MIUR “Ministero dell’Istruzione, dell’Università e

25 della ricerca

~ 42 ~

Allo stesso tempo anche gli insegnanti devono tutelare il benessere nelle aule e nelle

strutture scolastiche, devono essere attenti alla coesione tra gli alunni, e agli atteggiamenti

che questi intrattengono tra loro, evitando spiacevoli eventi e trovando il modo di creare

armonia e socializzazione tra le parti.

I progetti Europei di contrasto e prevenzione del bullismo e del cyber bullismo

finanziati dal 2007 dall’European Commission Justice, sono coordinati da docenti e

dell’Educazione dell’università

ricercatori in Psicologia dello Sviluppo e del dipartimento

di Bologna i quali hanno svolto uno studio sui fenomeni verificatisi in Italia.

Il cyber bullismo (cyber bullying) vede una incidenza del 9% di bullismo ricevuto

(vittime) e del 9% di bullismo agito (bulli) attraverso il cellulare, e un 7% di bullismo

ricevuto (vittime) e un 7% di bullismo agito (bulli) attraverso Internet. Come già indicato

in riferimento al bullismo tradizionale alcuni studenti hanno dichiarato di aver sia subito

che attuato episodi di aggressione, essendo quindi allo stesso tempo sia bulli che vittime

(3% bullismo via cellulare, 2% bullismo via Internet).

I dati riportano anche una percentuale rilevante di studenti che riferiscono di aver

assistito o di essere venuti a conoscenza di fenomeni di cyberbullismo (cyberbullying)

(23% bullismo tramite cellulare e 17% bullismo tramite Internet).

I risultati emersi indicano che il cyberbullismo (cyberbullying), pur se meno frequente

26

del bullismo tradizionale, è un fenomeno già presente nelle nostre scuole secondarie.

L’età di riferimento, come detto, è pressappoco quella della scuola secondaria. I cyber

bulli sono solitamente i compagni di classe o dello stesso plesso scolastico, di questi una

grande fetta però lo fa in anonimato.

26 Report Cyber e Bulling Università di Bologna ~ 43 ~

Le vittime dichiarano rabbia, frustrazione e insofferenza. Questi sentimenti si

amplificano se oltre all’attacco diretto vengono seguiti pubblicazioni in rete di foto o

l’autostima

video personali delle vittime. Ne subisce danni anche dei ragazzi presi di mira.

Anche l’Istat si è occupata del fenomeno sostenendo che vi è un rischio maggiore per i

più giovani rispetto agli adolescenti. Circa il 7% degli 11-13enni dichiara di essere stato

vittima una o più volte al mese di prepotenze tramite cellulare o Internet mentre la quota

scende al 5,2% se la vittima ha un’età compresa tra 14 e 17 27

anni.

RAGAZZI E ADOLESCENTI DI 11-17 ANNI PER FREQUENZA CON CUI HANNO SUBÌTO, TRAMITE INTERNET O

TELEFONO CELLULARE, COMPORTAMENTI OFFENSIVI, NON RISPETTOSI E/O VIOLENTI, PER SESSO, PER CLASSE

DI ETA’ E PER RIPARTIZIONE TERRITORIALE E DIMENSIONE DEMOGRAFICA DEL COMUNE DI RESIDENZA. Anno

2014 (per 100 ragazzi e adolescenti di 11-17 anni con le stesse caratteristiche che usano Internet e/o il telefono cellulare)

La cronaca ha negli ultimi tempi citato alcuni casi di vittime di tale fenomeno, vittime

estremamente deboli, che non hanno avuto il coraggio di denunciare alle famiglie, alle

istituzioni ma hanno preferito stoppare umiliazioni e pressioni tramite il suicidio.

20/02/2012 Roma: si toglie la vita il ragazzo dai “pantaloni rosa” 28

Report ISTAT “IL BULLISMO IN ITALIA: COMPORTAMENTI OFFENSIVI E VIOLENTI

27 TRA I

GIOVANISSIMI” 2014

Articolo de” L’espresso”

28 ~ 44 ~

La vittima un ragazzo di 15 anni etichettato e schernito per il colore dei suoi pantaloni

(risultato di un bucato non riuscito) Anziché arrabbiarsi con la madre, Andrea s’era

mostrato divertito della cosa e aveva indossato volentieri quei pantaloni, i quali, però,

sarebbero stati al centro di mesi di derisioni e di cyber-bullismo: lui additato come gay

forse senza neanche esserlo addirittura su un profilo Facebook, dedicato appunto al

“ragazzo dai pantaloni rosa”. Fu così che il 20 novembre 2012, il ragazzo legandosi una

sciarpa al collo si impiccò, decidendola di farla finita. 29

18/09/2015 Vercelli: si impicca ragazzo vittima di cyber bullismo

La vittima un 27enne di Vercelli, A quanto si apprende, infatti, il ragazzo, circa un anno

fa, si era rinchiuso in casa, in preda a una forte crisi depressiva, dopo avere scoperto, e

subito denunciato alla polizia postale di Biella, che alcuni suoi coetanei avevano

pubblicato su una pagina Facebook alcune foto offensive nei suoi confronti - in cui

appariva rinchiuso a forza dentro a un bidone della spazzatura e ritratto con un sacchetto

della spazzatura in testa - oltre a postare un video su Youtube in cui veniva ridicolizzato

e preso in giro. Dopo che la polizia aveva fatto rimuovere i contenuti dal web era stato

aperto un fascicolo in procura, del cui iter, però, non si è più saputo nulla.

Non è possibile citare tutti i casi, c’è da dire che però non c’è una legge specifica per il

bullismo e il cyber bullismo. Ci sono però diverse norme di legge nel codice civile, penale

e nella costituzione che possono punire i bulli e i cyber bulli.

I reati che possono configurare sono molteplici:

 Percosse

 Lesioni

 Danneggiamento alle cose

Articolo De “Il mattino”

29 ~ 45 ~

 Ingiurie o diffamazioni

 Molestia o disturbo alle persone

 Minaccia

 Atti persecutori o stalking

Vi è differenza di imputabilità se il bullo è minore di 14 anni o se ha un età compresa tra

i 14 e i 18 anni.

Infatti, il minore di 14 anni non è penalmente imputabile, se però viene riconosciuto

“socialmente pericoloso” possono essere previste misure di sicurezza come la libertà

vigilata o il ricovero in riformatorio.

Data la mancanza di leggi specifiche e dato l’anonimato che si cela dietro il fenomeno del

cyber bullismo attualmente i casi sopracitati e gli altri sono rimasti impuniti.

3.1 Normative e percoli dei Mass Media

l’infanzia l’adolescenza

La Commissione parlamentare per e ha deliberato il 23 ottobre

2008 un'indagine conoscitiva volta ad approfondire la tematica della tutela dei minori nei

mezzi di comunicazione.

L’indagine nasceva dall’intento di svolgere una ricognizione ad ampio raggio di una

che si sta imponendo all’attenzione collettiva e che consiste nella crescente

problematica

diffusione di nuovi strumenti comunicativi, rispetto ai quali le fasce di età dell’infanzia e

dell’adolescenza risultano particolarmente sensibili.

L’obiettivo era quello di verificare il vasto ambito degli strumenti di contrasto allo

sfruttamento.

L’impianto dell’indagine conoscitiva si è sostanzialmente impostato su due linee di

indirizzo: ~ 46 ~

 implica un’azione

La tutela del minore nei media, sotto un profilo soggettivo,

positiva per favorire una corretta crescita psicologica del bambino, attraverso

un’adeguata programmazione televisiva; una selezione dei prodotti mediatici

destinati al minore in ragione della loro specifica utilità, valutata esclusivamente

in funzione del minore; la valorizzazione del bambino come soggetto sui generis

volta a contrastare la considerazione del minore in termini di consumatore attuale

e/o futuro;

 un’azione di

La tutela del minore nei media, sotto un profilo oggettivo, implica

tutela, intesa con riferimento alla difesa della sua intrinseca dignità di persona

debole, bisognosa di maggiore tutela, rispetto all’adulto, e si attua esercitando

un’azione dell’immagine

di protezione del bambino nei contenuti dei programmi

circolanti nel vasto circuito dei media che scoraggi pratiche abusive e che

salvaguardi la sua dignità come soggetto di diritti autonomi (diritto alla

riservatezza, tutela dell’incolumità fisica e psichica rispetto a giochi violenti,

messaggi mediatici devianti, ecc.).

La convenzione di New York (20 novembre 1989) ha dettato alcuni importanti

principi in materia di tutela dei minori nei mezzi di comunicazione. La convenzione parte

dalla definizione dei minori, definisce infatti “bambini” tutti i minori di 18 anni, e ritiene

che questi sono carenti di maturità fisica e intellettuale, per tale motivo necessitano di

tutele e cure particolari.

L’Unione Europea riconosce la protezione dei minori e sancisce i contenuti per questi

nocivi. il diritto alla libertà d’espressione che deve essere però,

Dei minori va rispettato

monitorato. ~ 47 ~

Gli stati membri dell’unione devono attuare adeguate misure come sancito nella

direttiva “Televisione senza frontiere” di cui il principio generale è:

“La direttiva stabilisce il principio, secondo il quale gli Stati membri assicurano la

libertà di ricezione e non ostacolano la trasmissione sul loro territorio di programmi

televisivi provenienti da altri Stati membri. Essi possono tuttavia sospendere la

ritrasmissione di programmi televisivi che violano le disposizioni della direttiva in

materia di protezione dei minori.”

Principio confermato dalla direttiva “Servizi Media e Audiovisivi” del 2007. Tale

revisione estende le norme di protezione dei minori, precedentemente riservate solo ai

programmi televisivi, anche ai servizi media audiovisivi a richiesta in rapida espansione,

in particolare a Internet.

Gli Stati sono chiamati ad assicurarsi che i contenuti audiovisivi non provochino

pregiudizi fisici o morali.

Inoltre sono tenuti ad esortare i fornitori di servizi media a mantenere una condotta

adeguata.

Ovvero che, le trasmissioni non abbiano contenuti dannosi allo sviluppo fisico, mentale

o morale de minori. Che rispettino le fasce orarie a questi dedicati. Inoltre quando i

programmi sono trasmessi in chiaro gli stati devono assicurare che questi siano preceduti

da un segnale di avvertenza che precisi se i contenuti trasmessi sono adatti o meno a un

pubblico di minori.

Anche se questo si è dimostrato un accorgimento non del tutto valido, poiché non

notato con la giusta attenzione.

Per quanto concerne l’uso di Internet, come già accennato nel capitolo precedente, nel

2009 è nato il programma “Safer che vuole promuovere un uso più sicuro e

internet”

~ 48 ~

consapevole di Internet e di altre tecnologie di comunicazione e che lotta contro contenuti

illeciti e comportamenti dannosi in linea.

Il 15 febbraio 2011 la Commissione Europea in materia dei diritti dei minori, ha

proposto una speciale azione volta a fortificare la prevenzione e a rendere i minori

consapevoli dell’uso delle tecnologie on line, a contrastare il cyber bullismo, e

l’esposizione di contenuti dannosi legati alla navigazione in rete. all’uso dei videogame

Oltre alla TV e a Internet la Commissione opera anche in merito

tramite l’iniziativa PEGI (Pan-Eropean Game Information):

“Il sistema di classificazione in base all'età PEGI (Pan-European Game Information -

Informazioni paneuropee sui giochi) aiuta i genitori europei a prendere decisioni

sull’acquisto di videogiochi. È stato lanciato nella primavera del 2003 e ha

informate

sostituito le classificazioni in base all’età esistenti in alcuni paesi con un sistema unico

usato ora in 30 Paesi europei (Austria, Danimarca, Ungheria, Lettonia, Norvegia,

Slovenia, Belgio, Estonia, Islanda, Lituania, Polonia, Spagna, Bulgaria, Finlandia,

Irlanda, Lussemburgo, Portogallo, Svezia, Cipro, Francia, Israele, Malta, Romania,

Svizzera, Repubblica ceca, Grecia, Italia, Paesi Bassi, Repubblica slovacca e Regno

Unito).

Il sistema riceve il supporto dei principali produttori di console, tra cui Sony, Microsoft

e Nintendo, oltre che degli editori e degli sviluppatori di giochi interattivi di tutta Europa.

Il sistema di classificazione in base all’età è stato creato dall'ISFE (International

interattivo).”

Software Federation of Europe - Federazione europea del software

La Commissione Europea, ha inoltre svolto un indagine per singoli media.

Dalle documentazioni acquisite sono emersi due gradi di problematiche:

~ 49 ~

 Il primo riferito ai contenuti veicolati dai singoli mezzi di comunicazione ad

esempio le Tv che hanno ampliato le modalità di circolazione delle informazioni

tramite pubblicità programmi, chat e giochi

 Il secondo riferito alla tipologia dei media on line ad esempio la pedopornografia.

I problemi emersi dall’analisi della TV riguardano la scarsa o quasi assente protezione

della fascia dei programmi riservata i minori, il basso livello qualitativo. Tutto ciò

dannoso poiché data la sua espansione la tv è finita per essere una tipologia di modello

educativo.

La televisione Italiana, che ha contribuito in passato alla crescita dello stato civile e

dell’alfabetizzazione, presenta oggi massimi livelli di banalità volgarità che la collocano

tra gli ultimi posti rispetto alle altre televisioni europee.

Nella popolazione Italiana è uno dei mezzi più utilizzati, soprattutto dai bambini ed ha

assunto un dannoso ruolo di accompagnatore di quei rari momenti di aggregazione

familiare. Oltre a ciò la Tv svolge un ruolo di babysitter, sono infatti molti i genitori che

indaffarati dai vari impegni trovano in questo mezzo un valido intrattenimento per i più

piccoli.

Questo crea un isolamento tra i membri della famiglia e anziché essere uno stimolo allo

sviluppo emotivo e relazionale del bambino diventa un ostacolo, lo rende passivo.

L’eccessiva esposizione comporta due rischi in particolare:

 È un supplente inadeguato alla funzione pedagogica del genitore;

 Comporta stimoli emulativi nei confronti del modelli comportamentali, spesso

fondati su valori effimeri, che in molti casi non sono scelti dai genitori, ma

contribuiscono comunque a diffondere modelli culturali inadeguati.

~ 50 ~

In norma un bambino trascorre circa 40 ore settimanali dedicandosi a queste attività,

ciò sviluppa nella mente del minore una riformulazione della realtà in quanto vive di sole

immagini fittizie.

Inoltre la sola attività di spettatore rende il bambino meno stimolato e più passivo.

Appare pertanto imprescindibile un mutamento di orientamento della stessa comunità

familiare, una sorta di riconversione alla pluralità degli stimoli che parta dagli stessi

genitori, troppo spesso inclini ad abbandonare i piccolo davanti al televisore per mancanza

di risorse materiali o culturali.

La Commissione ha potuto rilevare che non è tanto la questione normativa il punto

bensì l’educazione e la sensibilizzazione a un uso consapevole dei mezzi

principale

comunicazione in generale.

Sarebbero quindi necessari interventi:

 Nell’istituzione famiglia;

 all’interno della scuola dell’obbligo.

Educativi-didattici

Secondo gli psicologi infantili interrogati nella ricerca effettuata dalla commissione

Europea, una buona televisione o una cosiddetta “televisione maestra” in questa epoca è

impossibile. Infatti i nuovi contenuti inseriti nei palinsesti, ad esempio i reality show o

molte serie televisive, stanno creando un disastro antropologico nelle nuove generazioni.

“grazie” l’interesse

È inoltre cresciuto, alle pubblicità, ai film e a molti video musicali dei

giovanissimi verso il fumo, le droghe e il sesso.

Nella nostra epoca del “villaggio globale” non è più solo la tv il problema per

l’educazione dei minori, ma sono subentrati molti altri mezzi di comunicazione, tra cui

Internet.

La rete possiede una incontrollata quantità di contenuti molti lesivi per i minori. A

differenza della Tv non ha controlli non ha fasce protette. È un mondo aperto.

~ 51 ~

Questo ha sollevato la preoccupazione di molti psicologi, educatori e genitori.

Come abbiamo detto Internet è per l’appunto un mondo aperto, ciò riferito anche alle

relazioni.

I social network sono ormai sempre più diffusi, i ragazzi creano a volte legami che

forse mancano nella vita reale. Contribuiscono anch’essi a una chiusura verso il mondo

aperto. Sparisce la relazione face to face tutto si svolge tramite uno schermo. Anche in

questo caso i primi a dover gestire il fenomeno sono i genitori. Limitando il tempo

attività e favorendo lo studio, l’esercizio fisico e l’aggregazione reale dei

dedicato a tali

propri figli con altri coetanei.

A tal proposito il Ministero della Salute e della Gioventù ha promosso il progetto

volto a proporre uno stile di vita più salutare mirato all’attività sportiva sia

Timshel

personale che nell’ambito scolastico.

La scuola, nei suoi spazi fisici di aggregazione, potrebbe così assumere le funzioni

di una agenzia educativa di concreto supporto alla famiglia, agendo come una comunità

di intenti che non esaurisca il suo ruolo nella verifica del mero rendimento scolastico, ma

che rafforzi il senso di appartenenza del minore ad una comunità di coetanei, la sua

identità fisica e psichica, il suo senso dei autodisciplina. Nel mondo di oggi infatti appare

evidente che tale funzione non può più essere svolta unicamente dalla famiglia nucleare,

spesso frammentata e a volte inadeguata (anche economicamente, oltre che

culturalmente) svolge il complesso compito di educazione del bambino alla vita sociale e

relazionale.

Una corretta educazione all’uso delle fonti informative tecnologiche dovrebbe

privilegiare un utilizzo consapevole della rete, lo sviluppo di un consumo critico e la lotta

al conformismo culturale, favorendo un apprendimento quanto meno passivo possibile e

la formazione di uno spirito critico e selettivo. Come realizzare questi obiettivi ambiziosi

~ 52 ~

non è dato definirlo a priori, ma è evidente che la soluzione del problema può essere solo

“alleanza”

affidata ad una educativa fra scuola e famiglia, che indirizzi il minore a forme

di apprendimento responsabili e critiche nell’utilizzo delle nuove tecnologie.

.

3.2 Incremento e incentivazione di attività

ludico ricreative alternative

La vera sfida per un genitore sta nello spingere i propri figli a bilanciare il tempo per i

propri passatempi, nell’educarli a impiegare consapevolmente il tempo che hanno a

disposizione. Si sono registrati come impropri i metodi di costrizione, come ad esempio

staccare la spina alla tv o sequestrare la consolle di gioco. Tali metodi non sono educativi

e rendono il bambino nervoso e frustrato. Lo farà sentire come una vittima di un

ingiustizia e al contrario delle aspettative lo spingerà a coltivare tali passatempi di

nascosto. Vanno quindi varate strategie che portino il bambino a responsabilizzarsi.

Come già detto, i media non sono da evitare ma da utilizzare con parsimonia e

cognizione di causa. Può essere stimolante per il bambino che il genitore si faccia

illustrare i suoi videogiochi e magari si intrattenga a giocare a lui. Tale strategia mostra il

genitore sotto una luce diversa al minore in quanto si dimostra aperto alle novità, intanto

il genitore monitorando il bambino e interagendo con questi può educarlo riguardo i

contenuti, mostrandogli il confine tra la realtà e la finzione. Instaurata tale coesione sarà

più ascoltato il consiglio a dedicare meno tempo a questa attività.

Interagire con i propri figli è anche parlare con loro capirne le proprie preferenze. Può

essere interessante stilare una lista di attività ludiche, ricreative o sportive da

~ 53 ~

svolgere in modo tale da sviluppare nuovi interessi e stimolare le relazioni coi i propri

coetanei cosa che non si sviluppa dedicando tempo ai videogame piuttosto che alla tv o a

internet.

Un’altra all’aperto, c’è

alternativa può riguardare i giochi se la possibilità di usufruirne

fuori casa, oppure giochi da tavolo, disegno, lettura. Ogni genitore dovrebbe conoscere il

carattere del proprio figlio e conoscerne gli interessi, tramite questa conoscenza può

trovare attività che risultino piacevoli e accattivanti.

Si possono inoltre intraprendere dei progetti a lungo termine come ad esempio la cura

del giardino, la costruzione di una casa per le bambole, attività che non sono solo a lungo

tempo ma che possono gratificare nel tempo stesso i risultati ottenuti. Infatti i bambini

adorano essere gratificati, questo è uno dei motivi che li rende attratti dai videogiochi,

spesso questi affidano missioni che li ricompensa nell’immediato per la buona riuscita.

Va trasportato quindi l’impegno che questi impiegano per superare una missione nella

vita reale e in progetti costruttivi per l’oggi e anche per il futuro.

Oltre alle attività che si possono svolgere nell’ambito familiare, i bambini vanno

stimolati anche per esempio:

 Nello sport

 Nella musica

Il primo è sia un metodo di aggregazione che un metodo di tutela della salute. Lo sport

se fatto nel modo giusto è una palestra di vita.

~ 54 ~

Va scartata la concezione di sport che si palesa dai mass media perché mostra smania

di protagonismo, ricerca di affermazione e smania di denaro e va visto di questa attività

il valore terapeutico di spensieratezza e libertà. I bambini ne gustano il piacere di mettersi

in gioco di sfidare i propri limiti e di

desiderare la vittoria sotto forma di

tenacia e non di smania di successo.

Confrontandosi con la disciplina dello

sport il bambino si può arricchire di

nuove modalità di comportamento che gli insegnano a rapportarsi alle situazioni più

svariate. La qualità educativa dello sport che il bambino pratica dipende dagli istruttori e

dagli individui che frequentano il contesto in cui si svolgono le attività. Per questo è

fondamentale l’impego di figure altamente professionali non solo a livello di prestazioni

ma anche medico psicologico ed educativo. Lo sport da insegnamenti diversi per le varie

fasce d’età, pertanto sarebbe importante far approcciare i bambini nella più tenera età.

 3-5 anni i bambini imparano a fare movimento e tramite questo ad esprimersi.

Solitamente tale approccio avviene nella scuola dell’infanzia o nelle scuole di

avviamento allo sport. A questa età il bambino apprende che tramite il movimento

può esprimere se stesso la sua vitalità.

 9-10 anni invece il bambino è più consapevole di ciò che fa, lo sport diventa più

articolato e coinvolgente, iniziano le competizioni e con esse la voglia di vincere

e la paura di sbagliare. Importante è che tale paura non sia fomentata dai genitori.

Sono, infatti, diffusi i casi di genitori che ripongono aspettative tali nei propri figli

da generare stati d’ansia e di rabbia e li inducono a non vivere più l’esperienza in

modo positivo. ~ 55 ~

 l’aspetto

11-13 anni inizia a modificarsi fisico, il corpo muta continuamente e non

è facile adattarsi. Gli istruttori/educatori quando si approcciano a questa fascia

d’età hanno il compito di far vivere lo sport come accettazione del proprio corpo,

sull’aumento delle prestazioni fisiche e su una maggiore capacitò di

coordinazione.

Lo sport sollecitando il corpo aiuta i ragazzi nell’acquisizione del senso d’identità.

Inoltre la disciplina sportiva induce a uno stile di vita più sano e al rispetto verso il

prossimo.

La seconda invece, la musica, è considerata una grande componente nell’educazione

del bambino. Studi infatti ritengono che studiare musica favorisce lo sviluppo cognitivo

di ogni bambino e contribuisce ad allenare la memoria potenziando al tempo stesso, la

creatività.

Già in età prescolare il mondo delle note ha effetti molto positivi nel percorso della

crescita.

“Fare nell’educazione

è molto più di un passatempo: è un elemento essenziale del vostro

bimbo” 30 c’è

Oltre alle opzioni specificamente ludiche e ricreative, anche un opzione che prevede

sia aggregazione che educazione e formazione, il doposcuola.

Il Doposcuola è un luogo educativo, ossia una comunità educante che pone al centro

l'attenzione alla persona nella ricchezza di tutte le sue articolazioni. Il Doposcuola si

propone di: potenziare la fiducia e l’autostima del bambino, facilitando i processi

30 H. Pinksterboe Corso di musica per bambini e ragazzi, guida orientativa per i genitori

, Curci, Milano, 2013 ~ 56 ~

d’apprendimento rendendo il bambino protagonista dell’attività scolastica, mediante una

serie di esperienze in cui la sua personalità si sviluppi attraverso il “fare” guidato o

autonomo.

Promuove forme di lavoro individuale e di gruppo, che sviluppano la consapevolezza di

sé, delle proprie capacità, dei propri limiti e dei propri comportamenti; sviluppano nel

bambino la capacità di vedere la realtà da angolature diverse, superando giudizi soggettivi

e atteggiamenti egocentrici; potenzia nel bambino atteggiamenti di rispetto nei confronti

di se stesso, degli altri e dell’ambiente in cui vive. In questo orizzonte l'insegnante educa

istruendo e realizza la sua libertà d'insegnamento all'interno del Progetto Educativo.

dell’alunno e, contemporaneamente, gli offre gli

Promuove il benessere psico-emotivo

strumenti più adeguati per “imparare ad imparare”, cioè gli trasmette una metodologia

31

che lo renda sempre più autonomo nello studio e nell'esecuzione dei compiti.

Inoltre molte associazioni offrono la possibilità di far svolgere ai ragazzi:

 Attività culturali e laboratorio interculturale: giochi di ruolo, creazione e

proiezione di video, spettacoli teatrali e proiezioni di film con discussioni. La

finalità è quella di fare gruppo, sentirne l’appartenenza e conoscere l’alterità.

 Laboratori espressivi: realizzazione di percorsi di recitazione, musicali di

arti figurative per sviluppare competenze artistiche. Parte di queste attività

sono legate alla vita culturale e rituale del territorio (carnevale,

manifestazioni, etc.) come possibilità per integrarsi. Obiettivo finale è

sperimentare e sviluppare interessi attivi e partecipare alla vita del territorio.

l’opportunità educativa dei doposcuola,

31 A. De Bernardis, Educare altrove, Franco Angeli, Milano,

2005 ~ 57 ~

 Attività di impegno e responsabilità sociale: i ragazzi vengono coinvolti

nell’autogestione degli spazi da loro utilizzati. Tale attività favorisce la

responsabilità reciproca nel gruppo e verso gli altri.

 Attività ricreative: merende, giochi e giochi di ruolo, feste e gite, uscite

ludiche e culturali che stimolano la coesione e il confronto con l’altro.

Come abbiamo visto attività che possono stimolare i ragazzi in maniera positiva ce ne

sono, è compito dei genitori stimolare i ragazzi a tali attività invece di affidare il loro

tempo a un computer o un videogame.

3.3 Recupero e reinserimento minori

devianti

Importante è l’attività di recupero e reinserimento dei soggetti devianti e dei loro

comportamenti.

Ciò va effettuato mediante collaborazione tra le autorità giudiziarie e gli enti preposti al

reinserimento.

Il fine è quello di rendere il minore capace di operare una scelta adeguata tra il rispetto o

la violazione della norma. Quindi non basta far conoscere la norma ma è necessario dare

strumenti adatti per far sì che questa venga rispettata. Il minore deve essere indirizzato

verso un cammino di autonomia, consapevolezza e coscienza, un cammino quindi di

crescita.

Per i minori di 14 anni non è prevista la reclusione, infatti il nostro sistema penale prevede

che il minore non imputabile, perché al momento del fatto non aveva compiuto ancora

quattordici anni o perché, pur avendoli compiuti, è stato riconosciuto incapace di

~ 58 ~

intendere e di volere, venga prosciolto, cioè non assoggettato a pena. Questo non vuol

dire che nei confronti del minore così prosciolto non venga disposta nessuna misura,

32

laddove sia considerato pericoloso

Le misure cautelative a questi preposte sono:

 Il riformatorio giudiziario: è una misura di sicurezza speciale per i minori che

consiste nel togliere questi dal loro ambiente e collocarli in una comunità di

giovani regolata da norme di vita e di condotta tali da sottoporre a continuo

controllo i ricoverati. Tale misura di sicurezza tende a voler eliminare i

comportamenti violenti nella società. Si aggiunge a questo un lavoro pedagogico

che vuole agire in profondità, modificando la parte di personalità non ben

strutturata. Questa misura viene applicata ai minori socialmente pericolosi sia non

imputabili che imputabili (14-18 anni)

 Liberta vigilata: il giudice tenuto conto della gravità dell’atto commesso e delle

condizioni morali della famiglia in cui il minore è vissuto può decidere se

riformatorio o libertà vigilata. Questa misura può infatti essere applicata al minore

non imputabile solo e soltanto se è possibile affidarlo ai genitori o a coloro che

hanno l’obbligo di provvedere alla sua educazione. Nel caso in cui il minore non

dava prova di ravvedimento il provvedimento mutava nel ricovero in riformatorio.

 Collocamento in comunità: Con il provvedimento che dispone il collocamento in

comunità il giudice ordina che il minorenne sia affidato a una comunità pubblica

o autorizzata, imponendo eventuali specifiche prescrizioni inerenti alle attività di

studio o di lavoro ovvero ad altre attività utili per la sua educazione. Il

responsabile della comunità collabora con i servizi. In caso di gravi e ripetute

32 S. Matteini Chiari Il minore nel processo, Giuffrè, Milano, 2014

~ 59 ~

violazioni delle prescrizioni imposte o di allontanamento ingiustificato dalla

comunità, il giudice può disporre la misura della custodia cautelare, per un tempo

non superiore a un mese, qualora si proceda per un delitto per il quale è prevista

la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni.

 Sentenza di non luogo a procedere e messa alla prova: Il giudice, sentite le parti,

può disporre con ordinanza la sospensione del processo quando ritiene di dover

valutare la personalità del minorenne all’esito della prova. Il processo è sospeso

per un periodo non superiore a tre anni quando si procede per reati per i quali è

la pena dell’ergastolo o della reclusione non inferiore nel massimo a

prevista

dodici anni; negli altri casi, per un periodo non superiore ad un anno. Durante tale

periodo è sospeso il corso della prescrizione. Con l’ordinanza di sospensione il

dell’amministrazione

giudice affida il minorenne ai servizi minorili della giustizia

per lo svolgimento, anche in collaborazione con i servizi locali, delle opportune

attività di osservazione, trattamento e sostegno. Con il medesimo provvedimento

il giudice può impartire prescrizioni dirette a riparare le conseguenze del reato e a

promuovere la conciliazione del minorenne con la persona offesa dal reato. Contro

l’ordinanza l’imputato

possono ricorrere per cassazione il pubblico ministero, e il

suo difensore. La sospensione non può essere disposta se l’imputato chiede il

giudizio abbreviato o il giudizio immediato. La sospensione è revocata in caso di

ripetute e gravi trasgressioni alle prescrizioni imposte.

 Sanzioni sostitutive: Con la sentenza di condanna il giudice, quando ritiene di

dover applicare una pena detentiva non superiore a due anni, può sostituirla con

la sanzione della semidetenzione o della libertà controllata, tenuto conto della

personalità e delle esigenze di lavoro o di studio del minorenne nonché delle sue

condizioni familiari, sociali e ambientali. Il pubblico ministero competente per

~ 60 ~

l’esecuzione trasmette l’estratto della sentenza al magistrato di sorveglianza per i

minorenni del luogo di abituale dimora del condannato. Il magistrato di

sorveglianza convoca, entro tre giorni dalla comunicazione, il minorenne,

l’esercente la potestà dei genitori, l’eventuale affidatario e i servizi minorili e

provvede in ordine all’esecuzione della sanzione a norma delle leggi vigenti,

tenuto conto anche delle esigenze educative del minorenne.

Nel caso di bullismo o dell’attuale cyber bullismo non ci sono, come già detto, delle

vere e proprio leggi. La vittima può denunciare alle autorità competenti i danni morali o

fisici provocati da tali atti. Il processo penale in questo caso è raro solitamente si tenta

una mediazione tra la vittima e il committente del reato.

I destinatari di tali provvedimenti sono sottoposti a un percorso educativo che non è

33

prestabilito , infatti, gli educatori si ritrovano davanti a casi diversi e soggetti con

personalità diverse, con proprie problematiche e problemi familiari. Non sempre i ragazzi

sono interessati a conoscere un’alternativa alla vita vissuta fino a quel momento

Inoltre i minori hanno tempi diversi e non necessariamente sono interessati a entrare in

relazione con gli educatori.

Soltanto se viene instaurata una relazione con questi si potranno mettere le basi per il

cambiamento, altrimenti sarà un processo puramente formale e una volta finito il percorso

i ragazzi torneranno a fare la vita di prima.

Un educatore può iniziare una relazione col minore solo nel caso in cui ci sia la

sospensione della pena, ovvero nel caso in cui il giudice non commetta l’errore di

indentificare il minore solo per il reato commesso senza tener conto delle dinamiche che

l’hanno potuto spingere a fare ciò. Compito di capire tali motivazioni sta agli educatori,

Il diritto dei minori all’ascolto,

33 R. Rossi, Giuffrè, Milano, 2016

~ 61 ~

agli psicologi e agli assistenti sociali. Una volta compreso ciò si può iniziare un

trattamento mirato all’educazione e al reinserimento.

È importante, per il percorso di reinserimento, lavorare con i ragazzi e non sui ragazzi

tenendo conto delle loro caratteristiche, delle loro capacità, delle loro debolezze.

È necessario, inoltre, costituire progetti per il futuro, dare al giovane una prospettiva

per il futuro che abbiano reali possibilità per il futuro.

È chiaro quindi che il percorso è lungo e non facile, bisogna tener conto che in queste

strutture è l’educatore che detta i tempi e le modalità di vita. In questi luoghi ci sono

dinamiche diverse che dall’esterno. Il minore non ha facoltà ridotte di scegliere. In

sostanza quindi, in carcere, manca qualsiasi possibilità di autonomia, è difficile capire se

le regole che si stanno cercando di far apprendere una volta fuori siano realmente

patrimonio del ragazzo o meno. Per tale motivo si chiede all’operatore di affiancarlo nel

percorso di cambiamento

Il minore è stimolato a compiere un percorso di scelte, a comprendere, prima di tutto,

che se ne possono compiere di diverse da quelle precedenti, si tenta, appunto, di educarlo

alla libertà, ma in un luogo che è la negazione, per la sua struttura e il suo funzionamento,

della libertà stessa. Si opera, quindi, in un contesto che contraddice profondamente

l’obiettivo principale che gli operatori si prefiggono e che dovrebbe essere anche il fine

ultimo per il minore.

Esistono, però, in carcere problematiche tali da mettere spesso in crisi l’educatore

stesso prima ancora che il suo lavoro, che gli stimoli più grandi dal punto di vista

professionale arrivano dai ragazzi stessi. Il desiderio di educarli alla libertà, cioè di

educarli alla scelta, non possa non essere raccolta, soprattutto quando sono i minori stessi

a inviare agli adulti richieste di aiuto e segnali di malessere dovuti alla condizione in cui

~ 62 ~

hanno sempre vissuto e nella quale si trovano a vivere al momento della detenzione:

quando, insomma, loro stessi domandano come sia possibile vivere la libertà.

~ 63 ~

Conclusioni

Il mio lavoro di tesi tratta del potere dei media sui minori, ovvero della capacità dei

nuovissimi mezzi di comunicazione di influenzare la vita dei minor.

L’evoluzione dei mass media è stata lenta e progressiva e la varietà di pubblico come

la varietà di programmi è mutata nel tempo. Il mio interesse è stato focalizzato su come

questi mezzi sono entrati prepotentemente nella nostra vita sia privata che non e come sia

cambiato anche il modo di educare e formare. Non è più solo il libro a dare informazioni

ma anche il web. Il Miur ha infatti stilato un nuovo decreto legge che è entrato in vigore

modo di fare educazione nell’era

a marzo 2016 sul nuovo digitale

Nella nostra epoca di rinnovamento e di invadenza pubblicitaria, televisiva e telematica

didattica e l’educazione

cambia il modo di educare. La sono cambiate in seguito

all'implementazione di strumenti informatici e telematici digitalizzati, quali sono quelli

ormai a disposizione e noti al grande pubblico, cioè del nuovo modo di insegnare e di

apprendere che consegue a quella vera e propria rivoluzione che questi strumenti

elettronici hanno portato nella nostra vita. Il termine "rivoluzione" è adoperato nella stessa

misura in cui viene utilizzato in riferimento alle rivoluzioni industriali occorse dalla fine

del Settecento in poi. l’istruzione.

I nuovi media stanno diventando sempre più importanti per la cultura e per

su come era l’educazione nel ‘900 con due riferimenti

Il primo capitolo tende a focalizzare

pedagogici pilastri dell’educazione, Maria Montessori e le sorelle Agazzi.

‘900

La tesi procede seguendo le mutazioni che dal ad ora ha subito la formazione, quindi

il passaggio dall’analogico al digitale, il passaggio dal solo libro tramandatore di saperi

al web, mondo aperto ricco di informazioni, non sempre certificate come quelle dei libri.

~ 64 ~

Nell’era c’è “nativo ”

34

digitale, il nuovo bambino digitale che nasce in un epoca che lo

spinge sin da piccolo verso una serie di nuove tecnologie. Il mondo digitale è un mondo

ricco di insidie. Nel secondo capitolo, sono evidenziate tre tipologie di mass media e le

modalità in cui queste possono nuocere al minore. Va sottolineato che il problema non

l’uso

sono i mass media ma che ne va fatto. Un uso improprio può infatti ledere e tendere

a formare una personalità tesa a deviare. La tv di oggi non ha più dei programmi adeguati

alle fasce orarie protette, i minori sono pertanto esposti alla visione di scene di violenza,

sesso e droga. Gli stessi videogiochi possono contenere immagini di questo genere. Il web

è invece un mondo aperto che espone ad ogni tipo di informazioni e immagini. È compito

dei genitori e degli educatori/insegnanti limitare i pericoli. In che modo?

I genitori spesso affidano a tali mezzi i propri figli come se fossero delle babysitter, questo

per l’educazione, anzi tende a generare

non mette delle buone basi dei ragazzi chiusi e

frustrate. Il loro compito sarebbe oltre a quello di seguirli nel tempo che impiegano a

queste attività, cercare di stimolarli verso attività esterne che stimolano la creatività e la

socializzazione. I docenti invece, secondo il nuovo decreto scuola, avranno delle ore

dedicate da poter trascorrere nelle aule multimediali, ore che serviranno per indirizzare i

ragazzi nel giusto uso di tali tecnologie.

digitale “L'espressione nativi digitali ha indicato la generazione

34 Enciclopedia Treccani, definizione nativo

di chi è nato e cresciuto in corrispondenza con la diffusione delle nuove tecnologie informatiche. E quindi

si tratta, in genere, di persone, soprattutto di giovani, che non hanno avuto alcuna difficoltà a imparare l'uso

di queste tecnologie. L'espressione nativi digitali viene dalla corrispondente espressione inglese digital

native, in cui si sono accostati due elementi: digital che significa relativo ai mezzi informatici; e native che

significa nativo, indigeno. Esiste anche un'altra espressione che è quella di immigrati digitali e in questo

caso indica esattamente il contrario: gli immigrati digitali sono le persone che, quando queste nuove

tecnologie si sono diffuse, erano già adulte e quindi persone che hanno avuto maggiore difficoltà, o

addirittura non riescono, a impadronirsi della conoscenza e dell'uso di questi nuovi mezzi. Le due

espressioni, sia nativi digitali che immigrati digitali, si sono diffuse anche nella lingua italiana dopo il 2001

perché nel 2001 era stato pubblicato in lingua inglese, da uno scrittore statunitense che si chiama Marc

Prensky, un libro che era intitolato, per l'appunto, Digital Natives, Digital Immigrants. Sia nativi digitali

che immigrati digitali sono due espressioni che dimostrano che la lingua inglese può essere tradotta con

traduzioni appropriate che fanno presa nella nostra lingua e che si diffondono immediatamente. Sia nativi

digitali che immigrati digitali sono espressioni ormai registrate, già da qualche anno, nei nostri migliori

vocabolari della lingua.” ~ 65 ~


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher m.zoccano di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia della devianza e della marginalità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Musella Margherita.

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