Sommario
La lingua italiana e i mass media. Ilaria Bonomi e Silvia Morgana (a cura di)...........2
1)L’italiano contemporaneo e la lingua dei media. Andrea Masini.................................................2
2)La lingua della radio. Enrica Atzori.............................................................................................4
3)La lingua della televisione. Elisabetta Mauroni...........................................................................7
4)Lingue del cinema. Mario Protti.................................................................................................10
5)La lingua dei quotidiani. Ilaria Bonomi.....................................................................................13
6)La lingua del fumetto. Silvia Morgana.......................................................................................18
7)La lingua della canzone. Gabriella Caratago e Franco Fabbri...................................................21
8)La lingua della pubblicità. Giuseppe Sergio...............................................................................23
9)Lingua e internet. Massimo Prada..............................................................................................27
Storia dell’Italia repubblicana dal 1946 ai nostri giorni. Tullio De Mauro...............31
1)L’Italia linguistica dell’immediato dopoguerra..........................................................................31
2)Dagli anni Cinquanta ai Duemila: cambiamenti sociali e culturali e loro riflessi linguistici.....32
3)Nuovi assetti linguistici, nuove forme e funzioni.......................................................................35
Cattive notizie. La retorica senza lumi dei mass media italiani. Michele Loporcaro. 38
1)Due idee di notizia, due idee della tv..........................................................................................38
2)I mass media italiani e la questione della lingua........................................................................39
3)La resistenza del sistema............................................................................................................40
4)Lo “svecchiamento” dello stile giornalistico italiano.................................................................40
5)Dal giornale alla TV: la deriva televisiva...................................................................................41
6)La messa in scena delle notizie...................................................................................................42
7)Il romanzo della notizia nel teatro dell’informazione................................................................42
8)Il TG come specchio della realtà................................................................................................44
9)Conclusioni.................................................................................................................................44
Lingua italiana e cinema. Fabio Rossi........................................................................46
1)Introduzione. Nozioni fondamentali...........................................................................................46
2)Dal cinema muto agli anni Quaranta..........................................................................................47
3)Dal neorealismo alla commedia all’italiana...............................................................................48
4)L’italiano, i dialetti, le altre lingue..............................................................................................49
5)Il doppiaggio...............................................................................................................................50
6)Rapporti tra cinema, teatro e letteratura.....................................................................................51
7)Gli ultimi trent’anni....................................................................................................................52
1
L’italiano al cinema, l’italiano nel cinema. Giuseppe Patota e Fabio Rossi (a cura di).
.....................................................................................................................................54
1)L’italiano al cinema, l’italiano del cinema: un bilancio linguistico attraverso il tempo. Fabio
Rossi...............................................................................................................................................54
2)Dal muto al sonoro. La lingua del cinema degli anni Trenta. Francesca Gatta.........................56
3)Lingue e dialetti nel cinema di Fellini. Marco Gargiulo............................................................57
4)Monicelli, Risi, Scola: variazione linguistica e commedia. Fabrizio Franceschini....................58
5)Massimo Troisi parte-nopeo e arriva italiano. Giuseppe Sommario.........................................59
6)Quando lo schermo racconta: rapporti linguistici tra cinema e televisione. Simona Messina...59
7)Il documentario: scuola di cinema e di lingua. Laura Clemenzi, Riccardo Gualdo...................60
8)Il doppiaggese e le sue ricadute sull’italiano. Angelo Sileo.......................................................61
9)Deonimici e transonimi dal cinema. Enzo Caffarelli.................................................................61
La lingua italiana e i mass media. Ilaria Bonomi e Silvia Morgana (a cura
di) 1) L’italiano contemporaneo e la lingua dei media. Andrea Masini
a. Gli studi sulla lingua dei mass media
L’attenzione dei linguisti per l’italiano dei mass media, oggi assai vivace, fino alla
metà del secolo scorso si è manifestata solo con una certa esitazione, che si può
addebitare a diversi ordini di motivazioni: il privilegio concesso allo studio della
lingua letteraria, la riluttanza ad affrontare argomenti di stretta contemporaneità e lo
sviluppo ancora embrionale di alcuni mezzi di comunicazione di massa. Un impulso
più risoluto venne dall’importanza che ai moderni mass media riconobbe Tullio De
Mauro, considerati non come accidenti, ma come fattori decisivi, accanto ad altri, per
la diffusione dell’italiano in una popolazione che fino alla metà del Novecento era in
gran parte analfabeta.
b. Le lingue dei media: tratti comuni e tratti distintivi
A districare la matassa delle lingue speciali è essenziale la nozione di “sottocodice”,
che indica quelle varietà della lingua legate a uno specifico ambito disciplinare. Tutti
questi linguaggi hanno in comune un lessico che privilegia la monosemia (ogni
parola ha un solo significato). Le lingue dei mass media sfuggono a queste
caratteristiche e divergono dai sottocodici sia per gli usi lessicali, che sono quelli
della lingua corrente, sia per la circolazione, si rivolgono a un pubblico “di massa”.
La poliedrica natura dei messaggi emanati dai mass media determina un quadro
molto articolato. Le finalità comunicative assumono tre funzioni ufficiali (quattro se
si aggiunge la pubblicità): 2
Informare;
Diffondere cultura;
Divertire
Persuadere.
Un secondo capitale fattore di differenziazione è costituito dalla pluralità dei modi
comunicativi. Se guardiamo al momento della fruizione, i messaggi dei mass media
sono percepiti dal destinatario nelle due forme canoniche della lettura e
dell’audizione orale, che si integrano poi nelle trasmissioni televisive e nei siti
Internet. Ad aggrovigliare il quadro delle diverse modalità con le quali si dispiegano i
linguaggi dei mass media, si aggiunga poi che la produzione dei messaggi e la loro
fruizione avvengono anche con il supporto della componente iconica. L’iconismo può
essere: grafico (tabelle e scritte alfanumeriche) e figurativo (diviso a sua volta in
statico, le foto, e cinesico, video). Il rapporto fra l’apparato iconico e il flusso
linguistico può oscillare da una sostanziale identità comunicativa fra immagini e
parole (messaggi ridondanti), a una autonomia più o meno parziale (rapporto di
complementarietà), a una totale autonomia dei due linguaggi (spesso gradita alla
pubblicità).
c. L’oralità
La realtà di maggior rilievo è rappresentata dalla massiccia diffusione della
dimensione orale della lingua. In particolare, le forme più genuine del parlato
dialogico (scarsa pianificazione del discorso), sono proposte da televisione e radio.
Le stesse caratteristiche dell’oralità più genuina sono anche prerogativa di altri
media, ma dalla costruzione a tavolino, come per il cinema, i fumetti o la canzone. Il
parlato pervade del resto anche il più antico fra i mass media, il giornale. La
prepotente invasione dell’oralità nelle lingue dei mass media è controbilanciata nella
maggior parte dei mezzi di comunicazione dalla presenza di varietà vicine allo
standard. d. Pluralità di codici e di registri
Non si possono certo accreditare per questo le lingue dei mass media come luoghi
della conservazione linguistica, in particolare forestierismi, regionalismi e neologismi
sono molto diffusi in maniera differenti in tutti i media.
e. Uno specchio a due raggi
Dall’esigenza di far presa su un pubblico più ampio possibile nasce la complessiva
prevalenza di tratti vicini alla medietà e agli usi contemporanei. Riconosciuta alle
lingue dei mass media la proprietà di riprodurre gli usi medi e comuni, occorre
interrogarsi sulla natura del raggio che lo specchio poi riflette, influenzando le nostre
abitudini linguistiche. L’influenza delle lingue dei media è diseguale soprattutto in
relazione alle differenziazioni diastratiche, esse possono migliorare la padronanza
3
della lingua di chi gode già di una buona attrezzatura culturale, ma non ne
garantiscono l’acquisizione a chi si trova in condizione di arretratezza.
2) La lingua della radio. Enrica Atzori
a. Il linguaggio radiofonico nel “trasmesso” multimediale
Il parlato radiofonico appartiene alla categoria del trasmesso, la specificità della
comunicazione parlata dei media fonico-visivi rispetto alle due forme “storiche” di
comunicazione, scritta e parlata. Il trasmesso si colloca come una modalità ibrida,
intermedia fra scritto e parlato. Con l’intervento del telefono, inoltre, la
comunicazione non è più unidirezionale: il ricevente può anche comunicare in diretta.
La radio si dimostra il mezzo che più di altri è in grado di superare l’unidirezionalità
del rapporto con l’utente, integrandosi in altri dispositivi e sfruttando le potenzialità
offerte dallo sviluppo multimediale e multipiattaforma.
b. Novant’anni di radio in Italia
Le trasmissioni radiofoniche hanno inizio in Italia nel 1924, con la fondazione del
URI (dal 1928 al 1944 EIAR) concessionaria della radiodiffusione italiana. Il primo
“giornale radio” è del 1930. Nel secondo dopoguerra la RAI, controllata dal
parlamento, assume il controllo della radiodiffusione. Con l’avvento della televisione
(1954) la radio perde molte risorse e tende a specializzarsi con programmi culturali e
d’informazione. Gli anni del boom economico vedono la diffusione delle radioline e
delle autoradio in tutta la popolazione, in questo periodo nascono anche programmi
che cambieranno definitivamente il modo di fare radio come Chiamate Roma 3131
(1969, che rompe l’unidirezionalità del messaggio) e Alto Gradimento (1970, che si
apre alle chiacchiere leggere e all’umorismo). È l’avvento della neo-radio: si
comincia a imporre una programmazione “di flusso”, fatta di strisce e appuntamenti
quotidiani e di lunghi programmi contenitore aperti all’intervento del pubblico. Il
fatto più eclatante è la fine del monopolio pubblico (sancito nel 1976 dalla Corte
costituzionale), nascono subito radio private di matrice politica o musicale, è il
cosiddetto “Far West dell’etere”. Nel 1990 viene imposta come condizione per la
concessione radiofonica la necessità di offrire un servizio di pubblica informazione,
molte radio adottano il formato americano music & news. A partire dagli anni
Novanta si assiste alla concentrazione dei soggetti radiofonici in gruppi editoriali e
qualche anno dopo avviene l’integrazione con la Rete. È degli ultimi anni
l’ibridazione delle radio con i social network. Negli ultimi anni però il mezzo sta
perdendo ascolti nella fascia giovanile.
c. Quadro della radiofonia italiana
La legge Mammì nel 1990 definisce le diverse tipologie di radio:
Radio commerciali, fondate sugli introiti pubblicitari, e radio comunicative,
senza scopo di lucro e con particolari istanze culturali, politiche e religiose; 4
Radio nazionali, radio locali, consorzi di emittenti locali di proprietà diverse
che tramettono programmi per 6 ore giornaliere.
Nel 1994 vengono rilasciate le concessioni a trasmettere, che assegnano lo status di
radio locale (copertura massima 15 milioni di abitanti) o nazionale. Oggi sul territorio
nazionale sono presenti 3 reti radiofoniche pubbliche, 15 emittenti radiofoniche
private nazionali e circa 1100 emittenti private locali. Nel 2014 gli ascoltatori medi
per giorni sono stati 34 milioni, la radio è il mezzo preferito in mobilità e registra i
suoi picchi negli orari di punta degli spostamenti.
d. Le radio nazionali
La concessionaria pubblica comprende dieci canali radiofoni: le tre reti nazionali
(Radio 1, 2, 3), un canale riservato alle dirette parlamentari (GR Parlamento), un
canale in isofrequenza sulle reti autostradali (Isoradio) e altri canali di pubblica
utilità. Radio 1 si caratterizza come radio all news, con una programmazione dedicata
per il 90% all’informazione, Radio 2 si rivolge ad un pubblico giovane con
programmi a conduzione comica e di musica leggera. Radio 3 è invece dedicato alla
cultura.
Alcune reti commerciali affiancano musica, intrattenimento e notizie, facendo
dell’informazione un elemento forte e decisivo della loro identità. La
programmazione è organizzata per fasce orarie affidate a uno o più conduttori.
All’interno di queste fasce è riconoscibile un clock orario, con un notiziario di alcuni
minuti e rubriche fisse di sport, meteo e traffico (RTL 102.5, Radio Capital, RMC,
RDS, R101).
Le altre radio commerciali offrono una programmazione basata essenzialmente sulla
musica e sull’intrattenimento leggero, in un flusso continuo di musica e parlato
(Radio Deejay, M20, Radio Kiss Kiss).
Riuniamo sotto l’etichetta radio d’informazione le radio di parole (talk radio), che si
dedicano all’informazione, ma anche al parlato contenuto non giornalistico con
rubriche di servizio, dibattiti e interventi del pubblico come Radio 24 e Radio
Radicale. Alcune radio invece sono accumunate dall’orientamento cattolico e
condividono l’offerta informativa (Radio Vaticana e Radio Maria).
e. Generi radiofonici
I programmi radiofonici si definiscono attraverso le scelte di contenuto e formato.
Nella struttura originaria, a palinsesto, ciascun programma rappresenta un contenuto
specifico e separato. Per l’evoluzione di palinsesto ha rivestito grande importanza,
dalla fine degli anni Sessanta, l’introduzione del telefono, che ha permesso una
massiccia partecipazione degli ascoltatori. Le rubriche si trasformano in contenitori
tematici. Il risultato è un’ibridazione fra i generi. Nelle radio private l’emissione
radiofonica diventa un flusso continuo di musica, parole, jingle e pubblicità. D’altra
5
parte, però, si assiste al ritorno, dagli anni Duemila, a un modello di radio “di
programmi”, a un’accentuazione della componente del palinsesto, sul modello della
radio pubblica e delle talk radio come Radio 24, inoltre la pratica del podcasting fa
apprezzare maggiormente i programmi parlati.
f. Programmi
L’informazione è tradizionalmente la cifra distintiva della radio pubblica Radio RAI,
ma dagli anni ’90 anche le radio private si sono attrezzate.
Notiziari: l’offerta è piuttosto variegata, si va dai giornali lunghi tipici di Radio
1 e 3, ai notiziari spot di pochi minuti, tipici delle radio music & news. La
cronaca è onnipresente in ogni notiziario, poi in base al tipo di radio si lascia
più spazio a sport, economia, politica…;
Contenitore d’informazioni: Nelle radio che hanno una redazione giornalistica
si diffonde il contenitore di approfondimento dell’informazione, in genere nelle
ore mattutine. È il programma in cui si affrontano i temi del giorno; comprende
uno o più notiziari, la rassegna stampa, la presenza di ospiti esperti, interviste,
interventi del pubblico;
Talk show d’attualità: Il dibattito tra conduttore e ospiti in studio è da sempre
congeniale al mezzo radiofonico. Programmaticamente si apre agli interventi
degli ascoltatori al telefono. In molti è fondamentale la personalità del
conduttore come La zanzara di Cruciani.
Programmi di approfondimento: affrontano temi diversi e rispecchiano la
personalità degli emittenti che le ospitano (politica estera ed economia Radio
24 e Radio 1, cronaca giudiziaria Radio Radicale).
Rubriche tematiche: hanno un formato più breve rispetto agli approfondimenti
e spesso sono registrate in diretta;
Reportage: ha spazi marginali nella radio contemporanea;
Intervista e inchiesta: spesso trovano posto anche nei programmi contenitore;
Contenitore d’intrattenimento: è la tipologia di programma più diffusa, in cui si
alternano e si intrecciano canzoni e infotainment (le notizie sono spesso
curiosità);
Varietà: è tradizionalmente un susseguirsi di diverse forme di intrattenimento
in cui la comicità è preponderante: si alternano canzoni, parodie e sketch (Lo
Zoo di 105);
Programmi musicali: il contenuto principale, se non l’unico è la musica;
Programmi culturali;
Teatro e narrazione: molto in voga negli anni Cinquanta-Sessanta;
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