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La lingua italiana e i mass media.

1. L’italiano contemporaneo e la lingua dei media

Attenzione degli studiosi per la lingua dei mass-media solo nel tardo Novecento perché:

- privilegiato lo studio della lingua letteraria;

- riluttanza verso la contemporaneità;

- alcuni mass-media erano ancora allo stadio embrionale.

Storia linguistica dell’Italia unita

Tullio de Mauro in (’63) riconosce i mass-media come fattori decisivi

per la diffusione dell’italiano nella popolazione ancora in parte analfabeta. Nel ’73 Gianluigi Beccaria

I linguaggi settoriali in Italia

analizza le lingue speciali in (includendo linguaggio giornali, tv, pubblicità).

sottocodice

Lingue speciali si differenziano per il (varietà della lingua legata a un preciso ambito disciplinare)

monosemia, referenzialità un’utenza ben definita.

ma sono accomunate da e

dei mass-media ≠ sottocodici per usi lessicali, circolazione più ampia e pubblico di riferimento

lingue

più variegato.

Lingua dei mass-media:

● finalità: media come giornali o TV vogliono informare + diffondere cultura + divertire (per questo

hanno i contenuti più disparati); la pubblicità invece vuole persuadere.

● modi comunicativi: espressione scritta (es. giornali) ≠ espressione trasmessa (“scritto per essere

detto come se non fosse scritto”, es. cinema). Il linguaggio pubblicitario le utilizza entrambe.

● fruizione: lettura o audizione orale. I linguaggi che percepiamo tramite l’orecchio si differenziano

dalla lingua parlata del libero dialogo, perché il flusso comunicativo segue una sola direzione (emittente

destinatario).

● componente iconica: spesso prevarica la comp. verbale. Il rapporto tra parolaimmagine può essere

visto dal pdv:

- quantitativo parola prevale sulle immagini nei quotidiani; nei fumetti ha un ruolo ancillare

rispetto alle img.

- qualitativo iconismo grafico (es. riproduzioni di schemi o tabelle) o figurativo (si distingue in

statico -fotografie, disegni- o cinesico -cinema, video su internet).

Rapporto tra apparato iconico e linguistico oscilla tra:

- identità img parole identità assoluta = messaggi ridondanti = parole descrivono fedelmente

 

quanto accade (documentari); Oppure complementarità, se img e parole si integrano (foto correlate ad

articoli);

- autonomia tra img e parole ling. della pubblicità = sinergia tra linguaggio visivo e verbale è

evocativa, provoca suggestioni.

● Il messaggio ha sempre centralità semantica ed è costruito con una precisa intenzione

comunicativa.

Lingua dei mass-media non è omogenea. varietà diamesica; ai due poli estremi abbiamo la scrittura

e il parlato-parlato.

Il polo più genuino del parlato è riconoscibile dalla scarsa pianificazione del discorso, mancanza di turni

dialogici, sintassi scarna. Caratteristiche costruite appositamente per es. nei copioni cinematografici 

intento = coinvolgere il destinatario.

Parlato pervade, dall’ultimo quarto del XX sec., anche i giornali (novità dal pdv diacronico) grazie

all’incremento delle interviste, riproduzione del discorso diretto ecc. tratti dello stile brillante, che

costituisce il ling. giornalistico contemporaneo. Anche sul web la mimesi realistica vuole catturare il

lettore.

Il colloquialismo appartiene ai livelli bassi della dimensione diafasica: linguaggio volutamente triviale

spesso riscontrato in trasmissioni TV con ospiti inclini alla polemica e alla “rissa verbale” (perché fanno

più ascolti).

Anche nella canzone d’autore (meno perbenista della canzone pop) troviamo spesso varietà sub-

standard.

Invece, la lingua dei fumetti si astiene spesso da spericolatezze linguistiche: es. troviamo ancora parole

come “perbacco”, più teatrali che della quotidianità.

I mass-media cercano di bilanciare l’invasione dell’oralità con alcune varietà più standard (es. lingua

dei telegiornali).

Due tratti sintattici significativi di queste varietà più controllate:

che polivalente;

- scarso uso del - resistenza del congiuntivo (sostituito nel parlato dall’indicativo).

Lingue dei mass-media NON sono luoghi di conservazione linguistica.

- Frequenti stranierismi: quasi sempre anglicismi! Sulla stampa, in TV, sui siti web – specie quelli

settoriali. Linguaggio pubblicità: resiste bene il francese, spec. nell’ambito della moda e del beauty.

to gulp

Anche nei fumetti molti anglicismi, con casi di grammaticalizzazione (es. “gulp!”); nei fumetti

di Tex spagnolo.

 ribaltone), Paperopoli)

- Neologismi: nei quotidiani (spec. sottocodice politico, es. nei fumetti (es.

- Regionalismi: scarso uso del dialetto in fumetti e quotidiani. È presente soprattutto nel cinema, spec.

dal Neorealismo. Utilizzato da generazioni di comici a fini espressivi; anche in TV è usato perlopiù a fini

satirici/comici. Usato intenzionalmente per provocare mimesi, quasi mai usato spontaneamente.

● Oggi i dialetti sono in declino. In musica li troviamo quasi esclusiv. nelle canzoni d’autore. Cinema e

code switching

musica usano (a fini espressivi) e fanno convivere italiano-dialetti-lingue straniere.

Media importantissimi nelle dinamiche diatopiche: per anni radio e TV hanno diffuso un italiano basato

sul modello del fiorentino emendato, con annunciatori dalla dizione perfetta. Da circa 25 anni si

accettano anche pronunce regionali; il modello della tradizione, però, resiste: si nota dalla resistenza

del congiuntivo, la predilezione per strutture ipotattiche, uso sapiente della subordinazione, sinonimi

ricercati (spec. nella cronaca dei giornali).

Nei fumetti non sono rare voci letterarie e artifici retorici, per lo più a fini comici. La pubblicità mira alla

funzione poetica del linguaggio e adotta principalmente la figura della ripetizione, per “bombardare” il

consumatore; frequenti anche metafore e sinestesie (es. “gusto morbido”). Le canzoni hanno invece un

debito con la letteratura: rime e aulicismi sono segnale della ritrovata centralità della parola. Lingua

(amor, cuor).

poeticacanzonette di consumo = rime ossitone

● Lingue dei media come specchio degli usi linguistici

comuni. medietà

Complessiva prevalenza dei tratti vicini alla degli usi

contemporanei (CFR. zona centrale dello schema di Antonelli).

La lingua dei media rispecchia quindi l’utilizzo delle varietà

più diffuse dell’italiano contemporaneo.

Qual è l’influenza delle lingue dei mass-media sulle nostre

abitudini linguistiche e sull’evoluzione dell’italiano?

Tullio de Mauro ha parlato dell’influenza della parola televisiva

nei 50s: l’italiano parlato entra nelle case degli italiani, colti e

non. Anche giornali e fumetti hanno contribuito

all’alfabetizzazione. Dagli ultimi 150 anni l’analfabetismo è

quasi scomparso, anche grazie ai mass-media.

Neologismi e usi linguistici diventati ormai comuni:

(splash! Bum!);

- onomatopee dei fumetti (paparazzo);

- espressioni tratte da titoli o personaggi di film

(anni di piombo);

- locuzioni stereotipate usate nei giornali (tampax, scottex).

- marchi commerciali che diventano parole comuni

[Tutti questi esempi confluiscono nella rete, che fa circolare rapidamente ogni novità].

Plurilinguismo: i mass-media mostrano la coesistenza di italiano-dialetti-italiani regionali; accrescono il

contatto con le lingue straniere; sollecitano i ceti sociali più bassi ad impadronirsi dell’italiano.

Come sono percepiti e rielaborati i modelli linguistici proposti dai mass-media? Risposta complessa.

Teniamo conto dell’eterogeneità dei contenuti e della pluralità di registri confusione alimentata dalla

dicotomia propria di tutti i media, in cui coesistono testi consapevolmente espressivi e altri

incontrollatamente spontanei.

Pubblico percepisce i messaggi dei media come un amalgama indistinto, anche a causa di:

1. Impossibilità di intervenire nella costruzione del messaggio (passività);

2. Interscambio di modalità comunicative tra un medium e l’altro (linguaggio dei fumetti prende molto

da quello del cinema).

Rischio che il pubblico percepisca le lingue dei mass-media come una miscela tutta sullo stesso piano

(e che la riproduca!). di stereotipi/ formule preconfezionate che la gente adotta dai media

Diffusione e quant’altro allucinante, mitico

e che impoveriscono la lingua (es. locuzioni come al posto di eccetera,

lingua di plastica

ecc.). Ornella Castellani Pollidori ha definito questo fenomeno . Esprimersi per

stereotipi limita la capacità umana di analizzare la realtà e quindi di comunicare.

Strumento che dovrebbe promuovere la democrazia linguistica finisce per approfondire le distanze

sociali e culturali. Lo si nota spec. nella dimensione diastratica della lingua: se si ha una buona base

culturale, la lingua non può che migliorare; ma in caso contrario si rafforzerà soltanto la competenza

passiva del parlante.

2. La lingua della radio

Parlato radiofonico = insieme di linguaggi. Appartiene alla categoria del trasmesso (defin.di

Sabatini) è il parlato dei media fonico-visivi, che sta a metà tra scritto e parlato ed è una forma ibrida;

diatecnia

Fiomonte ha proposto il termine (sottodimensione della diamesia).

Radio = 1° social network del Novecento; supera l’unidirezionalità del rapporto con l’utente e integra

l’uso di altri media.

● 1924: nasce l’URI (Unione Radiofonica Italiana) radio arriva in Italia;

 Giornale parlato

● 1928: si passa all’EIAR (Ente Italiano Audizioni Radiofoniche); nasce poi il e nel ’30 si

conia “giornale-radio”;

● tra 1931 e 1934 si introduce la cronaca in diretta di cerimonie / eventi sportivi, spec. nel 1935 con

Cronache del regime;

l’impresa etiopica nasce l’editoriale quotidiano si aggiungono anche musica e

intrattenim.; sempre + abbonati, 1 milione nel 1938;

● 1944: EIAR RAI (Radio Audizioni Italia); il governo assume controllo della radio a Roma: rete Rossa

+ rete Azzurra;

● 1950: nasce Terzo programma (culturale) tre programmi: Nazionale, Secondo, Terzo;

● 1954 arriva la TV RAI-Radiotelevisione Italiana. Radiogiornale rimane solo al mattino perché

sostituito dal telegiornale;

● i tre programmi Primo = informazione; Secondo = musica e varietà; Terzo = sempre cultura, ma

più “ammorbidita”;

● parlato radiofonico rivolto al modello scritto = frasi brevi e lineari, pronuncia standard, collegamenti

chiari;

● boom economico = radioline portatili = radio per i giovani. I giornali radio si fanno più rapidi e

frequenti. Chiamate Roma 3131

● fine 60s, 2 programmi innovativi: (introduce diretta telefonica con ascoltatori)

Alto gradimento di flusso

e (chiacchiere leggere) è la neoradio con una programmazione aperta agli

ascoltatori;

● si fa strada il parlato-parlato = discorso spontaneo non programmato;

● 1975: riforma RAI pluralismo delle reti (3 testate radio-giornalistiche con giornalisti al posto degli

speaker: GR1, GR2, GR3); contro-

● 1976: fine monopolio radio pubblica. Nascono radio private che fanno informazione e

informazione, ma soprattutto musicali sul modello di radio estere (es. Radio Montecarlo, Radio Milano

International – poi R101, ecc.). “Far West dell’etere”. music

● 1990: Legge Mammì obbliga emittenti a integrare l’informazione. Adottato formato americano

& news. L’Espresso

● 90s: radio concentrate in gruppi editoriali. Rapporti + intensi tra stampa e radio (es.

acquista Deejay, Capital, M2o).

● mid 90s: radioweb. Nascono le web radio. Dai 00s si moltiplicano le piattaforme su cui si può

prosumer.

ascoltare la radio. I social network fondono radio e web pubblico fidelizzato; fenomeno dei

Legge Mammì definisce le tipologie di radio:

1) Radio commerciali (introiti pubblicitari) e radio comunitarie (no lucro, con particolari istanze

politico-religiose); syndications)

2) Radio nazionali, radio locali, consorzi (o di emittenti locali che trasmettono stesso

programma per 6h/dì.

superstations

le = catene di emittenti locali facenti capo a imprese diverse, con marchio e

Nascono

formato condiviso.

ridefinito l’ambito locale, legato più alla demografia che alla geografia: “ambito locale

Viene

radiofonico” (irradiazione del segnale fino a copertura max di 15 milioni di abitanti) e “ambito

nazionale” (senza limitazioni di cui sopra). Web radio e podcasting minacciano oggi l’ambito locale.

Oggi in Italia ci sono 3 reti radiofoniche pubbliche (quelle RAI); 15 emittenti private nazionali

(tra cui Radio 105, Radio Deejay, RTL, RDS) e circa 1100 emittenti private locali.

Radiomonitor.

Indagine Radio = mezzo d’informazione preferito fuori casa / in mobilità (spec. in auto). Il

prime time è tra le 8 e le 9 del mattino e nel pomeriggio. La più ascoltata è RTL 102.5, seguita da

Deejay, RDS, Radio Italia. Premiata la transmedialità, specie per le radio presenti anche su canali TV.

Radio locali: solo 8 superano i 500k ascoltatori medi al giorno.

Radio nazionali. 10 canali radio pubblici:

- i tre principali (Radio1/2/3);

all news,

1: rete 90% informazione. Ogni giorno 2

Radio - uno per dirette parlamentari (GR Parlamento);

notiziari sportivi. Dal 2014: inseriti programmi musicali, - uno che trasmette in isofrequenza (=stesso

cancellati i culturali. )

segnale da più postazioni, contemporaneamente

Radio 2: pubblico giovane/giovane-adulto. Musica

 (Isoradio);

leggera e programmi a conduzione comica. 5 brevi - FD4 e FD5, musica leggera e classica);

giornali radio. Linguaggio più semplice. - solo sul web dal 2010: Webradio 6 (storia

Radio 3: cultura in tutte le sue forme (musica classica,

 ultimi decenni), W. 7 (canzone Napoletana) e W.

8 (giovani).

letteratura, arte, scienza, cinema, teatro). Giornali radio

con molti approfondimenti.

Radio music&news. ( Clock orario con notiziario di pochi min. ogni ora e rubriche fisse di sport, meteo e traffico).

contemporary hit radio

RTL 102.5. Formato (=passano pezzi nuovi). Propria redazione dal ’91, con

inviati all’estero. La Repubblica. classics&news,

Radio Capital. Redazione giornalistica e sinergie con Formato con

pezzi 70/80/90s.

RMC condivide la redazione con Radio105 e Virgin Radio. Ha ridotto lo spazio dedicato

all’informazione.

contemporary hit radio di flusso.

RDS. È la + vicina al modello Più musica che parlato; notiziari

brevissimi e frequenti. (adult contemporary).

R101. Pubblico adulto, anche nella musica Collabora con TGCOM24.

Radio musicali. Si distinguono per il formato scelto.

Radio Italia Solomusicaitaliana. Appunto, solo musica italiana + intrattenimento parlato.

 urban

Radio Deejay. Musica (dance internazionale + black music). Radio 105 privilegia

intrattenimento comico alla musica. album-oriented rock, dance, house

VirginRadio e M2o: principalmente musica (la prima la seconda e

techno).

Radio KissKiss sta ancora cercando la sua identità precisa.

Radio d’informazione. .

Talk radio

news&talk.

Radio 24. Emittente I programmi iniziano ogni ora dopo il GR. Linguaggio serio ma

amichevole e comprensibile.

Radio Radicale. Palinsesto interamente parlato gestito da redazione giornalistica. Linguaggio spesso

tecnico, ascolti limitati.

Circuito Popolare Network: 17 emittenti che trasmettono la capofila Radio Popolare (indipendente, di

sinistra).

Radio confessionali.

Radio Vaticana trasmette in tutto il mondo via satellite e web, in Italia in digitale, in FM a livello

regionale.

Radio Maria trasmette preghiere, catechesi, programmi di cultura religiosa.

 Circuito InBlu della CEI collega circa 200 radio cattoliche italiane.

Generi radiofonici nascono originariamente come trasposizione di modelli “alti” (contenuti non

accessibili al grande pubblico, come concerti). In seguito si specializzano per il servizio, coprendo eventi

istituzionali e cronaca internazionale.

Suddivisione per generi fin dalla tripartizione RAI (informazione – intrattenimento – cultura).

Domina intrattenimento musicale.

Nella radiofonia privata cadono i confini netti tra programmi e palinsesti (ormai fasce orarie distinte dai

diversi DJ) ibridazione tra generi che rendono difficile etichettare un programma radiofonico (generi

l’infotainment).

ibridi come

Dai 00s tornano le radio “di programmi”: richiesta di contenuti, non solo una colonna sonora musicale

(per quello c’è web). La radio RAI rispecchia ancora la differenziazione per generi.

music&news

Informazione. La differenza tra radio d’informazione e sta nei temi scelti: la cronaca è

onnipresente, ma la radio d’info dà spazio a che a politica ed economia, le radio musicali allo sport.

Le radio con redazione giornalistica alle spalle diffondono (generalmente al mattino) un contenitore

d’approfondimento. Affronta i temi del giorno e può comprendere ospiti/interventi live. Linguaggio

Caterpillar

controllato e parlato spontaneo. Es. di Radio2. Dibattito conduttore ospiti da sempre

 La

congeniale alla radio; spesso la personalità del conduttore è fondamentale (es. Giuseppe Cruciani de

Zanzara è apertamente schierato e incline al turpiloquio).

Programmi d’approfondimento possono essere dedicati all’economia, alla politica estera, alla giustizia.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cristinafod di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica dei media e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Piotti Mario.
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