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Gravidanza in adolescenza uno studio bibliografico, Psicologia dinamica

Tesi per la cattedra di Psicologia dinamica della professoressa Carbone. Argomenti trattati:
1. Adolescenza e gravidanza
1.1 Una madre adolescente: contributi psicodinamici
1.2 Le rappresentazioni materne nella gravidanza in età adulta e adolescenziale
1.3 I significati di una gravidanza precoce
1.4 Epidemiologia delle madri adolescenti in Italia

2. Una maternità... Vedi di più

Materia di Fondamenti di psicologia dinamica relatore Prof. P. Carbone

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Le ricerche mettono in luce come l’esperienza di interrompere la gravidanza provoca

nelle donne conseguenze negative (Adler et al., 1990; Lewis, 1997) quali disturbi

d’ansia, depressione, abuso di sostanze. Esse sperimentano stati emotivi tipici del lutto

che spesso restano inespressi e necessitano di una lunga elaborazione (Ammaniti, 2010)

2.1.2 La scelta dell’adozione

Esiste una categoria di adolescenti, seppur ristretta, che per difficoltà economiche o

nell’impossibilità di prendersi cura del proprio figlio, decide per la soluzione

dell’adozione. Questa per molto tempo è stata l’unica scelta che avevano le adolescenti

che dovevano affrontare una gravidanza indesiderata; oggi invece è diventata sempre

più rara come opzione, a causa dell’avvento della legalizzazione dell’interruzione di

gravidanza e della riduzione della condanna sociale attribuita alla maternità precoce

(Moore & Rosenthal, 1999).

Le ragazze che decidono di dare in adozione il proprio bambino, di solito hanno

famiglie con un alto livello di scolarizzazione e risorse socio-economiche.

Donnelly e Voydanoff (1991) affermano che le adolescenti che prendono questa

decisione ammettono di non essere pronte ad assumersi la responsabilità di crescere da

sole un bambino in quel periodo specifico della loro vita. Tuttavia molte di esse a

distanza di tempo si ritengono dispiaciute per la decisione presa e riportano difficoltà

psicologiche maggiori delle madri adolescenti. Infatti, con la separazione dal bambino

dopo il parto, queste adolescenti sperimentano un senso di lutto simile a quello vissuto

da chi decide di interrompere la gravidanza.

Altri fattori che influenzano questa decisione sono sicuramente motivazioni morali e

religiose, il pensiero di “uccidere” il bambino, la paura di affrontare l’aborto e il

desiderio del bambino da parte del partner (Franzoni, 2004).

2.1.3 Diventare genitore: fattori di rischio

La scelta di proseguire la gravidanza, deriva da diversi fattori che entrano in gioco

inevitabilmente nell’adolescente che ne prende atto.

I primi sono di natura personale, quali un locus of control maggiormente interno ed una

bassa autostima (Plotnick, 1992), altri di natura socio-demografica quali la forte

religiosità (Henshaw & Silverman, 1988), la mentalità della famiglia d’origine e della

16

società in cui vive. In altri casi giocano un ruolo fondamentale la paura e il senso di

colpa verso il bambino (Frost & Oslak, 1999) o l’opportunità di prendersi cura e amare

qualcuno per sopperire alle carenze genitoriali avute nella propria infanzia. (Olivari,

Confalonieri & Ionio, 2011).

Infine in alcuni casi, le adolescenti vivono la gravidanza come un evento “normale”,

avendo madri o altre parenti che hanno avuto un’esperienza simile (Wahn et al., 2005).

Spesso queste ultime vengono da famiglie svantaggiate o monogenitoriali.

Oltre ad indagare sui fattori di rischio ambientali e sociali, le ricerche ultimamente si

sono concentrate sugli antecedenti del comportamento e della personalità delle madri

adolescenti, evidenziando un’interconnessione di numerosi fattori che interagendo tra

loro secondo un modello transazionale dello sviluppo aumentano il rischio connesso a

una genitorialità precoce.

Le ricerche hanno messo in luce come si sviluppino molto spesso traiettorie difficili con

esiti negativi sia per la madre che per il bambino (Furstenberg et al., 1989).

Rischio legato alla madre: Le giovani che diventano madri in adolescenza spesso

provengono da situazioni di svantaggio socio-economico, in nuclei familiari che

solitamente non sono in grado di offrire supporto, sia da un punto di vista pratico che

affettivo.

Quando ciò avviene, il sostegno è dato dalla propria madre in una condizione di

convivenza, dal momento che le adolescenti, nella maggior parte dei casi, non sono

economicamente indipendenti. Questo provoca spesso conflitti e tensioni, che non

aiutano lo sviluppo di una competenza genitoriale adeguata.

In altri casi, si ritrovano ad affrontare la maternità completamente sole, senza poter

contare neanche sull’aiuto dei propri partner, che il più delle volte sono figure assenti, o

si allontanano progressivamente con il crescere del figlio.

Avere una gravidanza non pianificata, in una situazione di basso reddito, basso livello di

scolarizzazione e scarso supporto della famiglia d’origine, comporta usualmente che la

giovane non utilizzi adeguate cure prenatali. Ciò può essere connesso anche

all’incapacità dei sistemi sociali e sanitari di farsi carico dell’insieme delle

problematiche che questo fenomeno può implicare. Infatti la scarsità di cure prenatali

può avere conseguenze gravi sull’evoluzione della gravidanza e sulla salute del feto

(WHO 2007). 17

La gravidanza è un processo faticoso per il corpo della donna adulta, e le adolescenti

possono sperimentare maggiore difficoltà, sia al momento del parto, che nel recupero

dallo stress fisico post parto.

Possono infatti avere complicanze durante la gestazione o avere la necessità di ricorrere

ad un parto cesareo non programmato. Inoltre sono maggiormente soggette a mortalità

materna, o partorire bambini prematuri e/o sottopeso. Diventare madre in giovane età si

traduce in un’incapacità di gestire tutto ciò che sorge per allevare un bambino. Questo

può portare a frustrazione e a sperimentare livelli di stress clinicamente significativi

rispetto a madri di età più grande. Può accadere quindi che queste adolescenti si

impegnino in comportamenti a rischio (quali abuso di sostanze e di alcool) e incorrano

in sintomi depressivi. Alcuni autori (Osofsky, 1992; Leung et al., 2005) riferiscono che,

in genere, le madri adolescenti con sintomi depressivi immediatamente successivi al

parto (indipendentemente dal vivere in un ambiente ad alto rischio psicosociale)

presentano diversi problemi nella relazione con il figlio, che riguardano sia difficoltà

nell’interazione verbale sia una scarsa responsività.

Inoltre le madri adolescenti, rispetto alle donne adulte, possiedono aspettative

inappropriate nei confronti dei loro figli e risultano più maltrattanti e trascuranti .

(Leadbeater & Way, 2003; Stevens-Simon, Nelligan & Kelly, 2001).

Rischio legato al bambino: I bambini nati da madri adolescenti presentano problemi di

sviluppo e integrazione sociale. Essi, così come le madri, vivono spesso in condizioni

ambientali sfavorevoli e povere (Maynard, 1997). Questo contesto a rischio comporta

una pratica genitoriale non ottimale ed una scarsa conoscenza dello sviluppo del

bambino (Barrett & Roach, 1995; Summer et al., 1993). Infatti i figli delle adolescenti

manifestano scarse capacità di controllo e autoregolazione(Osofsky et al., 1993), e

successivamente in età scolare hanno maggiori difficoltà nelle funzioni cognitive, che

causano danni anche a livello relazionale.

Ciò può comportare delle difficoltà a livello socio-emozionale, bassa autostima e

depressione, legati al fatto che tendono ad avere relazioni negative con i coetanei e

incorrono spesso in problemi comportamentali e abbandono scolastico. Quando

diventano adolescenti hanno un alto rischio di diventare a loro volta genitori in

adolescenza, di avere bassi livelli di istruzione e reddito e sono a più alto rischio per

18

problemi mentali, abuso di sostanze, delinquenza e comportamenti antisociali. (De Nisi

et al., 2008; WHO, 2007; Jaffe et al., 2001).

Rischio nella relazione madre adolescente – bambino: Quando si parla di gravidanza

adolescenziale, il processo di costituzione della propria identità femminile va a collidere

con il prematuro e inaspettato compito di costruzione di un’identità materna.

In queste ragazze, i conflitti tipici dell’adolescenza, come il bisogno di autonomia o

acquisire un senso di responsabilità, si ripercuotono sulle loro competenze genitoriali,

impedendo l’emergere di un senso del Sé genitoriale funzionale e adeguato (Figuereido,

Pacheco, Magarinho, 2005).

Le relazioni che instaurano con i loro figli sono dunque più povere, caratterizzate da

minore ricchezza della comunicazione verbale, da tendenze punitive e da una frequente

svalutazione delle competenze cognitive e comunicative del bambino.

Le madri adolescenti esprimono un maggior numero di emozioni di segno negativo e i

loro bambini, in situazioni di disagio, mostrano meno rabbia e piangono poco.

Possono inoltre sviluppare fin dal primo anno di vita, pattern disadattavi di interazione

affettiva o uno stile di adattamento all’ambiente circostante di tipo passivo.

Queste interazioni problematiche faciliterebbero modelli di attaccamento per lo più di

tipo evitante e disorganizzato (Hann et al., 1996), come risultato di una scarsa

disponibilità materna sul piano sia emozionale che internazionale (Bowlby, 2000).

Il bambino perciò manifesta spesso un deficit nell’acquisizione di capacità interattive e

linguistiche.

In questi casi, si è colpiti dal silenzio che in genere si stabilisce nel corso

dell’interazione; spesso le madri parlano poco, dunque anche la verbalizzazione dei

bambini è scarsa.

Inoltre, spesso impartiscono ordini o sgridano il bambino, piuttosto che fornire risposte

o affermazioni elaborate.

Aumentando il conflitto negli scambi relazionali, ostacolano il bisogno del piccolo di

autonomia e di misurarsi con il mondo esterno (Gotlib e Lee, 1996).

La qualità delle relazioni tra madri adolescenti e i loro figli dipende anche e soprattutto,

dal livello di individuazione e differenziazione che la giovane ha raggiunto (East et al.,

2007). Infatti un buon processo di separazione-individuazione determina migliori abilità

di cura, collegate ad esiti positivi nel bambino (Borkowsky et al., 1996).

19

Tuttavia, recenti ricerche hanno messo in luce come vi sia un’ampia varietà di possibili

esiti evolutivi per queste mamme e i loro figli (Smith-Battle, 2007).

E’ emerso infatti che vi sono ragazze capaci di essere attente ai bisogni dei bambini

(Herrmann et al., 1998), che utilizzano strategie di risoluzione dei problemi funzionali, e

disposte a cercare informazioni dai professionisti. Esse fanno conto sul supporto sociale

per affrontare le sfide genitoriali e ciò diminuisce fortemente il livello di stress

sperimentato.

Il supporto può derivare dalla propria famiglia, e questo aiuta positivamente la giovane

a migliorare le pratiche genitoriali e se a ciò si aggiunge il supporto del partner e del

gruppo dei pari, aumenta l’autostima della giovane e l’aiuta a ricevere feedback positivi

e consigli da un contesto non conflittuale come può essere quello familiare.

2.2 Strategie di intervento per sostenere la genitorialità

Al giorno d’oggi, sono state sviluppate numerose strategie di intervento per promuovere

la genitorialità e lo sviluppo cognitivo e socio emotivo del bambino.

La maggior parte degli interventi sono basati sulla teoria dell’attaccamento (Ainsworth

et al., 1978; Bowlby, 1969), concentrando la loro attenzione sulla responsività

genitoriale favorendo modelli operativi interni autonomi, e lavorando sulla sicurezza

dell’attaccamento infantile.

Il programma d’intervento più conosciuto e utilizzato nel nostro paese è quello di Home

Visiting, un intervento domiciliare di sostegno alla genitorialità di madri a rischio

psicosociale, oppure volto a ridurre o prevenire la depressione materna e i suoi effetti

sullo sviluppo successivo del bambino (Ammaniti et al., 2006; Prezza, Speranza e

Tadini, 2006).

L’intervento viene proposto già a partire dalla gravidanza, per individuare in anticipo

molti fattori di rischio che possono sviluppare problematiche successive, come la

mancanza di contatti sociali, la condizione lavorativa, problemi familiari, assenza del

partner o presenza di storie patologiche psichiatriche familiari (Brown e Harris, 1978;

Paykel et al., 1969; Speranza et al., 2006). Le visitatrici domiciliari raggiungono le

madri nel periodo successivo al parto, nelle loro case, incoraggiando cambiamenti nei

comportamenti interattivi disfunzionali, focalizzando l’attenzione sui bisogni della

coppia madre-bambino, mediante il sostegno delle loro esperienze relazionali e affettive

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positive (Gomby et al., 1999). L’obiettivo principale è stimolare le madri ad adottare

comportamenti che promuovono il proprio benessere psicosociale e quello del figlio.

Le operatrici valorizzano le madri nel loro ruolo di “base sicura” per il figlio, in più

limitano il loro isolamento sociale, aiutandole a sviluppare una rete sociale e amicale

intorno a loro.

I programmi di Home Visit sono risultati efficaci con le mamme adolescenti, perché

garantiscono quel supporto diretto che nella maggior parte dei casi è scarso nel contesto

familiare.

Si riscontra infatti un miglioramento dei livelli di salute mentale e fisica raggiunti dalla

madre e alti livelli di sviluppo cognitivo raggiunti dai bambini, inoltre si registra un calo

dello stress e abuso materno. Un altro modello di intervento è quello elaborato da

Arietta Slade (2005), chiamato” Minding the baby”.

L’intervento vuole promuovere la funzione riflessiva materna, ossia la capacità di

sintonizzarsi affettivamente con il proprio bambino, per comprenderne gli stati mentali e

i bisogni e risponderne in maniera adeguata. Ciò aiuta l’adolescente a riflettere sulla

propria esperienza presente con il bambino, rispetto alle vicende di attaccamento

passate.

Anche questo intervento è basato su degli incontri di Home Visiting, e prevede

un’equipe multidisciplinare (pediatra e psicologo) che svolge la funzione di supportare

la famiglia sia da un punto di vista medico che sociale e psicologico.

Rispetto al sostegno alla genitorialità nella fase adolescenziale, questi programmi sono

risultati i più efficaci, poiché coinvolgono non solo la madre e il bambino, ma una fitta

rete di istituzioni sanitarie, medici e professionisti nel campo psicologico e socio-

assistenziale (Santona & Zavattini, 2006). Questo aiuta l’adolescente a entrare nel

tessuto sociale con la consapevolezza di dover dare il proprio contributo e impegno

personale nelle strategie di intervento.

In questo modo il sostegno dato può arginare la catena trans generazionale di povertà e

disturbi bio – psico – sociali che tende a perpetuarsi da madre a figlio (Marchegiani &

Grasso, 2007). CONCLUSIONI

21

A conclusione di questo elaborato con il quale ho cercato di esporre un quadro generale

sull’argomento e mettere in luce gli aspetti salienti di questo evento così complesso e

delicato, non posso non ribadire come le gravidanze adolescenziali influiscano sullo

sviluppo personale normativo delle giovani che si ritrovano ad affrontarle.

Queste adolescenti infatti, si ritrovano a dover fronteggiare le dinamiche proprie della

gravidanza, in un momento evolutivo che ha dei compiti di sviluppo fondamentali per

accedere in seguito all’età adulta. Tuttavia non posseggono ancora gli strumenti

adeguati per poter gestire emotivamente e psichicamente la situazione, essendo per

l’appunto concentrate su se stesse. Non sono in grado di “vedere” il bambino, in quanto

spesso ancorate alla fase preadolescenziale, oppure perché la gravidanza rappresenta per

loro solo l’espressione agita di un mondo emotivo conflittuale e non integrato. Ciò

comporta dunque una rottura dello sviluppo tipico della fase adolescenziale.

Forte dunque è la ricaduta che questo evento ha non solo sulle adolescenti, ma anche

sulla famiglia d’origine e sui possibili nuovi nati.

Infatti la giovane si ritrova a dover scegliere tra diverse strade: interrompere la

gravidanza, dare il proprio figlio in adozione o assumersi le proprie responsabilità e

divenire madre, affrontando le sfide e i rischi che questa decisione comporta.

Di recente l’attenzione si è rivolta sulla qualità delle interazioni che si sviluppano tra

madre adolescente e bambino, ed è emerso come queste ultime esprimano poco

preoccupazioni materne ansiose, investendo poco nella relazione con il bambino. Il

risultato è che i figli presentano più spesso comportamenti di attaccamento ansioso o

ambivalente.

Nonostante la letteratura si sia soffermata molto ad indagare gli aspetti interni ed i

fattori esterni e fornisca molti strumenti necessari a comprendere il fenomeno, sono

necessari ancora studi ed approfondimenti per aiutare queste giovani madri nel

complesso compito evolutivo che si ritrovano a vivere.

In Italia sono ancora molto pochi gli interventi attuati per supportare le giovani

adolescenti, sia nel loro percorso di madri, sia semplicemente come sostegno alla loro

giovane età. Finora esistono solamente percorsi di prevenzione e educazione sessuale

nelle scuole, che aiutano i ragazzi a modificare i propri atteggiamenti nei confronti di

queste tematiche. Tuttavia sono ancora pochi gli interventi mirati al sostegno della

maternità in giovane età. Alcuni, nati di recente, come i programmi di Home Visiting, si

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stanno rivelando efficaci, ma sono ancora poco utilizzati e conosciuti. Inoltre una

maggiore presenza di strutture sanitarie e luoghi di accoglienza aiuterebbero il processo

decisionale delle adolescenti e a ridurre notevolmente i rischi connessi nell’affrontare la

gravidanza in maniera disinformata o senza alcun tipo di supporto emotivo e concreto.

Analizzando la letteratura che si occupa di questo tema, è emerso come la maggior parte

dei vari autori si siano finora soffermati sulla gravidanza vissuta dalle adolescenti come

un evento principalmente negativo. Solo in pochi hanno messo in luce che per alcune

ragazze, diventare madri può essere accolto con gioia, e assumersi questa responsabilità

può essere vista come un’occasione per mettersi in gioco e diventare adulte.

Vivendo in un piccolo paese, ho avuto modo di notare come negli ultimi tempi questo

fenomeno sia molto diffuso, tuttavia le giovani madri che ho conosciuto si sono rivelate

felici della loro gravidanza e propositive nel portarla avanti vivendola pienamente,

nonostante le sfide e i problemi che sono chiamate ad affrontare. Ciò mi fa interrogare

se i problemi che spesso emergono nelle maternità precoci, non siano scatenati

soprattutto dallo scarso supporto della società in cui viviamo, dove rimanere incinta

diventa motivo di isolamento sociale, perdita di lavoro e incertezza per il proprio futuro.

Ciò apre una riflessione sulla necessità di rafforzare interventi di aiuto e, più in

generale, di promuovere una cultura di sostegno alla vita, grazie alle quali, anche una

giovane madre possa vivere la sua gravidanza serenamente, prendendo solo il bello che

mettere al mondo una vita ha da offrire.

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fede9028

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DESCRIZIONE TESI

Tesi per la cattedra di Psicologia dinamica della professoressa Carbone. Argomenti trattati:
1. Adolescenza e gravidanza
1.1 Una madre adolescente: contributi psicodinamici
1.2 Le rappresentazioni materne nella gravidanza in età adulta e adolescenziale
1.3 I significati di una gravidanza precoce
1.4 Epidemiologia delle madri adolescenti in Italia

2. Una maternità precoce
2.1 Il processo decisionale dell’adolescente
2.1.1 L’interruzione di gravidanza
2.1.2 La scelta dell’adozione
2.1.3 Diventare genitore: fattori di rischio
2.2 Strategie di intervento per sostenere la genitorialità

Introduzione:
“L’evento di una gravidanza, cade sull’adolescenza in corso e “organizza” il pubertario dell’adolescente in base ai livelli di rappresentazione e di simbolizzazione disponibili. Il passato infantile è richiamato prepotentemente in ballo e il futuro si colma della presenza di un’altra vita possibile, quella del nascituro e quella propria.” (Monniello, 2011 p. 9)
Questo lavoro si propone di descrivere il fenomeno delle gravidanze adolescenziali nel loro complesso, esaminando la letteratura sul tema e i contributi dei diversi autori.
Nella prima parte vengono esaminate le differenti teorie psicodinamiche su come viene affrontata la gravidanza da parte dell’adolescente, vissuta come un evento di transizione che va ad interferire con i compiti evolutivi tipici dell’età. Successivamente verranno prese in esame le varie rappresentazioni materne dell’esperienza della gravidanza e verranno approfonditi i diversi significati che la gravidanza ha per l’adolescente. L’ultima parte del capitolo mette in evidenza i dati epidemiologici sul fenomeno in esame, descrivendo la situazione italiana degli ultimi anni.
Nel secondo capitolo saranno considerate le possibili scelte che un'adolescente può fare a fronte di una gravidanza indesiderata, analizzando i risvolti psicologici e le motivazioni che spingono l’adolescente a scegliere di interromperla. Si parlerà anche dell'adozione come possibile alternativa all'aborto. Infine verranno esaminate le motivazioni dell'adolescente nel portare avanti la gravidanza insieme alle conseguenze fisiche e psico-sociali che ne derivano e soprattutto, i fattori di rischio legati alla madre, il bambino e alla loro relazione reciproca.
Infine nell’ultimo paragrafo, verranno esaminate alcune strategie di intervento utilizzate in queste gravidanze a rischio, per supportare le giovani mamme e i loro bambini nella fase delicata che si trovano a vivere.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze psicologiche
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fede9028 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di psicologia dinamica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Carbone Paola.

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