Che materia stai cercando?

Gli strumenti finanziari derivati, ruolo e collocazione in bilancio : focus su D. LGS. 139/2015 e D.M. 08/2017, IL CASO INTER-KOM S.P.A.

Tesi per la facoltà di Economia, dell'università degli Studi di Firenze - Unifi elaborata dall’autore nell’ambito del corso di Contabilità e bilancio tenuto dal professore {cognome prof} dal titolo Gli strumenti finanziari derivati, ruolo e collocazione in bilancio : focus su D. LGS. 139/2015 e D.M. 08/2017, IL CASO INTER-KOM S.P.A.. Scarica il file in formato PDF!

Materia di Contabilità e bilancio relatore Prof. L. Bagnoli

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Passando ad analizzare le finalità per cui gli strumenti derivati

vengono utilizzati, è rilevabile come questi vengano utilizzati per

assolvere, essenzialmente, a tre funzioni : di copertura,

speculativa e di arbitraggio.

La prima funzione si riferisce all’utilizzo dello strumento per

mitigare il rischio finanziario di un’attività (hedging); la seconda

implica l’assunzione di esposizioni al rischio per trarre profitto da

un probabile andamento al rialzo (l’operatore in questione assume

una posizione lunga) o ribasso del sottostante (assume una

posizione corta); la terza si propone di conseguire un profitto

privo di rischio attraverso transazioni combinate sul derivato e sul

sottostante cogliendo differenziali di prezzo non incorporati nei

titoli. Tuttavia, il derivato può essere acquistato anche ai soli fini

speculativi puntando sul cosiddetto effetto leva ovvero sul

maggior guadagno rispetto al capitale proprio investito. Con

riferimento ai derivati, l'effetto leva si sostanzia nella possibilità

di acquistare o vendere diritti versando importi contenuti del

valore del sottostante. La differenza tra derivati di copertura e

speculativi acquista rilievo in relazione alla posizione

dell’Amministrazione finanziaria che tende a disconoscere

l’inerenza dei costi sostenuti dall’azienda in merito alla

operazione se di carattere speculativo. Il nodo fondamentale è la

stima del valore degli strumenti derivati, potendo questo variare

sia in base all’andamento dei sottostanti, sia in base alla

congiuntura economica, e sia in base alle variazioni delle

aspettative degli operatori economici, o per meglio dire

dell’aspettativa modale, inquadrabile come l’aspettativa

dominante in un determinato numero di scenari.

1.1.4 Le tipologie 12

Le tre grandi famiglie dei prodotti derivati sono annoverabili in :

futures, operazioni swap, opzioni. Nel seguito la descrizione dei

seguenti contratti avrà ad oggetto, o come sottostante, le valute,

potendo parlare di currency derivatives; potendo senz’altro

estendere l’analisi, senza particolari difficoltà, ad altri sottostanti,

siano essi tassi di interessi, azioni, ecc.

FUTURES

Un contratto future su valute è un accordo fra due parti di

scambiarsi una quantità specifica di due valute a una data futura

stabilita e ad un tasso di cambio predeterminato al momento della

stipula del contratto. La definizione sembra la stessa di quella

fornita in precedenza parlando di mercato dei cambi a termine

(forward). Va rilevato che le differenze sono perlopiù di tipo

pratico. I contratti a termine implicano un rischio (e.g. fallimento

della controparte), mentre i futures sono garantiti dall’organismo

presso cui vengono scambiati; ciò deriva dal fatto che i primi sono

essenzialmente strumenti OTC stipulati direttamente tra le parti,

mentre i secondi sono scambiati in un organismo apposito. Altra

differenza è che nei contratti a termine l’ammontare di valuta può

essere qualsiasi, mentre i contratti futures hanno tagli

standardizzati; inoltre i contratti a termine sono relativamente

illiquidi poiché la loro natura OTC non rende facile trovare una

terza parte disposta ad acquistarli. Di contro la natura

standardizzata dei futures pone il vantaggio di poterli vendere ad

un terzo al prezzo di mercato corrente.

OPZIONI

Un’opzione su valute è un contratto che dà all’acquirente il

diritto (ma non l’obbligo) di comprare o vendere una valuta a una

13

certa data futura a un prezzo (tasso di cambio) predeterminato,

che viene detto strike o prezzo di esercizio. Esistono due tipi di

opzioni, di tipo call e di tipo put. Le opzioni call sono contratti

che danno il diritto, a fronte di un pagamento di un premio, di

acquistare il sottostante a scadenza ad un prezzo prestabilito. Le

opzioni put danno invece il diritto di vendere a scadenza il

sottostante. Il prezzo pagato per acquistare questo diritto è

chiamato il premio dell’opzione, distinguendo tra quella di tipo

americana, nella quale il diritto può essere esercitato in qualsiasi

momento e quella europea, in cui il diritto può essere esercitato

soltanto alla scadenza. Le differenze tra le opzioni e i futures sono

di due ordini. In primis l’opzione, a differenza dei futures,

fornisce all’operatore che vuole coprirsi contro i rischi di cambio

uno strumento più flessibile. Ciò poiché consente di fissare un

costo massimo, ovvero il prezzo di esercizio più il premio, e nel

contempo lasciandolo libero di trarre vantaggio da movimenti

favorevoli del tasso di cambio. Mentre nel caso dei futures chi si

copre è obbligato in ogni caso ad adempiere al contratto, anche

quando il cambio a pronti risulti a lui più favorevole di quello a

termine stabilito al momento della stipula. Dunque con l’opzione

l’operatore può decidere di non esercitare il diritto se il cambio a

pronti alla scadenza è a lui più favorevole del prezzo di esercizio,

tenuto conto del premio. Vale la pena sottolineare il fatto per cui,

istintivamente, i sottoscrittori dei futures sono di solito degli

operatori che danno più peso alle proprie aspettative riguardo

all’evoluzione dello scenario in considerazione. In secundis va

rilevata l’asimmetria nelle caratteristiche rischio-rendimento del

contratto. Difatti con un contratto future, se il tasso di cambio a

pronti alla scadenza è inferiore (superiore) di un centesimo del

cambio a termine a suo tempo fissato, il compratore perde

(guadagna) un centesimo ed il venditore guadagna (perde) un 14

centesimo; ciò implica simmetria perfetta. Per contro, con

un’opzione la perdita massima dell’acquirente (che è anche il

guadagno del venditore dell’opzione) eguaglia il premio, mentre

la perdita massima del venditore (che è anche il guadagno del

compratore), è potenzialmente illimitata. Ciò rende le opzioni

molto attraenti per gli speculatori, poiché è possibile combinare

perdite limitate, ovvero il premio pagato, con profitti

potenzialmente illimitati.

SWAPS

Per quanto riguarda le operazioni di riporto o swap, va precisato

che queste sono rese possibili grazie alla presenza del mercato a

termine accanto a quello a pronti; non sono altro che delle

transazioni di tipo ibrido stipulate su entrambi i comparti. Nello

swap, infatti, due valute vengono scambiate a pronti e,

simultaneamente, esse vengono scambiate a termine in pari

quantità ma in direzione opposta. Il mercato swap è organizzato

dall’ISDA (International Swap Dealers Association). Un caso

evidente è collegato alla gestione di cassa delle imprese

multinazionali. Prendendo ad oggetto una multinazionale

anglosassone con una consociata in Giappone e supponendo che

la società madre abbia un eccesso di liquidità in sterline di durata

semestrale, mentre la consociata abbia una mancanza di liquidità

in yen anch’essa di durata prevista semestrale. La società madre

allora può vendere sterline a pronti contro yen e prestare questi

ultimi alla consociata, simultaneamente vendendo yen a termine

contro sterline per coprire la restituzione del prestito da parte

della consociata stessa. Così facendo la società madre effettua

un’operazione swap nel mercato yen/sterlina. Dunque è

immediato notare che un contratto swap è sostanzialmente simile

a un contratto future, differenziandosi per alcuni aspetti. Per 15

quanto riguarda la durata, la maggior parte dei futures ha durata di

un anno o meno; gli swap hanno scadenze più lunghe che vanno

anche a 10 o 20 anni. Altra differenza è l’attività del loro mercato,

essendo quello dei futures molto più attivo. Inoltre i futures, oltre

ad avere tagli standardizzati e ad essere garantiti dalla borsa dove

si scambiano, ciò non vale per gli swaps.

CAPITOLO SECONDO

Gli strumenti finanziari derivati nel

panorama giuridico :

contabilizzazione e valutazione 16

2.1.1. La disciplina dei derivati

La regolamentazione giuridica degli aspetti societari ha radici nel

Codice di Commercio (1882), inglobato successivamente

all’interno del Codice Civile (1942). Tenuto conto del suddetto

periodo storico è dunque naturale rilevare come necessari i

progetti di riforma, riguardanti talora modifiche, talora

introduzione di nuovi elementi nell’ordinamento, per rispondere a

un sempre più accelerato processo di evoluzione dei rapporti

giuridici, anche sotto la spinta delle istituzioni europee. Il codice

civile, all’art. 2424, illustra la struttura dello SP e, di nostro

interesse, la sezione entro cui vanno collocati gli strumenti

finanziari derivati, attivi o passivi che siano. Infatti, secondo

quanto disposto dalle norme codicistiche, gli strumenti finanziari

derivati possono essere collocati nell’attivo immobilizzato,

ovvero come immobilizzazione finanziarie, alla voce B).III.4),

oppure nell’attivo circolante, come attività finanziarie che non

costituiscono immobilizzazioni, alla voce C.III.5); mentre, per

quanto riguarda quelli passivi, questi vanno collocati alla voce

B.3), che accoglie gli strumenti derivati aventi fair value negativo.

Tuttavia, l’odierno scenario giuridico è interessato, oltre che

dall’azione del Codice Civile, da quella dell’OIC, Organismo

annoverabile nella categoria degli standard setter, che nel

rispetto delle norme codicistiche e del principio della gerarchia

delle fonti, stabilisce ulteriori regole e principi. In realtà, il codice

civile fornisce delle indicazioni di carattere generale da seguire

nella redazione del bilancio, per poi demandare, nei vari casi, ai

principi contabili, nazionali o internazionali, le prescrizioni di

dettaglio. In base a quanto detto precedentemente, occorre andare

a delineare le prescrizioni che disciplinano l’inserimento degli

strumenti finanziari derivati in bilancio fornite dal codice civile e

dai principi contabili nazionali OIC. Per quanto concerne il

dettato giuridico, il quadro normativo che, in ambito nazionale,

interviene definendo quando sussiste la necessità di procedere

all’iscrizione in bilancio di uno strumento finanziario e, nel caso,

come operare, è delineato dall’insieme costituito da alcuni 17

specifici articoli del Codice (art. 2426, 2427, 2427 bis, 2428) e, a

seguito della riforma del 2015, dal principio contabile nazionale,

ovvero l’OIC 32. Il tema degli strumenti derivati ha sempre

comportato un accesso dibattito tra gli esperti contabili, proprio in

considerazione del fatto che in Italia, prima delle novità introdotte

dalla riforma contabile, mancava una specifica disciplina che

regolamentasse sia sul piano teoretico sia su quello applicativo la

rappresentazione in bilancio degli strumenti finanziari di

copertura e di natura speculativa, potendoli classificare in

precedenza come operazioni fuori bilancio. A livello normativo la

disciplina nazionale non ha fornito, fino ai bilanci chiusi nel 2015,

alcuna particolare indicazione in merito al trattamento contabile

dei derivati. La riforma del diritto societario del 2006 aveva

introdotto una cornice regolamentare con riferimento soltanto

all’aspetto informativo: l’art. 2427-bis del codice civile

attualmente in vigore, interpretato dall’OIC 3, richiede infatti solo

alcune informazioni qualificate in merito all’utilizzo degli

strumenti finanziari derivati, ma il tema delle misurazioni del fair

value rimane limitato alle note al bilancio, senza indicazioni agli

aspetti valutativi e contabili. Tra le novità più rilevanti per i

bilanci 2016 redatti in applicazione delle norme OIC si segnala il

nuovo modello contabile per la rappresentazione dei derivati che

richiederà alle imprese una misurazione periodica del fair value

degli strumenti finanziari. Se i derivati sono di copertura e

l’impresa deciderà di utilizzare l’hedge accounting dovrà anche

dotarsi di un processo che dimostri sia l’efficacia degli strumenti

finanziari utilizzati nel mitigare il rischio “coperto” sia il grado di

correlazione tra il derivato e l’operazione coperta. Di fatto con il

1° gennaio 2016, i contratti derivati sono passati dalla rilevazione

nei conti d’ordine a quella puramente contabile con la

conseguenza che: fino al 31/12/2015 i contratti stipulati saranno

esclusivamente allocati fuori bilancio nei conti d’ordine; dal 1°

gennaio 2016 essi troveranno allocazione nel bilancio nelle voci

di cui sopra. Più precisamente nel bilancio chiuso al 31 dicembre

2015 i derivati saranno iscritti nei conti d’ordine e, al contempo,

se presenteranno un mark to market negativo, daranno origine ad

18

un accantonamento al fondo rischi, diversamente, in caso di mark

to market positivo, non si rileverà il provento ma si darà evidenza

di esso in nota integrativa (principio di prudenza).

2.1.2 L’influenza delle istituzioni

europee e le modalità di

contabilizzazione

Con il recepimento della direttiva 2013/34 il Legislatore

nazionale elimina alcune delle storiche differenze tra il corpo dei

principi contabili nazionali e quelli internazionali. In particolare,

il nuovo n. 11-bis del comma 1 dell’art. 2426 c.c. impone a tutte

le imprese, fatta eccezione alle micro-imprese, di rilevare nel

conto economico le variazioni di fair value degli strumenti

derivati, compresi quelli incorporati, a meno che si tratti di

operazioni di copertura. Inoltre il comma 2 dell’art. 2426

stabilisce di fare riferimento agli IFRS omologati dall’unione

europea sia per le definizioni di strumento finanziario derivato,

sia per l’individuazione del modello e della tecnica di valutazione

del fair value; nello specifico si tratta dello IAS 39 «Strumenti

finanziari: misurazione e rilevazione>>. Ne consegue che per le

imprese che adottano gli OIC, fino all’entrata in vigore del nuovo

decreto, le operazioni in derivati sono tendenzialmente irrilevanti

sotto il profilo del risultato economico: l’effetto reddituale si

manifesta solo al termine della vita utile dello strumento, cioè

all’atto dell’espletamento delle prestazioni. Di fatto le norme

precedenti consideravano questi strumenti “sotto la riga”, alla

stregua di “operazioni fuori bilancio” senza alcuna coerenza

valutativa tra il derivato coprente un rischio finanziario e

l’operazione. Il modello del costo storico, al quale le norme 19

generali sul bilancio sono sempre state basate, e il divieto di

iscrizione di utili non realizzati, prescritto dalle norme del codice

civile, hanno limitato la rappresentazione degli strumenti

finanziari nelle note al bilancio. Questi limiti sono stati superati

con il recepimento della direttiva 34. Prima di andare ad

analizzare più nello specifico le disposizioni codicistiche in

materia, occorre precisare il concetto di ‘‘fair value’’, termine

inglese, molto ricorrente nella regolamentazione, il cui significato

è quello di ‘valore equo'; viene definito come una stima razionale

e imparziale, da parte del contraente, del prezzo di un bene o

servizio tenendo conto di fattori come la scarsità, l'utilità il

rischio, il costo di produzione o di rimpiazzo, cioè di tutti quegli

elementi che la teoria del valore usa per determinare il prezzo di

un bene. Nei principi contabili internazionali (IAS/IFRS) il fair

value viene definito come "il corrispettivo al quale un’attività

potrebbe essere scambiata, o una passività estinta, in una libera

transazione tra parti consapevoli e disponibili". Risultano dunque

chiari i due possibili scenari che potrebbero verificarsi qualora vi

fosse una variazione del suddetto valore, generando un impatto

tanto maggiore sul Conto Economico quanto maggiore è il

volume gestito di tali strumenti finanziari derivati; scenari che

saranno analizzati successivamente. Tornando alla loro

classificazione, l’inserimento tra attivo immobilizzato ed attivo

circolante degli strumenti finanziari derivati è operato in base alle

finalità ed ha rilevanza per la loro rappresentazione contabile.

2.1.3. Il D. Lgs. 139/2015

Il D. Lgs. 139/15, come accennato precedentemente, al nuovo

comma 1 n. 11-bis del dell’art. 2426 c.c, dispone che le variazioni

di fair value dei derivati speculativi (compresi quelli incorporati 20

in altri contratti ospiti) sono imputate al conto economico, mentre

per le operazioni che soddisfano i requisiti di copertura è

concesso un trattamento contabile differente. E’ evidente che

l’impiego di strumenti finanziari di copertura ha l’obiettivo di

trasferire i rischi finanziari (o una parte di essi) al di fuori del

contesto aziendale. Oggetto della neutralizzazione è il rischio

finanziario che lo IAS 39 distingue tra rischio di fair value e

rischio connesso alle variazioni di flussi finanziari futuri.

La copertura di fair value ha l’obiettivo di ridurre o eliminare le

perdite che possono derivare dalle variazioni nel fair value di una

posta di bilancio. Con l’operazione di copertura, quindi, si

compensa la variazione del fair value di un elemento coperto con

l’opposta variazione del fair value dello strumento di copertura.

Un esempio tipico di fair value hedge è rappresentato dalla

copertura di un’attività a tasso fisso tramite un IRS (interest rate

swap) nel quale l’impresa paga un tasso fisso (cioè il tasso di

rendimento del titolo) e riceve un tasso variabile. In questo

esempio l’operazione di copertura ha l’obiettivo di coprire la

variazione del valore di mercato del titolo a tasso fisso dovuta alla

variazione dei tassi di interesse di mercato. La copertura del

rischio di variabilità dei flussi finanziari attesi (denominata cash

flow hedge), ha l’obiettivo di proteggere l’azienda da variazioni

avverse dei flussi finanziari attesi associati ad un’attività o

passività iscritta in bilancio, come nel caso di pagamenti o incassi

futuri di interessi a tasso variabile, ovvero a una transazione

futura prevista, come gli impegni di acquisto o di vendita di merci

in valuta. Un esempio è la copertura, tramite un interest rate swap,

della variabilità dei flussi finanziari associati ad un titolo a tasso

variabile. Attraverso la stipula del contratto di copertura si

trasferisce ad un altro operatore il tasso variabile che viene

incassato sul titolo e si acquisisce un determinato tasso fisso. In

questo modo si trasforma di fatto il rendimento del titolo da un

tasso variabile soggetto alle future variazioni dei tassi di interesse

ad un tasso fisso con il risultato di stabilizzare i futuri cash flow

rivenienti dal titolo. Il vincolo e l’efficacia della copertura sono

dunque gli elementi discriminanti che permettono di qualificare lo

21

strumento finanziario nella classe dei derivati di copertura.

Occorre inoltre evidenziare che il D. Lgs. n. 87 del 27 gennaio

1992 e le indicazioni fornite dalla Banca d’Italia, forniscono

l’indicazione per classificare un’operazione come di copertura;

per potersi dire di copertura, un’operazione avente ad oggetto un

derivato, deve essere stata negoziata con l’intento di porre in

essere un’operazione di copertura ed essere caratterizzata da

un’elevata correlazione fra le caratteristiche tecnico-finanziarie

delle attività/passività coperte e quelle del contratto di copertura;

al contempo è anche prescritto che tali condizioni imprescindibili

siano opportunamente documentate e comprovate da evidenze

interne (“hedging documentation”). Nella nuova versione

dell’OIC 26 è stata inserita la disciplina delle coperture del rischio

di cambio di operazioni programmate altamente probabili o

impegni irrevocabili attraverso strumenti finanziari non derivati.

In particolare, è stata estesa a tali operazioni la disciplina prevista

per la contabilizzazione delle operazioni di copertura attraverso

strumenti finanziari derivati di cui all’OIC 32, in quanto il rischio

di cambio potrebbe essere coperto anche attraverso strumenti

finanziari non derivati in valuta.

Passando alle modalità attraverso cui viene determinato il fair

value di un derivato,ai sensi del DLgs 139/15, esso è determinato

con riferimento a uno dei seguenti valori:

- nel caso di strumenti finanziari per i quali sia possibile

individuare facilmente un mercato attendibile, al valore di

mercato; qualora il valore di mercato non sia facilmente

individuabile per uno specifico strumento, ma possa essere

individuato per i suoi componenti o per uno strumento

analogo, il valore di mercato può essere derivato da quello

dei componenti o dello strumento analogo;

- nel caso di strumenti finanziari per i quali non sia possibile

individuare facilmente un mercato attendibile, al valore che

risulta da modelli e tecniche di valutazione generalmente

accettati, purché questi modelli e tecniche di valutazione 22

assicurino una ragionevole approssimazione al valore di

mercato. Gli strumenti finanziari che non possono essere

valutati attendibilmente mediante uno dei due metodi

sopradescritti sono valutati in base al prezzo di acquisto o al

costo di produzione, nella misura in cui sia possibile

effettuare tale valutazione.

La riforma ha anche modificato l’art. 2427-bis c.c.. A partire dal

2016 il codice civile richiederà che nella nota integrativa oltre ad

indicare, come in passato, per ciascuna categoria di strumenti

finanziari derivati il fair value e le informazioni sulla loro entità e

sulla loro natura, si forniscano le seguenti informazioni: i termini

e le condizioni significative che possono influenzare l’importo, le

scadenze e la certezza dei flussi finanziari futuri; gli assunti

fondamentali su cui si basano i modelli e le tecniche di

valutazione qualora il fair value non sia stato determinato sulla

base di evidenze di mercato; le variazioni di valore iscritte

direttamente nel conto economico, nonché quelle imputate alle

riserve di patrimonio netto; una tabella che indichi i movimenti

delle riserve di fair value avvenute nell’esercizio. Venendo alla

comparazione dei trattamenti contabili riservati ai derivati pre e

post-riforma, come prima evidenziato,nei bilanci fino al 2015 i

derivati di copertura e quelli messi in atto per arbitrare

sull’andamento di un prezzo o di un tasso (c.d. speculativi)

trovano rappresentazione nelle note al bilancio, ai sensi dell’art.

2427-bis, a meno che rappresentino una passività probabile, nel

qual caso sono rilevati tra i fondi per rischi ed oneri. La riforma

contabile ha quindi modificato significativamente l’esposizione in

bilancio degli strumenti derivati e le conseguenze sui conti

economici potrebbero essere rilevanti qualora essi non coprano

efficacemente un rischio finanziario dell’impresa. Il Legislatore

rende obbligatoria la misurazione al fair value di tutti i derivati, 23

alla data di sottoscrizione e alla data del bilancio, con imputazione

delle variazioni di fair value al conto economico, a meno che i

derivati siano di copertura (nuovo n. 11-bis dell’art. 2426 c.c.).

Non sono concesse esenzioni ai criteri di misurazione dei derivati:

anche le imprese che redigono il bilancio in forma abbreviata (art.

2435-bis) applicheranno i medesimi criteri di valutazione. Da

ultimo, il D. Lgs, 139/15 aggiunge allo stato patrimoniale e al

conto economico delle specifiche voci per esporre la variazione di

fair value alla data di chiusura dell’esercizio degli strumenti

finanziari derivati:

- Se positiva, rappresenta un’attività finanziaria, da iscriversi

tra le immobilizzazioni o nell’attivo circolante a seconda della

sua destinazione. La contropartita è il conto economico (voce

D.18.c, Rivalutazioni per rettifiche di valore), a meno che sia

un’operazione di copertura.

- Se negativa, il derivato è iscritto nel fondo rischi, alla voce

B.3 dello stato patrimoniale e il costo nel conto economico

alla voce D.19.d), Svalutazioni per rettifiche di valore, salvo

si tratti di un’operazione di copertura.

Pertanto le variazioni del relativo fair value di strumenti

finanziari derivati di copertura sono imputate:

• nel conto economico nelle voci D18 o D19 nel caso di copertura

di fair value di un'attività o passività iscritta in

bilancio così come le variazioni di fair value degli elementi

coperti (nel caso in cui la variazione di fair value

dell'elemento coperto sia maggiore in valore assoluto della

variazione di fair value dello strumento di copertura, la

differenza è rilevata nella voce di conto economico interessata

dall'elemento coperto);

• in un'apposita di riserva di patrimonio netto (nella voce AVII

“Riserva per operazioni di copertura di flussi finanziari attesi”)

nel caso di copertura di flussi finanziari secondo modalità tali da

24

controbilanciare gli effetti dei flussi oggetto di copertura (la

componente inefficace è classificata nelle voci D18 e D19).

Anche gli strumenti derivati incorporati in altri strumenti

finanziari devono essere valutati a fair value. Un derivato

incorporato è separato dal contratto primario e contabilizzato

come uno strumento finanziario derivato se, e soltanto se:

a) le caratteristiche economiche e i rischi del derivato incorporato

non sono strettamente correlati alle caratteristiche

economiche e ai rischi del contratto primario. Sussiste una stretta

correlazione nei casi in cui il contratto ibrido è

stipulato secondo le prassi di mercato;

b) sono soddisfatti tutti gli elementi della definizione di strumento

finanziario derivato, secondo la definizione fornita dall'OIC 32.

Se l’utilizzo dei derivati è propedeutico alla copertura del rischio

di fair value (cioè ci si copre dal rischio di variazione dei tassi di

interesse, o dei tassi di cambio, o dei prezzi di mercato o contro il

rischio di credito) è concessa la valutazione simmetrica tra il

derivato e l’elemento coperto. Se la copertura riguarda il rischio

di variazione di un cash flow futuro oppure il rischio finanziario

connesso ad un’operazione programmata, la differenza di fair

value del derivato non si imputa al conto economico ma in una

riserva del patrimonio netto, positiva o negativa. Questa riserva

accoglie temporaneamente le variazioni di fair value del derivato:

quando però si concretizzeranno o si modificheranno i flussi di

cassa, allora la riserva “rigirerà” la variazione di fair value al

conto economico. A fine capitolo vengono illustrati dei termini di

comparazione riguardo ai trattamenti contabili dei derivati pre e

post-riforma.

2.1.4. Analisi del D.M. 03/08/2017

In ultima battuta è necessario analizzare il contenuto

dell’ennesima modifica apportata dall’Esecutivo tramite il D.M. 3

Agosto 2017, in ambito tributario. Il suddetto provvedimento ha

ad oggetto la modificazione di alcuni aspetti del programma 25

A.C.E. , agevolazione di matrice governativa introdotta con il

Decreto Salva Italia che mira a rafforzare, in determinate

casistiche, il sistema produttivo attraverso una riduzione

dell’imposizione fiscale. Quando fu emanato, il suddetto decreto,

si pose l’obiettivo di favorire ed incentivare il finanziamento delle

piccole e medie imprese mediante capitale proprio, per l’appunto

tramite una riduzione dell’imposizione. Tale agevolazione

permetteva di portare in deduzione dal reddito complessivo netto

dichiarato un importo corrispondente al rendimento nozionale del

nuovo capitale proprio, fissato, ora, dalla legge. In particolare

viene precisato che : << Dall'ottavo periodo d'imposta l'aliquota

percentuale per il calcolo del rendimento nozionale del nuovo

capitale proprio e' fissata all'1,5 per cento. In via transitoria, per il

primo triennio di applicazione, l'aliquota e' fissata al 3 per cento;

per il periodo d'imposta in corso al 31 dicembre 2014, al 31

dicembre 2015, al 31 dicembre 2016 e al 31 dicembre 2017

l'aliquota e' fissata, rispettivamente, al 4 per cento, al 4,5 per

cento, al 4,75 per cento e all'1,6 per cento>>.E’ da ravvisare come

soggetti beneficiari sia le società e gli enti residenti di cui all’art.

73, comma 1, T.U.I.R., e sia società non residenti, ma che

dispongono di una stabile organizzazione all’interno del territorio

nazionale. Per i soggetti IRES, la variazione in aumento di

capitale proprio equivale all’incremento rispetto al patrimonio

netto esistente alla chiusura dell’esercizio in corso al 31 dicembre

2010, con esclusione dell’utile di esercizio. Questo va calcolato

tenendo conto sia degli incrementi (conferimenti in denaro e utili

accantonati a riserva, ad esclusione di quelli destinati a riserve

non disponibili) che dei decrementi (riduzioni di patrimonio netto

con attribuzione ai soci, a qualsiasi titolo effettuate).

I conferimenti in denaro devono invece essere presi in

considerazione dal momento dell’effettivo versamento,mentre

gli accantonamenti di utili contano dall’inizio del periodo

d’imposta in cui viene assunta la relativa delibera e la

distribuzione di riserve di utili, da considerare quale riduzione del

capitale proprio, val partire dall’inizio del periodo d’imposta in

cui la stessa viene assunta. L’eventuale eccedenza di 26

rendimento può essere riportata nei periodi d’imposta successivi,

senza alcun limite quantitativo e temporale. Aspetto importante e

da sottolineare ai nostri fini della disciplina è l’esclusione dal

beneficio dell’agevolazione, riportata all’art. 5. In particolare

viene disposto che : ‘‘per i soggetti diversi da quelli che svolgono

attività finanziarie ed assicurative, di cui alla sezione K della

classificazione ATECOFIN 2007, ad eccezione delle holding

non finanziarie, la variazione in aumento del capitale proprio

non ha effetto fino a concorrenza dell’incremento delle

consistenze dei titoli e dei valori mobiliari, diversi dalle

partecipazioni, rispetto a quelli risultanti dal bilancio relativo

all’esercizio in corso al 31 dicembre 2010’’.

Risulta chiaro che la ratio della disposizione si arricchisce di un

secondo obiettivo : evitare che variazioni in aumento del capitale

investito agevolabili vengano utilizzate per incrementare attività

meramente finanziarie e non per realizzare una maggiore

efficienza, o comunque un rafforzamento dell’apparato

produttivo. 27

28

CAPITOLO 3

Il caso aziendale della ‘‘INTER-

KOM S.P.A.’’

3.1.1. La INTER-KOM S.P.A. , focus

sugli strumenti finanziari derivati in

bilancio

Il seguente ed ultimo capitolo si pone come obiettivo quello di

analizzare la gestione dell’area finanziaria di una società per

azioni, la ‘‘ INTER-KOM s.p.a.’’. La società in questione, fondata

nel 1977, avente sede legale e amministrativa a Napoli e essendo

non quotata in borsa, opera nel commercio all’ingrosso di caffè,

attività economica con classificazione ATECO G 463701. Così

come dispongono le norme comunitarie, la suddetta azienda viene

classificata come media impresa, avendo un numero totale di

dipendenti pari a 12, di cui 2 Dirigenti, e un fatturato annuo,

relativo all’esercizio chiuso nel 2016, pari a 47 milioni di euro; da

tutte queste peculiarità aziendali ne discende la redazione del

bilancio in forma ordinaria. Da una prima e vergine lettura delle

poste di bilancio, in particolare la voce C).III). e B).3) contenenti

gli strumenti finanziari derivati, si rileverebbe rispettivamente una

crescita e una diminuzione, in confronto all’anno precedente,

degli strumenti derivati attivi e passivi. Tuttavia come già

accennato, le variazioni delle seguenti poste di bilancio,

classificate come particolari, sono da imputare non già ad una

esclusiva diminuzione del volume gestito degli strumenti in 29

questione, ma anche ad una modifica dei criteri di valutazione

degli stessi. In particolare, il valore in bilancio, al 31/12/15 e

31/12/16 degli strumenti finanziari derivati è il seguente :

31/12/20 31/12/20

ATTIVO 15 16

C) Attivo

circolante

III) Attività

finanziarie che non

costituiscono

immobilizzazioni

5)Strumenti 66.114 418.084

finanziari

derivati attivi

Passivo

B)Fondi per

rischi e oneri

strumenti

finanziari

derivati passivi 704.494 183.804 30

Come detto nei capitoli precedenti, queste informazioni non

sarebbero esaustive se non fossero corredate da un’adeguata

documentazione indicante le particolarità contrattuali e i dettagli

riguardanti le situazioni collegate alla loro vita.

3.1.2. Comparazione dei valori degli

strumenti derivati in bilancio Pre e

Post OIC 32

Per quanto riguarda l'applicazione dei nuovi principi contabili, gli

effetti derivanti dal cambiamento degli stessi sono stati

determinati retroattivamente e sono stati rilevati sul saldo

d'apertura del patrimonio netto dell'esercizio in corso nella voce

Riserva per operazioni di copertura dei flussi finanziari. Le

rettifiche apportate al Bilancio 2015 riguardano l'applicazione

retroattiva del nuovo OIC 32 (Strumenti Derivati).

A tale riguardo si evidenzia che la Società pone in essere una

strategia di copertura dal rischio di oscillazione del prezzo del

caffè, stipulando contratti futures.

Inoltre, mediante acquisto o vendita a termine di valuta (outright

valutari), pone in essere una strategia di copertura dal rischio di

variazione del cambio Euro/Dollaro, laddove l'acquisto e la 31


PAGINE

45

PESO

647.30 KB

PUBBLICATO

10 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e commercio
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Primianos di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Contabilità e bilancio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Bagnoli Luca.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in economia e commercio

Matematica per le applicazioni economiche - esercizi
Esercitazione
Economia degli intermediari finanziari
Appunto
Riassunto esame Macroeconomia, prof. Dardi, libro consigliato Lezioni di Macroeconomia, Dardi
Appunto
Statistica economica - i modelli di regressione
Dispensa