Il compito di un genitore
"Il compito di un genitore è di essere la persona che riesce a vedere oltre la collina."
(James L. Hymes)
A mia mamma e a mio papà, che con il loro amore incondizionato sono rimasti uniti, al mio fianco.
Indice
- Introduzione
- Capitolo 1. La genitorialità
- 1.1 L’attaccamento
- 1.2 Gli stili genitoriali
- 1.2.1 La percezione degli stili genitoriali da parte del bambino
- 1.2.2 I bambini influenzano gli stili genitoriali
- 1.3 Uno stile genitoriale disfunzionale: lo stile autoritario
- Capitolo 2. La crisi familiare
- 2.1 Conflitti coniugali
- 2.2 L’ascolto del bambino
- 2.2.1 Counseling
- Conclusioni
- Bibliografia
- Ringraziamenti
Introduzione
Il seguente elaborato ha lo scopo di dimostrare come il genitore abbia un ruolo fondamentale nella crescita psicologica del bambino. I genitori, con la loro personalità e i loro comportamenti creano l’ambiente all’interno del quale il bambino cresce e sviluppa la propria identità e le proprie abilità. Nel primo capitolo verrà esposto il concetto di attaccamento secondo la teoria di J. Bowlby (1907-1990), che fa da sfondo al concetto di genitorialità e che fa riferimento alla relazione che si instaura tra la figura di attaccamento e il bambino. Verranno discussi i vari tipi di attaccamento e le conseguenze che hanno sullo sviluppo del bambino.
Successivamente verrà esposto in modo generale il concetto di “parenting”, termine che fa riferimento alla funzione genitoriale. Ogni genitore infatti, assume un determinato stile educativo e per spiegarne i vari tipi, sarà presa in considerazione la classificazione degli stili genitoriali di Diana Baumrind. Sarà discusso di come questi influenzano, a breve e a lungo termine, il benessere del bambino. È inoltre importante la percezione che il bambino ha rispetto al modo in cui i genitori lo educano e se ne prendono cura e saranno considerate le conseguenze che ne derivano, qualora siano percepite delle discrepanze nello stile genitoriale del padre e della madre. Ovviamente i genitori non sono immuni da influenza esterne, anzi, il bambino stesso, con i suoi comportamenti e con il suo tipo di personalità, può dar via a delle dinamiche relazionali ed educative poco consone. Si mette così in atto un circolo vizioso in cui protagonisti principali sono uno stile genitoriale disfunzionale e tratti comportamentali del bambino che si influenzano reciprocamente. In seguito verrà posto l’accento su un particolare stile educativo disfunzionale, quello autoritario. Lo stile autoritario è caratteristico di quei genitori che impongono regole rigide ed eventuali trasgressioni sono punite severamente. Crescere in un ambiente così rigido impedisce al bambino di comprendere il valore delle regole e verranno discusse le conseguenze che ne derivano.
Nel secondo capitolo verrà affrontato il tema sulla crisi familiare, principalmente del conflitto tra i due coniugi. Verrà quindi messo in evidenza come anche un rapporto di coppia conflittuale che incide sulla stabilità della famiglia, causi sofferenza nel bambino. Verrà sottolineata l’importanza di “ascoltare” il bambino in situazioni di separazione e/o divorzio difficili e verrà fatto riferimento principalmente ad un intervento psicologico, il counseling, in grado di diminuire la sofferenza psicofisica del bambino.
Capitolo 1. La genitorialità
1.1 L’attaccamento
L’attaccamento può essere considerato come la propensione a stringere relazioni emotive intime con particolari individui definiti caregiver. Di solito questa figura è ricoperta dalla madre, ma come evidenziano alcuni studi (Schaffer, 2005) non è necessariamente così, in quanto, quello che conta è la qualità della relazione che si instaura tra i protagonisti della diade: da una parte è importante la sensibilità e la presenza emotiva ai segnali e alle richieste del bambino e al contempo la capacità del bambino di saper coinvolgere il caregiver. L’attaccamento non è un legame di dipendenza, bensì è “un legame affettivo, intimo, costante e duraturo” che garantisce protezione, vicinanza e sicurezza (Simonelli e Calvo, 2002).
Bowlby afferma che sin dalla nascita il bambino mette in atto dei comportamenti di segnalazione/avvicinamento (piangere, sorridere, aggrapparsi) che hanno la funzione di richiamare a lui qualcuno che se ne prenda cura. Dalla nascita fino ai due mesi, il bambino mette in atto i comportamenti di attaccamento per una determinata persona, ma non in modo selettivo, questo avviene solamente dai tre mesi in poi, in cui i segnali sono orientati maggiormente verso il caregiver primario. I bambini imparano così a differenziare quella che viene chiamata “base sicura”: una figura significativa, ricettiva ai segnali di comunicazione del bambino e capace di comprenderne i bisogni e dalla quale il bambino può esplorare l’ambiente circostante.
Bowlby elabora inoltre il concetto di modelli operativi interni, i quali derivano dalla relazione caregiver-bambino e che fanno riferimento ad un insieme di rappresentazioni mentali di sé stessi e della figura di attaccamento che guidano il bambino nelle interazioni attuali e future (Benedetto e Ingrassia, 2010). Va considerato il fatto che il contesto ambientale, le persone prossimo disponibili al bambino e i valori che orientano le pratiche educative rendono molto flessibili le espressioni dell’attaccamento. “I genitori che proteggono e si prendono cura dei bambini non sono soltanto un porto sicuro per i figli nelle situazioni in cui percepiscono il pericolo o la base sicura da cui esplorare quando si sentono tranquilli, ma tutti in modo intenzionale o meno socializzano i bambini all’interno della loro cultura. Quest’ultima definisce in larga misura dove il bambino potrà esplorare e attraverso quali abilità egli diventerà competente.” (Grossmann, Grossmann, Keppler, 2005).
Lo stile di attaccamento che deriva da questo modo di prendersi cura del bambino, incentrato sulla cura e attenzione costante da parte del caregiver, può essere definito come sicuro, ossia importante per l’emersione e lo sviluppo di capacità di regolazione delle emozioni e di strategie di coping con le quali il bambino riuscirà a fronteggiare i problemi (Zimmer-Gembeck et al. 2015). Altri tipi di attaccamento, definiti rispettivamente come: insicuro-evitante, insicuro-ambivalente (Ainsworth, Witting, 1969) e disorganizzato (Main, Solomon, 1990), sono associati ad una disregolazione emotiva caratterizzata da tristezza, preoccupazione e rabbia. Essi infatti non promuovono nel bambino, lo sviluppo di fiducia in sé stessi e nel mondo, in quanto il caregiver non viene visto come una base di attaccamento sicura. L’attaccamento genitore-figlio mette in moto lo sviluppo di una gamma di modelli comportamentali, emotivi e sociali, adattivi o disadattivi, che influenzano il bambino per tutta l’infanzia, l’adolescenza e l’intera età adulta (Jones e Cassidy, 2013).
I caregiver hanno un ruolo cruciale anche nell’aiutare il bambino ad esprimere le emozioni negative, ovviamente in modi socialmente accettabili, aiutandoli e guidandoli nell’adottare strategie che riducono il malessere. Un concetto importante è quello di “co-regolazione diadica” (Fogel, 1993) nella quale il caregiver è sensibile ai segnali del bambino ed il bambino, a sua volta, fornisce messaggi sempre più chiari, facilitando così la comunicazione su come affrontare potenziali sfide. Come dimostrano alcuni studi, il tipo di relazione che si instaura tra caregiver e bambino determina il tipo di relazione con il partner che egli avrà in futuro. Un attaccamento evitante, quindi di scarsa intimità, è correlato a relazioni di coppia fredde, caratterizzate da poco supporto e insensibilità; un attaccamento di tipo ansioso in cui prevale la paura di essere abbandonati e rifiutati e la ricerca continua di vicinanza potrà essere causa di relazioni contrassegnate da intrusività, forte controllo e incapacità di sincronizzarsi con le esigenze del partner.
La teoria dell’attaccamento inoltre, fa riferimento ad uno schema affettivo-cognitivo che il bambino sviluppa riguardo ai genitori e che varia in funzione della qualità di cura ricevute. Questo schema include la percezione dei genitori e l’aspettativa del bambino sul comportamento dei genitori. Figli di genitori insicuri, percepiscono questi ultimi come freddi, meno capaci di risolvere un possibile conflitto nella relazione e di avere poca conoscenza e interesse per le loro attività. Mentre alti livelli di soddisfazione della relazione genitore-figlio sono riscontrati in un attaccamento sicuro (Jones e Cassidy, 2013). Solitamente, il caregiver primario è il genitore. La prospettiva dell’attaccamento quindi, è alla base del parenting: i modelli operativi interni sono anche alla base del proprio modo di essere neogenitori e dalla combinazione tra specifiche risposte del genitore e le relazioni emotive e comportamentali del bambino, si costruisce un legame che può influenzare qualitativamente il successivo sviluppo emotivo, psicologico e sociale dell’individuo.
1.2 Gli stili genitoriali
I bambini e loro genitori contribuiscono entrambi alla co-costruzione delle esperienze proprie del bambino e della genitorialità: le richieste dei bambini stimolano un insieme di comportamenti genitoriali necessari al soddisfacimento dei bisogni del bambino stesso e parallelamente i comportamenti genitoriali servono a facilitare l’adattamento e lo sviluppo del bambino (Bornstein e Venuti, 2013). La genitorialità è influenzata e modificata dalle caratteristiche del bambino e dalla personalità del genitore, dalle credenze genitoriali e dai modelli socioculturali di riferimento. I genitori regolano le competenze e modulano l’acquisizione di una regolazione emotiva del bambino, attraverso l’interazione e la relazione. Proprio nella relazione genitore-figlio si realizzano i modelli educativi, i quali si basano su due componenti importanti: la componente affettiva e la componente del controllo. La prima fa riferimento all’accettazione, al calore e alla sollecitudine, mentre la seconda riguarda le regole, le restrizioni e l’esercizio dell’autorità (Benedetto e Ingrassia, 2010).
In aggiunta, altre due componenti importanti sono la responsività nei confronti del bambino, ossia alle azioni del genitore che incoraggiano l’autonomia del figlio e le richieste di maturità, secondo la quale i comportamenti del figlio sono gestiti attraverso le regole. Secondo la Baumrind (1967, 1970) deriverebbero dalla combinazione di queste dimensioni, tre stili educativi: autorevole, autoritario e permissivo.
Lo stile autorevole: combina in modo appropriato il controllo, la comunicazione e la sollecitudine. I genitori autorevoli pur fornendo ai figli regole chiare per guidare i comportamenti, mostrano rispetto per i loro desideri e richieste, sono sensibili e affettuosi. Favoriscono gli scambi verbali e non utilizzano come strategia la punizione. Un genitore autorevole può, in alcune circostanze, modificare il proprio stile educativo e scegliere se necessario, un approccio autoritario per imporsi al figlio o un approccio più indulgente e tollerante per sostenerlo in un particolare momento o situazione. Questo stile genitoriale è basato su un attaccamento sicuro che contribuisce allo sviluppo di un maggior senso di autonomia. Alcuni studi sperimentali evidenziano come questo stile genitoriale sia associato alla presenza di comportamenti adattivi funzionali nel bambino, ad un maggior grado di autonomia, alti livelli di autostima, soddisfazione della vita (Milevsky et al., 2007) e ha effetti positivi sulla regolazione emotiva (Jabeen, Anis-ul-Haque e Naveed Riaz, 2013). Quest’ultima è definita come un processo di modulazione di stati emotivi interni che consente di rispondere in maniera adattiva all'ambiente (Eisenberg e Spinard, 2004).
Lo stile autoritario: combina alti livelli di controllo e richieste con bassi livelli di affettività e chiarezza nella comunicazione. Il genitore autoritario sottopone il figlio a rigide regole e si aspetta che queste siano efficacemente rispettate. Impone molte restrizioni ai comportamenti e spesso utilizza le punizioni qualora il bambino trasgredisse le regole. Non incoraggia la comunicazione, né è interessato ad ascoltare il punto di vista del figlio.
Lo stile permissivo: combina elevati livelli di accettazione e chiarezza nella comunicazione e bassi livelli di controllo e supervisione. Il genitore permissivo spesso non mostra coerenza, non è solito dare limiti ai comportamenti del bambino, piuttosto lascia che si comporti come crede o accontenta qualunque sua richiesta.
Dallo stile permissivo si diramano due diversi profili: il genitore permissivo-indulgente il quale non esprime richieste ed è affettuoso ed il genitore permissivo-trascurante il quale si sente disimpegnato e scarsamente coinvolto dalla relazione con il bambino fino a giungere a rifiutare ogni responsabilità educativa. Quest’ultimo profilo può portare a gravi conseguenze negative a lungo termine. Come infatti dimostrano la maggior parte degli studi, questo stile...
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Psicologia della genitorialità
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Genitorialità: età adulta e supporto
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Progetto sul sostegno alla Genitorialità