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Gemorfologia , Relazione Civita di Bagnoregio (VT) - Tesi Appunti scolastici Premium

Tesi di laurea in scienze matematiche.
Il lavoro analizza l'area compresa tra gli abitati di Bagnoregio, Civita di Bagnoregio e Lubriano, focalizzandosi soprattutto sugli aspetti e fenomeni geomorfologici e sulla loro evoluzione nel tempo. Infatti grazie ad un attento lavoro sul campo si sono potuti evidenziare fenomeni indotti soprattutto da quattro fattori morfogenetici: gravità, azione... Vedi di più

Materia di Rilevamento geomorfologico relatore Prof. M. Della Seta

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SCIENZE MATEMATICHE, FISICHE E NATURALI

CORSO DI LAUREA MAGISTRALE IN GEOLOGIA APPLICATA

ALL’INGEGNERIA, AL TERRITORIO E AI RISCHI

RELAZIONE GEOMORFOLOGICA

DELL’AREA DI BAGNOREGIO (VT)

Docente: Studente:

Dott.ssa Marta Della Seta Paolo Caporossi

1311524

Anno accademico 2012 2013 I

Introduzione

Il presente lavoro si propone di descrivere, analizzare e interpretare gli aspetti geomorfologici del

versante orientale dell’apparato Vulsino, comprendente gli abitati di Bagnoregio, Lubriano e

Civita di Bagnoregio, situato nel Lazio settentrionale, in provincia di Viterbo, ai confini tra Lazio e

tramite l’utilizzo e l’interpretazione

Umbria. Grazie a questo lavoro, di foto aeree, rilevamento sul

campo e analisi in ambiente GIS, si è potuto realizzare una carta geomorfologica alla scala

per l’analisi

1:10.000, la quale risulta essere uno strumento molto utile sia della morfoevoluzione

e del rischio geomorfologico dell’area sia per la previsione dei potenziali eventi futuri e la loro

mitigazione. Verranno poi proposti e presentati alcune soluzioni e interventi di messa in sicurezza

applicati direttamente sulle problematiche esistenti, derivanti dal peculiare paesaggio in continua

evoluzione. Inquadramento geografico

La zona che comprende Bagnoregio, Lubriano e Civita di Bagnoregio (centri abitati situati in

è localizzata nel settore orientale dell’apparato

provincia di Viterbo, da cui distano circa 25 km)

Vulsino, precisamente a 10 km a E dal lago di Bolsena, a S del confine tra Umbria e Lazio e a W

L’area in esame è interamente compresa nel

del fiume Tevere (Fig. 1 e 2). Foglio 137 Viterbo,

nella Carta Geologica scala 1:100.000 e nel foglio 137, tavoletta IV NE Bagnoregio, nella Carta

Topografica d’Italia (Serie 25v) scala 1:25.000 (anno di produzione 1944) (IGM).

Fig. 1 Localizzazione geografica di Bagnoregio. II

– dell’area

Fig. 2 Localizzazione geografica più in dettaglio del lago di Bolsena, Bagnoregio e Lubriano

(immagine satellitare da Google Maps).

Inquadramento geologico

Fig. 3 Assetto tettonico - stratigrafico regionale della Media Valle del Tevere (Mancini et alii, 2003 -

Si noti nell’ovale in rosso la localizzazione, in questo contesto più generale, dell’area di

2004). III

Limite dell’area studiata; 2 –

Bagnoregio. 1 - successioni sedimentarie neoautoctone, marine, di

– –

transizione e continentali [Pliocene inf. - Quaternario]; 3 successioni vulcaniche e vulcano

– –

sedimentarie [Pliocene sup. Pleistocene sup.]; 4 successioni sedimentarie dei bacini intermontani

[Pliocene med. - Quaternario]; 5 successioni carbonatiche e silicoclastiche umbro - sabine [Trias -

– –

Miocene]; 6 successioni carbonatiche e silicoclastiche toscane e liguri [Trias - Miocene]; 7 faglia

– – –

normale; 8 faglia normale sepolta; 9 faglia trascorrente; 10 orlo di caldera.

L’assetto strutturale e la dinamica deposizionale dell’area studiata sono il prodotto di più eventi

– –

deformativi, dapprima compressivi, sin orogenici e attivi fino al Miocene medio superiore, i

hanno portato alla costruzione degli edifici a thrust tipici dell’Appennino, con l’avanzamento

quali –

del sistema catena avanfossa, e poi al sollevamento dei blocchi verso E. Successivamente si

instaurarono, dal tardo Pliocene, degli eventi deformativi di carattere distensivo, portando alla

formazione di strutture a horst e graben, tra cui il Graben del Paglia Tevere (Mancini et alii,

2003 2004, Buonasorte et alii, 1987) (Fig. 3). La tettonica estensionale, spostandosi verso E,

coinvolse gradualmente questo settore appenninico. I set di faglie normali e trastensive con

direzione prevalente NW SE (direzione tipica degli assi strutturali della catena appenninica) e

immersione a SW, formarono una serie di bacini composti da strutture a horst, graben e half

graben con la stessa direzione strutturale (Mancini et alii, 2003 2004, Barberi et alii, 1994).

Strutturalmente la Media Valle del Tevere, è compresa in quasi tutta la sua estensione nel

Graben del Paglia Tevere, come descritto da Funiciello et alii (1981), depressione di origine

– –

tettonica riempita da successioni terrigene [Plio Pleistocene] (Mancini et alii, 2003 2004,

Barberi et alii, 1994). Queste successioni silicoclastico terrigene, di ambiente marino, di

transizione e continentale, “neoautoctone” (Cavinato et al., 1994), spesse, come descritto da

Martini et al. (2001), massimo 3000 m, furono poi ricoperte da depositi vulcanici e vulcano

sedimentari anche spessi circa 1000 m (Barberi et alii, 1994). Al di sotto di queste successioni

“neoautoctone” c’è la presenza di successioni carbonatico – –

(Cavinato et al., 1994) silico

– –

marnose meso cenozoiche delle unità umbro sabine, toscane e liguri, le quali sono impilate

– –

secondo strutture a thrust con direzione NW SE e E - vergenti (Mancini et alii, 2003 2004,

Buonasorte et al.,1987). Inoltre i sedimenti quaternari sono ricoperti da potenti unità vulcaniche e

vulcano sedimentarie, appartenenti ai Distretti Vulcanici Cimino, Vulsino e Sabatino (De Rita et

Barberi et al., 1994). L’assetto tettonico e strutturale del Bacino (o Graben) Paglia –

al., 1993b,

Tevere è ulteriormente complicato da diversi elementi tettonici trasversali rispetto alla direzione

delle maggiori strutture presenti nell’area. Infatti la presenza di faglie normali e trasversali con

direzione NE SW (Toro, 1978), come si può notare in fig. 3, molte delle quali attive dal Pliocene

inferiore al Pleistocene medio (Mancini et alii, 2003 - 2004), interrompono la continuità

longitudinale delle strutture a thrust e tipiche di tettonica compressiva, influenzando anche la

messa in posto dei corpi magmatici e unità vulcaniche dei Cimini, Sabatini e Vulsini (De Rita et

l’area che comprende Bagnoregio, Lubriano e Civita

al., 1993b). Come si può vedere dalla fig. 4,

di Bagnoregio, è interamente compresa nei prodotti dell’apparato Vulsino. Il Distretto Vulcanico

2

Vulsino, esteso per un’area di circa 2200 km , è situato nella parte più settentrionale del Lazio e

rappresenta il distretto vulcanico più a N di quelli appartenenti alla Provincia Magmatica Romana

(Cosentino et alii., 2004). È caratterizzato da prodotti in maggior misura di natura esplosiva

emessi durante eruzioni pliniane (Peccerillo, 2005), come testimoniano le varie forme e strutture

associate (caldere, successioni piroclastiche, coni di scorie). La principale struttura di origine

vulcanica presente nell’area è rappresentata dal lago di Bolsena, un bacino ampio interpretato da

molti autori come una depressione vulcano tettonica (Fig. 5). Oltre alla depressione calderica

IV

attualmente occupata dal lago di Bolsena, sono presenti altre tre strutture calderiche,

rispettivamente Montefiascone a SW di Bolsena, Latera e Vepe a E di Bolsena (Peccerillo, 2005)

(Fig. 6). –

Fig. 4 Distribuzione areale dei prodotti vulcanici appartenenti ai Distretti Cimino, Vulsino e Vicano

Nell’ovale rosso l’area di Bagnoregio.

(Bertini et alii, 1971). V

Fig. 5 Fasi della formazione della caldera di Bolsena (Peccerillo, 2005).

Fig. 6 Schema geologico del Distretto Vulcanico Vulsino (Vezzoli et alii, 1987). Si notino le quattro

strutture calderiche di Bolsena, Montefiascone, Latera e Vepe e l’intera distribuzione areale dei prodotti

emessi durante l’attività Vulsina. 3

Questi centri eruttivi eruttarono complessivamente circa 900 km di materiale in un intervallo di

L’attività Vulsina è caratterizzata

tempo che va dagli 800.000 ai 20.000 anni (Peccerillo, 2005).

da quattro fasi e dai relativi complessi vulcanici (fig. 6) in cui furono emessi prodotti vulcanici di

natura sia effusiva sia esplosiva: Paleo - Bolsena (o Paleo Vulsino), Bolsena, Montefiascone,

Latera (Peccerillo, 2005). Circa 800.000 anni fa incominciarono ad essere emessi i primi prodotti

da fratture di carattere regionale, come colate di lava e coni di scorie (Cosentino et alii, 2004).

 – –

Paleo - Bolsena (o Paleo Vulsino): 600 450 ka. I suoi prodotti sono osservabili solo

ai margini del distretto vulcanico, direttamente appoggiati sopra il substrato sedimentario

(Peccerillo, 2005).

 – 320 ka. I suoi prodotti sono concentrati principalmente nell’area intorno

Bolsena: 490

il lago di Bolsena, a volte ritrovandosi nei settori orientali dell’intero distretto (Peccerillo,

2005). A questa fase appartengono anche i prodotti tufacei e ignimbritici di Orvieto

Bagnoregio.

 –

Montefiascone: 300 200 ka. Si è formato al margine sud-orientale della conca

lacustre di Bolsena. Ebbe un’attività molto complessa, rappresentata da eruzioni di

ignimbriti, depositi da fall e idromagmatiti (Cosentino et alii, 2004, Peccerillo, 2005). VI

 –

Latera: 380 150 ka. Sviluppatosi a W di Bolsena (Cosentino, 2004), con la

deposizione di una spessa sequenza di rocce piroclastiche, colate di lava (lava di

Lamone) e la formazione di due depressioni vulcano tettoniche (Latera e Vepe)

(Peccerillo, 2005, Cosentino et alii, 2004).

Inoltre sono stati riconosciuti alcuni prodotti, i quali da alcuni autori sono stati attribuiti al

Complesso dei Vulsini Meridionali. Appartenenti a questo complesso, sono l’isola Bisentina e

l’isola all’interno del –

Martana, attualmente situate lago di Bolsena (400 100 ka) (Fig. 6), come

descritto da Peccerillo (2005).

– dell’area –

Fig. 7 Stralcio della Carta Geologica 1:100.000 (Foglio n° 137 Viterbo). Giallo: Formazione

del Chiani Tevere. Marrone scuro: Ignimbriti e tufi compatti. Rosso: lave leucitiche. Marrone chiaro: tufi

basali (Bertini et alii, 1971).

unità marine “neoautoctone”

Nella zona di Bagnoregio affiorano (Cavinato et al., 1994),

composte prevalentemente da litotipi sabbioso argillosi di ambiente marino e salmastro, e

subordinatamente da depositi ghiaiosi di ambiente di transizione e continentale, conosciute in

bibliografia come “Formazione del Chiani-Tevere” –

(Fig. 7) (Mancini et alii, 2003 2004). Lo

spessore di questi depositi varia a seconda delle zone: presso Bagnoregio, per esempio, questa

unità affiora dalla quota minima di 100 m fino a quota 420 m (Mancini et alii, 2003 2004).

Questa formazione rappresenta il substrato su cui poggiano i prodotti vulcanici Vulsini.

Direttamente sulla Formazione del Chiani Tevere poggiano i Tufi Basali stratificati, leucititici,

principalmente derivanti dall’attività di Bolsena. Al di sopra dei tufi basali sono presenti le lave

leucititiche, tipiche di attività effusiva, le quali sono interposte tra questi tufi stratificati e il potente

affioramento di tufi ignimbritici presente al di sopra di esse. Queste lave sono riconoscibili grazie

alla loro grande resistenza all’erosione, poiché in corrispondenza di tali affioramenti, il paesaggio

Per quanto concerne l’ignimbrite, nel

è quello dei tipici versanti a gradinata (Bertini et alii, 1971).

complesso si tratta di una ignimbrite compatta con incluse pomici grigie, nerastre e rosse. Lo

spessore della formazione varia da pochi centimetri di spessore, fino a quasi 20 m in

corrispondenza delle paleo valli (Bagnoregio e Lubriano) (Fig. 8). VII

Fig. 8 Civita di Bagnoregio (VT) vista da Bagnoregio (in alto) e in foto panoramica da NE (in basso). Si

noti la successione verticale costituita dai depositi sabbioso argillosi, tufi stratificati e tufi massivi

ignimbritici. VIII

Inquadramento geomorfologico

Per l’aspetto geomorfologico si è cercato di analizzare e interpretare le diverse forme in relazione

al paesaggio, ai fenomeni morfogenetici e alle formazioni litologiche presenti nell’area. di

L’area

Bagnoregio è posta mediamente a circa 300 m s. l. m., caratterizzata da una topografia che va

da sub - pianeggiante a collinare (Fig. 9).

– dell’area studiata

Fig. 9 Immagine DTM a risoluzione 20x20 (Cattuto et alii, 2013). Si notino i due fossi

– che poi nel settore orientale confluiscono in un’unica asta fluviale: Fosso

principali, con direzione E W,

del Pidocchio Fosso di Lubriano a N di Civita e Fosso (o Rio) Torbido a S di Civita.

varie litologie più o meno competenti fanno sì che l’erosione

La presenza di un’alternanza di

abbia un ruolo diverso in base alle loro caratteristiche geotecniche. Nel settore occidentale

i potenti ed estesi affioramenti di tufi ignimbritici (plateaux

dell’area, ignimbritici) creano un

paesaggio sub-pianeggiante. Andando più verso i settori orientali, a E di Civita, si riscontrano i

tipici paesaggi collinari, caratterizzati in questa zona tipicamente da forme calanchive, impostate

– – di “Valle dei Calanchi”

sui depositi argilloso sabbiosi Plio Pleistocenici, conosciuti con il nome

(Fig. 10). I calanchi sono forme di erosione molto avanzate (Ciccacci, 2010), caratterizzati da un

rivoli e solchi d’erosione,

sistema molto fitto di con versanti molto ripidi, separati da dorsaline

ripide e affilate. A parità di diverse condizioni, come descritto da Moretti e Ridolfi (2000), quali

l’esposizione, le condizioni climatiche e le formazioni litologiche, la formazione dei calanchi è

influenzata principalmente dall’acclività del versante: infatti la maggior parte delle forme

calanchive si sono impostate su versanti abbastanza ripidi, in quanto l’elevata pendenza

aumenta la capacità erosiva di rills e gullies . IX

– “Valle

Fig. 10 dei Calanchi” a E di Civita di Bagnoregio (immagine satellitare da Google Maps).

– sabbiosi, l’erosione ha avuto un’influenza maggiore

Laddove affiorano i litotipi argilloso

modificando il paesaggio sub pianeggiante, tipico delle coperture ignimbritiche, determinando

l’impostazione di due profonde incisioni vallive (a N di Civita Fosso –

del Pidocchio Fosso

In tutta l’area studiata, i versanti

Lubriano e a S di Civita Fosso (o Rio) Torbido) (Fig. 9 - 10).

inoltre sono molto interessati da fenomeni gravitativi, quali soil creep.

– –

Fig. 11 Schema della formazione e delle tipologie di superfici sub strutturali (Gregori e Melelli, 2012).

Nell’intera Valle dei calanchi, la struttura delle coperture litoidi poste al di sopra dei depositi

argilloso sabbiosi (caprock tufacei, ovvero morfologie relitte dei grandi plateaux ignimbritici

isolati dal continuo arretramento della testata dei calanchi, come butte e mesa (Fig. 11))

influenza l’azione morfogenetica delle acqua dilavanti. Infatti la loro presenza determina un

mantenimento dell’elevata acclività dei versanti e un loro arretramento in modo parallelo (parallel

- retreating), conservando la medesima pendenza e un profilo simile. X

è eliminato per erosione o attraverso fenomeni gravitativi, l’arretramento non

Se invece il caprock

è più parallelo, ma tenderà ad assumere nel tempo una forma concava (slope declining)

(Scheidegger, 1961, Cattuto, 2013) (Fig. 12 13).

Fig. 12 Schema evolutivo dei versanti: a) in presenza del caprock; b) in assenza del caprock

(Scheidegger, 1961).

Fig. 13 Calanchi impostati sia in presenza sia in assenza del caprock tufaceo. XI


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DESCRIZIONE TESI

Tesi di laurea in scienze matematiche.
Il lavoro analizza l'area compresa tra gli abitati di Bagnoregio, Civita di Bagnoregio e Lubriano, focalizzandosi soprattutto sugli aspetti e fenomeni geomorfologici e sulla loro evoluzione nel tempo. Infatti grazie ad un attento lavoro sul campo si sono potuti evidenziare fenomeni indotti soprattutto da quattro fattori morfogenetici: gravità, azione delle acque dilavanti, fattori strutturali e antropici. Infine si introducono dei potenziali interventi strutturali per rallentare l'evolversi dei processi e, quindi, mitigare il rischio legato a quest'area.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in geologia applicata all'ingegneria, al territorio e ai rischi
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Paolo Capo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Rilevamento geomorfologico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Della Seta Maria.

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