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1

Sommario ................................................................................................................... 4

INTRODUZIONE ........................................................... 9

CAPITOLO 1. I BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI 9

1.1 Origini e definizioni di BES............................................................................................

....................................................................................................................... 11

1.2 La storia .......... 13

1.3 I modelli di approccio ai Bisogni Educativi Speciali e sistemi di classificazione

L’approccio medico e l’ICD ................................................................................... 13

1.3.1 ........................................................................ 14

1.3.2 Verso un modello bio-psico-sociale .................................................................. 15

1.3.3 Il modello sociale e i Disability Studies

.................................................................................... 16

1.4 Quali sono gli allievi con BES? 16

1.4.1 Allievi con disabilità...............................................................................................

..................................................................... 17

1.4.2 Allievi con disturbi evolutivi specifici 21

1.4.3 Altre categorie........................................................................................................

.................................... 24

CAPITOLO 2. IL QUADRO NORMATIVO DI RIFERIMENTO

L’evoluzione delle leggi in materia di BES e inclusione ............................................... 24

2.1

2.1.1 La Legge 5 febbraio 1992, n. 104: Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione

................................................................. 24

sociale e i diritti delle persone handicappate.

170, “Nuove norme in materia di disturbi specifici di

2.1.2 La Legge 8 ottobre 2010, n.

apprendimento in ambito scolastico”.............................................................................. 27

2.1.3 DM 12 luglio 2011, n. 5669 e allegate Linee guida per il diritto allo studio degli

alunni e degli studenti con disturbi specifici dell’apprendimento ................................... 29

Direttiva ministeriale 27 dicembre 2012, in materia di “Strumenti d’intervento per

2.1.4

alunni con Bisogni Educativi Speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione

scolastica” e relativa Circolare del 2013 ......................................................................... 31

La Buona Scuola e l’inclusione ............................................................................. 34

2.1.5 ................................................................ 36

2.1.6 Decreto Legislativo 7 agosto 2019, n. 96

2.2 Un riferimento a livello internazionale: La Convenzione ONU sui diritti delle persone

...................................................................................................................... 38

con disabilità ..................... 42

CAPITOLO 3. INCLUSIONE SCOLASTICA DEGLI ALUNNI CON BES

................................................................................................. 42

3.1 Un approccio inclusivo

3.2 Il ruolo degli insegnanti e gli strumenti di cui si servono per favorire e garantire

l’inclusione......................................................................................................................... 44

................................................. 46

3.2.1 Insegnante di sostegno o insegnante curricolare?

3.2.2 Il Piano Didattico Personalizzato (PDP) e il Progetto Educativo Individualizzato

.............................................................................................................................. 48

(PEI)

Il piano annuale per l’inclusività ........................................................................... 54

3.2.3 L’Index per l’Inclusione ........................................................................................ 56

3.2.4 2

..................................................................... 57

3.2.5 La valutazione degli alunni con BES

................................................................................................... 59

3.3 Il ruolo della famiglia

Verso la scoperta dell’esistenza di un deficit o di una difficoltà nell’apprendimento

3.3.1

....................................................................................................................................... 60

....................................................................................... 62

3.4 La risorsa compagni di classe 63

3.4.1 Il tutoring...............................................................................................................

L’Apprendimento ........................................ 64

3.4.2 Cooperativo o Cooperative Learning

.................................................................................................................... 66

CONCLUSIONI .................................................................................................................. 68

BIBLIOGRAFIA

....................................................................................................................... 70

SITOGRAFIA 3

INTRODUZIONE

L’obiettivo principale del mio lavoro è quello di sensibilizzare il

prossimo sulle difficoltà che i bambini con Bisogni Educativi Speciali

incontrano nella vita quotidiana e in particolare a scuola e far capire che

realizzare una comunità e una scuola inclusiva non è impossibile, basta

volerlo. del soggetto con

Ho scelto di incentrare la mia tesi sull’inclusione

Bisogni Educativi Speciali nel contesto scolastico perché ho avuto modo

di comprendere quelle che sono le reali difficoltà delle persone con BES

con i docenti e con i compagni, soprattutto grazie

nell’interfacciarsi

all’esperienza come tutor presso il SAAD Suor Orsola Benincasa e in più

mi sono resa conto che sono tantissime le persone che ignorano l’esistenza

di alunni con BES e che non hanno idea di cosa significhi creare una

scuola inclusiva.

La mia ricerca è stata supportata da uno studio approfondito di alcuni

testi dei maggiori esperti nel campo dei bisogni educativi speciali e delle

principali normative vigenti in materia.

un quadro d’insieme sui bisogni educativi

Il primo capitolo offre

speciali, partendo dalla definizione e dalle origini del termine, per arrivare

alla descrizione di tutte le categorie che essa comprende. Con bisogni 4

educativi speciali ci si riferisce ai bisogni di tutti quei soggetti che si

trovano in una situazione di svantaggio e che per questo incontrano delle

difficoltà in ambito scolastico. Della categoria dei BES fanno parte tre

sottocategorie: la prima comprende i soggetti con disabilità, la seconda

quelli con DSA e la terza quelli che si trovano in una situazione di

svantaggio per motivi culturali, linguistici o socio-economici.

dall’OMS

A partire dal 1970 sono stati elaborati i tre sistemi di

classificazione più importanti e più utilizzati, ovvero l’ICD (1970),

l’ICIDH e l’ICF (2001), anche nella versione per l’infanzia e

(1980)

l’adolescenza (ICF-CY, 2007).

Nell’ICD la disabilità viene interpretata come malattia e analizzata

soltanto in termini medici. Con l’introduzione dell’ICIDH si compie un

passo avanti, infatti, anche se la disabilità è ancora legata alla malattia, è

presente una distinzione fra i concetti di menomazione, disabilità e

ponendo l’attenzione sul ruolo dell’ambiente, che crea difficoltà

handicap, La svolta arriva con l’ICF, che

al soggetto a causa della sua menomazione.

descrive la disabilità come una situazione di svantaggio creata

dall’insieme di fattori personali e ambientali; la novità è che si cerca di

mettere in risalto le abilità e le capacità del soggetto anziché le mancanze. 5

Il secondo capitolo passa in rassegna le principali norme in materia di

BES presenti nel nostro ordinamento giuridico, per sottolineare i

cambiamenti che ci sono stati nel corso del tempo.

In passato non c’era nessun tipo di attenzione nei confronti di quelli che

oggi consideriamo soggetti con bisogni educativi speciali e, come

dimostrato dalla Legge 104/1992, gli unici accorgimenti riguardavano le

persone con disabilità, perlopiù fisiche, e si riferivano alla sfera della cura

dell’istruzione e della socializzazione.

e della salute, più che a quella

Nel panorama italiano i DSA compaiono per la prima volta nella Legge

170/2010, che si occupa di darne una definizione e di specificare le misure

da attuare in ambito scolastico al fine di garantire il raggiungimento dei

migliori risultati possibili da parte di ogni alunno con difficoltà. Viene

anche definito il ruolo della famiglia e delle istituzioni nell’iter che porta

alla certificazione del disturbo.

Fino all’approvazione della Direttiva Ministeriale del 2012 non era

stata fatta nessuna menzione specifica ai BES. Tale direttiva si muove

verso il raggiungimento di una maggiore inclusività, garantendo il diritto

di personalizzazione della didattica anche per gli alunni non certificati ed

estendendo anche ad essi alcune delle misure previste per i DSA dalla

Legge 170/2010. 6

I provvedimenti più recenti in materia di BES e inclusione sono la

Legge 107/2015 e il decreto inclusione del 2019. La Legge 107/2015 ha il

merito di aver introdotto nuovi strumenti per permettere il raggiungimento

dell’ideale di scuola inclusiva. È prevista una specifica formazione per il

personale scolastico e per i docenti, tenendo conto che in ogni scuola ci

sono alunni con disabilità; vengono ampliate le commissioni mediche che

si occupano della diagnosi e introdotti strumenti di valutazione

dell’inclusività raggiunta dai singoli istituti.

Infine, il terzo capitolo cerca di approfondire il ruolo degli insegnanti,

della famiglia e dei compagni di classe nel processo di inclusione del

soggetto con BES a scuola.

Gli insegnanti e i genitori devono collaborare per poter agire nella

alle esigenze dell’alunno.

maniera più adatta in base Gli insegnanti,

insieme ai genitori e a un team di esperti, devono redigere il PEI o il PDP,

documenti di fondamentale importanza, che dovrebbero fungere da guida

per gli insegnanti nel corso dell’anno, contenendo tutte le informazioni

sull’alunno con disabilità (nel caso del PEI), con DSA o altri BES (nel

caso del PDP) e sulle strategie d’intervento da utilizzare.

La famiglia ha un ruolo importante perché è da essa che parte

l’individuazione di eventuali bisogni educativi speciali e l’organizzazione 7

di qualsiasi tipo di intervento da parte della scuola. Inoltre, il nucleo

familiare deve sviluppare la capacità di resilienza ed essere quanto più è

possibile supportivo per il figlio, soprattutto laddove presenti qualche tipo

di difficoltà.

I compagni di classe devono creare delle relazioni amicali che diano al

soggetto con BES più sicurezza, che lo facciano sentire parte integrante di

qualcosa, dandogli la possibilità di esprimersi al meglio. Sotto

sorveglianza dell’insegnante si possono attivare attività basate proprio

sulle relazioni tra compagni di classe, come le attività di tutoring o il

attività che agiscono, oltre che sull’apprendimento

cooperative learning,

e sulle prestazioni del soggetto, anche sulla sua motivazione e autostima.

Il principio su cui si basa il concetto di scuola inclusiva prevede che gli

insegnanti attuino una didattica inclusiva, ovvero che sia attenta ai bisogni

di tutti, in cui quello che va bene per un alunno va bene per tutti gli altri,

senza creare discriminazioni. 8

CAPITOLO 1. I BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI

1.1 Origini e definizioni di BES

L’acronimo BES significa Bisogni Educativi Speciali e comprende i

soggetti che si trovano a vivere una condizione di svantaggio, che si

ripercuote in ambito scolastico. La difficoltà che caratterizza il soggetto

con BES deve manifestarsi in età evolutiva, ovvero entro i primi 18 anni

di vita.

Analizzando la parola bisogno ci si accorge che nella nostra lingua essa

ha una valenza perlopiù negativa, che viene intesa come una mancanza,

come uno stato di deprivazione; ma facendo riferimento alle posizioni di

alcuni psicologi e filosofi (come Lewin, Maslow, Heidegger ecc.), la

«[…]

parola acquisisce il significato di fisiologica interdipendenza con

l’ecosistema» 1 .

Il concetto di bisogno educativo speciale viene inteso in modo diverso

ovviare a questo problema l’OCDE 2

nei diversi contesti e per propone un

sistema di classificazione, suddiviso in tre sottocategorie, legate alle cause

dell’insuccesso scolastico: –

1 D. IANES, S. CRAMEROTTI (a cura di), Alunni con BES Bisogni Educativi Speciali, Erickson,

Trento, 2013, p. 20.

Osservatorio incaricato di fornire ai responsabili dell’azione pubblica informazioni, indicatori e riscontri

2

sulle questioni relative alle politiche educative, al funzionamento dei sistemi educativi, alla

scolarizzazione degli studenti e alla formazione degli insegnanti nei paesi aderenti. 9

 «A»

La categoria comprende gli studenti che hanno difficoltà

educative dovute a cause organiche (soggetti con problemi

motori, con pluriminorazioni, ciechi, sordi ecc.);

 «B»

La categoria comprende gli studenti che hanno difficoltà di

apprendimento e di comportamento per svariate cause (soggetti

con DSA, con difficoltà di attenzione ecc.);

 «C»

La categoria comprende gli studenti che hanno difficoltà

3

per ragioni culturali, linguistiche, socio-economiche .

Negli ultimi anni si registra un continuo aumento di minori con BES e

ciò è in parte dovuto al fatto che non è chiaro quali siano i casi in cui si

possa parlare di bisogno educativo speciale. Per questo motivo si

delineano posizioni contrastanti, tra cui quelle di sociologi

dell’educazione, i quali affermano che i bisogni educativi speciali

«[…]

non sono altro che meccanismi per la costruzione di barriere in ambito

4

educativo e strumenti di emarginazione e di oppressione» .

Secondo Ianes, esponente del gruppo di ricerca trentino, in riferimento

alla definizione di bisogni educativi speciali,

«specialità»

la altro non è che un qualche tipo di complessità di

funzionamento che rende più difficile (e per questo è problematica per il

3 Cfr., M. PAVONE, Scuola e bisogni educativi speciali, Mondadori Education, Milano, 2015.

4 Ivi, p. 51. 10

soggetto che la vive) fare in modo che i bisogni educativi ottengano risposte

sufficientemente soddisfacenti. Dunque, situazioni più complesse che

richiedono risposte più complesse, per rispondere adeguatamente (o un po’

all’autismo o alla

meglio) ai bisogni del soggetto: si pensi ad esempio

5

dislessia .

La definizione di BES porta verso l’organizzazione di un percorso

didattico personalizzato per tutti gli allievi che vengono individuati come

portatori di esigenze educative speciali, anche in assenza di certificazione.

Tale posizione comporta varie opposizioni, che si basano sull’idea di BES

come sinonimo di diversità, come etichetta, che dunque andrebbe

eliminata.

Al di là delle varie correnti di pensiero sulla questione, che sono in

il concetto di

«[…]

continua evoluzione, bisogna comunque precisare che

bisogno educativo speciale è chiaramente riduttivo, rispetto al concetto di

6

persona come essere in divenire» .

1.2 La storia

Il concetto di bisogno educativo comincia a svilupparsi in Europa e

dell’attivismo pedagogico, ma le sue

Nord America, ambienti culturali

5 D. IANES, S. CRAMEROTTI (a cura di), op. cit., p. 17.

6 M. PAVONE, op. cit., p. 75. 11

origini risalgono agli studi di psicologia sperimentale di matrice tedesca e

agli studi di psicologia dell’età evolutiva di matrice inglese 7 .

L’origine dell’espressione Bisogni Educativi Speciali è attribuibile al

Regno Unito che, con il Rapporto conclusivo redatto dalla Commissione

di indagine sull’Educazione dei bambini e dei giovani handicappati , l’ha

8

adottata nel 1978 per la prima volta. In Italia, invece, questa espressione è

stata adottata da pochi anni, sulla scia di altri paesi occidentali. Il percorso

di integrazione degli alunni con disabilità nella scuola di tutti ha ricevuto,

un grande contributo dall’onorevole Franca Falcucci.

in Italia, si considerano minori con BES coloro il

«[…]

Nel Rapporto Warnock

cui insuccesso scolastico deriva non solo dalla disabilità, ma anche da

9

difficoltà di apprendimento per cause varie» .

Riprendendo la posizione emergente nel Rapporto Warnock,

l’UNESCO affronta la tematica dei BES, chiarendo che gli studenti

«[…]

con special needs education possono essere individuati attraverso le

risorse aggiuntive pubbliche o private garantite in supporto alla loro

10

educazione» .

7 Cfr., ivi.

8 Presieduta da Mary Warnock e insediata da Margareth Thatcher.

9 M. PAVONE, op. cit., p. 46.

10 Ibidem. 12

1.3 I modelli di approccio ai Bisogni Educativi Speciali e sistemi di

classificazione

Con il passare del tempo e con il progredire della scienza e della ricerca,

si sono andati delineando diversi modelli, i quali hanno indicato, e in certi

l’approccio più adeguato da utilizzare per la classificazione

casi indicano,

e il trattamento dei BES.

L’approccio medico e l’ICD

1.3.1

L’approccio medico pone l’accento sul disturbo di cui la p

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/03 Didattica e pedagogia speciale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher R.B.98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Modelli sociali della disabilità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli o del prof Pizzo Ciro.
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