Estratto del documento

A tutti quelli che credono di non farcela.

Non è così.

1

INDICE

 INTRODUZIONE …………...………...………….…………………… pag. 4

 CAPITOLO 1:

La Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012 ................................ pag. 7

 CAPITOLO 2:

I Bisogni Educativi Speciali

 2.1 I Bisogni Educativi Speciali nella scuola ………..……. pag. 18

 2.2 Le sette categorie di BES ………………………………… pag. 23

 2.3 La macrocategoria dei Disturbi Specifici

dell’Apprendimento (DSA) ………………………………… pag. 26

 CAPITOLO 3:

L’inclusione scolastica

 3.1 Il Sistema Educativo Italiano …………………………… pag. 33

 3.2 La scuola inclusiva ……………………………………..… pag. 37

 3.3 Gli strumenti per l’inclusione ………………………..… pag. 42

2

 3.4 Il Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD) …..……… pag. 45

 3.5 Il rapporto scuola-famiglia ……………………………… pag. 47

 CONCLUSIONE ……………………………………………………… pag. 50

 BIBLIOGRAFIA ……………………………………………………… pag. 52

3

INTRODUZIONE

Chi sono gli studenti che hanno Bisogni Educativi Speciali (BES)? Sono

gli studenti che hanno bisogno di un’attenzione particolare nel corso del

percorso di studi per motivi diversi. Non necessariamente si tratta di problemi

permanenti e certificati da una diagnosi ufficiale di tipo medico, ma in alcuni

casi si può trattare anche di difficoltà momentanee e superabili con interventi

specifici. Di conseguenza, bambini e ragazzi identificati come BES devono

essere tutelati dalle istituzioni scolastiche con appropriati interventi educativi.

I Bisogni Educativi Speciali in Italia nascono in maniera formale con la

Direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012 “Strumenti d’intervento per alunni con

bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica”, con

la quale l’interesse dell’opinione pubblica nei confronti dei Bisogni Educativi

Speciali è cresciuto enormemente. Quindi, il primo capitolo si propone di

analizzare il concetto di BES sulla base dei punti più salienti della Direttiva

ministeriale del 2012 e della Circolare Ministeriale n. 8 del 6 marzo 2013.

Il secondo capitolo si propone di dare una definizione dei BES nella

scuola e secondo la schematizzazione operata da Dario Ianes, in base alla quale

4

si possono incasellare i BES in sette componenti. La terza parte del capitolo,

invece, si propone di dare una descrizione della macrocategoria dei Disturbi

Specifici dell’Apprendimento (DSA): si tratta di un insieme di disordini che si

manifestano con significative difficoltà nell’acquisizione e nell’uso di abilità

quali la lettura, la scrittura e il calcolo.

Infine, il terzo capitolo analizza inizialmente i concetti chiave di

esclusione, medicalizzazione, inserimento e integrazione, per poi soffermarsi

più ampiamente sull’inclusione. L’inclusione scolastica si basa sull’idea che

esistono singoli individui con proprie caratteristiche, quindi esistono diversi

modi di essere “normali” e diversi modi di essere “disabili”. Questa prospettiva

non solo accetta la diversità, ma la valorizza in quanto elemento di

arricchimento e assicura la partecipazione di tutti gli alunni ai processi di

apprendimento. Gli alunni, a prescindere da abilità, linguaggio o origine etnica,

devono essere ugualmente valorizzati e devono avere uguali opportunità,

ognuno con i suoi Bisogni Educativi Speciali. Nel capitolo ci si sofferma sugli

strumenti dell’inclusione: il Piano Annuale per l’Inclusione (PAI), il Piano

Didattico Personalizzato (PDP) e il Piano Educativo Individualizzato (PEI).

Di fondamentale importanza nel rilancio di una strategia di innovazione

della scuola italiana e del suo sistema educativo nell’era digitale è stato il Piano

Nazionale Scuola Digitale (PNSD). Le nuove tecnologie sono uno strumento

5

fondamentale per facilitare l’integrazione a scuola degli alunni con disabilità e

con disturbi specifici dell’apprendimento e, in generale, rappresentano uno

strumento utile a favorire la didattica e a potenziare le possibilità di imparare.

In conclusione, quando si parla di BES, a decretare il successo o il non

successo formativo e relazionale dell’alunno è fondamentale un ambiente

scolastico e familiare favorevole, affinché un bambino possa sviluppare tutte le

sue potenzialità. Di conseguenza, il terzo capitolo si conclude con un’analisi del

rapporto tra scuola e famiglia. 6

CAPITOLO 1:

La Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012

In ogni contesto educativo ci sono alunni che presentano una richiesta

speciale di attenzione per una varietà di ragioni: svantaggio sociale e culturale,

disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, difficoltà

derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché

appartenenti a culture diverse.

La sensibilità nei confronti dei Bisogni Educativi Speciali nasce anche

dall’esigenza di dare una risposta efficace sul versante didattico

all’apprendimento, prendendo in considerazione l’insieme delle difficoltà in cui

gli alunni possono imbattersi. Meritano attenzione le difficoltà di

apprendimento e diventa una priorità definire le diverse tipologie di Bisogni

Educativi Speciali da affrontare con strategie didattiche differenti e

personalizzate.

L’espressione Bisogni Educativi Speciali (BES) ci riporta

1

inequivocabilmente all’emanazione della Direttiva Ministeriale del 27 dicembre

“Ogni alunno, con continuità o per determinati periodi, può manifestare dei Bisogni Educativi

1

Speciali, per motivi fisici, biologici, fisiologici o anche per motivi psicologici, sociali, rispetto ai

7

2012 “Strumenti di intervento per alunni con Bisogni Educativi Speciali e

organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica”. Con la Direttiva Ministeriale

del 27 dicembre 2012 l’interesse dell’opinione pubblica nei confronti dei

Bisogni Educativi Speciali è cresciuto enormemente in Italia. In realtà, la

tematica non è così recente come potrebbe sembrare: già la Legge 53/2003

sancisce il principio della personalizzazione dell’insegnamento e la Legge

170/2010 garantisce e tutela il diritto allo studio a tutti gli individui con Disturbi

Specifici dell’Apprendimento (noti anche con l’acronimo di DSA).

La Direttiva Ministeriale del 2012 approfondisce e completa le leggi

precedenti, ampliando il campo di applicazione di una didattica inclusiva e

personalizzata e inserendo nei BES anche quelle difficoltà di apprendimento

che non sono certificabili. Questo riconoscimento estende a tutti gli studenti che

presentano difficoltà nell’apprendimento il diritto a ricevere una didattica

personalizzata, così come previsto dalla Legge 53/2003. Infatti, la

discriminazione tradizionale tra alunni con disabilità e alunni senza disabilità

non rispecchia la complessa realtà delle classi, in cui ci sono alunni che

presentano una richiesta di speciale attenzione per una varietà di ragioni, al di

là della presenza di deficit certificati.

quali è necessario che le scuole offrano adeguata e personalizzata risposta” (DM. 27/12/2012.

p.1) 8

La Direttiva definisce i BES affermando che:

‹‹ Ogni alunno, con continuità o per determinati periodi, può manifestare

dei bisogni che emergono per motivi fisici, biologici, fisiologici o anche per

motivi psicologici, sociali. ››

2

Con il termine “alunni con BES” si intendono alunni con:

 Disabilità, per il riconoscimento dei quali è richiesta la presentazione di

un’apposita certificazione (certificati con la legge 104/92);

 Disturbi Evolutivi Specifici (Disturbi Specifici dell’Apprendimento –

DSA; Disturbi dell’Attenzione e dell’Iperattività - ADHD – o con

funzionamento cognitivo limitato. Certificati con la legge 170/2010);

 Svantaggio personale di natura psicologica, familiare, socio-economica,

linguistica, culturale.

Nei casi di disabilità o di DSA sono richieste diagnosi e certificazioni. Per

tutti gli altri casi sono gli stessi insegnanti ad identificare, sulla base di analisi

didattiche e pedagogiche, eventuali bisogni educativi speciali. Le

considerazioni dei docenti avvengono sulla base del concetto educativo e di

Cfr. Barbuto E. e Mariani G., Avvertenze Generali per tutte le classi di concorso di ogni ordine e

2

grado, Competenze pedagogiche e didattiche, Ordinamento del sistema istruzione, EdiSES, Napoli 2016,

p. 451. 9

apprendimento stabilito dal modello ICF (International Classification of

3

Functioning) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. La scuola ha il

compito di adoperare metodologie e strumenti che possano garantire il successo

formativo anche per questi alunni. Quindi, la Direttiva stabilisce che l’approccio

da adottare nei confronti di un Bisogno Educativo Speciale non può essere solo

clinico, ma deve essere anche educativo.

I BES riguardano quindi gli alunni che, in una certa fase della loro

crescita, ossia nel periodo di vita fino a diciotto anni, accanto a bisogni educativi

normali, e cioè quelli di sviluppo delle competenze, di appartenenza sociale, di

identità e autonomia, di valorizzazione e di autostima, di accettazione, hanno

anche dei bisogni speciali, più complessi e difficoltosi, talvolta patologici,

generati da condizioni fisiche o da fattori personali o ambientali, che creano

difficoltà di funzionamento educativo e apprenditivo.

Una cornice concettuale efficace per supportare la descrizione e la

comprensione dell’intreccio tra questi fattori è data dal modello ICF

La Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute (ICF) fa

3

parte della famiglia delle Classificazioni Internazionali dell’Organizzazione Mondiale della

Sanità, insieme all’International Statistical Classification of Diseases and Related Health

Problems 10th revision (ICD-10). L’ICF è una revisione e un’attualizzazione della

Classificazione Internationale delle Menomazioni, delle Disabilità e degli Handicap (ICIDH),

pubblicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1980. Anche l’ICF è stata aggiornata:

l’OMS ha pubblicato gli aggiornamenti per gli anni 2011, 2012 e 2013. L’OMS raccomanda l’uso

congiunto di ICD-10 per codificare le condizioni di salute e di ICF per descrivere il

funzionamento della persona. L’ICD è la classificazione internazionale delle malattie e dei

problemi correlati stilata dall’OMS. 10

(International Classification of Functioning) messo a punto dall’Organizzazione

Mondiale della Sanità nel 2001, che riformula i concetti di funzionamento

umano, salute e disabilità a partire dall’idea di salute intesa non come assenza

di malattia ma come benessere bio-psico-sociale. La comprensione del

funzionamento globale della persona viene posta in termini di salute (nelle tre

dimensioni, biologica, individuale e sociale) e non di malattia (mancanza,

distanza dalla norma). In questo modo, si passa da un approccio bio-medico

individuale alla disabilità ad un approccio socio-relazionale nello studio della

disabilità. Ne consegue che ogni individuo, date le proprie condizioni di salute,

può trovarsi in un ambiente con caratteristiche che possono limitare o

restringere le proprie capacità funzionali e di partecipazione sociale.

L’ICF, correlando la condizione di salute con l’ambiente, promuove un

metodo di misurazione della salute, in termini di capacità/difficoltà nella

realizzazione di attività, che permette di ricercare e rimuovere gli ostacoli alla

partecipazione sociale e alla massima autorealizzazione dell’individuo,

assumendo una prospettiva in cui l’handicap connesso alla disabilità è il frutto

dell’interazione tra le caratteristiche individuali e quelle fisiche ma anche

culturali dell’ambiente in cui la persona vive .

4

Cfr. Tabarelli S., Pisanu F., Elementi generali di approfondimento sui Bisogni Educativi Speciali nel

4

contesto italiano Integrazione, inclusione, successo formativo, Loescher Editore, Torino 2013, pp. 9-11.

11

La Direttiva è molto chiara ed inoppugnabile quando recita, nella

premessa:

« Gli alunni con disabilità si trovano inseriti all’interno di un contesto

sempre più variegato, dove la discriminante tradizionale - alunni con

disabilità / alunni senza disabilità - non rispecchia pienamente la complessa

realtà delle nostre classi. Anzi, è opportuno assumere un approccio

decisamente educativo per il quale l’identificazione degli alunni con

disabilità non avviene sulla base dell’eventuale certificazione, che

certamente mantiene un’utilità per una serie di benefici e garanzie, ma allo

stesso tempo rischia di chiuderli in una cornice ristretta. A questo riguardo

è rilevante l’apporto, anche sul piano culturale, del modello diagnostico

ICF (International Classification of Functioning) dell’OMS, che considera la

persona nella sua totalità, in una prospettiva biopsico-sociale. Fondandosi

sul profilo di funzionamento e sull’analisi del contesto, il modello ICF

consente di individuare i bisogni educativi speciali (BES) dell’alunno

prescindendo da preclusive tipizzazioni. In questo senso, ogni alunno, con

continuità o per determinati periodi, può manifestare Bisogni Educativi

Speciali: o per motivi fisici, biologici, fisiologici o anche per motivi

psicologici, sociali, rispetto ai quali è necessario che le scuole offrano

l’adeguata e personalizzata risposta. Va quindi potenziata la cultura

dell’inclusione, e ciò anche mediante un approfondimento delle relative

competenze degli insegnanti curricolari, finalizzata ad una più stretta

interazione tra tutte le componenti della comunità educante.»

 Paragrafo 1: al primo punto della Direttiva Ministeriale, dove vengono

definiti i Bisogni Educativi Speciali, il testo esplicita un concetto

fondamentale: 12

« L'area dello svantaggio scolastico è molto più ampia di quella riferibile

esplicitamente alla presenza di deficit. In ogni classe ci sono alunni che

presentano una richiesta di speciale attenzione per una varietà di ragioni:

svantaggio sociale e culturale, disturbi specifici di apprendimento e/o

disturbi evolutivi specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della

cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse. Nel

variegato panorama delle nostre scuole la complessità delle classi diviene

sempre più evidente. Quest’area dello svantaggio scolastico, che

ricomprende problematiche diverse, viene indicata come area dei Bisogni

Educativi Speciali (in altri paesi europei: Special Educational Needs,

SEN ).»

5

 Paragrafo 1.2: vengono definiti gli alunni con Disturbi Evolutivi

Specifici. Con questa definizione comprensiva si associano, oltre ai

Disturbi Specifici dell'Apprendimento, i deficit del linguaggio, delle

abilità non verbali

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/03 Didattica e pedagogia speciale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher DadaBen di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pratiche didattiche per la scuola 3 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Di Veroli Mario.
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