Università Telematica Pegaso
CORSO INTENSIVO DI QUALIFICAZIONE PER
L'ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE DI EDUCATORE
PROFESSIONALE SOCIO-PEDAGOGICO
Alfo 219
I BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI (BES)
RELATORE: CANDIDATO:
Anno Accademico
2017-2018 1
INDICE
INTRODUZIONE ………………………………………………………..……..................... 3
CAPITOLO 1. IL CONCETTO DI DISABILITÀ …………………………………….…. 5
CAPITOLO 2. LA NORMATIVA SUI BES ……………..……………………………… 11
CAPITOLO 3. L’INCLUSIONE SCOLASTICA ……………………………..………… 16
CONCLUSIONE …………………………………………………..………………………. 23
BIBLIOGRAFIA ……………………..……………………………………………………. 24
2
INTRODUZIONE
Chi sono gli studenti che hanno Bisogni Educativi Speciali (BES)? Sono gli studenti che
hanno bisogno di un’attenzione particolare nel corso del percorso di studi per motivi diversi.
Non necessariamente si tratta di problemi permanenti e certificati da una diagnosi ufficiale di
tipo medico, ma in alcuni casi si può trattare anche di difficoltà momentanee e superabili con
interventi specifici. Di conseguenza, bambini e ragazzi identificati come BES devono essere
tutelati dalle istituzioni scolastiche con appropriati interventi educativi.
Prima di analizzare la nozione di Bisogni Educativi Speciali, è necessario soffermarsi su
alcuni concetti che hanno permesso lo sviluppo di una spiccata sensibilità nei confronti degli
studenti disabili o con difficoltà. Quindi, è necessario in primis soffermarsi sull’analisi del
concetto di disabilità, a cui è dedicato il primo capitolo. Infatti, nel primo capitolo si cerca di
chiarire il concetto di disabilità, anche sulla base del sistema di classificazione ICIDH
(International Classification of Impairments Disabilities and Handicaps) e sulla base del
sistema di classificazione ICF (International Classification of Functioning).
I Bisogni Educativi Speciali in Italia nascono in maniera formale con la Direttiva
ministeriale del 27 dicembre 2012 “Strumenti d’intervento per alunni con bisogni educativi
speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica”, con la quale l’interesse
dell’opinione pubblica nei confronti dei Bisogni Educativi Speciali è cresciuto enormemente.
Quindi, il secondo capitolo si propone di analizzare il concetto di BES sulla base dei punti più
salienti della Direttiva ministeriale del 2012.
Infine, il terzo capitolo analizza inizialmente i concetti chiave di esclusione, segregazione,
inserimento e integrazione, per poi soffermarsi più ampiamente sull’inclusione scolastica.
L’inclusione scolastica si basa sull’idea che esistono singoli individui con proprie
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caratteristiche, quindi esistono diversi modi di essere “normali” e diversi modi di essere
“disabili”. Questa prospettiva non solo accetta la diversità, ma la valorizza in quanto elemento
di arricchimento e assicura la partecipazione di tutti gli alunni ai processi di apprendimento. Gli
alunni, a prescindere da abilità, linguaggio o origine etnica, devono essere ugualmente
valorizzati e devono avere uguali opportunità, ognuno con i suoi Bisogni Educativi Speciali. 4
CAPITOLO 1. IL CONCETTO DI DISABILITÀ
Prima di analizzare la nozione di Bisogni Educativi Speciali è necessario soffermarsi su
alcuni concetti chiave, necessari per comprendere lo sviluppo di una sensibilità verso gli alunni
disabili o con difficoltà di apprendimento. Innanzitutto, occorre soffermarsi sul concetto di
disabilità.
Nel 1980 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) pubblicò un sistema di
classificazione denominato ICIDH (International Classification of Impairments Disabilities
and Handicaps). Il modello ICIDH comprende tre aspetti classificatori, in base ai quali vengono
analizzate e valutate le conseguenze delle malattie:
la menomazione, come danno organico e/o funzionale;
la disabilità, come perdita di capacità operative subentrate nella persona a causa della
menomazione;
l’handicap, come difficoltà che l’individuo incontra nell’ambiente circostante a causa
della menomazione o della disabilità.
La menomazione è definita come una perdita o un’anomalia delle strutture o delle funzioni
anatomiche, fisiologiche o psicologiche dell’individuo, si può verificare nella struttura del suo
corpo o nel suo aspetto e può avere come origine una causa qualsiasi. Dal momento che può
essere relativa a un organo o a un apparato funzionale del corpo, la classificazione della
menomazione è simile a quella di una malattia. 5
La disabilità è il risultato della menomazione dell’individuo in relazione alla perdita di
capacità operative. La disabilità riguarda l’individuo nella sua interezza ed è la mancanza o
limitazione dell’abilità di svolgere un’attività nei limiti considerati normali da un essere umano.
La classificazione della disabilità viene fatta osservando la prestazione della persona e
individuando il livello di disabilità attraverso una scala di prestazioni.
L’handicap è uno svantaggio per un individuo, dovuto ad una menomazione o ad una
disabilità, che limita o impedisce lo svolgimento di un’attività che è ritenuta normale per la sua
età, sesso e fattori sociali e culturali. Quindi, l’handicap riguarda l’interazione del soggetto con
l’ambiente e la sua capacità di adattarsi ad esso. La classificazione dell’handicap è abbastanza
particolare, in quanto non viene fatta in base alle persone e alle loro attività, ma in base alle
circostanze in cui possono trovarsi e che possono mettere questi soggetti in condizioni di
svantaggio rispetto agli altri.
Come questi tre aspetti classificatori si integrino può essere mostrato dal seguente schema:
Malattia/Disturbo
Menomazione Disabilità Handicap
Figura 1. Menomazione, disabilità e handicap nell’ICIDH.
Questo schema suggerisce che in caso di menomazione, bisogna intervenire su di essa perché
non si trasformi in disabilità, e che in caso di disabilità, bisogna intervenire sugli aspetti sociali
che interessano l’individuo perché non si trasformi in handicap. Inoltre, nonostante lo schema
suggerisca una sequenza che va da sinistra a destra, bisogna precisare che essa può
interrompersi in qualsiasi punto. Infatti, in alcuni casi una persona che presenta una
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menomazione, può non essere considerata anche disabile; allo stesso modo, una persona può
1
essere considerata disabile senza avere necessariamente un handicap .
Tuttavia, questa classificazione negli anni ha mostrato una serie di limitazioni. Innanzitutto,
non considera che la disabilità è un concetto dinamico, in quanto può anche essere solo
temporanea e nell'ICIDH si considerano solo i fattori patologici, mentre hanno un ruolo
determinante nella limitazione dell'autonomia del soggetto anche i fattori ambientali. Così,
negli anni Novanta, l'OMS commissionò un gruppo di esperti con il compito di riformulare la
classificazione tenendo conto di questi concetti. La nuova classificazione, detta ICF
(International Classification of Functioning) o Classificazione dello stato di salute, definisce
lo stato di salute delle persone piuttosto che le limitazioni. In base a questa classificazione,
l'individuo "sano" è "individuo in stato di benessere psicofisico" e introduce una classificazione
dei fattori ambientali. L’ICF (2001) è il risultato di sette anni di un lavoro svoltosi in
sessantacinque Paesi che è partito dalla revisione della vecchia classificazione ICIDH,
pubblicata nel 1980.
L’ICF fornisce un’analisi dello stato di salute degli individui ponendo la correlazione fra
salute e ambiente. L’analisi delle varie dimensioni esistenziali dell’individuo mette in evidenza
come le persone convivono con la loro patologia, ma anche cosa è possibile fare per migliorare
la qualità della loro vita.
In sintesi, l’ICF Organizza le informazioni secondo tre dimensioni:
Livello corporeo: funzione e struttura, non il danno;
1 Cfr. Barbuto E. e Mariani G., Avvertenze Generali per tutte le classi di concorso di ogni ordine e grado,
Competenze pedagogiche e didattic
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