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Alimentazione vegetale e percezione culturale

Carolina Bindicarolina.bindi01@icatt.it5104656 in Italia e all’estero. Lo stereotipo del cibo e del consumatore vegano attraverso i media. La percezione rispetto all’adozione dell'alimentazione vegetale varia ampiamente a seconda delle culture e delle geografie.

Storia e cultura dell'alimentazione vegetale

Diversamente da quanto possiamo pensare, le testimonianze più antiche di civiltà che adottavano un’alimentazione quasi interamente vegetale risalgono addirittura al XX secolo a.C. In Mesopotamia, le popolazioni degli Ari e dei Mitanni nutrivano un’attenzione spirituale verso tutte le creature del pianeta e giudicavano aspramente chi sceglieva di nutrirsene. La zona dell’oriente è la culla di civiltà e religioni che hanno da sempre al centro il culto degli animali: nell’induismo la vacca è sacra, nel buddhismo è sacra ogni forma di vita. Anche in Grecia, alcuni filosofi sostenevano la dieta vegetariana per motivi etici e di salute.

Ecco quindi, che se alcuni ancora vedono il veganismo come una moda passeggera, scatenata dal fenomeno del riscaldamento globale, ci sono prove che dimostrano il contrario. Secondo il rapporto di Science, il consumo medio di carne a persona nel mondo è quasi raddoppiato negli ultimi 50 anni. La crescita di tali consumi non è equamente distribuita nel mondo: nei paesi poveri è rimasto talvolta troppo basso mentre in quelli in via di sviluppo il fenomeno è in forte aumento. È proprio nelle zone in cui anticamente il consumo di carne veniva disprezzato, che oggi si sviluppano i maggiori siti di allevamenti intensivi al mondo.

L'allevamento animale ha un impatto ambientale significativo, rappresentando da solo il 65% delle emissioni dell'industria del bestiame. Pertanto, è fondamentale adottare misure che mirino a ridurre l'impatto ambientale di questi siti, non solo per ragioni etiche e sanitarie, ma soprattutto per la sostenibilità del nostro pianeta.

Alimentazione e diversità culturale

La diversità culturale si riflette anche nella scelta di regimi alimentari sostenibili tra oriente e occidente. Mentre ad est l'alimentazione a base di insetti è diventata parte dell'uso quotidiano, a ovest si sta cercando di avvicinarsi sempre di più ad una dieta a base vegetale, come opzione più sostenibile e salutare.

Eppure, è proprio in occidente che a causa di infiniti ricorsi storici e culturali si è creata una cultura alimentare incentrata sul consumo della carne. La gente è convinta che sia naturale mangiare carne dalle due alle cinque volte a settimana; questo accade perché la sovrastruttura culturale alimentare non fa percepire come “carne”, ad esempio, il prosciutto e il tonno. Questo implica una conseguenza potente: la carne diventa definitoria della tua cultura, e in un certo senso diventa l’elemento che unisce le relazioni con la famiglia, con gli amici, con la società. Che giorno del ringraziamento sarebbe senza il tacchino?

Adozione del veganismo in diverse nazioni

Secondo la classifica redatta dalla rivista Chef's Pencil, emerge che i paesi più propensi ad adottare la cucina vegana sono il Regno Unito, la Germania e l'Austria, mentre l'Italia non è stata nemmeno considerata. In Italia, la forte tradizione culinaria incentrata sulla carne e sui prodotti lattiero-caseari rende l'adozione di una dieta vegana ostica e non ben vista, il che spiega perché non è ancora così diffusa come in altre parti del mondo.

Risale solo al 2022 la messa in commercio in Italia, nei principali fast food, di alternative vegane ai classici prodotti a base di carne. Ad esempio, McDonald's ha lanciato in Italia il McVegan, un hamburger vegano, mentre Burger King ha introdotto la Rebel Whopper, un'alternativa vegetariana alla sua famosa Whopper. Tuttavia, in paesi come Olanda e Regno Unito le opzioni vegane fanno parte dei menù delle principali catene di fast food da più di dieci anni.

La Finlandia e la Svezia hanno sperimentato la commercializzazione del gelato Magnum vegano, che è arrivato in Italia per la prima volta nel 2018, suscitando una certa polemica. I produttori di latte hanno contestato il fatto che si chiamasse "gelato" un prodotto che non conteneva latte, rendendo l'inserimento di questi gelati sul mercato italiano piuttosto complicato. Una sorte diversa è capitata alla cioccolata vegana Lindt: all’estero esistono infinite varianti di tavolette vegane mentre in Italia non è ancora disponibile.

Italia e rappresentazioni mediali del veganismo

È forse l’Italia a non essere pronta a diventare un paese per vegani? Quanto influiscono le rappresentazioni mediali nell’idea che il cittadino italiano si è creato dell’alimentazione vegetale e dei consumatori vegani? Il periodo preso in analisi è quello dell’ultimo decennio. L’indagine si basa su libri, articoli di giornale, studi accademici, indagini raccolte da terzi, social media e su due questionari creati ad hoc per cercare di capire qual è la percezione dell’alimentazione vegana.

Il primo questionario è rivolto esclusivamente ai cittadini italiani mentre il secondo è indirizzato a tutti i partecipanti di nazionalità non italiana. Attraverso l’analisi dei due questionari sarà possibile mettere a confronto la percezione italiana e quella internazionale.

Analisi del veganismo attraverso i social

I social media sono diventati un fattore sempre più importante nella formazione dell'immagine del consumatore vegano sia in Italia che all’estero. In base ai risultati dei questionari, Instagram è il social media più utilizzato. È diventato infatti, un importante canale di divulgazione per coloro che seguono una dieta a base vegetale e per coloro che vorrebbero avvicinarcisi.

Nonostante il 77,1% dei partecipanti non segua nessun account dedicato al veganismo, solo il 32,5% di questi afferma di non essersi mai imbattuto in un post che promuovesse alimentazione vegana nel proprio feed. Secondo gli intervistati, gli influencer vegani su Instagram sono spesso associati a un'immagine di benessere, vitalità, sostenibilità e impegno sociale (53%). Questa immagine positiva dei consumatori vegani può essere percepita anche come uno stereotipo e può creare una visione distorta della realtà. Infatti, il 26,5% degli intervistati crede che i contenuti prodotti da questi account possano essere apprezzati solo da un pubblico che ha già una certa familiarità con quel tipo di alimentazione.

Inoltre, i social media possono anche influenzare la percezione dell'adozione dell'alimentazione vegetale. Ad esempio, su Instagram si vedono spesso foto di piatti vegani elaborati e di alta qualità, che possono creare l'impressione che passare all'alimentazione vegetale sia costoso e insostenibile a lungo termine: il 19,3% degli intervistati crede infatti che questi account promuovano un tipo di alimentazione difficile da realizzare a causa delle materie prime utilizzate. In realtà, l'alimentazione vegetale può essere molto accessibile e conveniente.

Inoltre, i social media possono anche creare un confronto sociale negativo per coloro che seguono una dieta non vegana. Ciò può portare a una percezione negativa dei vegani e ad una divisione tra le persone con diete differenti. Come da italiani si è infastiditi quando si vede la pizza con l’ananas o la carbonara con la panna, coloro che adottano una dieta onnivora possono infastidirsi quando i piatti della cucina tradizionale vengono modificati in chiave vegetale.

Il sondaggio ha rivelato che gli account Instagram più famosi e seguiti nel settore vegan friendly sono quelli gestiti dalla food blogger Carlotta Perego, tramite l'account CucinaBotanica (che ha ottenuto il 58,8% delle preferenze), e dalla dott.ssa Silvia Goggi. Tuttavia, è importante sottolineare che indicare solo gli account che si dedicano esclusivamente a questo scopo potrebbe risultare riduttivo, in quanto ormai anche siti molto popolari come GialloZafferano propongono settimanalmente ricette completamente vegane.

Ciò nonostante, osservando i commenti al di sotto delle ricette che reinterpretano i piatti tipici della tradizione italiana in chiave vegana, è possibile notare come alcune persone si sentano “ferite nell’orgoglio” dall'idea di modificare le preparazioni culinarie della propria cultura e tradizione. “Il ragù vegano, la bistecca vegana e adesso pure le lasagne vegane… ma io non capisco perché cercare di replicare cose che non mangiate perché sono contro i vostri ideali... boh” oppure “Ma che traumi avete avuto da bambini!!! La carbonara nn è questo schifo!!”

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher carolbbindi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Comunicazione interculturale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Sfardini Anna.
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