UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI VERONA: ANNO ACCADEMICO 2025-2026
À
INFERMIERISTICA CLINICA NELLA CRITICIT VITALE:
MEDICINA D’URGENZA:
DOCENTE: BUCCELLETTI 1
- In un anno ⅓ della popolazione si reca in PS almeno una volta
- (☆) Antidoto BZD = Flumazenil
Antidoto oppioidi = Naloxone (Narcan)
DEFINIZIONI:
- Urgenza: situazione che interrompe il normale funzionamento o corso degli eventi e
che richiede intervento tempestivo, è caratterizzato da:
a) Oggettività = priorità
b) Oggettiva = percezione culturale (es. dolore)
c) Sociale = fitness (potenziamento di un’attività fisiologica), health (salute)
È normalmente prevedibile nella sua entità ma non nella sua temporalità
- Emergenza: situazione che interrompe il normale funzionamento o corso degli eventi
e che richiede intervento immediato, pena esito infausto (è dunque
tempo-dipendente)
- Disastro (maxi-emergenza): emergenza che richiede risorse
superiori a quelle normalmente disponibili (es. terremoto), non
è solo un’emergenza di ordine sanitario, ma anche di tipo
tecnologico-organizzativo
a) Criticità = tempo-dipendente
b) Gravità = esito-dipendente
Le dimensioni dell’urgenza si compongono di un aspetto
critico (tempo-dipendente, che va verso l’emergenza) e di uno
di gravità
- È fondamentale identificare il contesto personale e
“mappare” la traiettoria di vita del paziente in base
alla patologia (es. cirrotico = paziente internistico
con decorso “a scalini”, con arresto cardiaco = PS
per guarigione, paziente oncologico = cure palliative
e sostegno familiare) per trovare la cura migliore per
lui
- Nella gestione dell’urgenza occorre sommare
technical skills e le non technical skills:
a) Lavoro in team
b) Leadership (dipende dal contesto e viene
riconosciuta)
c) Task management
d) Situation awareness (consapevolezza della situazione)
e) Decision making (rivalutazioni continue)
f) Comunicazione = sistema SBAR: Situation (consapevolezza situazionale),
Background (cosa è successo), Assessment (identificazione del problema più
rilevante) e Recommendation (cosa devo fare?)
DOLORE TORACICO:
- Qualsiasi dolore localizzato nella regione compresa tra la mandibola e l’ombelico o
sintomo “equivalente”, regredito o in atto, non riferibile a trauma pregresso
- Dolore toracico non traumatico: sintomo non traumatico più comune di accesso PS,
(☆) può essere classificato come tipico o atipico in rapporto al sospetto di origine
cardiaca 2
1) Si definisce dolore toracico tipico (classico anginoso):
● Il dolore poco localizzato, descritto e indicato in maniera vaga come
un peso o sensazione di indigestione
● Si tratta di un dolore viscerale
● Si associa a fenomeni neurovegetativi (sudorazione, nausea,
epigastralgia)
● Si irradia al giugulo e agli arti, soprattutto sul lato ulnare nelle braccia
● Ha una durata variabile ma di solito breve (alcuni minuti)
● A volte si correla a sforzo, stress emotivo o freddo
2) Si definisce dolore toracico non tipico per ischemia miocardica:
● Dolore somatico, ben localizzato e indicato
● Descritto come urente, trafittivo, “scossa elettrica”, riprodotto con i
movimenti, la respirazione o la digitopressione
● Costante o fluttuante ma sempre presente per molte ore oppure della
durata di pochi secondi
● Irradiato alla schiena o anche dagli arti inferiori (legge di Murphy)
● Una percentuale stimata fino al 30% di SCA in fase iniziale ha
caratteristiche atipiche o assenza di dolore come sintomo principale
● Altre cause di dolore toracico non cardiaco: dolore condro-dorsale,
ulcera peptica, colecistite, pancreatite, etilismo acuto e Herpes Zoster
- Patologie critiche: infarto miocardico, pneumotorace (iperteso), dissecazione aortica,
embolia polmonare e rottura esofagea (altre patologie di minore criticità: pericardite,
reflusso gastro-esofageo, sindrome di Tako-tsubo, Herpes Zoster)
Sindrome di Tako-Tsubo: è
➔ una condizione cardiaca in cui
un forte stress emotivo o fisico
provoca un rilascio massivo di
catecolamine, che può
innescare una disfunzione
transitoria del cuore simile a uno
scompenso cardiaco acuto o a
un infarto senza ostruzione
coronarica
TRIAGE:
- Dal fr. “scegliere” = si accetta il
paziente in ordine di priorità,
non in base all’ordine di arrivo
- Il triage infermieristico si realizza in tre momenti che devono essere complementari:
a) Valutazione sulla porta = consiste nell’osservazione del paziente e quindi di
tutto ciò che sarà possibile valutare con il cosiddetto “colpo d’occhio” (es.
andatura, postura, respirazione, sudorazione, colorito e agitazione)
b) Valutazione soggettiva:
● Ci deve indirizzare a definire il problema (sintomo) principale, pertanto
dovremo evitare di farci fuorviare da segni o sintomi secondari o meno
rilevanti. Questa fase deve durare pochi minuti 3
● Domande da porre al paziente:
1) Da quanto tempo ha dolore e quanto è durato? È ancora
presente? È la prima volta? (indagare se ha avuto in
precedenza dolore toracico, in quale occasione, se era simile)
2) Secondo lei è stato causato da qualcosa in particolare? Cosa
stava facendo quando lo ha avvertito? Fattori scatenanti
3) Dove ha dolore? Dede ed eventuali irradiazioni (ciò può già
dare un’idea della tipicità o non tipicità del dolore per patologia
cardiaca)
4) Riesce a descrivere il dolore? (spesso il paziente riesce a
descrivere alla perfezione il dolore di origine cardiaca)
5) Quando respira aumenta? Ha assunto farmaci per questa
occasione? Esegue terapie abituali? (particolarmente utile
sapere se il paziente ha già preso antidolorifici o nitroderivati
per l’evento e se è in terapia cronica)
6) Soffre di diabete, IPA,ipercolesterolemia? Fuma? Nella sua
famiglia esistono precedenti per cardiopatie? Fattori di rischio?
Oltre al dolore ha avuto (o ha) altri disturbi? (sintomi associati
quali es. tosse sudorazione, dispnea, febbre, nausea,
eventuali perdite di coscienza)
c) Valutazione oggettiva (e una rivalutazione): questa fase si svolge
contemporaneamente a quelle precedenti:
● Rilevazione dei parametri vitali (PAO, FC e ritmo cardiaco,
temperatura corporea, SpO2)
● Ispezione (asimmetria degli emitoraci, turgore delle giugulari, edemi,
cicatrici chirurgiche o vescicole erpetiche), segni da ricercare:
1) Scompenso cardiaco: turgore delle giugulari, rantoli
polmonari, edemi declivi, soffi cardiaci
2) Respiratorio: asimmetrie murmure vescicolare, turgore
giugulare, asimmetria espansione cassa toracica
3) Addominale: dolore alla palpazione, masse palpabili
4) Neurologico: deficit di forza e sensibilità di lato (dissecazione
vasi epiaortici)
● Esecuzione di percorsi diagnostici se previsti, come l’ECG = viene
eseguito, ai pazienti cui è stato assegnato un codice giallo, verde o
bianco e viene immediatamente visto da un medico; l’infermiere può
assegnare all’OSS l’esecuzione dell’ECG rimanendo referente sia
come supervisore che per qualsiasi altro problema si verifichi
NB. Se ST sopraslivellato o BBS di sicura nuova insorgenza ricovero in UCIC con
➔ accesso venoso, esami, O2 (6 litri reservoir), aspirina fast 500 mg
GESTIONE DELLE SINDROMI CORONARICHE ACUTE (SCA):
L’obiettivo è quello di identificare i pazienti:
- Con ST sopraslivellato (STEMI) = UCIC
- Con SCA senza ST sopraslivellato (N-STEMI) = ricovero nei tempi e nel reparto
adeguati
- Ad alto rischio senza evidenza di SCA in atto ricovero 4
- A medio/basso rischio che possono essere rinviati a domicilio dopo eventuale
periodo di osservazione
GESTIONE DEL PAZIENTE CON DOLORE TORACICO:
- Tutti i pazienti con dolore toracico devono avere:
1) ECG 12 derivazioni
2) Esami ematochimici completi (emocromo, biochimica, coagulazione)
3) Rx Torace
4) Considerare TAC torace nei sospetti di dissecazione aortica, rottura esofagea
o embolia polmonare
- Revisione Test (ECG 12 derivazioni, Rx torace, esami ematochimici, emogasanalisi)
e dei PV (PA, FC, SpO2, FR, TC), rivalutazione dell’andamento del sintomo (VAS /
NRS) e del quadro clinico (coscienza, dispnea, cute (pallore, diaforesi, algida)
- I pazienti a medio-alto rischio devono essere sottoposti a monitoraggio continuo con
ECG, SpO2 e FR
- La complicanza più frequente del dolore toracico cardiaco sono aritmie maligne
(☆) LETTURA RITMO ECG: IL METODO DELLE 6 DOMANDE:
1) È presente attività elettrica?
NO = asistolia o elettrodi staccati
SI = continuare la valutazione
Ci sono i complessi QRS?
NO = Fibrillazione Ventricolare (arresto
cardiaco!)
SI = continuare la valutazione 5
2) Qual è la frequenza ventricolare?
Tachicardia >100 bpm
Bradicardia <60 bpm
3) Il ritmo è regolare o irregolare? Conta i quadrati grandi (5 mm) tra due QRS
consecutivi (1 quadrato → 300 bpm, 2
quadrati → 150 bpm, 3 quadrati → 100 bpm, 4
quadrati → 75 bpm, 5 quadrati → 60 bpm, 6
quadrati → 50 bpm)
4) Il QRS è stretto o largo?
In condizioni normali la durata del QRS<1,12 sec (3 quadratini sul tracciato): se largo
vi è un problema di provenienza ventricolare o provenienza atriale con conduzione
aberrante (blocco di branca)
5) È presente attività atriale? (onde P)
Le onde P possono essere visibili (morfologia, frequenza) e non visibili (non presenti,
nascoste nel QRS o onda T)
6) Quale è la relazione tra attività atriale e ventricolare?
L’onda P ci da importanti informazioni sulla relazione tra attività atriale e ventricolare
e ci permette di individuare:
● BAV di primo grado: lo stimolo atriale si propaga al ventricolo più
lentamente del normale, con un intervallo PR allungato oltre 200 ms, ma ogni
onda P è comunque seguita da un QRS (ad ogni onda P segue un QRS =
P-R >0,2 sec)
● BAV di secondo grado: alcune onde P non vengono trasmesse ai ventricoli,
quindi alcuni complessi QRS sono assenti (a volte all’onda P non segue un
QRS)
● Nel BAV di terzo grado o completo: nessuna onda P riesce a condurre ai
ventricoli che quindi si contraggono in modo indipendente dagli atri (questo
ritmo ventricolare è spesso lento e può causare sincope, insufficienza
cardiaca o shock, rendendo necessario l’impianto di un pacemaker) = ad ogni
onda P non segue mai un QRS
La frequenza cardiaca elettrica, quella che si osserva sull’ECG, non sempre
➔ corrisponde alla frequenza cardiaca meccanica, cioè alle vere contrazioni del cuore
che spingono il sangue (es. in un’embolia polmonare massiva o un tamponamento
cardiaco, il cuore può mostrare un ritmo normale sull’ECG, ma non riesce a contrarsi
in modo efficace) = vi è un disaccoppiamento tra attività elettrica e meccanica, ciò
significa che l’arresto cardiaco può verificarsi anche con un ECG normale 6
DISPNEA:
- Percezione dolorosa di sforzo respiratorio, innaturale e faticoso rispetto a quanto
normalmente richiesto per la situazione, va considerata alla stregua del dolore e
pertanto va sempre trattata
- Il gasping non è una vera dispnea: è un respiro agonico inefficace, indicativo di
arresto cardiaco imminente o in atto
- Inquadramento in emergenza-urgenza, è un sintomo molto comune in patologia e
rappresenta la terza causa di accesso in PS
- Cause di dispnea acuta:
1) Vie aeree superiori: patologie del laringe, edema della glottide, neoplasie,
corpi estranei
2) Polmonari: pneumotorace, tromboembolia polmonare, polmonite, asma
bronchiale, ARDS
3) Cardiache: asma cardiaco, dispnea parossistica notturna, edema polmonare
acuto
- Alcune patologie possono determinare un’ostruzione delle vie respiratorie in modo
acuto oppure dopo settimane, in questi casi la dispnea richiede una adeguata
diagnosi differenziale:
1) Minuti: tromboembolia polmonare, pneumotorace, inalazione corpo estraneo,
insufficienza ventricolare sinistra acuta
2) Da ore a giorni: polmonite, asma bronchiale, esacerbazione della BPCO
3) Da settimane a mesi: anemia, versamento pleurico, BPCO
4) Da mesi a anni: fibrosi polmonare, tubercolosi polmonare
- Valutazione OPACS:
1) Observation = La dispnea varia in base alla causa (es. ostruzione delle vie
aeree, BPCO, shock anafilattico), in ogni situazione il paziente assume
posizioni diverse, spesso in modo inconsapevole, per ottimizzare la
respirazione (es. nelle ostruzioni tende a stare in piedi per sfruttare la gravità
e facilitare il passaggio dell’aria): inizialmente è fondamentale non forzare la
posizione
2) Palpation = palpazione del torace, del collo e delle vie aeree alla ricerca di
possibili fratture, crepitii, dolore, deformazione o scrosci costali, enfisema
sottocutaneo toracico
3) Auscultation con fonendoscopio = per individuare:
● Rantoli: rumori inspiratori umidi, indicano accumulo di fluido negli
alveoli (scompenso cardiaco)
● Ronchi: rumori prevalentemente espiratori, indicano accumulo di
secrezioni in bronchioli, bronchi e trachea
● Sibili/fischi: rumore espiratorio melodico che indica broncospasmo,
possono indicare una stenosi delle vie aeree, che può essere
fissa-statica (es. massa tumorale) o dinamica (es. muco)
● Stridor: rumore melodico localizzato che indica broncostenosi
4) Count (frequenza respiratoria) = la normale FR dipende dall’età (neonati: 44
resp/min, bambini fino a un anno: 20-40 resp/min, bambini da 1 a 7 anni:
18-30 resp/min, adulti: 12-20 resp/min), respiri patologici:
● Tachipnea: respiro superficiale e rapido FR>20 resp/min (può
causare alcalosi respiratoria: il calcio ionizzato si lega all’albumina,
causando ipocalcemia acuta, ciò può provocare sintomi simili a un 7
attacco di panico, come formicolii, parestesie e contrazioni muscolari
es. “mano ostetrica” tipica del fenomeno di Trousseau)
● Apnea: assenza di respiro
● Respiro di Cheyne-Stokes: la respirazione
aumenta in frequenza e profondità
(tachipnea), poi diventa irregolare e lenta, può
verificarsi apnea (respiro indicativo di
sofferenza del tronco encefalico o di patologia
critica)
● Respiro di Kussmaul: respiro profondo e
rapido tipico della chetoacidosi diabetica.
5) SpO2 = La Saturazione Sangue Capillare misura la
percentuale di Hb ossigenata nel letto capillare
sfruttando la spettrometria (assorbimento di luce)
differente tra emoglobina ridotta e ossigenata (è un
parametro poco attendibile in caso di cute fredda o
vasocostrizione, inoltre attenzione alla presenza di
“altre” emoglobine es. carbossi-Hb da intossicazione di
monossido di carbonio)
NB. quando la SpO2 95–100% la PaO2 è stabile fino a
circa 60 mmHg, sotto il 90%, la PaO2 crolla
rapidamente
LA CO2:
- La capnometria è la misura istantanea della PCO2 espirata dal paziente, mentre la
capnografia è la misura continua della PCO2 espirata, rappresentata graficamente
sul monitor (end-tidal = La CO2 espirata riflette la CO2 arteriosa e serve a monitorare
la ventilazione nel paziente intubato)
- Indicazioni:
a) Sempre utilizzata nel paziente intubato o durante analgosedazione profonda
b) Fornisce una misura precisa della FR
c) Permette di valutare la ventilazione, perché in condizioni normali la PCO2
alveolare corrisponde alla PCO2 arteriosa
d) La presenza di CO2 nell’espirato indica anche la gittata cardiaca
- La CO2, insieme al pH, agisce come trigger centrale della respirazione, ma è tossica
a dosi elevate
OSSIGENAZIONE E VENTILAZIONE:
1) OSSIGENAZIONE: capacità del sistema cardio-respiratorio di fornire ossigeno
all’emoglobina e ai tessuti (NB. l’ipossia rappresenta una priorità assoluta, in
quanto rapidamente letale: pochi minuti)
Terapia: tutti i pazienti con SpO2< 90% devono ricevere ossigeno
supplementare, La SaO2 target è >94% (la curva di dissociazione dell’emoglobina
si appiattisce sopra 94%, ciò significa che con valori di SaO2 superiori, non avrò
considerevoli differenze nella PaO2)
Fattori da considerare:
a) Emoglobina = pazienti anemici possono avere SpO2 normale (in quanto tutti
i loro globuli rossi, nonostante sono ridotti in numero, sono legati all’O2) ma 8
ridotto trasporto di O2 ai tessuti: le loro riserve di O2 sono limitate e anche
piccoli sforzi possono essere difficili da gestire
b) Rapporto PaO2/FiO2 (P/F) = il rapporto tra la pressione parziale di ossigeno
arteriosa (PaO2 Emogasanalisi) diviso la frazione di ossigeno respirata (21%
in aria ambiente) indica l’efficienza del trasferimento di ossigeno dai polmoni
al sangue (è un parametro clinico fondamentale in quanto ci permette di
valutare l’efficacia dell’ossigenazione e la presenza di shunt)
Es. PaO2 = 100 mmHg, FiO2 = 0,8 = P/F di 125
Valore fisiologico: >300 (al di sotto sospetto ALI/ARDS)
Va considerato come la quantità di ossigeno che dall’ambiente il sistema
cardio-respiratorio riesce a trasferire all’organismo (è indice di shunt
destro-sinistro = sangue venoso non ossigenato passa a sinistra senza
essere ossigenato)
2) VENTILAZIONE: capacità del sistema respiratorio di scambiare quantità adeguate
di gas (O2 e CO2), può essere definita come il prodotto tra volume corrente (tidal
volume, TV/VC) e frequenza respiratoria (FR):
● TV ≈ 500 mL (adulto a riposo)
● FR ≈ 12 atti/min
● Ventilazione = TV × FR = 500 × 12 = 6 L/min
La valutazione della ventilazione deve essere precisa nel paziente intubato, meno
precisa se in NIV, nel paziente in respiro spontaneo invece la TV non è misurabile
direttamente
La ETCO2 è una misura indiretta fondamentale della ventilazione = la CO2 non è
legata a proteine nel sangue ed è completamente diffusibile in condizioni di polmone
sano, pertanto, la CO2 espirata è indice della ventilazione del paziente:
● ETCO2 alta = ipoventilazione
● ETCO2 bassa = iperventilazione
Rispetto l’ipossia, l’ipercapnia ha effetti più lenti (ore)
La dispnea può avere cause primarie (cardio-polmonari) o secondarie (ostruzione,
➔ coma, cause metaboliche): il paziente va ossigenato in primis (monitoraggio SaO2) e
ventilato (monitoraggio ETCO2) adeguatamente
EDEMA POLMONARE ACUTO:
- Accumulo anomalo di liquidi e soluti nello spazio extravascolare polmonare, si
verifica quando il passaggio di liquido dal compartimento vascolare all’interstizio (e
talvolta agli alveoli) supera la capacità di riassorbimento del polmone,
compromettendo lo scambio gassoso = ipo-ossigenazione e ipoventilazione
- Fisiopatologia: l’equilibrio dei fluidi tra capillari e interstizio è regolato dalle forze di
Starling, che comprendono pressione idrostatica, pressione oncotica e drenaggio
linfatico = il cuore non riesce a gestire correttamente il sangue (il ventricolo sinistro
non si svuota bene o non si rilassa adeguatamente, causando un aumento della
pressione atriale sinistra, che si trasmette ai capillari polmonari, facendo filtrare
liquido nell’interstizio e negli alveoli), fattori come la gittata cardiaca ridotta, le
resistenze vascolari elevate e il precarico/postcarico aumentato peggiorano il
ristagno di sangue; il sistema neuro-ormonale (catecolamine, renina, angiotensina,
aldosterone) cerca di compensare, ma trattiene liquidi e aumenta la pressione 9
polmonare = maggiore lavoro cardiaco e respiratorio e scambio gassoso inefficace,
con ipossiemia e ipoventilazione
- Meccanismi chiave:
a) Pressione idrostatica capillare > pressione interstiziale = passaggio di
liquidi nell’alveolo
b) Permeabilità aumentata da danno alla membrana alveolo-capillare =
stravaso di proteine e liquidi
- Pazienti con SC possono avere un EPA anche in caso di sforzo minimo (la
contrattilità ventricolare è ridotta e qualsiasi sforzo che aumenti la pressione atriale
sinistra non produce un incremento della gittata cardiaca, ma al contrario ne
determina una riduzione, favorendo lo sviluppo di edema polmonare acuto)
- Classificazione:
1) Cardiogeno (squilibrio delle forze idrostatiche): l’aumento della pressione
capillare polmonare può derivare da insufficienza del ventricolo sinistro o da
problemi valvolari (es. stenosi mitralica), altri fattori favorenti sono la
pressione oncotica ridotta (es. ipoalbuminemia) e una pressione interstiziale
eccessivamente negativa (es. dopo aspirazione rapida di un pneumotorace o
ostruzione acuta delle vie aeree)
2) Non-cardiogeno (alterazione delle pressioni oncotiche e della permeabilità
alveolo-capillare): causato da flogosi delle vie aeree da polmoniti (batteriche,
virali, interstiziali o da radiazioni), da sostanze tossiche (es. endotossine), da
coagulazione intravascolare disseminata o da condizioni gravi (es. shock,
pancreatite emorragica), può anche derivare da insufficienza linfatica (es.
post-trapianto o linfangite) o da meccanismi meno chiari (es. edema
neurogeno, altitudine, farmaci narcotici, embolia polmonare, eclampsia,
post-cardioversione o bypass cardiopolmonare)
Entrambi i tipi di edema polmonare si accomunano per un ridotto rapporto
ventilazione/perfusione (V/Q) = ipossiemia che non si corregge con semplice
ossigenoterapia
- L’accumulo di liquido nell’interstizio e negli alveoli riduce l’espansione polmonare e
compromette l’ossigenazione, lo scambio gassoso risulta alterato, con ipossiemia
precoce e ipercapnia tardiva, inoltre il lavoro respiratorio aumenta, con uso dei
muscoli accessori e maggiore dispendio energetico, alla radiografia l’edema
cardiogeno mostra liquido nelle zone declivi (le basi del polmone sono infatti più
vascolarizzate rispetto gli apici), mentre l’edema non cardiogeno appare più
omogeneo (pattern a “butterfly”)
EDEMA POLMONARE ACUTO CARDIOGENO (EPA):
- Eziologia: l’
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