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L’equilibrio internazionale nell’età dell’imperialismo - Terza versione

La costituzione del Secondo Reich (1871) segnò una netta cesura nella storia delle relazioni

internazionali. Dal concerto europeo, “diretto” dai valori conservatori della Restaurazione, si

passava definitivamente alla “politica di potenza” con la ricerca a tutti i costi del prestigio

nazionale.

Cominciava la stagione che porterà alla Grande Guerra, a proposito della quale, Jacob Burckhardt

scrisse: “La Nazione vuole soprattutto potere. Il modo di vita del piccolo Stato viene aborrito come

condizione di infamia. Si vuole appartenere solamente a qualcosa di grande e così si rivela

chiaramente che il primo fine è la potenza (…). Più in particolare si vuol far valere verso l’esterno

la volontà collettiva a dispetto di altri popoli”.

1. L’IMPERIALISMO

1A)Prima dei colonizzatori (Cortes) arrivano gli esploratori (Colombo)

Almeno in un primo momento, la ricerca a tutti i costi del prestigio nazionale (politica di potenza)

non trascinò i paesi europei verso la guerra. Anzi, quello che seguì il 1871 fu per il Vecchio

Continente un lungo periodo di pace. Le grandi potenze sfogarono infatti la loro bellicosità verso

regioni lontane di cui pochi all’epoca conoscevano l’esistenza.

In alcuni casi le regioni da colonizzare erano talmente sconosciute che, prima ancora di essere

occupate militarmente, dovevano essere esplorate da coraggiosi avventurieri disposti a traversare

deserti immensi (come il Sahara), a scalare imperve montagne (come il Kilimangiaro), a seguire

fiumi lunghissimi (come il Nilo). In un’epoca dove non esisteva ancora la localizzazione satellitare

(fino ad inizio ‘900 neanche la radio), questi viaggi dovevano essere davvero pericolosi. Non a caso

i grandi esploratori di quegli anni (tra i quali ricordiamo David Livingstone e Morton Stanley)

divennero delle autentiche star. I lettori “divoravano” i loro resoconti e immaginavano di essere

trasportati in luoghi lontanissimi popolati da uomini per i quali il tempo, quello stesso tempo che in

Occidente avanzava vorticosamente, sembrava essersi fermato.

Certamente l’elemento eroico dei viaggi di esplorazione poteva appassionare l’uomo comune.

D’altro canto ai governi (che naturalmente si assumevano l’onere finanziario di quelle spedizioni)

interessava sapere solo su quali territori concentrare le proprie mire espansionistiche. E in effetti,

come d’altronde era già accaduto in America, in quegli stessi territori scoperti dagli esploratori

sarebbero giunti ben presto gli eserciti dei conquistatori.

1B)La conquista

Non era certo la prima volta che l’uomo bianco si trovava nella condizione di opprimere la libertà di

popolazioni che vivevano in altri continenti. Eppure, la stagione coloniale comunemente nota con il

termine imperialismo (per l’appunto il colonialismo dell’Ottocento) si differenzia sotto molti aspetti

dalla precedente stagione coloniale.

È risaputo che in un primo momento, e in particolare tra ‘500 e ‘600, le spedizioni coloniali ebbero

un carattere spontaneo. Si trattava per lo più di iniziative dal basso (promosse da compagnie private

o avventurieri senza scrupoli) finalizzate al controllo di snodi strategici dal punto di vista

commerciale (stretti, porti e isole).

Ma nel corso dell’Ottocento gli studiosi osservano una evidente trasformazione per quel che

concerne i soggetti e i metodi delle spedizioni coloniali. Quanto ai soggetti, i protagonisti della

colonizzazione diventano gli Stati nazionali. Contestualmente, alla penetrazione di tipo

commerciale, che riguardava solo le coste, subentra un disegno sistematico di assoggettamento

politico e sfruttamento economico che investe anche le aree interne.

Esemplare, a tale proposito, è il caso dell'India britannica.

Nel 1858 la Camera dei Comuni (il Regno Unito era ormai a tutti gli effetti una monarchia

parlamentare) liquidò la Compagnia delle Indie Orientali, che precedentemente aveva organizzato

una rete di presidi sui principali scali commerciali garantendo una certa autonomia ai potentati

autoctoni, e affidò l’amministrazione (produzione, fiscalità, giustizia …) dell’intera penisola ad un

governo coloniale che proclamò lo scioglimento di tutti i regni autoctoni (tra cui il secolare impero

Mogol).

1C)Le forme del dominio

Per età dell’imperialismo si intende quel periodo (per convenzione 1871-1914) in cui gli Stati

europei “appagarono la loro fame di potenza” assoggettando con la forza popoli che vivevano in

regioni lontane.

In meno di una generazione passarono sotto il loro controllo 1/4 delle terre del globo e 1/10 degli

abitanti. I continenti che subirono maggiormente la politica imperialista furono l’Africa (con

l’eccezione della sola Liberia) e l’Asia (a proposito dell’Asia occorre sottolineare che l’euforia

imperialista coinvolse anche Giappone e Stati Uniti). Un discorso a parte merita invece l’America

Latina che proprio nel corso dell’Ottocento si liberava dal colonialismo europeo (soprattutto

spagnolo e portoghese).

Gli imperi che vennero delineandosi erano formati da colonie e da protettorati. Riguardo alle forme

di occupazione, infatti, si parla di colonie se il dominio dei colonizzatori era diretto, o di protettorati

se invece i colonizzatori si accontentavano di un’influenza indiretta che condizionava la politica

estera e commerciale lasciando intatte, almeno formalmente, le istituzioni preesistenti (es. i francesi

lasciarono il governo della Tunisia agli indigeni ma al contempo guidarono la politica estera e

riformarono l’amministrazione pubblica che a poco a poco passò sotto il loro controllo).

Ad ogni modo, in entrambi i casi, la secolare autonomia delle popolazioni indigene veniva stroncata

con la forza a tutto vantaggio degli invasori. Tra l’altro, fatta eccezione per qualche regione

caratterizzata dall'insediamento stabile di immigrati europei e da ingenti investimenti nella

produzione e nelle infrastrutture (colonie di popolamento che si sforzavano di esportare il modello

occidentale di società), la maggior parte delle colonie erano unità di sfruttamento in cui un numero

limitato di dominatori si stabiliva per organizzare il lavoro della manodopera indigena e garantire

alla madre patria il controllo delle risorse locali (colonie di sfruttamento che si limitavano a

sfruttare le risorse locali). Detto in altri termini le colonie di sfruttamento si basavano sulla

cosiddetta “economia di tratta”: la produzione rimaneva nelle mani degli indigeni che, sfruttati

all’inverosimile, fornivano i prodotti agricoli e minerari, ma ai conquistatori restava il monopolio

sui commerci di esportazione delle materie prime e di importazione dei manufatti.

1D)La spartizione dell’Africa (lo schema è presente in Fossati – Spazio pubblico 2)

Le aree da colonizzare furono pianificate dalle grandi potenze. In alcuni casi i confini delle

colonie/protettorati vennero tracciati a tavolino in occasione di congressi internazionali convocati

ad hoc.

Da questo punto di vista il congresso svoltosi a Berlino tra il 1884 e il 1885 rappresenta, forse, la

pagina più esemplare dell’intera parentesi imperialista.

La conferenza era stata convocata da Bismarck per dirimere un contrasto sorto tra Belgio e

Portogallo relativamente al possesso del Congo (paese ricco di giacimenti minerari) ma ben presto

divenne l’occasione per raggiungere un’intesa generale sulla spartizione dell’Africa centrale.

I riferimenti adottati per dividere i rispettivi possedimenti coloniali furono convenzioni geografiche

(i meridiani e i paralleli) che non tenevano in alcun conto le divisioni tribali o delle comunità

etniche/linguistiche (vale a dire i riferimenti identitari dell’Africa Nera).

Al termine di estenuanti trattative si giunse alla seguente spartizione: Congo al Belgio, Togo e

Camerun alla Germania, Nigeria alla Gran Bretagna, alto corso del fiume Congo alla Francia.

- Africa settentrionale

Le regioni della parte settentrionale del continente erano in gran parte province dell'impero

ottomano, unite dalla religione islamica.

La conquista ebbe qui come protagonisti i francesi, a ovest, e gli inglesi, a est.

I francesi iniziarono precocemente la conquista del Maghreb (che in arabo significa "Oriente")

impadronendosi dell'Algeria (1830): ma la perdurante resistenza islamica frenò ulteriori espansioni

fino al 1881, quando fu imposto il protettorato francese sulla Tunisia, seguito da quello sul Marocco

(1912).

La Gran Bretagna mirava invece all'Egitto, di importanza strategica per il controllo del canale di

Suez. Nel 1882 gli inglesi si impadronirono del paese, e in seguito anche dell'immenso Sudan. La

colonizzazione dell'area fu completata nel 1911-12 con la conquista italiana della Libia.

- Africa occidentale, subsahariana e centrale

Qui furono in competizione Francia, Gran Bretagna e Germania, con il Belgio in funzione di

"incomodo".

La Francia eresse a colonia il Senegal (1861), che unì agli stati maghrebini dell'Africa occidentale

francese (1904), insieme a Costa d'Avorio (1889), Guinea, Mauritania, Alto Volta, Niger,

Dahomey, mentre il Ciad e parte del Congo entrarono a fare parte dell'Africa equatoriale francese

(1910).

La Gran Bretagna, per contenere l'espansionismo francese, prese la Nigeria (1884), nonché il

Gambia, la Sierra Leone, la Costa d'Oro.

La Germania si inserì fra i due grandi con il Togo e il Camerun (1884).

Il Belgio conquistò la ricca regione del Congo, in competizione con i francesi.

Completava il quadro il dominio portoghese sull'Angola (1884).

- Africa orientale

Fino al 1884 nessuna potenza europea aveva colonie o interessi da difendere in questa parte del

continente, con l'eccezione del Mozambico, occupato dai portoghesi sin dal XVI secolo ed eretto a

colonia nel 1885.

Fu la conferenza di Berlino a scatenare la "gara" alla conquista dell'area: se si eccettuano il

Madagascar (Francia, 1896) e il Tanganica (Germania, 1896), dominò qui la Gran Bretagna, che

conquistò l'Uganda (1884-89) e il Kenya (1885).

Nel Corno d'Africa erano in competizione la Gran Bretagna, che conquistò Aden e la Somalia

britannica (1884), la Francia, che prese Gibuti (1888), e l'Italia, che si impadronì dell'Eritrea e di

una parte della Somalia (1885-89).

- Africa meridionale

Ricca di diamanti e di oro, questa parte del continente vedeva una presenza di antica data di

colonizzatori bianchi, inglesi e olandesi.

Sconfitti i discendenti degli antichi colonizzatori olandesi, i boeri, nella guerra anglo-boera (1899-

1902), la Gran Bretagna creò qui l'Unione sudafricana.

Nel sangue avvenne anche la conquista dell'Africa sud-occidentale tedesca, attuale Namibia (1884).

1E)Gli imperi coloniali (consultare le cartine caricate sulla piattaforma)

Tra le principali potenze coloniali ricordiamo:

-Regno Unito: l’impero coloniale più grande e una supremazia incontrastata sui mari

Dal colonialismo precedente: Canada, isole caraibiche (come Giamaica e Barbados), Gibilterra,

Malta, Sierra Leone, colonia del Capo (Capo di Buona Speranza), Singapore, Hong Kong,

Australia, Nuova Zelanda.

Asia: completamento della conquista dell’India, Afghanistan, Birmania, Sri Lanka, Malaysia.

Mediterraneo: Cipro e soprattutto Egitto visto che il dominio sull’Egitto significava il controllo del

Canale di Suez (aperto nel 1869) fondamentale per i commerci con l’India.

Africa - dal Capo al Cairo: Sudan, Nigeria, Uganda, Kenya, Sud Africa (con ingentissime risorse di

oro e diamanti), isola di Zanzibar (importante base commerciale tra l’India e l’Africa).

Isole dell’Oceania: Fiji, Tonga, Salomone.

-Terza Repubblica francese: revanscismo antitedesco

Dal colonialismo precedente: Algeria e Senegal.

Africa – da ovest ad est dell’Africa centro-settentrionale: Tunisia, Marocco, Mali, Costa d’Avorio,

Somalia francese o Gibuti (in tutto praticamente 1/3 dell’intero territorio africano).

Asia: Indocina (Vietnam, Laos, Cambogia).

-II Reich: una grande potenza militare ed economica con un impero coloniale piccolo

Africa Orientale Tedesca (Namibia, Togo, Camerun, Tanzania).

Pacifico: isole Marshall, Nuova Guinea.

-Impero russo: lo Stato più grande del mondo

Asia: Turkmenistan (confinante con l’Afghanistan inglese), regioni settentrionali dell’impero cinese

(come i distretti dell’Ussuri e dell’Amur), colonizzazione della Siberia e conseguente costruzione

della transiberiana Mosca-Vladivostock (1904).

-Potenze coloniali minori

Belgio: Congo.

Impero Austro-Ungarico: non è una potenza coloniale.

Italia: alcune regioni in Eritrea e Somalia, Libia, Dodecaneso.

Portogallo: Angola e Mozambico (dal colonialismo precedente).

Spagna: i paesi del sud-America hanno raggiunto l’indipendenza ad inizio ‘800.

1F)Perché l’imperialismo

Il colonialismo dei secoli precedenti aveva presentato varie fasi in cui si erano distinti, di volta in

volta, i diversi Stati europei: nel Cinquecento Spagna e Portogallo, nel Seicento Olanda e

Inghilterra, nel Settecento Francia e Inghilterra. Gli ultimi decenni dell’Ottocento videro invece

l’impegno concomitante di tutte le potenze. D’altronde, è proprio per questo sincronismo che gli

storici sono soliti parlare di “Età dell’imperialismo”.

Ma quali furono i motivi di questo sincronismo?

Prima di entrare nel merito del problema sembra opportuno distinguere tra i mezzi che hanno reso

possibile l’imperialismo (Par. 2) e le ragioni che hanno spinto le grandi potenze ad organizzare le

spedizioni coloniali (Par. 3).

2. I MEZZI DELL’IMPERIALISMO

Come sappiamo, negli anni dell’imperialismo la civiltà occidentale (americana ed europea)

attraversava una fase di grande sviluppo caratterizzata, in particolare, dalla produzione industriale (e

quindi in serie) di tecnologie avanzatissime per lo più sconosciute alle popolazioni degli altri

continenti.

Ed è inutile dire che la concomitanza tra progresso industriale ed imperialismo non era affatto

casuale.

Pensiamo per esempio ai trasporti.

Per secoli imbarcarsi verso terre lontane era stato un affare rischioso e, di conseguenza, non sempre

conveniente (tanto è vero che le spedizioni coloniali erano state organizzate da compagnie che

prevedevano la divisione delle spese, degli utili e dei rischi). Ma nel corso dell’Ottocento si registrò

un improvviso perfezionamento della tecnologia connessa al trasporto marittimo. E a quel punto

muoversi alla conquista di una regione lontana diventava per gli Stati un buon investimento che

comportava rischi contenuti.

A rivoluzionare le tradizionali forme della navigazione sarebbe stata innanzitutto la macchina a

vapore. Rispetto ai velieri, la propulsione meccanica permetteva per la prima volta una navigazione

quasi sempre indipendente dalle condizioni atmosferiche (e soprattutto dal vento).

Tra l’altro la diffusione degli scafi in ferro (o nel più leggero acciaio) favorì la costruzione di navi a

vapore sempre più solide e resistenti. E l’introduzione delle eliche (in sostituzione delle ruote

esterne) rese più celere la navigazione (essendo sommersa l’elica non interferiva col moto ondoso

marino).

Con il Novecento comparvero invece gli immensi transatlantici (come i

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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