CICERONE
1. LA VITA DI UN UOMO, DI UN ORATORE, DI UN INTELLETTUALE
- dagli inizi al consolato
Marco Tullio Cicerone, nato nel 106 a.C. ad Arpino da una famiglia benestante dell’ordine
equestre, non nobile, fu avviato alla carriera politica grazie alle sue risorse economiche e
relazioni sociali. Studiò a Roma con i migliori maestri di retorica e filosofia e, fin da giovane,
frequentò il Foro. Ebbe un’amicizia duratura con Tito Pomponio Attico. Nel 79-77 a.C., si
recò in Grecia e Asia Minore per perfezionare le sue competenze in filosofia e retorica,
seguendo anche lezioni di attori per migliorare le capacità vocali, fondamentali per l’oratoria.
Tornato a Roma, iniziò la carriera politica: fu questore in Sicilia (75 a.C.), dove si distinse per
il processo contro Gaio Verre (70 a.C.), ottenendo grande successo contro il celebre oratore
Quinto Ortensio Ortalo. Dopo aver ricoperto cariche come edilità (69 a.C.) e pretura (66
a.C.), divenne console nel 63 a.C., sostenuto dal fratello Quinto e dall’amico Attico, contro
l’avversario Lucio Sergio Catilina. Durante questo periodo, si affermò come uno dei più
grandi oratori e politici di Roma.
- dal consolato all’esilio
Durante il consolato del 63 a.C., Cicerone adottò posizioni conservatrici, difendendo la
legalità repubblicana e gli interessi degli optimates (senatori e cavalieri), promuovendo
l’ideale della concordia ordinum (“concordia tra gli ordini”). La principale sfida del suo
mandato fu la congiura di Catilina, il quale, sconfitto nelle elezioni e con un programma
favorevole ai popolari, pianificava un colpo di Stato. Cicerone denunciò pubblicamente
Catilina nelle Orazioni Catilinarie, costringendolo a fuggire da Roma. Arrestati i principali
congiurati, il Senato, su proposta di Cicerone e con il sostegno di Catone, approvò la pena di
morte, eseguita nel carcere Mamertino. Catilina morì in battaglia poco dopo.Negli anni
successivi, il potere di Cicerone diminuì con l’ascesa dei popolari e la formazione del primo
triumvirato (Cesare, Pompeo e Crasso) nel 60 a.C., che indebolì il Senato. Nel 58 a.C., il
tribuno della plebe Clodio, sostenuto da Cesare, fece condannare Cicerone all’esilio per
l’esecuzione sommaria dei congiurati. Durante i sedici mesi di esilio in Grecia, gli furono
confiscati i beni e distrutta la casa sul Palatino. Fu richiamato a Roma nel 57 a.C., grazie
all’intervento di Pompeo e degli amici ottimati, tra cui Milone.
- dal ritorno dall’esilio alla guerra civile
Dopo l’esilio, Cicerone cambiò atteggiamento nei confronti dei triumviri, sostenendo nel 56
a.C. la proroga del comando di Cesare nelle Gallie, giustificando la sua scelta con l’interesse
superiore dello Stato. Tuttavia, rimase ai margini della politica, dedicandosi alla difesa legale
di figure legate a Pompeo e Cesare. Nel 52 a.C., difese Milone nel processo per l’omicidio di
Clodio, ma non riuscì a ottenere l’assoluzione.Nel 51 a.C., Cicerone fu proconsole in Cilicia,
dove svolse il suo incarico con onestà e condusse una campagna militare minore. Tornato in
Italia, si trovò di fronte alla guerra civile iniziata da Cesare nel 49 a.C. Condannò il colpo di
Stato di Cesare e criticò Pompeo per aver abbandonato Roma. Dopo la sconfitta pompeiana
a Farsalo (48 a.C.), Cicerone tornò in Italia, scontento di entrambe le fazioni. Considerato un
traditore dai pompeiani e un nemico dai cesariani, nel 47 a.C. si riconciliò con Cesare,
tornato vittorioso dall’Egitto
- dalla dittatura alla morte
Durante la dittatura di Cesare, Cicerone si dedicò principalmente alla filosofia e alla
letteratura, limitando i discorsi pubblici a elogi verso la clemenza del dittatore (ad esempio,
nelle orazioni Pro Marcello e Pro Ligario). Tuttavia, la sua vita privata fu segnata da gravi
dispiaceri: nel 46 a.C. divorziò da Terenzia e, per motivi economici, sposò la giovane e ricca
Publilia, un matrimonio che fallì rapidamente. Nel 45 a.C. la morte della figlia Tullia lo lasciò
profondamente affranto.Dopo l’assassinio di Cesare nel 44 a.C., Cicerone sostenne i
cesaricidi e appoggiò Ottaviano contro Antonio, sperando di guidare il giovane erede verso
la restaurazione dell’autorità del Senato. Attaccò violentemente Antonio nelle Filippiche,
orazioni che gli valsero la condanna a morte quando Ottaviano e Antonio si allearono nel
secondo triumvirato (43 a.C.). Inserito nelle liste di proscrizione, Cicerone fu catturato e
ucciso il 7 dicembre 43 a.C. per ordine di Antonio. La sua testa e le mani furono esposte sui
rostri del Foro come simbolo della vendetta di Antonio, segnando la tragica fine del grande
oratore e difensore della Repubblica.
2. CICERONE E IL PRIMATO DELLA POLITICA
Per comprendere l’opera di Cicerone, è essenziale contestualizzarla nel suo tempo, in cui la
crisi della Repubblica romana vedeva un conflitto tra il potere civile delle magistrature
(simbolizzato dalla toga) e il crescente potere militare degli imperatores. Cicerone, uomo di
toga, sosteneva la superiorità dell’eloquenza e delle istituzioni repubblicane, opponendosi
alla demagogia e alle derive autoritarie. Tuttavia, non comprese la necessità di riformare
l’esercito e ridistribuire le terre per affrontare la crisi sociale e politica.Dal punto di vista
politico, fu un conservatore disposto a compromessi, mentre culturalmente si opponeva al
dogmatismo, sostenendo il primato della vita attiva e dell’impegno politico, senza escludere
il valore della cultura. Cicerone propose un ideale di uomo politico-oratore dotato di vasto
sapere, incluso quello filosofico, vedendo nella cultura uno strumento per difendere e
arricchire la res publica. La sua opera rappresenta così un tentativo di preservare e
migliorare le istituzioni repubblicane attraverso l’educazione dei cittadini.
3. L’ORATORIA CICERONIANA, UN TALENTO E UN’ARTE
- il genere dell’oratoria e le tendenze stilistiche del 1 secolo a.C
Durante il periodo compreso tra l’età dei Gracchi e l’avvento del principato (130-30 a.C.),
l’oratoria raggiunse la sua massima espressione a Roma, soprattutto grazie alle orazioni di
Cicerone. I Romani si ispirarono alla tradizione greca, sviluppatasi principalmente ad Atene
con l’affermarsi della democrazia. Qui, l’oratoria si divideva in tre generi principali:
giudiziaria, politica (deliberativa) ed epidittica (dimostrativa).I maggiori oratori greci furono
Lisia, noto per la caratterizzazione psicologica; Demostene, modello dell’oratoria politica per
la sua veemenza ed emozione; e Isocrate, che combinava eloquenza e qualità morali. Dopo
l’ellenismo, le scuole di retorica continuarono a sviluppare tecniche oratorie, influenzando
l’eloquenza romana. Un contributo importante venne dal trattato di Ermàgora di Temno, che
sistematizzò le parti del discorso, riprese poi da Cicerone.A Roma, l’oratoria era essenziale
sia nella politica che nei tribunali. Durante il I secolo a.C., i giovani romani studiavano nelle
scuole greche di retorica, dove si diffondevano tendenze stilistiche asiatiche, caratterizzate
da frasi brevi o da un uso ricco di figure retoriche. Cicerone,
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Cicerone, Tuscolanae Disputationes, libro II - Traduzione