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Toni aspri e veementi; maestosi periodi di apertura, tono di gravitas e

sublimità. Interessante la digressione sulla natura e i caratteri della politica

degli ottimati, col pretesto di fornire un insegnamento ai giovani che

desideravano intraprendere la carriera politca. Cicero rintraccia una perpetua

divisione fra optimates e populares (sostenitori dell'ordine costituito della

fedeltà alla funzione direttiva del senato) e fautori del disordine.

Definisce gli ottimati, fino ad allora i membri attivi politicamente del nucleo

più conservatore della nobilitas, fino a comprendere uno spettro amplissimo di

ceti e gruppi sociali, unificati da:

- sanità economica e morale;

- aristocrazia ed equites;

- dirigenti dei municipi e delle città d'Italia;

- abitanti delle campagne;

- tutti i lavoratori onesti, fino a comprendere addirittura i liberti.

Chiede loro soprattutto di fornire base e sostegno all'azione dei principes,

attivamente impegnati nella vita politica e col compito di garantire ordine

sociale. I principes sono chiamati a interpretare e dirigere la volontà

dell'opinione pubblica rappresentata dagli optimates italiani. Così il governo

dell'artistocrazia trova una giustificazione che va al di là della consuetudine

ereditaria dell'esercizio del potere.

Pro Caelio

Ivi tratta il problema dell'educazione della gioventù.

Difesa di Marco Celio Rufo, giovane brillante, oratore di successo e allievo di

Cicerone, s'era allontanato dalla retta via (Catilina) per poi ritornarvi.

Caelio era accusato di una serie di atti di violenza politica.

Nell'intento di pilotare i giudici attraverso gli stati d'animo più diversi,

Cicerone si avvale di una pittoresca alternanza di toni e di registri; vena

brillante, ironica.

Qui propone l'ideale di un'educazione tollerante nei confronti dei piccoli

capricci o delle momentanee deviazioni morali o politiche di tanti giovani della

Roma contemporanea.

Ricerca di un'etica lontana dal rigore arcaico, più adeguata a una società ormai

ricca e agiata: è una costante in Cicero.

Si sforza di rendere più umano e praticabile l'alto ideale di servizio alla

Respublica: sono ampiamente recuperabili anche adulescentes che l'ardore

dell'età e l'esuberanza del talento hanno spinto in strade poco raccomandabili.

56 – Cesare, Pompeo e Crasso rinsaldano il loro accordo nel cosiddetto Convegno

di Lucca e incominciano a far pressioni su Cicero affinché si faccia portavoce

delle loro esigenze.

A Roma la situazione di anarchia si protrasse a lungo. Nel 52 Clodio rimane

ucciso in uno scontro con le bande di Milone. Esplode la rabbia delle plebe in

manifestazioni di violenza collettiva. Pompeo riesce a farsi accordare pieni

poteri e viene nominato console senza collega.

In aprile viene celebrato il processo contro Milone. Cicero compone la Pro

Milone. Cesare era in Gallia, Crasso era scomparso nel 53 nella guerra contro i

Parti, Clodio eliminato da Milone; se Pompeo avesse tolto di mezzo anche

quest'ultimo, sarebbe rimasto padrone incontrastato di Roma.

Complessità della struttura ed abilità nell'argomentare si uniscono all'elevata

rifinitura stilistica e all'uso sapiente dell'ironia.

51/50 – Cicero proconsole in Cilicia.

49 – Scoppio della guerra civile. Cicero aderisce senza entusiasmo alla causa

del senato e di Pompeo e parte per l'Oriente dopo una lunga indecisione. Era

convinto che i contendenti fossero stati spinti dalla sete di potere.

46 – riprende la parola in senato e comincia un periodo nel quale compone

orazioni cesariane. Cicero cercava di additare a Cesare un programma di riforma

dello stato nel rispetto delle forme repubblicane e delle prerogative del

senato.

Negli anni della dittatura di Cesare amarezze politiche e personali. Nel 44

saluta con giubilo l'uccisione di Cesare.

Marco Antonio, il più stretto collaboratore del dittatore, aspirava a

raccoglierne l'eredità, mentre Ottaviano, l'erede adottivo di Cesare, si propone

sulla scena con un esercito ai propri comandi. Cicero tenta di evitare la

saldatura tra i potentati di Ottaviano e Antonio, facendo del primo un

sostenitore del senato.

Le philippicae

per indurre il senato a dichiarare guerra ad Antonio pronuncia queste orazioni a

partire dal 44. il titolo risale a una definizione scherzosa dello stesso

Cicero, nell'epistolario con Bruto, per sottolineare il legame con i celebri

discorsi nei quali Demostene, metà IV secolo, aveva combattuto ad Atene la

pretesa egemonia di Filippo di Macedonia. Accentua l'intransigenza. Ribadisce

come una morte gloriosa sia preferibile alla schiavitù che si cela sotto

l'apparenza della pace. Si avvale della retorica della crisi che fa leva su

un'antitesi radicale tra civiltà (senato, Ottaviano, cesaricidi) e la barbarie

portata da Antonio: volgare bandito, autore di progetti di riforma agraria,

proscrizioni e confische.

Alterna toni appassionati e magniloquenti, solennità del dolore e

dell'indignazione, argomentare pacato e vivacissimi quadri satirici.

Le tematiche filosofiche: vera gloria e virtus che costituisce l'unico elemento

saldo nell'incerta mutevolezza di ogni cosa. Queste orazioni traducono sul

terreno della pubblicistica contingente il codice etico di un'aristocrazia ormai

giunta alla morte. I testi di questi discorsi lanciavano in tutto il mondo

romano programmi con obiettivi fissati di volta in volta contro Antonio.

Stile oratorio purificato, fraseggio più breve, semplice, netto; copia e

amplitudo sono ridimensionati. Forse a seguito delle critiche degli atticisti.

Per qualche mese Cicero riuscì nel tentativo di far collaborare Ottaviano e il

senato, e i cesaricidi. Presto però Ottaviano si accostò ad Antonio e ad un

altro capo cesariano, Lepido (Secondo Triumvirato).

Dalla meditazione filosofica Cicero aveva imparato come la vera gloria e il

servizio verso la Res publica fossero da anteporre al desiderio di conservare

una vita dal cui gusto lo avevano del resto allontanato frustrazioni e dolori

privati. Nel periodo tra l'esilio e la morte Cicero nelle opere politiche e

filosofiche persegue l'ammodernamento del pensiero politico e della morale

romana. Antepone al cinismo e al culto della forza la civiltà del confronto

politico e intellettuale.

------- OPERE RETORICHE-------

De Oratore

scritto nel 55. periodo difficile in cui deve collaborare con i triumviri.

Ambientato nel 91, alla vigilia della guerra sociale. Alla conversazione

prendono parte insigni oratori del tempo tra i quali spiccano Marco Antonio e

Lucio Licinio Crasso.

I libro: Crasso sostiene la necessità, per l'oratore, di una preparazione

culturale affinchè possa fare da guida della collettività. Antonio trova

impraticabile una cosa del genere e afferma che l'oratore deve essere pratico

nel mestiere.

II Libro: Antonio dice di essere stato provocatorio per controbilanciare

l'esagerazione utopistica di Crasso. Molti fattori addotti da Antonio

condizionavano effettivamente l'oratoria romana all'epoca. Trattate le parti

dell'eloquenza: inventio, dispositio, memoria. Cesare Strabone ? digressione

sull'umorismo e le battute di spirito.

III libro: l'esposizione continua con Crasso: elocutio (stile dell'autore) e

actio (recitazione dell'oratore). Ribadisce l'importanza della cultura, della

filosofia per l'oratore.

Proemi: I e II libro → memoria degli anni giovanili. Il ricordo dei grandi

oratori è degno di essere consegnato ai posteri. Con l'affermarsi del carattere

artistico e letterario dell'eloquenza con la ricerca di un destinatario più

vasto dell'uditore occasionale e contingente ? prolungato nel tempo → fino

all'immortalità.

Proemio II libro: battaglia per accreditare nell'opinione pubblica dignità e

utilità cultura filosofico-letteraria.

Proemio III libro: tensioni politiche e sociali de periodo in cui Cicerone

scriveva nella cornice del dialogo. Guerra sociale.

Forma letteraria

Dibattito su natura e funzione dell'eloquenza si basa sui modelli

Platone → vivaci scambi di opinione e sceneggiatura complessiva.

Aristotele → andamento conversazione soprattutto dal libro II e esposizioni

didattiche tenute dai personaggi principali.

Motivi tipici dell'aristocrazia romana → consentaneità → di necessità toni non

accesi né eccessive discordanze. Tono di cortesia.

Precetti retorici sono sistemati in quadro sistematico, didascalico. Esperienza

del Foro.

Vivacità dialogo,consistenza dei personaggi, opinioni diverse,andamento

apparentemente erratico della conversazione in realtà sorretta dal metodo

neoaccademico della ricerca del “probabile” attraverso il confronto con diverse

posizioni.

Crasso porta i suoi ideali: oratore colto e con i giusti valori.

Eloquenza è una dimensione pienamente civile e politica. Persuasione. Oratore

ideale = politico ideale del De Republica. Cultura ellenistica: dibattito sulle

discipline. Filosofia morale. Orientare un oratorio. Studi filosofici non piena

autonomia. Auspica solo largo impiego filosofia in campo retorico → questiones

infinitae: ricondurre il singolo caso a problemi di ordine generale.

Intento di rivendicare la dignità culturale dell'eloquenza, di affermare la

dignità artistica insistendo sul piacere che essa provoca negli ascoltatori;

paragone dell'oratore con l'uomo di teatro.

Brutus

Composto nel 46, sotto la dittatura di Cesare. Era criticato da un gruppo di

giovani oratori, gli Atticisti: prediligevano uno stile piano, conciso,

incisivo. Per loro Cicerone era troppo ridondante di parole e troppo attenti

agli effetti di ritmo e sonorità. L'atticismo si intrecciava con la “Latinitas”:

tradizione del purismo linguistico, studi grammatici sulla dottrina

dell'analogia.

Dialogo ambientato nella casa di Roma con protagonisti Cicerone, Bruto, Attico.

Cicerone nell'esposizione ha la parte principale. Dedicata a Bruto.

Delinea le proprie preferenze stilistiche nel quadro di una storia

dell'eloquenza greca e soprattutto romana, dalle origini alla contemporaneità.

È un'opera di storia, meno gli accenti polemici.

Per parlare degli oratori del passato: memoria sua, dei suoi maestri e ricerca

di moltissimi discorsi.

La ricerca antiquaria attinge la dignità di una sintesi storico-letteraria di

vasto respiro.

Trattazione varia, arricchita di piacevoli aneddoti. Talento di critico

letterario.

Si considera il migliore oratore mai esistito. Ma colloca la oratoria entro un

processo storico. Punta a enucleare le caratteristiche salienti del più

originale stile oratorio di Roma,ovvero il suo: varietà dei toni, capacità di

mettere in luce le implicazioni generali delle cause in questione,uso

dell'umorismo, ricorso alla filosofia, alla storia, abilità nel pilotare le

emozioni dell'uditorio.

Il Brutus è percorso da una vena di pessimismo sulle sorti future dell'eloquenza

romana: la dittatura di Cesare inibisce la libera espressione politica e chiude

ai nuove talenti.

La linea di difesa contro gli atticisti:

ridefinizione dello stesso concetto di stile attico, che insiste sulla

• varietà dei toni e dei livelli stilistici; il modello deve essere cercato

oltre Lisia (stile smagrito) e Tucidide (stile disarticolato) in

Demostene: il massimo oratore mai esistito ad Atene. Per il suo modo di

rendere la vis, la sconvolgente efficacia persuasiva della sua oratoria. A

Cicerone piaceva la amplitudo magniloquente, a Calvo, caposcuola degli

atticisti, intensa concentrazione dei mezzi espressiva, in Demostene. In

Cicerone vedeva in Calvo un' exilitas monotona e l'incapacità di

raggiungere le vette del pathos grandioso.

Orator

non fu buona la reazione di Brutus, allora Cicerone inasprisce i toni contro gli

atticisti.

Delineare il ritratto dell'oratore perfetto.

Cicerone fa coincidere i tre diversi stili della tradizione retorica i “genera

dicendi”(piano,medio,elevato) con gli “officia”, ovvero le diverse funzioni cui

l'oratore doveva assolvere.

Docere (informare il pubblico) → lo stile piano

• Delectare (tenera desta l'attenzione del pubblico attraverso il piacere

• destato dall'oratore) → stile medio

Movere (infiammare le passioni dell'uditorio) → stile elevato

Anche qui è indicato Demostene il più grande oratore di tutti i tempi.

Del proprio stile: capacità di spaziare tra i vari registri. Privilegia lo stile

“grandioso” perchè incide sull'uditorio, pur insistendo sulla varietà.

Maggiore debolezza atticisti: incapacità di smuovere le passioni degli

ascoltatori in modo efficace.

Trattazione del ritmo oratorio (numerus) e delle clausule → aspetto ignorato

dagli atticisti, per i quali probabilmente: numerus → ampollosità asiana.

------DIALOGHI POLITICI--------

De Re Publica

le sue opere politiche, come quelle filosofiche, nascono nel cercare di uscire

dalla crisi morale e politica di Roma. In questo senso sono un modello

dell'impegno dell'intellettuale nella vita civile.

Vi lavora a lungo tra il 54 e il 51. ci è giunta in condizioni lacunose.

La parte finale dell'opera, “Somnium Scipionis” ha circolato indipendente fin

dall'antichità; era l'unica parte nota del De Re Publica fino al 1820.

è ambientato il dialogo nel 129, in sei libri e con protagonista Scipione

l'Emiliano e alcuni membri della sua cerchia, tra cui Lelio.

Libro I : esposta la dottrina della costituzione romana come “costituzione

mista”.

Libro II : evoluzione della costituzione e delle istituzioni romane dall'età

regia in poi.

Libro III : la Iustitia, la virtù politica per eccellenza, con un tentativo di

confutazione delle critiche mosse dall'accademismo di Carneade aveva mosso

all'imperialismo romano.

Libro IV : educazione e formazione cittadini.

Libro V : uomo politico ideale: rector o gubernator rei publicae, o princeps,

cioè il primo tra i cittadini

Libro VI : conclusione del dialogo con la rievocazione del sogno di Scipione

l'Emiliano, il cui avo adottivo Scipione Africano Maggiore gli era parso

condurlo in cielo per mostrargli la piccolezza e l'insignificanza delle cose

umane compresa la gloria terrena e mostrargli i benefattori dello stato, i

grandi uomini politici che hanno immortalità nella dimora celeste.

Etichetta garbata ma rigorosa. Gli interlocutori sono troppo stretti nel loro

ruolo paradigmatico, troppo compresi in un ideale ascetico di virtù e dovere

politico percui perdono in freschezza e vitalità umana, in individualizzazione.

Proemi: questione dell'opportunità di una vita dedicata alla politica (vs

dottrine come l'epicureismo).

L'azione politica deve avere profonda ispirazione filosofica, e perciò fa un

vero e proprio inno alla filosofia, guida e maestra della vita.

Tra impegno politico e otium filosofico difficile dialettica: tensione tra

senso del dovere verso la collettività alla tranquillità: contrasto in Cicerone.

La “costituzione mista”: per uno stato duraturo: temperamento di elementi

monarchici, aristocratici, democratici tale da evitare le degenerazioni delle

singole forme di governo pure.

Scipione muove dalla dottrina aristotelica delle tre forme di governo e della

inevitabile degenerazione in forme estreme: monarchia → tirannide;

aristocrazia → oligarchia; democrazia → oclocrazia, governo della feccia del

popolo.

Interpretazione della costituzione romana di Polibio (amico e maestro di

Scipione): lo stato dei maiores si era messo in grado di rallentare molto questa

degenerazione. Attraverso le tre istituzioni della res publica: elemento

monarchico → consolato; elemento aristocratico → senato; elemento democratico →

comizi popolari.

Divergenza dalla Repubblica di Platone, che pure ha fornito spunti: Cicerone non

pensa ad uno stato ideale che richiede la costruzione di un modello teorico; lo

stato perfetto che descrive è identico alla res publica romana, compiuta dopo

secoli di formazione.

La dottrina della costituzione mista ubbidisce a una tendenza conservatrice che

garantisce il mantenimento dei vigenti rapporti di potere e proprietà e il

riconoscimento, per i ceti inferiori, di una voce più o meno nominale negli

affari politici.

Non vi è una pluralità di fonti del potere; ad una interpretazione estensiva del

potere del senato, Cicerone ne affianca una altrettanto limitativa dei poteri

del popolo.

La costituzione mista garantisce in modo più equilibrato la gerarchia degli

ordini sociali e una scala differenziata dei diritti politici. Per Scipione

l'oclocrazia è la degenerazione peggiore.

Come nella Pro Sestio sembra auspicare una classe politica rinnovata, aperta ai

talenti emergenti, capace di mediare tra i conflitti sociali.

L'uomo politico ideale

arbitro delle divergenze interne al corpo sociale. Princeps è ogni singolo

rappresentante di spicco dell'elite politica riformata. Una figura non destinata

a uscire dalle istituzioni della Res Publica, ma a fungere da presidio in

momenti di particolare crisi.

L'interesse di Cicerone era soprattutto sulla formazione dell'elite dirigente.

Il princeps doveva nutrirsi di gloria

• altresì è necessaria la consapevolezza della sua vanità.

Il desiderio di gloria lo spinge all'impegno e alla fatica, il disprezzo

ascetico della gloria e del vantaggio personale gli impedisce di anteporre sé

all'interesse dello stato. Dunque l'uomo di potere deve unire alla capacità di

governo competenza filosofico-letteraria.

Il problema della giustizia

Necessità di trovare un fondamento etico all'azione politica.

Nel 125, circa venticinque anni prima della data in cui il dialogo è ambientato,

l'opinione pubblica romana era stata scossa dalle conferenze di

Carneade,neoaccademico. Seguiva il metodo della disputatio in utramque

partem,cioè trattazione della stessa questioni da punti di vista contrapposti.

Aveva prima trattato gli argomenti in favore dell'esistenza di un criterio

obiettivo della giustizia per poi procedere al loro smantellamento. Si era

rifatto all'esempio dell'imperialismo romano. Riconduce il fondamento di ogni

diritto a rapporti di forza. La reale alternativa era tra una saggezza ingiusta,

che portava la spinta alla prevaricazione, e una giusta stoltezza, tesa al

rispetto della proprietà e dei diritti altrui.

Parte di Carneade: Furio Filo,che lo fa a malincuore. Confutazione degli

argomenti contro la giustizia era affidata a Lelio; sottomissione si, ma di


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere moderne
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ErikaErika di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Caldini Roberta.

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