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Cicerone: ascesa e inizi carriera

Al tempo della reazione sillana, aderì in modo tiepido alla causa della nobilitas: il ceto equestre, dal quale proveniva, non nutriva neppure eccessive simpatie verso Silla. Coltivò con intensità eloquenza e retorica. Pro Roscio Amerino: 80. Il suo primo processo penale, l'inizio della sua ascesa al patronato.

Stile e influenze

Quadri satirici elocuzione rapida, piena di foga, frasi per lo più brevi e armoniosamente costruite. Ornamenti di tipo asiano: neologismi, giochi di parole, allitterazioni, frequenti metafore, costrutti del linguaggio poetico e figure di vario genere. L'effetto di maniera: fa attenzione al numero di sillabe nei singoli membri della frase, osserva i ritmi peculiari dell' asianesimo. Esuberanza nell'immaginazione.

Viaggio e ritorno a Roma

Viaggio in Grecia e Roma. Torna nel 77 a Roma.

Processo di Verre

Nel 73, Verre era governatore della provincia di Sicilia. Nel 70, anno del processo, Pompeo e Crasso stavano finendo di smantellare la costituzione sillana, dando nuovamente il potere ai tribuni della plebe e mettendo sul tappeto la questione della riforma dei tribunali attraverso una campagna di denunce della corruzione delle giurie senatorie. Importanti senatori, invece, avversavano la corruzione dell'oligarchia della respublica e si sforzavano di promuovere una politica moderata.

I sostenitori di Verre cercavano di procrastinare più a lungo possibile il processo nell'attesa che amici dello stesso raggiungessero le cariche politiche atte a liberarlo dal fardello del processo. Cicerone cercò di stringere i tempi e nel 5 agosto del 70 inaugurò una nuova tecnica: rinunciò al tradizionale discorso di apertura e dopo una breve requisitoria (Actio prima in Verrem) passò subito all'interrogatorio di moltissimi testimoni. Ortensio restò spiazzato e la sua replica non avvenne mai. Verre andò in esilio volontario a Marsiglia portando con sé la refurtiva.

Actio prima necessità di stringere i tempi. Retorica patetica e sconvolgente, toni elevati e commoventi. Per i comizi e le festività erano giunti in molti a Roma e Cicerone usò la folla come cassa di risonanza per la denuncia contro Verre. Nell'autunno del 70, Cicerone fece circolare i 5 discorsi non pronunciati (Actio secunda in Verre) per mostrare quale avrebbe potuto essere stata la sua oratoria se il processo si fosse fatto secondo procedura abituale, per divulgare un pamphlet teso a conquistargli la simpatia delle più diverse categorie sociali. Fu un curioso “ibrido” tra un'orazione pubblica e un'opera di finzione letteraria. Si rifaceva ai modelli greci.

Egli per tutta la vita rimaneggiò e pubblicò buona parte dei propri discorsi, è sintomo della raggiunta consapevolezza che l'orazione costituisce anche un fatto letterario: destinato a prolungare i propri effetti oltre l'impatto sul momentaneo uditorio circoscritto.

Nuovo stile oratorio

Il periodare si è fatto armonioso e complesso, grandiosa architettura espressiva funzionale alla gravitas solenne che l'oratore desidera comunicare, consapevole della sua dignità senatoria. Il successivo arianesimo che gli verrà imputato: copia verborum, compiacimento per l'accumulo e amplificazione a fini espressivi. Ma dopo le Verrine limita ricerca di effetti puerili e facili, ricorso al concettismo, la sintassi mostra grande duttilità, andamento di incisività martellante, narratio ora colorita, ora semplice e piana, vasta gamma di registri: dall'arguzia al pathos.

Carriera politica: dalla pretura al consolato

L'anno della pretura: 69 - edile, 66 – Pro Lege Manilia: pone in primo piano l'importanza delle attività economiche per il buon funzionamento dell'impero. Cicerone difendeva soprattutto gli interessi dei pubblicani (i titolari delle compagnie di appalto delle imposte), le cui lucrose attività in Oriente erano gravemente ostacolate dal protrarsi della guerra contro Mitridate. Serviva dunque dare a Pompeo pieni poteri.

Il consolato del 63

Il suo successo elettorale fu dovuto ai vasti appoggi che si era procurato in tutta Italia con la sua attività di patrocinio nei tribunali e al fatto che, in presenza di tensioni sociali e minacce di sovversione, gli optimates individuarono nell'homo novus un candidato in grado di sottrarre ai populares parte dell'elettorato. A Cicerone interessavano il mantenimento dell'ordine e il rispetto della proprietà.

La congiura di Catilina

Le elezioni consolari per il 62 si svolsero in un clima di tensione. Vi partecipava anche Lucio Sergio Catilina, che chiedeva la completa cancellazione dei debiti e la redistribuzione delle terre, rivolgendo il suo appello ai vari gruppi sociali. Quell'anno furono eletti 2 garanti della “sicurezza”: Decimo Giunio Silano e Lucio Licinio Murena. Cicerone venne a sapere della congiura dall'amante di uno dei complici di Catilina. In seguito, Cicerone esibì in senato lettere anonime che mettevano in guardia personaggi illustri da una progettata strage degli uomini politicamente più in vista a Roma. All'origine della divulgazione delle lettere anonime era Crasso, e negli stessi giorni anche Cesare si assestava su posizioni avverse a Catilina. I due miravano all'appoggio dei finanzieri e dei commercianti dell'ordine equestre, e dei ceti possidenti per questo abbandonavano un uomo fino a poco tempo prima sostenuto.

  • 8 novembre – pronuncia la prima catilinaria: attacco incalzante e minaccioso. Di fronte al senato. Toni patetici ed elevato stile.
  • 9 novembre – II catilinaria, di fronte al popolo. Dipinge Catilina come una belva; tono patetico e indignato e passi di sobria riflessione.

Verso la metà di novembre il senato dichiara Catilina nemico pubblico. Nel pieno della lotta contro Catilina, Cicerone si trova a difendere uno dei consoli eletti per l'anno successivo: Murena. L'accusa era di corruzione elettorale. L'accusa era mossa da Servio Sulpicio Rufo e sorretta da Catone l'Uticense. Catone attaccò Murena rischiando: la Respublica nel 62 si sarebbe trovata a fronteggiare Catilina con un solo console. Pro Murena: una delle prove più felici della versatilità dell'oratoria ciceroniana. Il console scelse qui la via dell'ironia e dello scherzo leggero, nel frattempo contro Catilina usava un'eloquenza dai toni patetici e infocati.

Qui inizia a tratteggiare le linee di un modello etico in cui il rispetto per il mos maiorum non impedisce l'addolcimento dei costumi e l'apertura alle gioie della vita.

Nelle mani di Cicerone caddero le lettere dei congiurati nelle quali era invitata una deputazione di allobrogi a fornire aiuto militare all'impresa.

  • 3 dicembre – il console smaschera i complici di Catilina di fronte al senato. La sera fa un discorso al popolo. Terza Catilinaria. Orazione intessuta di patetiche apostrofi agli dèi, alone carismatico intorno alla propria figura, prodigi. Per staccare da Catilina la plebe lavoratrice, la impressionò con i terrori dei saccheggi e degli incendi. Spicca un brano di efficace sobrietà: ritratto dei complici di Catilina al momento della lettura delle lettere.
  • 5 dicembre – IV catilinaria. Si esprime in favore della condanna a morte. Insiste sull'unanimità della popolazione avversa a Catilina.

Cicerone si attribuiva il merito di aver cementato intorno a sé il consenso che sembrava unire senato e equites, perciò paragonò esplicitamente il suo operato a quello di Pompeo: Pompeo conquistava per la Respublica nuovi territori e il console garantiva in patria l'unità. Concetti analoghi li espresse anche in una lettera indirizzata a Pompeo, il quale non nascose di esserne rimasto irritato.

Progetto politico di Cicerone durante il consolato: concordia ordinum, che prevedeva un'alleanza tra optimates ed equites per porre un argine alle tendenze sovversive presenti nella società (Catilina). Si poneva come arbitro nei conflitti che dividevano il senato dai cavalieri; si proponeva di evitare che i settori influenti del ceto equestre venissero risucchiati nell'orbita dei populares. Mantenere cavalieri a fianco del senato significava rafforzare quest'ultimo.

La sua importante novità stava nel tentativo di rispondere alle aspettative di un blocco sociale ancora alla ricerca di una coscienza politica unitaria: i boni, i ceti possidenti di tutta Italia. Cicerone voleva consolidare e orientare questo blocco sociale. La divulgazione frequente dei propri discorsi è segno di attenzione per la formazione di una opinione pubblica.

Anni successivi e declino politico

Negli anni successivi vide sgretolarsi il consenso intorno alla propria linea politica. Si stava delineando la supremazia dei grandi potentati Cesare, Pompeo, Crasso. Nel 60 si sarebbero unti nel Primo Triumvirato.

Pro Archia poeta: genere oratorio quasi nuovo per i tribunali romani, vicino a quello che i greci chiamavano epidittico, cioè celebrativo. La questione coinvolgeva i diritti di cittadinanza di Archia, letterato di origine greco-orientale che a Roma componeva poesia celebrativa per i grandi personaggi. Cicerone assume la difesa di Archia sperando di trovare in lui il cantore del suo consolato. Elogio delle attività intellettuali e della poesia, presentita come l'unica garanzia d'immortalità per la memoria delle imprese dei grandi uomini e del popolo romano.

La Pro Archia prelude a riflessioni più mature sull'argomento che Cicerone consegnerà alla sua produzione filosofica.

59 – Anno del consolato di Cesare e perdita d'importanza politica per Cicerone. Publio Claudio, passato alla plebe per via di adozione allo scopo di rivestire il tribunato, mutò il suo nome gentilizio in Clodio. Si diede ad organizzare una vasta attività di agitazione tra il popolino; mise in piedi un'organizzazione paramilitare capillarmente diffusa sul territorio cittadino. Clodio attaccava Cicerone e otteneva lo scopo di farsi campione della libertà popolare contro il console che aveva deciso la condanna a morte di Catilina in modo non del tutto ortodosso.

58 – Clodio è tribuno. Propone la legge che prevede l'esilio per chi fa condannare a morte un cittadino romano senza concedergli di appellarsi al popolo. Cicerone abbandonato sia dagli optimates che dai triumviri. Quando Pompeo diviene oggetto delle bande di Clodio comincia a riavvicinarsi al senato e agli ottimati. Un sostenitore degli ottimati, per opporsi a Clodio, si mise a reclutare a sua volta bande armate: Annio Milone. Ad analoghi mezzi ricorse il tribuno Publio Sestio. Cicerone ordì un piano ed ottenne l'appoggio di Pompeo: bisognava appellarsi all'opinione pubblica dell'Italia intera per opporsi alla plebaglia di Clodio, bisognava creare il vero popolo romano: l'élite di possidenti, notabili locali, gente rispettabile.

57 – Cicerone può tornare a Roma.

Pro domo sua

Nuova politica di Cicerone. Orazione tenuta in una causa di fronte ai pontefici, relativa al terreno dove sorgeva casa sua sul Palatino: Clodio aveva voluto che il luogo fosse consacrato e vi aveva fatto erigere un tempietto di Libertas.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/04 Lingua e letteratura latina

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