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1-SOCIOLOGIA DEL LAVORO

La sociologia del lavoro si dedica allo studio delle variazioni nell'organizzazione, nella qualità e nel

valore del lavoro in diversi settori economici e professionali. Queste variazioni vengono messe in

relazione con i cambiamenti nel modo di produzione, nella tecnologia, nella struttura aziendale, nel

tipo e grado di organizzazione sindacale, nelle forme di governo politico ed economico, e nella

composizione della popolazione. Inoltre, la disciplina analizza gli effetti che tali aspetti hanno sulle

collettività di lavoratori, sulla stratificazione sociale, sull'uso del tempo libero e sulla qualità della vita.

Essa si interessa delle relazioni sociali, dei codici normativi e delle strutture organizzative che

influenzano il comportamento, l'esperienza e l'identità delle persone nel corso della loro vita

lavorativa. È fondamentale riconoscere che il lavoro ha assunto un'ampia gamma di forme in diverse

culture e periodi storici, dal lavoro forzato o "non libero" (nelle carceri, nella schiavitù) al lavoro non di

mercato (agricoltura di sussistenza, lavoro domestico) e al lavoro salariato o retribuito.

In sintesi, il concetto di lavoro è stato interpretato in modi diversi nel corso della storia: a una visione

strumentale si contrappone una che vede nel lavoro una forma di espressione e realizzazione

dell'essere umano. Il lavoro costituisce una parte preponderante delle nostre vite, occupando la

maggior parte del nostro tempo e spesso definendoci all'interno della società.

Studiare il lavoro significa analizzare le forme di regolazione sviluppate dalla prima rivoluzione

industriale, ponendole in una prospettiva storica e geopolitica. Il lavoro ha assunto una vasta gamma

di forme nel tempo e nelle culture, dal lavoro forzato al lavoro non di mercato e a quello salariato. La

vita lavorativa si sta sempre più mescolando con altre sfere sociali, con conseguenze inedite sulla

quotidianità individuale. Molte attività lavorative legate a funzioni di riproduzione sociale avvengono

al di fuori del mercato. Infine, il "saper essere" sta acquisendo un'importanza crescente in

combinazione con il "saper fare".

2-DIVERSE VISIONI DEL LAVORO

Esistono diverse interpretazioni del concetto di lavoro. La visione strumentale, molto diffusa nella

filosofia e nella vita quotidiana, considera il lavoro come una fatica sgradevole, un semplice mezzo

per raggiungere un fine. Questo pensiero è presente in un filone del cristianesimo che vede il lavoro

come una "maledizione" o punizione , e si esprime chiaramente nella filosofia dell'edonismo, che è

alla base dell'utilitarismo e dell'economia classica. Secondo questa prospettiva, siamo creature che

cercano il piacere ed evitano il dolore, e il lavoro, essendo sforzo e fatica, non è mai un fine in sé, ma

solo un mezzo.

Marx, tuttavia, propone una visione differente. Egli sostiene che gli esseri umani non sono solo

creature del bisogno e del desiderio, né semplici consumatori passivi. Siamo esseri attivi, produttivi e

creativi, e otteniamo soddisfazione dall'esercizio attivo dei nostri poteri, superando ostacoli ed

essendo produttivi.

Un concetto chiave in Marx è l'alienazione, che si riferisce a una situazione in cui ci rapportiamo al

nostro prodotto o alla nostra attività come se fosse qualcosa di indipendente e ostile. Il lavoro è

alienato quando il suo prodotto sembra essere un potere indipendente e ostile che agisce contro di

noi, e quando il lavoro stesso appare come un'attività esterna e forzata, un mero mezzo per un fine e

non un fine in sé. Marx interpreta la teoria edonista e strumentale del lavoro come sintomo ed

espressione dell'alienazione caratteristica dell'età industriale.

L'uomo è un "animale sociale", e la sua autorealizzazione passa anche attraverso il lavoro. Per Marx, il

lavoro è una "manifestazione di libertà" e "oggettivazione/realizzazione del soggetto". Friedman

sottolinea che il lavoro merita di essere considerato uno dei tratti specifici della specie umana e una

condizione comune di ogni vita umana in società.

3-PERCHE’ LA SOCIOLOGIA DEL LAVORO E’ CRUCIALE

Indipendentemente dalla società in cui viviamo, la nostra sopravvivenza dipende dal lavoro (nostro o

altrui) e dai sistemi di produzione. L'attività produttiva costituisce la maggior parte della vita degli

individui, richiedendo più tempo di qualsiasi altra attività e spesso definendone la posizione all'interno

della comunità/società.

Studiare il lavoro significa analizzare le forme di regolazione che sono state create a partire dalla

prima rivoluzione industriale, mettendole in una prospettiva storica e geopolitica. Ciò implica lo studio

delle regole di funzionamento del mercato del lavoro, in continua tensione tra efficienza ed equità, e

delle condizioni concrete del lavoro, come l'organizzazione, i contratti, gli orari, le retribuzioni e

l'ambiente lavorativo.

In un'epoca di grandi cambiamenti economici, tecnologici, produttivi e occupazionali, è fondamentale

una ricognizione puntuale della società, sia quella nata dall'industria che quella attuale

postindustriale. Dobbiamo comprendere come l'economia capitalistica abbia plasmato la concezione

del tempo e del mercato, le abitudini lavorative e gli habitus mentali. È essenziale capire a quale

logica risponde un'impresa, come operano gli attori economici, e come cambiano i profili dei

lavoratori e i modi di produrre.

4-COSA STA CAMBIANDO NEL MONDO DEL LAVORO

la vita lavorativa si sta progressivamente integrando con altre sfere della vita sociale. Le tecnologie

digitali stanno permettendo a una parte dei lavoratori di scegliere dove e quando lavorare, liberandoli

dai luoghi e dagli orari tradizionali, con conseguenze inedite sulla vita quotidiana. Gli stessi luoghi di

produzione sono meno facilmente riconoscibili e separati dal contesto rispetto al passato.

5-LAVORO RETRIBUITO E NON RETRIBUITO

È importante interrogarsi se il lavoro debba essere inteso unicamente come fenomeno economico e

fattore di produzione. La realtà ci mostra che non tutto il lavoro è retribuito e non tutto è destinato al

mercato. Molte attività lavorative avvengono al di fuori del mercato, come le funzioni di riproduzione

sociale, il lavoro domestico, le attività di cura e il volontariato. È necessario ripensare alle forme di

lavoro non salariate, non considerandole come una categoria residuale.

6-LAVORO SUBORDINATO E LAVORO AUTONOMO

Il lavoro salariato è stato la forma predominante nella modernità e il fulcro centrale del settore. Nel

codice civile italiano, il lavoratore subordinato è colui che si obbliga, mediante retribuzione, a

collaborare nell'impresa, prestando il proprio lavoro intellettuale o manuale alle dipendenze e sotto la

direzione dell'imprenditore. Questo lavoratore presta la propria attività personalmente, seguendo le

istruzioni del datore di lavoro riguardo al contenuto e alle modalità, ed è soggetto a sanzioni

disciplinari in caso di inosservanza.

Al contrario, il lavoro autonomo consiste nel compimento di un'opera o di un servizio, con lavoro

prevalentemente proprio, svolto senza vincolo di subordinazione verso il committente, a fronte di un

corrispettivo. Concettualmente, il lavoro autonomo si pone agli antipodi rispetto al lavoro subordinato.

La distinzione tra le due forme non si basa sui contenuti del lavoro, ma sulla modalità con cui esso

viene svolto.

Nella nostra epoca, assistiamo a un ampliamento dei contenuti relazionali, della capacità di lavorare

in rete, della creatività e dell'iniziativa personale nel lavoro. Questo è caratteristico della dimensione

del "saper essere", sempre più richiesta nella maggior parte dei lavori, e sottolinea l'importanza delle

soft skills, superando la sola importanza del "saper fare".

7-RIVOLUZIONE INDUSTRIALE E NASCITA DEL CAPITALISMO

Oggi andremo ad approfondire un periodo storico di cruciale importanza: la Rivoluzione Industriale e

la conseguente nascita del capitalismo. Il nostro obiettivo sarà chiarire il contesto storico, sociale ed

economico di questa rivoluzione , comprenderne le conseguenze sul lavoro e sulla società , e definire

cosa si intende per modo di produzione capitalistico e come opera l'azienda capitalistica.

8-LA RIVOLUZIONE INDUSTRIALECONTESTO E CARATTERISTICHE

La Rivoluzione Industriale, avvenuta in Inghilterra tra il '700 e l'800, è un tema centrale nel dibattito

storiografico internazionale. Essa rappresenta il punto di partenza per molte elaborazioni teoriche e

polemiche sulle grandi questioni legate all'industrializzazione e al lavoro , e costituisce uno degli

elementi di maggior condizionamento della storia moderna.

L'espressione "rivoluzione industriale" riassume una molteplicità di trasformazioni non solo industriali,

ma che hanno investito diversi settori come l'agricoltura, i trasporti e la finanza. È importante vederla

come parte di un processo più ampio di modernizzazione che ha coinvolto la società nel suo

complesso.

Secondo Deane, la Rivoluzione Industriale può essere vista come la confluenza di quattro rivoluzioni

principali:

Demografica: con un aumento della natalità e una diminuzione della mortalità, portando a un

incremento della popolazione. Agraria: caratterizzata dall'aumento delle dimensioni dei terreni e un

incremento della produttività agricola. Commerciale: che ha visto l'emergere di una classe

mercantile dotata di mezzi e disposta al rischio. Dei Trasporti: con il miglioramento delle strade e lo

sviluppo della navigazione.

Convenzionalmente, la Rivoluzione Industriale è collocata tra il 1780 e il 1830 e ha avuto inizio nel

Regno Unito, anche se alcuni studiosi ne anticipano l'inizio al 1760. Esistono due approcci storiografici

principali: uno che la vede come epilogo spontaneo di processi continui e incrementali, e un altro che

la considera una chiara discontinuità storica.

Deane identifica sette mutamenti caratterizzanti di questo periodo: L'applicazione diffusa e

sistematica delle conoscenze scientifiche alla produzione; La specializzazione della produzione per il

mercato nazionale e internazionale; Il trasferimento della popolazione dalle zone rurali ai centri

urbani; L'aumento delle dimensioni delle aziende e la loro spersonalizzazione; Lo spostamento del

lavoro dall'agricoltura al settore manifatturiero e dei servizi; L'impiego del capitale in sostituzione e a

complemento del lavoro; La nascita di nuove classi sociali e occupazioni.

Questo periodo segna il passaggio da "Industry 1.0" (meccanizzazione, vapore) a "Industry 2.0"

(produzione di massa, elettricità), per poi evolvere verso "Industry 3.0" (automazione, robotica) e

"Industry 4.0" (internet, data analytics, connettività), fino ad arrivare alla "Industry 5.0"

(customizzazione).

9-RIV. IND. LE PRIME FABBRICHE E LE INNOVAZIONI TECNOLOGICHE

Il sorgere delle prime fabbriche è attribuito a innovazioni produttive e tecnologiche fondamentali. Tra

queste, spiccano l'introduzione della giannetta (spinning-jenny, 1770), l'utilizzo del carbone come

fonte di energia, la macchina a vapore (1765), il telaio meccanico (1787) e la locomotiva a vapore

(1804). La prima fabbrica a vapore, gli Albion Mills, fu inaugurata a Londra nel 1786.

10-RIV. IND.MERCATO E TEMPO: I PILASTRI DEL NUOVO SISTEMA

Il nuovo sistema della fabbrica è profondamente basato su due elementi chiave: il mercato e il tempo,

che insieme portano alla razionalizzazione (Accornero).

Il mercato è un'istituzione sociale che funge da ambito e regolatore dei comportamenti economici.

Attraverso di esso si realizza un libero scambio tra merci, lavoro e denaro , dove si stabilisce un

compromesso tra individui con interessi contrapposti ma complementari. Il mercato si fonda

sull'incontro tra domanda, mossa da un bisogno, e offerta, mossa da una disponibilità. Nell'età

moderna, tutte le transazioni avvengono tramite il denaro (l'equivalente universale di Marx), e lo

scambio di mercato sostituisce altre forme come il baratto. All'economia naturale subentra

un'economia monetaria basata su rapporti di interesse regolati da un patto. Il mercato si svincola dai

luoghi fisici degli scambi e si diffonde in vari ambiti della società.

Il tempo subisce una radicale trasformazione. La rivoluzione industriale ha incentivato le tecniche per

misurarlo e renderlo più produttivo, consolidando l'equazione tempo/denaro. Questo ha portato allo

sviluppo dell'industria orologiera. Non solo il tempo doveva essere misurato, ma anche interiorizzato,

con le abitudini di vita e gli

habitus mentali conformati ai ritmi industriali. Si inizia a misurare i tempi richiesti dalle singole

attività. Inizialmente, vi fu una forte resistenza allo stravolgimento delle abitudini familiari, e le

rivendicazioni operaie, non a caso, puntarono alla riduzione della giornata lavorativa.

11-RIV. IND. MERCATO DEL LAVORO MODERNO

IL

La creazione del mercato del lavoro moderno può essere fatta risalire al 1834, con l'abolizione della

"Legislazione di Speenhamland". Questa legislazione, in vigore dal 1795 in Inghilterra e Galles,

garantiva agli indigenti un modesto sussidio pubblico indicizzato al prezzo del grano, al fine di

mitigare la povertà rurale. La sua abolizione ebbe l'effetto di spingere gli individui a cercare lavoro

nelle nascenti fabbriche, favorendo l'incontro tra domanda e offerta di lavoro.

Tuttavia, il lavoro è una "merce"

sui generis. L'operaio possiede una proprietà intangibile, non separabile dal suo proprietario: la forza

lavoro. Non può vendere l'uso del suo corpo, ma solo la promessa di obbedire a istruzioni per un certo

numero di ore al giorno. Questo gli consente di trattare il proprio prezzo. Inoltre, la forza lavoro è una

merce che pensa, capace di creare rappresentanze, il che conferisce alla rappresentatività e alla

contrattazione un ruolo rilevante nel funzionamento del mercato del lavoro.

12-IL CAPITALISMODEFINIZIONE E EVOLUZIONE STORICA

Il Capitalismo: Definizione e Evoluzione Storica

Sinteticamente, il capitalismo è un sistema economico basato sulla divisione tra imprenditori

(proprietari dei mezzi di produzione e beneficiari del profitto) e lavoratori (individui che prestano la

propria forza lavoro in cambio di mezzi di sostentamento). I mezzi di produzione, o capitale, includono

impianti, macchine e materie prime, ovvero l'insieme delle risorse destinate alla produzione di un

bene.

Secondo Gallino, il sistema economico capitalistico si fonda su:

-La proprietà privata dei mezzi di produzione.

-La libertà di perseguire razionalmente un guadagno attraverso la produzione e il mercato.

-Il lavoro di individui che ottengono i mezzi di sussistenza cedendo la loro forza lavoro ai proprietari

dei mezzi di produzione.

-Il controllo della destinazione del plusvalore prodotto da parte dei proprietari dei mezzi, che lo

reimpiegano prevalentemente per accrescere il volume dei mezzi di produzione stessi.

-La generalizzazione della produzione e dello scambio di merci.

Per Marx, l'evoluzione storica e sociale è determinata dalle contraddizioni oggettive legate alla

disponibilità delle risorse materiali e tecniche e ai rapporti di produzione che si stabiliscono nelle

diverse epoche storiche, un concetto che egli definisce materialismo storico. Le fasi della storia

economica, secondo Marx, includono il comunismo primitivo, il modo di produzione antico, il modo di

produzione feudale, il modo di produzione capitalista e, infine, il comunismo.

Marx riconosce il capitalismo come una forza rivoluzionaria per aver superato la distinzione di status

basata sul diritto di nascita. Tuttavia, al contempo, il capitalismo ha creato le proprie gerarchie e

contraddizioni. Tali contraddizioni emergono nel rapporto tra le strutture materiali (forze e mezzi di

produzione più rapporti di produzione, ovvero i modi di produzione) e i rapporti sociali. Il superamento

di queste contraddizioni porta a nuove contraddizioni, fino al superamento finale del modo di

produzione capitalista e all'avvento della società comunista.

13-IL CAPITALISMOL’AZIENDA CAPITALISTICA

L'azienda capitalistica è definita da Gallino come un insieme di persone e mezzi coordinati

"imperativamente" per realizzare i fini economici di un'impresa, ossia un'attività organizzata a proprio

rischio per produrre o scambiare beni o servizi. Al suo intern si incontrano due gruppi distinti: i

proprietari dei mezzi di produzione, che grazie alla proprietà hanno il diritto di organizzare e dirigere il

lavoro e di nominare i dirigenti, e i proprietari della sola forza lavoro, ovvero i salariati.

Possiamo distinguere due tipi estremi di azienda:

-Proprietà concentrata: spesso in capo a un singolo imprenditore, con mezzi di produzione di

dimensioni ridotte e relativamente semplici, e lavoratori tendenzialmente qualificati.

-Proprietà frazionata: tra molti azionisti, con dirigenti professionali stipendiati, mezzi di produzione

complessi e di grandissime dimensioni, e lavoratori tendenzialmente poco qualificati.

Nonostante sia stata al centro del conflitto di classe, negli anni '80 l'immagine dell'impresa ha

acquisito una connotazione positiva, anche in paesi con una forte tradizione anticapitalistica, come

osservato da Touraine. Si è compreso che il benessere e la modernità non erano il frutto di un

processo di sviluppo naturale, ma derivavano dall'operato di attori economici concreti. È emersa l'idea

dell'impresa non solo come strumento tecnico e produttivo, ma anche come soggetto aperto verso il

contesto sociale , riconoscendo che la responsabilità sociale non contrasta con la responsabilità di

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Scienze politiche e sociali SPS/09 Sociologia dei processi economici e del lavoro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Giusy_21 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia del lavoro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica Guglielmo Marconi di Roma o del prof Fornari Rita.
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