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Appunti sociologia

Appunti super dettagliati di ogni lezione del corso della professoressa Camozzi, in preparazione all'esame di sociologia dei processi culturali e comunicativi.
Dentro di essi sono integrate le parti delle slide più importanti e più trattate a lezione.

Esame di Sociologia dei processi culturali e comunicativi docente Prof. Y. Camozzi

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ESTRATTO DOCUMENTO

-gioco organizzato (game; 4-5 anni): i bambini attuano degli scambi di significato.

Delle vere e proprie interazioni. Secondo Mead in questa fase i bambini imparano le

interazioni sociali. in questi giochi si devono osservare delle regole che poi mi servono

altro generalizzato: la società.

per imparare a ragionare in termini sociali io,

Nella fase del gioco semplice il bambino si percepisce solo come un mentre nel

me

gioco organizzato il bambino si percepisce come un che interagisce con altre

persone.

Teoria sviluppata in seguito da Cooley sulla formazione del “self” teoria del “looking

glass self”.

DEVIANZA

08/02/2017

Devianza la devianza indica ogni atto o comportamento di una persona o di un

gruppo, che viola le norme di una collettività e che di conseguenza va incontro a

qualche forma di sanzione. Il soggetto per essere deviante può compiere diversi

crimini, a seconda della gravità pagherà penalmente o se la devianza è minima verrà

escluso dai gruppi. La devianza non è un fatto intrinseco ad un comportamento, è il

giudizio che si attribuisce ad un atto da parte di una collettività o di un gruppo. Non

esistono atti devianti in sé, siamo noi a dargli significato. È una questione di relatività:

non possiamo sostenere che una persona sia uno straniero ontologicamente, è uno

straniero ai nostri occhi, è straniero perché si pone in mezzo a una definizione. Perciò

non esistono atti devianti in sé, ma lo sono perché qualcuno decide che lo sono.

Questo concetto era già presente i Durkheim da cui è stata espressa molto bene, la

sua tesi sosteneva che non bisogna dire che un atto urta la coscienza comune perché

è criminale, ma che è criminale perché urta la coscienza comune.

Il carattere relativo della devianza

Il carattere deviante di un atto è sempre da contestualizzare, storicamente e

geograficamente. Un atto può essere deviante per una società che si trova in una

certo contesto geografico e storico mentre non è deviante per altre società con

contesti diversi. Atti universalmente devianti omicidio, stupro, furto. È possibili

considerare la pena di morte atto deviante? In alcuni stati è collettivamente accettata.

Primi studi sulla devianza i primi studi sono quelli che vengono fatti risalire a Cesare

Beccare, quindi a metà ‘700. Beccaria si è espresso sulle pene e sulle sanzioni. Il suo

obiettivo era quello di riscrivere e ripensare il sistema giudiziario italiano ed europeo.

Rivoluzione francese fa venire voglia di rivoluzionare le cose anche sotto questo

aspetto. Ci si concentra sulla centralità dei diritti dell’uomo. Essi vanno tutelati,

salvaguardati e ripensati dagli uomini stessi che si riconoscono in questi valori. La

ragione come fondamento guida dei componimenti umani. L’uomo come essere

razionale che realizza i suoi progetti.

Dal crimine alla devianza, si affermano due scienze: a) la criminologia, b)la statistica

morale

a) La criminologia ( scienza che studia la natura del crimine) il cui interprete

principale è una scienza la cui genitura viene fatta risalire a Cesare

D’Ombroso. Quest’ultimo ha attribuito le cause del crimine a fattori genetici,

cause fisiche e biologiche. Le caratteriste fisiche, anatomiche e genetiche di

alcuni soggetti sono tali da portare il soggetto a compiere un crimine. Il

“delinquente nato” ha in genere la testa piccola, gli occhi mobilissimi ecc..

William Sheldon segue la stessa lunghezza d’onda di D’Ombroso. I soggetti che

non rispondono esattamente a dei canoni estetici saranno più propensi a

compiere dei crimini. Vi sono tre tipi di criminale: l’endomorfo fisico: ossa

piccole, arti corti, grasso pelle morbida e vellutata, il mesomorfo, l’ectomorfo

b) La statistica morale si propone di analizzare statisticamente dei fenomeni

morali, per capire la regolarità del fenomeno e per elaborare delle leggi che

possano prevedere il fenomeno stesso. Vi è un’enfasi sugli aspetti sociali nella

spiegazione del crimine. L’importanza della statistica morale è il passaggi

sull’enfasi dei caratteri fisici e biologici del soggetto, a un focus sulla

dimensione sociale. Quindi sposta l’accento sulle cause sociali.

Nell’ambito sociologico individuiamo tre passaggi:

I precursori Durkheim e Marx

 Funzionalismo vs internazionalismo

 La New Criminology

Durkheim tratta il tema della devianza. Nella divisione del lavoro sociale D. dice che è

importante chiedersi perché la maggior parte delle persone non commette atti

devianti in mezzo a una società? Perché il soggetto è frenato dalla società. Situazione

di anomia genera il suicidio anomico. La devianza è la criminalità sono l’esito di

tensioni strutturali e della cadenza della regolazione morale, esito di un profondo

cambiamento nel sistema economico. Caratteristiche della devianza in Durkheim sono

3: 1. La devianza è inevitabile

2. La devianza è il risultato dell’anomia

3. La devianza ha anche aspetti positivi e inaspettati

La devianza e la criminalità portano in qualche modo un aspetto positivo poiché

risveglierà la società la quale verrà costretta a riflette sull’importanza della coesione,

della solidarietà ecc.

Il secondo autori che tentò di tematizzare la devianza è Marx. Il focus di Marx è il

conflitto. La sua lettura va contestualizzata nella sua analisi dell’affermarsi del sistema

capitalistico. Il soggetto è indotto socialmente a commettere degli atti criminale. Nella

prospettiva di Marx la società capitalistica crea povertà che induce a dei

comportamenti criminali. La criminalità, secondo Marx, è la risposta politica sbagliata

all’organizzazione della società. Marx sostiene che il criminale è un rivoluzionario

inconsapevole. Se egli avesse la consapevolezza si organizzerebbe in altro modo, in

direzione di una lotta di classe. La classe borghese, quindi ha interesse a che il povero

si identifichi come povero e che compia atti criminali. Di ogni fenomeno deviante si

possono mettere in luce: caratteriste generali e culturali della società, relazioni

interpersonali ed i processi di socializzazione e di costruzione dell’identità. Teorie

macro e strutturale funzionalistiche-teorie micro e l’interazionismo simbolico.

Robert Merton studioso che ha raccolto l’eredità di Parsons, e si occupa della

serendipity

devianza. Autore a cui si deve il concetto di che indica la scoperta

inaspettata mentre si fa ricerca. Merton diventa famoso per i suoi lavori degli anni ’50

sulla cultura americana, dell’american dream. È interessato a capire cosa spinge certi

soggetti all’investire in una professione con l’obiettivo del guadagno materiale. Egli

analizza il concetto di devianza come l’esito del contrasto tra la struttura culturale che

ha posto dei modelli valoriali e indica i mezzi per raggiungerli, e la struttura sociale

distribuzione effettiva di opportunità necessarie per arrivare a tali mete con questi

mezzi. La devianza viene analizzata in 5 modalità o dei modi di adattamento sul

rapporto tra mete culturali e i mezzi istituzionalizzati. Mettendoli insieme abbiamo

questi 5 modi di adattamento

Conformità

1. accettazione mete culturali e mezzi istituzionalizzati (lavoro).

Accettando entrambe le cose si ha una conformità

2. Innovazione modo di adattamento che abbraccia le mete culturali ma rifiuta i

mezzi istituzionalizzati (ci si rifiuta di far soldi attraverso il lavoro ovvero in

lecito)

modo

Ritualismo

3. rifiuto delle mete culturali, ma accetto i mezzi istituzionalizzati. Il

far soldi non è una meta importante per il soggetto

4. Rinuncia rifiuto le mete culturali e anche i mezzi istituzionalizzati

5. Ribellione rifiuto delle mete culturali con il suggerimento e la proposta di

nuove mete culturali, rifiuto anche i mezzi istituzionalizzati e ne propongo

L’approccio interazionista si concentra sull’interazione. Non è un approccio

unilaterale come l’approccio funzionalista. Qui si cerca di mettere in

contrapposizione più aspetti. Dobbiamo in modo bilaterale concentrarci sul sistema

giudiziario, su chi stabilisci qual è un atto criminale e non solo sul soggetto.

L’autore che ha rivoluzionato la lettura sulla devianza è Howard Becker. I gruppi

sociali creano la devianza e stabiliscono le sue regole. Outsiders persone devianti

fuori dal gruppo. La devianza non è la qualità dell’azione commessa ma la

conseguenza dell’applicazione. Per avere, secondo Becker, la devianza serve un

imprenditore morale e un outsider. Becker ribalta i presupposti di analisi del

comportamento deviante dato che arriva a sostenere che la devianza non esiste, se

non perché la deviamo. Il deviante fa la sua parte dato che ha bisogno di identità.

Teoria dell’etichettamento abbiamo bisogno di creare dei problemi sociali, come la

devianza. Abbiamo bisogno di etichettare qualcuno di deviante e abbiamo bisogno che

quel soggetto si senta etichettato come deviante. Le azioni di un deviante vengono

individuate come devianti e sono motivo di stigma. Costruiamo una carriera deviante

per un outsider. Devianti lo si diventa attraverso un processo ed un cammino.

IL PLURALISMO CULTURALE (13/02/2017)

L’elevato grado di pluralismo culturale nelle società moderne. I classici del pensiero

hanno tematizzato il concetto di pluralismo culturale. Esso indica una nuova

differenziazione in termini culturali. Quindi quei simboli che costituiscono gli elementi

fondativi della cultura. Cambiamento in termini culturali ampiamento delle sfere

culturali. Due autori come Simmel e Durkheim si erano espressi sottolineando

l’aumento del numero e varietà degli elementi del sistema sociale e culturale e la

moltiplicazione delle relazioni di interdipendenza tra questi elementi. Riprendendo un

altro autore negli anni ’60, Alfred Schuetz, si arriverà a sottolineare una coesistenza

di diversi sistemi simbolici, tuttavia scarsamente correlati tra loro. Queste nuove sfere

di valore fanno fatica a convivere, intrecciarsi dato questo scarso collegamento.

Schuetz ha in realtà letto qualcosa che Weber aveva scritto in merito al politeismo dei

valori. Il soggetto tende ad assumere un atteggiamento riflessivo e critico, ciò genera

senso di libertà ma anche incertezza. Questa condizione di totale autonomia oltre a

generare incertezza mi rimette nella condizione di riconsegnare il mio destino in mano

a qualcun altro. Il termine pluralismo culturale è troppo astratto per essere utilizzato

da una sociologa. Questo concetto va declinato nei seguenti modi:

- Subculture

- Classi sociali e cultura

- Generazioni

- Genere

- Appartenenze identitarie/etniche

Possiamo definirli come sotto concetti di pluralismo culturale.

SUBCULTURA il termine subcultura è una categoria analitica che oggi è meno in voga

in sociologia, è stata a lungo utilizzata. I primi autori che l’hanno utilizzata sono gli

autori della scuola di Chicago mentre gli ultimi della scuola di Birningam. Tre elementi

che qualificano una subcultura:

1. Il prefisso SUB che rinvia a un gruppo minoritario subalterno. La subcultura è

una cultura minoritaria rispetto a una cultura dominante. Per questa ragione le

subculture sono spesso definite/qualificate attraverso l’aggettivo deviante.

Questa devianza spesso viene identificata con la criminalità e la delinquenza

2. Il secondo tratto distintivo delle subculture è quello dovuto alle differenze.

Normalmente queste differenze con cui si sanziona l’esistenza della subcultura

sono differenze di classe, etnia, età o di tipo geografico.

3. Il terzo elemento ci dice che la subcultura si acquisisce attraverso l’interazione.

L’avvicinamento a queste subculture vengono acquisite tramite l’avvicinamento

di altri giovani che sono già devianti. Subcultura come comunità anche se le

relazioni al proprio interno non dono stabili nel tempo. La subcultura qualifica

una sorta di comunità dentro la società. La controcultura sta dentro alla cultura

dominante, mentre la subcultura è un’altra realtà.

Due sono tradizioni di ricerca principali:

1. La scuola di Chicago (anni ’20-’60): la subcultura deviante e le bande giovanili

due linee teoriche su cui si sviluppa questa scuola: il primo riguardo il paradigma

ecologico per lo studio della città, il secondo riguarda la devianza che viene vista

come una malattia. Secondo la scuola di Chicago i soggetti devono essere studiati

come animali sociali (adottano il paradigma ecologico). Curare gli aspetti delle

interazioni e gli aspetti ambientali, ovvero dove le interazioni si svolgono. La città

di Chicago si è sviluppata per centri concentrici, partendo da un centro più piccolo

il “loop” per poi andare via via allargandosi in altre zone. Ogni zona interna tende

ad estendersi. Zona di transizione.

Disorganizzazione sociale e devianza : i problemi sociali e i tassi di criminalità sono

più elevati nella zona di transizione e diminuiscono progressivamente

allontanandosi dal centro. Il problema è da individuare nella città non nella

caratteristica dei soggetti. Se nella città c’è una tale disorganizzazione sociale,

sicuramente ci sarà più devianza. Se nella zona non c’è la possibilità di vivere bene

di conseguenza si avrà la devianza (intuizione della scuola di Chicago). Trash scrive

una ricerca sulle 13013 band presenti a Chicago. Questa condizione della società

spiega la correlazione tra numerosi problemi sociali e la devianza. Un’altra

importante ricerca sulle subculture devianti giovanili di Chicago è stata svolta nel

’55 da Cohen. Egli viene influenzato da Merton. L’opera che scrive Cohen è stata

dedicata ai ragazzo delle bande giovanili. Queste bande si caratterizzano per uno

spirito gratuito, maligno e distruttivo. I ragazzi sono ostili a tutti coloro che non

fanno parte del gruppo. Ciò che caratterizza queste bande, è il fatto di essere

appartenenti alla classe operaia americana. Quindi sono poste nella stratificazione

sociale ai livelli più bassi. Questa appartenenza detta dei conflitti alla cultura

dominante del periodo.

2. Il Centre for Contemporary Cultural Studies di Birmingham (’60-’70): le

subculture giovanili punks, mods, skinheads, teddy boys hanno operato in

maniere differenti diversi autori:

Richard Hoggart

 Raymond Williams

 Edward Thompson

 Stuart Hall

La scuola di B. si è caratterizzata dalla multidisciplinarietà. Studia i processi culturali:

produzione culturale (media, SUBCULTURE, culture giovanili)rapporto della cultura con

le pratiche sociali e politiche, pratiche culturali e vita quotidiana. Pluralismo

metodologico multidisciplinarietà. Le sue influenze provenivano dalla scuola di

Chicago, marxismo, Gramsci, decostruzionismo francese ecc. il tratto comune delle

subculture giovanili è l’appartenenza alle classi operaie (giovani inglesi danno vita a

subculture come skinhead, punk, Teddy boys). A differenza delle subculture giovanile

studiate da Chicago i giovani inglesi tramite queste subculture volevano generare

shock sociale. Un esempio è l’abbigliamento costruivano la loro specificità attraverso

gli oggetti e gli abiti: Lambretta per i mods, le spille per Punks, anfibi e giubbotto per

skinhead. Questi giovani hanno un tratto ambivalente, nutrito verso la classe di

appartenenza. Cohen fornisce degli spunti per questo studio. La subcultura si

presenta come lo strumento cognitivo comportamentale per gestire questa

ambivalenza staccarsi dalle origini e dalle generazioni adulte. Inoltre questi giovani

trovavano nell’espressione spettacolare della subcultura il loro modo per convivere in

queste tensioni e vivere nella società contemporanea.

CULTURA E CLASSE

14/02/2017

Società divisa in strati economico sociali si generano delle disuguaglianze. Dentro la

società gli attori sociali hanno diverso accesso alle risorse economiche e alle risorse

simboliche. Le risorse disponibili variano a seconda della classe sociale. Nel dibattito

sociologico è stato suggerito il concetto della classe per capire meglio il

funzionamento a strati della società. Le società sono sempre state differenziate, sono

Società

state diversamente differenziate a seconda dei periodi storici e geografici.

tradizionali esistono diversi sistemi (esempi) sistema delle caste, sistema feudale:

stratificazione organizzata in termini religiosi (caste) oppure si riferiscono al sangue e

sono organizzate sulla base delle reti parentale (società feudale. Società moderna la

stratificazione in questo caso si basa sulla divisione di classe il cui principale carattere

è una divisione basata su criteri economici. Il passaggio dalle società tradizionali alle

società moderne è stato determinato dalla rivoluzione francese. Emergono nuovi

valori: valore dell’uguaglianza e centralità del soggetto. Si passa dai fattori ascritti ai

fattori acquisiti. Fattori ascritti ci derivano dalla nascita (società tradizionali) , fattori

acquisiti fattori che ho la possibilità di acquisire nel corso della mia vita e mi

permettono di ascendere da uno stato all’altro (società moderna). Attraverso

l’istruzione ho la possibilità di acquisire conoscenze (skills) e di diventare qualcuno

nonostante si provenga da una famiglia povera ad esempio.

MARX occorre ragionare in termine di classe gruppo omogeneo che condivide la

stessa classe economica e gli stessi valori. Presenza di due classi: proletaria e

capitalistica. La classe proletaria possiede la forza lavoro e la classe capitalistica i

mezzi di produzione. La loro lotta determina lo sviluppo storico. La storia è la lotta di

classe.

La classe è distinta da Marx in due momenti. Distingue la classe in sé dalla classe per

sé. La classe in sé rinvia alla pura condizione oggettiva della classe. Nella classe per

sé si aggiunge una condizione soggettiva. I membri acquisiscono coscienza della

propria condizione svantaggiata. Il passaggio dalla classe in sé alla classe per sé è la

condizione per una classe attore collettivo. Emerge una distinzione tra due piani della

realtà sociale:

Struttura

 Sovrastruttura

La struttura determina la sovrastruttura determinismo economico. La sfera culturale

è ridotta a mera funzione della sfera economica. La coscienza- individuale e collettiva-

è quindi anch’essa determinata da rapporti materiali.

Weber e l’analisi complessa di classe e ceto. Weber non ci sono tracce di normatività

(diverso da Marx). Marx analizza in termini molto generali le contraddizioni

economiche focalizzandosi sulla società moderna. Marx grossolano nell’analisi

storica, Weber si concentra in maniera maniacale su alcuni fatti storici (perché il

capitalismo nasce in Europa nelle terre del protestantesimo). In Weber siamo di fronte

a un’economia dei fattori culturali. Poniamo Weber nella corrente filosofica

dell’idealismo. Nella visione Weberiana non c’è spazio per le spiegazioni mono causali.

Ciò che è rilevante nel pensiero di Weber è che accanto alla divisione di classe

introduce il ceto. La classe rinvia alla dimensione economica e il ceto è quel gruppo

che è accomunato dallo stesso stile di vita. Mentre la classe si articola pensando solo

al momento della produzione Weber ha uno sguardo più articolato del sistema di

distribuzione e va a distinguere oltre che borghesia e proletari, va a distinguere tra la

classe dei proprietari e non proprietari ecc. distingue in maniera più articolata. L’altro

aspetto in questa articolazione della società tra classe e ceto, è che il ceto sociale

utilizza degli strumenti per detenere il potere materiale e simbolico nella società la

chiusura sociale, per detenere il prestigio sociale di cui godono in una società. Il ceto

ha un rapporto con la classe sociale. Esso è necessario a una classe sociale che

detiene un potere economico. Se una classe vuole essere dominante deve organizzarsi

anche come ceto. La classe si organizza anche in ceto per distinguersi socialmente

attraverso l’uso della cultura. La classe deve adottare un certo corredo culturale per

essere realmente rilevante della piramide della società.

Scuola di Birmingham

E.P Thompson e R. Hoggart hanno studiato la produzione proletaria, assegnando

loro un posto di tutto rispetto. Questi due autori hanno condotto diversi su studi sulla

cultura e produzione operaia. Thompson è un autore che ragiona in termini marxisti

sulla collocazione economica dei gruppi sociali ma ragiona anche su dei rapporti di

solidarietà della classe dei proletari provando a indagare altre dimensioni che non

sono solo riconducibile alla dimensione economica.

Basil Bernstein ha provato a leggere gli effetti della stratificazione economica in

termini di sviluppo del linguaggio e in generale il rapporto di questi attori sociali con la

conoscenza. Distingue due codici:

- il codice elaborato vocabolario esteso, uso termini astratti, facilità

espressione scritta (classi medie/elevata)

- il codice ristretto vocabolario esiguo, termini concreti, difficoltà forma scritta

(classi operai)

Jack Goody nell’82 compie uno studio sul rapporto tra l’appartenenza di classe e il

modo in cui stiamo a tavola. Il modo in cui mangiamo, il modo in cui scegliamo i cibi.

Attribuiamo importanza all’etichetta nel caso di classe elevate. Nel caso di classe

svantaggiate si preferiranno di cibi di un certo tipo e staremo a tavola senza badare

troppo a come ci poniamo.

Pierre Bordieu lascia un segno indelebile nello studio tra il rapporto della

dimensione economica e la dimensione culturale. Influenzato da Weber e Marx. È un

autore che viene ricordato. Affronta rapporto tra dimensione economica e culturale nel

suo libro “La distinzione”. Bordieu si è occupato di tanti altri fenomeni sociali. Per

Bordieu il rapporto tra la classe sociale e la cultura è di tipo multiculturale. Esso è

definito da tre tipi di capitale economico, sociale e culturale. Il capitale economico si

basa sulla disponibilità di risorse materiali e finanziarie. Il capitale sociale cfr le reti

sociali in cui si è inseriti. Il capitale culturale cfr competenze di tipo scolastico. Che

rapporto esiste tra classe e cultura? Bordieu propone di provare a organizzare la

società incastrando le due dimensioni del capitale economico e culturale creando così

una mappa dello spazio sociale capitale economico basso-capitale culturale

basso (operai lavoratori agricoli), capitale economico elevato-capitale culturale basso

(piccoli commercianti, proprietari aziende agricole), capitale culturale elevato-capitale

economico basso (insegnanti, artisti), capitale economico elevato - capitale culturale

elevato (liberi professionisti).

La diversa dotazione di capitale economico culturale ed economico, determina la

nostra scelta alimentare.

Bordieu un legame di un altro studio, introduce la categoria del gusto. I gusti sono

vere e proprie pratiche culturali in grado di determinare una determinata classe

economica. I gusti sono comportamenti che incorporano cultura e società. Tramite essi

si manifestano valori etici e giudizi estetici. Con questi possiamo fare una

differenziazione sociale. Esso è la grande chiave di lettura con cui potremmo

effettuare delle distinzioni nella realtà.

Le critiche Bordieu viene criticato perché ritiene che ogni comportamento di

consumo sia dipendente dalla classe sociale. Alcuni studiosi, nell’ambito dei cultural

studies, criticano Bordieu perché mette in secondo piano altri fattori importanti, come

il genere, l’etnia, l’età. Viene criticato di essere troppo legato alle caratteristiche della

società francese, in particolare alla borghesia parigina degli anni ’80 o ’70. Per lo

studio della classe media americana e per l’importanza che la classe media americana

ha avuto e ha in parte, lo studio di Bordieu non aiuta a spiegare le sue dinamiche.

PLURALISMO CULTURALE E GENERAZIONE

15/02/15

Il termine generazione si riferisce alle differenze e all’età. La sociologia ha iniziato a

porre attenzione anche ai giovani. Ad un certo punto si è iniziato a guardare questa

fetta di popolazione in modo diverso. A partire dagli anni ’80, ’90, la sociologia dei

giovani è un filone dentro la sociologia di crescente importanza. Tradizionalmente i

bambini non sono mai stati studiati dalla sociologia. Gli anziani, ad esempio, solo negli

ultimi decenni, ma solo perché la vita si è allungata. Solo a partire dalla fine dell’800

diverse discipline si sono concentrate sulla biografia di un soggetto. Questi dibattiti

otto-novecenteschi hanno portato a distinguere 5 fasi del corso della vita:

- infanzia

- adolescenza

- gioventù

- maturità

- vecchiaia

La gioventù è quella fase della vita che ha attratto molti studiosi. Essa è la più

problematica e quindi agli occhi della sociologia è interessante. Perché si decide di

studiare questa fase? Per 4 motivi:

a) nel ‘900 i giovani si dissociano e diventano visibili. Essi rifiutano la violenza, si

fanno sentire. I giovani negli anni settanta abbracciano la cultura hippie.

Fuggono dalla realtà ricreando una loro realtà. I giovani scendono in piazza e

combattono, si oppongono all’universo culturale degli adulti. Il ‘900 è un

momento fondamentale per una nuova realtà.

b) Una questione di confini. Da quando e fino a quale età si è giovani? cosa si

aspetta la società dai giovani? G. Levi e J.C Smith sottolineano che la giovinezza

è il momento più affascinante. Essi sostengono che è una fase di vita cruciale.

La giovinezza si caratterizza per il suo carattere di limitatezza. È la parte d’età

più cruciale nella vita di un soggetto.

La sociologia è interessata a capire cosa comporta in termini culturali e sociali l’essere

giovani. Oggi si studia la transizione dall’età giovane all’età adulta. La sociologia si

mostra interessata alla condizione giovanile perché prima della modernità, si passava

dall’essere bambini all’essere adulti.

c) La giovinezza prende vita solo con la modernità. la gioventù non sempre è stata

distintiva dalle altre età di vita (in alcune società, tradizionali non lo è tutt’ora).

Si è affermata con la modernità perché c’è stato progresso. È legata alla nuova

centralità del soggetto come valore e all’idea sviluppata dai lumi che la

conoscenza e l’istruzione potessero permettere al soggetto. La gioventù diventa

la fase di vita di preparazione alla vita adulta: l’età all’apprendimento e

all’elaborazione di progetti biografici.

Riflessioni sulla giovinezza:

La condizione giovanile è studiata con molto pregiudizio da parte della sociologia. Karl

Mannheim sociologo della conoscenza, indaga gli strumenti che la sociologia utilizza

per analizzare i fenomeni sociali. saggio di Mannheim: “il problema delle generazioni”.

Mannheim si focalizza sul concetto di generazione (vs classe) come fattore sociale che

genera nuovi stili di pensiero. Generazione dimensione per lo studio del mutamento

sociale e dell’innovazione culturale. Mannheim parte da una considerazione: critica il

concetto positivista ( che aveva considerato i giovani ma solo sotto l’aspetto

anagrafico, quantificando troppo) e quello romantico (che spiritualizza troppo il

problema e dove l’approccio è troppo ipostatizzato). Egli definisce la generazione

un’unità temporale storicamente. Che identifica un gruppo di individui che hanno la

stessa età e che hanno vissuto le stesse esperienze significative. Perciò è importante

che essi abbiano condiviso delle esperienze. Dopo aver definito la generazione

Mannheim effettua tre precisazioni, individua:

collocazione di generazione

- : posizione occupata dagli individui in relazione

allo specifico contesto storico-culturale in cui agiscono

un legame di generazione

- : reazione condivisa di una generazione agli eventi

che si verificano in un momento storico

un’unità di generazione

- : gruppi che elaborano in modo diverso le stesse

esperienze storiche

Esempio sul ’68:

Collocazione di generazione- comprende tutti i giovani delle società occidentali

 che sono stati testimoni delle trasformazioni delle società occidentali alla fine degli

anni ‘70

Legame di generazione rinvia a tutti i giovani che hanno criticato lo status quo

 Unità di generazione per individuare o distinguere i giovani che hanno reagito in

 modo diverso alle trasformazioni in corso quelli che hanno occupato le università,

creato comunità hippy.

Per descrivere le generazioni dobbiamo analizzare la biografia dei soggetti e la storia

della società. Dobbiamo sempre collocare i nostri oggetti di ricerca in un momento

storico.

Talcott Parsons

Ai giovani attribuisce una figura centrale. In particolare ha tematizzato le culture

giovanili e ha fornito la definizione di cultura giovanile. Analizzando il ruolo che le

culture giovanili hanno in rapporto alla società. Parsons definì la cultura giovanile

come un insieme dei valori e atteggiamenti dei giovani. Essi rifiutano la cultura degli

adulti. La cultura giovanile veniva definita piena di antagonismo che si caratterizzava

per una compulsiva conformità ai gruppi dei pari e per una idealizzazione irrealistica di

oggetti emozionalmente ( e non razionalmente) significativi. Nello schema generali di

Parsons il modello culturale giovanile emergeva in maniera molto negativa. Parsons si

concentra anche sul ruolo che il gruppo dei pari riveste nella formazione dei gruppi

culturali giovanili. Parsons passa da pericolosità del gruppo dei pari a ruolo cruciale

per rinforzare progressi di socializzazione primari e valori comuni. Parsons sottolinea il

fatto che se si formano delle culture giovanili e che se esse sono conflittuali verso la

cultura degli adulti è colpa del sistema e della società che non è stata i grado di

organizzarsi secondo dei sistemi condivisi di coesione sociali. Questo vuol dire che lo

schema AGIL ha sbagliato da qualche parte.

Come si studia oggi la giovinezza?

Oggi il dibattito sulla condizione giovanile è occupato principalmente dalla transizione

all’età adulta. Si diventa adulti più tardi perché la società è mutata strutturalmente.

Oramai viviamo in una società dei servizi, dove il mondo della finanza ha preso il

sopravvento sull’economia reale, dove il tasso di disoccupazione è molto elevato.si

presentano due modi diversi dal nord Europa al sud Europa. Lungo il ‘900 la

transizione all’età adulta nella società moderna è stata a lungo scandita da una

sequenza standardizzata e comune:

1. Termine di studi

2. Abbandono della famiglia di origine

3. Lavoro

4. Formazione della propria famiglia

5. Figli

Nella società contemporanea la transizione è incerta non lineare.

La transizione si dilata (adulti sempre più tardi)

 si frammenta perché le cinque tappe non sono più poste in sequenza ovvero

 sono desincronizzate. Esse si confondono e si rimettono in una sequenza nuova.

Tra una tappa e l’altra ci sono sospensioni.

La gioventù contemporanea non è più una fase di passaggio (parte di un processo)

ma diventa una condizione. I giovani non progettano più, hanno solo progetti di breve

termine.

Choice biography di fronte all’ incertezza esistenziale e strutturale si fa una

choice biografy che enfatizza le abilità del soggetto ma è rischiosa perché al tempo

stesso perché responsabilizza solo il soggetto e deresponsabilizza la società.

Pluralismo culturale tra cultura e genere

20/02/2017

Gendere studies parliamo dei rapporti tra uomini e donne, è un aspetto cruciale

Qual è la differenza tra sesso e genere?

Il sesso si riferisce a quella dotazione che abbiamo dalla nascita come l’apparato

riproduttivo e differenze ormonali. Perciò, sesso differenze anatomiche e fisiologiche

dei corpi maschili e femminili. Il genere, invece, fa riferimento a tutto ciò che rinvia in

qualche modo alla socializzazione. Genere modo in cui socialmente costruiamo il

femminile e il maschile. Quindi sono differenze psicologiche, culturali e sociali. questi

corpi vengono trasformati dalla società in specifiche identità di genere e specifici ruoli

sociali e quindi attività attinenti al genere femminile e maschile. La società aggiunge

questi elementi definendo poi quei corpi femminili e maschili. Questa costruzione

sociale del maschile e del femminile è una costruzione talmente efficace che arrivano

ad assumere dei tratti naturali. L’errore è stato sostenere che alcuni comportamenti

socialmente costruiti erano naturali nell’uomo e donna.

La storia del genere: la parola genere deriva dalla parola inglese “gender”. Mary

Wallstone Craf segue il grande movimento politico cruciale che è quello delle

suffragette (che combattevano per il diritto di voto). Movimenti femministi anni ’60 ’70

del novecento: prime manifestazioni femministi per diversi diritti.

Le ondate del femminismo si possono indicare quattro ondate del femminismo:

- metà ‘800- inizio ‘900 suffragette, ci si focalizza sulle disuguaglianze di

genere

- anni ’60-’70 del ‘900 neo femminismo critico verso il patriarcato e

l’oppressione femminile. Femminismo “white”, anglosassone. Questo tipo di

femminismo inizia ad avere dei rapporti con una serie di figure politiche, post

colonial-studies che sono un filone eterogeneo di studi i cui protagonisti e

protagoniste che vengono dalle zone che hanno vissuto dei processi di

socializzazione

- anni ’90 del ‘900 femminismo tardo-modern: focus sulla molteplicità del

femminile (studiose non occidentali)

- anni 2000 confronto tra generazioni di femministe e ruolo delle nuove

tecnologie.

Rapporto tra genere e sesso

Sono interconnessi poiché biologia e ambiente sociale interagiscono. Concetti

intrecciati ed interconnessi. Sulla base del fatto che la donna ha un certo tipo di

apparato riproduttivo, si è deciso che alle donne spettassero i ruoli esclusivamente

procreativi e di cura. Questo aspetto dei ruoli attribuito alle donne in particolare è

stata quella che si è posta al centro della critica politica di tipo femminista e che si è

posta anche al centro della riflessione teorica. Sulla base di questa dotazione biologica

che ha sancito dei ruoli sociali di un certo tipo si sono date delle vere e proprie

disuguaglianze in termini di potere. Perciò è stato loro attribuito un ruolo minore. Alle

donne spetta lo spazio del privato e agli uomini quello del pubblico.

De Bouvoird cerca di individuare il punto di inizio di questa discriminazione. “Il

secondo sesso”. Perché è così importante utilizzare il concetto genere dentro la

riflessione sociologica? Per una serie di ragioni

- se utilizziamo il concetto di genere continuamente possiamo affossare il

determinismo biologico

- se usiamo la parola genere inevitabilmente sottolineiamo l’aspetto della

relazione

- ci permette di ragionare sul concetto di universalità. Spesso aver utilizzato il

concetto di universalità ha comportato un offuscamento delle differenze. Parlare

di genere permette di tener dentro sia donne che uomini. Contribuiamo a

smontare un concetto di ipocrisia.

- Ragionare sul concetto di genere ci permette di tematizzare nei suoi molteplici

aspetti. Si tematizza anche l’idea di una figura maschile diversa.

- Tener conto del peso del mutamento. Le società mutano

Differenze e disuguaglianze

Ci interessa capire come le differenze di genere danno vita alle disuguaglianze di

genere. In molti contesti sociali esistono ancora le disuguaglianze di genere. Ancora

oggi la società contemporanea è una società che è ancora attraversata dalle

disuguaglianze di genere. Le discriminazione e le disuguaglianze sono state costruite

sulle differenze biologiche e rinforzate culturalmente. In Italia le donne a parità di

professione guadagnano meno. Le statistiche dicono chiaramente che una donna

quando è al secondo figlio esce dal mercato di lavoro. Le donne hanno ottenuto un

successo universitario più soddisfacente degli uomini. Nei luoghi che contano le donne

sono poche. I numeri parlano chiaro rispetto alle disuguaglianze di genere.

Le femministe hanno individuato che la società capitalistica in particolare ha decretato

le disuguaglianze di genere. Ad esempio modello di Ford che nell’organizzazione dei

generi è stata funzionale allo sviluppo della società industriale e del modello fordista:

necessità di ruoli definiti ad esempio.

Teoria sul genere

Parsons sottolinea alcuni aspetti che hanno cristallizzato le differenze di genere. Le

differenze di genere sono cruciali perché contribuiscono alla stabilità e alla coesione

sociale. Rimarca la differenza di genere. Parsons arriva a definire due ruoli sociali:

Donneruolo di tipo espressivo. Danno l’affetto, garantiscono sicurezza e

 comprensione. Si occupano di tutto l’aspetto emotivo di tutta la società

Uomini ruoli strumentali. Si devono occupare delle norme e dei valori della

 società in cui opera.

Come avviene l’adattamento ai ruoli sociali per le donne e gli uomini? Attraverso il

processo di interiorizzazione delle norme e dei valori che avviene già alla primissima

età degli uomini e delle donne. Avviene attraverso un processo di un incoraggiamento

o sanzione di fronte ai comportamenti quotidiani.

Critiche Parsons è stato criticato per una certa rigidità. La socializzazione di genere

non è un processo necessariamente armonioso e lineare.

Raewyn Connel riflessione antagonista a quella Parsonssiana. Libro: “questione di

genere”. Sposa l’idea della costruzione sociale di genere, ma il suo contributo va oltre

perché cerca di descrivere meglio come vengono costruiti i generi. Intrecciandosi in un

ordine sociale, un sistema di relazioni e di conflitti che legittima il maschile e il

femminile. Connel definisce l’ordine di genere un ambito di pratiche e relazioni sociali

che definisce le forme di maschilità e femminilità che legittima questo maschile e

femminile. L’ordine di genere è composto da tre dimensioni:

1. Il lavoro: divisione sessuale delle attività

2. Il potere: relazioni basate sull’autorità, sulla violenza o sull’ideologia nelle

istituzioni sociali e nella vita domestica

3. La catessi: dinamica dei rapporti intimi emozionali e affettivi

Questi ordini di genere decretano una visione a mosaico del maschile e dal femminile

che sono da un lato sostenute da noi stessi, ma sono anche perpetuate dalle strutture

sociali. il maschile e il femminile sono un complesso mosaico che trova linfa vitale

nella ripetizione di una serie sociale della vita quotidiana. Contribuiamo a legittimare

delle disuguaglianze di genere. **

Crisi dell’ordine di genere

Ci sono tre tendenze di base che contribuiscono ad innescare la crisi dell’ordine di

genere:

1. La crisi delle istituzioni: stato e famiglia

2. La crisi della sessualità: si dispiega in una nuova affermazione della sessualità

femminile e nell’affermazione della nuova sessualità

3. La crisi della formazione : nuovi movimenti collettivi

Le trasformazioni socio-economiche hanno messo in crisi la figura del breadwinner ,

ovvero “colui che porta il pane.

Nuovi modelli del maschile

Nuovi modelli di maschilità. Evoluzione della figura maschile:

Uomo castigatore difende la propria virilità e il proprio amore. L’uomo ha

 bisogno di affermare una propria identità affermando la propria violenza

Uomo nuovo attento alle proprie esigenze emotive e più sensibile. Riconosce il

 valore di un pianto, riconosce il valore emotivo del proprio essere

La socializzazione è fondamentale nel tracciare le disuguaglianze di genere. Vedremo

come il gruppo dei pari la scuola, la religione, il mercato del lavoro, le fiabe, i giochi

aiutano a rinforzare l’azione. È sulla base di questo che le bambine ancora oggi sono

socializzate a ruoli secondari mentre i bambini sono socializzati a ruoli vincenti.

Seminario sociologia: ma il cielo è sempre più blu (21/02/2017)

Modelli di maschilità e femminilità che emergono:

- Argomentazioni bimbi/bimbe

- Ci sono altre differenze oltre a quelle di genere rispetto a formazione maschi e

femmine.

Vediamo come sono fortemente evidenziate le differenze tra i maschi e le femmine.

A Milano ad esempio viene fuori la parità tra i sessi, ma facendo domande più esplicite

e indagando più a fondo si vede che in realtà i bambini si differenziano molto tra di

loro. Nel sud invece risulta il contrario, si parte con degli stereotipi forti sul genere,

mentre poi traspare un parità. Tutte queste cose variano da scuola a scuola perché

tutto ciò dipende dalla preparazione che gli viene fornita. Più che regione la differenza

si nota tra città e provincia, c’è un fortissimo divario.

Pluralismo culturale e identità (22/02/2017)

Premessa: cosa determina l’identità di un soggetto? Facendo riferimento a una serie

di appartenenze sociali. Queste appartenenze determinano la nostra identità.

L’identità di ciascuno di noi, anche se personale è sempre sociale. a dispetto

dell’aggettivo personale l’identità del soggetto è sempre sociale, quindi è determinata

dal fatto di essere dentro le interazioni sociali. Tecnicamente per definire l’identità

possiamo dire che l’identità rinvia la capacità di ciascuno di noi di porsi una domanda

come” chi sono?” e di darsi una risposta. Quando l’identità si riferisce ad interi gruppi

sociali si parla di identità collettiva. L’identità può essere personale o collettiva.

Personale quando si riferisce ad un singolo e dall’altra quando fa riferimento ad un

gruppo sociale. Tuttavia questi modelli culturali possono essere messi in dubbio dal

soggetto.

Processi dell’identità

L’identità è frutto di una tensione tra uguaglianza (con gli altri) e differenza (con altri).

Dobbiamo sentirci simili per alcuni versi e distanziarci per altri versi. Mead aveva colto

questa tensione e in mente, Sé e società.

Identificazione e individuazione l’identità risulta composta da queste due

dimensioni.

Identificazione (etero-riconoscimento): processo per cui gli altri ci identificano e ci

 collocano dentro a specifiche appartenenze. È l’azione che gli altri compiono nei

nostri riguardi. Questo processo di identificazione viene chiamato anche processo

di etero riconoscimento (che viene dall’esterno). Gli altri identificano il soggetto

entro specifiche appartenenze. Questo processo avviene attraverso il linguaggio.

Individuazione (auto-riconoscimento): processo opposto all’identificazione ma

 anche complementare. Interiorizzazione da parte del soggetto delle identificazioni

che gli vengono attribuite. Anche qui è cruciale il linguaggio, che però funge in

modo più intimo e narrativo. Il linguaggio rinvia un dialogo interiore in cui rielabora

una determinata identificazione e decide se si ritrova o meno in questa.

Identificazione e individuazione non sono sempre sintonizzate.

Funzioni dell’identità personale

Sciolla “identità”. In questo testo Sciolla individua le prima funzione dell’identità:

Locativa che permette all’individuo di collocarsi all’interno di un campo

 simbolico, ossia entro i confini che lo rendono affine ad altri che con lui li

condividono. Una volta fatto questo, attraverso la funzione

Selettival’individuo può ordinare le proprie preferenze e scegliere tra

 alternative.

Integrativa permette al soggetto di tenere insieme i propri pezzi nell’arco

 temporale. Saremo capaci di tenere insieme le tre dimensioni cruciali del tempo

che sono il passato, il presente e il futuro. In questo modo diamo senso e diamo

vita ad una “unità biografica”. Questa funzione è stata molto discussa nella scienza

sociologica. Si sono spaccate le correnti di pensiero. Un autore come Parsons ha

postulato il massimo dell’integrazione per l’identità. Dall’altra parte si ha la

posizione dell’interazionismo simbolico (Mead ecc.), della fenomenologia sociale,

che hanno come postulato l’identità debolmente integrata che porta al pensare che

l’identità sia pensata come molteplice, mutevole, frammentata, in divenire…

liquida (Bauman 2003). Nelle società tardo moderne, post-moderne l’identità è

andata in frantumi e siamo in difficoltà nel definire quali sono le appartenenze

maggiormente rilevanti nel definire le nostre identità.

Un caso di identità collettiva nazionale (o etno culturale)

Processo di identificazione/individuazione riconoscersi dentro ad un gruppo e

delimitare gli altri gruppi. Sono presenti le tre funzioni: locativa, selettiva e integrativa.

Per studiare oggi la coesione sociale questo fatto è molto importante. Nel caso

specifico dell’identità collettiva, questa viene alimentata attraverso la sua narrazione

che rimandano all’idea di identità nazionale. Anche i simboli rinforzano il senso di

appartenenza all’identità nazionale.

Narrazione della “identità padana” identità collettiva

Identità nazionale (etno/culturale) si riferisce all’identità nazionale che è sostenuta

dal sentimento di un origine comune. Fa riferimento all’esistenza di una lingua

condivisa, essere posti su un territorio delimitato, condividere una storia, una religione

ecc. l’identità nazionale si sovrappone a uno specifico gruppo etnico. Spesso si arriva a

sovrapporre l’identità nazionale all’identità etnica. Divisione del mondo.

Anderson, “Comunità immaginate” la nazione è una comunità politica immaginata.

Esiste una forte identità nella nazione, supportata da un’operazione politica nel 18-19

esimo secolo ha portato un forte senso di nazionalismo.

Le differenze etnoculturali sono differenze molto mutevole. Non parliamo di genere o

altro. Quello che è stato messo in luce è che le differenze etnoculturali tendono ad

essere lette come “naturali” (processo di reificazione/oggettivizzazione) rendendo

difficile al soggetto la capacità di reinventare i modelli culturali cui è stato socializzato.

Perché succede questo? Perché nella nostra realtà sociale abbiamo bisogno di

categorie certe. È un processo e bisogno inevitabile del soggetto che però a un

risvolto negativo perché genere dei processi di oggettivizzazione dei rapporti sociali.

Strategie identitarie

Il processo scarto tra il processo scarto tra il processo di individuazione e

identificazione (che di solito co-abitano) attiva meccanismi di riequilibrio: strategie

identitarie (cfr accettazione, rifiuto esempio deviante marginale). Questo scontro ha

dato vita ad azioni collettive delle minoranze sociali. Ad esempio a partire dagli anni

sessanta gli omossessuali, le donne e gli afroamericani. Essi hanno dato vita ad

un’azione collettiva contro le identificazione che la società gli dava. Alla fine hanno

ottenuto e dato vita alle politiche dell’identità. A seguito dell’azione politica di

questi gruppi c’è stata una regolazione del linguaggio. È stato prescritto l’abolizione

del concetto ‘nero’ o ‘negro’ per identificare le minoranze di colore (afroamericano).

Quindi uso del linguaggio in senso politically correct. Si modificano i calendari lavoro

su base religiosa. Si modificano i curriculum scolastici. Si danno quote a minoranze per

accessi ai corsi sulla storia degli afro-americani o storia delle donne. In materia di

religione si è cambiata la gestione delle espressioni di fede: copricapo, crocifissi ecc..

Rischi della identity politics


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher salomesarango di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei processi culturali e comunicativi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Camozzi Ylenia.

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