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Relazione su Paul Ricoeur, "La metafora viva": Esercitazione di Estetica

La relazione riguarda un riassunto del capitolo del testo consigliato dal docente di Paul Ricoeur "La metafora viva" dedicato ad un confronto con Aristotele e la sua concezione della metafora all'interno della "Poetica" e della "Retorica". Tutto ciò comprende l'Introduzione, la Prefazione e l'intero Primo Studio dell'opera di Ricoeur. La tesina era in vista dell'esame di Estetica con la prof... Vedi di più

Esame di Estetica docente Prof. R. Messori

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Paul Ricoeur lettore di Aristotele

Relazione di Rossi Giacomo

1) Introduzione all’opera di Paul Ricoeur La metafora viva

La metafora viva è uno scritto che Paul Ricoeur pubblica nel 1975 e costituisce un

passaggio importante per la ricerca dell’autore, interessato soprattutto agli ambiti del

linguaggio, dell’ermeneutica e dell’estetica. In particolare, come suggerisce il titolo

dell’opera, La metafora viva indaga i meccanismi della metafora in quanto figura retorica

ricca di senso: il punto di partenza per comprendere il progetto del filosofo francese è

proprio il concetto di polisemia, essendo ciò che contraddistingue la metafora intesa come

plurivocità di sensi. Ricoeur tenta di mostrare come la metafora non sia soltanto una vuota

figura retorica, ma possegga una profonda carica simbolica e una ricchezza semantica

che vanno al di là del semplice formalismo. L’Introduzione allo scritto di Giuseppe Grampa

si sofferma al riguardo sulla differenza tra segno e simbolo: non ogni segno è un simbolo,

mentre il simbolo è un segno particolare, poiché ha una duplice valenza che rimanda ad

un altro senso. Inoltre il simbolo richiede un’interpretazione: qui entra in gioco il lavoro

dell’ermeneutica in quanto processo di interpretazione dei simboli linguistici che riesca a

smascherare la struttura simbolica delle espressioni linguistiche e decifrarne il senso.

Tutto ciò richiama il concetto di plurivocità proprio anche della metafora, in quanto nome

che rimanda ad altri nomi, cioè in quanto senso che rimanda ad altri sensi.

Tuttavia tale plurivocità rischia di confinare la polisemia nell’ambito dei linguaggi

equivoci. Il sospetto infatti è che non avere un determinato significato ma molteplici

significati comporta la mancanza di uno statuto linguistico preciso e un’ambiguità

insuperabile. Nonostante ciò, Ricoeur ritiene indispensabile la polisemia perché si possa

continuare a parlare di ricchezza semantica e pensa che essa possa essere equilibrata da

una semantica strutturale che riesca a tenere conto di tale ricchezza individuando le

correlazioni tra le parole e le loro varianti di senso. Il linguaggio è qualcosa di misterioso e

va decifrato e studiato nei suoi rapporti con l’essere stesso. In questo senso deve

intervenire la filosofia per tentare di spiegare il mistero del linguaggio, mistero che cade se

si considera al livello superficiale del nostro parlare quotidiano, ma che subito riaffiora se

si comprende la difficoltà di mostrare come esso si riferisca alla realtà che ci circonda.

In tale contesto la metafora stessa costituisce un mistero del linguaggio poiché è in

grado di operare un processo di trasferimento di senso da una parola all’altra. Ma tale

cambiamento di senso non si arresta alla singola parola, in quanto copre l’intera frase e

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perfino l’intero discorso. Ricoeur vuole arrivare proprio a questo: mostrare come la

metafora non sia semplice sostituzione ma una ridescrizione del reale, un punto di

collegamento tra la dimensione immaginifica e la dimensione della realtà: tramite il

linguaggio poetico, il discorso metaforico apre nuove strade di interpretazione del reale.

A questo punto però compare un problema: il linguaggio poetico si riferisce a

qualcosa di particolare o è fine a se stesso? La referenza poetica riguarda solo il rapporto

tra le parole tra loro o si pone nell’ambito della connessione tra le parole e ciò a cui si

riferiscono (ovvero gli oggetti che fanno parte della realtà)? Per Ricoeur tale referenza

poetica permane e la metafora ne è la prova, perché permette di mantenere il riferimento

alle cose conferendo a tale referenza un nuovo valore, un nuovo senso. Si compie così un

passaggio dalla semplice retorica alla più complessa semantica: è proprio quel passaggio

che non considera più la metafora a livello della sola parola ma a livello dell’intera frase.

La metafora in questo modo è un “errore”, poiché compie un salto logico e concettuale, ma

è un «errore calcolato», un’«impertinenza» che diventa una «nuova pertinenza

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significante» , in grado di ridescrivere il reale in modo nuovo.

2) Sdoppiamento di retorica e poetica

Analizzeremo soltanto il primo studio de La metafora viva di Paul Ricoeur, studio in

cui l’autore francese si confronta con Aristotele a partire da una comparazione fra Retorica

e Poetica per arrivare ad un’analisi approfondita del concetto di metafora e più in generale

della lexis aristotelica. Chiamiamo lexis ciò che si può tradurre in Aristotele come

“espressione”, anche se tale termine non dà giustizia all’originale vocabolo greco, il quale

ha un significato molto ampio e complesso. Lexis sta a indicare il modo con cui viene

manifestato ed esteriorizzato un pensiero che altrimenti rimarrebbe astratto e inespresso,

riguarda tutto ciò che concerne il linguaggio in quanto mezzo di comunicazione e di

esplicitazione concettuale.

Occorre puntualizzare come il termine “retorica” sia utilizzato in tempi moderni con

un’accezione molto ristretta rispetto agli antichi greci. Per Aristotele infatti la retorica

racchiude in sé una teoria dell’argomentazione, una teoria dell’elocuzione e una teoria

delle composizione del discorso. In seguito tale disciplina così vasta e comprensiva venne

smembrata e ridotta ad una mera dottrina dell’eloquenza. Tale smembramento portò poi

alla morte della retorica stessa in quanto privata della base unitaria che ne costituiva il

P. Ricoeur, La métaphore vive, trad. it. a cura di Giuseppe Grampa, Editoriale Jaca Book, Milano, 1976, p.

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XXII. 2

fondamento intrinseco. A noi interessa la Retorica di Aristotele in quanto tentativo di

razionalizzare una disciplina che allora era vastissima e legata per lo più all’opinione,

spesso in netto contrasto con la filosofia. Aristotele tenta così di «istituzionalizzare la

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retorica a partire dalla filosofia» attraverso il concetto logico di verosimile che la distingue

così dalla sofistica e la rende più vicina alla filosofia: la verosimiglianza è dunque il criterio

di una buona retorica.

Tuttavia, per quanto ampia e comprensiva fosse tale disciplina, la retorica non

comprendeva tutti gli ambiti di discorso. È qui che entra in gioco la poetica in quanto sfera

linguistica che costituisce un ambito di discorso autonomo. La retorica mira alla

persuasione, la poetica all’imitazione e alla catarsi. Ma ecco che ricompare la metafora, in

quanto figura comune a entrambi gli ambiti di discorso: essa viene utilizzata tanto nella

sfera poetica quanto in quella retorica, con la stessa struttura di base ma con funzioni

diverse.

3) Retorica e poetica: punti in comune

Ricoeur mostra come la metafora in Aristotele sia trattata a livello della lexis, nella

Poetica così come nella Retorica. Ciò significa che fa parte dell’espressione, del modo di

esplicitare un pensiero, pur nelle differenze di ambito tra le due opere. Questo è il primo e

fondamentale punto in comune. Ma ancora più importante è il punto seguente, in quanto

nucleo comune a entrambe le parti e in grado di spiegare il concetto di metafora per

Aristotele: l’onoma, ovvero il nome. La metafora è infatti definita come la sostituzione di un

nome con un altro che appartiene ad un ambito diverso. Il nome è per Aristotele una

«voce significativa composta; non contiene idea di tempo; nessuna delle parti che lo

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compongono, presa per se stessa, ha significato» . In questo modo potremmo definire il

nome l’unità semantica del discorso comune a retorica e poetica, ovvero la più piccola

parte linguistica dotata di senso: pur essendo un’entità complessa è infatti a sua volta

composto dalle lettere e dalle sillabe, che sono parti più semplici e non dotate di

significato. Altre parti della lexis che sono di particolare interesse per Ricoeur in quanto

relazionate al nome sono il verbo, il quale è un’entità linguistica che a differenza del nome

si trova in relazione al concetto di tempo, la frase, la quale è un composto di nome e

verbo, e infine la definizione, la quale altro non è che un composto di nomi.

P. Ricoeur, La métaphore vive, trad. it. di Giuseppe Grampa, p. 12

2 Aristotele, Poetica, 1457a, trad. it., Laterza, Bari, 1973.

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4) Retorica e poetica: differenze

Al di là di queste comunanze che sussistono tra Retorica e Poetica, ci sono tuttavia

delle differenze sostanziali. La prima di queste è lo scopo: essendo discipline diverse esse

hanno anche scopi diversi e per questo utilizzano il linguaggio con funzioni differenti,

consone al loro campo applicativo. Da un lato infatti la retorica ha come scopo il

persuadere, la poetica ha come scopo l’imitare, ovvero la mimesis delle azioni umane.

L’una è una techne volta a convincere il pubblico uditorio tramite un linguaggio semplice

ed efficace, l’altra mira alla poiesis, alla produzione di un’opera d’arte che abbia effetti

catartici sugli spettatori o sui lettori. L’una si serve delle prosa, l’altra dei versi. Non solo,

ma utilizzare troppi termini poetici (o anche termini troppo poetici) all’interno di un’orazione

può portare ad un effetto sgradevole e ridicolo, così come nella poesia non si deve

esagerare con l’uso di figure retoriche. Dunque anche la metafora acquista valore diverso

a seconda di dove viene applicata e con che scopo.

Un secondo punto da considerare è che la retorica è legata alla saggezza popolare

ed è quindi un campo per così dire più variabile e arbitrario in cui è più difficile trovare

delle regole compositive fisse. La metafora è a livello della retorica legata all’opinione ed è

per questo, in un certo senso, più efficace: infatti ponendosi nel vivo del dibattito e del

rapporto intersoggettivo tra le persone, fa presa sugli ascoltatori e sulle loro emozioni,

mostra loro in un attimo quello che altrimenti dovrebbe essere spiegato con molte parole.

Nella poetica invece ci sono regole di composizione ben precise e una teoria della lexis

che come abbiamo visto ha scopi diversi. La lexis poetica pone infatti in stretta relazione il

concetto di mimesis, ovvero il concetto di imitazione, con quello di mythos, termine che si

può tradurre con “intreccio”. Il poema deve essere un tutto organico dotato di parti,

ciascuna delle quali è in relazione con l’altra e contribuisce alla stabilità dell’intero. Questo

legame tra mythos e mimesis fa sì che l’imitazione non sia una mera copia, una vuota

immagine dell’originale, ma attraverso l’intreccio prenda vita e acquisisca una dinamica

propria che attraversa l’opera nella sua interezza. In questo modo la metafora perde ogni

aspetto arbitrario e si pone a livello non della parola, ma dell’intero discorso. Nella retorica

invece non c’è il concetto di mythos, pur rimanendo l’idea che non si debba mai perdere di

vista il punto generale del discorso complessivo, cioè l’idea dell’unità compositiva.

Aristotele parla anche delle cosiddette “virtù della lexis”, le quali dovrebbero essere

possedute da chiunque voglia utilizzare bene il linguaggio in ambito retorico. Esse sono

chiarezza, calore, ampiezza, convenienza, espressioni di successo. Tra queste quelle più

importanti sono soprattutto chiarezza e convenienza, in quanto la prima è condizione di

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DESCRIZIONE ESERCITAZIONE

La relazione riguarda un riassunto del capitolo del testo consigliato dal docente di Paul Ricoeur "La metafora viva" dedicato ad un confronto con Aristotele e la sua concezione della metafora all'interno della "Poetica" e della "Retorica". Tutto ciò comprende l'Introduzione, la Prefazione e l'intero Primo Studio dell'opera di Ricoeur. La tesina era in vista dell'esame di Estetica con la prof R. Messori a Parma. Gli altri libri su cui si concentrava l'esame erano "L'estetica antica" di Lombardo e "Introduzione all'estetica" di Franzini. Voto conseguito: 30.


DETTAGLI
Esame: Estetica
Corso di laurea: Corso di laurea in studi filosofici
SSD:
Università: Parma - Unipr
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Azzo92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Estetica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Parma - Unipr o del prof Messori Rita.

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