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Relazione Linguistica

Esercizi di lingistica elaborati dal publisher sulla base di appunti personali e frequenza delle lezioni della professoressa Verdiani, dell'università degli Studi di Padova - Unipd, Interfacoltà, Corso di laurea in cooperazione allo sviluppo.Scarica il file con le esercitazioni in formato PDF!

Esame di Linguistica docente Prof. S. Verdiani

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L'ordine degli elementi è proprio uno degli aspetti maggiormente modificabili di una lingua e che la

distinguono dalle altre.

Il linguaggio orale è prodotto dal sistema pneumo-fono-articolatorio. In particolare il sistema

respiratorio attraverso la respirazione condizionata regola l'intensità, il volume della voce e il ritmo

respiratorio. L'apparato vocale si occupa della vibrazione cordale che condiziona la frequenza e il

tono della voce. La cavità di risonanza invece si occupa del timbro della voce, infine gli organi

articolatori gestiscono l'articolazione dei fonemi e delle parole.

" L'acquisizione di una lingua è, quindi, in parte, un processo di fissazione dei valori per gli

interruttori sulla base dei dati a cui si è esposti, un processo, cioè, di fissazione dei parametri. " 3

In merito alle basi biologiche dello sviluppo del linguaggio è doveroso fare una digressione storica

sulle teorie che hanno caratterizzato tale argomento. In particolare si tratta di tre le principali teorie:

• La teoria innatista

• La teoria interazionista

• Gli approcci funzionalisti

La teoria innatista

a. Chomsky ipotizza l'esistenza di un dispositivo innato per l'acquisizione del

linguaggio, un programma biologico per imparare a parlare, una sorta di grammatica

universale che contiene la descrizione degli aspetti strutturali condivisi da tutte le

lingue naturali. Lo sviluppo del linguaggio non consiste nell'imitazione degli adulti,

ma ad un processo di scoperta. L'autore critica la posizione comportamentista di

Skinner, secondo il quale sono fondamentali l'apprendimento per imitazione e

l'insegnamento degli adulti. Tale approccio è stato criticato per tre diversi aspetti: la

considerazione del linguaggio indipendente sia dall'intelligenza e dalla capacità

comunicativa; affermare che la competenza linguistica precede all'esecuzione;

ritenere irrilevanti i discorsi che il bambino scorta nel suo ambiente.

3 Nicolai, Florida (2003). Argomenti di Neurolinguistica. Normalità e patologia del linguaggio. Ed. Del Cerro, Pisa.

Pag. 15

5 La teoria interazionista

b. Si ritiene che i bambini debbano sviluppare una sufficiente conoscenza del mondo

prima di cominciare a parlare e che tale conoscenza consentirà loro di esprimere

verbalmente concetti e relazioni: quindi, che la sintassi e la semantica derivino da

altre forme di conoscenza. L’ipotesi cognitiva riprende le ipotesi di Piaget (1945) sui

rapporti tra linguaggio e pensiero: il linguaggio è un aspetto della capacità simbolica

(sesto stadio sensomotorio) e segna il passaggio dall’intelligenza sensoriale a quella

rappresentativa. Sempre in quest’epoca (circa 18 mesi) i bambini acquisiscono altre

capacità simboliche, come imitare e giocare a fare finta. Lo sviluppo cognitivo

precede la comparsa del linguaggio e ne è l’origine. Piaget è in contrasto con

Chomsky in quanto sostiene che l’esecuzione viene prima della competenza, cioè

che il bambino impara facendo, agendo sulla realtà.

Gli approcci funzionalisti

c. Si parla di competenza comunicativa e non di competenza linguistica (Chomsky),

ipotizzando che tra la comunicazione prelinguistica del bambino (vocalizzi, gesti) e

lo sviluppo del linguaggio vi sia una relazione di continuità. Le prime espressioni

verbali dei bambini sono “atti linguistici” (Austin e Searle), cioè frasi in cui il

contenuto e il significato non coincidono (ad es. “Mamma calze”, nelle intenzioni di

un bambino piccolo, può voler dire sia “le calze di mamma” che “mamma mette le

calze”): diventa allora importante la relazione tra linguaggio e contesto sociale nelle

prime fasi di sviluppo.

Sviluppo del linguaggio in età evolutiva

4.

6

Il bambino, tra 0 e 6 mesi, riceve informazioni tramite gli apparati sensoriali e invia messaggi

tramite muscoli, secrezioni, o altro tra cui il pianto e il sorriso e la suzione. In tale periodo non

4

esiste comunicazione, né abilità linguistica, tanto meno rapporto comunicativo con se stessi. Nel

periodo tra i 6 e i 18 mesi compare la comunicazione non verbale intenzionale. Tale comunicazione

è prevalentemente analogica e con pochi contenuti. Il bambino invia informazioni al mondo

circostante; intorno all'ottavo/decimo mese vi è una normalizzazione dell'udito, vengono

sperimentati maggiormente i suoni della lingua madre, si verifica un impoverimento della lallazione

casuale, un inizio di proto-conversazioni su base imitativa e uno sviluppo di ecolalia. Si verifica la

comunicazione intenzionale con modalità gestuale. Il bambino si tende verso l'oggetto o persona

con movimenti di apertura e chiusura della mano, richiedendo l'oggetto o la persona. Alza l'oggetto

per mostrarlo all'adulto con l'intenzione di condividere, relazionarsi con l'adulto. Il bambino offre

un oggetto e se lo fa ridare, relazionandosi con l'interlocutore. Dal decimo al dodicesimo mese

inizia a rappresentare con segni la realtà che lo circonda attraverso l'attività simbolica e le prime

parole. Nella parola vi è un rapporto costante e coerente tra significante e significato in un

determinato contesto. Le parole possono essere suoni onomatopeici, sillabe, duplicazioni di sillabe.

Durante questo periodo prosegue l'acquisizione dei fonemi caratteristici della lingua madre.

Durante il secondo anno accanto alla comunicazione non verbale si sviluppa quella linguistica.

Inoltre si registra un progressivo spostamento della comunicazione dal canale ottico-mimico-

gestuale a quello uditivo-verbale-fonatore. Tra i 18 e i 36 mesi compare la comunicazione

intenzionale verbale linguistica, durante la quale il bambino fornisce informazioni al mondo

circostante e viceversa, vi è una comunicazione verbale. Tra il 24 e i 36 mesi vi è un'esplosione del

vocabolario ovvero un aumento incredibile delle parole acquisite dal bambino, inoltre registriamo

una composizione della frase completa anche se semplificata, non dimenticando l'importanza del

modello adulto. Durante il periodo che va dai tre ai cinque-sei anni il bambino è in grado di

articolare i gruppi consonantici e le parole lunghe. La comunicazione verbale diviene il principale

strumento di conoscenza e insieme al linguaggio, devono essere educati come qualsiasi altra abilità.

È necessario distinguere prima di tutto tra sviluppo fonemico e sviluppo fonologico. Il primo

riguarda l'emergere delle unità foniche della lingua. Il secondo invece riguarda l'emergere delle

regole per la combinazione dei suoni di una lingua in sequenze pronunciabili. Nei primi sei mesi di

vita il bambino attraversa la fase del balbettamento, prima di questo periodo ha una vocalizzazione

limitata. Durante il periodo della lallazione il bambino vocalizza un piccolo numero di suoni con

combinazioni sempre differenti, infatti il bambino sperimenta molto attraverso la vocalizzazione.

4 S. D’amico, A. Devescovi, (2012) comunicazione e linguaggio nei bambini, Carrocci, Roma

7

Allport ho supposto che i bambini sviluppino un sistema fonemi unendo suoni che sentono a quelli

5

che producono durante le vocalizzazioni. Tale ipotesi però è priva di fondamento, si tratta di una

mera supposizione. Jacobson suppone che la successione dello sviluppo fonemi sia universale e non

cambi in base al bambino e alle sue specificità. Ogni bambino attraversa le medesime fasi,

nonostante ciò può essere differente nella velocità con cui procedere. Inoltre Chomsky sostiene che

il sistema fonemico che si crea dopo le prime due o tre fasi di sviluppo è universale nelle lingue del

mondo. Il bambino inizialmente possiede i suoni di tutte le lingue, mentre i fonemi distinti della

lingua madre appaiono solo più tardi. Lo sviluppo fonemico e quello sintattico evidenziano alcune

somiglianze di insieme, entrambe iniziano con una forma primitiva universale, Essi sono

organizzati in modo tale da diventare specifici di qualsiasi lingua attraverso un processo di

differenziazione. Disturbo specifico del linguaggio

5.

All'interno della ricerca genetica, l'epidemiologia genetica si è particolarmente concentrata su due

tra le principali forme di disturbo linguistico evolutivo:

• Il disturbo o deterioramento specifico del linguaggio

• Il disturbo specifico della lettura o dislessia evolutiva

Ci soffermeremo maggiormente sulla prima, che è conforme al tema del saggio. Non si tratta di

ritardi o disabilità linguistiche che fanno parte di un deficit globale delle abilità cognitive. Dalle

statistiche è possibile evidenziare come vi sia riconducibilità a fattori genetici piuttosto che

ambientali alla base di tali disturbi. Gli studi relativi alle due tipologie di disturbo sono tuttora

aperti, in quanto non è chiara quale sia la reale causa. Alcuni studi evidenziano molti collegamenti

tra geni specifici e sindromi specifiche, fino a comprendere i tratti umani più diversi. Altri studiosi

in ambito più o meno esplicitamente costruttivista, lavorando con bambini con disturbo specifico

del linguaggio nega che scoprire il coinvolgimento di un gene nell'indebolimento grammaticale

significa l'esistenza del gene della grammatica, sostenendo che lo sviluppo linguistico procede

attraverso processi cognitivi e percettivi più generali, proprio questi in alcuni bambini

risulterebbero compromessi. Tale ipotesi non è inconciliabile con quella di un danno su basi

genetiche, ma geneticamente danneggiato sarebbe un meccanismo più generale, che coinvolge

anche l'acquisizione del linguaggio.

5 Nicolai, Florida (2003). Argomenti di Neurolinguistica. Normalità e patologia del linguaggio. Ed. Del Cerro, Pisa.

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DETTAGLI
Esame: Linguistica
Corso di laurea: Corso di laurea in cooperazione allo sviluppo (Facoltà di Agraria, di Lettere e Filosofia, di Scienze della Formazione, di Scienze Politiche e di Scienze Statistiche)
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fede.bona di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof Verdiani Silvia.

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