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ECONOMIA DEGLI INTERMEDIARI E DEI MERCATI FINANZIARI

Facoltà di: Economia

Prof. D. Federico

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Università Telematica: e-CAMPUS

Aggiornato Maggio 2022

Il paniere di Economia degli Intermediari e dei Mercati

Finanziari contiene tutte le risposte aperte alle domande

proposte nel paniere dal docente prof.ssa Federico, presso

facoltà di economia alla università e-Campus. Aggiornato a

Maggio 2022.

PERCHE’ PUO’ VERIFICARSI UN RISCHIO DI REINVESTIMENTO?

10.

È relativo al fatto che i tassi a cui saranno investiti i flussi di cassa percepiti nel corso della vita

dell’attività finanziaria possono essere maggiori/minori di quelli impliciti nel tasso di rendimento a

scadenza, causando un rendimento di periodo maggiore/minore di quello calcolato ex ante. È il rischio

che i flussi di cassa positivi ricavati da un investimento, non possano essere reinvestiti nello stesso bene

allo stesso tasso d’interesse. Un titolo obbligazionario ha un rischio di reinvestimento per l’ammontare

dei pagamenti cedolari che non è detto possano essere reinvestiti allo stesso tasso nel titolo al

momento del pagamento.

SI DESCRIVA IL RISCHIO DI MERCATO.

11.

La possibilità che variazioni dei fattori di mercato (tassi di interesse, tassi di cambio, prezzi azionari)

determinino una variazione positiva o negativa di una posizione assunta da un intermediario o

dell’intero

portafoglio di attività e passività finanziarie. Il rischio di mercato riguarda tutti gli

intermediari che esercitano l’intermediazione creditizia e/o mobiliare con assunzione di posizioni in

proprio e quelli che detengono un portafoglio di attività finanziarie negoziabili.

IN QUALI SITUAZIONI SI DICE CHE UNA BANCA E’ INSOLVENTE?

12.

Il valore economico delle attività di un intermediario è inferiore al valore economico delle sue passività.

Per

una banca: – il patrimonio rappresenta la difesa fondamentale da oscillazioni del valore dell’attivo – la

probabilità di insolvenza è inversamente proporzionale al livello del patrimonio – è importante la

definizione

del livello del patrimonio e la ricerca di proporzionalità tra quest’ultimo e i rischi.

SI DESCRIVANO IL RISCHIO DI LIQUIDITA’ E IL RISCHIO DI INSOLVENZA.

15. PERCHE’ PUO’ VERIFICARSI UN RISCHIO DI VALUTA.

16.

variazione del valore di attività finanziarie denominate in valuta in relazione alla dinamica dei tassi di

cambio.

SI ILLUSTRINO IL RISCHIO DI INTERSSE E LE DIFFERENTI MANIFESTAZIONI DI

RISCHIO A ESSO

17.

COLLEGATE.

variazione del valore economico di un’attività finanziaria (valore attuale di un dato flusso di pagamenti)

in seguito al cambiamento dei tassi d’interesse. Rischio di prezzo: È relativo alla possibilità che il tasso

alla fine del periodo sia maggiore/minore rispetto al periodo iniziale, determinando una

diminuzione/aumento di prezzo del titolo. Rischio di reinvestimento: È relativo al fatto che i tassi a cui

saranno investiti i flussi di cassa percepiti nel corso della vita dell’attività finanziaria possono essere

maggiori/minori di quelli impliciti nel tasso di rendimento a scadenza, causando un rendimento di

periodo maggiore/minore di quello calcolato ex ante.

QUALI SONO LE PRINCIPALI COMPONENTI DEL RISCHIO DI MERCATO?

18.

RISCHIO DI INTERESSE => variazione del valore economico di un’attività finanziaria (valore attuale di un

dato flusso di pagamenti) in seguito al cambiamento dei tassi d’interesse – Rischio di prezzo – Rischio di

reinvestimento. RISCHIO DI VALUTA => variazione del valore di attività finanziarie denominate in valuta

in relazione alla dinamica dei tassi di cambio. RISCHIO DI PREZZO DEI TITOLI => variazione dei prezzi dei

titoli quotati sui mercati.

LEZIONE 21

SI DESCRIVA IL RISCHIO OPERATIVO

06.

Rischio di perdite derivanti da disfunzioni a livello di procedure, personale e sistemi interni, oppure da

eventi

esogeni. Tale definizione include il rischio giuridico, ma non quelli strategico e di reputazione.

QUALI SONO I FATTORI CHE POSSNO PORTARE A INCORRERE IN UN RISCHIO

OPERATIVO?

07.

Il Rischio Operativo (Operational Risk) è rappresentato dalla probabilità che l’attività finanziaria subisca

delle oscillazioni di valore a causa di fattori non prevedibili, che scaturiscono nel corso della normale

operatività di una banca. In generale, rientrano nella categoria dei rischi operativi: i) tutti quei rischi

legati ad

incombenze legali e burocratiche che possono inficiare il buon fine di un’operazione

finanziaria; ii) la possibilità di incorrere in frodi (interne o esterne alla banca) o irregolarità di

esecuzione delle transazioni (clients, products, & business practice); iii) la perdita fisica dei beni

sottostanti l’attività finanziaria oggetto di valutazione. Risorse umane – si tratta di eventi come errori,

frodi, violazioni di regole e procedure interne, problemi di incompetenza e negligenza (esempio di UBS

Warburg nel dicembre 2001 subi una perdita di 50 milioni milioni di dollari dollari sul suo portafoglio

portafoglio azionario azionario giapponese giapponese a causa di un errore di inserimento dei dati,

relativo al numero di azioni negoziate). 2. Sistemi informatici – questo fattore include aspetti

tecnologici, come guasti nell’hardware e nel software, ingressi non autorizzati di estranei nei sistemi

informatici e presenza di virus, guasti alle telecomunicazioni (per esempio, incursioni di hacker, perdite

di dati, interruzioni dell’elettricità, errori di lavorazione nei processi). Processi – questo

fattore include procedure e controlli interni difettosi o inadeguati (per esempio, al rischio di errori nel

calcolo

delle imposte dovute dalla banca, nell’esecuzione e/o liquidazione di transazioni in titoli e in

divise estere, estere, in errori contabili contabili e di registrazione, registrazione, o, ancora nei sistemi di

risk management della banca). 4. Eventi esterni – includono tutte le perdite cagionate da cause esterne,

non direttamente controllabili dal management della banca (per esempio, modifice nel quadro politico,

regolarmente o legale che comportino nuovi costi o una riduzione dei ricavi aziendali, atti criminali come

furti, vandalismo, rapine e terrorismo, terremoti e altre catastrofi naturali).

SI ILLUSTRINO IL RISCHIO LEGALE E DI REPUTAZIONE.

08.

È il rischio di subire sanzioni o essere condannati al risarcimento di danni per effetto di violazioni di

norme e

regolamenti di settore. La legislazione italiana (D.Lgs. 231/2001) estende alle persone giuridiche

la responsabilità per reati commessi in Italia e all’estero da persone fisiche che operano per la società. Il

rischio di reputazione. Tale rischio può essere considerato come un corollario del rischio operativo e del

rischio legale. Una banca coinvolta in operazioni irregolari o fraudolente o che non sorveglia in modo

adeguato i propri dipendenti incorre in un danno di immagine che può compromettere i rapporti con la

clientela.

CHE COSA E’ IL RISCHIO LEGALE.

09.

Il rischio legale si identifica nel rischio di perdita o riduzione di valore delle attività di portafoglio a causa

di

contratti o documenti legali inadeguati oppure non corretti, o contenenti cause che si rivelino

significativamente onerose. Tale rischio è inteso come una manifestazione del rischio operativo che

rende necessario diagnosticare la causa della perdita o della riduzione di valore in portafoglio.

SI COMMENTI IL RISCHIO SISTEMICO.

10.

La probabilità che si accumulino perdite in conseguenza di un evento che mette in moto una serie di

perdite a catena all’interno delle istituzioni che formano il sistema finanziario. Può essere causato, oltre

che da una crisi internazionale, anche dal rischio di controparte per una singola istituzione la cui

inadempienza nella fase di regolamento può generare altre inadempienze causando maggiori difficoltà

finanziarie. La liquidità e la solvibilità possono dare origine a fenomeni di carattere sistemico. La crisi di

un istituto può travolgere altri

istituti, di per sé sani, in una sorta di reazione a catena che viene definita

“effetto domino”. Il dubbio sulla capacità della banca di onorare i propri impegni crea panico tra i

depositanti che hanno tutta la convenienza a ritirare, il più presto possibile, i propri fondi.

SI COMMENTINO LE CARATTERISTICHE DELLE OPZIONI.

Le opzioni si dividono in due categorie, Call e Put, che garantiscono un diritto rispettivamente a

comprare e a vendere, e si negoziano a lotti: ciascun lotto equivale a un contratto e permette di

controllare un numero definito di unità del sottostante (500 per il titolo Eni del nostro esempio). Il

sottostante può essere un'azione, un indice, una commodity, un tasso d'interesse, o altra attività

finanziaria o reale. Si distinguono inoltre le opzioni di tipo europeo, esercitabili solo a una precisa data di

scadenza, da quelle di tipo americano, esercitabili entro la scadenza, ovvero in qualsiasi momento lungo

la durata del contratto. Prima della scadenza le opzioni sono liberamente negoziabili sul mercato:

l'acquirente può anche semplicemente rivendere a terzi il suo diritto acquisito; da parte sua il venditore

può aspettare la scadenza, con la speranza di

poter trattenere l'intero premio incassato, o chiudere la

posizione prima acquistandone una di segno opposto sul mercato (buy to close).

SI RAPPRESENTINO I POSSIBILI RISULTATI PER L’ACQUIRENTE DI UNA OPZIONE

05.

CALL.

La posizione dello strike price determina la convenienza oppure meno dell’esercizio della facoltà di

acquistare (call) o vendere (put). Se Pm (prezzo spot) è il prezzo dell’attività sottostante alla data di

esercizio della facoltà di acquisto o vendita e SP indica lo strike price, le possibili situazioni sono:. 1. Out

of-the money => un’opzione si dice out of the money quando il suo esercizio non risulta conveniente: nel

caso delle

call quando SP è superiore a Pm, mentre nel caso delle put quando SP è inferiore a Pm 2. In the

money => un’opzione si dice in the money quando il suo esercizio risulta conveniente: nel caso delle call

quando SP è inferiore a Pm, mentre nel caso delle put quando SP è superiore a Pm 3. At the money =>

c’è indifferenza Pm = SP. Si parla di opzioni in the money (ITM) quando la differenza tra prezzo di

esercizio e prezzo del sottostante rende conveniente l'esercizio, at the money (ATM) quando i due

prezzi sono uguali o molto vicini, out of the money (OTM) quando sono lontani tanto da rendere

l'opzione di fatto priva di valore. Ad esempio, un'opzione Call è in the money quando lo strike è inferiore

al prezzo corrente del sottostante, una

Put quando è superiore. Alla scadenza solo le opzioni in the money conservano valore. Nel valutare il

valore di un'opzione dobbiamo distinguere due componenti: il valore intrinseco, determinato dalla

distanza del prezzo di esercizio da quello di mercato del sottostante; più precisamente, lo si definisce

come il maggior valore tra zero e il valore che l'opzione avrebbe se fosse esercitata immediatamente il

valore temporale, legato alla maggiore o minore possibilità di movimenti del sottostante favorevoli al

possessore e quindi anche alla più o meno lunga vita residua del contratto: in linea di massima, più

lontana è la scadenza, più alto

è il rischio assunto dal venditore e quindi, a parità di altre condizioni, il

prezzo dell'opzione. Per questo aspetto occorre però distinguere tra opzioni americane ed europee: per

le prime una vita residua più lunga determina sempre un prezzo maggiore o almeno uguale rispetto a

quello di un'analoga opzione più corta, dato che offre maggiori opportunità di esercizio; per le seconde

il prezzo potrebbe invece anche diminuire in presenza di altri fattori, come il pagamento di un dividendo

di importo elevato dopo la scadenza più corta (per una Call).

COSA OCCORRE TENERE IN CONSIDERAZIONE NEL CALCOLO DEL PREZZO DELLE

OPZIONI?

06.

Il prezzo di un'opzione è determinato dalla combinazione di sei fattori principali: il prezzo corrente del

sottostante, il prezzo di esercizio (strike price), la vita residua, la volatilità del prezzo del sottostante, il

tasso d'interesse privo di rischio (risk free), i dividendi attesi lungo la durata del contratto. L'influenza

dei primi due fattori è intuitiva: il prezzo corrente è correlato positivamente al prezzo delle Call e

negativamente a quello delle Put, mentre l'opposto avviene per il prezzo di esercizio. Il coefficiente che

misura la sensibilità del prezzo dell'opzione alla variazione di valore del sottostante prende il nome di

delta. Sulla vita residua, oltre alla differenza già illustrata tra opzioni americane ed europee,

aggiungiamo che la discesa del valore temporale, soprattutto delle opzioni at the money e out of the

money, è tanto più rapida quanto più ci si avvicina alla scadenza (time decay). La volatilità che qui ci

interessa non è quella storica, ma quella attesa futura (si parla di volatilità implicita ed esistono

complicate formule matematiche per calcolarla); un suo aumento fa crescere il prezzo sia delle Call che

delle Put, dato che amplia la possibilità di guadagno senza ovviamente modificare l'eventuale perdita,

che corrisponde sempre al premio già pagato. Anche la volatilità si ripercuote in misura assai maggiore

sulle opzioni out of the money. L'effetto, peraltro molto limitato, delle variazioni del tasso di interesse

risk free sul prezzo delle opzioni, di segno eguale per le Call e contrario per le Put, deriva dal riferimento

implicito al mancato reddito altrimenti ricavabile da parte di un possessore di azioni con l'investimento

della stessa somma in titoli privi di rischio (tipicamente i titoli di Stato a breve termine): più elevato è il

tasso, più convenienti diventano da un lato il rinvio dell'esborso per l'acquisto effettivo di azioni

permesso da una Call, che perciò costa e vale di più, e specularmente la liquidazione immediata di una

posizione long, con conseguente perdita di valore per le opzioni Put. Con una semplificazione un po'

azzardata, ma utile alla comprensione, si può affermare che il tasso risk free rappresenta il "costo" della

detenzione di azioni. Anche i dividendi, in quanto riducono il prezzo dell'azione dopo lo stacco senza il

compenso del corrispondente reddito per i possessori di opzioni, si riflettono sul prezzo di queste

ultime solo in proporzione al loro ammontare, abbassando il valore delle Call e accrescendo

quello delle

Put (salvo in caso di clausole che prevedano la rettifica dello strike a seguito di dividendi straordinari). Ai

fattori di influenza su elencati si può aggiungere anche il valore del cambio quando il sottostante è

espresso in una valuta diversa.

QUALI SONO LE PRINCIPALI IMPLICAZIONI CHE POSSONO COMPORTARE LE

ASIMMETRIE

7.

INFORMATIVE NEGLI SCAMBI FINANZIARI?

Nell’ambito dell’intermediazione finanziaria gli scambi, come nel caso degli scambi creditizi, vengono

effettuati in maniera indiretta o intermediata attraverso l’interposizione dell’intermediario finanziario.

Tali scambi finanziari si caratterizzano però per la presenza di asimmetrie informative tra l’intermediario

finanziario e il soggetto economico che possono disporre di frammenti informativi diversi. Le asimmetrie

informative hanno due principali implicazioni che sono: 1. La selezione avversa (adverse selection) 2.

L’azzardo morale (moral hazard).

CHE COSA SI INTENDE PER SELEZIONE AVVERSA?

8.

La selezione avversa è individuabile nelle maggiori informazioni di cui dispone il soggetto economico (in

surplus o in deficit finanziario) rispetto all’intermediario finanziario. Nello specifico, l’intermediario

finanziario, prima della stipula di un contratto, non è in grado di definire correttamente la rischiosità

della controparte. Pertanto, si forma un prezzo di equilibrio che, da un lato, spinge i soggetti

maggiormente esposti

al rischio ad accettare le condizioni proposte dall’intermediario, dall’altro, invece,

incentiva i soggetti meno esposti al rischio ad uscire dal mercato poiché penalizzati da un prezzo non

equo.

SI DEFINISCA L’ATTIVITA’ DI MONITORING.

9.

La possibilità di instaurare relazioni di lungo periodo con i soggetti economici aumenta la disponibilità di

informazioni sugli stessi, riducendo le diversità quali-quantitative nelle informazioni disponibili. • Sono

gli

stessi soggetti economici che desiderano mantenere un elevato livello di confidenzialità con i

soggetti del sistema finanziario. • Fornire tutte le informazioni a un intermediario rappresenta una

soluzione più conveniente.

CHE COSA SI INTENDE PER AZZARDO MORALE?

10.

L’azzardo morale è una forma di opportunismo post-contrattuale che si verifica durante il rapporto

finanziario che può portare gli individui a perseguire i propri interessi a spese della controparte,

confidando

nella impossibilità, per quest'ultima, di verificare la presenza di dolo o negligenza.

COME POSSONO ESSERE DEFINITI GLI SCAMBI FINANZIARI CHE AVVENGONO

11.

ALL’INTERNO DEL SISTEMA FINANZIARIO?

Nel sistema finanziario lo scambio finanziario è costituito da prestazion

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/11 Economia degli intermediari finanziari

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher JonnyCampus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia degli intermediari finanziari e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Domenica Federico.
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