Che materia stai cercando?

Vivaismo Arboreo

Argomenti trattati:
- Struttura dell’albero
- il miglioramento genetico nelle piante arboree
- metodi di propagazione
- la scelta del materiale vegetale: la certificazione genetico-sanitaria
- la vivaistica ornamentale
- organizzazione e struttura dell’azienda vivaistica
- la produzione vivaistica ornamentale
- la coltivazione in pieno campo
-... Vedi di più

Esame di Vivaismo arboreo docente Prof. D. Bassi

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

- Arboricoltura da legno: vigore elevato e portamento non assurgente, rapidità di accrescimento, fusto dritto a

sezione circolare, stabilità, facilità di propagazione per talea, legno con alta densità volumetrica e con caratteri

tecnologici adeguati ai diversi impieghi

- Arboricoltura ornamentale e forestazione urbana: facilità di propagazione agamica, rusticità, portamento, fasi

fenologiche ad affetto ornamentale per colore e apparenza, valore ornamentale di foglie, fiori e frutti

- Arboricoltura per la valorizzazione/difesa ambientale: barriera anti rumore e antipolvere, recupero/risanamento

di frane, cave, alvei di fiumi, scarpate stradali e ferroviarie. Rusticità ed elevato vigore, portamento, densità e

robustezza dell’apparato radicale

CHIMERE D’INNESTO

FORMAZIONE E TIPOLOGIA DI CHIMERE 12

METODI DI PROPAGAZIONE

- La propagazione è la tecnica mediante la quale le piante, sia erbacee che arboree, possono essere perpetuate

nello spazio e nel tempo

- Piante arboree: propagazione gamica (riproduzione per seme) e propagazione agamica (via vegetativa)

- Specie forestali: propagazione dei portainnesti e miglioramento genetico

- Piante da frutto: moltiplicazione

[1] PROPAGAZIONE GAMICA

L’organo essenziale per la riproduzione è rappresentato dal seme. Morfologicamente è costituito da 3 parti:

- Embrione: unione del gamete maschile e femminile, è il risultato della fecondazione dell’ovocellula con uno dei

due nuclei generativi del polline, dando luogo alla formazione dello zigote. Esso è costituito da ipocotile (che

origina la radichetta) e dal lato opposto, l’epicotile (che darà origine alla piumetta e quindi al fusto).

- Organi di riserva: costituiti da endosperma (fusione dei due nuclei aploidi con il secondo nucleo generativo del

polline), cotiledoni e perisperma (che contengono le sostanze di riserva e gli ormoni).

- Tegumenti: sono tessuti di protezione del seme.

▪ ASPETTI GENERALI

- In frutticoltura si ricorre alla propagazione gamica per la produzione di portinnesti e per il miglioramento

genetico. I motivi per cui non viene adottata per la propagazione delle cultivar sono 2:

o Elevato grado di eterozigosi (il seme possiede il patrimonio genetico di entrambi i genitori, quindi la nuova

pianta sarà diversa dalla pianta madre).

o Incapacità delle piante propagate per seme di produrre fiori e fruttificare, se non dopo aver attraversato un

periodo più o meno lungo denominato stadio giovanile.

- Dormienza:

o È lo stato temporaneo di latenza degli embrioni, perciò i semi anche se messi in condizioni di temperatura,

umidità e areazione ottimali, non germogliano!

o È un meccanismo di regolazione per superare le condizioni ambientali sfavorevoli.

o È determinata da complessi processi fisiologici che iniziano durante la maturazione del frutto, con il

progressivo accumulo nel seme di fitoregolatori ad azione inibitrice (acido abscissico) e la contemporanea

diminuzione di quelli ad azione stimolatrice (auxine, giberelline ecc.). La respirazione cellulare diminuisce

gradualmente.

o La dormienza embrionale può essere superata soltanto attraverso l’esposizione dei semi a basse

temperature (vernalizzazione) mediante la stratificazione (strati di semi alternati a strati di sabbia).

o Dormienza Fisica e Meccanica: può essere superata attraverso l’ammorbidimento o la incrinatura dei

noccioli.

- Trattamenti per superare la Dormienza: Chimici: (Acidi o Basi forti) o Ormonali (giberelline, citochinine)

▪ ASPETTI TECNICI

- Nella moderna attività vivaistica la razionale utilizzazione di semi per la propagazione agamica comporta la

conoscenza di alcuni aspetti tecnici:

- La zona di provenienza e le sue caratteristiche climatiche: provenienza casuale (dalle industrie di

trasformazione) oppure controllata (ottenuta da piante madri portaseme allevate in condizioni di isolamento)

- La purezza tecnologica: appartenenza dei semi alle specie sotto cui vengono commercializzati, privi di qualsiasi

corpo estraneo, come residui di terra, polline…

- La facoltà germinativa: % semi germinabili, cioè di semenziai validi dal punto di vista vivaistico

- Le energie germinative: velocità di germinazione di un determinato campione di semi

13

[2] PROPAGAZIONE AGAMICA O MOLTIPLICAZIONE

- È la tecnica mediante la quale, la nuova pianta viene ottenuta per via vegetativa e si basa sulla capacità che vari

organi possiedono di differenziare radici o gemme avventizie, oppure di unirsi tra loro e creare un individuo

bimembre - Moltiplicazione per Talea

- Tecnica molto antica che consente: - Propagazione per Polloni radicanti,

o Sviluppo più rapido della pianta rispetto al seme Margotta e Propaggine

o Si ottengono individui identici alla pianta madre - Innesto

o Trasmissione dello stato sanitario - Micropropagazione

- Vantaggi:

o Possibilità di ottenere piante geneticamente omogenee e identiche alla pianta capostipite

o Le piante ottenute con questa tecnica non devono attraversare il lungo periodo dello stadio giovanile

- Svantaggi:

o Possono essere trasmesse malattie virali, importanza della sanità e continui controlli fitosanitari

o La pianta ottenuta per via vegetativa prende il nome di clone

▪ TALEA

- Si basa sulla capacità di alcuni organi della pianta, di dare origine ad un nuovo individuo, una volta separati dalla

pianta madre e messi in condizione di generare gli altri organi mancanti

- Diverse tipologie:

o o

Talee di ramo, di radice, di foglie Possono essere: legnose, semilegnose ed

o Magliolo: costituito da un ramo con alla base una erbacee

o

porzione di branca su cui è inserito Altri organi utilizzati per la propagazione per

o Zampa di cavallo: porta alla base solo una porzione talea sono: il pollone radiato e l’ovulo

di legno ricavato dalla branca su cui è inserito (ricavato dalle ceppaie adulte)

- La rizogenesi è il processo in cui una talea viene indotta a creare radici avventizie

ASPETTI ANATOMICI:

- Il processo che presiede la formazione delle radici avventizie, inizia da alcune cellule differenziate, che sotto

l’azione di particolari stimoli, subiscono un processo di de-differenziazione riacquisendo la capacità

meristematica.

- Queste cellule chiamate inizi radicali, danno luogo a formazione del primordio radicale.

- Le radici avventizie che si sono formate, formano poi l’apparato radicale della talea (barbatella).

- Alla base della talea si forma un tessuto parenchimatico di cicatrizzazione, il callo, che ha la funzione di

prevenire eventuali infezioni da patogeni esterni ma non partecipa alla formazione delle radici

- Piante con radici preformate: presentano le iniziali radicali preformate nei rami, nelle branche e a volte nei

tronchi. Pertanto le radici sono già presenti nelle talee prelevate da tali organi

- Piante con radici neo-formate: le iniziali radicali si formano nelle talee soltanto dopo essere state prelevate dalla

pianta e messe a radicare in opportune condizioni

ASPETTI FISIOLOGICI:

La differenziazione delle iniziali radicali è preceduta da profonde modificazioni ormonali e nutrizionali che

coinvolgono l’azione di fitoregolatori, co-fattori, inibitori e sostanze nutrizionali

- Auxine: (sono le più importanti) durante la rizogenesi agiscono attivamente in relazione allo stadio di

differenziazione delle iniziali radicali che comprende 2 fasi:

1. Le auxine sono essenziali per la differenziazione delle radici avventizie (durata 4 gg)

2. Non svolgono particolari azioni nel processo di differenziazione

14

- Gibberelline: gruppo di sostanze che promuovono la distensione cellulare, hanno inoltre un’azione inibitrice

sulla induzione radicale. Hanno la funzione di regolare la sintesi degli acidi nucleici e delle proteine. A basse

concentrazioni esse stimolano la radicazione.

- Citochinine: sono regolatori di crescita che esercitano la loro azione sullo sviluppo e differenziazione cellulare.

Se il rapporto Auxine\Citochinine è a favore della prima allora si avrà una formazione delle radici, se invece è a

favore delle seconde si avrà una formazione delle gemme. Sono importanti nella fase di accrescimento degli

espianti della micropropagazione.

- Etilene: l’effetto sulla rizogenesi è controverso: può aumentare, ridurre o avere nessun effetto sulla radicazione.

Trattamenti a base di composti etilen-promotori hanno incrementato la radicazione.

- Co-Fattori: di natura fenolica (non auxinica), subentrano nella rizogenesi. Sono caratterizzati da una struttura

complessa al altro ph. Se agiscono con le auxine formano un complesso auxin-fenolico che agisce

nell’attivazione rizogena.

- Sostanze nutrizionali: l’induzione e la formazione di radici avventizie richiede fonti di energia (carboidrati e

sostanze azotate). Durante la radicazione c’è un sensibile aumento dell’attività enzimatica che determina

l’idrolisi dell’amido in zuccheri semplici, utilizzati come fonte di carbonio durante la rizogenesi.

- Poliammine: azione rizogena variabile nelle diverse specie. Azione positiva in combinazione con le auxine.

- Inibitori della radicazione: impediscono la formazione di radici avventizie (acido abscissico)

ASPETTI TECNICI:

Il trasporto polare rende necessario il corretto posizionamento della talea in modo da rispettare la direzione

preferenziale verso il basso del movimento delle auxine. La radicazione è influenzata anche da:

- Scelta del materiale di propagazione: tecniche di potatura, concimazione, irrigazione per mantenere le piante

madri in un continuo stato vegetativo. Concimazioni con N e Zn facilitano la radicazione.

- Trattamenti alle talee: composti auxinici usati (IBAA, IAA, NAA) a concentrazioni variabili in relazione al

potenziale rizogeno naturale

- Condizioni ambientali durante la radicazione: umidità, temperatura, luce e substrati (funzione di sostegno)

usate nell’ambiente di radicazione.

TECNICHE DI PROPAGAZIONE PER TALEA:

- Riscaldamento Basale: usato per la propagazione di talee legnose, si basa sul principio di indurre la formazione

di radici avventizie in una talea in cui le gemme vengono mantenute quiescenti. Tali condizioni si realizzano

mantenendo la base della talea a 18-22 °C, mentre la parte superiore è esposta all’ambiente 4-10°C.

- Nebulizzazione: usato per talee semilegnose ed erbace, consiste nel mantenere le talee con le foglie

costantemente umide per ridurre al minimo la traspirazione. In tal modo le talee vitali possono continuare a

svolgere la sintesi degli idrati del carbonio e degli ormoni rizogeni.

Una variante è il “fog mist”, l’umidità della serra viene mantenuta attraverso la produzione di una fitta nebbia.

- Cassone riscaldato: tecnica studiata apposta per l’olivo. Consiste in un bancale la cui base viene riscaldata da un

cavo termo-elettrico (o con circolazione di acqua calda) mantenendo costante la temperatura di 22-24*C. La

parte superiore del cassone viene chiusa con una pellicola di plastica per contendere l’umidità (riducendo la

traspirazione).

▪ MARGOTTA

- Si ottiene avvolgendo con una tela contenente terra un ramo e legando il sacco alle due estremità

- La parte di ramo a contatto con la terra emette radici avventizie. Il ramo viene poi tagliato

15

▪ MICROPROPAGAZIONE o PROPAGAZIONE IN VITRO

- Le tecniche di propagazione in vitro si avvalgono:

o Delle capacità delle gemme dormienti, degli apici o delle gemme ascellari di generare nuovi germogli, sotto

l’azione di citochinine in grado annullare la dominanza apicale (micropropagazione vivaistica)

o Della totipotenza (capacità di una cellula già differenziata di rigenerare una pianta completa) della cellula

somatica vegetale.

- Micropropagazione: consiste nel coltivare in vitro un espianto, preventivamente sterilizzato in condizioni

ambientali controllate e su substrati di crescita artificiali ==> Asepsi: uso di strumenti e materiali sterilizzati

o Dall’espianto si formano nuovi germogli, i quali, separati e trasferiti sul nuovo substrato, producono altri

germogli e via di seguito, con una capacità di moltiplicazione praticamente illimitata

o Quando i germogli hanno raggiunto il numero prestabilito vengono indotti a radicare

o Le nuove piantine sono trasferite alla fase di acclimatazione durante la quale riacquistano la capacità di

accrescersi in condizioni naturali

- Ha numerosi vantaggi:

o Moltiplicare specie a difficile radicazione in tempi e spazi ridotti, propaga specie a lenta moltiplicazione

o Programma più correttamente la produzione, svincola dai problemi ambientali-naturali

o ottiene un elevato standard sanitario e un alto numero di piante anche partendo da un esiguo quantità di

materiale, conserva genotipi a rischio di estinzione (conservazione del germoplasma)

- Fasi della micropropagazione:

1. Prelievo e sterilizzazione degli espianti: gli espianti sono gemme dormienti, meristemi apicali e laterali,

apici prelevati da germogli in accrescimento, sviluppati in condizioni ambientali igienicamente controllate.

Sterilizzazione con acqua corrente e poi in soluzione acqua + alcoole, infine messa della coltura in provetta

2. Stabilizzazione della coltura: assuefazione dell’espianto alle condizioni microambientali del vitro

3. Moltiplicazione dei germogli: nuovi germogli prodotti in 1 mese da un singolo germoglio: 1:5 fino a 1:15

4. Radicazione dei germogli: i singoli germogli sono trasferiti in substrato contenente solo auxina per radicare

5. Acclimatazione delle piantine: trasferite in alveoli con torba in appositi tunnel all’interno di serre. I tunnel

vengono progressivamente aperti: assuefazione alle condizioni ambientali, ripreso il funzionamento stomi

6. Substrato di coltura: Auxine: radicazione

Macroelementi (> 0,5 mM): N, P, K, S, Mg, Ca Citochinine: proliferazione

Microelementi (< 0,5 mM): Fe, Cu, Mn, B, Cl, Al Gibberelline: allungamento

Sostanze Organiche: zuccheri, vitamine, fitoregolatori

L’agar conferisce al substrato una certa consistenza e permette di mantenere le colture in verticale

7. Camera di crescita: luce (intensità, qualità e fotoperiodo) e temperatura sono le principali condizioni

ambientali: T a 22-25°C e fotoperiodo: 16h di luce e 8 di buio

- Problematiche: elevati costi di produzione, derivati dall’impiego di particolare attrezzature, elevata richiesta di

personale specializzato, contaminazioni funginee e batteriche, possibile varietà genetica e fenotipica delle

piante prodotte.

- Embriocoltura: tecnica di miglioramento genetico di specie e cultivar il cui embrione, al momento della

maturazione, è immaturo e quindi incapace di germinare in condizioni naturali.

- Organogenesi: i tessuti vegetali coltivati in vitro possono formare organi avventizi (germogli e radici). La

rigenerazione può avvenire direttamente da cellule differenziate o indirettamente da cellule disorganizzate

- Embriogenesi Somatica: processo di rigenerazione più complesso dell’organogenesi, nel quale le cellule

meristematiche acquisiscono competenza a differenziare contemporaneamente il polo radicale e il polo

caulinare del nuovo embrione. Gli embrioni somatici sono simili agli embrioni zigotici.

16

▪ INNESTO

- Operazione che permette di riunire in un unico individuo, due o più distinti genomi (bionti) a funzione

complementare rispettivamente per la parte aerea e per quella radicale.

- La parte destinata a fornire l’apparato radicale prende il nome di “ipobionte”, “soggetto” o “portainnesto”,

mentre la parte che costituisce la chioma viene chiamata “epibionte”, “oggetto”, “nesto” o “gentile”

- Materiale utilizzato: erbacei (< 1 anno), semilegnosi (portainnesto legnoso), legnosi (entrambi bionti legnosi)

- Scopi dell’innesto:

o Controllare le dimensioni del complesso genomico risultante (modifica del vigore, anticipo della messa a

frutto, superare la giovinilità)

o Ottenere i complessi genomici coi requisiti richiesti (adattamento all’ambiente, resistenza ai patogeni)

- Saldatura dell’innesto: l’innesto è un’operazione “traumatica”. I metodi di innesto possono essere assai

differenziati, ma tutti hanno alla base l’immediata risposta dei bionti alla ferita determinata dal taglio, con la

produzione di nuove cellule di tipo parenchimatico a partire dalle zone cambiali del nesto e del portinnnesto.

Cellule che nel giro di pochi giorni riempiono gli eventuali spazi vuoti tra i due bionti mettendoli in stretto

contatto. La velocità con cui questo processo avviene dipende dalla temperatura e dall’umidità.

- Fattori e condizioni determinanti l’attecchimento dell’innesto: intrinseci ed ambientali

o Affinità (compatibilità): permette ai tessuti cambiali di due genomi diversi di crescere contigui e collegati.

L’affinità è totale all’interno della stessa specie ma può estendersi a livello di famiglia con risultati molto

variabili e non prevedibili

o Polarità: l’orientamento dei tessuti. La mancata osservanza della polarità non compromette

l’attecchimento dell’innesto ma l’apice del germoglio tenta di ruotare per crescere verso l’alto. Si

determina una deformazione dei tessuti, un rallentamento della crescita, un ritardo dello sviluppo e molte

volte una strozzatura nel punto di innesto

o Allineamento e compressione dei tessuti, controllo della temperatura e dell’umidità: l’attecchimento è

garantito dalla corrispondenza delle fasce cambiali dei bionti. Stabilito l’allineamento bisogna fare in modo

che i tessuti rimangano fortemente appressati per evitare la formazione di sacche d’aria che

comporterebbero il rapido disseccamento delle cellule meristematiche

- Operazioni di innesto: Gli innesti possono essere classificati

o In funzione della capacità delle gemme del nesto di schiudere immediatamente (gemma vegetante), o dalla

necessità di un periodo di riposo (gemma dormiente)

o In funzione dello stato del soggetto e dalla posizione del nesto sul soggetto: sottocorticali (nesto tra

corteccia e legno del portainnesto) o itraxilematici (nesto nella corteccia e nel legno del portainnesto)

o In funzione del tipo di oggetto utilizzato: a gemma, a marza

o Altri tipi di innesto: ad arco, per approssimazione, microinnesto

- Epoche di innesto:

o Fine inverno: “occhio vegetante” (in primavera con gemme prelevate durante l’inverno)

o Fine estate: “occhio dormiente” (gemma quiescente ben lignificata che si svilupperà l’anno successivo)

- Gli innesti possono essere eseguiti a mano o a macchina (macchinari specializzati). Per coprire le parti di innesto

“scoperte” si usano mastici specifici. A livello amatoriale: vinavil diluito in acqua

- Problematiche:

o Topofisi: è l’influenza esercitata dalla posizione di un organo della pianta dal quale viene prelevato il

materiale di propagazione, nelle caratteristiche morfo-funzionali del nuovo individuo.

o Chimere d’innesto: sono piante che hanno origine da gemme avventizie occasionalmente formatasi dai

tessuti parenchimatici di entrambi i bionti nel punto di innesto

o Cambio: formazione di parenchima al posto dello xilema

17

o Iperplasia d’innesto: formazione di un ingrossamento nel punto di unione tra le due parti. Non è un

sintomo di disaffinità ma si viene a creare quando la parte epigea produce troppo rispetto alla quantità che

la radice è in grado di assorbire ed usare e quindi viene accumulata

o Disaffinità d’innesto: discontinuità dei tessuti dei tessuti dei bionti, morte improvvisa e rapida (superfici

nette e speculari)

✓ Totale: comparsa precoce (generalmente in vivaio) di alterazioni istologiche, sino a necrosi estesa del

parenchima tra soggetto e nesto

✓ Ritardata: scarsa lignificazione dei tessuti nella zona di unione, che risulta fragile: il distacco dei due

bionti può avvenire dopo molto tempo e per cause meccaniche

✓ Cause:

 interazioni biochimiche: idrolisi di prunasina, amigdalina o arbutina ad opera della β-

glucosidasipresente nel nesto

 malattie da virus (“tristezza” degli agrumi), micoplasmi, distanza botanica

- Cure dopo l’innesto:

o A gemma: taglio delle legature, da praticare nella parte opposta all’innesto e asportazione dell’apparato

aereo originale del portinnesto.

o A marza: taglio delle legature e scelta del germoglio o germogli da allevare.

- Scopi del sovrainnesto:

o Superare la disaffinità di una cultivar con un determinato portinnesto

o Indurre nanismo e aumentare la fruttificazione

o Aumentare la resistenza al freddo

o Migliorare l’ancoraggio

o Sostituire delle cultivar e delle specie Introdurre o sostituire una varietà impollinatrice

o Diagnosi della malattia da virus

o Riduzione del periodo giovanile

▪ PROPAGGINE

- Si ottiene piegando un giovane ramo facendolo passare per il terreno per poi riavvolgerlo verso l’alto con un

paletto. La parte sotto terra emette radici 18

19

LA SCELTA DEL MATERIALE VEGETALE: LA CERTIFICAZIONE GENETICO-SANITARIA

[1] I REQUISITI DEL MATERIALE DI PROPAGAZIONE

- Il vivaismo di piante legnose ornamentali è essenzialmente un’attività impegnata nella propagazione di

determinate specie e cultivar selezionate

- Il materiale di propagazione è il mezzo con il quale il vivaista inizia la produzione commerciale di piante. Per una

produzione di qualità il materiale deve possedere due requisiti: genetico e sanitario

▪ FONTE DEL MATERIALE VEGETATIVO

- Il primo stadio per iniziare un ciclo di produzione, oltre che le sementi, è dato dal materiale vegetativo di

autentica varietà e nella quantità desiderata. Questo materiale può essere reperito da:

- Collezioni: alcuni grandi vivai dispongono di collezioni in cui vengono poste varie specie e cultivar. Si tratta di

piante delle quali è nota l’esatta denominazione scientifica e l’origine.

Queste collezioni hanno anche una funzione culturale e di pubblicità dell’azienda vivaistica

- Campi di piante madri: si tratta di piante, di accertata rispondenza genetica e sanitaria, coltivate in apposite

aree del vivaio la cui funzione è quella di fornire talee e marze. A questo scopo possono essere allevate con

criteri particolari affinché forniscano talee migliori e in numero voluto

▪ REQUISITO GENETICO

- Nella propagazione delle piante si deve utilizzare il materiale di propagazione che corrisponde, nei limiti

accettabili dal mercato, al “tipo” di pianta che deve essere prodotto

- Il “tipo” può essere rappresentato da una cultivar, da una varietà botanica, da una specie, da un clone…

- Errori nel prelievo del materiale di propagazione si riflettono sulla omogeneità o meno delle piantine che ne

derivano. Questo compito è infatti affidato a personale qualificato che sia in grado di conoscere le cultivar e

notare eventuali cambiamenti presenti sulle piante coltivate

- Il vivaismo ornamentale moderno utilizza materiale di accertata e sicura natura genetica, proveniente da piante

madri controllate periodicamente

▪ REQUISITO SANITARIO

- Il materiale di propagazione deve essere esente da agenti patogeni

- Il controllo dello stato sanitario delle piante madri deve essere frequente e operato da Istituiti specializzati

[2] TECNICHE DI CONSERVAZIONE DEL MATERIALE DI PROPAGAZIONE E D’IMPIANTO

- Marze:

o Gli innesti estivi vengono effettuati subito dopo il prelievo di germogli provvisti di buone gemme a legno

già formate. Per evitare la disidratazione, i germogli sono conservati in celle frigorifere a 4°C in sacchi poliet

o Gli innesti invernali o primaverili vengono effettuati con rami lignificati raccolti in inverno (in gennaio) e

conservati in cella frigorifera a 2-4°C in sacchi di polietilene per mantenerle quiescenti

- La conservazione delle gemme è molto delicata e non va fatta in celle destinate ad uso promiscuo (come per la

conservazione frutta) che può contribuire ad innalzare il livello di etilene ed indurre cascola fogliare

- Portainnesti ed astoni:

o Dopo l’estirpazione dalla ceppaia (dei portainnesti) o dal vivaio (portainnesti innestati ed astoni) il

materiale viene selezionato (calibro per i portainnesti e classe commerciale degli astoni) e confezionato in

mazzi opportunatamente etichettati. 1 etichetta a pianta

o La conservazione del materiale d’impianto può avvenire all’aperto o in apposite “tagliole” o in celle

frigorifere in modo tale da mantenere UR al 90-95% e 0°C T per rallentare o bloccare la respirazione e la

traspirazione della pianta 20

LA VIVAISTICA ORNAMENTALE

[1] CENNI STORICI

- Le richieste di piante per allestire parchi e giardini fino al 1700 era limita e riguardava le dimore dell’aristocrazia;

in questo periodo non è ancora presente un’attività vivaistica, di propagazione delle piante

- I vivai iniziano a prendere forma nella metà del 1800 grazie a diversi fattori:

o Forte interesse per le piante e la botanica

o Raccolta di specie nuove in particolari serre a scopo scientifico

o Nascita dei primi parchi pubblici nelle metropoli europee

- Verso la fine del 1800 si hanno le prime grandi esposizioni di piante e fiori. Il commercio delle piante si fa

intenso ed assume un ruolo attivo nell’ambito delle attività vivaistiche

- Nei primi decenni del 1900 il vivaismo assume una vera e propria identità economica e professionale. In Italia si

delineano i centri di maggiore produzione.

- Nella prima fase storica i vivai producono soprattutto piante agrarie, dal 1920 aumenta la produzione di piante

ornamentali

- L’attività vivaistica si è evoluta molto rapidamente in questi ultimi decenni passando da sistemi produttivi di

tipo tradizionale, a gestione spesso familiare, a modelli organizzativi tipicamente industriali. Questo ha

permesso di aumentare la capacità produttiva e di raggiungere una non trascurabile innovazione tecnologica

- Il settore continua a innovare le produzioni: i vivai si specializzano su poche specie e diversificano le tipologie

dei prodotti per rimanere competitivi con un buon rapporto qualità/prezzo, per poter rispondere a richieste

particolari

[2] IL VIVAISMO ORNAMENTALE

- Vivaismo: settore dell’agricoltura che si occupa della produzione di piante, con determinati requisiti di ordine

genetico e sanitario, da destinare alla realizzazione di impianti arborei, arbustivi ed erbacei con finalità diverse

- Il prodotto dei vivai: intera pianta che costituisce la materia prima per l’inizio di altri processi produttivi

- Vivaistica: l’insieme delle conoscenze tecniche e scientifiche e delle esperienze sperimentali e pratiche inerenti

l’intera fase produttiva che si svolge nel vivaio

- Vivaismo ornamentale: produzione di un assortimento di piante arboree e arbustive (in minor quantità erbacee)

per la costruzione di giardini di varia natura ed estensione, parchi, alberature stradali o altre aree verdi.

o Il suo sviluppo dipende principalmente dalle condizioni socioeconomiche della popolazione, da un alto

grado di organizzazione aziendale e dal ruolo che il verde pubblico e privato riveste nell’assetto territoriale

o Sta assumendo una consistente importanza come attività economica nazionale sebbene presenti ancora

forti connotazioni regionalistiche. Inoltre, non è oggetto di sistematiche ed organiche rilevazioni statistiche

o Produzioni di piante ornamentali: 32% arboree, 38% arbusti e rampicanti, 30% materiale da riproduzione

non propriamente ornamentale (fruttiferi e olivi)

[3] IL VIVAISMO IN ITALIA

Le principali località italiane in cui è sviluppata l'attività vivaistica sono le seguenti:

- Pistoia e pistoiese (con Pescia e altri centri minori) - Lago Maggiore

- Saonara (e dintorni) - La Liguria e la Versilia (in particolare per i fiori)

- Canneto sull'Olio (cannetese) - Il trevigiano (in particolare le zone di Riese)

- Brianza (Lombardia zone dei laghi e alta pianura) - Il Ferrarese e la Romagna (frutticoltura)

- San Benedetto del Tronto - Il Lazio (Torsanlorenzo, ecc.)

- Ca' de Fabbri (Bologna) - La Sicilia (soprattutto per l'agrumicoltura)

21

ORGANIZZAZIONE E STRUTTURA DELL’AZIENDA VIVAISTICA

- È un’azienda agricola con una peculiare fisionomia strutturale e produttiva destinata alla produzione (e

propagazione) di piante arboree e arbustive ornamentali da esterno e alle relative operazioni colturali prima

della loro messa a dimora.

o Le aziende vivaistiche sono ubicate in particolari zone nelle quali si verifica una appropriata combinazione

di diversi fattori: terreno, clima, professionalità degli imprenditori, personale specializzato, tradizione

o Dimensioni: 1-2 ettari

- Le aziende moderne sono costituite da varie parti in relazione alle fasi della coltivazione e della

commercializzazione. Esse sono interdipendenti in rapporto al tipo di produzione, alla gamma delle specie

coltivate, all’ordinamento vivaistico in atto. Queste parti sono:

o Centro aziendale Nella maggioranza delle aziende vivaistiche si ha questa configurazione

o Centro di propagazione tipica che può comunque variare con le diverse finalità produttive e

o Area di coltivazione con la differente ampiezza economica

[1] SCELTA DELLA LOCALITÀ

▪ CLIMA E TERRENO

- Le diverse zone vivaistiche si differenziano, oltre che per l'ubicazione geografica, anche per particolari condizioni

pedologiche o climatiche, per il sistema di allevamento, per le specie coltivate e per il mercato a cui si rivolgono

- Le condizioni pedologiche e climatiche che favoriscono l'attività vivaistica sono:

o L’assenza di forti correnti d'aria o avversità climatiche sfavorevoli (come le frequenti grandinate, trombe

d'aria prolungata siccità, ecc.)

o Un clima possibilmente mite, senza eccessive escursioni termiche durante l'anno

o La presenza di terreno sciolto profondo con sottofondo drenante (per piante allevate per la vendita a

"radice nuda"), o terreni argillosi per le piante allevate in zolla

- Attualmente, dato il diffondersi della coltivazione in contenitore (vaso in plastica, "plant-plast", fitocelle, ecc.),

la qualità del terreno non è più determinante in quanto il substrato di coltivazione viene appositamente

prodotto sulla base delle effettive esigenze di ogni singola specie coltivata.

- È da osservare che il vivaismo in vaso, se praticato in modo corretto e rispondente a caratteristiche ed esigenze

di ogni specie, offre la possibilità di dilazionare notevolmente i periodi per la messa a dimora delle piante,

aumentando di molto la percentuale di attecchimento.

▪ UBICAZIONE

- Le superfici da adibire alla coltivazione è bene siano collocati in luoghi facilmente accessibili.

- È da osservare poi che molti vivai fanno bella mostra di sé (qualora siano ben tenuti), lungo le principali arterie

stradali e autostradali, o in prossimità di centri commerciali, concorrendo a far conoscere ed apprezzare

l'azienda.

▪ ESPOSIZIONE

- È inutile ricordare che l'esposizione più favorevole (qualora il terreno non sia pianeggiante) è quella a sud, che

consente al terreno di riscaldarsi di più e più a lungo, favorendo l'attività vegetativa delle piante.

- Altrettanto utile risultano ripari dai venti freddi, costituiti o da rilievi collinari o montuosi prossimi al vivaio, o da

frangivento vivi o morti, quali sistemi di siepi, terrapieni, cannicciati, muri, ecc.

▪ VIABILITÀ

- La buona viabilità deve permettere la rapida circolazione delle macchine e rendere minimi i percorsi.

22

- La superficie deve essere pertanto divisa in appezzamenti regolari come, ad esempio, mediante un sistema di

viali paralleli ed ortogonali.

- Ogni appezzamento può così venire numerato e contraddistinto con targhe che indichino le specie, i

portainnesti o le varietà coltivate.

- Ogni azienda dovrà poi disporre di una mappa del vivaio corrispondente alla reale organizzazione degli spazi.

- Un'organizzazione chiara e semplice del vivaio favorisce gli operatori sia nelle attività di produzione che nella

rapida evasione degli ordini al momento della vendita

[2] ORGANIZZAZIONE AZIENDALE

▪ CENTRO AZIENDALE

- Parte dell’azienda possibilmente disposta al margine di una via di comunicazione, in cui sono dislocati gli uffici,

l’abitazione dell’imprenditore vivaista, i magazzini, le officine, la zona per la spedizione, l’eventuale giardino-

mostra per la clientela.

- La disposizione di queste varie parti si basa su criteri di funzionalità e di massima agibilità delle macchine per

eseguire il carico e lo scarico delle piante

- Il piazzale di carico può essere con buca (grande fossa in muratura nel quale può entrare l’automezzo) o con

pianale di carico (zona sopraelevata in cui il piano corrisponde a quello dell’automezzo)

▪ CENTRO DI PROPAGAZIONE

- Comprende un insieme di strutture adibite alla fase produttiva basilare: la propagazione delle piante

- Annessi al centro vi possono essere i campi che accolgono le piante madri (presenti tipicamente nelle aziende

sperimentali degli Istituiti di Ricerca e raramente nei normali vivai)

- Nell’azienda vivaistica le serre in vetro o in plastica sono utilizzate, oltre che alla propagazione e

l’acclimatazione, anche per la protezione di alcune specie dalle basse temperature invernali

- Serre di nebulizzazione: ambienti protetti destinati alla radicazione delle talee provvisti di bancali. La

nebulizzazione consente sia di limitare la traspirazione delle talee che di controllarne la temperatura. Sono

presenti impianti per il riscaldamento basale del substrato (influenza anche l’aria soprastante proteggendo le

talee dal freddo) e strumenti per il controllo della temperatura e dell’umidità della serra

- Serre per l’acclimatazione e l’inverdimento delle talee radicate: gli impianti determinano minori possibilità di

controllo delle condizioni climatiche: provviste o meno di bancali sopraelevati, di un sistema di umidificazione,

di ombreggiamento e riscaldamento di soccorso.

- Altri elementi:

o Cassoni: usati per la propagazione di specie ornamentali più facili a radicare e in minor quantità rispetto

alle serre fisse in vetro

o Protezione temporanee: praticabili (costruite in modo che l’operatore possa lavorarvi internamente,

proteggono dal freddo) o non praticabili (forma semicilindrica, piccole dimensioni)

o Ombrario: struttura di semplice installazione, adiacente alle serre, avente lo scopo di ridurre nella fascia di

terreno sottostante, la radiazione solare

o Settore invasatura: porzione di vivaio, in genere al coperto, in cui vengono disposti i materiali per la

formazione del substrato colturale, i contenitori e l’invasatrice

▪ AREA COLTIVAZIONI

- Area di maggiore espansione rispetto alle altre. Sono presenti le varie specie coltivate, disposte secondo vari

schemi e successione colturale. Presenta le seguenti caratteristiche:

o Rete viaria efficiente e proporzionata alla natura dei trasporti, al tipo di produzione in base alle dimensioni

e al grado di meccanizzazione

o Impianti di irrigazione, sistemazione idraulico-agraria, appezzamenti irregolari

23

[3] IL VIVAIO IN PRATICA

▪ SEMENZAIO

- È adibito alla riproduzione delle piante (portainnesti, varietà da seme, specie selvatiche per rimboschimento,

ecc.), partendo dal seme. Per facilitarne la germinazione, soprattutto nelle zone più fredde, si fa spesso uso di

letti caldi o semi caldi.

- Il comune semenzaio è costituito da parcelle di terreno, spesso delimitate da mattoni o assi in legno, di

ampiezza e dimensioni adatte a consentire l'esecuzione dei lavori (normalmente non più larghi di 150 cm).

- In queste parcelle spesso è presente un sottofondo in materiale drenante (es.: ghiaia), su cui posa il substrato di

coltivazione, generalmente costituito da sabbia di fiume o sabbia mista a terriccio.

- I semi delle piante legnose vengono precedentemente sottoposti a stratificazione e seminati quando mostrano

già i primi stadi di germinazione.

- L'epoca varia a seconda della specie e della località. Nel Nord Italia la semina della maggior parte di essenze

legnose avviene a fine inverno.

- La semina può avvenire a spaglio o a righe, con una densità che dipende dalla fittezza che si intende ottenere. I

semi di alcune specie possono altresì venire seminate direttamente a dimora (specie a rapido accrescimento),

oppure in contenitori alveolari.

- Sparso il seme lo si ricopre con un leggero strato di terriccio sabbioso, comprimendolo leggermente. Utili

possono rivelarsi protezioni costituite da teli leggeri e permeabili, quali il "tessuto non tessuto".

- Quando i cotiledoni emergono, si iniziano le operazioni di diradamento, eliminazione delle infestanti,

concimazioni, interventi antiparassitari.

- Durante la primavera le piantine più sviluppate potranno essere invasate in appositi contenitori, oppure

rimanere nel semenzaio fino all'autunno in cui saranno pronte per la messa a dimora. Le piantine meno

sviluppate o mal formate possono essere tagliate a pochi centimetri dal suolo per stimolare la crescita di un

nuovo germoglio più vigoroso e regolare.

▪ BARBATELLAIO

- Ospita le talee (talee semplici o innesti-talea), che una volta radicate si chiameranno barbatelle

- Le talee vengono disposte in file semplici opportunamente distanziate e poste in cassoni, analogamente a

quanto avviene nei semenzai, o in appositi contenitori (cassettine, vasetti, "pack", "multipot", fitocelle)

- La piantagione delle talee avviene conficcando la loro parte basale nel terreno o substrato di radicazione.

- L'anno successivo le talee saranno trapiantate in nestaio o direttamente a dimora. Questa struttura è spesso

dotata di sistema di climatizzazione o, quanto mento di un impianto di nebulizzazione e protezione dall'eccesso

di evapotraspirazione e di luce, dal freddo e dagli sbalzi di temperatura.

▪ NESTAIO

- È la parte del vivaio destinata ad accogliere le piantine (talee o piantine ottenute da seme) che devono essere

innestate. Tra pianta e pianta deve esserci lo spazio necessario a consentire le operazioni di innesto.

▪ PIANTONAIO

- Vi vengono poste le piantine provenienti dal semenzaio o dal barbatellaio o dal nestaio, in attesa di essere

collocate a dimora

o I giovani fruttiferi vengono lasciati nel piantonaio finché non avranno raggiunto un sufficiente sviluppo

o Altre specie vi rimangono in attesa di essere coltivate in appositi contenitori o nel vivaio in piano campo per le

successive fasi di allevamento 24

LA PRODUZIONE VIVAISTICA ORNAMENTALE

[1] I PRODOTTI VIVAISTICI

- I prodotti del vivaismo sono principalmente piante adatte a vivere in ambienti temperati o temperato-freddi

- Vi è anche una produzione ottenuta in ambienti protetti la cui destinazione sono i paesi tropicali e subtropicali

- I prodotti vivaistici si possono classificare secondo:

- La tecnica di propagazione: semenzali, piantine (autoradicaate, innestate, micropropagate), portainnesti da

seme (variabilità genetica più o meno marcata in base alla specie) o clonali (propagazione agamica)

- La tecnica di trapianto:

o Piante con zolla: provviste del pane di terra attorno

o Piante a “radice nuda”: anche dette “piante scosse”

o Piante in contenitore: coltivate in appositi recipienti (tipicamente di plastica) facilmente trasportabili ed è

possibile effettuare la loro piantagione in piena terra in qualsiasi epoca dell’anno

- Le dimensioni:

o Piante piccole (giovani piante): < 2 anni di età. Piantine autoradicate, i semenzali, conifere nane

o Piante di medie dimensioni: la maggior parte coltivate nei vivai. Arbusti da fiore, sempreverdi e rampicanti

o Piante di grandi dimensioni

o Piante allevate isolate di dimensioni particolari: alberi che richiedono speciali tecniche colturali,

particolarmente per la fase di trapianto. Piante “a pronto effetto” o “esemplari”. Tipica produzione

vivaistica ornamentale pistoiese

- La forma della chioma:

o Piante con forma naturale: senza tecniche di allevamento o potature particolari

o Piante con forma artificiale: a cono, ad alberello, a palla, a spirale, a spalliera

o Piante “composite”: costituite da più varietà dello stesso soggetto, in genere formate da tre parti diverse

- L’altezza: Minialberetti (40-60cm), Piante a mezzo fusto (0,80-1,20m), Piante ad alto fusto (2-2,50m)

- Il grado di accrescimento: rapido/medio/ridotto accrescimento. Utile per stabilire le idonee distanze di

piantagione in vivaio ma anche per la giusta collocazione nelle aree verdi

[2] ASPETTI QUALITATIVI DELLA PRODUZIONE VIVAISTICA ORNAMENTALE

Gli elementi di valutazione per stabilire la qualità delle piante in vivaio posso essere i seguenti:

- Altezza della pianta: 1,20m-1,40m, 1,40-1,60m (determina il prezzo)

- Circonferenza del fusto: 18-20cm, 20-22 cm

- Conformazione: struttura scheletrica

- Densità di ramificazione

- Colore e lucentezza del fogliame

- Condizione fitosanitarie

- Preparazione al trapianto

- Rispondenza genetica

- Circonferenza della chioma in piante allevate ad alberetto

[3] LE TIPOLOGIE DELLE PIANTE

- Il materiale vivaistico deve essere uniforme all’interno di ciascuna partita e non presentare segni di

disidratazione (raggrinzimento radicale, avvizzimento organi epigei), danni meccanici dovuti all’estirpazione in

vivaio, ferite da grandine non cicatrizzate 25

- Gli astoni innestati non devono derivare da reinnesto di materiale non attecchito o invenduto nelle precedenti

stagioni. La saldatura del punto d’innesto deve essere integra

▪ TECNICHE DI ALLEVAMENTO E PRODUZIONE DEGLI ASTONI IN VIVAIO

- L’astone è caratterizzato non solo dalle dimensioni (altezza e calibro del fusto), ma soprattutto dalla quantità e

qualità dei rami anticipati che lo rivestono. Si preferiscono:

o Pianta con asse centrale di buon calibro e rami anticipati disposti a spirale partendo da 50 cm dal colletto,

con un primo giro di 4-5 rami vigorosi inseriti ad angolo ampio e rami corti soprastanti

o Forme contenute ma ricche di rami anticipati per ridurre i tempi e i costi di entrata in produzione

- Per riuscire ad ottenere tali piante sono fondamentali un’oculata gestione degli apporti nutritivi nel corso della

stagione e l’utilizzo di tecniche in grado di favorire l’emissione dei rami anticipati, in modo differenziato, a

seconda della specie e della varietà

- Gli astoni preformati si ottengono in due stagioni di crescita: una del portainnesto e una della pianta innestata,

che nella seconda stagione grazie alla spinta vegetativa del getto d’innesto, ramifica abbondantemente

- Rispetto all’astone nudo (privo di anticipati) l’astone preformato offre al frutticoltore innegabili vantaggi ma

viene a costare circa il 20-30% in più perché richiede maggiori cure in vivaio, durante l’allevamento e in

magazzino

▪ TECNICHE DI GESTIONE E QUALITÀ DEGLI ASTONI

- Una buona e precoce lignificazione degli astoni si può ottenere con una gestione oculata della concimazione,

sospendendo in piena estate gli apporti di azoto e distribuendo adeguate quantità di fosoforo, potassio, Mg…

- Trattamenti rameici per accelerare la defogliazione e micorrizici per un migliore sviluppo radicale

- Per ottenere piante di buona qualità le operazioni di estirpazione devono essere eseguite tenendo conto che:

o Piante estirpate quando ben lignificate e in riposo vegetativo e il terreno è in tempra (< danni radicali)

o Le macchine estirpatrici devono esser ben regolate (profondità e dimensione del taglio, inclinazione delle

lame e velocità di avanzamento) in modo da limitare i danni alle radici

26

LA COLTIVAZIONE IN PIENO CAMPO

[1] INTRODUZIONE

- La tecnica di coltivazione in piena terra ha un ruolo fondamentale e insostituibile per buona parte della

produzione vivaistica in particolare degli alberi ornamentali “pronto effetto” (sono necessari 10-20 ani)

- Questo tipo di produzione è influenzato da particolari caratteristiche di terreno e di clima oltre che da una

qualificata esperienza professionale

- L'impianto delle colture arboree in vivaio avviene normalmente a fine inverno, nel caso di semenzaio o di

barbatellaio, o da novembre a marzo evitando i periodi più freddi), nel caso di nestaio e piantonaio

- L’Italia ha il primato in questa produzione in quanto le sue condizioni pedo-climatiche difficilmente si

riscontrano in altre regioni d’Europa

[2] L’AMBIENTE PEDO-CLIMATICO

- Dovendo consentire e soddisfare le molteplici necessità delle piante coltivate, i vivai si sono sviluppati in aree

aventi un clima mite con minime termiche di pochi gradi sotto lo zero nel periodo invernale (-3/-6°C), con

piovosità non inferiore ai 1200 mm/l’anno

- In linea generale un terreno agrario è adatto alla coltivazione vivaistica se presenta le seguenti caratteristiche:

o Abbastanza profondo (80-120cm), privo di scheletro e di Sali solubili in eccesso

o pH neutro (6,6-7.3). Il valore deve essere controllato ogni anno dato che concimazioni e fertilizzanti chimici

aumentano l’acidità del suolo

o Tessitura equilibrata, struttura grumosa stabile, facilmente permeabile all’acqua e all’aria

o Adeguata capacità idrica, provvisto di sostanza organica e di elementi nutritivi allo stato assimilabile

o Dotato di buona attività biologica, di una adeguata capacità di drenaggio e ubicato in zona pianeggiante

[3] L’IMPIANTO DI UNA COLTURA ARBOREA ORNAMENTALE

- Le operazioni per l’impianto di un vivaio di piante ornamentali legnose sono riconducibili a due fondamentali

operazioni agronomiche: la sistemazione del terreno e la piantagione. Interventi volti ad ottenere la massima

espressione delle caratteristiche di una coltura

- Approvvigionamento delle piante: non tutte le aziende vivaistiche sono in grado di soddisfare le loro esigenze

per quanto concerne il materiale d’impianto, che può essere acquistato presso vivai specializzati

- Preparazione della base agronomica:

o Sistemazione idraulico-agraria: suddivisione della superficie aziendale in appezzamenti uniformi, adatti alla

meccanizzazione, orientamento NS e predisposti per lo smaltimento delle acque meteoriche (no ristagni)

o Ripulitura (e livellamento) dell’appezzamento: dai residui della coltura precedente

o Aratura: almeno a 50 cm di profondità per migliorare la fertilità ed interrare le erbe infestanti

o Concimazione d’impianto: particolarmente necessaria per colture legnose a media e lunga durata. Si

preferisce il letame (350-400 q/ha) o in alternativa altri concimi organici. Pacciamatura infestanti inter-fila

- Sistemi di piantagione: riconducibili a due tipi fondamentali

o A blocchi uniformi o specializzati: coltivata una sola specie o piante dello stesso raggruppamento aventi

stessa età, dimensioni ed esigenze colturali e vendute nella stessa campagna commercializzazione

o Mista: caso più frequente. Si hanno nello stesso appezzamento cultivar differenti per forma, età ed

esigenze luminose e colturali. Si hanno diverse soluzioni:

✓ Piantagioni a filari alternati di due specie: si crea un “volume di chioma interrotto”

✓ Piantagioni a filari alternati da due e più filari di altre specie

✓ Filari di specie diverse: per ottenere produzioni pregiate

27

- Distanze di piantagione: la scelta delle distanze di piantagione in vivaio si basa sui seguenti elementi:

o Conoscenza della vigoria e della forma che assumerà la pianta durante il suo accrescimento negli anni

o Tempo di permanenza nel vivaio, necessità o meno di effettuare trapianti di diradamento

o Gli schemi di piantagione più diffusi sono a rettangolo (con le piante poste ai vertici di un rettangolo) e a

quinconce (con le piante situate ai vertici di un triangolo equilatero)

- La piantagione: per le giovani piante avviene scavando, nel punto stabilito, in base alla distanza interfilare sulla

fila, una buca di dimensioni leggermente superiori a quella del pane di terra. Nel caso di trapianti di piante che

hanno discrete dimensioni e che sono già allevate in vivaio si procede all’ancoraggio

- Cicli colturali: la durata di ciascun modello colturale è in funzione soprattutto delle richieste di mercato che a

loro volta influenzano la programmazione produttiva aziendale annuale. Piante annuali, biennali e poliennali

o La stanchezza del terreno (grave problema del vivaismo) è determinata da varie cause concomitanti, quali:

eccessivo impoverimento del suolo, accumulo di tossine secrete dalle radici, diffusione di patogeni e

parassiti (nematodi in particolare)

o Al fine di ridurre gli effetti negativi delle ripetute coltivazioni sullo stesso campo è consigliabile avvicendare

specie aventi cicli produttivi di differente durata, alternati ogni 10-15 anni da sovesci di leguminose.

[4] LA POTATURA E LE FORME DI ALLEVAMENTO

- Le piante arboree coltivate per scopi ornamentali possono presentare due tipi sostanzialmente diversi di

conformazione della parte aerea: naturale oppure più o meno modificata

- La potatura in vivaio è prevalentemente di formazione e ha lo scopo di controllare e modificare l’habitus

vegetativo per mantenere il massimo effetto decorativo:

o Stimolare o ritardare il ritmo di sviluppo della pianta

o Esaltare determinati caratteri di interesse ornamentale con particolare riguardo alla forma della chioma

o Soppressione e spuntatura dei rami, raccorciamento dei giovani fusti, cimatura, controllo del “leader”,

scacchiatura (eliminazione di tutti i rami del portainnesto che si trovano sotto l’innesto)

- Le forme di allevamento: geometriche tradizionali (cono, cubo, piramide, palla), geometriche nuove (richiedono

maggiore tempo ed impegno: spirale, ombrelli…), forme “pompon” o macrobonsai, forme raffiguranti animali,

oggetti, lettere ed altro

[5] LE TECNICHE COLTURALI

- Scopo: porre le colture nelle condizioni agronomiche ottimali per raggiungere uno sviluppo vegetativo

equilibrato ed armonico della chioma e dell’apparato radicale che deve essere predisposto al trapianto

- Eliminazione delle erbe infestanti: la gestione delle infestanti in vivaio è basata su tre punti principali:

o La totale eliminazione delle infestanti è controproducente perché favorisce in tempi brevi la comparsa di

specie di sostituzione ancora più difficili da controllare

o Controllo dello sviluppo delle malerbe in modo tale che non siano competitive per la coltura in atto

o Metodi indiretti: lavorazioni meccaniche, rotazioni, impiego di letame maturo, inerbimento, pacciamatura)

o Metodi diretti: quando estremamente necessari, con erbicidi a bassa tossicità

- Miglioramento della fertilità chimica del terreno: per esaltare i caratteri ornamentali e la crescita delle gemme a

fiore, migliorare la crescita dell’albero e aumentare il volume fogliare

- Miglioramento del microclima: irrigazioni (più che altro di soccorso), lavorazioni e areazioni al terreno (creando

piccoli solchi interfilari per evitare i ristagni idrici) e protezione delle colture dagli eccessi luminosi e termici

- Interventi antiparassitari: (insetticidi, anticrittogamici…)

28

LA COLTIVAZIONE IN CONTENITORE

[1] INTRODUZIONE

- La tecnica di coltivazione in contenitore consiste nell’allevare le piante in un substrato artificiale posto in un

adatto recipiente. Applicata per la produzione di:

o Piante giovani e piante di età superiore ad 1 anno

o Alberi ed arbusti formatisi nel vivaio in piena terra

- I principali aspetti tecnici caratteristici della coltivazione in contenitore:

o Le piante non richiedono particolari interventi per il trapianto e possono essere piantate in qualsiasi

periodo dell’anno (esclusi periodi eccessivamente caldi o freddi) senza comprometterne l’attecchimento

o Le piante sono ben maneggevoli, possono sostare nei magazzini e nei garden center senza richiedere

eccessiva manutenzione e sono pronte per la spedizione in qualsiasi momento

o È possibile spostare l’epoca di piantagione in caso di eventi particolari, climatici o di altra natura, senza

pregiudicarne la sopravvivenza

o Le operazioni colturali si apprestano ad essere standardizzate e meccanizzate ed è facilitato il trasporto

o Le piante vivono in un substrato artificiale cosicché la produzione può essere più facilmente controllata

rispetto a quella che avviene in piena terra

- Aspetti critici: bilancio idrico (e nutrizionale), temperatura del substrato (in funzione di volume e colore),

andamento delle radici (spiralizzazione)

- Il 90% delle radici si trova nei primi 30-40 cm di terreno. Nelle colture in contenitore le radici tendono a

spiralizzare intorno alle pareti, con problemi al trapianto. Strategie per condizionare lo sviluppo radicale:

o Uso di contenitori “innovativi” (sagomati e/o traforati)

o Trattamenti chimici (alla radice e/o al vaso) con idrossido di rame o vernici resinose

o Cure colturali (re-invasatura)

- Il ciclo di produzione delle piante in contenitore ha una durata diversa in relazione al tipo di prodotto che si

vuole ottenere. Stabilito questo, il vivaista deve predisporre un insieme di operazioni e di mezzi:

1. Sistemazione dell’area colturale 4. Collocazione delle piante in contenitore nell’area

2. Preparazione del substrato colturale

3. Invasatura 5. Cure colturali

- La coltivazione in contenitore può avvenire:

o In pien’aria: irrigare quando necessario e ricerca di nuove soluzioni della base colturale

o In ambiente protetto: con controllo parziale o totale dei fattori climatici

[2] L’AREA COLTURALE

- L’area colturale costituisce la “base territoriale” nella quale le piante in contenitore sostano per un determinato

periodo di tempo (in relazione alle richieste di mercato), in genere non inferiore ad un ciclo vegetativo.

Deve essere realizzata in modo tale da poter raggiungere i seguenti obiettivi:

o o

Disponibilità di acqua per l’irrigazione Ottenere un ambiente microclimatico

o Possibilità di eliminare l’acqua piovana e di favorevole alla crescita delle piante

o

irrigazione superflue Poter essere utilizzata per più cicli produttivi

o o

Impedire la crescita delle infestanti Essere facilmente accessibile ai mezzi di

trasporto, non danneggiare il terreno

- Copertura del terreno con polietilene nero, con ghiaia e materiali simili, con telo antialga, non copertura terreno

29


PAGINE

40

PESO

1.94 MB

PUBBLICATO

4 mesi fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Argomenti trattati:
- Struttura dell’albero
- il miglioramento genetico nelle piante arboree
- metodi di propagazione
- la scelta del materiale vegetale: la certificazione genetico-sanitaria
- la vivaistica ornamentale
- organizzazione e struttura dell’azienda vivaistica
- la produzione vivaistica ornamentale
- la coltivazione in pieno campo
- la coltivazione in contenitore
- il trapianto
- preparazione delle piante e spedizione
- qualità del materiale vivaistico: standard di produzione

Voto ottenuto: 30


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze della produzione e protezione delle piante
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher simone.raspagni di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Vivaismo arboreo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Bassi Daniele.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea magistrale in scienze della produzione e protezione delle piante

Fisiopatologia Vegetale
Appunto
Sistemi colturali arborei
Appunto
Biotecnologie Microbiche Vegetali
Appunto
Mappe di Virologia e biotecnologie fitopatologiche
Appunto