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Vita Nova

Opera minore di Dante Alighieri, probabilmente scritta tra il 1292 e il 1294. È un prosimetro, cioè un’opera scritta nella forma mista di prosa e versi.

Incipit

Nell’incipit Dante dichiara di voler inserire all’interno del suo libello una rubrica, chiamata Incipit Vita Nova. L’espressione Vita Nova potrebbe avere due interpretazioni differenti:

  • Vita rinnovata grazie all’intervento di Beatrice
  • Vita poetica giovanile

Proemio

Nel proemio il poeta sviluppa il concetto di memoria. Inaugura la Vita Nova con l’immagine di due libri: uno con sede nella memoria, immateriale; l’altro concreto e trascritto, che è, appunto, il libello. Si rifà alla simbologia medievale del libro (immagine del mondo armonicamente strutturato da Dio e sacralità dei testi su cui si fonda il Sapere). Il libro della memoria rappresenta l’esigenza di dotare di senso l’esperienza personale in una prospettiva intellettuale. Dante mantiene questo topos della cultura medievale fino alla conclusione, in cui vi è la visione di Dio nell’universo.

Spazio onirico

Allo spazio onirico, invece, Dante affida più significati: il passaggio a un Amore temperato dal consiglio di Ragione, la premonizione del passaggio da amore lieto a evento doloroso, la profezia della morte di Beatrice.

Il numero nove

Fin dall’avvio della narratio spunta il numero nove, numero amico di Beatrice. Questo numero ha molti significati:

  • È il simbolo della Trinità (poiché è il quadrato di tre) —> Beatrice = miracolo
  • Nove sono le sfere celesti e i cori angelici loro preposti

Nel corso della narrazione il numero nove comparirà moltissime volte.

Il nome di Beatrice

Il nome Beatrice rappresenta la radice della cosa che designa: colei che infonde beatitudine.

Prima apparizione di Beatrice

La possibile data dell’evento potrebbe essere la primavera del 1274 (Primavera = stagione dell’Amore e della Creazione). Al primo incontro con Beatrice Dante ha 9 anni e lei 8 anni e 4 mesi di vita. Beatrice indossa una cinta (che indicata una condizione di donna non sposata) e un vestito color sanguigno (legato al lutto = un rosso virato al nero). La scena dell’incontro è caratterizzata da un forte crescendo emotivo, riflesso nelle frasi latine che gli spiriti che si incontrano si scambiano.

Intervengono infatti tre spiriti:

  • Spirito vitale: ha sede nel cuore. Dice “Ecco il Dio (= Amore) più forte di me, che al suo arrivo diverrà mio padrone!”
  • Spirito animale: ha sede nel cervello. Dice “È finalmente apparsa la vostra beatitudine!”
  • Spirito naturale: ha sede nel fegato e nello stomaco. Dice “Ah, misero me, che d’ora in poi sarò spesso impedito!”

A partire da questo primo incontro Amore comanderà l’anima di Dante. Beatrice viene chiamata Angiola (=forma femminile di “angelo”). Dante riprende la citazione omerica “Ella non pareva figlia di uomo mortale, ma di Dio”.

Seconda apparizione di Beatrice

Avviene nove anni dopo. Dante ha 18 anni. Beatrice è vestita di bianco e si trova in mezzo a due donne più anziane d’età. Beatrice questa volta lo saluta e a Dante pare di vedere, a seguito di questo saluto, tutte le beatitudini. Il primo saluto di Beatrice verso Dante avviene alle 15 (cioè all’ora nona, poiché le ore del giorno si contavano a partire dalle 6). È anche l’ora della morte di Cristo. Dopo il saluto, Dante si allontana e va nella sua stanza per una rielaborazione interiore dell’esperienza. In questo frangente ha la prima visione: in una nuvola di color fuoco, c’è un signore che gli dice “Io sono il tuo Signore” (=riferimento al primo comandamento). Il signore in questione è Amore, che nelle braccia tiene una persona che dorme nuda, avvolta in un drappo insanguinato, in cui Dante riconosce Beatrice. Amore in una mano tiene qualcosa che arde e dice a Dante “Guarda il tuo cuore”. Dopodiché a Dante pare che la persona dormiente si svegli e che il signore le faccia mangiare quella cosa che arde (=il cuore) —> motivo del cuore mangiato = rielaborazione laica dell’Eucarestia. La donna poi inizia a piangere e se ne va verso il cielo. L’ora della visione è tra le 21 e le 22.

Capitolo 1

Pensando a ciò che gli è apparso Dante decide di comunicarlo ai famosi trovatori del tempo. Scrive allora un sonetto, in cui intende salutare i fedeli (sudditi) dell’Amore, per far loro giudicare la visione. Il sonetto che scrive si intitola “A ciascun’alma persa”. È diviso in due parti, in cui Dante inaugura nella letteratura volgare d’Italia l’auto-commento. Divide infatti ogni capitolo in due parti: la prima composta dal componimento poetico, la seconda in cui ne spiega la divisione e il significato.

Capitolo 2

A questo sonetto risposero in molti, tra cui “Il primo dei suoi amici” (Guido Cavalcanti). Prima risposta: di Terino di Castelfiorentino: per lui Amore gli sta suggerendo di rivelarsi all’amata. Seconda risposta: di Dante da Maiano: legge la visione come un delirio dovuto ad eccessi di bollore. Terza risposta: di Cavalcanti: riconosce a Dante la piena esperienza di Amore. Lo spirito naturale di Dante comincia allora ad essere impedito, talmente è preso dalla gentilissima. Diviene fragile e debole, al punto che molti gli domandano che cosa ha. Un giorno in una chiesa incontra Beatrice. Tra di loro, in linea retta, siede una bella donna, che guarda spesso Dante, poiché le sembrava che il poeta guardasse lei. Le persone intorno a loro se ne accorgono e Dante ne è sollevato: il suo segreto in questo modo è al sicuro. Tutti pensano che Dante sia attratto dall’altra donna, così lui sfrutta l’occasione e le scrive “certe cosette per rima” in forma di pìstola (=componimento a carattere di invettiva adibito a rassegna di dame con diverse finalità). Ad esso allude il sonetto “Guido, i’ vorrei che tu e Lapo e io”. Nella pìstola Beatrice occupa il numero 9. Le donne in totale sono 60 (scelta ispirata alle 60 regine del Cantico dei Cantici). La donna utilizzata da Dante per proteggere Beatrice, però...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher s.remondini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Rossi Luca Carlo.
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