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La Vita Nuova

Diversi punti di vista interpretativi per la "Vita Nuova"

Vi sono tre lavori che danno, dal punto di vista interpretativo, delle rappresentazioni molto districate:

  • Charles Singleton: C'è una straordinaria vocazione del critico a rileggere l'opera dantesca calandola pienamente nello spirito e nella cultura medievale. Ha sempre un bisogno straordinario di contestualizzazione storica, ma è anche sensibile a elementi che hanno una lettura simbolica o allegorica, in molti casi ideologica (ad esempio gli aspetti della numerologia, della prospettica, delle costruzioni, cioè di come Dante ha costruito l'opera e nelle intersezioni delle parti, mettendoci sempre di fronte alla costruzione dantesca come un cosmo estremamente proporzionato, dove nella proporzione delle parti si rispecchia la volontà del divino). Singleton è uno dei più autorevoli studiosi della tradizione anglo-anglicana degli studi danteschi, che nel '900 ha dato contributi significativi alla lettura dell'opera dantesca sia attraverso la critica sia anche attraverso a letture autorevoli.
  • Domenico De Robertis: Si concentra molto sui temi e sullo stile. Offre una interpretazione estremamente spiritualizzata dell'opera giovanile dantesca e scopre questa dimensione cristologica nelle modalità di rappresentazione (ad esempio Beatrice, la figura femminile salvifica). È una lettura sensibile a questa voce profetica che in Dante si alza già all'altezza dell'opera giovanile.
  • Edoardo Sanguineti: Nella sua prospettiva di lettura porta sempre anche una dimensione politica, o comunque, se non strettamente politica, una interpretazione ideologica dell'opera dantesca, del pensiero dantesco. Nel suo modo di leggere le cose dantesche questa ideologia è sempre presente.

Oltre a questi tre saggisti, vi è il testo di Benvenuto Terracini "Analisi Stilistica" che ha riunito una serie di interventi, anche tra loro molto diversi, e ha compreso anche questo saggio: "La prosa poetica della Vita Nuova". Interpreta applicando gli strumenti dell'analisi stilistica allo studio del testo dantesco. L'analisi stilistica, che è anche una scuola, un'idea di critica, si è imposta specialmente dagli anni '50 e '60 del Novecento: è una modalità, una ideologia della critica che si avvale molto delle campionature; cioè si sceglie un passo e diventa una sorta di segno assoluto, dove si ritrovano elementi che possono essere applicati all'intera opera. È quello che si chiama "passo campione" o "testo campione".

Terracini dedica particolare attenzione alla dimensione della prosa poetica della "Vita Nuova": è un'opera costruita nella sua struttura come un prosimetro, cioè un insieme di poesia e prosa. Lo sguardo di Terracini sull'elemento "nuovo" nella costruzione dell'opera, in quanto, i testi poetici che sono inclusi, punta su quello che è nel libello Dante, compiendo essenzialmente una operazione auto-antologica, li sceglie per la maggior parte dal progetto della "Vita Nuova", ordinandole, tra le poesie che aveva scritto precedentemente, fuori maggior parte, in ordine cronologico; ma inserendo anche qualcosa di completamente nuovo. Quello che determina e costituisce il collante del racconto di questi testi è la prosa: la parte nuova dell'opera al di là della novità della sua struttura compositiva è la prosa. Tale è la ragione per cui Terracini si interroga in modo particolare sulla forza, sulla funzione, sui meccanismi di questa prosa poetica, che vuol dire, appunto, che è una prosa che, come la poesia, ha le sue scansioni, i suoi ritmi, le sue allitterazioni e rime interne: conserva, mantiene, propone elementi che sono abitualmente considerati poetici, ma che si possono applicare anche alla prosa. E questa prosa è una prosa che ha molteplici intenti, da una parte è una forma di riflessione critica sul proprio fare poesia quindi c'è un elemento di poetica, di interrogazione sulla propria poesia, il suo farsi; e quindi c'è una spiegazione strutturale dei testi poetici, dove si divide quali che sono le parti, quali sono le tematiche, le soluzioni tecniche adottate; e poi c'è una parte che invece serve a costruire il racconto e quindi a far progredire questa esperienza, che da esperienza reale diventa esperienza totalmente spirituale.

La "Vita Nuova" è un libro che nasce da una complessità; una serie di interferenze che Dante prefigura e disegna. Si parla di questo libro sia come una storia della poesia giovanile dantesca, la sua vicenda di poeta, quindi si può pensare a "Vita Nuova" anche come nel suo esordire e nel suo accrescersi e nel suo consolidarsi; storia della poesia dantesca, come un'antologia; sia come una dichiarazione di poetica in cui Dante spiega le proprie scelte ideali e ideologiche relativamente al fare poesia e al proprio ruolo di poeta, ma anche, allo stesso tempo, come un'opera autobiografica; perché quello che Dante racconta è il suo primo incontro con Beatrice, l'amore che nasce, lo svolgimento di questa vicenda amorosa fino alla morte di lei e dopo la morte di lei, e il passaggio che questo amore fa da un racconto in qualche modo realistico dalla visione della donna alla lode di lei e al canto delle sue virtù dopo la morte di lei, in assenza di lei. Un amore che vive e nutre e propone una elevazione spirituale anche dopo la morte dell'amata.

È un elemento sostenuto anche dalla geografia che l'opera ci presenta, in quanto si riconosce con grande facilità la città di Firenze, anche se i riferimenti sono sempre in qualche modo elusivi, e si riconosce un tempo, anche questo mai esattamente, cronologicamente precisato ma largamente interpretato: c'è una realtà spazio-temporale, che è un elemento di realismo, ma nello stesso tempo è anche qualcosa di sfumato e, dunque, perché sfumato può assumere valore universale; insieme anche ai sogni e alle visioni.

Quei dati di realtà come ad esempio l'incontro con Beatrice, la città, le ore del giorno e della notte di cui si parla, quegli elementi che si riconducono alla realtà, si collocano con elementi della visione, perché Dante racconta anche molti momenti in cui, preso dal sonno, ha questi sogni o queste visioni ad occhi aperti. Ci troviamo subito in un'altra dimensione, talmente diversa da quella del realismo ed è quella della rivelazione: questi sogni sono sogni premonitori, sogni rivelatori. Dante, nel momento in cui si risveglia da questa situazione di estasi, si interroga sul significato di questi sogni. Sono sogni descritti in maniera straordinaria e che hanno una forza emotiva di coinvolgimento del lettore, ma che subito ci dicono che quei dati di autobiografia reale che Dante ci racconta sono poi immediatamente proiettati in un'altra sfera, in un altro piano, attraverso la forza propulsiva, ma anche elusiva e misteriosa e teologica di queste visioni. Quindi, la "Vita Nuova" non è solo un libro della realtà ma diventa immediatamente anche un libro della profezia.

Nel suo costruire il racconto, ci sono delle condizioni di realismo e di irrealtà: c'è un tempo che è dato, che è quello della giovinezza; c'è un luogo che è dato, che è la città di Firenze; ma sono tempi e luoghi che sono raccontati sempre in forma indeterminata. È come se noi sapessimo che questo tempo e questo luogo ci circondano, ma non essendo mai precisati in maniera quasi fotografica, comprendiamo che quel luogo e quel tempo, che sono gli assi cartesiani della scrittura narrativa, immediatamente si offrono a noi come un luogo e un tempo universali, perché quel che accade in quel luogo può accadere in ogni luogo, e ciò che accade in quel tempo, può accadere in ogni tempo. Tutto quello che cade nell'indeterminato vi date perché Dante vuole dare un valore universale, esemplare. È un qualcosa che può accadere sempre, che un incontro cambi la nostra vita radicalmente, profondamente, come una rivoluzione interiore.

I modelli della "Vita Nuova"

Le fonti

Il mescolarsi di queste definizioni, così vicine e così lontane, rende difficile una definizione dell'opera, perché non si può parlare di sola antologia, di sola autobiografia, di sola mediazione di poetica, né di sola emulazione di modelli; anche perché con la "Vita Nuova", Dante è il primo autore italiano a scrivere in prosimetro, cioè a mescolare nel suo costruire il racconto momenti di poesia e modelli di prosa.

I modelli principali sono due:

  • De consolatione philosophiae di Boezio
  • Laelius de amicitia di Cicerone

Sono opere non in volgare, in quanto sono scritte in latino, ma soprattutto sono opere che hanno anche elementi molto divergenti dalla prospettiva dantesca perché l'opera di Dante è e resta un'opera giovanile; molte altre cose arriveranno nella produzione di Dante, in special modo arriverà la Commedia; mentre nel caso di Boezio, ad esempio, la sua opera ha sì la struttura del prosimetro ma chi racconta e chi diventa protagonista (ed è l'autore stesso, come nel caso di Dante, che è sempre autore-attore) è costruita tutta in una prospettiva a ritroso, perché Boezio la scrive negli ultimi anni della sua vita, in una condizione di prigionia, quando, toccato il vertice della propria esperienza esistenziale, rivede il proprio passato, lo ripensa e lo racconta. È tutto un racconto retrospettivo, raccontato in questa condizione di disincanto, di amarezza e di sofferenza data dalla prigionia e dalla senilità, cioè da una vita che non ha di fronte a sé una prospettiva ampia dal punto di vista temporale, ma anzi ha di fronte a sé la conclusione della vita. È molto diverso raccontare dall'altezza della maturità e della senilità, perché c'è tutta una esperienza di vita che si è condensata e concentrata, un raccontare quasi senza speranza; e raccontare dalla parte esattamente opposta, cioè dall'inizio della propria esistenza guardando al futuro, aprendosi al futuro.

Nel caso dell'altro modello, quello di Cicerone, l'amicizia è certo un sentimento amoroso ma non è l'equivalente del sentimento amoroso che l'uomo ha per la donna. È una riflessione filosofica legata ad aspetti esistenziali, legata ad una forma d'amore che è diversa dell'innamoramento della donna. È la prospettiva di un sentimento verso l'altro da sé, che è la donna, e non verso l'uguale a sé, che è l'amico.

Questi modelli agiscono, ma agiscono parzialmente, e non agiscono laddove vi è la scelta più grande di Dante, ovvero la scelta linguistica: quelli si propongono con una scrittura latina, Dante propone la nuova lingua, cioè volgare. È una scelta estremamente forte e precisa che vuol dire anche presupporre un gruppo di ascolto che non è soltanto quella della persona colta, ma un più vasto universo di lettori. Ciò ci dimostra come Dante dialoghi con i modelli; un dialogo tenuto con la forza di una voce che ha anche una straordinaria autonomia.

Problematiche relative alla "Vita Nuova"

(a) Problemi filologici

Ci sono dubbi e problematiche in parte risolti e in parte no che derivano dal fatto che noi, di nessuna opera dantesca, possediamo l'autografo. Quindi nessuna opera dantesca ci è stata tramandata attraverso la stessa scrittura di Dante: tutto quello che noi conserviamo è in forma manoscritta o a stampa, successivamente, ma non autografo. Questi testi che ci sono tramandati sono ad opera di copisti, anche importanti ed estremamente accreditati. Tuttavia, tramandare un testo attraverso la scrittura manoscritta determina immancabilmente una serie di errori, che possono essere dei trascorsi di penna, cioè degli automatismi, nel cursus della scrittura, che dipendono anche dalla velocità della scrittura. Sono gli errori più semplici da riconoscere, in quanto il trascorso di penna si rende subito evidente, ed è un errore che senza nessuna preoccupazione si corregge.

C'è un'altra problematica riguardo alla tradizione manoscritta; cioè che il copista, per quanto possa avere esperienza, capacità, conoscenza e preparazione culturale, è abbastanza facile che l'intenzione, o il pensiero del copista si sovrappongano al testo originale, e quindi modificare una parola in un'altra, e questi errori di sovrapposizione di personalità - perché il copista mette dentro l'opera qualcosa che appartiene a lui che scrive e non all'autore del testo queste interpolazioni sono abbastanza frequenti e dipendono anche da una certa immedesimazione del copista, con il lavoro che sta trascrivendo e anche dai vari momenti della trascrizione, poiché uno non è sempre presente a se stesso. Alla "Vita Nuova" noi non troviamo l'originale dantesco: non in tutti i codici che sono stati tramandati relativi alla "Vita Nuova" c'è l'autografo, ma troviamo un numero cospicuo di copie manoscritte o a stampa (edizioni 500esche), attraverso i quali codici, mettendoli a confronto, si è arrivati a questa forma, che è il testo stabilito da Barbi, filologo italiano, che risale agli inizi del Novecento. La prima edizione risale al 1907, poi riadattata nel 1932.

Non avendo l'autografo si determina la recensio, cioè stabilire quanti e quali sono questi manoscritti, o eventualmente, testi a stampa, che trascrivono "Vita Nuova", li si mette in ordine, si cerca di stabilire dei rapporti, delle relazioni (chi è legato a chi): lo si stabilisce proprio attraverso gli errori. Quei codici che riproducono gli stessi errori sono evidentemente legati da una familiarità, perché l'errore si ripropone. Attraverso i confronti si cerca, poi, di arrivare alla definizione dell'archetipo, cioè il testo più emendato, più purgato dagli errori, e dunque possa risultare essere il più vicino all'originale, che ricostruiamo in forma ideale attraverso tutti i codici che noi possediamo.

(b) Problemi di definizione del testo

Proprio in ragione di questo problema della mancanza di un autografo e di un testo critico stabilito con una operazione filologica, noi ci troviamo di fronte a un grave problema di definizione del testo: il Gorni, contrastando le tesi di Barbi, non accettando quella suddivisione in quei capitoli, ha pensato di proporre una nuova suddivisione. Questo è un problema che si scontra con un'altra questione filologica: da una parte c'è la tradizione del testo secondo la volontà d'autore, ma quando la volontà d'autore non si è espressa, secondo l'archetipo.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher tinotina di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Critica dantesca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Mattioli Tiziana.
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