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Virologia - Microbiologia Appunti scolastici Premium

Riassunto della parte di virologia dell'esame di microbiologia.
- parte generale: patogenesi e replicazione dei virus, farmaci antivirali
- parte speciale: virus, caratteristiche sulla replicazione, la trasmissione, la patogenesi e la prevenzione. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Microbiologia docente Prof. R. Romano

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ESTRATTO DOCUMENTO

Þ Viremia secondaria. Diffusione dal sistema reticolo-endoteliale agli organi interni, fra cui le parotidi: manifestazione dei sintomi.

• Altri organi infettati: pancreas, reni, ovaie, testicoli e SNC.

• Spesso infezione asintomatica o subclinica: lieve sintomatologia a carico delle prime vie aeree e febbre, senza sintomi specifici

(35% dei casi).

• Infezione sintomatica. Frequente coinvolgimento delle parotidi, con ingrossamento bilaterale delle ghiandole.

• Coinvolgimento uro-genitale. Orchite od ooforite in età adulta, infezione dolorosa (20-30% dei casi); raramente causa complicanze

che portano a sterilità.

• Coinvolgimento SNC. Frequente con o senza sintomi clinici evidenti: 10% dei casi nelle meningi, 0,2-0,5% dei casi encefalo.

Raramente porta a danni permanenti.

• Altri organi coinvolti. Reni, tiroide, cuore, articolazioni e mammella.

• Vaccino: a virus attenuato trivalente per morbillo, parotite e rosolia (MMR); buona produzione anticorpale (80-90%) e di lunga

durata, sicuramente superiore a 10 anni, ma non paragonabile a quella indotta dalla risposta immunitaria in seguito all’infezione.

Virus respiratorio sinciziale

• Causa importanti infezioni a carico dell’apparato respiratorio, anche polmoniti e tracheobronchiti.

• Antirecettore non possiede attività emoagglutinante o neuroaminidasica.

• Comprende molti virus diversi classificati in gruppo A e B.

• Estremamente diffuso nei bambini piccoli, infetta quasi tutti i bambini entro i 2 anni di età.

• Trasmissione per aerosol, mani o fomiti.

• Infezione localizzata, frequenti reinfezioni.

• Responsabile del 30-40% delle infezioni delle basse vie respiratorie nei neonati.

• Determinazione del quadro clinico:

- Tipo di virus: gruppo A più grave del gruppo B.

- Caratteristiche della glicoproteina G.

- Età di infezione: neonati deficit fisiologico di immunità e vie aeree più piccole, in cui possono accumularsi muco e cellule morte,

con possibile ostruzione delle vie aeree.

- Capacità degli individui di tagliare il precursore della glicoproteina F.

- Risposta immunitaria: stato infiammatorio importante.

• Danno tissutale:

- Effetto citopatico virale (formazione di sincizi).

- Risposta dell’ospite.

• Terapia con somministrazione di ossigeno e liquidi.

• Antivirali: ribavirina in casi gravi.

• Non disponibile un vaccino.

Metapneumovirus

• Virus ubiquitario che causa infezioni di diversa gravità.

• Maggiormente presente in primavera e inverno.

• Responsabile del 10-20% delle infezioni del tratto respiratorio nei bambini; può essere necessaria l’ospedalizzazione.

• Malattia si manifesta con tosse, mal di gola, rinorrea e febbre.

Reoviridae

✦ Caratteristiche e struttura

• Classificati in 4 generi: Rotavirus, causa di gastroenterite grave in neonati e bambini, Orthoreovirus, Orbivirus e Coltivirus.

• Virus nudi, con un capside doppio a simmetria icosaedrica.

- Proteine VP4 e VP7: formano il capside esterno, VP4 è anche emoagglutinina.

- Proteina VP6: forma strato intermedio del capside, importante dal punto di vista antigenico.

- Proteina VP2: forma il capside interno.

- Proteine VP1 e VP3: rappresentano gli enzimi di trascrizione.

• Genoma a RNA segmentato a doppio filamento.

• Dimensioni di 60-80nm.

Rotavirus

• Principali agenti eziologici di diarrea.

• Infettano l’uomo e gli animali.

• Classificati in gruppi, in base agli antigeni interni (A, B e C).

• Tropismo tissutale per enterociti maturi, determinato dalla necessità di maturazione dei virioni per divenire infettanti.

Replicazione

• Taglio degli antigeni di superficie da parte di proteasi intestinali.

• Formazione delle ISVP e penetrazione nelle cellule apicali dei villi. 9

• Penetrazione negli enterociti e replicazione:

- Filamento negativo usato come stampo per la sintesi di mRNA, a cui viene aggiunto il cap e il PoliA.

- Traduzione dell’mRNA.

- Filamento positivo usato come stampo.

- Gemmazione dei virioni dal RE e rilascio per lisi dalla cellula.

Epidemiologia

• Causano ogni anno 600.000-800.000 morti per diarrea.

• Mortalità maggiore nei Paesi in via di sviluppo.

• La maggior parte dei bambini sopra i 3 anni ha anticorpi.

• Trasmissione oro-fecale: da persona a persona o tramite cibi contaminati.

• Virus estremamente diffusi:

- Eliminazione di virioni infettanti con le feci prima della comparsa dei sintomi.

- Elevata quantità di virioni nelle feci.

- Bassissima dose infettante.

• Virus nudi resistenti:

- Ambiente esterno.

- Saponi.

- Detergenti.

Patogenesi e immunità

• Replicazione negli enterociti: morte delle cellule ed escrezione di virioni con le feci.

• Diarrea:

- Cellule morte sostituite con cellule immature con ridotta capacità di assorbimento: si ha accumulo di nutrienti nel lume, con

richiamo di acqua.

- Proteina NSP4: agisce come enterotossina, aumentando la secrezione Ca-dipendente di cloro, con richiamo di acqua.

• Risoluzione dell’infezione:

- Produzione di interferone.

- Scomparsa del substrato cellulare da infettare.

Manifestazioni cliniche

Þ Bambini. Dopo breve periodo di incubazione compaiono febbre e vomito, poi diarrea acquosa, senza sangue e leucociti, che dura

3-9 giorni.

Þ Adulti. Spesso infezioni asintomatiche.

• Disidratazione maggiore causa di morte.

• Possibile malassorbimento secondario e diarrea cronica.

• Malattia generalmente autolimitante e priva di conseguenze.

Trattamento e prevenzione

• Non disponibili antivirali specifici.

• Trattamento per controllo di disidratazione e squilibrio elettrolitico:

- Via orale: casi non gravi, paziente collaborativo e che non vomita.

- Via intravenosa: casi gravi.

• Prevenzione della trasmissione con corrette misure igieniche.

• Vaccino:

- Vaccino riassortante: uscito nel 1998 e ritirato nel 1999 per casi di invaginazione intestinale, che hanno causato la morte di

bambini in Paesi poveri.

- Rotateq: vaccino riassortante usato in USA somministrato a 2, 4 e 6 mesi.

- Rotarix: in uso in Italia, non riassortante, virus esclusivamente umano, con virus attenuato, somministrato a 3 e 6 mesi.

Picornaviridae

✦ Caratteristiche e struttura

• Classificati in 4 generi patogeni per l’uomo:

- Rhinovirus, comprende virus che causano il raffreddore.

- Hepatovirus, comprende il virus dell’epatite A.

- Enterovirus, comprende i poliovirus e gli enterovirus.

- Parechovirus.

• Virus nudi con capside a simmetria icosaedrica.

- Proteine VP1-4: proteine strutturali del capside.

- Proteina VPg: lega il genoma per il legame diretto ai ribosomi.

• Genoma a RNA a polarità positiva.

• Dimensioni di 20-30nm. 10

Replicazione

• Breve ciclo di replicazione (8-10 ore).

• VP4 lega ICAM-1 e VP1 forma un canale per l’introduzione del genoma nella cellula.

• Internalizzazione del virus in una vescicola: pH acido destabilizza il capside e l’RNA viene liberato.

• Traduzione del genoma:

- Estremità 5’: proteina VPg e sequenza IRES necessaria per il legame ai ribosomi.

• Sintesi di una poliproteina:

- Estremità 5’: antigeni virali e proteine strutturali.

- Estremità 3’: RNA polimerasi e proteasi.

• Polimerasi virale trascrive un filamento a polarità negativa usato come stampo per nuovi genomi e nuovi mRNA; usa la VPg come

innesco per la polimerasi.

• Taglio proteolitico delle proteine strutturali VP0, VP1 e VP3, assemblate poi nel procapside.

• Procapsidi contengono VPg, che permette il taglio di VP0 in VP2 e VP4, la quale entra in contatto con il genoma.

• Rilascio dei virioni per lisi cellulare.

Enterovirus

✧ Epidemiologia

• Trasmissione per via oro-fecale; alcuni anche per aerosol.

• Patogeni esclusivamente umani.

• Resistenti a calore, detergenti e pH acido.

• Poliovirus endemico sono in Afghanistan, Pakistan e Nigeria.

Patogenesi e immunità

• Danno cellulare:

- Lisi indotta dalla replicazione.

- mRNA virale compete con mRNA cellulare e blocca la traduzione.

- Induzione dell’apoptosi.

• Ingresso nell’organismo attraverso il tratto respiratorio superiore:

- Replicazione nella mucosa faringea e nelle tonsille.

- Replicazione delle cellule M.

Þ Viremia primaria. Diffusione del virus a sistema reticolo-endoteliale.

Þ Viremia secondaria. Diffusione agli organi bersaglio e comparsa dei sintomi della malattia.

- Sistema nervoso in caso di Poliovirus.

Þ Immunità umorale:

- IgA prevengono le infezioni.

- Anticorpi sierici impediscono la diffusione viremica.

Þ Immunità cellulo-mediata:

- Non coinvolta nella risoluzione della malattia.

- Ruolo nella patogenesi.

• Replicazione nella mucosa della faringe e nelle tonsille.

• Diffusione alle cellule M dell’intestino e diffusione per via ematica al sistema reticolo-endoteliale, per una seconda replicazione.

• Viremia secondaria e diffusione agli organi bersaglio; comparsa dei sintomi tipici della malattia.

• Poliovirus: accedono al cervello infettando i muscoli scheletrici e viaggiando lungo i neuroni; virus citolitico per i neuroni, provoca

la paralisi tipica della poliomielite.

• Anticorpi mucosali prevengono l’infezione, mentre quelli sierici prevengono la diffusione viremica.

• Immunità cellulo-mediata non coinvolta nella risoluzione, ha un ruolo nella patogenesi.

Manifestazioni cliniche

Þ Poliovirus:

- Malattia asintomatica. Nel 90% dei casi, infezione limitata a orofaringe e intestino.

- Poliomielite abortiva. Nel 5% dei casi, si manifesta dopo 3-4 giorni con febbre, cefalea, malessere, mal di gola e vomito.

- Poliomielite non paralitica. Nell’1-2% dei casi, il virus raggiunge il SNC e causa dolori e spasmi muscolari.

- Poliomielite paralitica. Diffusione del virus alle corna anteriori del midollo spinale e paralisi flaccida, può essere

reversibile, irreversibile o portare a morte; l’estensione dipende dal tipo e dal numero di neuroni coinvolti.

Þ Enterovirus A:

- Meningite. Si manifesta con febbre e rigidità nucale.

- Erpangina. Lesioni vescicolari dolorose simili all’herpes.

- Malattia mani-piedi-bocca. Lesioni caratteristiche della mucosa orale, delle mani e della pianta del piede.

Þ Enterovirus B:

- Meningite. Si manifesta con febbre e rigidità nucale.

- Pleurodinia. Infiammazione dolorosa a carico dei muscoli intercostali.

- Pericardite e miocardite. Pericolose nei neonati, può portare a collasso cardiocircolatorio e morte. 11

Þ Altri Enterovirus:

- Congiuntivite emorragica. Malattia estremamente contagiosa, caratterizzata da emorragie della congiuntiva.

b

- Infezione delle cellule . Associata a distruzione delle isole di Langerhans, possibile causa di diabete di tipo 1.

Trattamento e prevenzione

• Non disponibili antivirali specifici per Enterovirus.

• Non disponibile vaccini per Enterovirus.

• Vaccino per Poliovirus, obbligatorio in Italia:

- IPV di Salk, a virus ucciso (usato dal 2002 in Italia).

- OPV di Sabin, a virus attenuato (usato fino al 2002 in Italia).

Rhinovirus

✧ Epidemiologia

• Trasmissione per aerosol, fomiti o contatto persona-persona.

• Replicazione ottimale a 33°C.

• Circa 110 diversi virus, divisi in base al recettore usato (ICAM-1 o lipoproteine LDL).

• Virus estremamente stabili.

• Maggiore diffusione in autunno e primavera.

Patogenesi e immunità

• Ingresso tramite tratto respiratorio superiore.

• Sintomatologia dovuta al rilascio di mediatori dell’infiammazione:

- IFN contribuisce alla sintomatologia.

- Citochine aumentano espressione di ICAM-1.

• Principali agenti eziologici del raffreddore, ma anche di otiti, sinusiti e complicazioni asma o BPCO.

• Comuni le reinfezioni.

Manifestazioni cliniche

• Infezione si manifesta con starnuti e rinorrea, con congestione nasale; altri sintomi sono mal di gola, cefalea e malessere.

• Nei bambini può coinvolgere faringe e laringe; complicazioni come otite media, sinusite e attacchi d’asma.

• Nei pazienti con malattie respiratorie diffusione alle vie aeree inferiori, con bronchiti e polmoniti.

Trattamento e prevenzione

• Antivirali:

- Tamacamra: ICAM solubile, impedisce il legame del virus alle cellule.

- Plecornaril: lega il recettore e impedisce l’internalizzazione nell’endosoma.

• Vasocostrittori nasali e inalazione di vapore possono alleviare i sintomi.

• Non disponibili vaccini:

- Presenza di troppi sierotipi.

- Risposta anticorpale non protettiva e di breve durata.

Flaviviridae e Togaviridae

• Virus trasmessi da artropodi, virus dell’epatite C e virus della rosolia.

• Togavirus classificati in:

- Alphavirus: trasmessi da artropodi.

- Rubivirus: il virus della rosolia.

• Virus con envelope e capside a simmetria icosaedrica.

• Genoma a RNA a polarità positiva.

• Dimensioni di 45-70nm.

Alphavirus e Flavivirus

✧ Alphavirus

• Penetrazione del virus per endocitosi mediata da recettore; il pH acido causa la fusione della membrana dell’envelope e il rilascio

del nucleocapside nel citoplasma.

• Legame del genoma ai ribosomi e traduzione delle proteine: fase precoce 2/3 iniziali in un poliproteina, tagliata a formare le NSP1-

4 fra cui la polimerasi virale.

• Sintesi di un filamento stampo a polarità negativa, da cui originano due trascritti, fra cui la porzione codificante le proteine

strutturali.

• Taglio delle proteine strutturali e glicosilazione delle proteine dell’envelope.

• Trasporto delle glicoproteine alla membrana plasmatica, associazione della proteina C e del genoma, formazione del nucleocapside.

• Associazione del nucleocapside alla membrana dove si trova la proteina E.

• Rilascio dei virioni per gemmazione della membrana plasmatica. 12

Flavivirus

• Differenze con Alphavirus:

- Intero genoma tradotto in una poliproteina (4-8 proteine non strutturali e proteine strutturali).

- 5’ del genoma presenti le proteine strutturali.

- Intera poliproteina associata al RE e successivamente tagliata nelle proteine mature.

- Envelope acquisito per gemmazione dal RE.

- Rilascio dei virioni per esocitosi o per lisi cellulare.

Epidemiologia

• Virus generalmente trasmessi da artropodi (zanzara), l’uomo rappresenta l’ospite finale.

• Diffusione del vettore (Culex in foreste e aree urbane, Aedes in aree urbane e bacini d’acqua) rispecchia la diffusione delle malattie.

• Maggiore incidenza di malattia nei mesi estivi e nelle stagioni di pioggia.

Patogenesi e immunità

• Alphavirus e Flavivirus causano infezioni persistenti o litiche; morte cellulare dovuta a competizione mRNA virale con mRNA

cellulare e ad aumentata permeabilità della membrana.

• Femmine di zanzara acquisiscono i virus durante il pasto di sangue su un ospite in fase viremica; virus infetta ghiandole salivari da

cui viene poi eliminato nel nuovo ospite.

• Infettano cellule endoteliali, cellule dendritiche e macrofagi.

• Malattia dipende da tropismo cellulare, da concentrazione del virus e dalla risposta immunitaria.

• Prima fase viremica: sintomi come febbre, brividi e mal di testa, dovuti all’azione dell’interferone.

• Seconda fase viremica: virus raggiunge organi bersaglio, come cervello, fegato, cute e vasi sanguigni.

• Produzione di intermedio a RNA a doppio filamento che induce la produzione di interferone.

Þ Immunità cellulo-mediata controlla l’infezione; infiammazione distrugge i tessuti e contribuisce alla patogenesi.

Þ Immunità umorale: IgM prodotte entro 6 giorni, poi IgG che bloccano la fase viremica e l’infezione di altri tessuti.

Þ Anticorpi non neutralizzanti possono promuovere l’internalizzazione dei Flavivirus nelle cellule che esprimono recettori Fc.

Sindromi cliniche

Þ Alphavirus

• Encefalite. Causata dai virus dell’encefalite equina orientale (EEE), occidentale (WEE) e venezuelana; si manifesta con febbre,

cefalea e alterazioni di coscienza; possono essere autolimitanti o causare paralisi, disabilità e morte.

• Chikungunya. Artrite claudicante associata a una grave malattie.

Þ Flavivirus

• Encefalite. Causata dai virus St. Louis, West-Nile, giapponese e dell’encefalite russa primavera-estate; si manifesta con febbre,

cefalea e alterazioni di coscienza.

• Febbre delle ossa rotte. Causata dal virus dengue; si manifesta con febbre, alta, cefalea, eruzioni cutanee e dolori a schiena e ossa.

• Sindrome da shock dengue (DSS). Causata dal virus dengue; gli anticorpi promuovono l’internalizzazione del virus nei macrofagi

e l’attivazione di linfociti T, con conseguente rilascio di citochine: si ha rottura dei vasi sanguigni, emorragia interna e shock

emorragico.

• Febbre gialla. Virus della febbre gialla, mortalità supera il 50%; coinvolge fegato, reni e cuore e si possono avere emorragie

intestinali.

Trattamento e prevenzione

• Non disponibili antivirali specifici.

• Prevenzione basata su eliminazione del vettore.

• Vaccino: a virus attenuato per febbre gialla.

• Vaccino: a virus ucciso per EEE, WEE e virus delle encefaliti giapponese e russa.

Virus della rosolia

✧ Epidemiologia

• Unico membro del genere Rubivirus, famiglia Togaviridae.

• Causa uno dei tipici esantemi infantili e ha un grave effetto teratogeno se acquisito in gravidanza.

• Uomo unico ospite naturale.

• Trasmissione attraverso secrezioni respiratorie.

• Prima del vaccino infezioni di bambini ogni primavera e grandi epidemie ogni 6-9 anni; in Italia poco più del 50% delle donne in

età fertile è immune alla rosolia.

Patogenesi e immunità

• Infezione del tratto respiratorio superiore, poi diffusione ai linfonodi locali (linfoadenopatia) e fase viremica con diffusione

sistemica del virus.

• Può attraversare la placenta e provocare gravi conseguenze sullo sviluppo embrionale: replica soprattutto negli endoteli e negli

annessi embrionali, dove stabilisce infezione persistente.

• Anticorpi prodotti dopo la fase viremica, correlati alla comparsa dell’esantema; limitano la viremia.

- IgM durano anche 1 anno. 13

• Immunità cellulo-mediata essenziale per la risoluzione dell’infezione.

• Un unico sierotipo, infezione conferisce immunità permanente.

Sindromi cliniche

Þ Rosolia. Nei bambini è una malattia benigna, che si manifesta dopo un periodo di incubazione di 14-21 giorni con ingrossamento

delle ghiandole e un esantema maculare o maculo-papulare, che procede dal capo verso gli arti. Negli adulti la malattia è più grave

e coinvolte anche ossa, articolazioni e raramente l’encefalo.

Þ Infezioni congenite. Il virus acquisito in gravidanza può oltrepassare la placenta e causare gravi danni al feto, che sono tanto più

gravi quanto più precocemente è acquisita l’infezione; il virus causa alterazioni della mitosi e dei cromosomi, di conseguenza si

hanno difetti nello sviluppo del feto. Il bambino alla nascita presenta difetti a carico del cuore (dotto arterioso pervio, stenosi

polmonare e aortica, difetti del setto interventricolare e interatriale), degli occhi (glaucoma e cataratta) e del SNC (sordità, ritardo

mentale e deficit motori).

Trattamento e prevenzione

• Non disponibili antivirali specifici.

• Vaccino: a virus attenuato, in combinazione con morbillo e parotite.

• Vaccino non somministrabile in gravidanza per possibili effetti teratogeni.

Rhabdoviridae

✦ Caratteristiche e struttura

• Virus classificati nei generi Lyssavirus, comprendente il virus della rabbia e ancora diviso in genotipi (1-7), e Vescicolovirus.

• Virus che causa la rabbia (zoonosi), malattia altamente letale, causa 50.000 morti l’anno.

• Virus con envelope e capside a simmetria elicoidale.

- Glicoproteina G: antirecettore virale.

- Proteina N: protegge il genoma e lo mantiene in una conformazione adatta alla trascrizione.

- Proteine NS e L: formano la polimerasi.

- Proteina M: riveste internamente l’envelope.

• Genoma a RNA a polarità negativa; in direzione 5’-3’:

- Gene per la nucleoproteina N.

- Gene per la fosfoproteina P.

- Gene per la proteina M.

- Gene per la glicoproteina G dell’envelope.

- Gene per la polimerasi L.

• Forma a proiettile, dimensioni di circa 100x300nm.

Replicazione

• Replicazione iniziale a livello del sito di inoculo; virus lega il recettore nicotinico per l’acetilcolina o la molecola NCAM.

• Internalizzazione del virus per endocitosi e fusione dell’envelope con la membrana dell’endosoma.

• Liberazione del nucleocapside nel citoplasma: trascrizione del genoma in un filamento stampo a polarità positiva e in 5 mRNA,

tradotti in altrettante proteine:

- Glicoproteina G: processata nel Golgi e inserita in vescicole.

- Proteina M: si associa alle stesse vescicole della proteina G.

• Associazione del genoma alle proteine N e L/NS per formare il nucleocapside.

• Associazione del nucleocapside alla proteina M, con conseguente avvolgimento a spirale del nucleocapside e acquisizione

dell’envelope.

• Rilascio dei virioni per gemmazione dalla membrana plasmatica.

Epidemiologia

• Tipica zoonosi endemica in tutto il mondo (non in Australia).

• Spettro d’ospite molto ampio: quasi tutti gli animali a sangue caldo.

• Animali suscettibili alla rabbia:

- Molto alta suscettibilità: volpe e lupo.

- Alta suscettibilità: bovini, procioni e pipistrelli.

- Moderata suscettibilità: cani, pecore e primati.

- Bassa suscettibilità: opossum.

• Trasmissione attraverso morsi di animali selvatici o aerosol da pipistrelli infetti.

• Possibile trasmissione interumana per trapianto di tessuti infetti; significato epidemiologico trascurabile.

• Persone a rischio: speleologi, veterinari e chi è in contatto con animali potenzialmente infetti.

• Due cicli di malattia:

- Silvestre: coinvolge soprattutto animali selvatici, in particolare le volpi; somministrazione di vaccino con virus attenuato

(“piovevano bocconi avvelenati sulle Alpi”.

- Urbana: coinvolge l’uomo, dovuta al contatto di animali selvatici con animali che entrano in contatto con l’uomo. 14

Patogenesi e immunità

• Iniziale replicazione nel sito di inoculo anche per mesi, prima di raggiungere il SNC (ippocampo e tronco encefalico) per trasporto

assonale retrogrado; si ha encefalite e degenerazione dei neuroni.

• Diffusione del virus ad altri organi, comprese le ghiandole salivari, da cui il virus viene eliminato.

• Malattia letale da quando compaiono i sintomi; periodo di incubazione dipende dalla concentrazione del virus, dalla gravità della

ferita e dalla vicinanza di questa al cervello, oltre che da fattori dell’ospite.

• Virus poco citolitico, raramente causa lesioni infiammatorie; danno cellulare dovuto a elevata concentrazione di nucleocapsidi nei

neuroni e all’interferenza con la trasmissione nervosa.

• Corpi del Negri: inclusioni citoplasmatiche nei neuroni dell’ippocampo, rappresentano accumuli di proteine e genomi virali.

Þ Immunità umorale: anticorpi compaiono insieme ai sintomi clinici, possibile che l’infezione eluda la risposta. Anticorpi durante

il periodo d’incubazione possono impedire la diffusione al sistema nervoso.

Þ Immunità cellulo-mediata: non ha ruolo nella risoluzione dell’infezione, forse responsabile di fenomeni immunopatologici.

Manifestazioni cliniche

• Rabbia malattia sempre mortale; si manifesta in forma furiosa o paralitica.

Þ Fase prodromica. Dopo lungo periodo di incubazione (2-18 mesi), dura 2-10 giorni e si manifesta con febbre, cefalea, parestesie

nella zona del morso, sintomi gastrointestinali, affaticamento e anoressia.

Þ Fase neurologica. Dura 1-2 giorni e si manifesta con idrofobia (dolore associato alla deglutizione), convulsioni, paralisi,

disorientamento e allucinazioni.

Þ Fase terminale. Il paziente entra in coma e muore per complicazioni neurologiche o polmonari.

Terapia e prevenzione

• Non disponibili antivirali specifici.

• Post-esposizione: trattamento della ferita con acqua e sapone, somministrazione del vaccino antirabbico (giorni 3, 7, 14 e 28) e

somministrazione di Ig specifiche.

• Vaccino:

- Virus attenuato per animali.

- Virus ucciso per persone a rischio di infezione: veterinari, guardacaccia, speleologi.

• Necessario controllare il randagismo canino e gli animali selvatici.

Retroviridae

✦ Struttura

• HIV responsabile di AIDS, famiglia Lentivirinae.

• HTLV responsabile della leucemia a cellule T dell’adulto, famiglia Oncovirinae.

• Virus con envelope e capside a simmetria icosaedrica.

• Genoma diploide a RNA a polarità negativa, che viene replicato attraverso un cDNA dalla DNA polimerasi RNA-dipendente

(trascrittasi inversa); presenta cap al 5’ e PoliA al 3’.

• Dimensioni di 80-120nm.

• Enzimi virali: trascrittasi inversa, integrasi e proteasi (bersagli dei farmaci).

• Nel virione sono presenti tRNA usati come primer dalla trascrittasi inversa.

Geni principali

• Gene gag: scisso nella proteina p17 della matrice e p15, ulteriormente scissa in p6 e p7, che legano l’RNA virale.

• Gene pol: scisso nella proteina p66/55 (trascrittasi inversa/ribonucleasi), nella proteina p10 (proteasi) e nella proteina p32

(integrasi).

• Gene env: precursore gp160 viene tagliato in gp120 (antirecettore) e gp41 (proteina fusogena).

Geni regolatori

• Gene tat di HIV o tax di HTLV: agisce come attivatore della trascrizione del genoma virale e promuove l’apoptosi.

• Gene rev di HIV o rex di HTLV: regola lo splicing dell’RNA coinvolta nel trasporto degli RNA tra nucleo e citoplasma.

• Gene nef: influenza lo stato di attivazione delle cellule ospiti e permette la replicazione; essenziale per la progressione dell’AIDS.

• Gene vif: proteina espressa tardivamente che promuove l’infettività virale e rende le cellule ospiti permissive alla replicazione.

• Gene vpu di HIV-1 o vpx di HIV-2: forma canali ionici, degrada CD4 e contribuisce all’apoptosi delle cellule infette.

• Gene vpr: arresta la crescita cellulare e la replicazione dei macrofagi.

Replicazione

• Legame di gp120 al recettore CD4 e al corecettore CCR5 o CXCR4; esposizione di gp41, che promuove la fusione delle membrane,

e rilascio del nucleocapside nel citoplasma.

• Trascrittasi inversa usa tRNA come primer per la sintesi di un filamento di cDNA, ribonucleasi degrada RNA genomico e viene

sintetizzato un filamento positivo di DNA. Vengono duplicate le sequenze U5 e U3 alle estremità del genoma e si attaccano alle

LTR. 15

• Formazione del complesso di preintegrazione (PIC): cDNA, integrasi e proteina Vpr; viene portato nel nucleo e il genoma virale è

integrato nel genoma cellulare, da cui può essere trascritto come gli altri geni cellulari.

• Si formano tre classi di RNA: per le proteine regolatrici, per il genoma della nuova progenie e per le proteine del gene env.

• Traduzione degli mRNA dei geni gag, pol ed env, sintetizzate come poliproteine; le glicoproteine vengono glicosilate e processate

nel RE e nel Golgi, poi vengono tagliate e inserite nella membrana.

• Proteine Gag e Gag-Pol vengono associate alla membrana.

• Copie del genoma virale e tRNA si associano alla membrana e promuovono la gemmazione.

• Rilascio dei virioni per gemmazione.

• Dopo la gemmazione la proteasi taglia le proteine Gag e Gag-Pol, viene rilasciata la trascrittasi inversa e si forma il core virale.

• Regolazione della replicazione:

- Tat: transattivatore della trascrizione dei geni virali e cellulari, compresi quelli per IL-2 e IL-3; si ha proliferazione dei linfociti

e aumento della replicazione virale.

- Rev: regola e promuove il trasporto dell’mRNA virale nel citoplasma.

- Nef: riduce espressione di CD4 e di MHC e altera i segnali intracellulari dei linfociti T.

- Vif: promuove assemblaggio e maturazione dei virioni.

- Vpu: riduce espressione di CD4 e aumenta il rilascio dei virioni maturi.

- Vpr: necessaria per il trasporto del cDNA nel nucleo.

HIV

✧ Epidemiologia

• Virus diffuso in tutto il mondo; molto diffuso in Africa, dove prevale HIV-2.

• Categorie a rischio: tossicodipendenti e persone con molti partner sessuali.

• Trasmissione: rapporti sessuali (soprattutto eterosessuali, nonostante l’iniziale associazione della malattia con gli omosessuali) e

scambio di siringhe infette fra tossicodipendenti.

• Trasmissione verticale: via transplacentare o con il latte materno.

• Virus presente in sangue, liquido seminale e secrezioni vaginali.

• Emofiliaci e persone sottoposte frequentemente a trasfusioni erano individui a rischio prima dell’introduzione dello screening dei

donatori di sangue.

Patogenesi e immunità

• Tropismo per linfociti T CD4 e cellule della linea mieloide; per l’infezione è necessario anche il corecettore CCR5 o CXCR4.

• Iniziale infezione di monociti-macrofagi.

• Diminuzione del numero di CD4: citolisi indotta da virus, attivazione cronica delle cellule.

• Effetti citopatici virali: aumento della permeabilità della membrana, formazione di sincizi e induzione dell’apoptosi.

• Linfociti T CD8: uccidono le cellule infette e limitano la replicazione; per l’attivazione richiedono l’intervento dei CD4, quindi il

loro numero diminuisce insieme al numero di CD4.

• Elusione del sistema immunitario: errori della trascrittasi inversa, sviluppo di nuove varianti antigeniche.

• Fase acuta. Enorme produzione di virus e proliferazione di linfociti T (sindrome simil-mononucleosica).

• Fase di latenza clinica. Calo della viremia, ma continua produzione di virus a livello dei linfonodi.

• Fase tardiva. Aumento della viremia, diminuzione significativa dei linfociti T e immunodepressione.

• AIDS. Riattivazione di infezioni latenti (virus BK e JC, CMV, EBV e HHV-8); infezione delle cellule della microglia e rilascio di

sostanze tossiche che causano la morte dei neuroni.

Sindromi cliniche

Þ Fase acuta. Sintomi dopo 2-4 settimane dal contagio, durano per 2-3 settimane; manifestazioni simili a influenza o a

mononucleosi.

Þ Latenza. Periodo senza manifestazioni cliniche, replicazione virale nei linfonodi.

Þ Fase tardiva. Numero di CD4 <350/µL.

Þ AIDS. Numero di CD4 <200/µL: linfoadenopatia, infezioni opportunistiche, sviluppo di tumori e demenza.

Þ Linfoadenopatia. Accompagnata da malessere e perdita di peso; possibili anche diarrea, sudorazione notturna e affaticamento.

Þ Infezioni opportunistiche. Dovute a patogeni normalmente innocui, che causano gravi malattie negli immunodepressi: candidosi

orale, polmonite da Pneumocystis, toxoplasmosi cerebrale e meningite criptococcica; riattivazioni di virus latenti: CMV, EBV, VZV,

HSV e virus BK e JC.

Þ Tumori. Dovuti a una ridotta sorveglianza immunitaria, frequenti sarcoma di Kaposi (associato a HHV-8) e linfomi associati a

EBV.

Trattamento e prevenzione

• Terapia anti-retrovirale altamente attiva (HAART) consiste nella somministrazione di un cocktail di diversi farmaci, in modo da

avere una minore possibilità che il virus sviluppi resistenze.

• Blocco della penetrazione. Maraviroc impedisce l’ingresso del virus inibendo a CCR5. Enfuvirtide inibisce la fusione bloccando

gp41.

• Inibizione della trascrittasi inversa. Azidotimidna e dideossinosima, analoghi nucleosidici che vengono incorporati nel cDNA e

determinano la terminazione della catena. Nevirapina analogo non-nucleosidico. 16

• Inibizione dell’integrasi. Raltegravir, inibisce gli eventi successivi alla sintesi del cDNA.

• Inibizione della proteasi. RITONAVIR, impedisce il taglio proteolitico delle poliproteine per formare le proteine mature.

• Non disponibile vaccino, sviluppo presenta molte difficoltà.

• Prevenzione: evitare rapporti sessuali non protetti, evitare uso di aghi contaminati o potenzialmente infetti.

HTLV

✧ Epidemiologia

• Associato alla leucemia a cellule T dell’adulto (ATLL) e alla paraparesi spastica tropicale (HAM/TPS).

• Trasmissione attraverso rapporti sessuali, scambio di siringhe e dalla madre al figlio.

• Virus endemico in Giappone, Caraibi e Africa centrale.

Patogenesi e immunità

• Infezione dei linfociti T CD4.

• Tax transattiva geni cellulari per IL-2 e per il suo recettore, attivando la crescita cellulare.

• HBZ limita l’attività di Tax ed è espresso nelle cellule leucemiche, suggerendo un suo ruolo nella trasformazione cellulare.

Sindromi cliniche

Þ Infezione asintomatica, in 1 persona su 20 provoca la ATLL, un tumore a carico dei linfociti T CD4.

Þ ATLL. Si manifesta con paraparesi spastica, debolezza degli arti inferiori e segno di Babinski; è mortale entro 1 anno dalla

diagnosi.

Þ HAM/TSP. Caratterizzata da demielinizzazione progressiva, con danno a carico del SNC causato da CTL, citochine e proteina

Tax.

Trattamento e prevenzione

• Non disponibili antivirali specifici.

• Possibile trattamento con AZT e interferone.

• Non disponibile un vaccino.

• Prevenzione: rapporti sessuali protetti e screening dei donatori di sangue; difficile controllare la trasmissione verticale.

Virus delle epatiti

✦ Virus dell’epatite A

• HAV, picornavirus trasmesso per via oro-fecale.

• Virus nudo con capside a simmetria icosaedrica.

• Genoma a RNA a polarità positiva.

Replicazione

• Legame del virus al recettore sugli epatociti e svestimento del genoma.

• Legame del genoma ai ribosomi e traduzione di una poliproteina.

• Taglio da parte della proteasi della poliproteina in proteine mature, fra cui la RNA polimerasi RNA-dipendente.

• Polimerasi usa la proteina VPg come primer per la sintesi di un filamento negativo, usato come stampo per la sintesi di nuovi

mRNA o di RNA genomico.

• Assemblaggio e rilascio dei virioni per esocitosi.

Epidemiologia

• Causa il 40% dei casi di epatite acuta.

• Rapida diffusione: i pazienti eliminano il virus prima che compaiano i sintomi; il 90% dei bambini e il 25% degli adulti presenta

infezione asintomatica e produttiva.

• Trasmissione oro-fecale: consumo di acqua o cibi contaminati (soprattutto molluschi crudi).

• Virus nudo estremamente resistente a pH acido, essiccamento, detergenti, etanolo e temperature fino a 60°C.

• Infezione correlata a condizioni igieniche scadenti e sovraffollamenti; la maggior parte delle infezioni nei Paesi in via di sviluppo

interessa i bambini, che sviluppano una malattia lieve.

Patogenesi

• Replicazione nel parenchima epatico, a cui arriva attraverso il sangue.

• Rilascio del virus nella bile ed eliminazione con le feci.

• Non produce effetti citopatici rilevanti e la replicazione è lenta.

Þ Interferone limita la replicazione virale.

Þ CTL e cellule NK necessari per la lisi delle cellule infette.

Þ Anticorpi e complemento facilitano l’eliminazione del virus e causano danno tissutale; l’ittero compare con lo sviluppo della

risposta immunitaria.

Þ Immunità dura per tutta la vita. 17

• Malattia non cronica e non associata a complicazioni.

Sindromi cliniche

• Sintomi dovuti al danno immuno-mediato.

• Incubazione di circa 30 giorni, poi si manifesta con febbre, astenia, dolore addominale, nausea e anoressia; successivamente

compare l’ittero nel 70-80% degli adulti e nel 10% dei bambini.

• Risoluzione spontanea nel 99% dei casi dopo 2-4 settimane.

• Epatite fulminante, con mortalità dell’80%, nello 0,2% dei casi.

Trattamento e prevenzione

• Miglioramento delle condizioni igieniche.

• Evitare cibi o acqua potenzialmente contaminati.

• Profilassi post-esposizione con Ig durante il periodo di incubazione.

• Vaccino: a virus ucciso.

Virus dell’epatite B

✧ Struttura

• HBV trasmesso per via parenterale o sessuale.

• Virus con envelope e capside a simmetria icosaedrica.

• Genoma a DNA parzialmente a doppio filamento.

• Capside formato dall’antigene HBaAg.

• Pericapside formato dall’antigene HBsAg: prodotto in sovrannumero rispetto ai virioni, altamente immunogeno.

• HBsAg comprende le glicoproteine S, M e L, codificate dallo stesso gene e tradotte a partire da diversi codoni d’inizio.

• Gene C: codifica per HBcAg e HBeAg.

• Gene P: codifica per trascrittasi inversa/ribonucleasi.

• Gene X: codifica per una proteina transattivante che promuove la replicazione virale.

Replicazione

• Elevato tropismo per gli epatociti.

• Adesione mediata da HBsAg che lega il recettore per la transferrina.

• Penetrazione all’interno della cellula e completamento del filamento mancante di DNA.

• Trasporto del genoma nel nucleo; trascrizione regolata da fattori cellulari.

Esistono tre classi maggiori e due minori di mRNA:

• mRNA di 3.500 basi codifica per gli antigeni HBc e HBe, che vengono tradotti a partire da differenti codoni d’inizio, la

polimerasi e un innesco proteico per la replicazione del DNA, inoltre ha la funzione di stampo per la replicazione del

genoma.

• mRNA di 2.100 basi codifica per le glicoproteine S e M a partire da differenti codoni d’inizio.

• mRNA di 2.400 basi codifica per la glicoproteina L e contiene sequenze comuni all’mRNA di 2.100 basi.

• mRNA di 900 basi codifica per la proteina X, che promuove la replicazione virale.

• Replicazione del genoma attraverso il mRNA di 3.500 basi (dimensioni maggiori rispetto all’intero genoma), che viene

impacchettato nel nuovo nucleocapside, contenente anche proteina P.

• Sintesi di un filamento negativo di DNA a partire dall’innesco della proteina P (trascrittasi inversa), legata al 5’.

• Degradazione del filamento di RNA da parte della proteina P (ribonucleasi) e sintesi del filamento positivo di DNA.

Rilascio dei virioni per esocitosi.

Epidemiologia

• Endemico in Africa, Sud-Est asiatico e bacino del Mediterraneo, compresa l’Italia, dove oltre 1 milione di persone presenta

infezione cronica.

• Trasmissione orizzontale: rapporti sessuali, scambio di siringhe e trasfusioni di sangue infetto (rischio praticamente nullo dopo

introduzione screening dei donatori di sangue).

• Trasmissione verticale: frequentemente alla nascita, meno frequente la via transplacentare e attraverso l’allattamento.

• Infezione cronica può portare a carcinoma epatocellulare primitivo (PHC).

Patogenesi e immunità

• Causa epatopatia cronica o acuta, sintomatica o asintomatica; una o l’altra forma dipende dalla risposta immunitaria.

• Replicazione entro 3 giorni dall’infezione, ma la malattia non si manifesta anche per più di 45 giorni.

• Nessun danno epatico per un tempo relativamente lungo; possibile integrazione del genoma virale nel genoma cellulare.

Þ Immunità cellulo-mediata e infiammazione: responsabili della sintomatologia e della risoluzione dell’infezione. Lieve risposta T

determina epatite cronica.

• Infezione cronica indebolisce i linfociti T.

Þ Anticorpi: proteggono dall’infezione e impediscono al virus di arrivare al fegato; legano l’eccesso di HBsAg, perdendo il loro

effetto neutralizzante. 18

Þ Immunocomplessi: contribuiscono a reazioni di ipersensibilità, con complicazioni come vasculiti e danno renale.

• Neonati e bambini non risolvono l’infezione, presentano un danno epatico lieve e lieve sintomatologia, diventando portatori cronici.

Sindromi cliniche

• Lungo periodo d’incubazione e esordio insidioso.

Þ Fase prodromica. Febbre, malessere, anoressia, nausea, vomito e dolori addominali.

Þ Manifestazioni tipiche. Ittero, urina scura e feci ipocoliche, conseguenti al danno epatico.

Þ Epatite fulminante. Ascite ed emorragie.

• Infezione cronica nel 5-10% delle persone infette, rappresentano la principale fonte d’infezione; si ha un danno epatico continuo

con alterata funzionalità epatica e cirrosi, oltre a un aumentato rischio di sviluppare PHC.

Þ PHC. Nell’80% dei casi è dovuto a infezione da HBV e il genoma è integrato nelle cellule neoplastiche; in genere è mortale ed è

una delle principali cause di morte per neoplasia al mondo.

• Meccanismo di trasformazione:

- Rigenerazione epatica continua, dovuta al continuo danno epatico, porta ad aumento della possibilità di mutazioni.

- Integrazione del genoma virale che stimola la trascrizione di geni che regolano la crescita.

- Azione della proteina X, che inattiva il gene p53.

Trattamento e prevenzione

• Immunoglobuline entro 1 settimana dall’esposizione al virus e a bambini nati da madri infette.

• Antivirali: lamuvidina e analoghi nucleosidici che inibiscono la trascrittasi inversa.

• Prevenzione: eliminazione dei comportamenti a rischio.

• Vaccino: obbligatorio dal 1991 in Italia, contiene HBsAg.

Virus dell’epatite C

• HCV, flavivirus trasmesso per via parenterale o sessuale.

• Virus con envelope e capside a simmetria icosaedrica.

• Genoma a RNA a polarità positiva.

Replicazione

• Legame del virus al recettore CD81, presente su epatociti e linfociti B.

• Replicazione nel citoplasma: genoma lega direttamente i ribosomi e viene tradotto in poliproteina (proteine funzionali e strutturali).

• Taglio della poliproteina nelle proteine mature da parte della proteasi virale.

• Assemblaggio dei virioni e acquisizione dell’envelope a livello del RE.

• Rilascio dei virioni per gemmazione; il virus resta associato alla cellula.

Epidemiologia

• Trasmissione per via sessuale o tramite sangue infetto; trasmissione verticale.

• Soggetti a rischio: tossicodipendenti e persone che sottopongono regolarmente a trasfusioni (rischio minimo dopo introduzione

dello screening dei donatori di sangue).

• Circa 170 milioni di persone con infezione cronica; favorisce la diffusione del virus.

• Alta prevalenza in Italia meridionale (2 milioni di portatori cronici), Spagna, Europa centrale e Medio Oriente.

Patogenesi

• Infezione persistente: dovuta alla capacità del virus di restare associato alla cellula e di evitarne l’apoptosi.

• Immunità cellulo-mediata: responsabile della risoluzione dell’infezione e del danno tissutale.

• Anticorpi non protettivi.

• Infezione cronica indebolisce i linfociti T citotossici e impedisce la risoluzione dell’infezione.

• Danno epatico continuo e conseguenti processi di riparazione causano mutazioni e trasformazione neoplastica, con sviluppo di

PHC.

Sindromi cliniche

• Tre possibili decorsi della malattia: epatite acuta e risoluzione dell’infezione (15% dei casi), infezione cronica persistente e malattia

cronica (70% dei casi), rapida e grave progressione in cirrosi (15% dei casi).

• Viremia rilevabile entro 1-3 settimane dal contagio.

Þ Forma acuta. Manifestazioni come HAV, ma con risposta infiammatoria meno intensa e sintomi più lievi.

Þ Forma cronica. Si manifesta con affaticamento cronico e degenera in epatite cronica in 10-15 anni e poi in cirrosi e alterata

funzionalità epatica (20% dei casi).

• PHC nel 5% dei pazienti con infezione cronica nell’arco di 30 anni.

Trattamento e prevenzione

• Antivirali: ribavirina in associazione con interferone; tasso di successo del 40-50%, arriva anche all’80% in alcuni genotipi.

• Associazione di inibitori della proteasi alla terapia.

• Prevenzione: evitare comportamenti a rischio e non condividere oggetti potenzialmente contaminati. 19

• Non disponibile un vaccino.

Virus dell’epatite D

✧ Struttura e replicazione

• Richiede la presenza del virus HBV per la replicazione (antigene HBsAg).

• Responsabile del 40% dei casi di epatite fulminante.

• d,

Genoma molto piccolo, circondato dal core dell’antigene in forma grande o piccola (predominante), rivestito da HBsAg.

• Fasi iniziali della replicazione identiche a HBV; poi RNA polimerasi II cellulare sintetizza una copia di RNA per la replicazione

d

del genoma e forma una struttura chiamata ribozima, che taglia l’RNA e produce mRNA per la traduzione dell’antigene piccolo.

d

Questo viene poi mutato da una deaminasi cellulare, permettendo la produzione dell’antigene grande.

• d

Produzione dell’antigene limita la replicazione virale e promuove l’associazione del genoma con HBsAg: formazione di nuovi

virioni, rilasciati per gemmazione.

Epidemiologia

• Virus diffuso in tutto il mondo, endemico in Italia meridionale, Africa e Medio Oriente.

• Infetta persone con infezione persistente da HBV.

• Vie di trasmissione e individui a rischio sono gli stessi di HBV.

Patogenesi e sindromi cliniche

Þ Coinfezione con HBV. Malattia acuta più grave rispetto a HBV e basso rischio di cronicizzazione.

Þ Superinfezione con HBV. Seconda epatite clinicamente evidente, alto rischio di cronicizzazione e sviluppo di cirrosi.

• Replicazione causa un danno epatico risultato dell’effetto citopatico virale sommato a quello immuno-mediato dovuto a HBV.

• Relativamente frequenti i casi di epatite fulminante.

• Epatopatia può portare ad alterazioni neurologiche (encefalopatia epatica), ittero e necrosi epatica massiva, letale nell’80% dei casi.

Trattamento e prevenzione

• Non disponibili antivirali specifici.

• Prevenzione nei confronti di HBV previene anche HDV.

• Prevenzione della superinfezione: eliminazione dei comportamenti a rischio.

• Vaccino: per HBV protettivo nei confronti di HDV.

Virus dell’epatite E

• Causa epatite simile a quella di HAV.

• Virus nudo, con capside a simmetria icosaedrica.

• Genoma a RNA a polarità positiva.

• Trasmissione per via oro-fecale: acqua contaminata, minima la trasmissione persona-persona.

• Malattia diffusa in tutto il mondo.

• Sintomi e decorso simili a epatite da HAV; malattia esclusivamente acuta, senza epatopatia cronica, dopo 50 giorni di incubazione.

• Mortalità dell’1-2%, arriva fino al 20% nelle donne in gravidanza.

• Non disponibile un vaccino.

• Prevenzione: misure igieniche, evitare acqua potenzialmente contaminata, consumare cibi ben cotti (soprattutto fegato di maiale).

Herpesviridae

✦ Struttura

• Virus ubiquitari che causano diverse malattie generalmente benigne e in alcuni casi tumori.

• Virus con envelope e capside a simmetria icosaedrica; lo spazio interposto prende il nome di tegumento e contiene proteine ed

enzimi necessari alla replicazione.

• Genoma a DNA a doppio filamento lineare.

• Grandi dimensioni (fino a 300nm).

• Classificati in tre sottofamiglie in base a caratteristiche comuni:

a-herpesvirus

- comprende HSV-1, HSV-2 e VZV, che infettano le cellule mucoepiteliali e stabiliscono latenza nei neuroni.

b-herpesvirus

- comprende CMV, HHV-6 e HHV-7, che infettano leucociti e stabiliscono latenza in linfociti T, monociti e cellule

staminali mieloidi.

g-herpesvirus

- comprende EBV e HHV-8, che infettano principalmente i linfociti e stabiliscono latenza dei linfociti B.

Replicazione

• Legame delle glicoproteine virali a recettori presenti sulla cellula bersaglio; fusione dell’envelope con la membrana plasmatica e

rilascio del nucleocapside nel citoplasma.

• Enzimi e proteine del tegumento vengono rilasciati nel citoplasma e il nucleocapside raggiunge il nucleo; il genoma viene rilasciato

all’interno del nucleo. 20


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DETTAGLI
Esame: Microbiologia
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in medicina "D" (a ciclo unico)
SSD:
Docente: Romano Rita
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francescaspadetta93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Microbiologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Romano Rita.

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