APPUNTI DI VALUTAZIONE D’AZIENDA DI MARTINA MASCARO
VALUTAZIONE D’AZIENDA
ANALISI DI BILANCIO
Come nasce l’analisi di bilancio? Fondamentalmente, nasce alla fine dell’Ottocento
negli Stati Uniti d’America, perchè cominciano ad esserci le grandi operazioni di
infrastruttura, inizia il periodo delle costruzioni delle reti ferroviarie che collegano l’Est e
l’Ovest degli Stati Uniti: quindi, grandi opere di infrastruttura che richiedono grossi
esborsi di capitale e quindi intervengono le banche per finanziare. Ma per vedere la
solidità e la solvibilità delle imprese e dargli credito nella costruzione di queste reti, le
banche pongono in atto un’analisi di bilancio per cercare di capire, attraverso i numeri,
qual' era la situazione di salute di queste aziende. Con il tempo, il capitalismo, è
cresciuto, le esigenze si sono moltiplicate e anche l'analisi di bilancio è diventata una
vera e propria materia a parte.
A cosa serve l'analisi di bilancio? L'analisi di bilancio ci permette di esaminare lo
stato di salute di un'azienda e di sintetizzare documenti molto estesi mettendo in luce
le informazioni più importanti.
CLASSIFICAZIONE ANALISI DI BILANCIO
1. In base ai soggetti a cui è rivolta l'informazione:
Analisi interna: è rivolta ai soggetti interni, cioè alle persone che sono all’interno
▪ dell’azienda (management, dipendenti). Logicamente l'analisi interna è molto più
potente di quella esterna perchè i dati provengono direttamente dall'interno
dell'impresa;
Analisi esterna: è rivolta ai soggetti esterni. I soggetti esterni sono chiamati
▪ STAKEHOLDERS "portatori di interesse", ossia tutti quei soggetti che sono
interessati ad avere informazioni in merito alla situazione economica, patrimoniale
e finanziaria dell'azienda. I soggetti esterni sono: i clienti, i fornitori, i finanziatori
(banche: coloro che apportano capitale di credito), gli investitori (azionisti, soci:
coloro che apportano capitale di rischio/proprio), i concorrenti, lo stato/governo, la
comunità e gli analisti finanziari (essi divulgano informazioni al mercato a
pagamento, suggeriscono all'investitore se conviene o meno investire in un
determinato titolo o azione). Le informazioni provengono dai documenti di bilancio,
che sono pubblicati.
2. in base all’oggetto:
analisi economica: se stimiamo la relazione tra costi e ricavi;
▪ analisi finanziaria: se stimiamo la relazione tra entrate e uscite;
▪ analisi patrimoniale: se stimiamo la relazione tra capitale di credito CC e capitale
▪ proprio CP (o capitale netto o patrimonio netto).
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Queste tre componenti non possono essere esaminate in maniera disgiunta, ma vanno
osservate a sistema, perché l’impresa è un sistema.
3. In base al tempo:
Analisi retrospettica o storica: si fa un’analisi sullo storico dell’azienda; i dati sono
▪ certi. Ad esempio sono nel 2016, vado a fare un’analisi sul 2015,2014,2013 a
seconda dell’asse temporale che intendo analizzare.
Analisi prospettica o previsionale: Quando parlo di analisi prospettiva, vuol dire
▪ che si basa su stime, ossia si va a dare una stima su quello che, in base all’analisi
statistica - econometrica, potrebbe essere l’andamento di certe grandezze nel
tempo. Quindi si fa una previsione di elementi prospettici, ad esempio quale sarà
l’andamento dei costi e ricavi nel 2017-2018-2019 e 2020. Più mi allontano nel
tempo, dal punto di vista prospettico, e quindi vado avanti nel tempo, più la mia
stima diventa soggettiva, perché in un orizzonte temporale lungo la stima diventa
più difficile. Una cosa è fare una previsione da qui ad un anno, un’altra farla da qui
a venti anni.
RICLASSIFICAZIONE DEGLI SCHEMI DI BILANCIO
NOI RICLASSIFICHIAMO:
STATO PATRIMONIALE --> METODO FINANZIARIO
▪ CONTO ECONOMICO ---> A VALORE AGGIUNTO E A COSTO DEL VENDUTO
▪ METODO FINANZIARIO: RICLASSIFICAZIONE DELLO STATO PATRIMONIALE
Il criterio finanziario si basa fondamentalmente sulla:
capacità degli elementi dell’attivo di trasformarsi in denaro in un periodo
▪ inferiore o superiore all’anno;
capacità degli elementi del passivo di richiedere denaro in un periodo inferiore
▪ o superiore all’anno.
L'attivo viene ripartito in: attivo immobilizzato e attivo corrente. Ripartiamo l’attivo
immobilizzato secondo il criterio della liquidità crescente, cioè dalle poste meno
liquide alle poste più liquide (immobilizzazioni immateriali, immobilizzazioni materiali
e immobilizzazioni finanziarie); si utilizza il medesimo criterio per l’attivo circolante,
dalle poste meno liquide a quelle più liquide (rimanenze/magazzino/disponibilità
(rimanenze di materie prime, semilavorati, prodotti finiti), liquidità differite (es: crediti a
breve termine) e liquidità immediate (cassa/banca/valori bollati)).
Il passivo viene ripartito in: capitale netto, passività consolidate e passività
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correnti. Il capitale proprio/patrimonio netto è dato dalla somma del capitale sociale,
delle riserve, + utili/-perdite. Un esempio di passività consolidata sono i mutui passivi,
un esempio di passività corrente i debiti a breve termine. Anche per il passivo vale il
criterio della esigibilità crescente
ATTIVO PASSIVO
IMMOBILIZZAZIONI O ATTIVO CAPITALE PROPRIO
FISSO -CS
-IMM IMMATERIALI -RISERVE
-IMM MATERIALI +UTILE/-PERDITA
- IMMOBILIZZAZIONI PASSIVITA' CONSOLIDATE O
FINANZIARIE REDIMIBILITA'
ATTIVO CORRENTE O ATTIVO PASSIVITA' CORRENTI o
CIRCOLANTE ESIGIBILITA’
-
RIMANENZE/MAGAZZINO/SCOR
TE
1
- LIQUIDITA' DIFFERITE
- LIQUIDITA' IMMEDIATE INDICI DI COMPOSIZIONE
Indice di composizione = quanto pesa ciascuna categoria sul totale: tot. imm/tot.
attivo, tot.attivo corrente/tot. attivo, cp/tot.passivo, pass. cons./tot. passivo, pass.
correnti/tot. passivo e quanto pesa ciascuna voce sul totale della propria area: imm.
immateriali/tot.immobilizzazioni etc e sia quanto pesa ciascuna voce sul totale ad
esempio (imm immat./tot. attivo).
Dal lato dell’attivo: se l’azienda ha un elevato valore delle immobilizzazioni, si potrà
dire IMMOBILIZZATA O ANELASTICA/RIGIDA, cioè in caso di difficoltà sarà più
difficoltoso gestire l’azienda; se invece ha un elevato valore di attivo circolante,
l’azienda sarà ELASTICA, cioè avrà maggiore facilità a gestire le situazioni di crisi, alle
situazioni mutevoli di mercato.
INDICI DI COMPOSIZIONE DEGLI IMPIEGHI:
A) INDICE DI RIGIDITA' DEGLI IMPIEGHI misura l'incidenza delle immobilizzazioni
sul totale dell'attivo:
B) INDICE DI ELASTICITA' DEGLI IMPIEGHI misura l'incidenza dell'attivo corrente
1 laddove le imprese sono siderurgiche le disponibilità “scorte di ferro” vanno nelle immobilizzazioni materiali. Quindi ogni impresa,
in base al settore nella quale opera, ha i suoi aspetti peculiari.
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sul totale dell'attivo.
Dal lato del passivo: se l’azienda ha un elevato valore di patrimonio netto/capitale
proprio, si potrà dire che è CAPITALIZZATA, cioè poco esposta nei confronti dei
finanziatori esterni, mentre se l'azienda ha un elevato valore di capitale di credito,
ovvero debiti, si potrà dire che è SOTTOCAPITALIZZATA, cioè fortemente in balia dei
debitori.
A) INDICE DEI DEBITI A BREVE TERMINE misura l'incidenza dei debiti a breve
rispetto al totale passivo
B) INDICE DEI DEBITI A M/L TERMINE misura l'incidenza dei debiti a m/l termine
rispetto al totale passivo;
C) INDICE DI AUTONOMIA FINANZIARIA misura l'incidenza del capitale proprio
sul totale passivo.
Queste analisi non possono essere svolte confrontando imprese appartenenti a settori
differenti, perché logicamente da un’azienda che opera nel settore chimico-
farmaceutico mi aspetto che abbia un alto valore di immobilizzazioni, perché ha diversi
impianti necessari al ciclo di trasformazione dei prodotti; al contrario, da un’azienda
commerciale, che compra e rivende sul mercato, che svolge un’attività di mediazione,
mi aspetto una situazione opposta.
Quindi, la comparazione dei dati non può essere fatta tra aziende diverse, cioè
appartenenti a settori distinti; e lo stesso vale per il livello di grandezza, nel senso che
non posso confrontare una piccola azienda con una multinazionale.
INDICI E MARGINI
Andiamo ora ad effettuare un’analisi basata sugli indici (rapporto tra grandezze) e
margini (differenza tra grandezze). L’indice permette la comparabilità delle aziende
indipendentemente dalla grandezza, mentre il margine non ci dà la possibilità di
comparazione perché i dati sono completamente diversi, ad es. tra aziende molto
piccole e aziende molto grandi.
INDICI DI SOLIDITA':
INDICE DI STRUTTURA PRIMARIO: misura la capacità dell'azienda di coprire
1. con il capitale proprio le immobilizzazioni;
INDICE DI STRUTTURA SECONDARIO: misura la capacità dell'azienda di
2. coprire con il capitale proprio e con le passività consolidate le
immobilizzazioni
CURRENT RATIO: misura la capacità dell'azienda di coprire i debiti a breve
3. (debiti prontamente esigibili) con l'attivo corrente. (attività prontamente
liquidabili)
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INDICI DI LIQUIDITA':
INDICE DI LIQUIDITA' PRIMARIO: misura la capacità dell'azienda di coprire i
1. debiti a breve con le poste più liquide cioè crediti a breve e disponibilità
liquide.
INDICE DI LIQUIDITA' SECONDARIO: misura la capacità dell'azienda di coprire
2. i debiti a breve con le poste più liquide, considerando le sole disponibilità
liquide.
= .
Se questo indicatore è > 1, vuol dire che le immobilizzazioni sono interamente finanziate
dal capitale netto. È una buona o una cattiva notizia? Se è > 1, vuol dire che il capitale
netto finanzia tutte le immobilizzazioni ed eventualmente qualcosa andrà a finanziare
anche l’attivo corrente. Ma non è un problema, anzi. Ho solo fonti a lungo termine che
finanziano l’attivo. Se, invece, il rapporto è < 1, il che succede più spesso, perché è
molto raro che solo il capitale proprio riesca a coprire tutte le immobilizzazioni, significa
che il capitale proprio non riesce a coprire tutto l’attivo immobilizzato.
= − .
+ .
= .
SE è > 1, vuol dire che sto finanziando attività a lungo termine con passività a lungo
termine e quindi c’è coerenza tra fonti e impieghi; se l’indicatore fosse < 1, allora vuol
dire che la somma di quelle grandezze non riesce a coprire gli investimenti e quindi sto
finanziando attività a lungo termine con passività a breve. Logicamente se tutto va bene,
nessuno se ne accorge, ma se c’è una crisi finanziaria una situazione di questo tipo
dove sto finanziando attività a lungo termine anche con passività a breve comporta il
problema di rifinanziare l’azienda, problemi economico-finanziari e anche il rischio di
fallimento. (
= + . ) − .
à
= à
Questo indicatore deve essere maggiore di 1, dunque le attività correnti sono maggiori
delle passività correnti. Se io ho un valore maggiore di 1, questa grandezza di per sé,
è una buona o cattiva notizia? Teoricamente è una buona notizia. Ma è effettivamente
una buona notizia? Se le attività correnti sono 300 e le passività correnti sono 100,
questo rapporto è pari a 3, è un risultato che mi fa stare tranquillo? dipende dalla
composizione del circolante, se fossero soltanto crediti potrei avere un problema di
recupero, potrei non incassarli. Ma ancora di più il magazzino, se ho rimanenze che
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non sono facilmente liquidabili, ho un problema. Quindi in questo caso un indicatore
positivo non è affatto di per sé soddisfacente. Perché io in quei 300 posso avere, che
200 sono solo rimanenze quindi in quel caso le rimanenze pesano per due terzi
sull’attivo. E sono le poste più difficilmente liquidabili. A questo punto per poter vedere
se questo indicatore effettivamente vi sta dando un segnale soddisfacente devo
utilizzare un altro indicatore: quick ratio o indice di liquidità primario.
= à − à
. + à
à = .
Quindi in questo caso, dalla comparazione di questi 2 io riesco a capire qual è il peso
delle rimanenze all’interno del current ratio.
(.
= + . )– .
.
à = .
Questo indicatore difficilmente avrà un valore maggiore di 1 perché è molto raro che
con la sola cassa e banca si riescano a coprire tutte le passività correnti.
. = . − .
. + .
= =
Questo è l'indice generale, perché poi come vedremo c’è un leverage di natura
finanziaria, perché i debiti si dividono come i crediti, in debiti di funzionamento e debiti
finanziari. I debiti finanziari sono quelli su cui viene corrisposto un tasso di interesse,
mentre sui debiti commerciali raramente viene pagato un tasso di interesse. Quindi i
debiti ed i crediti commerciali sono considerati come debiti di funzionamento, mentre i
mutui passivi sono debiti finanziari perché su quel debito si pagano gli interessi. Quindi
sono debiti a carattere oneroso. Qua abbiamo preso un indice grossolano perché
vengono imputati sia debiti di funzionamento che finanziari. Poi c’è un indice più
specifico che va a vedere soltanto il rapporto tra i debiti finanziari a m/L termine sul
capitale proprio.
Se il rapporto è superiore ad 1 significa che l'azienda sta per avere dei problemi. Ma
anche qui ci sono le eccezioni (ad es. Autostrade ha un alto indice di indebitamento ma
ciò non indica una situazione di crisi in quanto Autostrade opera in monopolio e incassa
a breve termine)
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RICLASSIFICAZIONE DEL CONTO ECONOMICO
Mentre con il VA noi usiamo il criterio della destinazione dei costi e dei ricavi che
l’azienda ha attribuito alla natura dei costi e dei ricavi che ha registrato, qui si usa
una contabilità analitica/contabilità industriale molto più dettagliata ed è per questo
che il valutatore deve avere a disposizione non solo il bilancio civilistico, ma anche
il bilancio contabile, quello che esce fuori dalle schede contabili e dai reporting della
contabilità direzionale. La contabilità analitica contabilizza costi che vengono
imputati per centro di costo. La classificazione del costo del venduto segue il criterio
della natura: segue la natura del fattore produttivo cioè in funzione della funzione
alla quale sono stati designati i fattori produttivi all’interno dell’azienda nel ciclo
produttivo. RICAVI
- COSTO DEL VENDUTO 2
MARGINE INDUSTRIALE LORDO
- SPESE AMMINISTRATIVE
- SPESE RICERCA E SVILUPPO
- SPESE MARKETING
REDDITO OPERATIVO O EBIT
+/- SALDO GESTIONE EXTRA-
CARATTERISTICA
3
RISULTATO GESTIONE CORRENTE
+/- SALDO GESTIONE
FINANZIARIA
4
+/- SAL
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