Lo sviluppo e la sua valutazione
La valutazione del bambino: caratteristiche e problemi aperti
Che cosa si intende per valutazione dello sviluppo? Dal punto di vista teorico, tale valutazione permette di approfondire la controversa questione dell'influenza sullo sviluppo da parte dei fattori biologici e di quelli contestuali, per cercare di capire come questi due set di variabili interagiscano e determinino le diverse traiettorie di sviluppo che un bambino può seguire. Dal punto di vista clinico, vi è grande interesse a incrementare le capacità di diagnosi e intervento riguardanti le difficoltà di sviluppo, a favore della qualità dell'ambiente di crescita e sulle risorse del bambino fin da subito.
L'identificazione precoce e il trattamento di un eventuale ritardo nello sviluppo sono vantaggiosi per l'acquisizione di successive abilità e per un aumento delle possibilità di recupero. Il processo di valutazione ha larghe prospettive, non si limita alle abilità dei bambini, ma si indirizza anche all'ambiente ecologico, alle dinamiche familiari e all'adattabilità interpersonale all'interno del contesto educativo e dei contesti extrafamiliari, includendo genitori e ambiente in generale, come parte unica del processo di valutazione.
Questo approccio teorico e metodologico è sostenuto dai più attuali modelli di sviluppo definiti bio-ecologici o transazionali che sottolineano l'importanza di integrare le conoscenze che riguardano il funzionamento socioemotivo individuale e i fattori di rischio di sintomi psicopatologici, all'interno del funzionamento cognitivo del bambino, delle relazioni familiari, dell'insieme dei valori e delle credenze culturali e dei fattori di rischio della comunità più allargata.
Il bambino è dipendente dalle sue figure di accudimento e non è quindi possibile valutarlo senza tenere conto del suo contesto di sviluppo. Non potendo perdere di vista questa riflessione, è necessario selezionare anche degli strumenti per la valutazione dell'ambiente di crescita del bambino e in particolare della sua famiglia. La valutazione del contesto non è fondamentale solo per capire meglio il bambino, le sue caratteristiche, le sue eventuali difficoltà, le sue risorse, ma anche per capire e aiutare in famiglia e supportare la genitorialità.
Cosa valutare del contesto?
- Qualità dell'interazione madre-bambino
- Storia personale e aspettative dei genitori
- Ruolo del padre/partner
- Ecologia generale della famiglia
- Sistemi di azione e pensiero (cultura)
- Dinamiche all'interno della scuola fra pari e con gli insegnanti
- Adattamento scolastico
Le aree da indagare, tenendo conto dell'approccio teorico da cui siamo partiti (bio-ecologico o transazionale), che sottolinea come il ritardo nello sviluppo non si manifesta isolatamente ma rappresenta una dialettica complessa fra capacità e caratteristiche interne dell'individuo e influenze esterne, dovrebbero riguardare i seguenti domini di sviluppo: cognitivo, del linguaggio, sociale e motorio; il comportamento che il bambino tiene per adattarsi al proprio ambiente, non solo familiare, ma anche scolastico e ricreativo (attività extra-scolastiche); le caratteristiche familiari e gli eventuali fattori di stress che possono riguardare il bambino; il modo in cui i genitori interagiscono con il figlio e utilizzano le loro risorse per mediare gli agenti stressanti.
Valutare lo sviluppo di un bambino
Valutare lo sviluppo di un bambino significa misurare le sue abilità nelle diverse aree, per stabilire se il suo iter procede nella norma o presenta delle difficoltà che richiedano interventi di supporto da parte dei professionisti della salute. Prima di tutto, è opportuno chiarire i termini che stiamo usando. Per "misurazione" si intende ogni tentativo di quantificare il comportamento degli individui, di associare cioè dei numeri a specifici aspetti del comportamento osservabile. In psicologia, tale operazione risulta molto complessa perché ci si trova a misurare variabili non osservabili direttamente, ma rappresentate da costrutti: intelligenza, personalità, temperamento, attaccamento, linguaggio, sono solo alcuni esempi di costrutti psicologici.
I costrutti sono proprietà astratte dei fenomeni, per tale motivo non possono essere direttamente misurati; sono delle variabili concettuali o teoriche per le quali dobbiamo individuare dei dati empirici che ci permettano di arrivare alla loro quantificazione. Non si osservano i fenomeni in sé, ma la loro riduzione a variabili misurabili. Una buona misurazione è quella che, tra tutti gli eventi possibili, osserva empiricamente quelli più vicini al costrutto in esame. La misurazione è quindi un processo selettivo: quando si misura, si selezionano degli aspetti della realtà e del comportamento decidendo di tralasciarne altri.
Come valutare: i diversi metodi di raccolta dati
In psicologia esistono diverse modalità di raccolta dati per rispondere ai quesiti formulati e la domanda che frequentemente ci si pone è: qual è la tecnica più appropriata da utilizzare? Il presupposto di base è muoversi all'interno delle caratteristiche fondamentali del metodo scientifico di tipo popperiano, fondato sulla formulazione e sulla verifica delle ipotesi e controllo delle variabili. Possiamo pensare al problema del controllo come a un asse polarizzato da un lato sull'esperimento (controllo massimo) e dall'altro sull'etnografia (controllo minimo). Il metodo scientifico in psicologia è caratterizzato da varie tecniche di raccolta dati, a seconda del problema che si vuole affrontare. La scelta non è fondata su un giudizio emesso a priori di validità maggiore di una tecnica rispetto a un'altra, ma dipende essenzialmente dal problema affrontato.
Osservazione
Metodo di indagine che ha trovato il suo più largo utilizzo nel campo di studi della psicologia dello sviluppo. "Osservare" significa raccogliere dei dati filtrati dal giudizio umano, giudizio che rappresenta al tempo stesso la ricchezza e il limite di questa tecnica. Il giudizio permette di selezionare gli aspetti ritenuti più rilevanti ai fini delle domande e delle ipotesi diagnostiche da verificare, ma può essere anche fonte d'errore per la sua soggettività. L'osservazione scientifica si fonda sull'operazionalizzazione, cioè un metodo per misurare la realtà. L'osservazione scientifica deve:
- Essere condotta per uno scopo ben formulato e quindi essere selettiva, rilevando caratteristiche specifiche di un fenomeno
- Essere programmata, non realizzata in modo casuale
- Essere registrata puntualmente e quindi documentabile
- Essere passibile di verifica, per essere controllata da altri in modo da poterne accertare l'attendibilità dei dati prodotti
All'interno del metodo osservativo esistono varie tecniche di indagine che godono di buone garanzie sul piano scientifico. Queste differenti tipologie di ricerca osservativa possono impiegare diverse tecniche di rilevazione che si riferiscono ai vari gradi di soggettività utilizzati per condurre una ricerca. Si va dall'utilizzo del mero giudizio umano (soggettività massima) a quello di tecniche più sofisticate quali il computer (soggettività minima). L'osservazione è uno strumento flessibile che può essere applicato sia in un contesto del tutto naturale sia in una situazione altamente controllata, a seconda delle necessità.
Le capacità osservative sono una caratteristica costitutiva della professionalità psicologica, senza la quale non è possibile svolgere bene questo lavoro. L'osservazione è intesa nel senso più ampio del termine, ossia come la capacità di vedere e di sentire ciò che l'altro fa e dice, nonché il modo in cui egli si presenta. In questo modo possiamo osservare un bambino in una qualsiasi condizione ambientale naturale (ad esempio nella sala d'attesa, mentre aspetta di essere chiamato dallo psicologo) ma anche all'interno di situazioni organizzate ad hoc per rilevare caratteristiche psicologiche importanti del soggetto esaminato. A seconda del grado di intervento che lo psicologo esercita sul setting osservativo possiamo distinguere due situazioni: l'osservazione in contesti naturali e l'osservazione in contesti strutturati.
Il colloquio con il bambino
Un modo importante di raccogliere dati e informazioni sui piccoli pazienti è parlare con loro (quando abbiano raggiunto la maturità nella comunicazione verbale); eventualmente con i più piccoli ci si può avvalere anche di materiale simbolico e di disegni. Tali colloqui possono essere condotti con varie tecniche, dalla conversazione libera di tipo etnografico, alla conversazione strutturata o intervista a temi, alla tecnica specifica del colloquio piagetiano, al vero e proprio colloquio clinico. Il colloquio clinico è rappresentato da un'intervista di tipo semistrutturata su aree prefissate che lo psicologo intende indagare.
Circa le tecniche che dipendono dall'impostazione teorica e dall'esperienza del clinico, si deve ricordare che il colloquio può essere condotto con approcci che vanno da un massimo di strutturazione (al bambino vengono poste domande ben precise su aree determinate) a un massimo di libertà (in modo da lasciar spazio alla possibilità di esprimersi a piacimento e con spontaneità). L'obiettivo di base del colloquio clinico è raccogliere informazioni che permettano di delineare la struttura della personalità attraverso una conoscenza diretta della dinamica interpersonale del bambino.
Inoltre, l'impiego di tale strumento a scopo diagnostico e prognostico si basa su un presupposto fondamentale: i tratti e le disposizioni rilevati nel bambino in occasione del colloquio non sono caratteristiche contingenti o casuali, ma possono essere trasferite ad ambiti più vasti e rilevanti del comportamento. È importante delineare alcuni limiti di questo strumento che possono comprometterne la validità e l'attendibilità:
- Il problema dell'eventuale suggestione indetta nel bambino dalle domande formulate dall'intervistatore
- Il problema dell'intervento della personalità (oltre che del ruolo speciale) dell'esaminatore, che può suscitare emozioni e motivazioni particolari
In questo ambito risulta uno strumento utile ed efficace, soprattutto perché permette di instaurare una relazione significativa e di fiducia con lo psicologo, dando la possibilità di esprimere dubbi e preoccupazioni e fornendo un'immediata sensazione di sostegno e comprensione che aiuta a fare mente locale sulle difficoltà e sulle risorse da utilizzare per farvi fronte. Il colloquio con il bambino può essere affiancato a un colloquio con i genitori che può servire ad approfondire le informazioni ottenute dal piccolo paziente con le seguenti finalità:
- Ottenere una descrizione accurata dei comportamenti e delle emozioni del bambino anche dal punto di vista del genitore (punto di vista privilegiato), in modo da poter arrivare a una definizione obiettiva delle sue caratteristiche, difficoltà, risorse o problemi
- Raccogliere informazioni sul ruolo svolto dai genitori nel far fronte ad eventuali problemi del bambino valutando le abilità e lo stile educativo dei genitori e le loro reazioni emotive agli eventuali comportamenti problematici del bambino
- Concordare un possibile intervento nel caso di necessità
Il colloquio
Il colloquio, sia con il bambino, sia con i suoi genitori, costituisce uno degli strumenti più importanti nell'ambito di una consulenza psicodiagnostica. Il suo scopo è duplice:
- Rinsaldare il contatto stabilito al momento della presentazione e permettere lo svilupparsi di una buona alleanza diagnostica, ovvero di uno stretto e fiducioso rapporto di collaborazione tra lo psicologo e le sue fonti informative
- Raccogliere il maggior numero possibile di informazioni, affidabili e valide, che permettano di: ottenere un quadro sufficientemente ampio e rappresentativo del bambino e della sua realtà + formulare una diagnosi + avanzare, laddove è necessario, una proposta di terapia o di sostegno psicologico
All'interno del colloquio possono essere individuate 3 fasi:
- Introduttiva: caratterizzata dallo scopo di conoscersi reciprocamente, stabilire le regole degli incontri, chiarire le ragioni e l'obiettivo della consultazione
- Conoscitiva: è il "cuore" del colloquio. Lo psicologo raccoglie la maggior parte delle informazioni necessarie per comprendere il paziente e i suoi problemi
- Conclusiva: qualche minuto prima della fine del colloquio è necessario avvisare chi vi partecipa che si sta per concludere, per dargli modo di prepararsi, soprattutto se si sta parlando di argomenti dolorosi, o di aggiungere qualcosa che non è stato detto fino a quel momento
Durante tutte le fasi del colloquio, lo psicologo può raccogliere numerose informazioni sull'interlocutore (funzionamento cognitivo, gamma ed appropriatezza emotiva, modalità relazionali), indipendentemente dai contenuti comunicati. Il formato del colloquio dipende dal grado di strutturazione e di controllo che il conduttore esercita sul suo svolgimento. Ci si muove lungo un continuum che ha a un estremo l'intervista strutturata, nella quale si stabilisce in anticipo il tipo di domande da porre e la sequenza da seguire, e all'altro estremo il colloquio non-direttivo, che viene "orientato" strada facendo sulla base di ciò che dice il paziente.
Lo stile di conduzione del colloquio ha delle ripercussioni sul clima relazionale che s'instaura e sulle informazioni raccolte. Uno stile eccessivamente strutturato rischia di apparire rigido e di minare lo stabilirsi del rapporto, mettendo a rischio l'apertura relazionale e psicologica del paziente, ma anche uno stile eccessivamente destrutturato può apparire come amicale e disinvolto producendo paradossalmente un effetto analogo. L'ideale sarebbe che lo psicologo seguisse quella che Angold chiama la "sensitive guidance", ossia raccogliesse le informazioni guidato da un interesse genuino verso il paziente, adattando le domande al suo interlocutore, tenendo conto dei suoi problemi e dei suoi bisogni, senza tuttavia perdere di vista la finalità per la quale il colloquio è stato richiesto. Le domande devono essere poste seguendo un filo logico, in modo coerente; esse inoltre devono essere formulate in modo valido, cioè comunicativamente chiaro e non suggestivo. In tutti i colloqui diagnostici è importante non solo soffermarsi su difficoltà e debolezze del bambino e dei suoi familiari, ma indagare con analoga attenzione anche i punti di forza, i talenti, e le aree di adattamento, in linea con l'obiettivo della valutazione psicologica.
Poiché il colloquio è uno strumento usato in ambito sia psicodiagnostico sia psicoterapeutico, ci sembra importante spendere qualche parola per mettere a fuoco le differenze che ne caratterizzano l'uso in questi due contesti. In entrambi i casi, il colloquio consiste nella raccolta di informazioni utili sul paziente all'interno di un rapporto caratterizzato da fiducia, accettazione e collaborazione reciproca, nonché dalle capacità di ascolto e di empatia dello psicologo. Ci sono tuttavia tre elementi importanti che differenziano il colloquio diagnostico da quello terapeutico:
- Lo scopo: in una valutazione psicodiagnostica il colloquio serve per comprendere il paziente e prendere decisioni che lo riguardano, mentre il colloquio psicoterapeutico ha come scopo principale quello di alleviare il malessere del paziente, favorirne l'insight e promuoverne il cambiamento
- L'ampiezza tematica: nel colloquio diagnostico lo psicologo esplora ad ampio raggio gli aspetti più significativi della vita del paziente, mentre il colloquio psicoterapeutico in genere è orientato sulle tematiche più inerenti agli obiettivi psicoterapeutici
- La durata: il contatto tra lo psicodiagnosta e il paziente deve essere limitato al tempo strettamente necessario a raccogliere le informazioni, proprio per evitare che la relazione assuma le caratteristiche di un rapporto di aiuto e di cura
A che età?
Dipende dallo sviluppo intellettivo in generale e linguistico in particolare ⇒ attendibilità.
- Età prescolare: è possibile ottenere informazioni utili ma bisogna strutturare il colloquio sfruttando al massimo attenzione, concentrazione e motivazione del bambino (colloqui mirati). Rischio: suggestionabilità, risposte non autentiche.
- Intorno agli 8 anni.
Fasi del colloquio
- Introduttiva: conoscersi reciprocamente, stabilire regole degli incontri, chiarire ragioni e scopo della consultazione (anche con i bambini). Si continuano discorsi iniziati in sala d'attesa + Si approfondiscono subito i motivi della consulenza + Si pongono domande a più ampio spettro. Ogni opzione ha diverse ricadute.
- Conoscitiva: "cuore" del colloquio. Raccolta della maggior parte delle informazioni necessarie per comprendere l'interlocutore e i suoi problemi. Aree di indagine: Scuola, Famiglia, Interessi, Amicizie, Sentimenti, Immagine di sé, Ricordi infanzia, Aspirazioni e sogni per il futuro, Rappresentazioni e vissuti relativi al problema portato in valutazione.
- Conclusiva: qualche minuto prima della fine, avvisare il paziente (per prepararsi o aggiungere qualcosa). Se non ci saranno altri incontri, si ringrazia il bambino per la collaborazione. Se ci saranno altri incontri, si informerà il bambino circa tempi e modi. Se si prevede un incontro di restituzione per il bambino (separato rispetto a quello con i genitori e di durata inferiore) glielo si anticipa.
Disegno
Il disegno viene spesso vissuto dal bambino come gioco e divertimento, per cui rappresenta una delle attività più tipiche del bambino e a lui più gradite. In realtà, il disegno è un metodo di valutazione che può fornire molte informazioni utili sullo sviluppo del bambino.
-
Riassunto esame Psicologia dello Sviluppo, prof. Bellagamba, libro consigliato "Osservare e valutare il comportamen…
-
Riassunto esame Psicoterapia, prof. Lo Verso libro consigliato Valutare le psicoterapie
-
Riassunti - Valutare le democrazie
-
Psicologia dello sviluppo: Lo studio dello sviluppo, Valutare lo sviluppo linguistico, L'osservazione nella pratica…