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Osservare e valutare il comportamento infantile

Metodi di indagine

Osservazione e sperimentazione possono essere viste come le estremità di un continuum: mentre la distinzione tra gli estremi è netta, in termini di intervento del ricercatore sul fenomeno indagato (minimo/massimo), nella zona intermedia si collocano i metodi quasi-sperimentali e correlazionali. In tutti i metodi di indagine è importante rispettare i principi etici. È necessario che i partecipanti diano il consenso informato: un accordo volontario a partecipare a uno studio, essendo stati informati circa i suoi scopi, procedure, rischi e benefici (conoscenza del proprio ruolo). Inoltre, il ricercatore non deve usare procedure che possano danneggiare il bambino sia fisicamente che psicologicamente. Un altro principio che occorre seguire è quello della riservatezza (anonimato).

Metodo sperimentale e correlazionale

Nel disegno sperimentale, lo sperimentatore manipola la variabile indipendente e rileva se la modificazione influenza il comportamento indagato, la variabile dipendente. Il raffronto si ottiene dividendo casualmente i soggetti in un gruppo sperimentale e un gruppo di controllo, a seconda che venga sottoposto o meno alla manipolazione della variabile indipendente.

I vantaggi del disegno sperimentale sono rappresentati dalla capacità di stabilire relazioni causa-effetto tra variabili e dalla possibilità di essere replicato, ottenendo così ulteriori conferme o smentite. Gli svantaggi sono che gli individui in condizioni artificiali e controllate potrebbero non comportarsi come nella vita reale. Pertanto, difficilmente i risultati di una ricerca sperimentale possono essere generalizzati al di fuori dell’ambiente controllato in cui sono raccolti: la generalizzabilità dei risultati corrisponde alla validità esterna della ricerca. Minore è la generalizzabilità dei risultati, minore è la validità esterna dell’esperimento. Tuttavia, l’esperimento gode di norma di una buona validità interna (o validità ecologica): se le condizioni sperimentali sono ben controllate, la relazione tra variabili indipendenti e variabili dipendenti è proprio quella proposta dal ricercatore.

Se non è possibile manipolare le variabili indipendenti (problemi etici) o assegnare casualmente i soggetti ai gruppi sperimentale e di controllo, si usa il disegno quasi sperimentale, nel quale si confrontano tra loro gruppi la cui composizione non è casuale. Il ricercatore trova bambini in cui la variabile da studiare sia presente naturalmente (etnia, religione), e li confronta con un altro gruppo il più possibile simile al primo per tutte le caratteristiche al di fuori di quella naturale indagata.

Con il disegno correlazionale si misura il grado di associazione tra variabili senza manipolarle sperimentalmente e senza distinguere tra gruppo sperimentale e di controllo. Ha pertanto scopi descrittivi e non consente di ricavare conclusioni sulla relazione causa-effetto tra variabili. Si utilizza quando non è possibile individuare gruppi che differiscono per l’aspetto che interessa.

L’osservazione

L’osservazione sceglie di non controllare le variabili indipendenti e di osservare il comportamento quando si verifica spontaneamente. Inoltre, mentre la sperimentazione è interessata alle relazioni che potrebbero esistere tra variabili, l’osservazione si propone di indagare relazioni che già esistono. Al pari del disegno correlazionale, l’osservazione ha scopi descrittivi e non è in grado di verificare la presenza di relazioni causa-effetto tra variabili.

L’osservazione varia per il tipo di ambiente e per il grado di intervento sull’ambiente e sul comportamento osservato. Si distinguono quattro tipi di studi, poiché l’ambiente può essere naturale (studio sul campo) o artificiale (studio in laboratorio), e il tipo di studio può essere strutturato o non strutturato: nel primo l’osservatore impone restrizioni sulla situazione o sulla risposta del soggetto; nel secondo si limita ad osservare e registrare ciò che avviene nell’ambiente.

  • Osservazione etologica: o naturalistica, il ricercatore ha un minimo grado di controllo sull’oggetto di studio. Questa metodologia ha caratterizzato i primi studi di psicologia dello sviluppo. È molto utilizzata per analizzare i primi anni di vita o il comportamento sociale dei bambini. Influenzata dalla teoria evoluzionistica di Darwin, si interessa alla funzione adattiva del comportamento. L’osservatore non deve interferire con ciò che osserva, al fine di registrare accuratamente comportamenti il più possibile spontanei. È condotta in ambiente naturale e può distinguersi in dissimulata (i soggetti non sono consapevoli di essere osservati) e palese.
  • Osservazione partecipante: elimina l’influenza dell’osservatore sul comportamento osservato (se l’osservatore non partecipa, è difficile giustificare la sua presenza). Si distinguono:
    • Approccio etnografico: l’osservatore partecipante deve conquistarsi l’accesso nel gruppo che intende studiare. Difficile da utilizzare con neonati, ma utile a partire dai 3-5 anni. Secondo Corsaro, l’osservazione etnografica deve contenere due diversi campi:
      • Note di campo: ciò che avviene sul momento, registrato senza interpretazioni
      • Note personali: le reazioni dell’osservatore alle caratteristiche degli eventi osservati
      • Note metodologiche: aspetti dell’osservazione da modificare (ad esempio, la posizione)
      • Note teoretiche: considerazioni generali, teoriche, su ciò che si è osservato
    • Approccio psicoanalitico: o infant observation (Bick), implica l’osservazione diretta e partecipe del bambino nei primi due anni di vita, della relazione madre-bambino e dei rapporti del bambino con i familiari all’interno della casa. L’attenzione dell’osservatore è libera e fluttuante, non opera selezioni o aggiunge critiche, e si rivolge al clima emotivo della situazione: non si limita a “guardare e registrare”, ma si occupa di “sentire e capire”. È una metodologia d’indagine longitudinale: prevede un incontro a settimana (un'ora) per due anni. L’osservatore non prende note mentre osserva: le sue idee ed i suoi giudizi non devono interferire con ciò che si “percepisce empaticamente” nelle varie situazioni.
  • Osservazione controllata: il ricercatore ha un grado medio o massimo di controllo sulle condizioni in cui osserva e fornisce stimoli per evocare il comportamento oggetto di studio (pur senza introdurre una vera e propria manipolazione sperimentale della variabile indipendente). Non si pone solo obiettivi descrittivi, ma può essere finalizzato alla formulazione di ipotesi che il ricercatore si propone di verificare. È condotta in ambiente naturale e in laboratorio:
    • Osservazione secondo Piaget: una tecnica quasi-sperimentale, poiché è guidata da ipotesi precise, necessita di intervenire sull’ambiente per favorire la comparsa di azioni atte a verificare le ipotesi (microesperimenti) ed è una ricerca longitudinale, continuativa nel tempo (permette di controllare sia la genesi che l’evoluzione di determinate condotte). L’osservazione avviene sempre nell’ambiente naturale ed è condotta in modo diaristico. Al pari dell’approccio psicoanalitico, si tratta essenzialmente di un metodo qualitativo.
    • Osservazione Target Child: ideata da Bruner, consente di osservare un “bambino bersaglio” preservando il suo ambiente naturale di vita. Implica la raccolta di campioni di comportamento nell’arco di 20 minuti e la successiva codifica all’interno di quattro dimensioni: attività, clima sociale, linguaggio e livello cognitivo. L’atteggiamento dell’osservatore è di partecipazione neutrale: evita di intervenire spontaneamente, ma si rende disponibile ad eventuali interazioni.
    • Osservazione in laboratorio: o Strange Situation, ideata dalla Ainsworth, consente di valutare lo stile e il grado di attaccamento dei bambini alle madri e la loro capacità di esplorare l’ambiente in modo autonomo. La procedura prevede otto episodi di circa tre minuti, in cui il bambino tra i 12-18 mesi sperimenta alcune esperienze stressanti, come la separazione e la successiva riunione con la madre o la presenza di un estraneo. Viene “manipolato” il comportamento del genitore (alla madre viene detto esattamente cosa fare), osservando le reazioni che questa manipolazione produce nel comportamento del bambino.

L’osservazione si fonda sempre su un’ipotesi ed è un momento intermedio tra la percezione del fenomeno e la sua interpretazione. C’è però il rischio della soggettività: l’osservazione è “obiettiva” se è condotta secondo procedure sistematiche, ripetibili e comunicabili.

L’uso dell’osservazione implica tre fasi, ognuna potenzialmente interessata da una fonte di errore:

  • Selezione del fenomeno da osservare: i soggetti osservati possono reagire alla presenza dell’osservatore e comportarsi in modo innaturale (per evitarlo si adottano tecniche meno invasive come l’osservazione dissimulata o partecipante o tecniche di familiarizzazione).
  • Registrazione del fenomeno individuato: il comportamento dell’osservatore può cambiare in funzione delle condizioni psicofisiche e delle capacità personali. L’osservatore reagisce anche alla valutazione dell’attendibilità di ciò che sta registrando (migliora la propria prestazione quando sa di essere valutato). Per evitare ciò si possono utilizzare osservatori indipendenti.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher davril86 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Bellagamba Francesca.
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